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 2025  marzo 17 Lunedì calendario

Il futuro di Gaza. Sudan, Somalia e terre dei clan: soluzioni-incubo

Un Paese stravolto da una guerra civile con migliaia di morti e metà della popolazione sull’orlo della carestia, un altro in cui la battaglia fra governativi e islamisti non è mai finita e un altro ancora classificato come “Paese paria” isolato dal resto del mondo e non riconosciuto da nessun altro Stato. Sono queste le soluzioni che Stati Uniti e Israele, hanno cercato, stanno cercando, per trasferire definitivamente i 2,3 milioni palestinesi di Gaza. La stampa israeliana di opposizione al premier Netanyahu ci informa che già all’inizio di gennaio Usa e Israele hanno contattato funzionari di tre governi dell’Africa orientale per discutere l’utilizzo dei loro territori come potenziali destinazioni per il reinsediamento dei palestinesi sradicati dalla Striscia di Gaza, in base al piano postbellico proposto dal presidente Donald Trump, almeno nella sua prima rappresentazione. Un piano che è stato ampiamente condannato e ha sollevato gravi questioni legali e morali. I tre Paesi sono poverissimi, devastati come il Sudan da una guerra civile da quasi 3 anni, dove già il precario equilibrio fra popolazione araba e musulmana del nord con quella nera africana e cattolica è al momento rotto. La Somalia non riesce a uscire dalla morsa dei movimenti armati islamisti, dalle violenze, dalla costa infestata dai pirati. E poi la regione separatista del Somaliland, un territorio governato dal clan musulmano Issa, che si è separato dalla Somalia nella guerra civile nel 1991 e ha dichiarato l’indipendenza senza garanzie internazionali. Da allora ha cercato di ottenere il riconoscimento dai Paesi, rafforzandosi contro le minacce regionali, specie dalla Somalia, che cerca di riprendere il controllo del territorio. Non essendo uno Stato riconosciuto internazionalmente è tagliato fuori dai commerci, né può ricevere aiuti da Banca Mondiale o FMI.​ Una di queste tre destinazioni è la “bellissima area” dove Trump pensava di ricollocare i palestinesi. Da un inferno all’altro.​