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 2025  marzo 16 Domenica calendario

Francesca Piccinini: «Non gioco a pallavolo da 4 anni. Con Cristiano Doni è amore, con Paola Egonu mi confido. Una stalker cinese mi perseguita ogni giorno»

Francesca Piccinini, si è data al padel?
«Lo adoro. Ruolo: sinistra in attacco. Io attacco qualsiasi cosa».
E la pallavolo?
«Non tocco il pallone da quattro anni».

Su questo bisognerà necessariamente tornare. Però lei, la più vincente delle pallavoliste vincenti italiane, fa capire che ciò che le interessa adesso è guardare avanti, mica indietro. La incontriamo a Bergamo, nel 27Padel (appunto) di proprietà di Cristiano Doni, già bandiera dell’Atalanta, nonché suo compagno. «A proposito della coppia: abbiamo una regola sacra».
Dica.
«Non giocare partite tra noi. Mai».

Doni – durante l’intervista starà discretamente sullo sfondo, preso a gestire con lo staff l’arrivo di una «gigantesca criosauna» (cit.) che va installata tutta d’un pezzo e dunque genera una sfida logistica livello pro – si avvicina, annuisce: «Confermo. Noi due insieme in campo no. Sennò chissà come finirebbe».
Competitivi?
All’unisono: «Lui/lei di più».

Competitivi.
E adesso Francesca riprende la parola. Del resto per arrivare al suo curriculum essere competitivi è l’unica opzione: nata nel 1979 a Pietrasanta, esordio in A1 a soli 14 anni, in Nazionale subito dopo, poi a raffica 5 scudetti, 7 Champions, un oro mondiale, un europeo. Temibile schiacciatrice, martello di mezza Italia, 13 stagioni a Bergamo (nella Foppapedretti) che cementano il legame con la città.
Oggi vive qui?
«No, sono residente a Milano. Quattro anni fa, dopo una vita con il trolley, ho deciso: faccio l’investimento e – come caldeggiavano mamma e papà – cedo al mattone. Zona Monumentale, un’ottantina di metri quadri: carinissima, una bomboniera proprio come la volevo io. Ma insomma...».
Insomma cosa?
«La stagione del trolley forse non è finita».
Ha comprato casa a Milano quando i prezzi decollavano.
«Infatti mio padre, saputa la cifra per le dimensioni dell’appartamento, non ci ha girato intorno: sei pazza. L’impatto con il mercato immobiliare milanese non è stato semplicissimo. Preferisco sorvolare».
Perché è arrivata a Milano?
«Per il lavoro è comodissima (oggi Piccinini è anche commentatrice per Sky, ndr). Inoltre, avendo vissuto in molte città del nord – Bergamo, Novara, Torino, Modena – ho immaginato che fosse una buona base per essere vicina a tutto: gli amici, le squadre. Ora mi prendo del tempo per decidere. Certo i prezzi che impennano, anche per la vita quotidiana, non sono un punto a favore. Tutto costa caro e gli stipendi non salgono allo stesso modo».
A proposito di stipendi. Andrea Zorzi ha raccontato che, già da esordiente, come pallavolista prendeva al mese quanto il padre tranviere, per non parlare delle cifre degli anni della Generazione di fenomeni. Lei, Francesca, è un fenomeno: le donne sono pagate quanto i colleghi?
«No, almeno non allora: la differenza si sta appianando
. I club, le atlete e la Federazione stanno facendo tanti sforzi e contribuiscono ogni giorno alla crescita di questo meraviglioso sport. Anni fa mi hanno proposto di andare a giocare all’estero. L’offerta era veramente molto alta. Ho rifiutato per restare in Italia: il nostro campionato è il più forte al mondo».
Si è sempre mantenuta con il volley?
«Mia madre era impiegata amministrativa, mio padre caporeparto in fabbrica. Una famiglia normale, non ho mai chiesto aiuto economico ai miei. Guadagno soldini con la pallavolo da quando ho 14 anni e non mi posso lamentare. Dovrò dire sempre grazie a questo sport».
Oggi lo vive dall’esterno.
«Come commentatrice. E partecipo al lavoro di una società di Bergamo, la Chorus, con le ragazzine più giovani».
Che, tra parentesi, a Bergamo è la competitor della società che ha raccolto l’eredità della sua Foppa.
«Ho trovato nella Chorus e nel suo presidente Gianpaolo Sana uno spirito educativo, di attenzione alle nuove generazioni, che altrove non ho visto. Quindi ho scelto».
Ma le competizioni non le fa.
«Mi sono ritirata e non ho più toccato un pallone in quel senso».
Era tornata a giocare a 41 anni.
«Ricevendo anche molte critiche».
Si è parlato di una promessa non mantenuta.
«Più che una promessa, una proposta. Commentavo gli Europei nel 2019 e la nazionale, pur molto forte, non era andata benissimo. Il ct Davide Mazzanti, con cui eravamo amici, mi dice: verresti a dare una mano? C’era in ballo anche l’Olimpiade di Tokyo 2020».
In vista dei Giochi eccola di nuovo in pista con il Busto Arsizio.
«Sì, con quella prospettiva. Nel senso che ero a disposizione, è sempre il campo che decide. Non pensavo di competere con ragazze di 20 anni più giovani, la proposta di Mazzanti aveva un senso: ho un’esperienza innegabile. Avevo già annunciato il mio ritiro, non mi sarei mai sognata di rientrare senza un progetto vero. Invece poco dopo il mio rientro lui rilascia un’intervista: con Piccinini non ho mai parlato di Olimpiadi».
Non ha mai pensato di allenare?
«Oggi non mi vedo in palestra tante ore al giorno, non mi sogno nemmeno di rivivere certe tensioni. No, grazie. Dai 14 anni ai 37 non ho avuto un’estate libera
: è ora di respirare e guardare oltre».
Di ct donne non se ne vedono molte in generale.
«Lang Ping ha allenato anche in Italia. È bravissima».
Ma è cinese. Perché italiane no?
«Forse perché se scegli questa carriera devi mettere in conto di allenare tre anni qui, poi altri tre dall’altra parte del mondo. Se hai famiglia è più complicato avere l’appoggio, la forza di spostare chi ti accompagna, tenere testa alle critiche. Per noi donne, nel 2025, è ancora difficile. Purtroppo».
Lei è stata nella dirigenza della Uyba Busto Arsizio. Una giocatrice di quella squadra, Jennifer Boldini, ha vissuto la pressione di uno stalker poi condannato.
«Non ho incrociato Jennifer, tuttavia so che esistono queste realtà».
Lei è mai stata infastidita?
«Quando giocavo a Bergamo un tifoso – molto anziano in verità, quindi non mi ha spaventato più di tanto – mi ha seguita fino a casa, è arrivato al mio appartamento e ha suonato. L’ho cacciato ed è finita lì. Invece guardi qui...».
Il telefono di Francesca si apre in una mitragliata di messaggi su Instagram: decine nelle ultime tre ore. Migliaia visti tutti insieme. Dalla Cina.
«Questa donna – che forse mi ha incrociato quando con la nazionale sono stata a Pechino – mi scrive assurdità da anni: ha scovato il profilo di mia madre e le dice che lei è la mia fidanzata, che mi ama o mi odia a seconda del giorno; ha la foto del profilo con un montaggio di noi due, se intercetta commenti di miei amici capita che li insulti. Mi ha mandato foto imbarazzanti (a dire poco). L’ho bloccata ma ricompare con altri profili. Ho deciso di ignorarla».
Ha denunciato?
«No. Finora la distanza ha permesso di mettere un argine».
È un personaggio pubblico anche perché vive, oltre allo sport, il mondo dello spettacolo. Rifarebbe tutto, calendari inclusi?
«Non ho mai fatto foto volgari ed è sempre stato un modo di mettermi alla prova. Amo anche lo spettacolo: sono stata la “sostituzione maternità” di Belen Rodriguez a Colorado café, ho fatto Pechino Express e da poco Celebrity Chef. Tutto mi è piaciuto perché tutto mi ha dato bei ricordi».
Il Conegliano è la squadra più forte di tutti i tempi o la sua Foppa lo batterebbe?
«Loro respirano oggi il clima competitivo e vincente che vivevamo noi ai tempi. Ma la Foppa era la Foppa!».
Vede in capo una nuova Piccinini oggi?
«Ah, è dura! Forse no»
Poi si fa pensierosa.
«Un giorno tra mille ho notato questa ragazza alta, giovanissima, e un po’ mi sono rivista: è Stella Caruso (figlia di Guendalina Buffon e nipote del “portierone” Gianluigi Buffon)».
Paola Egonu è una sua erede?
«Abbiamo ruoli diversi però con Paola ho molte affinità, siamo amiche e a Milano ci vediamo, ci sentiamo e ci confrontiamo. Io ho 46 anni e lei 26: spesso le do consigli».
Di sport o di vita?
«Entrambe le cose, siamo molto legate e tante volte mi rivedo in lei. È fortissima e, come era per me, è sottoposta sempre a tante pressioni. Paola è sensibile, dolce, riservata. Le dico di divertirsi e di godersi al massimo questi anni».
Le italiane hanno conquistato l’oro olimpico, quello che mancava a lei e anche agli uomini della Generazione di fenomeni.
«Mi piace pensare che un pezzettino di questo meritatissimo successo sia anche di noi che abbiamo tracciato la strada».
Per lei ora è tempo di padel.
«Sì! Ho iniziato quattro o cinque anni fa, non avevo mai giocato e quindi che fatica. Faccio ore e ore di lezioni solo sul rovescio. Non passo in palestra le 8 ore al giorno del volley, ma se decido di mettermici in una cosa non ho vie di mezzo».
Quindi partite ogni giorno?
«Quasi. Con la squadra del 27padel abbiamo conquistato le Regionali del torneo Tpra. Altre volte entro a fine partita o quando manca un giocatore».
Una Piccinini panchinara?
«Si inizia così».

Il padel diventerà anche un lavoro?
«Il centro è di Cristiano».
Lei lo chiama e lui torna ad avvicinarsi: «Cri, la diciamo quella cosa ufficialmente?».
Quale cosa?
Ride. «Che faccio anche le pulizie!».

E aggiunge: «Questo posto l’ho visto nascere, sono talmente legata che, se noto dettagli che possono essere migliorati, mi ci metto: sistemo il materiale nello store, raccolgo le bottigliette dimenticate a terra».
E lo staff cosa dice?
«Ah, loro sono bravissimi, credo che apprezzino il fatto che nonostante io non sia tenuta a fare certe cose, agisco col sorriso».
Doni: «È bravissima anche lei. Un po’ fissata».
Nuova amichevole (forse) gomitata.
Chiude Francesca: «Non mi hai ancora assunta. Spero non ti lasci scappare il curriculum».