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 2025  marzo 15 Sabato calendario

La dura vita dei giovani lavoratori: sfruttati, denigrati e ignorati

«Nessuno mi saluta o mi parla: sono solo il lavapiatti. A fine serata, il capo lascia una busta sul bancone, senza guardarmi. A volte c’è tutto, altre mancano soldi. Ma non posso dire nulla». Luca (nome di fantasia) è un ragazzo di 27 anni. Lavora in una cucina di Palermo. È solo uno dei tanti giovani italiani che affronta quotidianamente condizioni di lavoro molto critiche. «Ho passato quasi un anno a lavare piatti e a sentirmi invisibile. So che è l’unico modo per pagarmi questa università che va avanti da troppo tempo».
Ma Luca non è solo. C’è anche Pietro, altro nome di fantasia (nessuno dei ragazzi ha rivelato il proprio nome, probabilmente per paura di non trovare un altro lavoro), napoletano di 25 anni. Lavorava come commesso in un negozio di articoli sportivi: «Mi avevano detto di lavorare sodo per due mesi e che mi avrebbero sistemato con un contratto. Quando la stagione è finita, ho chiesto di essere regolarizzato e mi hanno risposto: “Peccato, ci abbiamo ripensato”. Ho lasciato: non era solo per i soldi che cercavo quel lavoro, volevo sentirmi rispettato».
“Tu pulisci i bagni perché sei donna”
Le storie di questi ragazzi sono struggenti. Alcuni rimangono in condizioni precarie, a volte senza contratti. Ma c’è anche a chi va peggio: «La spiaggia era piena, come ogni giorno – racconta un 24enne salernitano –. Il sole batteva forte e non c’era mai tempo per una pausa. Dovevo fare tutto: da controllare i bagnanti, a sistemare i lettini e perfino pulire il chiosco. Ad una mia collega toccavano anche i bagni, “tu sei donna” le dicevano».
E nella maggior parte dei casi, diventa anche difficile opporsi e combattere per i propri diritti: «Il titolare non faceva altro che urlarci contro dicendo che se non ci piaceva il lavoro poteva rimpiazzarci entro l’ora di cena – continua –. Non avevo un contratto, solo qualche banconota a fine settimana».
Il caporalato tra i giovani
Ma c’è anche chi, probabilmente in situazioni di estrema necessità, si trova a fare lavori che non avrebbe mai immaginato: «La promessa era di 50 euro al giorno per raccogliere pomodori. Invece, dopo 10 ore sotto il sole cocente, mi davano 30 euro, e così per tutta la raccolta – denuncia Gianluca, 29 anni –. Il caposquadra, alle mie lamentele, mi ha detto che potevo trovarmi un altro lavoro e che però nessuno voleva un “fallito”, forse dovevo solo ringraziare. Avevo bisogno di quei soldi, per mia figlia. La raccolta è finita e ora sono senza impiego».
“Guadagno bene ma non ho futuro”
Ma a volte, l’illegalità non riguarda solo il denaro: «Lavoro in nero in una pizzeria da quattro anni, mi pagano bene, molto più di un contratto vero però ogni tanto penso al mio futuro, che non potrò costruirmi» racconta un ragazzo campano.
E il problema della mancanza di garanzie legali è diffuso più di quanto sembri: «Mi sono trovato a fare il magazziniere in un capannone alla periferia di Bologna – dice un ragazzo emiliano di 20 anni -. Senza nessun contratto o assicurazione, ho passato sei mesi a spostare carichi pesanti sotto il sole cocente. Non potevo fermarmi un attimo, e, quando protestavano, mi rispondevano che ero fortunato perché “il lavoro lo vogliono in tanti, e a differenza loro tu ce l’hai"».
Un tema chiaramente urgente: «A breve termine bisogna rafforzare i controlli e le sanzioni con particolare attenzione alle nuove generazioni – sottolinea Matteo Hallissey presidente di Più Europa e Radicali Italiani, che assieme a Giovani Acli raccoglie testimonianze di sfruttamento con il progetto “Poi vediamo” –. A lungo termine bisognerebbe far emergere il mercato del lavoro in nero e regolarizzarlo».
Gli annunci online
Questi ragazzi spesso, non riuscendo a trovare lavoro lasciando il curriculum alle aziende, tentano la via della rete. E qui il caos regna sovrano. Proviamo a entrare in alcuni gruppi sui social. Un ristorante è alla ricerca di un «addetto alle consegne part-time». L’orario è dalle 19 alle 22, tutti i giorni, weekend compreso. La paga? «Dai 300 ai 600 euro». Spulciando ancora, si trova un tirocinio di tre mesi dalle 17 a mezzanotte, viene specificato che i giorni saranno da «definire». Quindi il fine settimana libero non è garantito. La retribuzione e di 600 euro al mese.
Ma c’è anche di peggio. Un datore di lavoro pubblica un annuncio per uno stage: cinque giorni la settimana, con orario spezzato, e il sabato mattina per 600 euro, con possibilità di incremento nei mesi successivi. Di quanto sia l’aumento non ci è dato saperlo. A volte però c’è anche chi si approfitta di questa situazione. Cercando su Facebook troviamo un gruppo di annunci. Mandiamo l’iscrizione agli amministratori e riceviamo immediatamente un form: dobbiamo pagare per entrare.
Le offerte di online sono migliaia: contratti a progetto in cui la retribuzione verrà stabilita solo dopo il primo mese, prove di due settimane gratuite, truffe spacciate per annunci. Questo e molto altro un ragazzo deve affrontare per trovare un lavoro.