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 2025  marzo 17 Lunedì calendario

Vigilessa uccisa, l’accusa: “Con l’ex comandante c’era un contratto di sottomissione sessuale”

La vita intima di Giampiero Gualandi, ex comandante dei vigili d’Anzola Emilia, e di Sofia Stefani, che era una sua sottoposta nello stesso corpo dei vigili urbani, nonché la sua amante, viene sviscerata in aula a Bologna, in una nuova udienza del processo che vede lui imputato per l’omicidio volontario di lei: l’accusa, rappresentata dalla procuratrice Lucia Russo, ha rivelato l’esistenza di un «contratto di sottomissione sessuale», in cui Gualandi compariva come «il padrone» che «tutto può sulla sua schiava», ovvero la 33enne a cui quest’uomo di 63 anni ha sparato al viso con l’arma d’ordinanza, nel pomeriggio del 16 maggio scorso.
«Solo un gioco», ha ribattuto la difesa di Gualandi, per bocca degli avvocati Benenati e Valgimigli, senza «nessuna validità, nessuna efficacia giuridica, nessuna possibilità di condizionare comportamenti». «Nella vita sessuale, gli adulti possono fare quello che vogliono», hanno aggiunto, secondo l’agenzia Ansa, i due legali, davanti agli stralci di questo accordo in cui, sempre stando a quanto riferito dalla procura, Gualandi firma quale «signore e padrone» e si impegna «a dominare l’anima della sottomessa», Sofia Stefani.
«Il contratto di sottomissione viene dal libro “50 sfumature di grigio” uno dei successi editoriali del 2011, lo si trova nel capitolo 11. Ci sono siti Bdsm da cui si possono scaricare contratti di questo tipo», hanno detto gli avvocati di Gualandi, intendendo ridimensionare la portata probatoria di un atto informale, datato circa un anno prima dell’omicidio. «In quel contratto i protagonisti sono un comandante e un agente, si colloca tutto nel contesto lavorativo di Sofia Stefani», ha obiettato invece il legale dei genitori della donna, Andrea Speranzoni, che li tutela in quanto parte civile.
L’omicidio di Sofia Stefani è avvenuto all’interno del comando di polizia locale di Anzola Emilia, in provincia Bologna, al culmine di una lite tra i due. Non c’erano altre persone presenti nell’ufficio del comandante. Le ricostruzioni di indagine hanno portato a stabilire che l’uomo avesse deciso di interrompere la relazione extraconiugale che intratteneva con la vigilessa e che lei, dopo giorni di insistenza per avere un incontro, lo avesse raggiunto in quel luogo per chiarire i loro rapporti.
Gualandi ha sempre sostenuto di aver sparato per errore, mentre puliva la sua pistola Glock. Gli inquirenti, attraverso perizie balistiche e altri elementi, non hanno mai creduto a questa versione, sostenendo che abbia invece pianificato e messo in atto lucidamente l’omicidio, sentendosi sopraffatto dal comportamento dI Stefani. La vicenda è stata recentemente oggetto di polemiche, quando Pasquale Liccardo, il giudice che presiede il processo di primo grado, ha negato la qualifica di femminicidio al fatto, precludendo a cinque associazioni per i diritti delle donne la possibilità di costituirsi parte civile.