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 2025  marzo 18 Martedì calendario

Caro-uova, Trump chiede aiuto alla Ue. Ma mezza Europa gli risponde «no»

Eggs Benedict, Huevos Rancheros, Shakshuka, Croque Madame. Il menu della colazione di milioni di americani si concentra spesso su alcune amatissime ricette a base di uova. In media un americano mangia nell’arco di un anno quasi 300 uova, cioè 5-6 a settimana. Per una famiglia di quattro persone, sono due dozzine di uova a settimana, un pasto ricco e proteinico che costa poco. O almeno, che costava poco.
IL CONTRABBANDO
Il mercato delle uova negli Stati Uniti sta vivendo una fase turbolenta, con impennate di prezzo che hanno reso il cartone da sei costoso come una bistecca.
Siamo arrivati all’assurdo che i contrabbandieri ai confini con il Messico e il Canada hanno aggiunto le uova al loro bagaglio di merci illegali. E le guardie di frontiera confermano che, nell’ultimo mese, hanno sequestrato molte più uova che non fentanyl. La Customs and Border Protection (CBP) rivela di aver fermato 3.768 trasporti di prodotti «da pollame» rispetto ai 352 di fentanyl, un numero che evidenzia la portata del fenomeno.
Durante la campagna elettorale, Donald Trump aveva promesso che «sin dal primo giorno» avrebbe riportato il prezzo delle uova a valori molto più bassi. Invece è successo il contrario. In certe aree del Paese un cartone da dodici supera i 15 dollari. Non parliamo poi di quelle biologiche, che possono avvicinarsi ai 20 dollari.
Le uova insomma sono diventate un simbolo delle tensioni economiche che attraversano il Paese, ma in realtà l’inflazione del loro prezzo non è colpa di Trump. Il caro-uova è legato all’influenza aviaria che ha distrutto allevamenti interi di galline ovaiole e che continua a marciare e a fare vittime. Anzi è anche saltata di specie e ha contagiato mucche da latte.
Il presidente si trova dunque nella stessa barca in cui si trovava il suo predecessore Joe Biden con l’inflazione in generale: difendersi da una crisi che non è sua colpa. Trump ha anche cercato un rimedio veloce, chiedendo aiuto al Canada e all’Unione Europea. Un passo poco felice, considerato che viene proprio dopo che ha imposto tariffe punitive ai suoi partner commerciali e ne ha promesse altre per il 2 aprile.
La Danimarca, che ha anche motivi di risentimento contro Trump per la sua aperta intenzione di annettersi la Groenlandia «in un modo o nell’altro», gli ha risposto asciutta: «Non c’è attualmente un’eccedenza di uova in Europa».
Dal canto suo, il ministro dell’Agricoltura, Brooke Rollins, ha suggerito agli americani di prendere in considerazione la possibilità di allevare i propri polli nel giardino di casa, idea che ha irritato e fatto ridere, visto che i prezzi più alti si registrano nelle città.
I DERIVATI
Il guaio per Trump è che il caro-uova si riflette su tanti altri prodotti derivati, come quelli da forno, o le salse, per ricadere anche sui menù dei ristoranti. E le festività pasquali e la Pasqua ebraica potrebbero spingere i costi ulteriormente al rialzo nelle prossime settimane.
E tutto ciò avviene mentre si cominciano ad avvertire i primi rialzi causati dalla sua politica dei super-dazi. Non è raro vedere già i vini italiani a prezzi aumentati, così come il pomodoro e gli avocado del Messico, e l’olio di semi dal Canada. Ed è solo l’inizio.