repubblica.it, 18 marzo 2025
Antartide, aggressione tra i ricercatori di una base. Parte l’allarme, ma non si può mandare aiuto
Sembra una storia da giallo: nove persone costrette a vivere per mesi in una base isolata all’estremità meridionale del mondo, dove a un certo punto scoppia un violento incidente. Chi è stato? Perché l’ha fatto? Cosa è esattamente successo? E come punire eventualmente il colpevole, se potrebbero volerci mesi per andarlo a prendere? È quello che è accaduto a Sanae IV, una base di ricerca gestita dal governo del Sud Africa all’Antartico, situata a 170 chilometri dalla fascia costiera dei ghiacci ed estremamente difficile da raggiungere. Nove persone si trovano attualmente nella base. Nei giorni scorsi il Sunday Times di Johannesburg ha riportato la notizia che un membro della spedizione è stato “accusato di aggressione fisica” e che l’episodio è stato riferito al ministero dell’Ambiente sudafricano “con la massima urgenza”.
Non si conosce l’identità di aggressore e aggredito né il loro genere. Il ministero ha reso noto che sta indagando anche accuse di molestie sessuali, ma afferma che le indiscrezioni sul fatto che l’incidente sarebbe una violenza sessuale “non sono esatte”. L’aggressore ha presentato scuse scritte all’aggredito, ha mostrato rimorso, ha accettato di sottoporsi a un esame psicologico e si è detto pronto a cooperare con qualunque misura che venga raccomandata. Ma intanto si moltiplicano le supposizioni su quello che la stampa sudafricana ha ribattezzato “il giallo del Polo Sud” e la notizia è rimbalzata fino al sito della Bbc a Londra.
Un piano per “ristabilire le relazioni” nella base è stato immediatamente implementato, informa un portavoce governativo. Sembra che la disputa al centro dell’aggressione sia nata da un compito che uno o più membri della squadra di ricerca dovevano compiere all’esterno della base a seconda delle condizioni atmosferiche, compito che ha richiesto un cambiamento di programma. Uno degli scienziati della stazione ha inviato una email al ministero riferendo di comportamenti “fortemente inquietanti” alla base e di “un clima di paura”.
In teoria il governo sudafricano dispone di una nave rompi ghiaccio e di speciali aerei per raggiungere la base, ma spesso le condizioni del tempo nei mesi invernali impediscono i collegamenti. La distanza delle base dal Sud Africa è di oltre 4 mila chilometri.
Il governo di Johannesburg opera una stazione di ricerca all’Antartico dal 1959. In genere lo staff della base comprende un medico, due meccanici, tre ingegneri, un meteorologo e un paio di scienziati, che trascorrono tipicamente tredici mesi insieme nella stazione di ricerca prima di ricevere il cambio da un’altra squadra.
Incidenti in basi del genere sono rari, ma c’è qualche precedente: nel 2018 circolarono voci di un accoltellamento in una stazione di ricerca polare della Russia. “Lavorare e vivere insieme 24 ore su 24 in uno spazio ristretto e in condizioni atmosferiche proibitive può creare situazioni di stress”, dice alla Bbc un ex-partecipante inglese a spedizioni di questo tipo. “Si può litigare per questioni di gerarchia, di ammontare di lavoro o per problemi banali, anzi spesso sono proprio le piccole cose a scatenare tensioni”. Cosa abbia provocato l’aggressione nella base sudafricana rimane per il momento un mistero. E aggressore e aggredito continuano a vivere insieme, nella base fra i ghiacci dell’inverno antartico.