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 2025  marzo 25 Martedì calendario

Nuova legge sullo sport, allarme del Csi: così alcune società rischiano di chiudere

Il mostro della burocrazia colpisce anche le società sportive, che lanciano il loro grido d’allarme, intrappolate tra obblighi e adempimenti. «Le società sportive crescono nei numeri e nell’entusiasmo, ma vivono fatiche enormi perché sono sempre più stritolate dalla burocrazia. Il rischio di perderne qualcuna è più che reale», spiega Massimo Achini, presidente del Centro sportivo italiano (Csi) Milano. A pesare sono le complicazioni generate dalla riforma sullo sport, in vigore dal luglio 2023. La legge disciplina, tra le altre cose, le tutele per una categoria di lavoratori del dilettantismo finora senza garanzie. Il principio è condiviso da tutti, ma la sua applicazione sta creando problemi. «La riforma dello sport è nata con le migliori intenzioni, ma si è trasformata in un autogol clamoroso», sottolinea Achini. «L’idea era portare chiarezza, distinguendo chi ha una reale finalità educativa da chi usa il cappello di associazione sportiva dilettantistica (Asd) solo per ottenere agevolazioni fiscali. Ma il risultato è quasi opposto». Infatti, ad avere problemi sono le Asd composte da volontari, soffocate da adempimenti, mentre quelle “finte”, mascherate da agenzie educative ma in realtà imprese, possono permettersi commercialisti e consulenti. «Non sono contrario alla ratio della riforma, anzi la sostengo, ma la sua applicazione va corretta al più presto». Per aprire una piccola società sportiva, per esempio per far giocare i ragazzi dell’oratorio, servono uno statuto, il codice fiscale, l’iscrizione al registro nazionale, il rispetto degli adempimenti fiscali, la nomina di un responsabile safeguarding per la tutela dei minori. «Anche per un rimborso spese simbolico di 200 euro al mese a un volontario, bisogna iscriverlo nel registro e fargli conservare gli scontrini dell’autobus per cinque anni. Chi ha scritto queste norme ha mai vissuto la realtà delle piccole società sportive?». Per far fronte al problema, il Csi Milano aprirà dal primo luglio uno sportello antiburocrazia per sostenere i dirigenti in ambiti come visite mediche, assicurazioni, safeguarding, compilazione registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche. «Liberiamo tempo, perché venga investito nella relazione educativa con i ragazzi».
Ma la burocrazia non è l’unico ostacolo. «I costi delle utenze sono gli stessi di una villa di lusso. Nessuna agevolazione, nessuno sconto. Queste piccole società sportive hanno bilanci di poche decine di migliaia di euro e l’incidenza delle utenze è pesante. Chiediamo almeno l’agevolazione dell’Iva». Altro problema sono i contributi pubblici. «Tutti evidenziano l’importanza di queste agenzie educative, ma quando si tratta di sostenerle concretamente, le buone intenzioni finiscono in fondo alla lista delle priorità politiche. Quasi nessuna società sportiva riceve contributi istituzionali superiori al 10% del proprio bilancio. Sarebbe fondamentale aumentare del 50% i fondi comunali per l’attività giovanile Under 16». Tra le proposte, ce n’è una che Achini definisce una «piccola follia praticabile»: far sì che lo sport professionistico destini l’1% dei suoi bilanci a un fondo per il sostegno delle società di base. «Se ho fatto bene i conti, solo il calcio darebbe circa 38 milioni di euro. Sarebbe un esempio virtuoso di mutualità». Oltre a queste misure, il presidente del Csi Milano avanza altre due proposte fondamentali. La prima riguarda l’introduzione di un contributo fisso per la figura del segretario delle società sportive, ovvero di chi deve occuparsi della burocrazia, delle scadenze e degli adempimenti. «Potrebbe essere un giovane che sta terminando gli studi o un pensionato, ma c’è bisogno di una presenza fissa. Una quota di rimborso sostenuta dalle istituzioni sarebbe un passo profetico». La seconda proposta è quella di estendere in modo massiccio l’utilizzo del servizio civile all’interno delle società sportive. «Alcune esperienze esistono già, ma andrebbero potenziate». Le difficoltà economiche e burocratiche non incidono solo sulle società, ma anche sul tessuto sociale. «Queste piccole società sportive sono un “tesoro nascosto” del nostro Paese, che operano nell’ombra, in silenzio, ma con un impatto enorme. Dove c’è una società sportiva, la vita dei ragazzi e dei giovani cambia. La burocrazia e le fatiche economiche sono urgenze da affrontare, ma ciò che fa davvero male è non sentirsi considerati. Questo popolo ha bisogno di vedere riconosciuta la dignità della sua azione educativa e sociale».