La Stampa, 15 marzo 2025
Una storia italiana
C’è un paese nella Bassa bergamasca, si chiama Romano di Lombardia, in cui un albergo è stato preso in affitto da una cooperativa nel 2014 e riempito di immigrati, in una quantità di centocinquanta, poco più o poco meno, a seconda dei periodi. A Romano di Lombardia fino alla primavera scorsa c’era, e da due consiliature, appoggiato dal Pd e da una lista civica, un sindaco di sinistra il quale per dieci anni non ha saputo dove sbattere la testa. Fra l’altro si era pensato di concedere agli immigrati la residenza, di modo che lasciassero l’albergo e cercassero casa e lavoro.
Ma il sindaco di sinistra dovette dire di no, anche perché sotto il comune s’erano radunati dei facinorosi, presumibilmente aizzati dall’opposizione di destra, a dire al sindaco di non provarci nemmeno, ché poi a quelli toccava pure garantirgli i servizi sociali, con quel che costano. E così, dopo due consiliature, e con l’albergo ancora zeppo, gli elettori di Romano si sono affidati alla destra: sindaco di Forza Italia, assessori leghisti e meloniani. E problema risolto in sei mesi. Espulsione di massa? No, residenza per tutti. Ci hanno ripensato e, in effetti, un’idea niente male. E dunque carta d’identità e spid, coi quali è più facile trovare lavoro. Oggi c’è chi fa il falegname, chi l’idraulico, tutto in regola, minimi sindacali e contributi, e con lo stipendio affittano casa. E l’ex sindaco di sinistra? Beh, c’è rimasto un po’ male, come dargli torto? Anzi, l’ha presa peggio di quanto possiate immaginare. Oggi fa opposizione durissima e dice: mica pagherete a quelli i servizi sociali coi soldi del comune?