Corriere della Sera, 15 marzo 2025
Troppa rassegnazione sul dossier dell’auto
L’Italia riuscirà a rilanciare l’auto? C’è rassegnazione sul dossier. L’idea di riconvertire la componentistica su spazio e difesa ha un inevitabile sottinteso: dall’automotive intanto si esce. I dati Anfia sulle 11 mila vetture prodotte in Italia a gennaio fanno tremare: avanti così e a fine anno avremo meno della metà delle 300 mila vetture del 2024. Che poi è stato il peggior anno dal 1956.
Intanto che si fa? Si aspetta. Prima si aspettava il 5 marzo e il piano della commissione Ue. Adesso si aspetta la fine del 2025 quando saranno ridiscusse le regole sullo stop al motore a scoppio. In nome della neutralità tecnologica. Neutralità tecnologica misurata come è ancora da capire. Volgendo lo sguardo a casa nostra, i fondi per il rilancio del settore sono scesi da 6 miliardi tra 2025 e 2030 (in pratica un miliardo l’anno) a 2,5 in tutto tra 2025 e 2027. Per fare che cosa? Uno per accordi per l’innovazione, 1,1 per contratti di sviluppo, 400 milioni per credito d’imposta e altre misure.
Intanto la questione del costo dell’energia sta tornando nel dimenticatoio. Si spera che al calo del MWh ci pensi la tregua in Ucraina. I picchi potrebbero scendere, ma resterebbe il divario con gli altri Paesi Ue: abbiamo l’energia più cara del continente. A proposito: sarà forse anche per questo che gli investitori cinesi preferiscono Spagna e Ungheria? Servirebbe un gioco d’attacco del sistema-Paese per sciogliere a monte i nodi della scarsa competitività. Ma questo comporta rischi. Che né la politica né le associazioni d’impresa sembrano voler correre.