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 2025  marzo 16 Domenica calendario

Il cardinale di Newark Tobin: “I migranti hanno bisogno di aiuto non di deportazioni”

"Spero proprio che si sia trattato di un malinteso, perché altrimenti il vice presidente Vance ha calunniato la Chiesa”. L’arcivescovo di Newark Joseph Tobin, uno dei cardinali americani più vicini a papa Francesco, usa l’italiano quando fa questo commento, perché si rende conto della gravità della questione che sta sollevando e vuole evitare malintesi.Il tema a cui si riferisce sono le critiche che il vice del presidente Trump, peraltro un cattolico devoto, ha lanciato ai vescovi sull’immigrazione, dopo che lo stesso Francesco ha sollevato il problema delle deportazioni. Parlando con la televisione Cbs, infatti, Vance aveva risposto così: “Penso che la Conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti debba effettivamente guardarsi un po’ allo specchio, e riconoscere che quando riceve oltre 100 milioni di dollari per aiutare a reinsediare gli immigrati illegali, è preoccupata per questioni umanitarie? Oppure è preoccupata per i suoi profitti?”.
Con questo attacco si era attirato anche la replica dell’arcivescovo di New York Timothy Dolan, un cardinale considerato tra i leader della corrente conservatrice americana, che aveva definito le parole di Vance “scurrili e maligne”.
L’occasione per incontrare Tobin viene dalla celebrazione dell’anniversario dell’elezione di Francesco, ospitata dal nunzio negli Stati Uniti, il cardinale Christophe Pierre. Il miglioramento delle condizioni di salute del Papa ha dato conforto alla comunità cattolica americana, ma nel suo saluto Pierre non manca di sottolineare che “un paese è grande non perché afferma di esserlo, ma per la sua capacità di riconoscere sempre il fratello negli altri”.
In questo quadro, Tobin commenta così le critiche di Vance: “Spero proprio che si sia trattato di un malinteso, perché altrimenti il vice presidente ha calunniato la Chiesa. È vero infatti che riceviamo alcuni fondi federali per l’assistenza ai migranti, ma non sono sufficienti a finanziare i servizi offerti. La realtà è che siamo noi, ossia la Chiesa cattolica, a sussidiare lo Stato, allo scopo di poter aiutare queste persone”.
Scendendo un po’ nel dettaglio politico, il cardinale molto vicino a Francesco spiega quali sono le sfide principali che oggi fronteggiano gli Stati Uniti, dal punto di vista delle istituzioni cattoliche: “Il primo problema sono ovviamente le deportazioni promesse e attuate. Nella maggior parte si tratta di persone in gravi difficoltà, che soffrono. Hanno bisogno di compassione e aiuto, non di questo trattamento”. In sostanza un conto sono i pochi criminali coinvolti, da affrontare in base alla legge, e un altro la maggioranza dei poveri onesti e in molti casi perseguitati in patria, in cerca di un destino migliore come hanno fatto tutti gli altri americani prima di loro, inclusa la madre di Trump e i suoi avi tedeschi.
Lo conferma anche il cardinale di Boston Sean Patrick O’Malley, una delle figure chiave nella riforma della Chiesa americana dopo gli scandali della pedofilia, peraltro scelto dai predecessori di Francesco, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: “L’immigrazione è il tema chiave”. Non a caso, il Papa ha appena nominato arcivescovo di Washington il cardinale Robert McElroy, che durante il suo servizio a San Diego ha maturato una grande esperienza soprattutto su questo aspetto.
Tobin poi aggiunge un altro punto di divergenza: “Il secondo problema che ci preoccupa è questo approccio alle questioni economiche, mirato a punire i migliori amici degli Stati Uniti”. Qui il cardinale aggiunge un riferimento personale: “Io sono nato a Detroit e cresciuto in Canada. È facile capire a cosa mi riferisco, quando vediamo i provvedimenti presi o minacciati nei confronti di questo paese e di altri amici. È difficile intenderne la convenienza, per gli stessi cittadini americani”.
Alle presidenziali del 5 novembre la maggioranza degli elettori cattolici ha votato per Trump, forse tenendo presenti soprattutto le sue posizioni sociali, a partire dall’aborto e non solo. Ora però i suoi atti stanno iniziando a generare reazioni che complicano il rapporto non solo con il Vaticano e la gerarchia cattolica americana, ma anche con i fedeli che poi vanno alle urne.