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 2025  marzo 22 Sabato calendario

Il sindaco di Istanbul Imamoglu in aula, la Turchia in piazza: «Tutti i dittatori sono codardi»

Nel quartiere conservatore di Fatih sembra una giornata come tutte le altre. Il traffico impazzito, i clacson che suonano senza sosta, i pedoni che tentano di non essere investiti da motociclisti senza casco. Ma a un chilometro da piazza Sarachane, dove ha sede l’amministrazione comunale, improvvisamente, è il deserto. Le strade sono chiuse al traffico, presidiate dalla polizia. La gente cammina trafelata, senza guardarsi intorno, per raggiungere quello che da quattro giorni è il luogo della rivolta popolare contro l’arresto del suo primo cittadino Ekrem Imamoglu, l’uomo su cui l’opposizione punta per battere Recep Tayyip Erdogan alle prossime elezioni presidenziali, che dovrebbero tenersi nel 2028 ma potrebbero essere convocate prima per permettere al Sultano di candidarsi per l’ennesima volta.
La chiamata
«Le piazze sono nostre, le strade sono nostre. Ci incontriamo a Sarachane alle 20.30», è il post pubblicato ieri su X dal Chp, il partito secolarista fondato da Mustafa Kemal Atatürk, di cui il sindaco di Istanbul è uno dei più noti esponenti. Non c’è bisogno di chiamarla, la gente è già qui, alle cinque di pomeriggio e da chissà quando. I fischietti, le bandiere rosse del Chp e l’entusiasmo di chi si sta giocando tutto. «Mustafa Kemal in askerleriviz», «Siamo i soldati di Mustafa Kemal», è il cartello che mostra con orgoglio Sadi, 25 anni, una sciarpa con il volto di Imamoglu e di Atatürk intorno al collo.
Due ragazze con la faccia coperta dalle mascherine hanno scelto lo slogan «Korkma la biziz halk», «Non avere paura, il popolo siamo noi». «Diktatorlerin hepsi korkaktir», «Tutti i dittatori sono codardi» recita, invece, il poster tenuto da un giovane che si nasconde dietro il passamontagna del Trabzonspor, la squadra di calcio della città natale di Imamoglu. «Siamo qui per difendere la democrazia, veniamo tutti i giorni da quando lo hanno arrestato – spiega – anche se ci riempiono di spray al peperoncino».
Il sindaco di Istanbul Imamoglu in aula, la Turchia in piazza: «Tutti i dittatori sono codardi»
Un gruppetto di ragazzi, avvolti nella bandiera turca, lo ascolta annuendo. «La prego, niente fotografie che qui è un attimo finire in carcere», dice uno di loro. Ezgi Kaya, 19 anni, studentessa di economia, è qui con il padre da diverse ore: «Non vogliono rispettare la volontà popolare, questa è la verità. Hanno anche annullato la sua laurea, presa 30 anni fa. Erdogan ha paura».
Il sole tramonta ed è il momento dell’Iftar, il pasto serale con cui si interrompe il digiuno quotidiano durante il Ramadan. Ma qui, più che a mangiare, si pensa a cosa sta succedendo a pochi chilometri di distanza, nel palazzo di Giustizia di Caglayan, dove ieri sera Imamoglu è stato ascoltato dai giudici che devono decidere se confermarne o no la detenzione per i reati di corruzione e di sostegno al Pkk. Sono state dispiegate misure di sicurezza mai viste: centinaia di poliziotti in assetto anti-sommossa hanno circondato il tribunale, insieme a una dozzina di camion idranti, per tenere lontano i sostenitori dell’opposizione che si sono comunque presentati a centinaia. Ieri il sindaco ha respinto con sdegno le accuse, definendole «immorali e infondate». «Le indagini – ha detto – vogliono minare la mia reputazione e la mia credibilità».
Mentre i manifestanti attendevano la decisione dei giudici, in piazza Sarachane la polizia ha caricato usando gas lacrimogeni e spray al peperoncino. Scontri ci sono stati anche a Smirne e Ankara. «Non ci sarà tolleranza per coloro che cercano di violare l’ordine sociale» ha avvisato ieri su X il ministro degli Interni Ali Yerlikaya dando la notizia che sono state 343 le persone arrestate durante le proteste, venerdì sera, in tutto il Paese. E l’ufficio del governatore di Istanbul ha esteso il divieto di manifestazione fino al 26 marzo e ha imposto restrizioni agli spostamenti in entrata e in uscita dalla megalopoli. La lezione dimenticata
Anche Erdogan ha nuovamente tuonato contro il Chp per aver chiamato il popolo alla protesta: «C’è un’indagine della magistratura in corso e il principale partito d’opposizione non risponde alle accuse di corruzione, ma crea il caos. Stanno provando tutte le strade possibili per alimentare un’atmosfera di tensione e disordine». Il Sultano, però, dimentica che 28 anni fa anche lui, da sindaco della megalopoli, fu arrestato e condannato a 10 mesi di prigione per aver letto una poesia dal sapore islamico durante un incontro a Siirt. Un fatto intollerabile per la Turchia secolarista e kemalista di allora. Erdogan dovette dimettersi ma fu l’inizio della sua folgorante carriera politica.