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 2025  marzo 15 Sabato calendario

Riccardo Scamarcio: “Sono un uomo romantico e rispetto le donne, oggi mi sento un gattino da divano”

Un uomo mite, precipitato nella rete di una «femme fatale» che alla fine lo costringe a dare la sua prima, estrema, prova di coraggio: «Una persona molto lontana da come sono io nella vita reale». Istintivo, irruente, sempre in lotta con un profilo macho che tende a prevalere su tutto e che forse non gli assomiglia più di tanto, Riccardo Scamarcio sta imparando a usare le parole con cura, perché quando non lo fa apriti cielo: «Stavolta, in questa storia, lavo per terra, faccio la spesa, e passo anche l’aspirapolvere, non mi potete dire nulla», scherza parlando del suo personaggio, Luca, nel nuovo film di Stefano Sardo Muori di lei. Il riferimento è alla recente dichiarazione che ha fatto il giro del web in cui, con sprezzo del pericolo, in piena dittatura politically correct, ha affermato, durante un’intervista a Belve, che «in famiglia uno fa il maschietto, l’altro la femminuccia». Dichiarazione «travisata», ha poi spiegato lui, risalente a molti anni fa, e poi rettificata nel salotto domenicale di Mara Venier: «Se qualcuno si è sentito offeso, chiedo scusa, ma non era mia intenzione. Rispetto le donne e lo dice la mia storia».
Di recente si è definito un «uomo del Sud». Che cosa voleva dire?
«Sono “boutade”, evidenti provocazioni, direi piuttosto che a volte sono anche un uomo romantico. Di sicuro un uomo per cui resta valido un codice comportamentale che comprende anche il portare un bicchiere d’acqua o aprire la portiera della macchina a una donna. Comunque preferisco non aprire questo file, evitare le polemiche... oggi mi sento un gattino da divano, come il personaggio del film, uno che vorrebbe essere un leone, ma non lo è».
In questi anni l’universo femminile si è evoluto, i maschi sono stati al passo o no?
«Non faccio il sociologo, negli ultimi tempi sono accadute tante cose che hanno cambiato il mondo in senso positivo e hanno aperto riflessioni importanti su come la società abbia reagito a certi mutamenti. In ogni caso io, più che ai fenomeni globali, tendo a preoccuparmi dei comportamenti dei singoli individui».
Il protagonista ha avuto un padre eroico, una figura con cui sente di doversi confrontare, senza mai riuscire a raggiungere quel livello. Ha ritrovato qualcosa di se in questo stato d’animo?
«Con mio padre ho avuto un rapporto fantastico, per me è sempre stato un esempio, la nostra è stata una relazione bellissima, viscerale. Mio padre è stata la persona che mi ha insegnato l’onestà, in maniera quasi ossessiva».
Ha raccontato che la scomparsa di suo padre ha coinciso con un’importante presa di coscienza. Come mai?
«Per far capire che cosa ha significato stargli accanto fino alla fine e poi perderlo posso dire che, nei momenti più terribili, mentre stava morendo, è stato lui a consolarmi. Vederlo mentre se ne andava mi ha fatto realizzare per la prima volta che quella cosa accadrà anche a me».
Muori di lei (dal 20 nei cinema con Medusa) è ambientato in pieno lockdown. Sono passati 5 anni. Che cosa le ha lasciato quell’esperienza?
«La pandemia mi ha colpito nel profondo, mi ha fatto riflettere sul fatto che nelle nostre vite possa sempre accadere qualcosa di apocalittico. Sono stato, per natura, un po’ dietrologo e complottista, secondo me a ragione, ma adesso, dopo il Covid, ho la conferma che fermare il mondo è possibile. È una cosa che è accaduta, l’abbiamo vista tutti, sotto i nostri occhi».
Che cosa le ha provocato questa consapevolezza?
«Mi ha fatto mutare il paradigma di analisi rispetto a tutto quello che ci accade intorno, nella società in cui viviamo».
Stavolta recita in un thriller che, sulle prime, sembra una commedia. Come si è trovato?
«Quando ho letto il copione ho visto che conteneva diversi generi e questo mi è piaciuto, è come se il film cambiasse pelle, comincia in un modo e poi prende un’altra strada. Per un attore il cambio di passo è sempre un po’un pericolo, deve sempre non assecondare il genere, tirare dritto, credendo in situazioni anche paradossali. Poi la commedia torna sempre, da qualche parte...».
E a lei pace?
«Sì, la commedia mi piace molto, la preferisco al thriller».
Sua madre fa la pittrice e lei ha interpretato di recente Modigliani nel film di Johnny Depp. Che cos’è l’arte per lei?
«Qualunque cosa può essere arte, è una questione di frequenza, quasi elettromagnetica, l’arte è una cosa intima, misteriosa, che fa mi fa provare forti emozioni. Se devo riferirmi al cinema, direi che 8½ è forse il film più bello che abbia mai visto».