lastampa.it, 17 marzo 2025
La carica dei bambini influencer: “Così i genitori sacrificano l’infanzia per soldi”
Metti il pupo online, trasforma la sua infanzia in spettacolo per il consumo di milioni di follower e le interazioni triplicano. Più è innocente, più rende. Il paradigma in alcuni casi è questo: i bambini, ignari protagonisti di un reality che non hanno scelto, sono vittime di un mondo che sfrutta ogni emozione (vera o indotta) per generare guadagni.
Lo sharenting – ovvero la condivisione costante dei figli online – è la nuova frontiera del capitalismo familiare. La mercificazione delle emozioni familiari è diventata uno dei filoni più fruttuosi della narrazione social. Le case si trasformano in set, le mamme e i papà in improvvisati imprenditori digitali che vendono ogni frammento di vita quotidiana, i figli diventano baby-influencer.
L’esperta di social media strategy e critica dei new media Serena Mazzini, nel suo libro Il lato oscuro dei social network – Come la rete ci controlla e ci manipola edito da Rizzoli (in libreria da domani) con dettagli e dati esamina la deriva dello sharenting. La sua analisi è un viaggio nel nuovo “capitalismo familiare” che sembra essere in espansione. Il suo punto di vista è chiaro: la linea tra seduzione e assoggettamento al dio algoritmo e a sua maestà il denaro è diventata sempre più sottile, e spesso i genitori sono i primi a sacrificare i diritti dei propri figli pur di ottenere un profitto.
Influencer di famiglia
Nel libro i casi analizzati sono molti. Stefano Pollari, romano, non aveva un lavoro e viveva in auto. Oggi è uno degli influencer più seguiti su TikTok, con 1,7 milioni di follower, grazie alla sua piccola Ilary, che a soli cinque anni ha fatto il suo debutto social. Stefano ha costruito una fortuna con 15 milioni di visualizzazioni al mese e ora ha una vita agiata. «I social mi hanno salvato la vita», ha ammesso. E non è l’unico genitore influencer “da riscatto sociale”.
Anche Giulia, una cassiera di Savona, ha fatto della vita di famiglia il suo lavoro, trasformando ogni piccola scena quotidiana con la figlia Chiara in contenuti da condividere. Un po’ alla volta, anche il marito e il piccolo di casa sono entrati in squadra. Il successo è stato tale da permettere alla famiglia di trasferirsi dalla Liguria a Roma. Quando la famiglia diventa un brand, ogni momento può essere “venduto”.
Nel redditizio filone gravidanza sono in ascesa i Mazzegaro, definiti “i Ferragnez bellunesi”. È il marketing dell’innocenza, bellezza! C’è poi l’incredibile caso dell’agente immobiliare Nunzio Fresi, che ha visto esplodere il successo sui social non per i suoi video di vendita case, ma per un video casuale in cui le protagoniste erano le figlie. Il risultato? Un profilo social con oltre un milione e mezzo di follower dove le bambine (sono coinvolte dal 2020 da quando avevano tre e cinque anni) sono vere e proprie star dei social. Una di loro conduce anche una rubrica della posta del cuore.
«Nen&Nico, Claudia&Rachele, Mimi&Coco sono altri esempi di account amatoriali che hanno saputo fare dell’immagine dei bambini un vero e proprio business. Basta dare un’occhiata alle bio per scoprire che fanno tutti parte di qualche talent agency. Come novelli Christof, il regista del Truman show, i genitori manipolano la vita dei loro figli. E in alcuni casi sono costretti a recitare un copione. Ma del resto chi può resistere a compensi pubblicitari a tre o quattro zeri?», sottolinea Serena Mazzini.
Milionario a 14 anni, è lo youtuber più pagato
Il baby influencer che è letteralmente cresciuto online costruendo un impero digitale è Ryan Kaji, ora 14enne. Forbes lo ha incoronato lo youtuber più pagato al mondo: per tre anni consecutivi 2018-2020 ha incassato 30milioni di dollari grazie alle visualizzazioni e 20milioni per la vendita dei prodotti.
Non solo guadagni stratosferici, ma, a volte, anche dolore, disagio e vergogna sono spettacolo per la rete. Uno su tutti è il caso di Ruby Franke, star dei family vlogging condannata per maltrattamenti sui suoi bambini. Privacy e benessere dei bambini sono concetti che sembrano rimanere sempre più lontani nel mondo dei baby influencer, figli del più sfrenato sharenting.
In Italia esistono leggi che proteggono i bambini nella pubblicità tradizionale, ma sui social? Nulla. Serena Mazzini sottolinea: «L’assurdo è che le piattaforme social, pur vietando l’iscrizione ai minori di 12 anni, continuano a ospitare profili di bambini gestiti dai genitori che monetizzano ogni aspetto della loro vita». Quello dell’infanzia trasformata in un reality show social senza limiti dai genitori necessita di una regolamentazione. In Parlamento giace una proposta di legge che mira a tutelare maggiormente l’immagine dei minori di 14 anni sui social. Potrebbe essere un primo passo.
La challenge delle sottilette
Dietro la facciata del successo, la mercificazione della vita familiare a volte nasconde abissi inquietanti. Ci sono challenge che vanno ben oltre, come quella in cui mamme ridono mentre filmavano i loro figli di nove mesi piangere dopo essere stati colpiti con le sottilette. Se ci spostiamo in America, ci imbattiamo nel caso della piccola Eleanor: dall’età di tre anni è stata sotto l’occhio dei social. È stata ripresa dalla mamma in video maliziosi: mentre tentava di usare un assorbente interno o mentre si truccava. Mentre mangiava hot dog, cetrioli e pannocchie. La scelta di cibi a forma fallica, il numero impressionante di follower (a tre anni la seguivano in 17milioni) e soprattutto il numero di contenuti scaricati hanno ha sollevato indignazione e ha fatto nascere un movimento che ha convinto molti utenti a cancellare profili familiari. Ed è sparito anche quello di Eleanor lasciando però in sospeso tanti interrogativi.
Dove finisce la dignità di una bambina? Può reggere il ritornello dei genitori influencer che si giustificano dicendo che «lo fanno per il bene dei figli, che è per il loro futuro?». Che futuro stiamo costruendo? Mentre le famiglie si arricchiscono e ottengono la celebrità, la domanda rimane: cosa sta succedendo realmente ai bambini che vengono sfruttati per il successo dei loro genitori?