Corriere della Sera, 18 marzo 2025
Intervista ad Alessandro Siani
Capita a tutti: lei quando non ha fatto ridere?
«Una volta mi sono esibito davanti a cinque persone, a un certo punto sembrava che le disturbassi. È stata una serata da dimenticare non tanto per me ma per loro. Era partita male già all’inizio, dovevo capirlo quando all’ingresso mi diedero il biglietto del drink chiedendomi 10 euro in più per lo spettacolo che dovevo fare io».
Alessandro Siani (con Angelo Pintus) si cala nel ruolo di arbitro e conduttore in Lol 5 – Chi ride è fuori che arriva dal 27 marzo su Prime Video. Nel cast Federico Basso, Enrico Brignano, Flora Canto, Tommy Cassi, Raul Cremona, Geppi Cucciari, Valeria Graci, Andrea Pisani, Marta Zoboli. «Lol è un contenitore comico che ha portato alla ribalta la comicità pura attraverso il paradosso di non ridere e vuole fare una cosa apparentemente semplice: intrattenere il pubblico attraverso la risata».
Con Geppi Cucciari avete inizi in comune.
«Abbiamo fatto la gavetta in un localino di cabaret dove non c’era il camerino, eravamo un gruppo nutrito di comici – ma nutrito non è la parola giusta perché facevamo la fame —, ci divertivamo a stare nelle condizioni peggiori ma con l’entusiasmo e la voglia di divertirci. Le risate di quelle sere ci portavano alle lacrime».
Oggi è più difficile far ridere? Zelig, la Gialappa, Lol e poco altro: i comici in tv ormai sono come panda nella riserva.
«È un ruolo che cambia pelle, il tempo comico oggi fa i conti con tempi televisivi che si sono ristretti e questo compromesso che è diventato un freno. C’è anche un altro aspetto. Un tempo il comico aveva un carattere specifico, era quello che diceva la parolina in più, diceva quello che gli altri non potevano dire, e oggi questo ruolo è stato un po’ sminuito. La stand-up comedy è nata per sfidare l’ipocrisia della cultura dominante, oggi ha sempre il suo appeal, ma forse si è ridimensionata».
Colpa anche del politicamente corretto che ha ristretto il recinto?
«L’aspetto più interessante del politicamente corretto o scorretto è l’indignazione che genera nel pubblico o nel popolo social, è un sentimento che rappresenta la punta dell’iceberg della comicità: ci sono cose che passano e altre no e l’indignazione è il parametro che ti fa capire se vai o meno nella direzione del pubblico. Una battuta sbagliata può accendere indifferenza o freddezza, ma se genera sdegno è l’elemento plateale che ti fa capire che non stai sulla strada giusta».
Viviamo nella dittatura dei social?
«I social alimentano un paradosso: online ogni persona dice la sua, tutti fanno gli opinionisti; dall’altro lato – in Italia, ma anche nel resto del mondo – assistiamo a un astensionismo sempre crescente, che da noi arriva al 50 per cento: alla luce del sole ognuno esprime un giudizio spesso tranciante, ma nel segreto della cabina elettorale nessuno si vuole esporre. Dio ti vede, i social no».
Vive l’ansia di essere sempre sotto il giudizio del pubblico?
«Io sono del partito del giudizio, ma contrario a quello del pregiudizio. Il giudizio è una cosa meravigliosa: mi piace o non mi piace; funziona o non funziona; è legittimo. Quando però una persona dice: non mi fa ridere a prescindere, non vado a vederlo, ecco questo atteggiamento non lo condivido».
Qual è la sua paura più grande?
«La paura più grande per un comico è deludere, ma riguarda tutti noi, di qualunque lavoro di parli: tutti hanno paura di sbagliare una canzone, un film, un articolo di giornale... Un comico deve cercare assolutamente di evitare due cose: la delusione e l’indignazione di cui parlavo prima. In sostanza ogni giorno devi partire da zero, ma non è una questione di paura, è il livello del coraggio che deve restare alto».
Lei non si è mai misurato con un ruolo drammatico: un caso o una scelta?
«In passato mi sono arrivate proposte anche da registi importanti, ma ho sempre pensato che fosse un bivio che andava rispettato ma non percorso. Credo sia difficile quando attraversi il confine del drammatico tornare indietro, in sala, con film che devono invece divertire e alleggerire in maniera anche semplice. Questo mash-up, questa fusione, è una linea sottile che ti può far passare dal capolavoro al dopolavoro. La commedia ultimamente ha avuto un periodo di difficoltà, ma oggi per fortuna si vede una risata in fondo al tunnel».
«Benvenuti al Sud» è stato un grande successo, ma prima che arrivasse Claudio Bisio aveva paura che la presa in giro di certi vizi del Sud non venisse ben accolta dal pubblico. Anche lei aveva avuto dubbi?
«Ma no, al contrario. Io pensavo fossero troppo edulcorati, pensavo stavamo andando a togliere. Siamo molto peggio di così».