La Stampa, 15 marzo 2025
Sicurezza, la mossa pro Musk di Salvini: “No ai satelliti di Francia e Regno Unito”
Giorgia Meloni ha chiesto di abbassare la temperatura su Starlink, e Matteo Salvini la aumenta ogni giorno. La premier vuole che cali il silenzio per non compromettere un accordo per l’utilizzo dei satelliti a bassa orbita di Space X che resta all’orizzonte, ma che rischia di essere travolto dalle resistenze politiche, in Italia e in Europa, contro Elon Musk. Il vicepremier leghista invece ormai si muove apertamente per conto del magnate entrato a pieno titolo nel governo di Donald Trump: lo acclama quando dagli Stati Uniti piomba ruvidamente nei dibattiti elettorali delle democrazie europee, si schiera al suo fianco nel sostegno all’ultradestra tedesca di Afd che tra le altre cose propone di mollare a se stesso un Paese sommerso dal debito come l’Italia, ma soprattutto pubblicizza la sua costellazione di satelliti e fa trapelare l’idea di un dossier contro un diretto concorrente di Starlink, Eutelsat.
Salvini ha annunciato di voler studiare meglio la composizione degli azionisti, ma sa già cosa cerca. Il 35% dell’azionariato è in mano a soggetti istituzionali divisi tra Regno Unito e Francia. Più nello specifico, dopo il primo azionista – Bharti Enterprises, una multinazionale indiana – il secondo e terzo sono il governo del Regno Unito e la BpiFrance Partecipations, società pubblica, versione francese della Cassa depositi e prestiti. Due soggetti che sono diretta espressione degli esecutivi di Londra e di Parigi, un aspetto che Salvini vuole utilizzare per affondare le interlocuzioni del governo con Eutelsat, annunciate dal Financial Times e non confermate da Palazzo Chigi. Pochi giorni fa, Salvini si era scagliato contro la società, dicendo che sarebbe stato «singolare per gli interessi italiani scegliere un soggetto francese (magari con partecipazione cinese)». Un attacco che è stato rilanciato da Andrea Stroppa, delegato agli affari di Musk in Italia. Gli approfondimenti dei suoi consiglieri hanno chiarito che in realtà non c’era motivo di arrivare fino a Pechino, ma bastava fermarsi nelle capitali inglese e francese.
L’argomento del leader della Lega è stato condiviso con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e altri esponenti del partito: «Non possiamo permettere che le connessioni di sicurezza italiane finiscano nelle mani di una società che risponde a due governi stranieri, anche se alleati», è il ragionamento di Salvini. Detto altrimenti, il vicepremier vuole sostenere che se dalle opposizioni viene considerato un problema Musk, perché è un privato con un ruolo nell’amministrazione Usa, allora perché non deve valere lo stesso per un’azienda che è controllata da Francia e Regno Unito?
La coincidenza permette a Salvini di inserire la sua campagna a favore di Musk all’interno di una strategia d’assalto contro l’Unione europea, e ancora contro le iniziative del presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro inglese Keir Starmer. Starlink non è un capitolo a parte della nuova frontiera del riarmo europeo. Ma potrebbe rientrare in alcune commesse in Italia: al momento c’è stata la conferma in Parlamento, attraverso il ministro Luca Ciriani, che sono stati attivati progetti pilota in ambasciate e sedi diplomatiche, in Libano, Bangladesh e Iran, come aveva rivelato La Stampa lo scorso novembre.
Nel progetto di far deflagrare l’Europa, per Salvini tutto si tiene: la costellazione di Musk, i dazi contro l’Ue minacciati da Donald Trump, l’abbraccio a distanza con Calin Georgescu, il populista filorusso che la Corte costituzionale romena ha escluso dalle elezioni presidenziali per la valanga di segnalazioni su possibili interferenze di Mosca. A parte le tariffe commerciali, sulle quali si è schierata con l’Europa, prendendo le distanze da Washington, sul resto Meloni non la vede troppo diversamente da Salvini. Semplicemente, il ruolo da presidente del Consiglio le impone di non scendere nell’arena del derby delle ultradestre italiane. Salvini può dire certe cose, lei no. La premier vorrebbe chiudere con Starlink, anche se mantiene aperte altre strade: il tumulto creato dagli insulti di Musk rivolti su X – social di sua proprietà – ai leader europei democraticamente eletti, più quelli in frequenza minore di Stroppa (persino contro FdI che aveva votato un emendamento sgradito), e poi la minaccia del miliardario creatore di Tesla di spegnere i satelliti in Ucraina, hanno avuto l’effetto di irrigidire le trattative. Se infine Bruxelles dovrà rispondere alla guerra commerciale di Trump, lo stop a Musk potrebbe anche diventare una ragione in più per difendere gli interessi dell’Ue. A quel punto le costellazioni di satelliti alternative a Starlink vedranno crescere le proprie chance.