la Repubblica, 15 marzo 2025
Scismi e profeti: la megaserie tv saudita che fa litigare i musulmani
È la serie tv araba più costosa di sempre, un colossal in costume su cui il gruppo saudita Mbc ha investito tra i 75 e i 100 milioni di dollari e che è già diventato un caso politico nel mondo musulmano. “Muawiya” racconta le vicende di Muawiya Ibn Abi Sufyan, il primo califfo della dinastia degli Omayyadi, figura controversa della storia islamica perché fu protagonista dello scisma che nel settimo secolo vide la nascita di quelle che oggi conosciamo come le due grandi famiglie dell’Islam, sunniti e sciiti.
Da ragazzo, Muawiya si oppone all’Islam ma con la conquista musulmana della Mecca, nel 630, decide di convertirsi diventando uno degli scriba di Maometto. Morto il profeta, però, si rifiuta di riconoscere l’autorità del cugino e genero, Ali ibn Abi Talib, che i musulmani sciiti considerano invece l’unico erede legittimo di Maometto e lo combatte in una guerra fratricida sanguinosa. Un drammone storico girato in Tunisia che alterna battaglie epiche e momenti più pop, prodotto dal gigante dell’intrattenimento dell’Arabia Saudita, ovvero del Paese leader del mondo sunnita.
L’Iraq, che è a maggioranza sciita, ha messo al bando la serie, accusandola di alimentare “conflitti settari” con una ricostruzione storica manipolata e lacunosa, e di “minacciare così la sicurezza e il tessuto della società, specialmente durante il Ramadan”. La messa in onda era stata già posticipata due volte proprio in seguito alle pressioni delle autorità di Baghdad. Persino l’influente politico e religioso sciita iracheno, Moqtada al Sadr, si era espresso contro la serie chiedendo di bloccarne la produzione. Lo stesso ha fatto l’Iran sciita, che contende ai sauditi la leadership del mondo musulmano. Ma critiche sono arrivate anche dall’università di Al Azhar, la più importante istituzione religiosa per i sunniti: “I profeti e i compagni del profeta hanno uno status speciale e nessuno dovrebbe tentare di ritrarli”, ha sentenziato il presidente del dipartimento media, Reda Abdel Wajid.
Gli osservatori più smaliziati leggono l’offensiva mediatica di Riad come una battaglia di soft power, per accrescere la propria influenza sul mondo musulmano, ma Muawiya è anche un’operazione squisitamente commerciale per accaparrarsi un mercato che durante il Ramadan cresce vertiginosamente, insieme ai ricavi pubblicitari. I fedeli digiunano, pregano e dopo la cena dell’Iftar guardano molte serie tv: secondo il Wall Street Journal durante il mese sacro gli ascolti salgono fino all’80% in più nel mondo arabo.