Avvenire, 21 marzo 2025
Delega sull’IA, primo sì. Il centrodestra cede sui server all’estero
Nell’aula del Senato passa con 85 sì e 42 no il disegno di legge delega sull’intelligenza artificiale, che fissa i principi generali per l’applicazione nel pubblico. Un disco verde avvenuto in una situazione di scontro totale. A far discutere maggioranza e opposizione sono in particolare due emendamenti quasi identici, presentati uno dal Pd, a prima firma Lorenzo Basso, e uno da FdI firmato da Cinzia Pellegrino, e che riguardano la gestione e la protezione dei dati sensibili. Tema “caldo”, visto che anche in aula il centrosinistra evoca più volte il caso Paragon, con i giornalisti spiati e la possibilità che Space X di Musk possa gestire ogni dato strategico nazionale. Ad accendere la miccia è un errore della relatrice Tilde Minasi, che prima dà il parere favorevole a quello di FdI e poi lo dà contrario, dopo aver parlato con il sottosegretario con delega all’Innovazione, Alessio Butti, il quale riceve una chiamata. Il senatore di Italia Viva Matteo Renzi sbotta che Butti «ha ricevuto una telefonata da Palazzo Chigi», da parte «di chi ha la delega ai servizi segreti» che «gli ha detto cosa fare». Ma l’interessato nega. Le proposte di modifica riguardano l’art. 6 della delega, quello che prevede che “i sistemi di intelligenza artificiale destinati all’uso in ambito pubblico, fatta eccezione per quelli impiegati all’estero nell’ambito di operazioni militari, devono essere installati su server ubicati nel territorio nazionale, al fine di garantire sovranità e sicurezza dei dati sensibili dei cittadini”. L’emendamento di FdI propone di aggiungere un riferimento alla “sicurezza nazionale”.
Quando Minasi corregge il tiro dicendo di essersi sbagliata e che il parere «è contrario», dai banchi del centrosinistra si alza la protesta. Ma la baraonda scoppia quando, subito dopo aver ricevuto la telefonata, molti senatori, tra cui Minasi, si riversano sui banchi del governo circondando Butti. La presidente di turno Licia Ronzulli (FI) invita tutti «a tornare al posto» e a «lasciare liberi i banchi del governo». E di fronte alle proteste di Renzi (che sembra le abbia dato «dell’incapace») lei, a microfoni aperti, dice: «Non me ne frega un c... di quello che dice Renzi». Video subito postato sui social da Iv e oggetto di successivi botta e risposta tra la stessa Ronzulli e Renzi.
Nel caos più totale Pellegrino ritira l’emendamento. Mentre quello di Basso, poi bocciato, è firmato anche da M55, Iv e Avs. Il capogruppo M5s, Stefano Patuanelli, definisce i senatori di destra «sovranisti “de noantri”». «Butti – è l’appello del dem Francesco Boccia – ci dica da dove arriva il no, perché è evidente che è successo qualcosa». Butti non risponde e tutti gli emendamenti vengono respinti. A cominciare da quello di Basso che, nel caso di sistemi di IA usati nel pubblico, avrebbe previsto anche per le tecnologie satellitari il controllo nazionale e l’uso di satelliti europei e nazionali. (r.r.)