Avvenire, 22 marzo 2025
Un codice anti-contraffazione per i vini
La contraffazione pesa sull’economia italiana sempre più mettendo a dura prova il Made in Italy, già spesso colpito da politiche commerciali sfavorevoli, come i dazi. Oltre sei imprese su dieci (il 62,8%) si ritengono penalizzate dall’abusivismo e dalla contraffazione. Concorrenza sleale (per il 59,9%) e riduzione dei ricavi (per il 29,1%) sono gli effetti più pesanti. Un consumatore su quattro (il 24,2%) ha acquistato nella sua vita un prodotto contraffatto o un servizio illegale nel 2023. E in questo quadro, uno dei settori più colpiti è quello vinicolo. Barolo, Prosecco, Tignanello, Sassicaia, Amarone sono stati, e sono, tutti nel mirino. E più sono pregiati e più entrano in un’area grigia che non dà certezze a chi produce, a chi vende, e a chi compra. Secondo un rapporto dell’Interprofessional Council of Bordeaux Wine, in Cina vengono vendute ogni ora circa 30mila bottiglie di vino importato contraffatto. Questo fenomeno non riguarda solo i vini di alta gamma, ma anche le etichette meno costose.
In quest’ottica “difensiva” è nato il sistema One-Id che promette di blindare le bottiglie di pregio lungo tutta la filiera. Ideata nel 2022 da Stefano Di Benedetto, esperto di packaging e stampa e ceo di Europrint, società nel settore della tipografia nel Cuneese, questa startup ha trovato un modo per associare un dato metafisico univoco, che è un “QR code” o un “data matrix”, a un dato fisico univoco legato al singolo bene. Un’innovazione che potrebbe cambiare il mercato italiano dei vini e che prossimamente otterrà anche il brevetto. «Il Qr code è una sorta di carta d’identità del prodotto» spiega l’imprenditore, che nel progetto ha investito oltre 250 milioni.
Sul bene, che sia una bottiglia o un rolex, il sistema One-Id crea con un sistema d’incisione a laser, un logo unico, variabile millimetricamente nelle dimensioni. Inoltre, il sistema tiene conto della variabilità dimensionale causata dal materiale che contiene il prodotto (vetro, ceramica, acciaio, legno, cartone), che presenta naturalmente imperfezioni e differenze. Queste, unite alle variazioni introdotte dallo strumento che esegue l’incisione, rendono impossibile la replica precisa del singolo prodotto. Il controllo e la garanzia della sua unicità arrivano a questo punto nella stessa stazione di confezionamento dove c’è un visore che memorizza le misure e le unisce a nome e cognome (ovvero al Qr) dell’oggetto: i dati vengono combinati tramite un software proprietario che memorizza e gestisce tutte le informazioni sui server del gruppo, appoggiandosi a infrastrutture di Amazon Web Services.
«Si tratta di una sorta di impronta digitale per ogni prodotto che andiamo a mappare», sottolinea il manager, che aggiunge: «Si tratta di un sistema che non solo protegge il brand, ma offre anche una garanzia in termini di reputazione e bilancio aziendale. Da un lato, perché garantisce ciò che si vende e, dall’altro, perché evita costi aggiuntivi legati a investigazioni e misure di contrasto alla contraffazione».