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 2025  marzo 18 Martedì calendario

Gustav Klimt e il ritratto ritrovato di un principe africano

Il ritratto di un principe africano di Gustav Klimt, intitolato ll principe William Nii Nortey Dowuona e datato 1897, che si considerava perduto dopo la Seconda guerra mondiale, è stato recentemente riscoperto da rinomata galleria viennese, W&K – Wienerroither & Kohlbacher (con sede anche a New York) e restaurato: la galleria lo propone in mostra al Tefaf, la più importante fiera d’arte antica al mondo, in corso fino al 20 marzo a Maastricht, in Olanda, con un prezzo di vendita che raggiunge i 15 milioni di euro (16,4 milioni di dollari).
La storia del dipinto comincia, o meglio ha un nuovo inizio, nel 2021, quando un collezionista lo porta per una valutazione da W&K – Wienerroither & Kohlbacher: la tela non è in buone condizioni, e nemmeno la cornice. Ma il timbro è quello dell’atelier Klimt. La galleria si rivolge dunque allo storico dell’arte Alfred Weidinger, autore del catalogo ragionato dell’artista, che lo autentica ed è in grado di ripercorre quasi le tappe della vicenda.
Si tratta di un’opera alta circa sessanta centimetri: Klimt realizzò il ritratto dopo aver visitato con un altro artista, l’amico Franz Matsch, un’esposizione etnografica allo zoo Tiergarten am Schüttel di Vienna. Secondo il costume coloniale dell’epoca, le esposizioni che mettevano in mostra “popoli selvaggi” erano assai frequentate: in particolare, il giovane uomo che posò per il ritratto era un dignitario della tribù Osu, arrivato in piroscafo sulle coste europee e poi in viaggio fino a Vienna con altri della sua tribù. La “mostra etnografica” ebbe grande successo tra i viennesi e la delegazione africana venne invitata a vari eventi in teatri e caffè della capitale dell’impero asburgico.
Secondo Weidinger il ritratto è indicativo di un periodo di passaggio della pittura di Klimt verso quello stile che sarà proprio della seconda fase della sua produzione, come indica anche un altro quadro dello stesso periodo, il Ritratto di Sonja Knips conservato al Belvedere di Vienna, dove elementi decorativi e floreali sullo sfondo spingono corpi e volti in primo piano verso una dimensione meno realistica e quasi ieratica.
Inoltre, il ritratto del giovane principe africano è privo di tutti gli elementi caricaturali propri di certa deleteria produzione europea del periodo nel descrivere gli appartenenti alle culture non europee: in esso, Klimt restituisce al personaggio tutta la sua bellezza e umanità. Sia Klimt che Matsch dipinsero il principe, ha osservato Weidinger, ma il fatto che sia rimasto a Klimt dopo l’esecuzione indica che forse il committente preferì il lavoro di Matsch.
Il quadro si ritiene infatti sia rimasto nell’atelier di Klimt fino alla sua morte, per complicazioni dell’influenza spagnola, nel 1918. Offerto all’asta nel 1923, era di certo nella collezione della viennese Ernestine Klein, che fu indicata come proprietaria quando l’opera fu esposta nel 1928 in una mostra commemorativa per l’artista alla Secessione di Vienna. Insieme al marito, un commerciante di vini, Ernestine, che era di origine ebraica, lasciò Vienna dopo l’Anschluss al Reich nazista nel 1938. Del dipinto non si sono avute più notizie fino al 2023: oggi è esposto in seguito a un accordo di restituzione con gli eredi della famiglia Klein. Il ritratto è al centro di un documentario tv che uscirà nel 2025 e farà ancora parlare di sé, come è accaduto negli ultimi anni per altre opere di Klimt finite sul mercato. Di recente il Ritratto della Signorina Lieser, andato all’asta da Im Kinsky sempre a Vienna, è stato venduto per oltre 30 milioni di euro. Mentre il record è attualmente di oltre 100 milioni di euro per la Dama con il ventaglio battuta da Sotheby’s nel 2023.