Libero, 16 marzo 2025
Il dito di Stalin cambiò la mappa della Finlandia
In Finlandia sono sicuri che il destino della città careliana di Enso era stato segnato dal dito di Stalin. Correva il 1940, l’Urss aveva aggredito l’ex Granducato zarista, e dopo una serie clamorosa di insuccessi i sovietici avevano fatto valere lo strapotere in uomini e mezzi. Dopo tre mesi di combattimenti era stato firmato l’armistizio e intavolate le trattative di riassetto territoriale in base alle richieste sovietiche. Nel disegnare la nuova frontiera c’era stato un contrasto sulla sorte di Enso, che Mosca reclamava e Helsinki non intendeva cedere.
Stalin si era quindi fatto portare una cartina e aveva puntato l’indice sulla cittadina contesa, e mentre lo teneva fermo lì sopra dimostrò a parole di essere disponibile ad accogliere alcune richieste dei negoziatori finlandesi. Al momento di tracciare a matita le nuove linee di confine, il cartografo si ritrovò di fronte il dito del dittatore e non potendo certamente dirgli di spostarlo, si limitò ad aggirarlo. Emso entrava così a far parte dell’Unione Sovietica col nome di Svetogorsk. Secondo alcuni la storia del dito di Stalin sarebbe un aneddoto fatto circolare solo per spiegare la strana curva inclusiva che toglieva alla Finlandia quel centro sull’istmo di Carelia che rientrava nei disegni strategici del Cremlino.
La guerra era scoppiata il 30 novembre 1939 dopo che a un ultimatum provocatorio (il ritiro dell’esercito finnico 25 km dietro il confine) era stato replicato da Helsinki che sarebbe stata disponibile qualora Mosca avesse fatto altrettanto. Stalin si era deciso ad attaccare sapendo di avere le spalle coperte da Hitler, che gli aveva assicurato a settembre mano libera su Estonia, Lettonia e Lituania, prontamente invase e inglobate in poche ore nell’Urss. La Finlandia si era sganciata dalla Russia sull’onda della rivoluzione del 1917, anticipando i Paesi baltici. Adesso, per i sovietici, pareva giunto il momento di recuperare i territori dell’impero
con la scusa di proteggere Leningrado da un’inesistente minaccia da parte della nazione retta da Gustav Mannerheim, ex ufficiale della cavalleria dello zar Nicola II e artefice militare della cacciata dei bolscevichi.
L’Armata Rossa si era riversata in forze contro il Paese dei centomila laghi andando incontro a una serie di clamorosi rovesci che stupirono il mondo, ammirato dal coraggio dei finlandesi, ma non abbastanza per correre militarmente in aiuto di quel popolo. In quella guerra venne inventata la bottiglia Molotov, “dedicata” dai finlandesi al ministro degli esteri sovietico. La pessima prova fornita dai quadri militari dell’Urss, falcidiati dalle purghe staliniane con fucilazioni e imprigionamenti, indurrà in seguito Hitler all’Operazione Barbarossa, e ne parlerà con uno dei suoi migliori generali, Gerd von Rundstedt, sostenendo che sarebbe bastato un calcio alla porta per far venir giù tutta la struttura marcia. Intanto, però, il Führer il 21 dicembre 1939 aveva inviato un caloroso telegramma di auguri a Stalin per il suo sessantesimo compleanno «per un felice domani», proprio durante una fase acuta di difficoltà dell’Armata Rossa nei combattimenti nelle foreste.
Piccola e sola contro un gigante con disponibilità immensa di uomini e mezzi, il 12 marzo 1940 la Finlandia firmava l’armistizio ed era costretta a cedere circa 65.000 km2 comprendenti l’istmo di Carelia, la provincia di Viipuri, una zona a nord del lago Ladoga e diverse isolette nel Golfo di Finlandia, con circa il 12% della popolazione. In pratica era stata ripristinata la frontiera del 1721, all’epoca di Pietro il Grande. La conquista era costata all’Urss circa 200.000 soldati tra morti, feriti e congelati. La Finlandia nella cosiddetta Guerra d’inverno aveva avuto perdite per circa 49.000 uomini, ma demograficamente pesavano molto di più. Aspettò il momento di rettificare quella frontiera, che ritenne giunto nel 1941 in quella che venne non a caso chiamata Guerra di continuazione, al fianco del Reich ma col solo fine di recuperare i territori perduti.
Dopo iniziali conquiste in Carelia e nella zona di Leningrado, il conflitto ristagnò fino alla grande offensiva generale sovietica del giugno 1944. I finlandesi, travolti, il 19 dicembre dovettero sottoscrivere l’armistizio rinunciando a ogni pretesa sui territori persi nel 1940 e dovendone aggiungere di altri, oltre a pesanti condizioni economiche e politiche, ma riuscendo a mantenere l’indipendenza. Durante il periodo della Guerra fredda Helsinki osservò una neutralità formale e fattuale dettata dalle circostanze, mentre durante la guerra russo-ucraina ha chiesto l’ingresso nella Nato. Ma questa è storia di oggi.