Libero, 17 marzo 2025
Intervista a Laura Freddi
“Laura c’è”. Ci si presenta così Laura Freddi, come la canzone di Nek, svelandoci subito un aneddoto legato al cantautore emiliano, quando manca una settimana esatta all’inizio del nuovo show del sabato sera di RaiUno condotto da Carlo Conti, Ne vedremo delle belle, al via sabato 22 marzo in prima serata, di cui l’ex ragazza di Non è la Rai, poi velina di Striscia La Notizia, sarà tra le attese protagoniste. «Cito il mio amico Filippo perché mi ha già chiamato per darmi il suo in bocca al lupo. Lo fa sempre e quando c’è lui le cose vanno benissimo». È spumeggiante e molto ironica, com’è nel suo stile, l’ex showgirl romana ma anche riflessiva. «Ho sempre cercato di dosare il mio tempo tra realtà e paillette, restando con i piedi per terra. Qualcuno mi dice anche troppo. Io penso vada bene così», si confida con Libero. «Forse dovrei imparare solo a usare un’arte che proprio non mi appartiene: la stronzaggine che oggi serve sempre di più per farsi rispettare».
Laura, cosa si aspetta da questa nuova esperienza che sarà per lei un ritorno alla prima serata tv?
«In realtà non so ancora bene cosa aspettarmi. So solo che dovremmo lavorare in maniera veramente tosta perché siamo in sfida. Mi auguro solo giocosamente. Del resto siamo tutte professioniste. Le showgirl le abbiamo fatte, ora siamo grandi, abbiamo tutte una certa esperienza. Credo, quindi, che in definitiva sarà più un gioco per ridare luce, come dice anche Carlo Conti, al varietà e proprio al ruolo della showgirl che negli anni ha perso un po’ di centralità».
Carlo Conti con i suoi programmi pare proprio ci tenga a tenere viva la dimensione del ricordo. In questo caso c’è chi ha presentato il cast come delle “ex regine”. Lei come si presenta a questo traguardo?
«Mi hanno sempre dato dell’ex di qualcosa e non è che mi piaccia. Credo, invece, sarà più che altro un modo diverso di vedere un ruolo, come quello della showgirl, interpretato in età diverse da quelle che abbiamo oggi. Non a caso, credo, sia stato definito show talent e non talent show. Forse proprio per restituire l’idea di un qualcosa che si ritrova, che non si vede ormai più di tanto in tv. I programmi di Carlo hanno sempre mantenuto al centro il varietà».
Lei stessa, in realtà, con Non è la Rai è stata protagonista di un passaggio che in qualche modo è stata una rivoluzione nel linguaggio e nell’estetica televisiva..
«Sì, è stata una rivoluzione e credo in qualche modo lo sia ancora perché il ricordo di quella trasmissione sembra non voglia morire mai. Un programma incredibile che quel geniaccio di Gianni Boncompagni, il mio primo pigmalione, mise in piedi nel 1991. Eppure la gente continua a parlarne tanto, persino i giovani che ne lo vedono sui social, tanto che anche a me sembra come se l’avessi fatto appena ieri...».
Un’esperienza che poi l’ha portata a diventare Velina di Striscia La Notizia con Antonio Ricci…
«Un altro grande maestro che assieme a tanti altri protagonisti con i quali ho lavorato mi hanno insegnato quelli che sono i trucchi del mestiere. A Striscia anche io e Miriana Trevisan siamo state protagoniste di una stagione di cambiamento. Anzitutto perché siamo arrivate in concomitanza con la nascita della coppia di maggiore successo, quella formata da Greggio-Iacchetti. Con noi le Veline cambiarono sensibilmente. Non furono più le ragazze super sexy, ma più ballerine, fresche, carine».
Con Miriana l’amicizia si è conservata?
«Sì, sì. Ci sentiamo. Del resto ci siamo legate molto quando eravamo molto giovani, a vent’anni, per la prima volta a vivere da sole in un albergo a Milano. Insieme abbiamo conosciuto un mondo per noi tutto nuovo che avevamo assolutamente voglia di scoprire».
Tra i tanti grandi con i quali ha lavorato certamente non si può non citare Maurizio Costanzo.
«Che mi manca tantissimo, come credo manchi a tutti e anche alla televisione stessa. Maurizio mi diceva che non ero abbastanza ambiziosa. Eppure sono sempre stata molto curiosa e poliedrica. Mi piace studiare, ho fatto il doppiaggio, la radio, il teatro, ho approcciato un po’ a tutto anche per capire quali fossero i miei limiti. Questa credo sia l’intelligenza più utile a chi fa questo mestiere. Io credo di averli riconosciuti. A Costanzo ribattevo che io amavo il mio privato, ritagliandomi tutto lo spazio necessario, sottraendolo magari all’ambizione».
Un modo di gestire la propria vita che sottoscriverebbe anche oggi?
«Beh, si può dire che l’ho fatto anche negli ultimi sei anni durante i quali sono stata completamente chiusa a fare solo la mamma giorno e notte. Una scelta felice, soprattutto per il fatto che sono diventata mamma da grande, a 45 anni, per cui ho voluto godermela. Mia figlia è lo spettacolo più bello che ho fatto».
È d’accordo con quello che ha appena dichiarato Ambra sul fatto che le donne possono essere stronze tanto quanto gli uomini?
«Io credo anche di più degli uomini a volte. Noi donne, nel bene e nel male, riusciamo ad arrivare dove gli uomini non arrivano…».
In che senso?
«È un discorso a più sfaccettature. Non voglio generalizzare ma parlo per esperienze mie dirette. L’uomo torna a casa stanco perché ha fatto un lavoro. La donna torna a casa ma è stanca perché di lavori ne ha fatti 500. Quindi, anche se vuole essere stronza, secondo me sa esserlo 500 volte di più… E comunque in tutto ciò io ho ho avuto anche un pigmalione donna!»
Di chi si tratta?
«Enrica Bonaccorti. Fu lei a tirarmi fuori dal gruppo a Non è la Rai, nonostante io fossi timidina e mai propensa a sgomitare. Un giorno con una sua uscita, durante una puntata, disse: qui abbiamo tra le ragazze la Kim Basinger italiana. Io mi nascosi sotto la sedia in quel momento, sperando che nessuno se ne accorgesse. Invece Boncopagni puntò il faro della luce su di me e da quel momento iniziò la musica di Nove settimane e mezzo e io cominciai a muovere timidamente i primi passi davanti al cruciverba di Non è la Rai».
Ha avuto un modello?
«Raffaella Carrà è stata la prima donna in tv che è riuscita a ipnotizzarmi con quel caschetto biondo, con quel suo modo di fare, con quella naturalezza con la quale riusciva a fare tutte le discipline richieste a una donna di spettacolo. Io impazzivo, la imitavo. Si immagini che anche mia figlia canta le canzoni della Carrà! La maestra, infatti, mi ha detto che Ginevra sembra una bambina degli anni ‘80». (Sorride)
Ma poi è riuscita a incontrarla nella sua carriera?
«Sì, in due dei suoi programmi. Averla vicino, riuscire a toccarla mi pareva ancora un miraggio, un po’ come se io fossi ancora la ragazzina sognante nella sua stanza…».
Sua figlia si chiama Ginevra, come la figlia della premier Meloni.
«Lo so. Sono nate all’incirca nello stesso periodo. Immagino che anche lei, in quanto madre, condivida le mie preoccupazioni per la situazione che il mondo sta vivendo. Mi auguro che la sua sensibilità femminile possa portare benefici a tutti i livelli».
A settembre si sposerà col suo Leonardo?
«Probabilmente slitterà ancora di un mese e mezzo perché il programma non era previsto… È da prima del Covid che ci stiamo provando ma entro il 2025 si farà». (Ride)
Senta, Carlo Conti continua a puntare su di lei. Ma un pensierino alla coconduzione del prossimo festival di Sanremo l’ha fatto?
«A chi non piacerebbe? Solo che io non mi propongo. Faccio sempre un passo indietro anziché farne in avanti. Poi ho visto altri che hanno fatto dichiarazioni pubbliche pur di essere scelte. Io preferisco continuare a vivere alla giornata».