Il Messaggero, 18 marzo 2025
Mosca attende il giorno della «vittoria». I militari pronti alla smobilitazione
La data scelta per i colloqui russo-americani non è affatto casuale e si sa quanto Vladimir Putin sia scaramantico e legato a queste situazioni. Il numero preferito, o fortunato che sia, del capo del Cremlino è il “7”, il giorno della sua nascita, il 7 ottobre 1952. Di nuovo: 52 ossia 5+2. Non è un caso che in questo quarto di secolo di sua presidenza eventi significativi o simbolici siano stati programmati proprio il “7”.
Con Trump l’appuntamento telefonico è oggi, 18 marzo, giornata in cui cade la festa per il “ritorno” della Crimea sotto l’egida russa. Appunto il 18 marzo 2014. Agli occhi dell’Amministrazione Putin quel giorno rappresenta la “Vittoria”, la rivalsa, contro un sopruso storico – il “regalo” della penisola contesa all’Ucraina da parte di Krusciov nel 1954 – e lo smarcamento definitivo di Mosca dall’Occidente. Ecco spiegata, quindi, la ragione dell’ottimismo di alcuni analisti. Dopo 11 anni, il 18 marzo 2025 potrebbe finire la tragedia russo-ucraina. E con lei l’“Operazione militare speciale”, cominciata il 24 febbraio 2022, il giorno dopo la festa delle Forze armate russe, quando l’intero Paese letteralmente si ferma. Tralasciando le questioni economico-finanziarie e logistiche, che indicano la profondità delle difficoltà che oggi affronta la Russia, da tempo sono numerosi gli altri segnali indicanti una svolta. Primo: nelle ultime settimane il rublo si è rafforzato di circa il 20% sulle valute occidentali grazie alla speranza degli imprenditori russi che si torni presto alla normalità. E poi entro il primo aprile bisogna regolare tutte le pendenze con il Fisco per l’anno 2024. Secondo: drasticamente si sono ridotte le somme regalate dai russi alle truppe al fronte. Di questo si sono lamentati diversi Z-blogger filo-Cremlino. «La gente – ha scritto uno di loro, Egor Guzenko – ritiene che la pace stia arrivando». Terzo: il sistema di reclutamento dei “kontraktniki” (coloro che “firmano” un contratto per andare a combattere) – da un paio d’anni la spina dorsale delle Forze armate – garantisce oggi molto meno soldi e bonus rispetto al recente passato, segno che il sistema militare si sta preparando alla smobilitazione.
L’INFLAZIONE
La ragione? Le problematiche del Bilancio dello Stato sono ormai note e le entrate dalla vendita del petrolio si sono ultimamente ridotte di due terzi a causa delle sanzioni imposte dall’Amministrazione Biden. Del gas invenduto da anni è meglio tralasciare: la monopolista Gazprom starebbe per licenziare migliaia di impiegati. Quarto: in aprile è prevista l’onda lunga dell’inflazione – ufficialmente al 10%, invero per alcuni prodotti oltre il 20% –. Ecco perché la Banca centrale ha appena lasciato invariato il tasso di interesse al 21%.
LA PROPAGANDA
In breve, il Cremlino, che è fermo alle richieste del novembre 2021, spera di ottenere il massimo da un negoziato con l’Occidente: vantaggi geopolitici (via la Nato dall’Europa orientale); riconoscimento dall’estero della definitiva annessione dei territori ucraini sotto suo controllo. La gente comune, invece, chiede il ritorno alla normalità: per qualcuno, per i più anziani, meglio se dopo una vittoria. Vladimir Putin ha perciò la necessità di mostrare alla propria opinione pubblica di essere uscito vincitore da questo scontro. Fondamentale è l’aspetto mediatico e propagandistico nonostante gli ultranazionalisti e non pochi militari si mostrino scettici su una tregua e lancino avvertimenti a non cadere nel “tranello” dei malvagi occidentali. I sociologi, dal canto loro, avvertono che il “dopo-Operazione” non sarà facile. Primo: chi ha guadagnato al fronte enormi quantità di denaro non è più disposto, in particolare nelle province, a riportare a casa stipendi da fame. Secondo: si temono grattacapi di ordine pubblico per quanti torneranno con problematiche psicologiche. Il 2025 (25 ossia 2+5=7) è considerato un anno “sì”: Trump sta tirando Putin fuori dai guai.