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 2025  marzo 15 Sabato calendario

Meloni furiosa su Delmastro. FI: “Ora serve chiarimento”


L’ennesimo scivolone. Stavolta politico. Consegnato al Foglio, in uno sfogo per dire che della riforma sulla separazione delle carriere gli piace “solo il sorteggio”. E nient’altro. Un colpo, durissimo, all’unica riforma costituzionale che il governo proverà a portare a casa, quella della Giustizia. E anche al suo stesso ministro, Carlo Nordio, che su questa riforma ha puntato tutto. È l’ennesima giornata nera per il sottosegretario alla Giustizia di FdI, Andrea Delmastro Delle Vedove. Appena a Palazzo Chigi leggono le dichiarazioni che Delmastro affida al Foglio contro la separazione delle carriere scatta l’allarme. Anche gli alleati, soprattutto quelli di Forza Italia, scattano contro Delmastro.
Il primo è il vicepremier Antonio Tajani, che si è intestato la riforma della Giustizia. Sa che ci sono resistenze e sa che i dubbi di Delmastro – quello di dare troppo potere ai pm con un doppio Csm – sono condivisi dentro Fratelli d’Italia. La linea che Tajani dà ai suoi dal Canada, dove partecipa al G7, è chiara: attaccare il sottosegretario spiegando che la sua è un’opinione “personale” e che si va avanti sulla riforma. Così intervengono il portavoce Raffaele Nevi per dire che “si va avanti in maniera compatta” e Tommaso Calderone che parla di “posizione incomprensibile”. Tajani però decide di non lasciarla passare. Non interviene in prima persona. Lo fa fare al suo viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto. Tajani è pronto a chiedere un chiarimento di maggioranza, una riunione per capire se ci sono ancora le condizioni per andare avanti sulla riforma.
Sisto quindi chiama Delmastro, che però si giustifica così: “Sono stato tratto in inganno, le mie frasi sono state decontestualizzate. Si va avanti”. Forza Italia è dubbiosa, teme il trappolone, che l’unica riforma venga bloccata dai veti incrociati. Così il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, parlando col Fatto, critica chiaramente l’uscita del sottosegretario meloniano: “Diamo a Delmastro ciò che è di Delmastro e alla riforma ciò che è della riforma: la maggioranza ha deciso e non si torna indietro. Sapesse quante cose a me non piacciono del governo, dalla deriva panpenalista in giù, ma noi le votiamo per lealtà. Si chiamano compromessi e compensazioni”. Certo, Delmastro sta diventando un problema nella maggioranza, anche politico, dopo i diversi scivoloni: “Io lo invito a mordersi la lingua – conclude Mulè – soprattutto perché per il ruolo che ricopre ogni suo ragionamento può aprire inutili fronti interni e prestare il fianco all’unità delle molto divise opposizioni”.
Anche la Lega vuole un chiarimento dal sottosegretario e quindi Delmastro parla anche col suo collega Andrea Ostellari, che però si mostra meno battagliero di Sisto. Chi invece non ci sta è il ministro Nordio. Si sente tradito, colpito nella sua battaglia. Così lo chiama. Lo rimprovera e gli chiede di rettificare. Il ministero della Giustizia non esclude una nota per sconfessare ufficialmente il sottosegretario. Alla fine, da Venezia, il Guardasigilli smussa le polemiche parlando alle Camere Penali: “Ha già chiarito, c’è stata un’enfatizzazione giornalistica, si va avanti con la riforma”.
Ma chi non l’ha presa per niente bene è la premier Meloni. Parte alle 9 da Roma per Torino per partecipare a un evento sulle Olimpiadi invernali, ma decide di non parlare direttamente col suo sottosegretario (che per tutto il giorno sarà impegnato nelle caserme della Penitenziaria).
La definiscono come “furiosa”, per un danno d’immagine enorme per il governo. Sa che al referendum le opposizioni useranno questa dichiarazione contro il governo e non bisogna dare strumenti al centrosinistra e al mondo della magistratura e degli intellettuali che si uniranno per fare fronte comune contro l’esecutivo. La ritiene una scivolata, che danneggia l’esecutivo. Ma affida tutto ai suoi due fedelissimi, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Sono loro a dover gestire il caso. Entrambi vengono descritti come molto irritati con il sottosegretario. Anche perché sanno che un’uscita del genere non può che far arrabbiare i magistrati che infatti, tramite l’Anm, accusano l’esecutivo di volerli mettere sotto il controllo della politica. La nota di rettifica viene fatta con l’aiuto di Fazzolari. Non si può smentire perché c’è il rischio reale – e in effetti è così – che un audio possa sconfessarlo una seconda volta. Si decide quindi di precisare in una nota che il contenuto delle parole di Delmastro è stato “esasperato”. Una certa freddezza arriva anche da Fratelli d’Italia: a difenderlo ci pensano solo il responsabile organizzazione Giovanni Donzelli, la sua fedelissima Carolina Varchi e il senatore Marco Lisei. Gli altri restano in silenzio. Imbarazzato. Ancora una volta.