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 2025  marzo 22 Sabato calendario

Danno erariale, il salvacondotto per i politici: niente più condanne

Un salvacondotto erariale per i politici a qualsiasi livello, a partire dagli amministratori locali, che si salveranno in base al principio della cosiddetta “buona fede”. Non saranno più punibili per danno alle casse dello Stato, tranne che si provi il “dolo”. È questo il contenuto di un emendamento approvato mercoledì nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera alla riforma della maggioranza sulla Corte dei Conti in discussione da mesi a Montecitorio che modifica l’assetto e limita il potere di controllo dei giudici contabili.
La norma ha una prima valenza politica perché è stata voluta da Fratelli d’Italia – che propone anche il disegno di legge con l’attuale ministro per gli Affari europei Tommaso Foti – ed è firmata da due dirigenti di peso del partito di Giorgia Meloni: la vice capogruppo Augusta Montaruli e il deputato Luca Sbardella, appena nominato commissario di FdI in Sicilia dopo gli scandali che hanno coinvolti i dirigenti del partito sull’isola.
Montaruli è stata condannata il 17 febbraio 2023 in via definitiva dalla Cassazione a un anno e sei mesi per peculato per aver utilizzato in maniera impropria i fondi pubblici della Regione Piemonte tra il 2010 e il 2014: sentenza che ha portato alle sue dimissioni da sottosegretaria all’Università. Ora, da parlamentare e aspirante al ruolo di vice capogruppo vicario di FdI al posto di Manlio Messina, ha fatto approvare l’emendamento.
La norma, che sta preoccupando non poco i giudici contabili, introduce una sorta di salvacondotto extra large per i politici che non saranno più punibili per danno erariale, eccezion fatta nel caso in cui venga provato il dolo. Lo scudo, si legge nell’emendamento, riguarda i “titolari degli organi politici” in base a una presunta “buona fede” e “fino a prova contraria” quando “gli atti adottati dai medesimi titolari, nell’esercizio delle proprie competenze, sono proposti, vistati o sottoscritti dai responsabili degli uffici tecnici o amministrativi, in assenza di pareri formali, interni o esterni, di contrario avviso”.
La norma va a modificare la legge del 1990 sui poteri della Corte dei Conti secondo cui già oggi i titolari degli organi politici non sono punibili se approvano o autorizzano atti che “rientrano nella competenza propria degli uffici tecnici o amministrativi”. Il nuovo emendamento rende automatica l’attivazione dello scudo per “buona fede”. Per tutte le decisioni che saranno anche solo “vistate” dai tecnici, i politici non saranno punibili per danno erariale, eccezion fatta nel caso di dolo. Un salvacondotto extra-large che si applica, di fatto, a tutti gli atti perché qualsiasi delibera viene sempre almeno “vistata” da un dirigente amministrativo. Si va quindi dalle delibere comunali e regionali fino ai rimborsi spese che tanto preoccupano gli amministratori locali. Il danno erariale, dunque, verrebbe di fatto cancellato per i politici e gli amministratori perché – presumendo la buona fede – non si potrà contestare la cosiddetta “colpa grave”, unico paletto rimasto per processare gli amministratori per danno erariale.
Non è chiaro se l’emendamento proposto e approvato dalla maggioranza con parere favorevole del governo serva a qualcuno nello specifico, ma una cosa è certa: come qualsiasi norma di carattere penale, si applicherebbe retroattivamente, cioè anche ai processi in corso. Come ha scritto Il Fatto a gennaio, la riforma è co-firmata da due esponenti della maggioranza condannati per danno erariale – il capogruppo di Forza Italia alla Camera Paolo Barelli e il meloniano Riccardo De Corato – e altri quattro parlamentari nella stessa condizione la voteranno alla Camera nelle commissioni Giustizia e Affari costituzionali. La riforma a prima firma Foti è in discussione alla Camera e andrà a stravolgere assetto e poteri della Corte dei Conti limitandoli notevolmente, a partire dalle procure regionali contabili.