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 2025  marzo 15 Sabato calendario

«Calciatori esagerati prendono troppi soldi»

Karl-Heinz Rummenigge, a nessuno piace l’idea di sfidare l’Inter in Champions. Che ne pensa il suo Bayern?
«Sono le mie due squadre del cuore e non sono molto felice di questo quarto. L’idea che una delle due debba uscire non mi piace: preferivo sfidare l’Inter in finale».
Il Bayern ha il 5° fatturato, l’Inter il 14°: Kompany ha più pressione di Inzaghi?
«La pressione è su tutti e due e l’Inter ha tanta voglia di vincere. Ero a Istanbul e l’ho vista con il City, un club che ha un fatturato più alto anche del Bayern: ma in determinati momenti non conta molto».
La finale a Monaco è una motivazione in più per voi?
«Sì, tutti sognano di tornare a giocarla in casa, dopo aver perso nel 2012 col Chelsea ai rigori. Da dirigente è stata la sconfitta più pesante».
Cosa hanno in comune Lautaro e Kane?
«Sono molto importanti per la loro squadra, due leader. Ma come giocatori sono diversi, Kane è la classica prima punta, Lautaro secondo me è più una seconda punta: molto bravo, molto utile, mi è sempre piaciuto e l’ho apprezzato in Qatar. Nell’Inter è lui che fa la differenza».
Cos’ha di speciale Olise, nuova stella del Bayern?
«È stato un acquisto molto azzeccato, perché non era molto conosciuto. È completo, gioca ala destra, è molto veloce, abile nel dribbling e nel tiro di sinistro. Sta facendo gol e assist importanti».
Calhanoglu è sempre il vostro interista preferito?
«Non è vero che l’estate scorsa lo abbiamo cercato. E al 100% in quel settore non pescheremo nulla: abbiamo Kimmich che ha prolungato, Pavlovic, Palinha, Goretzka, Laimer, Guerrero».
Domani c’è Atalanta-Inter. La grande differenza tra i nerazzurri e il Bayern è la lotta per il titolo, molto più equilibrata in Italia visto che Napoli e Atalanta sono vicine e non hanno più le coppe?
«Essere impegnato su tutti i fronti non è uno svantaggio, perché ti aiuta a tenere sempre alto il ritmo e la concentrazione. Quando qui c’era Guardiola avevamo 20 punti sulla seconda e siamo usciti in semifinale con il Real. Il Bayern adesso si è permesso di perdere in casa col Bochum e non deve succedere».
La nuova Champions ha dimostrato una volta per tutte che la Superlega non serve?
«Nel 2020 suggerii alla Uefa di andare oltre la fase a gruppi, che stava diventando noiosa. La classifica unica è la cosa più bella che abbia mai visto: la situazione all’ultima giornata cambiava minuto per minuto. Quanto alla Superlega, era morta e sepolta subito, con l’uscita delle inglesi e delle italiane: sono rimaste le due spagnole, che se vogliono possono giocare il Clasico ogni domenica…».
Perché secondo lei Florentino Perez ha detto che la nuova Champions è ingiusta?
«Non so, a me sembra che sia il massimo per i club europei. Loro volevano avere più soldi e la gestione del torneo: volevano decidere come andavano le cose».
Perché lei è sempre duro contro i calciatori che si lamentano di giocare troppo?
«Perché credo che i giocatori si siano messi in trappola da soli, chiedendo sempre più soldi. Quei soldi, in un modo o in un altro devono essere guadagnati dalle società, facendo più partite, che sono richieste dal mercato tv. Ma se ogni anno i giocatori chiedono più salari e gli agenti chiedono soldi anche per fare ogni tanto due chiacchiere, quale società è ancora in grado di guadagnare?».
Come se ne esce?
«Conosco molto bene il proprietario del Liverpool, John Henry: investe tanto anche nello sport americano e prima del campionato sa che la stagione produrrà comunque degli utili. La chiave è il salary cap, il tetto salariale».
E da dove si inizia?
«Tutte le parti si devono trovare attorno a un tavolo: Uefa, Fifa, Leghe, giocatori, agenti. Bisogna discutere senza emotività e cercare una soluzione che venga accettata da tutti. Ho vissuto il caso Bosman e altri casi legali e so che gli agenti corrono subito a fare causa: questo va evitato».

«Ho parlato con il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ed è disposto ad aprire il discorso: anche per lui è importante che tutti siano presenti e coinvolti. Se nessuno toglie il piede dall’acceleratore, il calcio finisce dritto contro a un muro».
C’è un doppio Italia-Germania per le finali di Nations: gli azzurri sono ancora la bestia nera dei tedeschi?
«Vedendo l’ultimo Europeo forse lo sono un po’ meno: l’Italia si è dimostrata meno stabile della Germania, forse perché noi giocavamo in casa. Ma le due partite saranno molto aperte».
Chi sono i simboli della nuova Germania?
«I due gemelli del gol, Wirtz e Musiala, anche se il primo è infortunato e squalificato. Sono grandi talenti del calcio mondiale, non solo tedesco».
Li vedremo assieme nel Bayern in futuro?
«Spero di sì, sarebbe un grande colpo per noi riuscire a convincere Wirtz e il Leverkusen. Lui e Musiala sono l’immagine del calcio tedesco e la nostra filosofia è sempre stata quella di portare i migliori tedeschi al Bayern».
Che cosa ricorda di Italia-Germania 4-3?
«Avevo 14 anni, ma al fischio d’inizio ero già a letto. Poi mio padre mi ha svegliato, perché era una partita storica: alla fine eravamo tristi, ma è stata una delle notti più belle del calcio mondiale».
Rimase più deluso dopo la finale del 1982 o nel 2006, quando la Germania voleva il Mondiale in casa?
«Il Mondiale è l’unico titolo che mi manca, ho perso due finali: meritatamente quella con l’Italia, mentre con l’Argentina eravamo in grado di farcela. Nel 2006 la Germania pensava di vincere il Mondiale in casa come nel 1974, ma già prima della partita io avevo detto che se c’era una squadra che poteva batterci era l’Italia: anche in quel caso ha meritato».
Sarà il primo Italia-Germania senza Franz Beckenbauer e Gigi Riva.
«Sono state due bandiere, con il loro modo unico di stare nel calcio. Ho capito in Sardegna l’anno scorso quanto Gigi sia ancora amato. Lui e Beckenbauer sono ancora molto vivi nel cuore della gente».
Il giocatore dell’Italia che ha amato di più qual è?
«Pirlo è sempre stato il mio idolo: nessuno ha mai saputo gestire la partita come lui. Oggi, dopo due Mondiali saltati, vi manca un giocatore simbolo: anche se spesso viene criticato, penso che Donnarumma possa diventarlo».