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 2025  marzo 15 Sabato calendario

Siria, Al Jolani si prende tutto il potere

La ricreazione è finita. La Siria ha una nuova Costituzione che dovrebbe durare fino al 2030, ma saranno anni con un uomo solo al comando, proprio come quelli appena finiti: non più il dittatore Bashar al-Assad, ma il presidente Ahmed al-Shara che avrà gli stessi poteri del predecessore, cioè tutti. Per la serenità di minoranze e partner internazionali giurerà di esercitarli con “onestà e lealtà”. La carta fondamentale (ufficialmente una Dichiarazione costituzionale temporanea) che il presidente ha firmato giovedì sera spende belle parole su cittadinanza, giustizia, diritti umani e persino qualcuna discreta sulle donne.
“Secondo le tradizioni”, le donne sono “centrali per la famiglia”, ma, se proprio ci tengono, la nuova Siria permetterà loro anche di studiare e lavorare. È una carta che si ispira alla “giurisprudenza islamica”, tant’è che i “cittadini sono uguali senza distinzioni di religione ecc”, ma il “presidente deve essere musulmano”.
In un Paese che è ancora in guerra e affonda nella povertà assoluta, l’obiettivo è forse persino condivisibile: mantenere al potere l’ex terrorista diventato presidente per sperare che la sua milizia divenuta esercito riesca a garantire un po’ di sicurezza. Forse. Ma quando si parla di potere, la Carta non lascia dubbi. Niente elezioni per 5 anni. Sarà lui, al-Jolani/al-Sharaa, a nominare una Comitato supremo che sceglierà due terzi del Parlamento mentre il terzo mancante sarà indicato dal presidente senza intermediari.
Al-Jolani/al-Sharaa è capo dello Stato, capo dell’esercito, capo del governo. Dichiara guerra, gestisce le risorse pubbliche, veta le leggi, controlla la magistratura attraverso i suoi giudici costituzionali. È l’alfa e l’omega, ma, dice, con buone intenzioni.
“Davvero non si capisce – argomenta cauto il vescovo dei cristiani maroniti di Aleppo, padre Joseph Tobji -. Con noi cristiani, i miliziani di al-Jolani arrivati da Idlib sono stati gentili, ci restano però tanti dubbi. Il presidente parla di cittadinanza, ma intende democrazia? Cosa è successo sulla costa agli alawiti? Sono stati massacrati da gruppi che il presidente riuscirà a controllare? E poi, si dice che questa Costituzione sia nata dal “Dialogo nazionale”. Mah?! Io c’ero, convocato alle 2 di notte per le 11 del mattino. Ho avuto due minuti di tempo per dire in assoluta libertà la mia e il Dialogo si è chiuso. A me è parso un evento, come dire? più di forma che di sostanza. Insomma, c’è tanto da pregare, d’altra parte, noi cristiani siamo gente di speranza”.
Più dura Ola, 38 anni, nome di fantasia per paura di essere perseguitata non solo per ciò che sta per dichiarare, ma anche perché alawita, la minoranza che faceva da spina dorsale del regime di al-Assad ed ora è considerata tout court complice dei crimini commessi. “Al-Jolani aveva promesso l’amnistia per i funzionari del passato governo e invece ha licenziato tutti gli alawiti anche se facevano i postini o gli infermieri. Conosco due poliziotti, uno musulmano sunnita come al-Jolani e uno alawita. Entrambi sono stati licenziati, solo che l’alawita è in prigione ad Idlib e l’altro libero a casa sua. Con questa Costituzione ha buttato la maschera.
Quanto alle crudeltà basta fare un giro sulla costa alawita, la strage è cominciata”. “La paura che si instauri un governo islamista e intollerante verso le minoranza c’è – dice padre Lutfi Firas, parroco e superiore dei Francescani a Damasco -. Ma i problemi reali sono più urgenti dei timori. Dopo 14 anni sono tornato a distribuire pacchi alimentari, la povertà estrema tocca il 90% della popolazione e il nuovo presidente cammina su un campo minato. Non lo invidio. Ha Israele che controlla il Sud, i turchi a Nord, le sanzioni internazionali ancora in vigore, insomma sarebbe difficile per chiunque e lui non ha neppure una classe dirigente. Si affida a quelli che lo servivano ad Idlib, ma molti dubitano della loro esperienza e capacità”. Gevorg è un armeno ortodosso di Hama, 45 anni, ha una visione particolare del problema delle minoranze.
“Se chiedete a qualsiasi non sunnita che vive in Siria oggi, alawita, druso, curdo, cristiano di ogni confessione, sono sicuro che, soprattutto dopo la nuova Costituzione, vi dirà che vorrebbe andarsene. I sei milioni di siriani che sono già scappati erano i più ricchi, i più colti, quelli che potevano permetterselo. E si sono salvati. Ora gli alawiti sono chiaramente i più terrorizzati. I drusi hanno l’alternativa di appoggiarsi a Israele. I curdi difendono da anni l’autonomia con le armi, ma anche la loro è una vita grama. Restano i cristiani. Noi non facciamo paura a nessuno perché siamo disarmati e pacifici. Anzi serviamo perché siamo bravi a tenere scuole e ospedali. Ci sono aspetti positivi e negativi dell’essere deboli. Forse nessuno ci ammazzerà, ma forse siccome ormai la Siria è islamica, ci faranno problemi con le chiese come hanno cominciato a fare con le ragazze. “Mettiti il velo, svergognata”. Ma sono cristiana. “Questo è un Paese islamico, stai a casa tua”. Il problema è: dov’è casa nostra?”.