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 2025  marzo 15 Sabato calendario

Meloni teme Salvini: no a truppe, via “riarmo” e zero impegni su 2%

Una riflessione andata avanti per tutto il giorno. Mi si nota di più se vado o non vado, avrà pensato, nannimorettianamente, Giorgia Meloni. Ieri sera, però, la premier ha deciso di collegarsi questa mattina alla call dei “volenterosi” convocata dal primo ministro britannico Keir Starmer sulla guerra in Ucraina. D’altronde, come aveva chiesto, un segnale da Londra è arrivato: il programma del vertice è un po’ cambiato e, come da richiesta della presidente del Consiglio italiano, non si parlerà solo della possibilità di inviare truppe in Ucraina e di spese militari, ma anche di diplomazia. L’ordine del giorno, insomma, viene modificato. Meloni inoltre non vuole essere accusata di lasciare la sedia vuota dell’Italia di fronte alla presenza anche della Nato e dell’Unione europea e di perdere il treno franco-tedesco nelle trattative con gli Stati Uniti. Anzi, Meloni si collegherà proprio per ribadire nettamente la sua posizione: niente truppe sul terreno, non è la soluzione più “efficace” (come aveva detto al vertice di Parigi) e sarebbe complessa anche dal punto di vista operativo.
La posizione della premier d’altronde, ormai, si sta avvicinando sempre di più a quella del presidente americano Donald Trump. E lo si vedrà martedì e mercoledì quando farà le comunicazioni alla vigilia del Consiglio europeo in Parlamento. La premier sta limando il discorso con il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, responsabile comunicazione del governo, e con il suo consigliere diplomatico, Fabrizio Saggio. Ogni parola viene pesata. Poi toccherà alle risoluzioni di maggioranza. E qui la premier dovrà dare prova di equilibrismo. Avrebbe preferito la solita formula standard da prassi senza nessuna presa di posizione – “sentite le comunicazioni della premier, la Camera approva” – ma la Lega si è impuntata per evitarlo. Il partito di Matteo Salvini si è imposto per scrivere una risoluzione e approvare un atto di indirizzo complesso che impegni il governo. Sarà fatto lunedì dopo due riunioni: una in via della Scrofa con i vertici di Fratelli d’Italia e i ministri e una tra il titolare dei Rapporti col Parlamento meloniano Luca Ciriani e i capigruppo di maggioranza. Anche se, a quanto risulta al Fatto da due fonti a conoscenza del dossier, una bozza di massima già c’è. Un documento scarno, in pochi punti, per evitare fratture politiche. Sulle trattative di pace in Ucraina la maggioranza si impegnerà a sostenerle in linea con la decisione presa al Consiglio del 6 marzo: in Ucraina servirà una “pace giusta e duratura” rispettando “l’integrità territoriale” di Kiev, sarà la premessa del documento. Sulla questione del piano di riarmo europeo, invece, la maggioranza ha deciso che la parola stessa non ci sarà, dopo la richiesta della premier (inevasa) di cambiare il nome.
Il testo,dunque, parlerà di Difesa europea e il governo si dirà favorevole allo scorporo delle spese per la Difesa dal calcolo del deficit. Resta però l’obiettivo del 2% da raggiungere, ma senza indicare un impegno preciso temporale: il governo, insomma, preferirà non individuare una data per spendere altri 10 miliardi in più l’anno come chiedono la Nato e gli Stati Uniti. Inoltre, la maggioranza vuole prevedere una clausola per far sì che il nuovo piano di riarmo europeo non vada a discapito del Welfare: non si potrà dunque tagliare la spesa sociale e sanitaria e non potranno essere utilizzati i fondi di coesione per la Difesa. Un modo, questo, per mettere d’accordo la maggioranza e trovare un punto d’intesa con la Lega di Salvini che sta provando a inserire anche un impegno sul fatto che gli acquisti in materia di Difesa debbano avvenire dando la priorità alle imprese italiane. Ma su questo la trattativa è ancora aperta. Meloni ha dei dubbi: alla Difesa pensano che non sia così semplice farlo, visto che le nostre aziende non sarebbero pronte per commesse così sostanziose. Un documento così vago e senza impegni sul riarmo servirà alla premier anche per pararsi dalle accuse delle opposizioni e dall’opinione pubblica. Tra i punti ce ne sarà anche uno sull’immigrazione: il governo si dirà soddisfatto per il “cambio di paradigma” dell’Ue con il nuovo piano per i rimpatri con hub anche all’estero. E chiederà di accelerare l’approvazione.