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 2025  marzo 17 Lunedì calendario

Da Cairo ai 2 Gedi: altri 60 mln di fondi pubblici ai giornali

Undici milioni e 383mila euro al gruppo Rizzoli-Corriere della Sera, 6,7 milioni a Gedi (Repubblica e Stampa) e 5,25 milioni a Cairo Editore (tra cui Dipiù, Diva e Donna e Nuovo). E così via fino ad arrivare a 60 milioni di euro. Il pluralismo dell’informazione è compiuto, ancora una volta e pazienza se si trasforma in un possibile strumento di ingerenza della politica e non nella garanzia d’indipendenza decantata dagli editori. Negli scorsi giorni il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria di Palazzo Chigi ha pubblicato l’elenco degli editori di giornali quotidiani e periodici che hanno ricevuto l’ennesimo aiuto pubblico. Questa volta si tratta dei contributi del Fondo straordinario per gli interventi di sostegno per l’anno 2023. È un nuovo stanziamento riconosciuto nella misura di 10 centesimi di euro per copia cartacea venduta in abbonamento e in edicola nel 2022.
Così, oltre ai tre editori già citati – riporta Prima Comunicazione – tra i maggiori beneficiari ci sono il gruppo Editoriale Nazionale (a cui fanno capo QN, Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione) che ottiene un contributo di 3,7 milioni, Mondadori Media (2,9 milioni), Nord Est Multimedia (che pubblica tra gli altri Il Mattino di Padova e Il Piccolo di Trieste) con 2 milioni. Poi ci sono il Messaggero (1,45 milioni), Il Sole 24 Ore (1,44 milioni), il Corriere dello Sport (1,27 milioni) e il gruppo Hearst, editore di vari settimanali e mensili periodici, con 1,05 milioni. L’elenco è lungo e corposo. Figurano in tutto 80 editori che hanno presentato richiesta, per un importo complessivo richiesto di 67 milioni 867 mila euro, anche se il fondo si ferma a 60 milioni euro.
Tra le altre testate ci sono: Il Giornale (915 mila euro), La Verità (827 mila euro), Il Secolo XIX (791 mila euro), L’Unione Sarda (740 mila euro) e La Gazzetta di Parma (605 mila euro), l’Espresso (529 mila euro) e Il Mattino (489 mila euro). Via via fino ai contributi più bassi (tutto in relazione alle copie vendute) ottenuti da Il Tempo (201 mila euro), Domani e Panorama (169 mila euro ciascuno) e Milano Finanza (141 mila euro).
Alla lista mancano un po’ di editori. Oltre a Seif (editore del Fatto), che volontariamente non ha richiesto il contributo, non figurano neanche le testate pubblicate da cooperative di giornalisti, quelle rivolte a minoranze linguistiche o edite da enti senza fini di lucro, come quelli religiosi che, secondo quanto previsto dal decreto del Dipartimento per l’Editoria, non hanno potuto partecipare. Parliamo, per capirci, tra gli altri, di Dolomiten (il quotidiano in lingua tedesca più letto dell’Alto Adige), Famiglia Cristiana, Avvenire, Libero, ItaliaOggi o Il Foglio che ogni anno si spartiscono l’altra fetta principale dei fondi da 50 milioni messi a disposizione del governo attraverso gli aiuti diretti all’editoria.
Il fondo straordinario del 2023, il cui scopo è sostenere un settore profondamente in crisi, rappresenta infatti solo una parte degli aiuti complessivi stanziati da Meloni &C. che ha deciso di dare più di un sostegno, con un progressivo aumento delle misure e dei soldi a disposizione. Basti pensare che se per il 2023 sono stati stanziati 140 milioni in totale, suddivisi in diversi interventi tra cui questo fondo da 60 milioni, lo scorso anno il governo ha messo 196 milioni nel Fondo unico per il pluralismo e l’innovazione digitale dell’informazione e dell’editoria. Della somma per il 2024, 55 milioni vanno alle Poste sotto forma di agevolazione tariffaria per le spedizioni e gli abbonamenti postali (l’unico a cui attinge Seif). Tutti aiuti di Stato, diretti e indiretti, alla filiera dell’editoria in un continuo scambio con la politica chiamato pluralismo.