Corriere della Sera, 15 marzo 2025
Piero Pelù e l’alluvione a Sesto Fiorentino: «Il Parsifal è distrutto, 35 anni di storia della musica spazzati via dalla piena»
«Carlino aveva la voce tutta tremolante: sembrava uno tsunami, l’acqua è piombata sul Parsifal con una forza e una potenza che non credevo, si è schiantata sul portone di ferro e lo ha divelto. Per fortuna lui si trovava nella sala in fondo, ha sentito un boato ed è corso in avanti, altrimenti un portone di ferro da centinaia di chili strappato via così… È stata una deflagrazione. Mi ha chiamato e sono andato subito là per capire. Dopo un giorno siamo ancora qui tutti a ringraziare che nessuno sia rimasto ferito. O peggio».
Cosa ha visto è arrivato nel centro di una Sesto Fiorentino ricoperta di fango, Piero Pelù?
«Il torrente Rimaggio, rompendo l’argine, è andato veloce verso ovest investendo piazza del Comune e poi subito in via della Tonietta dove c’è il nostro Parsifal, per questo è piombato qui con tanta forza».
Il Parsifal, la vostra storica sala prove e di registrazione piena di ricordi.
«Per noi è più di uno studio: c’è dentro la storia della musica fiorentina degli ultimi 35 anni, tutti i miei materiali, strumenti rari anche. E poi è diventata una comunità».
Piero Pelù e l’alluvione a Sesto Fiorentino: «Il Parsifal è distrutto, 35 anni di storia della musica spazzati via dalla piena»
Lei lavora lì fin dai primi anni Novanta…
«Quando Carlone, il babbo di Carlino, l’attuale titolare, creò la multisala prove Parsifal nel centro a Sesto, noi Litfiba avevamo appena lasciato la mitica cantina di via dei Bardi (il “ba” da cui la band prende il finale del nome, ndr) oggi diventata sede di pellegrinaggio di tutti i fan. Musicisti tutti e due, Carlone e Carlino trovarono questo spazio nel cuore di Sesto Fiorentino, e siamo diventati subito amici, persone generosissime e sempre disponibili come tutti i sestesi. Qui a Sesto si vive ancora come a Firenze negli anni Ottanta: è una realtà di umanità dove ancora ci si parla quando ci incontriamo per strada, ci si conosce tutti. Si venne subito a creare una simbiosi tra Sesto la realtà musicale fiorentina dove gli artisti venivano cacciati da ogni sala prove».
Perché venivano cacciati?
«Le sale prova a Firenze chiudevano una dopo l’altra a causa delle proteste di vicini incavolati in ogni parte della città. I fiorentini sono troppo insofferenti, purtroppo. I sestesi sono più generosi. Come scappammo noi, scapparono da Firenze i Diaframma, la Bandabardò, i Dirotta su Cuba, anche Marco Masini venne a lavorare qui, ora ci sono gli Spleen, la nuova generazione. Ci sono diverse generazioni di musicisti fiorentini e toscani qui, anche gli Ottavo Padiglione di Bobo Rondelli erano di casa. E poi ancora Irene Grandi, Ginevra di Marco e Francesco Magnelli, Teresa De Sio, i Marlene Kuntz. Tantissima musica è passata da lì».
Per un periodo si era costruito uno studio dentro casa.
«Nella mia casa in campagna, tutto alimentato a pannelli solari, era l’unico al mondo così. Ma poi l’ho chiuso, ho smontato tutto e ricostruito di nuovo tutto qui al Parsifal. Tutto il mio mondo musicale è tra queste mura. Ci ho registrato tutti gli ultimi album. E grazie a un’acustica pazzesca, inimitabile, è diventato qualcosa di insostituibile. Per questo abbiamo subito messo in piedi un crowdfunding per ricostruirlo da capo. Stimiamo più o meno 50 mila euro di danni».
Non si è salvato niente?
«Si è salvato il piano superiore. Dove c’è il deposito dei miei amplificatori storici e molti strumenti ormai rari. Ma tanta parte di scenografie, materiali vari, macchine, altri strumenti, sono andati distrutti. Andranno rifatti anche tutti gli impianti. I nostri amici della Bandabardò hanno perso lì dentro tutti i loro strumenti musicali e sarebbero dovuti partire in tournée tra una settimana. Anch’io devo partire tra poco con i concerti e ora non sappiamo più quando e come fare».
Ha avuto paura?
«Tutti qui dicevano che il torrente Rimaggio non ha mai dato problemi, a memoria di sestese mai successo nulla. Ma il cambiamento climatico ha trasformato anche questo fiume in un pericolo enorme anche perché ci sono ponti bassissimi e intoppi intorno alla piazza del mercato che hanno bloccato il defluire dei tronchi e dei rami quando e si è rotto l’argine. Quando ho risalito il corso mi sono reso conto e sì che ho avuto paura. Non quanta due anni fa a Campi, ma ne ho avuta».
Poco dopo è apparso il suo appello sui social con l’invito ai cittadini a non uscire di casa
«Mi sono dato da fare subito per aiutare. Ero di fronte al Comune quando la Protezione civile, vedendomi, mi ha chiesto se per favore facevo un appello per avvertire le persone a non recarsi dove c’è l’acqua alta: stavano saltando i tombini e si andavano a creare trappole micidiali. Non li vedi i tombini e le persone ci cadono dentro, rompendosi le gambe».
Ora siete in tantissimi con le pale in mano dentro e fuori il Parsifal.
«Da stamattina siamo pieni di ragazzi, amici, collaboratori, che si sono dati appuntamento senza darselo davvero, per istinto. Ora sono in 40 a spalare fango e trasportare gli strumenti da riparare. Venerdì è stato il giorno più duro di tutti ma oggi ci sentiamo circondati da tanto affetto e solidarietà. Mi hanno chiamato i Negramaro, Manuel Agnelli, Gino Castaldo, sono testimonianze di solidarietà che danno tanta energia, non ti fanno sentire abbandonato».