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 2025  marzo 17 Lunedì calendario

Intervista a Peppino di Capri

«Champagne, per brindare a un incontro...»
«All’inizio non la volevo nemmeno. Pensavo di darla a Modugno o Aznavour».

Si sarebbe dannato a vita.
«Una mattina mi svegliai, riascoltai il mio provino e mi chiesi: “Ma perché devo regalarla a loro? Me la canto io”».
Era rinsavito.
«Il problema fu convincere gli autori che erano già a Parigi per parlare con l’agente di Aznavour. “Dobbiamo tornare indietro?”. “Sì”». E bravo Peppino di Capri.
Non partì benissimo.
«A Canzonissima del 1973 arrivai quinto su nove, vinse la Cinquetti. Ci restai male. “Mi do tempo sei mesi: se non avrà successo, allora di musica non capisco niente”».
Ci capiva, ci capiva... Da allora l’avrà intonata quante volte?
«E chi lo sa. Migliaia. Negli anni d’oro facevo anche 250 concerti all’anno».
Il posto più strano in cui l’ha cantata?
«Su una spiaggia in Argentina. Dei pescatori riparavano le reti canticchiando proprio Champagne. Mi avvicinai e mi unii al coro. Finì che ci siamo fatti le foto insieme».
Ci è diventato ricco: 5 milioni solo di diritti d’autore.
«Sa che non lo so?».
Eh... Che regalo si fece?
«Mi comprai una Lamborghini rosso amaranto».

E «Champagne» si intitola il film sulla sua vita in onda lunedì 24 marzo su Rai uno. Le è piaciuto?
«Molto, in alcuni punti è toccante, mi ha emozionato. La voce nelle canzoni sembra proprio la mia, incredibile».
Ci fu quel ricco libanese...
«Ero in concerto all’Olympia di Parigi, mi prenotò con tutta l’orchestra per suonare Champagne al compleanno della figlia. Pagò il cachet intero solo per una canzone».
Lo Scià di Persia invece la requisì.
«Ci ricevette a Palazzo. La sala era strapiena, però ci fecero accomodare dietro a un grosso paravento. Suonammo solo per lui e Farah Diba. Ci illudemmo che alla fine ci scappasse chissà quale regalo prezioso, come minimo un tappeto persiano».
Invece?
«I miei musicisti ebbero in dono una foto dello Scià e della regina in una cornice di plastica. Erano incaz... neri. Io lo stesso ritratto, però con la cornicetta di legno».

Fortunello. Farah Diba l’ha rincontrata da Bruno Vespa a «Porta a Porta».
«Ero seduto al piano. Vespa le chiese: “Lo riconosce questo signore?”. Lei si alzò e mi venne ad abbracciare».
Il duetto con Berlusconi.
«Al matrimonio del figlio di un politico campano. Lo vidi vicino alla torta che cercava la posizione migliore per le foto. Poi mi si avvicinò e domandò: “Lei conosce le mie canzoni?”. “Come no, presidente”. Durante il concerto salì in pedana e mi rubò il microfono. Sapeva a memoria tutto il mio repertorio».
Lo sketch di Troisi.
«Inventò un Bossi leghista che teneva la collezione dei dischi di Peppino di Capri nascosta tra le bottiglie di liquore. Il fatto che scelse proprio me fu una gioia».
Andò a un comizio di Salvini a Napoli.
«Per gentilezza, aveva parlato così bene di me. Gli portai i miei ultimi due ellepì,. “Quanto le devo?”, mi chiese. “Ma niente!”. Mi fermai a cena. L’indomani i giornali scrissero che Peppino di Capri era diventato leghista».
«Champagne» la suonano sempre ai matrimoni. Porta bene?
«Beh, in realtà non sarebbe proprio adatta, visto che parla di un tradimento, eppure la gente non se ne accorge. L’ho cantata tante volte alle nozze di qualche mio ammiratore, come regalo agli sposi».

A 26 anni fece da spalla ai Beatles.
«Bravi ma scostanti. Se la tiravano un po’».
Fred Bongusto.
«Eravamo amici-rivali, ci punzecchiavamo con affetto. Mi copiava: se io giocavo a tennis, poco dopo cominciava anche lui. Gli prestavo le mie giacche per i concerti».
Di broccato e di lamè.
«A Maranello, mi rubarono quella di seta nera con rami d’oro e uccellini. Un appello al ladro: ridammela».
Prese una cotta per Mina l’estate del 1959 a Ischia?
«Nooo... La guardavo con l’occhio dell’artista. Il mio sassofonista invece si innamorò di lei e la sera, dopo il concerto, mentre noi andavamo al ristorante a mangiare uno spaghettino, la portava al largo sul suo gommone. Cosa sia successo però non lo so».
Califano le scrisse «Io e te». Facevate baldoria?
«No, mai. Ero nu buono guaglione».
Era il reuccio di Capri, chissà che serate folli.
«Quando ero sposato con Roberta: aveva le mani bucate
, comprava mobili di antiquariato in ogni parte del mondo e amava giocare al Casinò. Per una festa fece venire la porchetta da Ariccia con un elicottero. Poi però si preoccupava del pane: “Ne compriamo troppo, si spreca”».
Ha fatto 15 Sanremo.
«Nel 1976 portai Non lo faccio più, che onestamente non era granché. Finito di cantare me ne andai. Mi ero già messo l’impermeabile quando sentii gridare: “Peppinooo, ma dove vai? Hai vinto!” E tornai sul palco in fretta e furia».
Enrico Ruggeri nel 1980 le diede del babbione.
«Dietro le quinte mi vide passare – era con i Decibel – e disse: “Quest’anno abbiamo anche il nonnetto”
. La mia seconda moglie Giuliana si offese, avrebbe voluto reagire, io no. “Lasciali perdere, sono ragazzini, diventeranno vecchi pure loro”».
Inconfondibile, con i suoi ricci e gli occhialoni.
«L’ottico di Lecce che creò il modello sarà diventato miliardario, tutti volevano gli occhiali di Peppino di Capri».
Bobby Solo e Little Tony sfoderavano il ciuffo. Mai stato geloso di tanta grazia?
«L’ho avuto anche io, per un certo periodo. Liscio, con i basettoni».
A braccetto con Sophia.
«Festa nella casa romana delle sorelle Fendi. Prima di me si esibì Gianna Nannini, poi mi misi io al pianoforte. Dopo l’ultima canzone la Loren mi prese sottobraccio: “Guagliò, vien’ a ccà, parlamme nu poco in napoletano».

Cantava: «Roberta, perdonami». Che le aveva fatto?
«Niente, anzi eravamo appena sposati e felici. Il brano doveva chiamarsi Lo sai. Una notte sognai Roberta e la svegliai: “Cara, ti spiace se gli do il tuo nome?”. Mi rispose con una parolaccia. “Non potevi dirmelo domattina?”».
Anni dopo, a un concerto a Capri, a sentirla c’erano sia Roberta che Giuliana, la quasi ex e la nuova fiamma. Era preoccupato?
«No. Con Roberta mi stavo separando, anche se, dopo una notte di passione, mentre già stavo con Giuliana, era rimasta incinta di nostro figlio Igor. Fui conteso, ma non ero un grande conquistatore, le ho amate entrambe».

Dopo averlo cantato tanto, cosa ha capito dell’amore?
«Che quando ti innamori e decidi di darti a una persona sono cavoli, è una scelta che ti impegna. A volte ti trovi davanti a un bivio, tra amore e avventura».
E lei che ha fatto?
«Se ami davvero, rinunci alla scappatella. Però non è un sacrificio, anzi,
rientri a casa contento di aver dominato l’istinto. I traditori non mi piacciono. In Champagne lui si innamora sul serio, è lei che è infedele al fidanzato ma poi torna da lui».
Qualche anno fa lei e Al Bano eravate quasi imparentati: Romina jr e suo figlio Dario facevano coppia.
«Al Bano si divertiva a presentarmi come il suo consuocero. Peccato sia finita, i ragazzi stavano bene insieme».
Lei invece lo sfotte perché si tinge i capelli.
«Ci conosciamo da una vita, dai tempi del Cantagiro, siamo amici. Già anni fa lo prendevo in giro perché portava sempre il cappello per coprire la stempiatura. Pure io mi facevo la tinta, poi un giorno mi sono guardato allo specchio e non mi piacevo più. Meglio bianchi. Al Bano e Massimo Ranieri invece non mollano, che poi viene un colore un po’ così».
Ma lo champagne lo beve?
«Fa male alla voce, bagno appena le labbra».