Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2025  marzo 15 Sabato calendario

Meloni partecipa alla call dei volonterosi: “Non ci saranno nostre forze militari sul terreno”

Una telefonata con Keir Starmer. Poi il cambio di rotta. Giorgia Meloni si collega alla call dei volenterosi, convocata dal primo ministro britannico per discutere di un contingente di pace da spedire in Ucraina, a conflitto terminato.
Con una nota al termine dell’incontro, Palazzo Chigi fa sapere che la presidente del Consiglio “ha confermato che l’Italia intende continuare a lavorare con i partner europei e occidentali e con gli Stati Uniti per la definizione di garanzie di sicurezza credibili ed efficaci, ribadendo che non è invece prevista la partecipazione nazionale ad una eventuale forza militare sul terreno”.
Meloni non voleva esserci. Non condivide quella che considera una fuga in avanti dei partner europei. È d’accordo sì a ragionare su missioni di peacekeeping, ma solo sotto l’ombrello dell’Onu e non adesso, troppo presto. Però alla fine ha deciso di non sfilarsi. Per non isolarsi dal resto dell’Europa. E perché Starmer, dopo il colloquio, le ha concesso una rimodulazione dell’ordine del giorno del summit, con la discussione allargata alla difesa in generale.
La premier ha riflettuto a lungo se presentarsi o no in video. Martedì sera aveva fatto sapere a Starmer che non si sarebbe video-collegata. Per non apparire a sostegno di un progetto che sta spingendo soprattutto l’asse franco-britannico, cioè Starmer e Macron. Anche al vertice di Parigi dei capi di Stato maggiore, l’Italia ha sì mandato il generale Luciano Portolano, ma chiedendo che fosse inserito solo nel novero degli “osservatori”. Meloni resta convinta che l’Europa debba continuare a lavorare in blocco con gli Usa di Donald Trump, senza smarcarsi con iniziative parallele e autonome. Anche se dal presidente americano non ha ottenuto finora il via libera a un summit Ue-Usa, su cui avrebbe lasciato solo qualche spiraglio il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, nel bilaterale di ieri con il vicepremier Antonio Tajani a margine del G7 degli Esteri in Canada.
Comunicativamente, Meloni non vuole apparire poi in una compagine di leader “in pressing per mandare le truppe”, ragionava un ministro in questi giorni. Anche perché la Lega da settimane fa campagna contro l’Ue “bellicista”. Solo con il cambio dell’odg, smussato almeno nella forma, la premier ha quindi accettato di esserci.