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 2025  marzo 15 Sabato calendario

Trump attacca anche i media: «Alcuni scrivono il 97,6% di cose negative su di me, devono essere illegali»

I procuratori che lo hanno indagato e incriminati sono «una feccia, magistrati corrotti». I giudici che hanno portato avanti i procedimenti li definisce squilibrati. Per poi concludere che si tratta di gente malvagia che merita la galera. Chi continua a minimizzare la gravità delle mosse autoritarie di Donald Trump, la sua volontà di travalicare i confini costituzionali dell’esecutivo per invadere le aree non solo del potere legislativo del Congresso, ma anche quella del potere giudiziario, è servito.
Infondati i timori di vendette del presidente nei confronti dei suoi avversari politici? Ridicole le motivazioni date da Biden quando ha concesso il perdono presidenziali a potenziali bersagli delle vendette del leader repubblicano? Eccessivo il timore di asservimento del ministero della Giustizia, che ha sempre goduto di una certa autonomia dalla Casa Bianca, ai poteri del presidente, visto che il titolare del dicastero, Pam Bondi, ha promesso, davanti al Senato di comportarsi in modo autonomo?
Trump ha spazzato via tutto, andando di persona a pronunciare un discorso infuocato nella sede del ministero, davanti ai dirigenti, invitati ad agire contro i suoi oppositori, tutti definiti lawbreakers: gente che viola la legge. Parlando con alle spalle lo stemma del Department of Justice e dopo essere stato introdotto dalla stessa ministra Bondi, una fedelissima e un suo ex avvocato che, dandogli la parola, ha detto di essere impegnata al cento per cento nella missione del presidente, Trump ha detto che contro di lui sono state commesse «violazioni di legge su una scala colossale». Poi la sua versione dell’autonomia: ad agire conto i nemici «non sarò io, tocca a voi».
Una simile «invasione di campo» presidenziale al ministero della Giustizia è un fatto senza precedenti. È il bello e il brutto di Trump: quando lancia il sasso non nasconde la mano ma si vanta di aver rotto il vetro. Indica i suoi obiettivi, anche i peggiori, con trasparenza. Ma siccome buona parte dell’America lo vede come un personaggio carismatico e se ne fida ciecamente, anche affermazioni mozzafiato sul piano istituzionale come «sono il capo assoluto del sistema di law enforcement (far rispettare le leggi) in questo Paese», vengono prese per buone. Il presidente abituato da sempre a confondere le acque riversando contro gli avversari le accuse rivolte a lui, anche stavolta non si fa sfuggire l’occasione: mentre si moltiplicano i tribunali che bloccano i suoi ordini esecutivi che appaiono illegali e mentre anche una giudice della Corte Suprema da lui nominata respinge come illegittimi suoi provvedimenti, Trump accusa tutti quelli che lo contestano di essere nell’illegalità.
Non ce l’ha solo con gli oppositori politici e coi magistrati che hanno indagato su di lui. Come abbiamo riferito due giorni fa, Trump ora attacca e intimidisce anche gli avvocati che imbastiscono le cause in tribunale: ha emesso ordini esecutivi per penalizzare pesantemente due grandi studi legali che in passato hanno lavorato per Hillary Clinton, per il procuratore Jack Smith e per vari esponenti democratici. Un avvertimento per tutti gli altri. E ieri, nella sua cupa requisitoria durata oltre un’ora se l’è presa anche col mondo dell’informazione: ha definito la copertura data dalla stampa americana alle vicende del ministero della Giustizia «totally illegal», estendendo poi questo giudizio di illegalità anche alle critiche mosse alla sua politica dei dazi. Ha sottolineato che Cnn, Msnbc e giornali non identificati «scrivono letteralmente il 97,6% di cose negative su di me» e ha aggiunto: «Questo deve finire. Deve essere illegale».
E se l’è presa anche col Wall Street Journal, Bibbia del mondo finanziario e della destra, un giornale dell’arciconservatore Rupert Murdoch.