Corriere della Sera, 19 marzo 2025
Intervista a Gianni Rivera
Più di Rossi al Mondiale spagnolo, più di Fabio Grosso a quello tedesco. Italia-Germania vuol dire Gianni Rivera, il 4-3 eterno che da 55 anni non smette di emozionare persino chi non c’era. «Nessuno può dire di averne vista una uguale o sperare di vederne un’altra identica» scrisse della partita Gualtiero Zanetti. E nessuno la conosce meglio del Golden Boy.
Gianni Rivera, dove vedrà Italia-Germania?
«A casa mia, solo e in totale relax davanti alla tv. Del resto sono l’unico in famiglia a seguire il calcio».
Ma come? San Siro è il suo stadio e Italia-Germania è la sua partita. Non l’hanno invitata?
«Non ci hanno pensato o non hanno voluto pensarci. Certo mi dispiace, Rivera in tribuna durante Italia-Germania sarebbe stata una bella immagine televisiva per chi ama il calcio».
Cosa le viene in mente 55 anni dopo di Italia-Germania 4-3?
«Il gol di Schnellinger segnato per caso, io che batto la testa sul palo dopo il gol preso per colpa mia, la finta che sbilancia Maier, l’abbraccio di Riva. E quella palla che sembrava non voler entrare mai ma che mi tolse un peso dal cuore».
C’erano 30 milioni di italiani quella notte davanti alla tv.
«Una partita così non si ripeterà mai più. È un pezzo unico di storia del calcio, è un romanzo più che una partita. E poi un gol come quello che ho fatto oggi è impossibile da realizzare».
E perché mai?
Portiere con il 10
Abolire i supplementari?
Il calcio di oggi è strano: ho visto il 10 sulla maglia di un portiere
e ho capito che era finita
«Perché oggi cominciano il gioco andando indietro invece che avanti. Con la costruzione dal basso Facchetti invece di lanciare Boninsegna sulla fascia avrebbe passato ad Albertosi».
Se è per questo adesso vogliono anche abolire i supplementari.
«Ed ecco cancellata la Partita del secolo... E pensi che in caso di parità a deciderla sarebbe stata la monetina, non i rigori».
Anche il 10, se vogliamo infierire, non esiste più.
«L’ho visto sulla maglia di un portiere e ho capito che era finita»
Quella partita è l’emozione più grande della sua carriera?
«Direi di sì. Anche se avrei preferito vincere il Mondiale».
L’Italia agli ultimi Europei è stata eliminata agli ottavi, la Germania ai quarti. Non sono più le squadre di una volta?
«Hanno perso sicuramente qualcosa ma restano due grandi scuole. È il derby d’Europa e come tutti i derby non ha pronostico, può succedere di tutto».
Passaggio a Albertosi
Oggi si gioca andando indietro, 55 anni fa Facchetti non avrebbe lanciato Boninsegna, ma avrebbe passato ad Albertosi
Che Italia le sembra quella di Spalletti?
«Il ct ha ricostruito il gruppo dopo un Europeo difficile. Può fare solo meglio a cominciare proprio dal match con i tedeschi».
Chi le piace di questi ragazzi?
«Alcuni giocatori hanno qualità, come Barella o Tonali, ma ci vuole qualcosa di più, soprattutto là davanti. Fa piacere poi vedere il figlio di Paolo Maldini e nipote di Cesare in azzurro».
Avrebbe potuto essere lei il ct.
«Me lo propose Tavecchio ma non avevo ancora il tesserino da allenatore. E l’Associazionee allenatori mise il veto».
Non c’è neanche un milanista in Nazionale.
«Sono pochi anche gli italiani nel Milan. Evidentemente non credono più alle politiche che creavano i Baresi e i Maldini».
C’è Camarda però, uno che come lei ha debuttato a 15 anni.
In tv
Guarderò Italia-Germania in tv. Sarei andato a San Siro, ma non mi hanno invitato
«Se il ragazzo ha qualità deve giocare. Io non ho debuttato a 15 anni per stare in panchina. E lui deve credere in se stesso».
Non andiamo a Mondiali dal 2014.
«Le cause sono tante ma ho l’impressione che da quando ci sono i procuratori i calciatori crescano male. Poi gli stranieri sono veramente tanti. Stavolta però non bisogna fallire».
Italia contro Germania sarà anche Inter contro Bayern.
«Penso che l’Inter possa arrivare in fondo alla Coppa. Anche se ha i colori nerazzurri è pur sempre una squadra italiana...».
Il Milan però non va bene.
«Bisogna prima di tutto ridisegnare la società. Se mi vogliono come consulente potrei dare buoni consigli. Posso fare tutto, dal presidente all’allenatore e giocare gli ultimi sei minuti...».
Quanti gol farebbe Leao con Rivera alle spalle?
«Tanti. È un ragazzo che ama attaccare gli spazi, sarebbe la mia freccia ideale come lo furono Altafini, Prati e Maldera».
Buoni consigli
Il Milan? Potrei dare buoni consigli e, se serve, anche giocare
gli ultimi 6 minuti
Anche il Milan non l’ha invitata al 125° anniversario.
«Mancavano anche Maldini, Boban, Altafini... sono in buona compagnia. Certo il Milan senza la sua storia non è il Milan. Ma cosa vuole che sappiano gli americani di storia e di calcio?».
L’anno prossimo ci sono i Mondiali in Messico.
«Sarebbe bellissimo tornare all’Azteca. Se stavolta qualcuno mi invita potrei andare ma niente staffetta con Mazzola...».
A proposito di San Siro: lo rifaranno.
«Abbatterlo sarebbe stato un sacrilegio. Certo dobbiamo ancora dividerlo con l’Inter ma ce ne faremo una ragione. Del resto loro giocano a San Siro solo quando non giochiamo noi...».