Avvenire, 19 marzo 2025
Mancano gli infermieri, il Piemonte ne cerca 2.500 in Albania
La Regione Piemonte vola in Albania per cercare 2.500 infermieri, ma è già scontro con i sindacati. La notizia che l’assessore alla Sanità Federico Riboldi è partito alla volta di Tirana per cercare nuove figure per gli ospedali ha fatto storcere il naso a molti. Nursing Up, principale sindacato italiano di categoria, ha definito questa mossa «paradossale». Nei prossimi giorni Riboldi, con il presidente degli infermieri torinesi, Ivan Bufalo, e ad alcuni rappresentanti delle università piemon-tesi, visiterà 13 atenei albanesi oltre che il ministero della salute del Paese dei Balcani. L’obiettivo è convincere gli studenti a valutare un futuro lavorativo fuori dal proprio Paese. La missione ha ricevuto il via libera sia da parte del ministero della Salute sia dall’ambasciata italiana.
La Regione aiuterà i nuovi assunti a perfezionare la lingua e ad adeguare le pratiche cliniche a quelle italiane. Saranno forniti anche strumenti per specializzarsi su trapianti, oncologia e malattie rare.
«Vogliamo attrarre nel sistema sanitario regionale personale infermieristico già formato che possa adattarsi in tempi brevi – precisa Riboldi –. Uno degli aspetti positivi di questa operazione, oltre agli ottimi rapporti tra Italia e Albania e al valore delle università di quel Paese è dato dal fatto che la stragrande maggioranza degli studenti conosce già bene la nostra lingua». Al momento non è ancora certo quando i nuovi professionisti potrebbero arrivare. Ma appena la notizia è uscita sulle agenzie, è arrivato subito lo stop da parte di Nursing Up: «Assistiamo a scelte che sembrano più paradossali e sterili palliativi che reali soluzioni per rilanciare la nostra claudicante sanità pubblica», attacca il presidente Antonio De Palma. Secondo il sindacato, la soluzione Riboldi non è adeguata: «In Piemonte mancano seimila infermieri, il reclutamento di professionisti dall’Albania potrebbe andar bene come supporto, con partnership strategiche con le università – continua –, ma solo se prima fossero state attuate tutte le misure finalizzate a risolvere la carenza di infermieri italiani attraverso un solido piano di rilancio». E non finisce qui: «Se le condizioni di lavoro non migliorano, se gli stipendi restano miseri, nessuno resterà. Né i nostri infermieri né, probabilmente quelli che oggi arrivano dall’estero».
Sulla stessa linea anche il sindacato Nursid: «Gli infermieri stranieri non sono a nostro avviso la soluzione ma una misura tampone per rispondere in parte alla forte carenza di personale infermieristico – scrive il direttivo in una nota –. Sarà compito degli ordini professionali vigilare sui requisiti per poter permettere loro di svolgere la professione nelle nostre strutture». Il caso Piemonte non è il primo. Un anno fa, la Regione Lombardia annunciò l’introduzione di 3mila nuovi infermieri, di cui 300 provenienti da diversi Paesi del Sudamerica. A ottobre invece fu proprio il ministro Orazio Schillaci ad annunciare l’assunzione di 10mila professionisti sanitari indiani in tutto il Servizio sanitario nazionale, scatenando, anche all’epoca, lo scontro con i sindacati.