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 2025  marzo 15 Sabato calendario

Ferrara, violentata dal marito chiede aiuto in ospedale con uno sguardo: «Anche l’altra donna aveva subito abusi: ha capito al volo e l’ha salvata»

Ferrara, violentata dal marito chiede aiuto in ospedale con uno sguardo: «L’altra donna ha capito subito e l’ha messa in salvo»
I suoi occhi sofferenti hanno incrociato quelli di una donna che – qualche anno prima – aveva vissuto lo stesso identico inferno di botte e abusi sessuali, dando vita a una intesa – tra solidarietà femminile e comprensione – che le ha permesso di salvarsi e di fuggire da quel vortice di violenze a cui era stata costretta fino a quel momento. Protagonista della vicenda è una donna di nazionalità pakistana di 24 anni, picchiata e violentata dal marito, un connazionale di 32 anni sposato con un matrimonio combinato, oggi accusato di maltrattamenti in famiglia aggravati e violenza sessuale dalla Procura di Ferrara, che ne chiede il rinvio a giudizio.
Le violenze in casa
Si parla di diversi episodi che – secondo la ricostruzione avanzata dagli inquirenti – sarebbero avvenuti tra fine 2022 e gli inizi del 2023, in provincia di Ferrara, quando la ragazza era incinta. A lei – oggi assistita dall’avvocato Sara Bruno – sarebbe stato impedito di condurre una vita normale, privandola di qualsiasi contatto sociale. Le sarebbe stato tolto il telefono cellulare e negato di comunicare liberamente con altre persone e in più le sarebbe stato anche vietato di frequentare una scuola di lingua italiana e una di guida per prendere la patente. Non contento, il marito avrebbe continuato ad accanirsi su di lei, strattonandola in più occasioni, picchiandola e trascinandola giù per le scale. Come se non bastasse, l’uomo avrebbe poi nascosto un cellulare in modalità registrazione nella camera da letto, in modo da poterle controllare i contenuti delle poche telefonate che le venivano permesse. Al 32enne, la Procura di Ferrara contesta anche una serie di violenze sessuali, quando avrebbe abusato della giovane, denudandola con forza e contro la sua volontà, mettendole le mani sulla bocca e tenendola ferma per le braccia, impedendole così di svincolarsi e fuggire. Il tutto sarebbe andato avanti per settimane.
L’incontro al pronto soccorso
Poi un giorno, accompagnata dal marito e dai famigliari di lui in ospedale, ha trovato il coraggio di denunciare tutto a una ragazza che era seduta vicina a lei in sala di aspetto al pronto soccorso. Prima con uno scambio di sguardi e poi digitando una richiesta di aiuto sul telefono con Google Translate, senza farsi vedere da chi era con lei. La forza di salvarsi più forte della paura di essere scoperta e delle difficoltà dovute alle barriere linguistiche. La sua interlocutrice ha capito al volo e ha avvisato subito il Centro Donna Giustizia che – con la collaborazione dei sanitari – hanno fatto partire i percorsi di protezione previsti per quelle situazioni, oltre che le indagini da parte degli uomini della Polizia di Stato fino alla richiesta di processo avanzata dalla pm Barbara Cavallo della Procura di Ferrara, su cui il gup del tribunale si esprimerà il prossimo 9 aprile, quando è fissata l’udienza preliminare.