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 2025  marzo 15 Sabato calendario

Campi Flegrei, Mario Tozzi: «Rischiamo una distruzione peggiore di Pompei. L’eruzione ci sarà, ma non sappiamo quando»

Mario Tozzi, primo ricercatore del Cnr, geologo, divulgatore in tv con Sapiens, mette in guardia sulle conseguenze di un’eruzione del supervulcano. La terra ha ricominciato a tremare in maniera importante creando preoccupazione per la popolazione. Le potenzialità distruttive – secondo Tozzi – potrebbero superare di gran lunga quelle di Pompei, dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.  
Esiste un reale pericolo eruzione nei Campi Flegrei?
«Sì, direi. Decisamente».
Si parla di un supervulcano, di cosa si tratta?
«Una terminologia su cui non tutti sono d’accordo. Supervulcano significa un vulcano dalle potenzialità altamente distruttive di dimensioni cospicue e che più correttamente, può sviluppare eruzioni di una certa classe di potenza».

Come possiamo immaginare le conseguenze di eventuali eruzioni? Una sorta di nuova Pompei?
«No, nel caso in cui si scateni un terremoto ai campi Flegrei, la situazione potrebbe essere anche peggiore. Dipende da che tipo eruzione prendiamo come riferimento. Se prendiamo come riferimento un’eruzione di medio bassa intensità, beh, sì, potrebbe somigliare a quella di Pompei, ma i Campi Flegrei sono stati in grado di fare eruzioni ben più devastanti e quindi in quel caso non basta il riferimento a Pompei, potrebbero essere molto più distruttive».
Di che livello di distruzione parliamo?
«Dipende, perché gli eventi di migliaia di anni dei Campi Flegrei hanno addirittura generato il paesaggio della pianura campana. Cioè dopo quegli eventi si è generata la pianura fatta in quella maniera, con quella conformazione. Nel caso di un’eruzione veramente catastrofica ci possono essere distruzioni anche a livello di tutta la Campania centrale».
Pensa che ci sia abbastanza consapevolezza di questo a livello di popolazione e livello istituzionale?
«Gli abitanti non si rendono proprio conto di vivere in un posto pericoloso, sennò non ci sarebbero andati a vivere. Prima di comprare una casa, forse, due domande bisognerebbe farsele. Com’è costruita? Lì ci sono due livelli di rischio. Uno è quello per il bradisismo, quindi un rischio sismico, ma che difficilmente supera la magnitudo 5. Però se si è costruito male, e lì si è costruito male, e se non si è ristrutturato, e lì non si è ristrutturato, anche questi eventi possono provocare danni che normalmente non dovrebbero provocare. Con una magnitudo 4,4, non dovrebbe succedere niente, ma proprio niente».

Invece è bastata a creare difficoltà…
«Esatto».
Insomma lei non ci vivrebbe…
«Capisco che c’è gente che sta lì da tanto tempo, però quello che si dovrebbe fare piano piano è pensare di andare a vivere altrove. Perché l’eruzione non sarà oggi, gli esperti stanno escludendo la possibilità che si tratti di fenomeni prodromici a un’eruzione adesso, ma prima o poi ci sarà. Quindi in quel caso che facciamo?».
Quali sarebbero le prime conseguenze di un evento di questo tipo?
«Quel tipo di eruzione scatena delle nubi ardenti, più correttamente le dovremmo chiamare colate piroclastiche, cioè flussi di una specie di aerosol di polveri, ceneri, lapilli e vapore acqueo e quant’altro. A temperature elevatissime, 200, 300, 400 gradi che scendono lungo i pendii a velocità di 200 km/h, 250 km/h. Dunque, si tratta di una specie di colata, però quasi impalpabile di ceneri roventi. Come un aerosol, appunto, che investe ogni cosa, brucia i polmoni di chi la respira. Non dobbiamo pensare a una colata di lava, sono eruzioni esplosive, quindi c’è una specie di nube. Una nube ardente che scivola lungo i pendii in pochissimo tempo, raggiunge posti anche molto lontani. Significa distruzione totale».
Quali dovrebbero essere i segnali per far scattare un’evacuazione?
«Quello è un vulcano controllatissimo. La temperatura e la composizione delle fumarole, è un segnale. Se cambia e i terremoti diventano sempre più frequenti e più energetici. E il rigonfiamento del suolo, se si gonfia ancora di più. Sono tutti parametri tenuti sotto costante controllo».
Ci sarebbe un’allerta...
«È uno dei vulcani più sorvegliati. Campi Flegrei, Etna, Stromboli, sono i vulcani più sorvegliati del mondo. Forse solo quelli giapponesi sono così sorvegliati, quindi diciamo il monitoraggio è continuo».
Quindi quanto tempo prima sarebbe avvisata la popolazione?
«Si presuppone che almeno 72 ore di anticipo nel caso di un’eruzione catastrofica ce le dovremmo avere».
Basterebbero per mettere in salvo un numero così grande di persone?
«Questo dipende dal piano di evacuazione, anzi dal piano di esodo. Quante volte è stato calibrato, per che tipo di eruzione è stato calibrato. Che non è per un evento estremo, ma per un evento, diciamo, medio basso. E quante esercitazioni sono state fatte».
Gli abitanti della zona sarebbero pronti a evacuare?
«Assolutamente no. In quelle terre ci dovrebbe essere un seminario al giorno e non c’è. Una conferenza al giorno, un dibattito pubblico al giorno. Una pianificazione continua, un dialogo con gli scienziati e con i ricercatori».
C’è un collegamento tra gli eventi dei Campi Flegrei e le scosse registrate lungo la Costa Garganica?
«Non ci può essere alcun tipo di relazione. Si tratta di pura coincidenza».
Si tratta di eventi diversi…
«Assolutamente, intanto c’è una differenza geografica e geologica, si tratta di zone completamente diverse. Quelli dei Campi Flegrei sono terremoti di natura vulcanica, quelli della Puglia sono terremoti di natura tettonica. Sono proprio due classi di eventi differenti. Puro caso».