Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2025  marzo 16 Domenica calendario

Alberto Melloni: “La Bibbia non è un best seller, smettiamo di ridurla a un fantasy”

Basta partecipare a una messa per accorgersi delle odierne difficoltà nel commentare le Scritture. Nelle omelie il Vangelo è spesso ridotto alla sceneggiatura di un racconto su Gesù. Nel Cinquecento giravano le bibbie tradotte in volgare tre secoli prima ma la storia delle difficoltà con la traduzione inizia con Lutero», dice il professor Alberto Melloni, ordinario di Storia del cristianesimo all’Università di Modena-Reggio Emilia, titolare della cattedra Unesco sul pluralismo religioso e direttore della fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII. Domani alla chiesa Santa Maria della Pietà di Bologna lo storico della Chiesa presenterà con il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi e il giornalista Aldo Cazzulo la nuova edizione della Bibbia di Gerusalemme nel cinquantesimo anniversario dalla prima pubblicazione. Un’occasione per riflettere sul potere trasformativo della Bibbia, un testo che ha segnato e continua a ispirare la cultura e la spiritualità di milioni di persone. Il crescente apprezzamento per il testo sacro si riflette anche sul successo editoriale: nel 2024 le copie vendute hanno registrato un incremento del 21 per cento rispetto all’anno precedente. Ma oggi che le citazioni bibliche riecheggiano nella politica globale (dai teocon Usa agli ortodossi filo-Putin) è utile risalire ai padri domenicani francesi dell’École Biblique, la scuola biblica e archeologica insediata alla Porta di Damasco. Tra introduzioni, note e indici tematici emerge così l’incidenza sulla letteratura, la filosofia e l’arte di un testo di riferimento anche al di fuori della sfera religiosa.
Papa Francesco ha definito la Bibbia il libro attraverso cui Dio parla: “Brucia come il fuoco, non esiste per essere messa sullo scaffale”. Ma è davvero letta?
«Credo che si debba dire che la riduzione della Bibbia a didascalia dell’arte o la sua equiparazione alla letteratura epica sia una delle trappole dell’analfabetismo religioso. Il problema è un altro e riguarda il rapporto fra conoscenza scientifica, produzione teologica e opinione pubblica. Anche per la storia è così: il mestiere e la professione sono un ostacolo. Li si ritiene specialisti oscuri. E semmai gli specialisti si ritengono depositari di saperi che il volgo deve remunerare senza che vi sia restituzione (non divulgazione: restituzione). Al contrario ci sono dei medium (i giornali, i video) che sono ritenuti affidabili perché propongono considerazioni di “uno come me”. La ricostruzione di un accesso coltivato, impegnato, metodico alla Bibbia va in questa direzione».
Perché nonostante gli sforzi ecumenici della Chiesa cattolica, dell’ortodossia e di molte confessioni cristiane resta difficile mettersi d’accordo sulla traduzione della Bibbia?
«La storia della Bibbia inizia 500 anni fa con Lutero. È lui, l’ex monaco agostiniano in rotta con Roma, l’inventore della coscienza individuale, secondo cui la libertà del cristiano si manifesta nella conoscenza della Scrittura, nell’esperienza della forza liberante della parola. Ciò suppone un atto di responsabilità individuale che trova appunto piena espressione nella Bibbia tradotta nelle lingue parlate».
Un atto di ribellione al papato?
«In realtà la traduzione in volgare precede Lutero. Mario Cignoni nel 1266 ha tradotto il Vangelo di Giovanni: il più antico testo in volgare. È una di quelle traduzioni che conosceva anche San Francesco, come viene raffigurato anche nel film di Liliana Cavani, quello che inizia con l’eretico scorticato dalle cui tasche cade un piccolo vangelo che il Poverello di Assisi prende, legge e definisce Scrittura sine glossa, perché non c’era spazio in pagina per le annotazioni. E lo stesso accadde per la lingua francese».
Il monaco Giuseppe Dossetti, vicesegretario della Dc e poi fondatore a Monte Sole della piccola Famiglia dell’Annunziata, sosteneva che i grandi cambiamenti “laici” dell’umanità sono preceduti da cambiamenti teologici. È così anche per le traduzioni della Bibbia?
«Sì. Per reazione a Lutero il Concilio di Trento canonizzò un’unica traduzione della Bibbia, la più bella di tutte, quella di San Girolamo. Tutte le altre traduzioni vennero proibite, mandate al rogo mentre l’uso della Scrittura sine glossa coincideva con ambienti sospetti di pauperismo e di contestazione della società ecclesiastica. Da secoli la lettura filologica della Bibbia innesca il corpo a corpo tra la Chiesa cattolica e la modernità. Per questo la Bibbia è stata messa sotto controllo dai pontefici fino alla Dei Verbum, la costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II sulla rivelazione divina e sulla sacra scrittura».
Come si è arrivati mezzo secolo fa alla Bibbia di Gerusalemme?
«Fin dagli anni Cinquanta i domenicani francesi della città santa lavoravano per tradurre in francese e annotare una Bibbia diversa da quella gallicana, ugonotta e da quella letta da Pascal. Un apparato di note di grande intelligenza contribuì a un successo in grado di mettere in collegamento cultura alta e lingua corrente. Fino ai giorni nostri in Italia ci sono state pochissime traduzioni della Bibbia in direzione di un linguaggio più accessibile. Dopo il Concilio Vaticano II i vescovi italiani sono stati i primi a dotarsi di un’unica traduzione, poi ritoccata in alcuni particolari per avvicinarsi alla lingua parlata. Adesso festeggiamo il cinquantesimo della Bibbia di Gerusalemme e ci poniamo nuovamente la domanda di come leggere la Scrittura».
Intanto però si afferma soprattutto negli Stati Uniti un uso “politico” della Bibbia?
«Il termine fondamentalismo nasce proprio dall’utilizzo della Scrittura per fissare le cosiddette questioni non negoziabili. È il ritorno alla Bibbia in cerca di sicurezza nella fede perché la società odierna sembra avere due sole certezze: la fine del mese e la fine del mondo. Al tempo stesso è frequente imbattersi in un giovane clero ritualista che ha scarsissimi rapporti con la Bibbia e ne offre un’interpretazione a slogan. Così al posto della meditazione c’è l’accompagnamento psicologico» —