la Repubblica, 15 marzo 2025
Democratici Usa in crisi, al Senato il loro leader salva i repubblicani
Siamo alla lite, nel Partito democratico americano. Finora la polemica aveva riguardato la debolezza della risposta a Trump, e l’opportunità di seguire la strategia di lasciarlo fare e sbagliare, per poi batterlo alle elezioni midterm del prossimo anno. Adesso, con la resa del leader al Senato Chuck Schumer che ha accettato di votare la legge di bilancio voluta dei repubblicani, siamo passati allo scontro aperto e pubblico, con i deputati che in pratica chiedono di cacciarlo.
Alla mezzanotte di ieri scadeva il termine per passare la legge di bilancio, evitando lo “shutdown”, che avrebbe sospeso le attività non essenziali dello Stato federale. I repubblicani avevano presentato una legge che estendeva il finanziamento fino a settembre, con poche variazioni significative rispetto ai numeri attuali, tra cui un altro taglio da 12 miliardi di dollari alle spese domestiche, e un po’ di fondi in più per le deportazioni degli immigrati illegali. La Camera ha approvato il testo, ma al Senato i democratici avevano la possibilità di bloccarlo, perché per superare il “filibustering” (l’ostruzionismo parlamentare, ndr) è necessaria una maggioranza qualificata di 60 voti che il Gop non ha.
All’inizio Schumer aveva minacciato di provocare lo shutdown: «I repubblicani non possono far passare la legge senza di noi. Devono accettare la nostra proposta di estendere i finanziamenti per un mese e poi venire a negoziare una soluzione condivisa di lungo termine». Un paio di giorni dopo, però, ha cambiato idea: «Voterò a favore del provvedimento proposto dai repubblicani, perché provocare lo shutdown aiuterebbe Trump. Gli darebbe la possibilità di continuare lo smantellamento del governo federale, decidendo quali sono le attività non essenziali da bloccare e i dipendenti da licenziare». Un’inversione a U, motivata secondo lui dal timore che causare il blocco delle attività federali sarebbe stato un boomerang per i democratici, deprimendo ancora di più la loro popolarità. Una resa incondizionata, secondo i suoi critici, che accusano Schumer di aver tradito i propri elettori, rinunciando all’unica opportunità di ostacolare davvero la rivoluzione lanciata da Trump. Con Schumer hanno votato ieri altri 9 dem: il voto è passato con 62 sì e 38 no.
La spaccatura è grave e pubblica. Persino il leader dei democratici alla Camera, Hakeem Jeffries, si è rifiutato di difendere il collega del Senato: «Passiamo alla prossima domanda», ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano di commentare la decisione di Schumer. L’ex speaker Nancy Pelosi lo ha attaccato così: «Trump e Musk hanno offerto al Congresso una falsa scelta, tra la chiusura del governo o un assegno in bianco, che sferra un assalto devastante al benessere delle famiglie lavoratrici in tutta l’America. Siamo chiari: nessuna delle due è una buona opzione per il popolo americano. Però questa falsa scelta a cui alcuni stanno abboccando, invece di combattere, è inaccettabile».
La deputata della sinistra Alexandria Ocasio-Cortez minaccia ora di sfidare Schumer nelle primarie di New York, per impedirne la rielezione al Senato. Una lite che indebolisce sempre più l’opposizione, proprio mentre l’amministrazione cominciava a subire i contraccolpi dei suoi provvedimenti più estremi, dai licenziamenti di massa ordinati da Musk ai dazi, che stanno affossando Wall Street e minacciano di spingere l’America verso la recessione.