ilgiornale.it, 16 marzo 2025
Una protesta rovina la festa al cardinale anti-Trump. La grave accusa
L’esordio del cardinale anti-Trump a Washington non è stato dei più felici. Robert McElroy, nuovo arcivescovo della diocesi della Casa Bianca e nominato da Francesco nonostante le sue posizioni fortemente critiche nei confronti del presidente repubblicano, si è insediato martedì scorso nel corso di una messa nella Basilica del santuario nazionale dell’Immacolata Concezione. La celebrazione però non ha risparmiato amarezze al cardinale statunitense, sia fuori che dentro la chiesa.
L’accusa
Fuori dalla Basilica, insieme ad un gruppo di manifestanti, si è presentata con tanto di cartelli di protesta Rachel Mastrogiacomo. La donna è da tempo una grande accusatrice di McElroy che, a suo dire, sarebbe stato complice nell’insabbiamento di un caso di abusi commesso ai suoi danni da un sacerdote della diocesi di San Diego. Di recente Mastrogiacomo ha scritto una lettera al presidente Trump, al suo vice JD Vance e a tutti i rappresentanti del Congresso di fede cattolica per raccontare la sua storia. Nel 2018, dopo un patteggiamento, il tribunale del Minnesota ha condannato a 10 anni di libertà vigilata per condotta sessuale criminale il sacerdote Jacob Bertrand. Il crimine sarebbe stato commesso nel 2010 durante una messa privata celebrata in una casa del Minnesota. Bertrand aveva conosciuto Mastrogiacomo a Roma durante un comune periodo di studi ed era diventato per lei una sorta di direttore spirituale. La donna ha raccontato di aver denunciato per la prima volta l’accaduto alla diocesi di Raleigh nel 2014 e questa segnalazione sarebbe arrivata anche alla diocesi di San Diego dove nel frattempo aveva iniziato a prestare servizio in parrocchia il sacerdote. Nonostante ciò, dopo un iniziale periodo di pausa, Bertrand sarebbe tornato ad operare in altre parrocchie tra il 2015 ed il 2016. Nel frattempo a guidare la diocesi dall’aprile 2015 era proprio il futuro cardinale McElroy. A quel punto Mastrogiacomo decise di rivolgersi alle autorità civili e nell’aprile del 2016 presentò denuncia penale. Ad agosto Bertrand si prese un’aspettativa dal ministero, poi ad ottobre dello stesso anno venne incriminato e nel gennaio del 2017 ammise la sua condotta che gli è costata una condanna nel 2018 e l’addio al sacerdozio. Nell’unica dichiarazione a lui attribuita sul caso, l’attuale arcivescovo di Washington ha respinto ogni responsabilità sostenendo che il prete sarebbe stato riassegnato prima del suo arrivo a San Diego. In questi anni Mastrogiacomo ha continuato ad accusare McElroy di insabbiamento con toni molto duri e nel giorno del suo insediamento a Washington ha deciso di “sfidarlo” di persona agitando fuori la Basilica un cartello che lo definiva “complice”. Poi la donna è anche entrata in chiesa e durante la processione finale ha incrociato lo sguardo del cardinale. Fuori dalla Basilica, Mastrogiacomo ha raccontato la sua vicenda ai microfoni della War Room di Steve Bannon.
Chiesa vuota?
Oltre alla presenza della vittima di condotta sessuale criminale, la messa di insediamento del nuovo arcivescovo ha fatto discutere per la presunta scarsa partecipazione di fedeli. In diverse foto circolate sui social si potevano vedere vistosi spazi vuoti tra le panche della Basilica. Secondo i detrattori di McElroy ciò dimostrerebbe la poca popolarità del presule che già prima di insediarsi ha iniziato a criticare le politiche di Trump, dichiarando che “una deportazione più ampia, indiscriminata e massiccia in tutto il Paese sarebbe incompatibile con la dottrina cattolica”. Altre cronache hanno invece descritto come “gremita” la Basilica per la celebrazione a cui hanno partecipato, tra gli altri, i cardinali Christophe Pierre, Sean O’Malley, Joseph Tobin, Blase Cupich; Timothy Dolan, Donald Wuerl e Wilton Gregory.
Il fardello McCarrick
Le reazione alla messa d’insediamento a Washington sembrano confermare che il nome di McElroy resta divisivo nel panorama del cattolicesimo a stelle e strisce. Un rischio che, secondo diverse ricostruzioni, era stato presentato al Papa da chi gli avrebbe anche suggerito di scegliere una figura meno esposta. Alla fine, però, forse proprio per dare un segnale all’amministrazione Trump, il Papa aveva deciso di dare fiducia all’ex vescovo di San Diego. Contro la nomina di McElroy non c’era però soltanto le sue dichiarazioni molto critiche verso Trump e le sue posizioni liberal sui temi ecclesiali, ma anche per non aver più dato seguito nel 2016, dopo due iniziali colloqui, alle richieste di incontro dello psicoterapeuta Richard Sipe che aveva raccolto testimonianze di seminaristi sulla condotta criminale dell’ex cardinale Theodore Edgar McCarrick dimesso dallo stato clericale nel 2019 per violazioni del Sesto Comandamento del Decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere. La punizione era arrivata dopo che McCarrick era stato incriminato per pedofilia dalla giustizia americana.
McElroy ha difeso il suo comportamento sostenendo, a proposito di Sipe, che “le limitazioni alla sua disponibilità a condividere informazioni corroboranti hanno reso impossibile sapere cosa fosse reale e cosa fosse una voce”.