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 2025  marzo 18 Martedì calendario

Pd, cinque ore di trattativa ma il testo ancora non c’è

La linea di Elly Schlein, dopo la spaccatura in Europa, non cambia: nel testo della risoluzione dem di oggi ci sarà il no al ReArm Eu così com’è, la spinta per il federalismo europeo e per una Difesa davvero unitaria. Il testo è ancora da limare e da emendare, ma la sostanza dovrebbe essere questa, dopo giorni di riunioni. Dunque, la segretaria ci riprova, a portare il partito sulla sua posizione. Nel voto di oggi sulle comunicazioni di Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo da parte del Pd non c’è in gioco solo la posizione sull’Ucraina e sul piano di Ursula von der Leyen: in gioco c’è la segreteria, la voglia della stessa Schlein di forzare e andare a congresso, le resistenze a uno scenario del genere nella minoranza. E allora la trattativa per scrivere il testo della risoluzione dem è iniziata venerdì, in un gruppo ristretto (i capigruppo di Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia, il responsabile Esteri, Peppe Provenzano, i capigruppo Dem nelle Commissioni Esteri e Difesa, Enzo Amendola e Alessandro Alfieri), è continuata per tutto il pomeriggio di ieri nello stesso gruppo (più di 5 ore di video chat con un’interruzione per permettere a Boccia di andare a Sky), riprenderà stamattina alle 11 e 30 in un’Assemblea dei gruppi. Se la segretaria punta a un sì alla sua posizione, la minoranza vuole evitare uno showdown, accettando un testo critico sul piano Ursula, ma scritto in modo da poterlo votare. Già l’orario della riunione di stamattina è una dichiarazione di guerra da parte di Schlein: in contemporanea ci sarà l’audizione di Mario Draghi davanti alle Commissioni alle Commissioni riunite Bilancio, Attività produttive e Politiche Ue, su richiesta di Filippo Sensi.
Il nervosismo tra i dem si deduce anche dalle candidature (e auto-candidature) contro la segretaria. Ieri il Foglio ha pubblicato un’intervista di ben tre pagine a Pina Picierno, schierata con Ursula senza se e senza ma: “Nel momento in cui si riduce il dibattito sul riarmo alla contrapposizione tra guerrafondai e pacifisti, si sta dicendo che pure Sánchez, Costa e Starmer e Scholz sono guerrafondai, e questa è una posizione evidentemente problematica per un partito come il Pd”. Con una critica feroce al modus agendi di Schlein: “La donna sola al comando non è un modello che va bene al Pd”. Sul congresso però non si sbilancia: “Serve un confronto vero sui temi”. Picierno, i cui rapporti con Schlein degenerano durante l’ultimo congresso, quando stava per offrire il suo appoggio all’allora outsider ma all’ultimo momento accettò il ticket con Stefano Bonaccini, si sta giocando una partita tutta personale: è pronta a sfidare la segretaria, ma punta anche alla presidenza del Parlamento europeo, quando a metà legislatura quella poltrona spetterà ai Socialisti europei. Nella rosa dei candidati è entrato (e rapidamente uscito, per ora) Antonio Decaro: ieri la Gazzetta del Mezzogiorno raccontava di una telefonata di Schlein a Michele Emiliano per lamentarsi del sì di Decaro al ReArm Eu e stopparne la corsa alla Puglia. Un retroscena che evocava per l’ex sindaco di Bari il ruolo da sfidante. La telefonata è stata smentita sia dal Nazareno che da Emiliano, Decaro continua ad avere un patto sia con la segretaria, che con il presidente della Puglia, per correre in Regione. Tanto è vero che sarebbe stato proprio lui a gestire per la minoranza i voti di Strasburgo, con tanto di schemino che girava nelle chat, secondo il quale Dario Nardella e Matteo Ricci si sarebbero spostati sull’astensione per non mandare sotto la segretaria. A ogni modo, ieri sera chiariva in un post Facebook: “Da qualche giorno, come è successo in altre occasioni, si fa il mio nome come possibile candidato alla segreteria del Pd. Esiste una segretaria autorevole eletta da poco, Elly Schlein, pienamente titolata a terminare il suo mandato”.