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 2025  marzo 22 Sabato calendario

Teorie del complotto e marketing: il piano "King Alfred" contro i neri sembrava vero ma era un romanzo

Nel 1970, un ragazzo di Chicago affiliato al Black Panther Party – la storica organizzazione afroamericana che aveva come principio l’autodifesa – si era presentato davanti alla Commissione per la sicurezza interna della Camera per testimoniare dell’esistenza di un piano governativo per sterminare i neri. Al giovane era stato prontamente risposto che l’Fbi aveva già svolto indagini sul cosiddetto piano «King Alfred», e aveva concluso che «era tratto da un romanzo, L’uomo che gridò io sono, di John A. Williams, anch’egli nero».
La pantera nera non era stata di certo l’unica a essersi fatta trarre in inganno dall’immaginario, eppure così plausibile, piano «rivelato» nel bestseller uscito nel 1967, durante una delle varie long, hot summers di disordini razziali che hanno attraversato la storia degli Stati Uniti. Ora, L’uomo che gridò io sono arriva per la prima volta in Italia, trasportando nel bagagliaio la propria singolarissima storia di successo fulminante, a riprova del fatto che teorie del complotto e marketing virale prosperano da ben prima dell’era dei social.
Ma partiamo dall’inizio. L’autore, John A. Williams, era nato nel 1925 in Mississippi e cresciuto a Syracuse, stato di New York. Anni dopo, avrebbe raccontato di essere stato il prodotto di «una famiglia distrutta», di aver abbandonato la scuola, essersi arruolato in Marina nel 1943 e di essere stato «salvato» dal G.I. Bill of Rights, la legge che aiutava i reduci della Seconda guerra mondiale. Dopo il diploma, si era iscritto all’università e aveva deciso di fare il giornalista. Ma quelli erano gli anni della segregazione razziale (il Civil Rights Act, che l’abolisce, arriverà nel 1964), così aveva fatto il verduraio, l’assistente sociale e lavorato in fonderia, fino a che, dopo essersi trasferito a New York, aveva finalmente realizzato il suo sogno, facendo anche il corrispondente in Europa, Africa e Medio Oriente. Al ritorno si era trasferito a Teaneck, nel New Jersey, un posto «non inospitale per i matrimoni misti» – nel 1965 aveva infatti sposato, in seconde nozze, la bianca Lori Isaac – e sempre lì era morto, nel 2015. Nella sua carriera, Williams aveva scritto oltre una ventina di libri, ma solo uno, il quarto, era diventato un bestseller. Precisamente L’uomo che gridò io sono.
Allo stesso tempo romanzo sociale, di spie, realista, d’amore e di paranoia (quanto giustificata è difficile da stabilire, anche ad anni di distanza), è la storia di Max Reddick, scrittore e giornalista nero larger than life che, colpito da un tumore al retto (evidente metafora delle ingiustizie subite dai neri), ripensa in un rocambolesco montaggio alla propria vita, i viaggi, gli amori, la scrittura. È solo verso la fine che, dentro una valigetta lasciatagli dall’amico Harry Ames (morto misteriosamente) con il monito: «Mi dispiace metterti in questo pasticcio, ma in questo momento si trova nelle tue mani la storia più grande e pericolosa che tu abbia mai sentito», trova il suddetto piano segreto e genocida. Chiamato King Alfred dal primo re anglosassone d’Inghilterra, rivelava tutta una serie di misure che il governo degli Stati Uniti sarebbe stato pronto ad adottare se i disordini razziali si fossero trasformati in guerra civile, in modo da porre fine «una volta per tutte, alla minaccia di una minoranza nei confronti dell’intera società americana e, in definitiva, del mondo libero».
Ora, poco prima che L’uomo che gridò io sono arrivasse nelle librerie, Williams, che aveva esperienza nelle pubbliche relazioni ed era consapevole dell’esplosività della sua «invenzione», aveva pensato bene di seminare un centinaio di copie del piano senza i riferimenti al romanzo nella metropolitana di Manhattan. Un po’ come era accaduto, negli anni Trenta, con lo sceneggiato condotto in radio da Orson Welles ispirato al romanzo La guerra dei mondi su uno sbarco di extraterrestri sul suolo americano, in molti avevano creduto che un piano del genere esistesse per davvero. Si era iniziato a parlare di complotto. Il romanzo di Williams era schizzato in cima alle classifiche.
Letto quasi cinquant’anni dopo, L’uomo che gridò io sono – che è anche un romanzo a chiave dove si riconoscono personaggi reali come gli scrittori neri Chester Himes, Richard Wright e James Baldwin, e anche Malcolm X e Martin Luther King – resta un testo tentacolare che, fondendo fatti e finzione, prova a descrivere le promesse non mantenute dell’era dei diritti civili, ad affrontare la questione del razzismo endemico e dell’amore interrazziale e a raccontare lo sfruttamento degli scrittori neri da parte degli editori bianchi. Così come intatto resta il suo portato di angoscia, l’angoscia di un essere umano spinto ai margini della Storia, che la Storia ci mette un nanosecondo a dimenticare. L’uomo che gridò io sono in effetti è passato proprio così, supersonico e abbagliante come una meteora.