Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2025  marzo 15 Sabato calendario

Pillole di storia antica

 
1
Quando l’Universo nacque, circa 13,8 miliardi di anni fa, tutto lo spazio-tempo e l’energia erano concentrati in un unico caldissimo punto. Al suo interno un caotico groviglio di particelle elementari intrappolava la luce. In pratica, mentre il cosmo muoveva febbricitante i suoi primi passi, era opaco. Con il passare di centinaia di migliaia di anni lo spazio continuò a espandersi e la temperatura scese fino a raggiungere i 3000 kelvin. Fu il momento chiave in cui l’energia e la materia cominciarono a separarsi, e i fotoni poterono scappare liberi in tutte le direzioni, accendendo così la luce sull’Universo.
Questi raggi di luce primordiale viaggiarono per miliardi di anni dif- fondendosi ovunque, finché nel 1965 due fisici americani di nome Arno Penzias e Robert Wilson, durante la prova di un rilevatore di microonde, captarono uno strano segnale che faceva un rumore più forte del dovuto. All’inizio i due pensarono a un malfunzionamento: salirono quindi a controllare l’antenna e vi trovarono degli escrementi di piccione (da loro definiti “un bianco materiale dielettrico”). Lo strano segnale, però, rimase a tormentarli anche dopo che ebbero ripulito il tutto. Penzias e Wilson non seppero svelare il mistero, finché non si imbatterono nell’af- fascinante ricerca di alcuni colleghi. Questi ultimi avevano teorizzato l’esistenza di una radiazione presente ovunque in modo uniforme, un residuo di quei fotoni che per primi, liberandosi dalla materia, avevano acceso la luce sullʼUniverso. La descrizione corrispondeva a ciò che i due fisici americani avevano casualmente trovato. Si trattava, in altre parole, di una meravigliosa fotografia di un universo antichissimo, che venne ribattezzata “radiazione cosmica di fondo”.
Questa celebre scoperta (per cui Penzias e Wilson vinsero il premio Nobel) è considerata ancora oggi una prova della teoria del Big Bang.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 13 04/10/19 16:16

14 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Avevo iniziato questa pillola parlando di elettroni, neutrini, positroni, inflazione, singolarità, meccanica quantistica e relatività. Poi mi sono accorto che era venu- to fuori un caos incomprensibile, così ho cancellato tutto e ho ricominciato da capo. Il risultato è un estremo riassunto della vicenda, che ho provato a rendere il più semplice possibile. Ovviamente non si può spiegare in poche righe cosa sia la radiazione cosmica di fondo, o esaminare i primi momenti descritti dalla teoria del Big Bang. Ma l’argomento è così affascinante che ho voluto trattarlo lo stesso. Non essendo un fisico, ho fatto controllare la pillola a due laureati in materia, e ho seguito i libri di alcuni esperti del settore, come I primi tre minuti di Steven Weinberg, Dal big bang ai buchi neri di Stephen Hawking e L’universo invisibile di Lisa Randall. Inutile dire che in questo racconto ho esposto la teoria attualmente (2019) considerata più valida dalla comunità scientifica, ma in futuro nuove scoperte potrebbero cambiare le carte in tavola.
2

Circa 2 milioni di anni fa alcuni esseri umani arcaici migrarono dall’Africa orientale verso l’Asia e l’Europa. A seconda delle condi- zioni che si trovarono a dover affrontare nei vari luoghi del pianeta, le popolazioni di umani, nel corso di centinaia di migliaia di anni, evolsero in specie differenti (come l’Homo neanderthalensis, l’Homo erectus...). Tra tutte, l’evoluzione forse più singolare si ebbe nella piccola isola di Flores, in Indonesia.
Secondo le ricostruzioni degli studiosi, gli umani arcaici arrivarono a Flores quando il livello del mare era molto basso e l’isola risultava quindi facilmente accessibile dal continente. Tuttavia, quando l’oceano tornò a salire, essi rimasero intrappolati. Fu così che la selezione naturale si mise implacabilmente all’opera: gli individui più grandi, che neces- sitavano di maggiori quantità di cibo e risorse per poter sopravvivere, perirono rapidamente, lasciando spazio ai più bassi e mingherlini. Con il passare delle generazioni, gli abitanti dell’isola divennero molto pic- coli, secondo il processo attualmente noto come “nanismo insulare”.
L’Homo floresiensis, così battezzato dagli scienziati, fu una specie umana unica nel suo genere: gli abitanti di Flores pesavano 25 kg al massimo e misuravano circa un metro d’altezza. Per questo motivo gli studiosi iniziarono a chiamarli Hobbit.
Qualche chiarimento per i meno avvezzi alla biologia: noi uomini moderni siamo Homo sapiens, che è l’unica specie del genere Homo attualmente presente sul

Pillole di storia antica II PARTE.indd 14 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 15
L̓uomo di Neanderthal in un̓incisione del 1921.

nostro pianeta. Diverse migliaia di anni fa invece esistevano anche altre specie umane, come per esempio la gente di Flores di cui ho parlato in questa pillola. Essi si estinsero circa 12.000 anni fa e i primi fossili furono rinvenuti nel 2003. La principale fonte è l’opera Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità del famoso storico Yuval Noah Harari. Si tratta di un saggio di storia, biologia e sociologia estremamente interessante, che consiglio a tutti di leggere. Va detto comunque che quelle riportate nella pillola sono solo le ipotesi attualmente più apprezzate dagli studiosi, ma trattandosi di eventi molto distanti temporalmente, ovviamente vi è un discreto margine d’incertezza.
3
Circa 45.000 anni fa i sapiens sbarcarono per la prima volta sulle coste dell’Australia. Avanzando verso l’entroterra dell’isola, si ri- trovarono immersi in un habitat esotico e sconosciuto, popolato da canguri, enormi vombati, leoni marsupiali, tartarughe gigantesche... L’Australia appariva come una terra vergine e incontaminata, tutta da scoprire. Tuttavia, nel giro di poche migliaia di anni, oltre l’85% della megafauna (animali di oltre 50 kg) australiana scomparve. Come fu possibile un cambiamento tanto radicale? Sebbene non esista ancora una risposta certa, molti studiosi vedono nell’uomo il principale col- pevole. Secondo alcune ricostruzioni, i sapiens avrebbero stravolto l’ecosistema australiano praticando la caccia e incendiando le foreste. Poiché gli animali di grossa taglia si riproducevano con tempistiche

Pillole di storia antica II PARTE.indd 15 04/10/19 16:16

16 PILLOLE DI STORIA ANTICA
piuttosto lente, le morti causate dal nuovo predatore portarono a una rapida estinzione di massa, testimoniata dai fossili.
Secondo il professor Yuval Noah Harari tale fenomeno è stato solo uno dei tanti esempi storici del devastante impatto dell’uomo sull’am- biente. In quest’ottica Harari giudica l’Homo sapiens un vero e proprio “serial killer ecologico”.
Questa è una delle pillole più “teoriche” del libro. Si basa principalmente sul saggio Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità dello storico Yuval Noah Harari e su un’interessante ricerca pubblicata sulla rivista «Nature» (Humans rather than climate the primary cause of Pleistocene megafaunal extinction in Australia del 20 gennaio 2017), ma vi sono diversi studiosi che non concordano con la teoria che ho riportato. Vi è per esempio uno studio archeologico, piuttosto recente, che pone l’arrivo degli uomini in Australia a circa 65.000 anni fa. Tut- tavia, non è dato sapere se si sia trattato di Homo sapiens (la nostra specie, a cui mi riferivo nella pillola), di Denisova, o di un’altra specie umana. Vi è inoltre da considerare che nell’epoca in questione l’Australia fu colpita da un consistente cambiamento climatico, e non si sa fino a che punto questo abbia contribuito all’estinzione degli animali di larga taglia. Insomma, va sottolineato che le attuali conoscenze su quel periodo sono poche e frammentate, e questa pillola è quindi soggetta a un discreto grado di incertezza storica.
4

Verso il 13.000 a.C., alla vigilia della “rivoluzione agricola”, gli esseri umani vivevano suddivisi in migliaia di piccole tribù con un’infini- tà di lingue e culture diverse. All’interno di questi nuclei sociali le attività prevalenti erano la caccia e la raccolta, mentre l’agricoltura e la pastorizia, nella maggior parte dei casi, non erano ancora state introdotte. Sebbene i nostri antenati non fossero dediti alla domestica- zione degli animali, un’importante eccezione era costituita dal cane. Si pensa infatti che il cane sia stato il primo animale addomesticato dall’uomo, che si serviva dell’amico a quattro zampe per cacciare le prede e avere un allarme nel caso di intrusioni.
Secondo lo storico israeliano Yuval Noah Harari, il millenario le- game tra uomini e cani «ha prodotto una comprensione e un affetto molto più profondo di quello che può esistere tra gli umani e qualsiasi altro animale». Un esempio di tale legame si può forse osservare nel sito israeliano di Eynan, dove è stata rinvenuta una tomba (datata

Pillole di storia antica II PARTE.indd 16 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 17
al 10.000 a.C.) che contiene i resti di una donna sepolta con il suo cagnolino. Gli archeologi, osservando la mano sinistra della donna posata sull’animale, hanno ipotizzato la presenza di un forte vincolo affettivo.
Poiché la pillola tratta di un periodo molto lontano nel tempo, ben precedente alla comparsa della scrittura, è affetta per forza di cose da un discreto grado di incertezza storica. La principale fonte che ho consultato è il libro Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità del professor Harari. La tomba che ho citato è stata rinvenuta nel 1978. Secondo Harari esiste anche la possibilità che il cagnolino sepolto fosse un dono alle divinità dell’oltretomba.
5
Verso l’8000 a.C. alcuni abitanti del Vicino Oriente ebbero un’idea semplice ma geniale, destinata a cambiare il destino dell’umanità. Essi decisero di catalogare i propri beni identificandoli con comuni oggetti. Fu così che vennero costruiti i primi contrassegni, ovvero dei piccoli manufatti d’argilla modellati con particolari forme geometriche. Un cilindro poteva simboleggiare un animale, un cono unʼunità di grano... e via dicendo. Osservando le forme, gli antichi riconoscevano i beni a disposizione. In seguito si decise di riunire i contrassegni all’interno di bustine sferiche d’argilla, che erano cave e larghe fino a 10 cm di diametro. Con il passare dei millenni, per velocizzare il processo di consultazione, i contrassegni iniziarono a essere raffigurati sulla superficie delle buste, tramite dei segni minuti. Quando il sistema figurativo venne compreso, l’effettiva presenza dei contrassegni si rivelò vana e questi scomparvero lentamente dalla scena. Rimasero quindi delle sfere vuote ricoperte di piccole incisioni, ma poiché la loro forma risultava scomoda, furono sostituite da semplici tavolette d’argilla. I segni sulla loro superficie, d’altro canto, continuarono a evolvere nel tempo per complessità. Alla fine, verso il 3100 a.C., nella città sumerica di Uruk (situata nell’attuale Iraq), nacque la scrittura cuneiforme, che nei secoli si sviluppò in un’entità “autonoma” rispetto ai beni che era in grado di descrivere. Fu l’incredibile risultato di un processo millenario, nonché una delle più grandi conquiste tecnolo- giche della nostra specie.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 17 04/10/19 16:16

18 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Questa pillola riassume in poche righe i principali passaggi di un lento processo, teorizzato dalla professoressa Denise Schmandt-Besserat, che trova diverse con- ferme archeologiche. Sono stati infatti rinvenuti contrassegni d’argilla databili fino all’8000 a.C. e la maggior parte degli studiosi (ovviamente non tutti) concorda sulle modalità con cui è nata la scrittura. Di tanto in tanto vi sono, a dir la verità, delle ricerche archeologiche che individuano altre possibili scritture nate prima di quella mesopotamica, ma i reperti sono sempre così rari e “insoddisfacenti” che il primato dei sumeri non è ancora stato messo seriamente in discussione. Le ultime frasi della pillola sono abbastanza semplificative: ci sarebbe un lungo discorso da fare sul passaggio dalla fase pittografica a quella “autonoma” della scrittura cuneiforme, e sul ruolo giocato dalla nascita delle prime città. Rimando quindi i più interessati alla principale fonte di cui mi sono servito, ovvero il libro I sumeri di Giovanni Pettinato. Ho consultato anche l’ottimo manuale Antico Oriente. Storia società economia di Mario Liverani.
6

Nell’viii millennio a.C. il villaggio di Gerico, situato nei territori dell’attuale Palestina, era teatro di un rituale piuttosto macabro. In alcuni casi, infatti, gli abitanti dell’insediamento rimuovevano i crani dagli scheletri di coloro che erano morti da poco, per poi iniziare a “decorarli”. Durante tale processo i denti venivano estratti e le cavità craniche erano ricoperte di morbida argilla, usata per ricreare orec- chie, guance e nasi dei defunti. Gli occhi, invece, erano realizzati con conchiglie bianche. Oltre a ciò, i teschi potevano essere dipinti per suggerire la presenza di baffi, capelli o altre caratteristiche facciali.
Questo misterioso rituale, che ha lasciato tracce simili in diversi siti preistorici del Vicino Oriente, attira da decenni le attenzioni di molti studiosi. Tuttavia, nonostante le numerose ipotesi, il vero scopo dei “teschi intonacati” rimane sconosciuto.
Per quanto macabro possa sembrare ai nostri occhi, questo rituale presenta degli interessanti aspetti artistici e spirituali, e può aiutare gli studiosi a comprendere meglio le società preistoriche del Vicino Oriente. A Gerico i primi esemplari di “teschi intonacati” furono scoperti negli anni ’50, grazie al lavoro dell’archeologa britannica Kathleen Kenyon. I crani più famosi di questo tipo sono attualmente conservati al British Museum di Londra e all’Archaeological Museum di Amman. Le principali fonti che ho consultato sono l’articolo Il pallido volto del potere del professor Massimo Vidale (rivista «Archeo Monografie» di maggio 2017) e l’articolo I misteri del cranio di Gerico di Kristin Romey («National Geographic»).

Pillole di storia antica II PARTE.indd 18 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA
19

7
Verso il 7000 a.C. il villaggio di Çatal Hüyük, situato nei territori dell’attuale Turchia, era tra i più sviluppati al mondo. L’insediamento era composto da un migliaio di case unite l’una con l’altra a formare una specie di alveare, utile per difendersi da aggressioni esterne. L’economia di tipo agro-pastorale era affiancata da una sbalorditiva industria litica e da un abbondante uso della ceramica. Çatal Hüyük era inoltre teatro di una notevole cultura artistico-simbolica, collegata al culto dei morti.
Nel corso dei millenni seguenti, fino al 4500 a.C. circa, quasi nessun villaggio riuscì a raggiungere il livello tecnologico di Çatal Hüyük. I “nuovi” insediamenti erano infatti più poveri, meno popolati e dotati di utensili e ceramiche nettamente inferiori. Çatal Hüyük si può quindi considerare una sorta di oasi fantascientifica uscita da un’altra epoca.
Çatal Hüyük non era l’unica eccezione del suo tempo: anche il villaggio palesti- nese di Gerico, per esempio, si distingueva dal resto del mondo. Va inoltre fatta un’altra importante precisazione: le conoscenze su quel periodo variano di anno in anno in conseguenza delle nuove scoperte archeologiche. È quindi possibile che tra quindici anni questa pillola non sia più particolarmente valida. La princi- pale fonte che ho consultato è costituita dal libro Antico Oriente: Storia, società, economia del professor Mario Liverani. Si tratta dell’opera che considero più completa, a livello mondiale, per quanto riguarda la storia mesopotamica e più in generale del Vicino Oriente antico. È un autentico gioiello, come d’altronde tutti i libri di Liverani.
8
Verso il 6000 a.C. il villaggio neolitico di Gadachrili Gora, situato nella regione caucasica, ospitava decine di persone in una manciata di case realizzate con mattoni di fango. L’industria litica era poco sviluppata e le decorazioni artistiche relativamente misere. Eppure,
Attualmente nell’immaginario comune si ritiene che “nuovo” sia sinonimo di “progresso”, e che lo scorrere del tempo porti inevitabil- mente a uno sviluppo economico e sociale. La storia, tuttavia, come dimostrano Çatal Hüyük e molti altri esempi, smentisce questa idea: si può anche regredire.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 19 04/10/19 16:16

20 PILLOLE DI STORIA ANTICA
nonostante l’apparente arretratezza dell’insediamento, gli abitanti di Gadachrili Gora possono attualmente fregiarsi di un singolare primato: essi produssero il vino più antico mai rinvenuto.
In realtà gli archeologi internazionali, che da diversi anni lavorano sul sito, non hanno trovato del vino vero e proprio, bensì delle sue tracce. Le analisi chimiche, infatti, condotte su del vasellame di Gadachrili Gora decorato con grappoli d’uva stilizzati, hanno evidenziato la presenza di acido tartarico, un indizio che suggerisce la presenza di vino. Gli studiosi hanno quindi effettuato ulteriori ricerche, giungendo infine alla conclusione che gli abitanti del villaggio possedessero dei vigneti e li sfruttassero per produrre l’antica bevanda alcolica.
La recente scoperta archeologica sottolinea come persino ottomila anni fa, prima dell’invenzione della ruota, della scrittura e della com- parsa delle prime città, l’uomo amasse già la compagnia di un buon bicchiere di vino.
Il sito archeologico di Gadachrili Gora si trova vicino alla città di Marneuli, in Georgia. Nonostante abbia definito il villaggio come “apparentemente arre- trato” (di certo sarebbe sfigurato rispetto ad alcuni insediamenti coevi anatolici e palestinesi) in realtà, per gli standard di quella regione e di quel periodo, era sostanzialmente nella media. La pillola è basata in gran parte su un articolo pubblicato nel novembre del 2017 sulla rivista scientifica pnas (Early Neolithic wine of Georgia in the South Caucasus). Voglio specificare che Gadachrili Go- ra detiene il primato in questo momento, nel 2019, mentre scrivo questo libro. È possibile (anzi, direi probabile) che in futuro nuove scoperte archeologiche cambino le carte in tavola.
9
Nel 5500 a.C. circa, ad Alba, in Piemonte, si formò il primo villaggio conosciuto della zona. Questo era poco più che un agglomerato di capanne, ma i suoi abitanti conoscevano già l’allevamento, la lavora- zione della ceramica e la creazione di utensili da lavoro. Con il passare del tempo sulle sponde del fiume Po sorsero diversi altri villaggi. La leggenda narra che uno di questi fosse perseguitato da un feroce drago, malefico e spaventoso. Il drago era una terribile calamità: stermina- va le persone, bruciava le case e mangiava le pecore al pascolo. Gli abitanti del paese, stremati da questa situazione, decisero di affidarsi

Pillole di storia antica II PARTE.indd 20 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 21
Gli aborigeni italici, disegno di Tancredi Scarpelli tratto da Paolo Lorenzini, Storia del costume attraverso i secoli, 1934.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 21 04/10/19 16:16

22 PILLOLE DI STORIA ANTICA
alle capacità dell’animale più forte e fiero della regione: un magnifico e possente toro, dal pelo rosso come il sangue. Lo scontro tuttavia risultava ancora impari, tanta era la differenza nella dimensione tra le due bestie; così fu deciso di far bere al toro del vino, per renderlo ebbro e sprezzante del pericolo. Il combattimento fu molto duro, ma alla fine il toro riuscì ad abbattere il malvagio drago. Gli abitanti del villaggio decisero di portare in trionfo il fiero animale, che tuttavia perì presto a causa delle ferite. Per sdebitarsi, gli uomini fecero del toro un simbolo e una divinità, così che il suo spirito potesse vegliare sulla loro terra per l’eternità.
Il termine Torino, secondo l’ipotesi più plausibile, deriva dai taurini, un antico popolo di origine ligure (o celtica, non si sa per certo) che abitava la regione. Questi a loro volta devono il nome alla radice indo-ariana taur, che significa montagna. La leggenda qui riportata, di cui non si conosce l’origine (forse me- dievale?), compare in una versione simile nell’Almanacco di Torino del 1881 del salesiano Antonio Ghirardi. Attualmente è citata in molti libri sulla storia della città, come per esempio Torino. Storia e misteri di una provincia magica di Danilo Tacchino e Alla scoperta dei segreti perduti di Torino di Laura Fezia.
10
Nella seconda metà del v millennio a.C. la località di Varna, in Bulgaria, ospitava una comunità agropastorale, non particolarmente sviluppata rispetto al resto delle culture europee di quel periodo. O almeno, questo è ciò che si pensava fino al 1972, quando un opera- io della zona, durante uno scavo edilizio, rinvenne alcuni inusuali oggetti metallici. L’uomo decise di portare i reperti a un insegnante di storia, che vi riconobbe degli antichi manufatti d’oro massiccio. I successivi scavi archeologici rivelarono una magnifica necropoli preistorica, contenente migliaia di braccialetti, gioielli, maschere in terracotta, diademi, armi in rame... Questi oggetti erano suddivisi all’interno di 312 tombe, ma i più preziosi giacevano concentrati in una manciata di sepolture. Da ciò si è dedotto che vi fosse una marcata differenza di rango sociale tra gli abitanti. In particolare, l’individuo sepolto nella tomba 43, oltre a essere avvolto da gioielli
Questa leggenda, come avrete forse intuito, è il racconto più famoso sulle origini di Torino.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 22 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 23
di varia natura, reggeva tra le mani un martello-scettro, probabile simbolo del suo potere. Si tratta del più antico esemplare di tomba principesca mai scoperto.
Non è semplice dare una spiegazione di come gli abitanti preistorici di Varna abbiano potuto accumulare tanta ricchezza. Ricordo infatti che si parla di un periodo compreso tra il 4600 e il 4200 a.C., molto più antico rispetto alle prime città egizie e mesopotamiche. Evidentemente alcuni luoghi del mondo, in epoca remota, erano più sviluppati di quanto comunemente si pensi. Le principali fonti che ho consultato sono il libro Gold: Nature and Culture di Rebecca Zorach e la monografia Mercanti senza frontiere del professor Massimo Vidale (rivista «Archeo Monografie» di agosto 2019).
11

Nel iv millennio a.C. gli abitanti dell’isola di Gozo (arcipelago mal- tese) realizzarono due magnifici templi circondati da un lungo recinto megalitico. Questo maestoso complesso, formato da blocchi di pietra calcarea alti fino a 6,4 metri, ospitava elementi sacri quali focolari rituali, decorazioni simboliche (tra cui la sagoma di un serpente) e strutture associabili ad altari. Si è quindi ipotizzato che fosse una specie di “santuario preistorico”.
Secondo una tradizione popolare, nata diversi millenni dopo, il nome dell’imponente complesso (Ggantija) deriverebbe da una comunità di giganti che sarebbe vissuta sul posto in epoche remote. Altre dicerie locali vedevano nelle strutture megalitiche delle “fattorie” costruite dai diavoli: in mancanza di una spiegazione razionale, si vociferava che i misteriosi edifici di pietra servissero a custodire delle enormi mucche.
L’arcipelago maltese è un luogo di grande rilevanza archeologica e i templi di Ggantija, riconosciuti Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, non sono di certo l’unica attrazione. Poco lontano, per esempio, sorge l’affascinante Circolo di Xaghra, ovvero una specie di necropoli preistorica formata da vari ambienti sotterranei. Al suo interno, in un deposito votivo, sono state rinvenute nove statuette grandi fino a 18 centimetri. La principale fonte che ho consultato è l’esauriente articolo I segreti di Gozo del professor Andreas M. Steiner (rivista «Archeo» di luglio 2019).

Pillole di storia antica II PARTE.indd 23 04/10/19 16:16

24
PILLOLE DI STORIA ANTICA

12
Nel 3200 a.C. l’Egitto era spaccato in due regni rivali: il Basso e l’Alto Egitto. Secondo la leggenda fu Narmer, noto anche con il nome di Menes, a unificare il paese e a imporsi come primo faraone. Lo storico greco Diodoro Siculo racconta: «Dopo gli dei, dunque, il pri- mo a regnare sull’Egitto fu Menes, che insegnò al popolo a venerare le divinità e a compiere sacrifici, nonché ad apparecchiare tavole e letti e a usare coperte sontuose. Egli introdusse, insomma, il lusso. Si narra inoltre che Menes, uomo di grande spirito, e il più attento al bene comune tra i legislatori di cui si abbia memoria, fu il primo che persuase le genti a far uso di leggi scritte».
Nel 1898 d.C., nei pressi dell’antica città di Nekhen, fu rinvenuta la Tavoletta di Narmer, uno dei reperti archeologici più importanti del mondo egizio, nonché il simbolo dell’unificazione del paese. Il po- tente faraone, vestito da un lato con la corona bianca dell’Alto Egitto e dall’altro con quella rossa del Basso Egitto, venne immortalato nell’atto di colpire il nemico sconfitto. Questa potente immagine con- segnò alla storia il leggendario faraone Narmer, primo nel suo ruolo.
Quasi tutto ciò che è scritto in questa pillola è incerto e oggetto di dibattito tra gli storici, perché le fonti sono scarse e talvolta contrastanti. Sebbene i reperti archeologici suggeriscano che l’Egitto predinastico fosse davvero diviso in due regni (Alto e Basso Egitto, rispettivamente a Sud e a Nord), l’unificazione del paese (datata verso il 3150 a.C.) è avvolta nella leggenda, così come la figura del primo faraone, il grande Narmer/Menes. A essere onesti, nonostante quasi tutti gli storici moderni siano concordi, non vi è nemmeno la certezza che questi due nomi indichino la stessa persona. Le tre fonti principali che ho consultato sono la Storia dell’antico Egitto di Nicolas Grimal, L’Egitto dei Grandi Faraoni di Christian Jacq e la Biblioteca storica di Diodoro Siculo (di quest’ultima ho legato insieme due brani posti in capitoli diversi).
13
Verso il 3100 a.C. i sumeri inventarono la scrittura cuneiforme. Questa consisteva in una moltitudine di caratteri di forma appuntita, incisi con uno stilo su tavolette di argilla. Lo storico israeliano Yuval Noah Harari

Pillole di storia antica II PARTE.indd 24 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 25
afferma che il primo nome proprio di cui abbiamo traccia provenga da una di queste tavolette, sulla quale si legge: «Nel corso di 37 mesi sono state ricevute in totale 29.086 misure di orzo. Firmato Kushim».
Ma chi era questo Kushim? Secondo Harari si trattava di uno scriba dell’antica Mesopotamia, intento a catalogare quantità di orzo.
Attualmente Kushim è considerato il primo nome proprio cono- sciuto della storia. Desta sorpresa constatare che questo primato non appartenga a qualche re o conquistatore di grande fama, ma solo a un semplice scriba. Chissà cosa avrebbe pensato Kushim se in quell’at- timo, durante la firma di un documento contabile, avesse saputo di star incidendo il proprio nome tra le pagine della storia.
Per onestà storica bisogna sottolineare che non si è certi al 100% che Kushim sia un nome. Questo termine potrebbe essere solo un titolo indicante una mansione, come per esempio quella del contabile. La principale fonte è il libro Da animali a dei. Breve storia dell’umanità del professor Yuval Noah Harari.
14
Nel iii millennio a.C. i sumeri chiamavano la birra kas, termine letteralmente traducibile come “ciò che la bocca desidera”. Questa bevanda era talmente amata da essere associata a una divinità: la sacra Ninkasi. Cito parte di un antico inno in suo onore: «Ninkasi, tu sei colei che cuoce il bappir (pane d’orzo) nel grande forno, e mette in ordine i mucchi di grano sgusciati. Tu sei colei che innaffia il malto coperto di terra, a cui i nobili cani fanno la guardia persino contro i potenti. Ninkasi, tu sei colei che intinge il malto in un orcio, le onde si alzano, le onde cadono. Tu sei colei che stende l’infuso cotto di malto su larghe stuoie di canne, per poi aspettare che si raffreddi. Ninkasi, tu sei colei che regge con entrambe le mani il grande mosto di malto, facendolo fermentare con miele e vino. Tu sei colei che pone il tino per il filtraggio, che produce un suono soave, su una larga tinozza rac- coglitrice. Oh Ninkasi, quando poi versi la birra filtrata dalla tinozza, questa si riversa impetuosa come il Tigri e l’Eufrate».

L’inno a Ninkasi costituisce la più antica ricetta di birra a noi pervenu- ta. Nel 1991 Fritz Maytag, fondatore dell’Anchor Brewing Company (azienda produttrice di birra), decise di provare a seguire le istruzioni

Pillole di storia antica II PARTE.indd 25 04/10/19 16:16

26 PILLOLE DI STORIA ANTICA
fornite dai sumeri. Il risultato fu molto apprezzato: pare che la birra di Ninkasi avesse un sapore dolce simile a quello del sidro di mele.
L’antica birra, diversissima da quella attuale, veniva solitamente bevuta con delle cannucce da recipienti comuni. Purtroppo, che io sappia, la birra di Ninkasi non è attualmente in commercio (probabilmente seguire la ricetta sumerica costa troppo). Le principali fonti che ho consultato sono i libri I sumeri di Giovanni Pettinato, The Never-ending Feast: The Anthropology and Archaeology of Fe- asting di Kaori O’Connor e A History of Beer and Brewing di Ian S. Hornsey.
15

Verso il 2800 a.C., secondo la tradizione mesopotamica, il leggen- dario sovrano Enmerkar regnava sull’antichissima città di Uruk. La principale preoccupazione del re sumero era costituita da Aratta, una colonia ribellatasi alla sua autorità. Il mitico conflitto che seguì è narrato nel poema Enmerkar e il signore di Aratta, che racconta come si svol- sero i rapporti diplomatici tra i due sovrani, portati avanti attraverso un semplice messaggero che riferiva oralmente le loro parole. Riporto un brano del poema: «Il messaggero aveva la lingua pesante e non era capace di ripeterlo; poiché il messaggero aveva la lingua pesante e non era capace di ripeterlo, il signore di Kullab (ovvero Enmerkar, re di Uruk) impastò l’argilla e vi incise le parole come in una tavolet- ta; prima di allora nessuno aveva mai inciso parole nell’argilla. Ora, quando il dio Sole risplendette, ciò fu manifesto: il signore di Kullab incise le parole come in una tavoletta, ed esse furono visibili».
In questo brano è narrato il mito dell’invenzione della scrittura, una delle più grandi conquiste dell’umanità. Nel proseguo dell’opera viene anche descritto il segno usato da Enmerkar: «La parola detta ha forma di chiodo, la sua struttura trafigge come un’arma».
Oggigiorno si pensa che i caratteri cuneiformi furono inventati per catalogare beni, ovvero per ragioni di contabilità. Fatta questa pre- cisazione, rimane da sottolineare il fascino del mito di Enmerkar, il leggendario re di Uruk che per primo incise parole sull’argilla.
I sumeri, e in particolare gli abitanti di Uruk, sono attualmente considerati i primi inventori della scrittura (3100 a.C. circa). Il poema Enmerkar e il signore di Aratta è ovviamente successivo e tenta di assegnare una spiegazione semplice

Pillole di storia antica II PARTE.indd 26 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 27
a un fenomeno che fu in realtà frutto di un processo lungo e graduale. Sebbene molti studiosi ritengano che sia realmente esistita, la città di Aratta non è ancora stata localizzata, e costituisce un enorme enigma dell’archeologia. La principale fonte è il libro I Sumeri del professor Giovanni Pettinato.
16
Verso il 2570 a.C. fu ultimata la costruzione della Piramide di Che- ope, l’unica tra le sette meraviglie del mondo antico a essere giunta fino a noi. Questa magnifica opera architettonica richiese vent’anni di lavori, decine di migliaia di operai (Erodoto parla addirittura di centinaia di migliaia) e la direzione di Hemiunu, architetto di grande abilità. Attualmente la sua realizzazione lascia ancora sbalorditi gli storici moderni. Stiamo parlando di un’opera alta 146 metri (la più alta mai realizzata fino ad allora), larga 230 metri (la cui base è un quadrato praticamente perfetto) e che richiese circa 2,3 milioni di blocchi di pietra, ognuno dei quali pesava diverse tonnellate. Questi dati sono talmente folli, specie per la scarsa tecnologia di quell’epoca, che non mi sento nemmeno in grado di commentarli. I lati della piramide di Cheope erano inoltre perfettamente allineati ai punti cardinali del nostro pianeta. Secondo alcuni studiosi il minuscolo errore nelle misurazioni odierne è dovuto allo spostamento che l’asse della Terra ha subito negli ultimi quattromila anni. L’incredulità di fronte alla creazione di un’opera tanto imponente in un’epoca così remota ha dato vita a numerose teorie fantascientifiche. Secondo la più famosa di queste, alla quale personalmente non credo, delle civiltà aliene migliaia di anni fa avrebbero commissionato la costruzione della piramide agli antichi.
Nonostante le innumerevoli teorie sorte nel corso degli anni, gli storici ancora non concordano su come le piramidi siano state costruite. Tutte le ipotesi pre- sentano infatti problematiche dal punto di vista fisico: è davvero dura conciliare 146 metri di altezza con il peso dei blocchi di pietra. Comunque mi piacerebbe sapere cosa penserebbero quegli antichi architetti, o gli operai stessi, di come stanno eseguendo i lavori dietro casa mia: in più di otto mesi una strada di 100 metri non è ancora stata riasfaltata...

Pillole di storia antica II PARTE.indd 27 04/10/19 16:16

28
PILLOLE DI STORIA ANTICA

17
Verso il 2500 a.C. un medico egizio scrisse un trattato chirurgico analizzando 48 casi. Il testo, sopravvissuto grazie a una copia di un migliaio di anni dopo (papiro Smith), fu composto con toni di una modernità disarmante: in un’epoca in cui medicina e magia erano due facce della stessa medaglia, l’autore descrisse ogni caso con un vocabolario “scientifico”, offrendo sempre una diagnosi, una prognosi e una terapia raccomandata. Nel caso numero 45 il medico scrisse: «Siamo di fronte a dei “tumori” al petto, rigonfiamenti grossi, diffusi e duri; toccarli è come toccare una palla di stracci, oppure si possono paragonare al frutto acerbo dello hemat, che è freddo e duro al tatto».
Quella appena riportata è la più antica descrizione del cancro al se- no giunta fino a noi. E sebbene molte analisi fossero seguite da una terapia raccomandata, in questo caso il medico egizio, in una totale ammissione di impotenza, si limitò a scrivere: «Non esiste una cura».
Gli insegnamenti del papiro Smith sono stati erroneamente attribuiti a Imhotep, il celebre architetto egizio. In realtà non vi è nessuna evidenza storica che colleghi Imhotep al papiro, che rimane tuttora anonimo. Determinate particolarità lingui- stiche collocano comunque la stesura del testo originale nel periodo dell’Antico Regno. Personalmente non so spiegarmi il limitato numero di riferimenti magici- religiosi all’interno del Trattato delle lesioni: trovo questa particolarità davvero
Un medico esamina un animale abbattuto per stabilire se può essere mangiato (da un rilievo a Saqqara).

Pillole di storia antica II PARTE.indd 28 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 29
incredibile per quell’epoca. Per quanto riguarda il breve passaggio del papiro che ho riportato (ho selezionato solo una frase del caso numero 45), ho appro- fittato della traduzione presente nel libro L’imperatore del male. Una biografia del cancro di Siddhartha Mukherjee. La principale fonte della pillola è invece l’articolo The Edwin Smith surgical papyrus del professor J.H. Breasted (1930).
18

Nella Mesopotamia del 2400 a.C. l’approfondita conoscenza della scrittura era considerata una delle migliori chiavi per il successo. All’e- poca, infatti, poiché la maggior parte delle persone era analfabeta, gli scribi costituivano una casta selezionata e potente, in grado di accedere a ruoli dirigenziali ben retribuiti. Imparare a scrivere bene, tuttavia, non era facile: nelle città sumere gli alunni dovevano esercitarsi per anni all’interno di vere e proprie scuole, ricopiando tavolette, apprendendo la matematica, studiando testi lessicali, facendo i compiti per casa... e sempre rispettando la severa disciplina imposta dai maestri, che punivano gli errori a vergate. Solo al termine di una lunga formazione gli alunni avevano quindi accesso a tutti i segreti dell’arte scrittoria.
Riporto l’inizio di uno splendido inno sumero che esalta l’importanza di tale disciplina: «L’arte della scrittura è la madre degli oratori, il padre dei maestri. L’arte della scrittura è appassionante, non ti sazia mai. L’arte della scrittura è difficile da imparare, ma colui che l’ha appresa avrà il mondo in mano».
In un verso successivo, all’interno dello stesso inno, viene addirittura afferma- to che la scrittura è il «nesso di tutto». Per quanto possano sembrare semplici, confesso che il fascino di questi antichissimi testi mi suscita una certa emozione. La principale fonte di questa pillola è costituita dal saggio I sumeri del professor Giovanni Pettinato.
19
Nel 2350 a.C. la città siriana di Ebla era il fulcro commerciale del Vicino Oriente. La sua posizione strategica nel mezzo tra Mesopota- mia, Egitto e Anatolia, infatti, le permetteva di accogliere un continuo

Pillole di storia antica II PARTE.indd 29 04/10/19 16:16

30 PILLOLE DI STORIA ANTICA
flusso di merci (specialmente metalli preziosi e stoffe) provenienti da varie regioni. Questa florida situazione economica si rifletteva su un notevole livello artistico e culturale. Nei secoli seguenti, tuttavia, le ricchezze di Ebla attirarono le mire dei regni vicini, finché la città non venne conquistata, depredata, rasa al suolo e lentamente dimenticata.
Fu solo verso la fine dell’800 che gli archeologi iniziarono a cer- care i resti dell’antico gioiello siriano, che sapevano essere sepolto da qualche parte nel deserto (Ebla era citata nei documenti di altri regni conosciuti). Sfortunatamente i tentativi di individuare il sito non portarono ai risultati sperati, almeno fino al 1964, quando il team del professor Paolo Matthiae, dell’Università La Sapienza di Roma, scavando nella località di Tell Mardīkh, rinvenne il busto di una statua antichissima, su cui erano incise alcune parole chiave: «Nell’anno ottavo da quando la dea Eštar si manifestò a Ebla, Ibbit-Lim fece scolpire il suo nome e quello dei figli su questa statua».
Colmi di felicità ed entusiasmo, gli archeologi si rimisero al lavoro, e negli anni seguenti riuscirono a trovare la meravigliosa biblioteca reale di Ebla, contenente oltre 17.000 documenti cuneiformi. Fu una scoperta straordinaria, che riscrisse la storia del Vicino Oriente.
Gli accademici italiani, quando annunciarono di aver trovato Ebla, vennero scherniti dai colleghi internazionali. Il luogo del ritrovamento contrastava infatti con le ipotesi del tempo, e i dati che emergevano dall’antica città siriana cozza- vano in maniera evidente con ciò che era scritto nei manuali di storia del Vicino Oriente. Invece di rivedere i loro libri, i principali assiriologi mondiali preferirono accusare gli italiani di incompetenza e mistificazione dei fatti. Per anni l’arche- ologo Matthiae e l’epigrafista Pettinato (i due promotori più famosi degli scavi di Ebla) subirono l’avversione della comunità accademica internazionale, finché i reperti non furono talmente chiari e numerosi da ammutolire le critiche. A chi fosse interessato ad approfondire l’affascinante ritrovamento di Ebla, consiglio la lettura dell’eccellente libro La città sepolta. I misteri di Ebla di Giovanni Pettinato.
20
Verso il 2350 a.C. il regno sumerico di Lagash, nella Mesopotamia meridionale, era afflitto da una burocrazia corrotta e asfissiante. La maggior parte della popolazione, impegnata in attività umili quali l’agricoltura e la pastorizia, doveva pagare delle elevate tasse ai fun-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 30 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 31
zionari cittadini, ovvero l’élite burocratica e sacerdotale del regno, istruita nella nobile arte della scrittura. Questi ultimi erano gli unici in grado di amministrare le attività statali, ma si approfittavano spesso della propria posizione derubando risorse e redistribuendo le entrate iniquamente. Per tentare di risolvere il problema e guadagnare il consenso del popolo, Urukagina, re di Lagash, emanò un importante editto. L’idea del sovrano era quella di limitare il potere della casta dei sacerdoti-burocrati, diminuendo le tasse e concedendo alcune libertà fondamentali alla gente comune. Con un atto di natura propagandisti- ca, Urukagina promise perfino al grande dio Ningirsu di «proteggere sempre gli orfani e le vedove dai soprusi dei potenti». Il re sumero tuttavia non riuscì a realizzare appieno le proprie utopistiche promesse: il potere della casta continuò ad aumentare, così come il numero dei poveri. Urukagina tentò di non perdere il consenso del popolo condo- nando alcuni vecchi debiti, ma ciò non risolse i problemi economici e sociali del paese, che continuarono ad aggravarsi nel tempo.
Ci tengo a offrire un breve spunto di riflessione per incentivare un pensiero cri- tico: personalmente credo che l’attuale contrapposizione in Italia tra le esagerate promesse di natura propagandistica dei “populisti” e i “burocrati/tecnocrati”, autoelettisi veri detentori del “sapere”, non sia altro che il milionesimo remake di un film che viene proiettato da migliaia di anni. Le fonti che ho consultato sono i libri Antico Oriente: Storia società economia di Mario Liverani, Ancient Mesopotamia di Tom Head, The History of the Ancient World: From the Earliest Accounts to the Fall of Rome di Susan Wise Bauer e Breve Historia del Mundo Antiguo di Raquel Lopez Melero.
21
Nel 2300 a.C. il faraone Pepi i regnava su un Egitto politicamente instabile, in cui il potere dei nobili e dei governatori provinciali con- tinuava ad aumentare a discapito dall’autorità faraonica. Per risolvere questo gravoso problema Pepi decise di contrarre dei matrimoni con alcune importanti nobildonne del regno, alleandosi così con le fa- miglie più potenti d’Egitto. Questo stratagemma diplomatico non lo mise al riparo da losche trame di potere: una delle sue consorti tentò di congiurare contro di lui, ma venne scoperta e Pepi fu costretto a reagire con durezza. La testimonianza dell’intrigo di palazzo pro-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 31 04/10/19 16:16

32 PILLOLE DI STORIA ANTICA
viene dall’autobiografia di Uni, un funzionario di corte: «Vi fu un processo segreto nell’harem reale, contro la consorte grande favorita. Sua maestà fece sì che io andassi a giudicare solo, senza che vi fosse alcun visir di stato o alcun magistrato all’infuori di me, perché io ero capace e perché sua maestà aveva fiducia in me. Sono io che misi il verbale per iscritto, da solo, con un funzionario di Nekhen, che era solo, nonostante il mio compito fosse quello di direttore degli impiegati di palazzo. Mai nessuno nella mia condizione aveva udito prima un segreto dell’harem reale, ma sua maestà me lo fece udire perché mi riteneva più abile di ogni altro suo magistrato, più di ogni suo dignitario, più di ogni suo servitore».
Tralasciando la notevole autostima del funzionario, l’autobiografia di Uni costituisce una straordinaria testimonianza storica, per certi versi unica nel suo genere. Sfortunatamente, però, non si conosce il destino della “consorte grande favorita”.
L’antichissima autobiografia del funzionario Uni, iscritta nella sua cappella fune- raria nella città egizia di Abido, ha oltre quattromila anni, ma è giunta fino a noi in buone condizioni. Si tratta di un’incredibile testimonianza, di vitale importanza per gli storici. Mi rendo conto che questa pillola lasci aperti diversi quesiti riguardo la congiura, la “consorte grande favorita” e la vendetta di Pepi, ma temo di non poter soddisfare la vostra curiosità: le antiche fonti non hanno altro da dire a riguardo. La principale fonte è il libro Letteratura e poesia dell’antico Egitto di Edda Bresciani.
22
Verso il 2300 a.C. la principessa Enḫeduanna, figlia del potente Sargon di Akkad, scrisse decine di affascinanti componimenti poe- tici. Enḫeduanna ricopriva l’ambito ruolo di “gran sacerdotessa” del tempio di Ur, e molti dei suoi scritti (per lo più inni e liturgie) erano volti a onorare Inanna, la dea sumerica della fertilità. Cito una delle sue opere: «Tu mi hai chiesto di entrare nel sacro chiostro, e io vi sono entrata, io, la gran sacerdotessa, Enḫeduanna! Ho recato con me la cesta rituale e ho levato il mio canto di lode per te. Ora, invece, sono relegata in mezzo ai lebbrosi e non posso più starti vicino. Sento le tenebre che ricoprono la luce del giorno, intorno a me si fa buio. La mia tenera voce, dolce come il miele, d’improvviso si confonde. Ciò che prima mi dava piacere è stato tramutato in polvere».

Pillole di storia antica II PARTE.indd 32 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 33
Per quanto attualmente venga ignorata da quasi tutti i testi scolastici, Enḫeduanna è in assoluto la prima poetessa conosciuta della storia. Secondo lo studioso britannico Paul Kriwaczek, i suoi componimenti poetici sarebbero stati ricopiati e assunti come modello per millenni, arrivando a influenzare persino la scrittura delle preghiere ebraiche e degli inni greci.
Probabilmente il ruolo della principessa/sacerdotessa Enḫeduanna all’interno dell’Impero accadico, al di là dei suoi notevoli meriti come poetessa, doveva essere rilevante. Nonostante ciò, oltre a non essere conosciuta praticamente da nessuno, Enḫeduanna non viene quasi mai menzionata nei libri di storia, e nemmeno in molti saggi specializzati proprio sull’antica Mesopotamia. Perso- nalmente la cosa mi suscita una certa perplessità (nutro simpatia per quei nomi che reputo ingiustamente dimenticati dalla storia, come vedrete più avanti nel libro). Tra le varie fonti che ho consultato cito l’ottimo testo Inanna, Lady of Largest Heart: Poems of the Sumerian High Priestess Enheduanna di Betty De Shong Meador.
23

Nell’Egitto del 2300 a.C. alcuni lavori pubblici erano diretti da un funzionario esperto, che doveva ubbidire alle indicazioni a distanza del visir. Tra questi due ruoli, però, potevano insorgere delle dispute. In un’occasione, per esempio, il visir ordinò al responsabile delle cave di pietra di Tura di inviare un distaccamento di operai nella sede di Saqqara, per equipaggiarsi davanti a lui, ma il “capo cantiere” gli rispose con toni abbastanza duri: «Questo servitore deve protestare per la richiesta di farci venire fino a quel luogo, dato che il messaggero è arrivato con la chiatta (significato implicito: avrebbe potuto portare lui gli equipaggiamenti). Impiegheremmo sei giorni per venire lì e prepararci a dovere, mentre si dovrebbe sprecare solo una giornata per questa questione. Questo servitore suggerisce di lasciare l’incarico al messaggero».
Questa lettera di protesta è stata rinvenuta strappata a metà e tutta stropicciata presso il complesso funerario di Djoser, a Saqqara. È possibile che il visir non abbia apprezzato troppo la schiettezza ribelle del suo sottoposto.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 33 04/10/19 16:16

34 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Purtroppo non è dato sapere né il nome del “capo funzionario” di Tura né quello del visir, e anche la datazione della vicenda risulta approssimativa. Devo sottolineare inoltre che la lettera è stata tradotta in modi molto diversi da vari esperti del settore. La cosa non mi stupisce, viste le condizioni deteriorate della missiva, ma per forza di cose ho dovuto destreggiarmi tra le analisi contrastanti degli studiosi, ignorando le interpretazioni a mio avviso poco sensate. Le prin- cipali fonti che ho consultato sono l’articolo Social aspects in ancient Egyptian personal correspondence di Susan Thorpe, il libro The Use of Documents in Pharaonic Egypt di Christopher Eyree e la monografia Vivere nell’antico Egitto di Edda Bresciani.
24
Verso il 2270 a.C. il governatore egizio Herkhuf fu incaricato di intraprendere una spedizione in Sudan, che si rivelò un successo sia militare che commerciale. Egli scrisse quindi una lettera al faraone Pepi ii, che a quel tempo era ancora un bambino, per avvisarlo che avrebbe riportato grandi doni in Egitto, tra cui un nano pigmeo. Il giovane faraone rimase entusiasta e fece recapitare a Herkhuf una lettera in risposta: «Ogni anno tu mi porti gioia, facendo ciò che il tuo signore desidera e loda! Sua Maestà ti farà molte eccellenti onoranze, che siano un ornamento per il figlio di tuo figlio per sempre. Dirigiti subito verso nord, alla residenza, portando con te questo nano che deve essere vivo, in buone condizioni e sano, per rallegrare e far lieto il cuore del re dell’Alto e Basso Egitto, Neferkara (si tratta sempre di Pepi II, il faraone sta parlando di sé stesso in terza persona), possa egli vivere per sempre! Mentre il nano torna con te in barca, nomina della gente eccellente che stia accanto a lui, su ogni lato della barca: sta’ attento che non cada in acqua! Mentre dorme, di notte, scegli dei valorosi addetti che dormano accanto a lui nella sua tenda, e ispezio- nalo dieci volte per notte. La Mia Maestà desidera vedere questo nano più che i doni del Sinai e di Punt. Se arrivi alla residenza con questo nano con te, vivo, in buone condizioni e sano, la Mia Maestà farà per te qualcosa di più grande di ciò che fu fatto per il tesoriere del dio, Baurded, al tempo di Isesi, perché è grande il desiderio nel cuore di Mia Maestà di vedere questo nano».

Questo testo, espressione della gioiosa curiosità di un faraone bam- bino, costituisce la più antica lettera egizia a noi pervenuta.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 34 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 35
Pepi ii riceve il simbolo della vita da Nekhbet e Uadjet, dee protettrici dell’Alto e Basso Egitto. Particolare dalla decorazione a rilievo del tempio della piramide di Pepi ii a Saqqara (ricostruzione della scena di G. Jéquier, 1938).

A rigor di logica, dato che Herkhuf rimase un fedele sottoposto di Pepi ii per molti anni, è probabile che la consegna del nano sia andata a buon fine. La data iniziale della pillola è incerta, perché le antiche fonti non sono concordi. Ho se- lezionato solo poche frasi della lettera, contenuta all’interno dell’autobiografia di Herkhuf, rinvenuta incisa sulla sua antichissima tomba, ad Assuan. Il testo integrale tradotto si trova nel libro Letteratura e poesia dell’antico Egitto di Edda Bresciani, che consiglio ai grandi appassionati del mondo egizio. Si tratta infatti di una considerevole raccolta (oltre mille pagine) di antichi testi egizi, di ogni tipologia.
25

Verso il 2240 a.C. il sovrano accadico Naram-Sin regnava su un impero all’apice del suo splendore, che si estendeva dal Golfo Per- sico fino alla Siria. Il fulcro di questa potenza risiedeva nella città di Akkad, dove Naram-Sin possedeva un suo tempio ed era venerato come una sorta di dio.
La fama di questa capitale mesopotamica crebbe al punto che i so- vrani babilonesi continuarono a fregiarsi del titolo di “re di Akkad” fino al periodo persiano. Si trattava quindi di una città di fondamen- tale importanza, che veniva citata nei documenti, nei poemi e nelle iscrizioni di buona parte del Vicino Oriente antico. Nonostante ciò,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 35 04/10/19 16:16

36 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Akkad non è mai stata scoperta. Incredibilmente, infatti, la capitale del primo impero della storia giace ancora sepolta da qualche parte in Iraq, in attesa di un bravo archeologo.
Gli antichi documenti collocano Akkad sulla sponda di un fiume (forse il Tigri, forse l’Eufrate), ma le nostre certezze non si spingono molto oltre questo dato. Alcuni sostengono, senza grandi prove, che la città si trovi nei pressi di Baghdad (in Iraq). Inutile dire che un suo eventuale ritrovamento potrebbe stravolgere le nostre attuali conoscenze sulla Mesopotamia del iii millennio a.C. Ci sarebbero molte altre cose da dire sulla natura dell’Impero accadico, sul suo fondatore (il celebre Sargon di Akkad), su suo nipote Naram-Sin, sulle iscrizioni propagandi- stiche, sulle leggende nate successivamente... Consiglio quindi ai più interessati il libro Città perdute della Mesopotamia di Gwendolyn Leick.
26

Verso il 2200 a.C. un’orda selvaggia di gutei, proveniente dall’al- topiano iranico, si riversò sulla Mesopotamia. Questi barbari delle montagne spazzarono via in breve tempo la resistenza degli accadi e dei sumeri, imponendosi come i nuovi signori della regione. Il risen- timento delle popolazioni conquistate, che si consideravano le vere paladine della civiltà, si manifestò sotto forma di disprezzo razziale. I gutei vennero chiamati «scimmie delle montagne» (o «draghi», secondo altre traduzioni) e furono considerati «indegni di far parte del paese e non classificabili come esseri umani». Secondo un antico testo mesopotamico, noto come la Maledizione di Akkad, i gutei «non conoscevano le leggi, avevano istinti umani, intelligenza canina e forme da scimmia».
L’odio razziale verso i gutei si diffuse al punto che questi continua- rono a essere considerati un popolo ottuso, selvaggio e nemico degli dèi per molti secoli dopo la loro scomparsa.
Immagino che questa, cari lettori, sia la prima volta che sentiate parlare di raz- zismo in relazione all’antica Mesopotamia. In effetti si tratta di un argomento abbastanza di nicchia, ma non è inusuale imbattersi in descrizioni assai poco edificanti, leggendo gli antichi testi mesopotamici, di vari popoli barbari (va sottolineato però che qualche studioso rifiuta il termine “razzismo” e preferisce parlare di “xenofobia”). Per quanto riguarda i gutei, questi vennero sconfitti circa un secolo dopo l’invasione. Si trattò quindi di una dominazione piuttosto

Pillole di storia antica II PARTE.indd 36 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 37
effimera e, secondo molti storici, anche abbastanza limitata da un punto di vista territoriale. La principale fonte che ho consultato è il saggio I sumeri del professor Giovanni Pettinato.
27

Verso il 1900 a.C. il villaggio tardo-neolitico di Lajia, nella Cina nord-occidentale, venne sommerso da giganti colate di fango, origi- natesi a causa di un violento terremoto. Per gli sventurati abitanti non ci fu alcuna possibilità di salvezza: morirono inghiottiti dalla melma franata sull’insediamento, che rimase sepolto per migliaia di anni.
Nel 1999 un gruppo di archeologi cinesi iniziò a riportare alla luce l’antichissimo villaggio. Osservando i numerosi reperti in perfetto stato, i ricercatori capirono subito l’importanza del ritrovamento; e tra scheletri, vasi e utensili rudimentali, essi rinvennero anche un piatto di “spaghetti noodles”. Questi ultimi erano un composto di farina, acqua e miglio, conservatisi all’interno di una ciotola capovolta. Secondo l’ipotesi più plausibile, il pasto venne interrotto dal terremoto che, facendo rovesciare la ciotola, sigillò i noodles per quasi quattromila anni. La scoperta suscitò grande scalpore: fino a quel momento si pensava infatti che questo noto piatto fosse un’invenzione molto suc- cessiva. I reperti di Lajia tuttavia lasciano pochi dubbi sulla remota origine dei noodles.
La pillola è basata principalmente su una ricerca svolta nel 2004 dal professor Lu Houyuan (un archeologo-geologo cinese) e pubblicata poi su «Nature», la prestigiosa rivista scientifica internazionale (Millet noodles in Late Neolithic China, 13 ottobre 2005). Gli antichi noodles avevano una forma simile a quella degli spaghetti moderni, ma erano comunque molto diversi, per composizione, dai piatti contemporanei.
28
Verso il 1790 a.C. il re d’Assiria Shamshi-Adad manteneva una fitta corrispondenza con i due figli, Ishme-Dagan e Yasmah-Adad. A entrambi era stata assegnata l’amministrazione di una parte del re-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 37 04/10/19 16:16

38 PILLOLE DI STORIA ANTICA
gno, ma se il primo si era dimostrato energico e valoroso, il secondo sembrava invece pigro e incapace. Così, spazientito per l’indolenza del suo secondogenito, che era stato posto a capo della ricca città di Mari, il sovrano iniziò a scrivergli lettere dai toni piuttosto duri:
Fino a quando dovremo guidarti costantemente? Tu resti un bambino, non sei un uomo, non c’è barba sul tuo mento! Per quanto continuerai a non amministrare con cura la tua casa? Non vedi tuo fratello, che comanda grandi armate? Governa dunque almeno il tuo palazzo e la tua casa!
O ancora:
Tuo fratello ha ottenuto una gloriosa vittoria nelle terre a oriente, ma tu rimani lì, adagiato tra le donne. Perché non ti comporti da uomo? Tuo fratello sta rendendo il suo nome famoso con grandi imprese, dovresti fare lo stesso nelle tue terre.
Queste critiche, tuttavia, non fecero che aumentare la tensione tra i membri della famiglia reale. Anche per questa ragione, dopo la morte del padre i due fratelli non collaborarono efficacemente, e il regno si sfaldò presto sotto la pressione di eserciti stranieri.
Ammetto di essere rimasto colpito dai toni estremamente moderni delle lettere di Shamshi-Adad, rinvenute tra le rovine della città di Mari (situata nell’attuale Siria), anche se è ovvio che le rivalità tra fratelli (e le preferenze dei genitori) esistano fin dall’inizio dei tempi. L’ultima frase della pillola è molto riassuntiva e semplicistica, ma si riferisce a grandi linee alla conquista di Mari da parte di Zimri-Lim. Le principali fonti che ho consultato sono i libri Antichi imperi d’O- riente di Sabatino Moscati, The History of the Ancient World: From the Earliest Accounts to the Fall of Rome di Susan Wise Bauer e Brotherhood of Kings: How International Relations Shaped the Ancient Near East di Amanda H. Podany.
29
Verso il 1780 a.C. il potente sovrano amorreo Shamshi-Adad inviò una lettera al figlio Yasmah-Adad, posto a capo della ricca città me- sopotamica di Mari. Lo scopo della missiva, rinvenuta migliaia di

Pillole di storia antica II PARTE.indd 38 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 39
anni dopo su una tavoletta cuneiforme, era di insegnare al figlio come affrontare gli avversari: «Cerchi continuamente degli stratagemmi per battere il tuo nemico imbrogliandolo. Da parte sua il nemico fa lo stesso, escogitando trucchi per ingannarti. Si tratta di una mutua ricerca continua di stratagemmi, come fanno i lottatori. Ma c’è il ri- schio che avvenga ciò che dice l’antico proverbio: “La cagna, a furia di affrettarsi, ha partorito dei cagnolini ciechi!”. Quindi non agire così! Temo che il nemico ti imbrogli in un’imboscata!».
L’antico proverbio mesopotamico citato da Shamshi-Adad venne ripreso in seguito dai greci, ed esiste ancora oggi in una versione simile: «La gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi». Come saprete, si usa per sottolineare la necessità di agire senza fretta per evitare gravi conseguenze.
Qualche anno fa ero convinto che i greci fossero responsabili di aver gettato le basi del pensiero su cui si fonda la nostra società. E sebbene ne sia ancora parzialmente convinto, ogni giorno che passa noto sempre di più l’enorme in- fluenza dei popoli del Vicino Oriente antico su di loro, e di conseguenza anche su di noi. Purtroppo, la materia nota come “assiriologia” viene studiata seriamente solo da un centinaio di anni, e rimane ancora semisconosciuta tra i non addetti ai lavori. Ci vorrà parecchio tempo, ma sono convinto che in futuro la prospet- tiva generale sia destinata a cambiare. La principale fonte che ho consultato è l’ottimo articolo Nel Levante delle origini del professor Marco Bonechi (rivista «Archeo» di maggio 2019).
30
Verso il 1770 a.C. Zimri-Lim, sovrano della ricca città di Mari (si- tuata in Siria), amava dissetare sé stesso e i propri ospiti con bevande a base di vino, birra e bibite d’orzo, talvolta addolcite con miele o succo di melograno. Ma per poter apprezzare meglio i suoi drink, specialmente durante le calde estati mesopotamiche, Zimri-Lim ne- cessitava di ghiaccio. Fu così che il sovrano fece costruire una “casa di ghiaccio” sulle rive dell’Eufrate, che doveva servire da deposito per i mesi estivi. Secondo le istruzioni che ci sono giunte, incise su tavolette cuneiformi, questo incredibile magazzino era grande 6x12 metri e possedeva alcuni canali volti a “rimuovere” l’acqua di scarto che si originava dallo scioglimento del ghiaccio. Zimri-Lim, fiero della

Pillole di storia antica II PARTE.indd 39 04/10/19 16:16

40 PILLOLE DI STORIA ANTICA
sua creazione, si vantò (forse a sproposito) di essere stato il primo a realizzare un’opera del genere.
Va sottolineato che gli studiosi, per oggettive difficoltà di traduzione, hanno offerto interpretazioni abbastanza diverse delle tavolette che trattano la conser- vazione del ghiaccio. A malincuore devo quindi dire che vi è un po’ di incertezza sulla “casa di ghiaccio” di Zimri-Lim, anche se quasi tutti gli storici concordano sul fatto che il sovrano (e non solo lui) fosse effettivamente in grado di procurarsi il ghiaccio dalle montagne e di conservarlo. Le principali fonti che ho consultato sono i libri 1177 a.C. Il collasso della civiltà di Eric Cline, Chilled: How Refri- geration Changed the World and Might Do So Again di Tom Jackson e Ancient Civilizations di Chris Scarre.
31

Nel xviii secolo a.C. il sovrano mesopotamico Zimri-Lim soleva consultare gli oracoli divini prima di prendere qualunque decisione. Il dialogo con il mondo ultraterreno avveniva tramite appositi inter- mediari, spesso “drogati” con bevande inebrianti. Tra i molti vaticini ricevuti da Zimri-Lim ce ne furono due che cambiarono per sempre la sua vita. Il primo riguardava il potente re Hammurabi, un vecchio alleato che non godeva più della sua fiducia. Zimri-Lim chiese all’o- racolo: «Hammurabi di Babilonia: quest’uomo morirà mai? Le sue parole verso di noi sono oneste? Ci dichiarerà guerra? Comincerà un assedio mentre sono impegnato in un’altra campagna nel nord?». E l’oracolo rispose: «Hammurabi sta complottando contro il tuo paese, ma non avrà successo. Sua maestà vedrà cosa il dio gli riserverà. Tu lo catturerai e lo dominerai. I suoi giorni sono prossimi alla fine, poiché egli non sopravvivrà. Che sua maestà lo sappia!».
Zimri-Lim, soddisfatto ma non del tutto convinto, volle richiedere un’ulteriore conferma, che gli giunse dalla voce del potente dio Dagan: «Babilonia, cosa continui a fare? Io ti costringerò alla resa con reti e spade! Consegnerò poi a Zimri-Lim i palazzi di voi sette cospiratori (Hammurabi e i suoi alleati) e tutti i vostri tesori!».
Così Zimri-Lim, fidandosi del volere divino, inviò i suoi eserciti in battaglia contro Babilonia. Fu l’errore più grande della sua vita: Hammurabi sconfisse facilmente le sue armate e rase al suolo buona parte della città di Mari.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 40 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 41
Frombolieri e arcieri assiri all’attacco di Lachish (dal palazzo reale di Sennacherib a Ninive).

Nel 1933 gli archeologi rinvennero i resti dell’antica città siriana di Mari. Fu una scoperta strabiliante, anche perché vennero alla luce negli anni migliaia di tavolette di inestimabile valore, che contengono anche i testi citati nella pillola. L’Isis, purtroppo, in tempi piuttosto recenti, ha distrutto gran parte del sito. Per quanto riguarda le pratiche religiose che ho descritto in maniera semplificata, prendendo come esempio Zimri-Lim, bisogna evidenziare che queste possono essere attribuite a un periodo esteso e all’intera Mesopotamia, seppur con lievi differenze tra le varie città (per chi volesse approfondire segnalo il libro Le pro- fezie di Mari di Luigi Cagni).
p.s.: Non si sa come sia morto Zimri-Lim. Nessun documento menziona più il suo nome dopo la guerra persa contro Hammurabi (presumibilmente perì durante il conflitto).

32
Nel 1761 a.C. Babilonia, dopo aver ricoperto per secoli un ruolo di secondaria importanza all’interno del mondo mesopotamico, divenne la città più potente della regione. Le autorità religiose babilonesi si accorsero tuttavia di un grave inconveniente teologico: il dio cittadino

Pillole di storia antica II PARTE.indd 41 04/10/19 16:16

42 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Marduk non aveva una posizione centrale all’interno del pantheon mesopotamico, e risultava pertanto “sottomesso” ad altre divinità “straniere”, come Anu, Ea ed Enlil. Per risolvere il problema fu avviata un’intensa opera di propaganda religiosa, volta a far diventare Marduk il dio più potente del Medio Oriente. Il processo di riforma cultuale richiese secoli e culminò con la composizione dell’Enûma Eliš, uno dei poemi più affascinanti del mondo antico. In tale opera Marduk sconfisse la terribile madre del cosmo Tiāmat, colei che si era stan- cata del caos creato dai suoi stessi figli. Ma il saggio dio babilonese, prima della battaglia, chiese a tutte le altre divinità di sottomettersi a lui in caso di vittoria. Gli dèi, terrorizzati da Tiāmat, accettarono la richiesta di Marduk. Riporto un passaggio dell’antico poema: «Gli dei collocarono tra loro una costellazione, e così parlarono a Marduk: “Se il tuo destino è superiore a quello di tutti gli altri dei, con la tua parola fa’ scomparire la costellazione e poi falla riapparire!”. Marduk diede l’ordine e la costellazione sparì, poi con un secondo ordine ri- comparve. Quando i suoi progenitori divini constatarono cosa avesse fatto, si rallegrarono e gli resero omaggio: “Marduk è re!”. Essi gli consegnarono quindi una mazza, un trono e uno scettro regali. Gli diedero inoltre un’arma terribile, in grado di annientare il nemico: “Va’, taglia la testa a Tiāmat, e fa’ sì che i venti trasportino in alto il suo sangue per diffondere la notizia!”».
La data iniziale della pillola si riferisce alla vittoria di Hammurabi sulla città di Mari, che elevò Babilonia a principale potenza della Mesopotamia. Le tavolette dell’Enûma Eliš giunte fino a noi risalgono al xii secolo a.C., ma è possibile che i miti siano più antichi. Le principali fonti che ho consultato sono i libri Mito- logia assiro-babilonese di Giovanni Pettinato e Antico Oriente. Storia, società, economia di Mario Liverani.
33
Verso il 1752 a.C. Hammurabi fece incidere 282 leggi sulla propria stele. Le disposizioni del celebre sovrano babilonese abbracciarono una vasta quantità di tematiche: dalla violenza sulle donne alle truffe commerciali, dal divorzio all’eredità, dall’adulterio alla responsabilità edilizia. Hammurabi, tuttavia, era consapevole che le sue leggi non

Pillole di storia antica II PARTE.indd 42 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 43
sarebbero servite a nulla senza una magistratura all’altezza del com- pito. E siccome all’epoca la giustizia era esercitata da un’inaffidabile casta di sacerdoti considerati “intoccabili”, li sostituì con dei giudici che operassero alle dipendenze dello stato. Quindi, per assicurarsi che agissero come richiesto dalla legge, fece incidere la seguente disposi- zione: «Qualora un giudice esamini un caso, raggiunga una decisione, e presenti il suo giudizio per iscritto; qualora poi appaia un errore nella sua decisione, e ciò dipenda da sua colpa, paghi allora dodici volte la multa da lui stabilita nel caso, e sia pubblicamente rimosso dal posto di giudice, né mai più vi sieda per rendere giustizia».
34
Verso il 1752 a.C. il re babilonese Hammurabi fece incidere una maledizione sulla propria stele. Egli aveva passato quasi quarant’anni tentando di risolvere i principali problemi che affliggevano la Mesopo- tamia, riuscendo infine, tramite tanto duro lavoro e oculate riforme, a raggiungere molti dei suoi obiettivi. Il saggio re babilonese, giunto al tramonto della sua vita, temeva quindi che qualcuno potesse rovinare tutto ciò che di buono era riuscito a fare nel corso degli anni. Allora, per scoraggiare i posteri dal deturpare i propri successi, Hammurabi decise di imprimere una maledizione nella pietra:
Grazie anche alla sua notevole opera legislativa, Hammurabi portò il regno di Babilonia verso l’apice del proprio splendore.

Io sono Hammurabi, il re della giustizia, a cui Šamaš (il dio del sole) ha donato l’equità. Le mie parole sono eccellenti, le mie opere non hanno rivali. Per chi non è intelligente queste sono vane, ma per il saggio suscitano la lode. Se quest’uomo (un ipotetico re futuro) presta attenzione alle parole che ho scritto sulla stele, senza rimuovere le mie leggi e senza cambiare le mie disposizioni, egli sarà come me, un re della giustizia. Che il dio Šamaš renda duraturo il suo regno, così che egli possa governare il popolo nella giustizia.
Se quest’uomo invece non presta attenzione alle mie parole, disprezza la mia maledizione e non teme quella degli dei, se annulla le leggi che ho promulgato, cambia le mie disposizioni, erade il mio nome scritto o

Pillole di storia antica II PARTE.indd 43 04/10/19 16:16

44 PILLOLE DI STORIA ANTICA
vi iscrive il suo nome, quest’uomo, che sia re o signore o governatore o chiunque altro di tal fatta, che il dio Anu, padre degli dei e procla- matore del mio regno, lo privi dello splendore della regalità, rompa il suo scettro e maledica il suo destino. Il dio Enlil, mio signore, gli conceda un regno di sofferenza, un numero limitato di giorni, anni di carestia, tenebre senza luce. Il dio Enki, il sapiente degli dei che conosce ogni cosa, lo privi dell’intelletto e lo riduca in confusione; chiuda alla fonte i suoi fiumi e faccia sì che non ci sia nella sua terra il grano, vita delle genti. La dea Ninkarrak, figlia di Anu, faccia sorgere nelle sue membra una grave malattia, una maligna disgrazia, un penoso disturbo che non possa essere alleviato, la cui natura un medico non possa diagnosticare. Che il suo male non possa essere mitigato con dei bendaggi, che il morso della morte non possa essere sradicato e che egli pianga finché non venga meno il suo soffio vitale.
La stele di Hammurabi, rinvenuta nel 1901 fra le rovine della città di Susa, è una delle più grandi meraviglie della storia antica. Essa contiene le leggi del saggio re babilonese (improntate sul principio della “legge del taglione”), il racconto di alcune sue gesta e le maledizioni qui parzialmente riportate. Ho trascritto un breve passaggio del testo integrale, che ho semplificato selezionando solo alcune frasi. Va detto, per onestà storica, che questo genere di maledizioni erano piuttosto comuni nel mondo mesopotamico. Il testo che ho riportato va quindi considerato come un esempio di una pratica assai diffusa. Consiglio per approfondimenti il libro Mitologia assiro-babilonese dello storico Giovanni Pettinato. Si tratta di una raccolta di antichi testi mesopotamici, parzialmente commentati, tra cui anche il prologo e l’epilogo del codice di Hammurabi.
35
Verso il 1750 a.C. Ea-Nasir era un mercante del regno di Babilonia, capace di vendere un gran numero di prodotti attraverso il Medio Oriente. Da un punto di vista etico, tuttavia, la sua condotta com- merciale non era delle migliori. Siamo infatti a conoscenza di diverse lamentele sporte contro il mercante, sopravvissute fino a oggi su tavolette cuneiformi. Riporto la più completa:

Nanni invia il seguente messaggio a Ea-Nasir:
Quando sei venuto, mi hai detto quanto segue: darò a Gimil-Sim dei lingotti di rame di buona qualità. Poi te ne sei andato ma non hai mantenuto la promessa.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 44 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 45
Hai consegnato dei lingotti di pessima qualità al mio inviato e hai detto: se li vuoi prendili, se non li vuoi vattene. Per chi mi hai preso, per trattarmi con tale disprezzo? Ti ho mandato dei gentiluomini come inviati per ritirare il mio dena- ro custodito presso di te, ma tu mi hai trattato con disprezzo mandandoli via a mani vuote diverse volte, e facendoli attraversare territori nemici. Credi che ci siano altri mercanti che mi abbiano trattato in questo modo? Tu sei l’unico che si rivolge al mio inviato con tale disprezzo. E per quanto riguarda quell’insigni- ficante quantità di argento che ti devo, hai il coraggio di parlare tanto, mentre ho già dato al palazzo per conto tuo 1080 “libbre” di rame. Come mi hai trattato per quel rame? Hai trattenuto il mio denaro in territorio nemico; sei tenuto a resti- tuirmi interamente ciò che mi devi. E prendi atto che d’ora in poi non accetterò più rame da te che non sia di qualità elevata. Selezionerò e prenderò i lingotti individualmente nel mio cortile, ed eserciterò contro di te il mio diritto di rifiuto, perché mi hai trattato con disprezzo.
Questa lettera, scritta con toni di una modernità disarmante, rappre- senta uno dei più antichi reclami commerciali conosciuti della storia.
Il testo riportato è quasi integrale, ho tagliato giusto un paio di righe ininfluenti per semplificare la comprensione. Attualmente la tavoletta di Ea-Nasir, rinvenuta tra le rovine dell’antica città di Ur, si trova al British Museum di Londra. La prin- cipale fonte della pillola è il libro Letters from Mesopotamia di Leo Oppenheim.
36

Verso il 1645 a.C. il re babilonese Ammi-Saduqa, essendo a conoscenza della diffusa povertà che affliggeva gran parte del suo popolo, decise di emanare un importante editto per risollevare l’economia e guadagnare consensi. La risoluzione di Ammi-Saduqa fu quella di azzerare i debiti sui prestiti con un interesse. Riporto un passaggio dell’antico editto: «A chiunque abbia dato argento od orzo a un accade o a un amorreo (abitanti del regno babilonese) in qualità di prestito con un interesse, o per guadagnare un ritorno economico, e abbia ufficializzato la cosa con un documento scritto su una tavoletta: poiché il re ha ordinato che venga fatta giustizia in questa terra, si consideri quella tavoletta spezzata. Non si può riscuotere l’argento o l’orzo sulla base di tale documento».
Ammi-Saduqa si spinse oltre, elencando con precisione varie clausole di deroga e le conseguenze per la mancata osservanza della legge. Tra le varie pene, a seconda dei diversi gradi di responsabilità, poteva essere prevista persino la morte. L’editto di Ammi-Saduqa è tra le più antiche attestazioni di diritto privato giunte fino a noi.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 45 04/10/19 16:16

46 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Nella pillola mi sono preso la libertà di semplificare il testo, tentando di rima- nere comunque fedele al significato originale. Va detto che la pratica di dimi- nuire o azzerare i debiti era un’usanza piuttosto comune per i re di Babilonia, ma l’editto di Ammi-Saduqa è l’unico documento del genere quasi completo a essere sopravvissuto. Si tratta di un testo estremamente tecnico: vi è un’elevata attenzione rispetto all’uso dei termini giuridici corretti (difficili da tradurre let- teralmente) e vengono riportate clausole molto precise. Non si parla quindi di un annuncio propagandistico, ma di una vera e propria norma giuridica. La ratio di Ammi-Saduqa era quella di voler alleviare il peso dei debiti sulla parte povera della popolazione e al contempo tutelare i creditori inserendo delle clausole in grado di proteggere i loro interessi riguardo alcuni prestiti di natura commercia- le o finanziaria. Un editto di tal genere fa capire come già nel 1646 a.C. (molti secoli prima della fondazione di Roma) i babilonesi disponessero di una solida legislazione, e fossero quindi un popolo fortemente all’avanguardia in questo campo (come anche in diversi altri). La principale fonte che ho consultato è il libro Antico Oriente. Storia, società, economia di Mario Liverani.
37

Verso il 1550 a.C. uno scriba egizio compose un trattato medico riportando oltre 700 cure e rimedi. Tra i vari argomenti (tumori, de- pressioni, ustioni...) contenuti all’interno del cosiddetto “papiro Ebers”, si parla anche di metodi contraccettivi. Riporto una delle soluzioni più curiose: «Per evitare che una donna resti incinta per un anno, due anni o tre anni: preparare gocce d’acacia, coloquintide, datteri, da pestare in mezzo litro di miele. Un tampone, da mettere nella vagina, ne verrà impregnato».
Alcuni studiosi hanno ipotizzato che questo metodo possa effettiva- mente funzionare, almeno nel breve periodo: la fermentazione dell’acacia produce infatti dell’acido lattico in grado di “immobilizzare” gli sper- matozoi. Se si vuole accettare questa teoria (che personalmente non consiglio di testare) il tampone rappresentato nel papiro Ebers sarebbe da considerare uno dei primi spermicidi della storia.
Il papiro Ebers, che sembra quasi un manuale per apprendisti medici, è proba- bilmente una copia di un lavoro precedente, di difficile datazione. Il nome deriva dall’egittologo ottocentesco George Ebers, che si occupò a lungo del papiro. La principale fonte della pillola è il libro La donna nell’antico Egitto di Enrichetta Leospo e Mario Tosi.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 46 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA
47

38
Verso il 1550 a.C. il potente faraone Kamose, che per anni aveva combattuto con successo contro i temibili hyksos (un popolo asiatico invasore che controllava il Nord dell’Egitto), morì per cause scono- sciute. Senza la sua salda guida il paese, già lacerato da rivolte interne, sembrava destinato a perdere il conflitto e a sprofondare nel caos. Ma la carismatica regina Ahhotep prese le redini dell’Egitto con fermezza, in attesa che il figlio Ahmose (di circa 10 anni) raggiungesse l’età adatta a regnare. L’autorevole regina si comportò da vero faraone, dirigendo l’esercito, amministrando con cura il paese e invocando la liberazione dall’invasore straniero. Grazie alla sua leadership illuminata l’Egitto riuscì a contrastare con successo gli hyksos, finché il figlio Ahmose non fu abbastanza grande per sconfiggerli definitivamente in battaglia.
In seguito alla regina fu dedicata una stele per ricordare le sue gesta: «Cantate le lodi della signora delle rive delle contrade lontane, il cui nome è esaltato in ogni paese straniero, lei che governa le moltitudini, lei che si prende cura dell’Egitto con saggezza, che si preoccupa del suo esercito, che ha vegliato su di lui, ha fatto ritornare i fuggitivi e riunito i dissidenti, lei che ha pacificato l’Alto Egitto e sottomesso i ribelli».
Immagino che la prima domanda che vi sia venuta in mente, leggendo questa pillola, sia qualcosa tipo «ma poteva davvero una donna, oltre 3500 anni fa, avere tutta questa influenza sul mondo politico-militare del suo paese?». Ebbene, nell’antico Egitto, assolutamente sì. E il suo non è nemmeno un caso isolato: ci sono state diverse faraone-donna (Hatshepsut, Sebeknefru, Nitocris...) e altre che hanno avuto comunque un ruolo politico molto importante (Nefertiti, Nefertari, Ankhesenpaton...). Non in tutte le civiltà antiche, infatti, la condizione della donna era così drammatica come comunemente si pensa (anche se quando si parla di antico Egitto ci si riferisce a migliaia di anni di storia, quindi non vorrei generalizzare troppo). La principale fonte che ho consultato è il saggio Le donne dei faraoni dell’egittologo Christian Jacq.
39
Verso il 1479 a.C. il faraone Thutmose iii, nei pressi di una località chiamata Yehem, convocò un consiglio di guerra. Bisognava decidere come raggiungere la città di Megiddo, il focolare dei temibili ribelli

Pillole di storia antica II PARTE.indd 47 04/10/19 16:16

48 PILLOLE DI STORIA ANTICA
cananei, e vi erano tre opzioni per attraversare il territorio nemico: due sentieri abbastanza larghi e sicuri, uno verso nord e lʼaltro verso sud, o una strada centrale molto stretta, su cui i guerrieri potevano avan- zare solo in fila indiana. I generali egizi consigliarono a Thutmose di imboccare il sentiero a nord o quello a sud, perché non presentavano grossi rischi di imboscata, vista la loro ampiezza. Ma il faraone optò senza indugio per la strada centrale, pensando di cogliere di sorpresa il nemico. La sua intuizione, basata sull’elevata probabilità che i ca- nanei avrebbero ragionato come i suoi generali, si rivelò corretta, e l’esercito egizio raggiunse senza problemi la città dei ribelli, per poi sottometterla dopo un assedio.
Circa 3400 anni dopo, durante la prima guerra mondiale, il generale britannico Edmund Allenby doveva condurre i suoi uomini contro le truppe tedesche e turche, che difendevano la piana di Megiddo. Al- lenby era un grande amante della storia antica e conosceva la tattica utilizzata in quello stesso luogo millenni prima dal faraone Thutmose. In un lampo di genio decise quindi di replicarla, ottenendo uno dei successi più rapidi e decisivi del suo tempo. Le gesta di Allenby so- no l’ennesima testimonianza di come la storia antica, per coloro che decidono di ascoltarla, sia una grande maestra di vita.

Thutmose iii sconfigge i Cananiti a Megiddo. Rilievo nel settimo pilone di Karnak.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 48 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 49
Devo ammettere che mi sono emozionato mentre leggevo la conversazione tra il generale britannico Edmund Allenby e il suo amico archeologo James Breasted: dopo la guerra i due si incontrarono per una cena al Cairo, durante la quale Allenby rivelò di aver copiato la strategia del faraone per trionfare nella battaglia di Megiddo (1918). Il generale aveva letto la traduzione degli Annali di Thutmose, incisi sulle mura del tempio di Amon a Karnak. Il tutto si trova nero su bianco nella biografia di James Breasted, pubblicata da suo figlio. Le principali fonti sono due libri del professor Eric Cline, ovvero 1177 a.C. Il collasso della civiltà e The Battles of Armageddon.
40
Nell’antico Egitto l’assassinio di un gatto era considerato un reato gravissimo. Lo storico Diodoro Siculo racconta: «Chi uccide un gatto o un ibis, anche se involontariamente, incorre certamente nella morte. La gente infatti accorre e tratta nel modo più terribile il colpevole, agendo talvolta senza nemmeno aspettare il processo». Questo acca- deva perché i gatti, in quanto rappresentanti della dea felina Bastet, erano considerati animali sacri, degni di grandi onori. A testimonianza di ciò sono state rinvenute necropoli riservate ai “mici più nobili”, che venivano mummificati e sepolti in piccole camere adatte a loro. Una famosa tomba di pietra, per esempio, contiene Ta-miu, ovvero la gatta del principe Thutmose, vissuto verso il 1360 a.C.
La citazione di Diodoro a inizio pillola proviene dal primo libro della Biblioteca storica (capitolo 83). Il sarcofago della gatta Ta-miu, invece, fu rinvenuto a Menfi e si trova attualmente al Museo Egizio del Cairo.
41
Nel xiv secolo a.C. il faraone egizio esigeva dai re palestinesi tributi annuali, che dovevano essere versati per evitare spedizioni punitive. I sovrani “vassalli” pagavano quanto loro richiesto, ma spesso non ricevevano nulla in cambio, né protezione militare né alcun genere di considerazione. Lo snobismo della massima autorità egizia nei loro confronti venne addirittura associato a un termine specifico, il verbo qâlu, che compare in diverse missive e significa “rimanere silente

Pillole di storia antica II PARTE.indd 49 04/10/19 16:16

50 PILLOLE DI STORIA ANTICA
e impassibile”. Alcuni sovrani minori allora, per tentare di vincere l’indifferenza del faraone, provarono a osannarlo con numerosi elogi. Il re di Tiro Abi-Milki, in particolare, scrisse diverse lettere con toni assai riverenti per richiedere acqua, legname e supporto militare. In una di queste si legge: «Ecco il servo che scrive al suo signore, perché ha udito il bel messaggero del faraone, e il soffio benefico che è uscito dalla bocca del faraone mio signore, grazie al quale il respiro del suo servo è ripreso. Prima dell’arrivo del messaggero del faraone mio signore, il respiro non riprendeva, il mio naso era bloccato. Ma adesso che il respiro del faraone è uscito per me, io mi rallegro molto e sono felice ogni giorno... Ho chiesto al Sole, padre del faraone mio signore: “Quando potrò vedere il volto del mio signore?”».
Le missive di Abi-Milki per il faraone Akhenaton fanno parte delle cosiddette “lettere di Amarna”, rinvenute nel 1887 in Egitto. Il re richiese acqua, legname e supporto militare per opporsi a Zimredda, sovrano ribelle di Sidone. Sappiamo che Akhenaton ignorò le sue richieste perché Abi-Milki gli scrisse più volte facendo richieste simili e lasciando intendere di essere stato ingiustamente dimenticato. D’altronde la Palestina in quella determinata epoca era ritenuta una terra relati- vamente povera e insignificante dai faraoni egizi. In ogni caso non è dato sapere come sia finito il conflitto tra Abi-Milki e Zimredda. Le principali fonti sono i libri Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele di Mario Liverani e The History of Phoenicia di Josette Elayi.
42
Nel xiv secolo a.C. i contadini dell’area palestinese-cananea vi- vevano in condizioni a dir poco pessime: oltre a svolgere un lavoro massacrante nei campi, dovevano pagare ingenti tasse ai sovrani della regione, che ignoravano ogni loro richiesta. Molti contadini finivano quindi per indebitarsi pesantemente e offrivano sé stessi come garan- zia. In seguito all’incapacità di risarcire il debito rimanevano solo due possibilità: diventare schiavi o fuggire come fuorilegge. Poiché la maggior parte optava per quest’ultima opzione, si formarono grosse bande di fuggiaschi, che si unirono ai predoni e ai clan pastorali del- le montagne. Questa massa di emarginati sociali era indicata con il
Il faraone Akhenaton non rispose e ignorò ogni sua richiesta.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 50 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 51
termine accadico ḫabiru, che compare, con connotazioni spregiative, in molti documenti dell’epoca. Con il passare degli anni gli ḫabiru divennero sempre più potenti e numerosi, tanto da conquistare città sconfiggendo diversi piccoli sovrani cananei. La regione attraversò così lunghi secoli di sanguinosi conflitti sociali.
La parola ḫabiru, secondo alcuni studiosi, è strettamente collegata, da un punto di vista semantico ed etimologico, alle più antiche atte- stazioni del termine ebrei ibrî).
Questa ipotetica etimologia della parola ebrei non va confusa con la storia della nascita del popolo ebraico, che è molto più complessa (e per certi versi ancora sconosciuta). La principale fonte che ho consultato è il libro di Mario Liverani Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele. Personalmente adoro l’autore, ma va detto, per onore di cronaca, che non tutti gli studiosi concordano con tale ricostruzione. L’argomento d’altronde è da sempre delicato e controverso, anche per motivi religiosi.
43
Verso il 1325 a.C. il sovrano ittita Šuppiluliuma ricevette una let- tera a dir poco sorprendente. Lʼautrice era la potente regina egizia Ankhesenamon, rimasta da poco vedova: «Non ho figli, ma dicono che tu ne abbia parecchi. Se me ne mandi uno, diverrà mio sposo. Non sceglierei mai uno dei miei servitori come marito». Šuppiluliuma non poté credere ai suoi occhi. Davvero la grande regina egizia, massima autorità di un paese rivale, gli stava offrendo un potere del genere? Il re ittita pensò che la lettera fosse falsa e, temendo un tranello, mandò un ambasciatore in Egitto per chiedere conferma. Allora Ankhesenamon, spazientita, inviò un secondo messaggio: «Se avessi avuto un figlio, pensi che avrei parlato con disonore mio e del mio paese a un regno straniero? Voi non mi credete e vi rivolgete a me con tono dubbioso! Mio marito è morto, non ho figli e non prenderò mai un mio servito- re come sposo. Non ho scritto ad altri paesi stranieri, soltanto a voi. Mandami uno dei tuoi figli e diventerà re d’Egitto!». Šuppiluliuma cominciò a fantasticare: i due regni più potenti del Vicino Oriente, incredibilmente, sarebbero stati riuniti sotto il suo comando. Mandò quindi il figlio Zannanza in Egitto, sognando di poter diventare il più grande imperatore del suo tempo.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 51 04/10/19 16:16

52 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Qualche settimana dopo un messaggero giunse alla corte ittita. Zan- nanza era morto, assassinato in un’imboscata durante il viaggio. Le cronache dell’epoca narrano che Šuppiluliuma, pensando di essere stato ingannato, scoppiò a piangere. Poi si rivolse alle divinità: «Oh dèi, non ho compiuto alcun male, ma il popolo d’Egitto mi ha fatto questo! Hanno anche attaccato le mie frontiere!». Sconvolto dal dolore e dalla rabbia, il sovrano ittita decise di scendere in guerra. Gli egizi avrebbero pagato l’affronto, a qualunque costo.
In teoria non si è certi che la regina egizia autrice della lettera, che ci è giunta riportata dalle cronache ittite (nell’opera Gesta di Šuppiluliuma), sia effettivamente Ankhesenamon (vedova del celebre faraone Tutankhamon). In pratica ho letto gli antichi documenti e le ricostruzioni di quattro diversi studiosi, e gli indizi sono così espliciti che sono sicuro che si tratti di lei. È invece più difficile stabilire con precisione l’anno dell’evento, per cui la data iniziale va presa come una ragione- vole ipotesi. Il Zannanza affair, così come è stato rinominato dagli storici, lascia ancora aperti diversi interrogativi. Si ritiene che il mandante dell’omicidio sia stato Ay, futuro sposo di Ankhesenamon, ma non si è sicuri che la regina volesse la morte del principe ittita. Anzi, è possibile che desiderasse davvero un potente sposo straniero da poter “controllare”, come una sorta di ostaggio. Le fonti che ho consultato sono 1177 a.C. Il collasso della civiltà di Eric Cline, Le donne dei faraoni di Christian Jacq, Tutankhamun: Egypt’s most famous Pharaoh di Bill Price e The Kingdom of the Hittites di Trevor Bryce.
44
Verso il 1322 a.C. l’Impero ittita si trovava nel caos: il glorioso sovrano Šuppiluliuma, che tanto aveva incrementato la potenza e i confini del regno (dall’Anatolia fino al Libano), era morto a causa di una pestilenza, e lo stesso era capitato al suo primogenito, il legittimo erede al trono. Fu così che il principe Muršili, un giovane con poca esperienza di governo, si ritrovò catapultato a regnare su un vasto territorio, sconvolto da guerre, carestie ed epidemie. Molti nobili e regnanti sottomessi videro quindi nell’inesperienza del giovane Muršili la possibilità di ribellarsi e accrescere il proprio potere. Negli Annali del re ittita si legge: «Essi si ribellarono e mi scrissero queste parole: “Tu sei un ragazzo e non sai nulla, non ci incuti timore! Il tuo territorio è alla rovina, i tuoi soldati e i tuoi combattenti sui carri sono pochi: i nostri sono molti più dei tuoi. Tuo padre sì che aveva molte

Pillole di storia antica II PARTE.indd 52 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 53
truppe, ma tu, che sei un ragazzo, dove andrai a governarli?”. Così loro mi umiliarono».
Il più grande nemico di Muršili, un anziano sovrano chiamato Ukhkha-ziti, formò una coalizione ribelle per abbattere il potere it- tita. Lo scontro decisivo tra le due armate fu molto cruento, ma alla fine il giovane Muršili riuscì ad avere la meglio, come egli stesso racconta: «Io, sua maestà, combattei contro di lui; il Sole di Arina, mia signora, il forte Tarhunta, mio signore, Mezzulla e tutti gli altri dei marciarono davanti a me: io vinsi il figlio di Ukhkha-ziti, con le sue truppe e i suoi carri, lo distrussi. Poi lo inseguii anche, attraversai il suo territorio ed entrai nella città di Ukhkha-ziti. La popolazione che mi portai a palazzo ammontò a 15500 persone, ma i prigionieri che si portarono con sé gli ittiti, ufficiali dell’esercito e combattenti sui carri, era incalcolabile. Poi mandai la popolazione catturata ad Hattusa (la capitale ittita) e la portarono via».
Ukhkha-ziti riuscì a fuggire, ma morì di lì a poco a causa di una ma- lattia. Il giovane re Muršili ii riuscì invece a imporsi come una delle personalità più importanti della storia ittita.
Muršili ii nei suoi Annali ha lasciato una notevole quantità di informazioni scritte, di grande importanza per gli storici. Ovviamente le iscrizioni reali sono state fatte per motivi propagandistici-politici più che storiografici, quindi vanno sempre valutate con criterio. La principale fonte è il libro L’annalistica ittita del professor Giuseppe del Monte. Va detto che ho leggermente semplificato gli Annali di Muršili ii, tagliando del tutto una piccola parte, che racconta di come gli sconfitti si siano rifugiati tra le montagne tentando invano di salvarsi.
45
Nel 1300 a.C. i sovrani del Vicino Oriente, a livello diplomatico, erano chiamati “grandi re” o “piccoli re”. I primi governavano i paesi più potenti, erano indipendenti e ricevevano tributi dai re minori, i quali, invece, dovevano rimanere fedeli ai loro signori sperando di essere protetti in caso di difficoltà. L’offesa più grave, per un sovra- no importante, era quella di non essere considerato un grande re dai propri pari grado. Una mancanza del genere, infatti, generava risposte come: «Mi hai chiamato polvere di secondo rango! Come osi chiamare polvere un grande re?», e poteva innescare gravi crisi diplomatiche.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 53 04/10/19 16:16

54 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Questa distinzione di rango variava in base all’andamento dei rapporti di forza. Vi furono esempi clamorosi sia di rapide promozioni che di improvvise retrocessioni, e anche casi abbastanza enigmatici, come quella volta in cui il re ittita Tudḫaliya iv, nella bozza di un trattato, elencò come suoi pari grado il faraone egizio, il re babilonese, il re assiro e il re di Ahhiyawa, salvo poi ripensarci e cancellare l’ultimo nome.
Questa distinzione tra “grandi re” e “piccoli re” non fu un’esclusiva dell’epoca che ho citato nella pillola (la fine del cosiddetto Tardo-Bronzo), ma ebbe un’esten- sione temporale abbastanza ampia. La rete diplomatica tra i vari regni del Vicino Oriente antico, che comprendeva per esempio egizi, assiri, ittiti, “palestinesi”, mitanni, babilonesi, cassiti, hurriti, arzawa... (tranquilli, è normale che non li conosciate tutti) era piuttosto sviluppata, e sono rimasti numerosi documenti che la testimoniano (cito per esempio le famose lettere di Amarna). Questa pillola meriterebbe decine di altri approfondimenti. Consiglio quindi ai più appassionati la lettura della principale fonte che ho consultato, ovvero l’ottimo libro Guerra e diplomazia nell’antico Oriente: 1600-1100 a.C. di Mario Liverani.
46

Verso il 1300 a.C. gli ittiti, per curare determinati mali (dolori, dia- tribe familiari, malattie...) si servivano di appositi rituali magici. Tra questi vi era la pratica di trasferire le sventure su un capro espiatorio da eliminare. Un antico testo ittita, per esempio, spiega come liberarsi dei litigi tra parenti: «Si porta una pecora nera alla maga (chiamata letteralmente “la vecchia signora”), la quale dice: “Questo animale è un sostituto per le vostre teste e per tutte le parti del vostro corpo. La lingua delle maledizioni è nella sua bocca e nella sua lingua”. La maga agita la pecora verso i sacrificanti, e questi le sputano in bocca, poi la uccidono, la fanno a pezzi, accendono il focolare e la bruciano. Versano quindi miele e olio d’oliva su di essa. La maga spezza un pane sacrificale e lo getta sul focolare, insieme a una libagione di vino».
Questa tipologia di rito, che prevedeva di spostare il “male” su un sostituto (spesso animale) destinato a morire, non è un’esclusiva degli ittiti. Si tratta infatti di una pratica antichissima, che affonda le sue radici nelle prime civiltà mesopotamiche.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 54 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 55
Ho scritto che questi riti risalgono alle prime civiltà mesopotamiche, ma in realtà nulla vieta che siano usanze addirittura precedenti, di tempi in cui la scrittura ancora non esisteva. Le principali fonti che ho consultato sono i libri Antichi imperi d’Oriente di Sabatino Moscati e Life and Society in the Hittite World di Trevor Bryce.
47
Nel 1275 a.C. l’Impero egizio e l’Impero ittita erano governati da personalità molto ambiziose: da una parte vi era Ramses ii, colui che passerà alla storia come uno dei più grandi faraoni mai esistiti; dall’al- tra Muwatalli, un valoroso guerriero. Entrambi miravano a espandere il loro impero, ritenendosi l’incarnazione della volontà dei propri dèi. La battaglia decisiva avvenne a Qadeš (Siria), ma attualmente nessuno sa chi vinse lo scontro: Ramses annunciò di aver ottenuto una gloriosa vittoria e lo stesso fece Muwatalli. Ciò che si sa per certo è che i con- fini tra i due regni non cambiarono e che in seguito venne siglata la pace di Qadeš, ovvero il più antico trattato di pace scritto della storia.

Ramses ii. Particolare della statua di granito nero rinvenuta a Karnak, attualmente al Museo egizio
di Torino.


Pillole di storia antica II PARTE.indd 55 04/10/19 16:16

56 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Questo fu stilato sia in caratteri cuneiformi che in geroglifici, e molte copie vennero diffuse in tutto il Vicino Oriente.
Cito un breve passaggio del celebre trattato di Qadeš: «Le clausole che sono su questa lastra d’argento impegnano il paese di Khatti e il paese d’Egitto; chi non le rispetterà, i mille dei del paese di Khatti e i mille dei del paese d’Egitto distruggeranno la sua casa, il suo paese e i suoi servitori».
48
Verso il 1259 a.C. l’Impero egizio e l’Impero ittita siglarono il trat- tato di Qadeš, che sancì la pace tra i due popoli e risparmiò migliaia di vite. In una lettera successiva la regina egizia Nefertari scrisse alla “collega” ittita con toni molto calorosi: «Così dice Nefertari, la grande regina d’Egitto, a Puduḫepa, la grande regina di Hatti. Che tutto possa andare bene nel tuo paese! Possano il dio tempesta di Hatti portarti gioia; il dio sole d’Egitto faccia sì che la pace sia buona e dia buona fratellanza al Gran Re d’Egitto con suo fratello il Gran Re di Hatti, per sempre. E ora io sono in relazione di amicizia e di fratellanza con mia sorella, la grande regina di Hatti, ora e per sempre».
Il tono della lettera (di cui ho riportato solo poche frasi) lascia forse supporre che le due regine si scrivessero da tempo e che la loro collaborazione possa aver avuto un ruolo nel raggiungimento del famoso trattato di pace, ma la loro ipotetica corrispondenza precedente non è sopravvissuta. Le principali fonti che ho consultato sono i libri Chronicle of the Queens of Egypt di Joyce Tyldesley e War and Peace in the Ancient World di Kurt A. Raaflaub
49
In una tiepida giornata di primavera, verso il 1200 a.C., il sovrano cinese Wu Ding avvertì un forte mal di denti e pensò di essere stato maledetto. Spaventato dal funesto presagio, incaricò i migliori sa- cerdoti del regno di indagare sull’origine del suo dolore. Poiché gli antichi abitanti della Cina (o meglio, dello stato Shang) credevano che i problemi di salute fossero provocati dagli spiriti in collera degli antenati, i sacerdoti si apprestarono a consultare i morti. Avvicinarono

Pillole di storia antica II PARTE.indd 56 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 57
quindi una bacchetta arroventata a dei gusci di tartaruga, ponendo domande come: «È padre Geng il responsabile? Oppure è padre Jia? O padre Xin?». Il mistero sarebbe stato svelato interpretando la rot- tura o la resistenza dei gusci sottoposti al calore. Wu Ding osservava con apprensione il lavoro dei sacerdoti, chiedendosi chi mai potesse aver causato il suo mal di denti. Alla fine il responso fu unanime: il colpevole era lo spirito di padre Geng, il vecchio prozio del sovrano. Appresa la notizia, Wu Ding ordinò che un cane e una pecora venissero sacrificati per compiacere il suo antenato e spezzare la maledizione.
Quando i sacerdoti chiesero agli spiriti degli antenati (ponendo una bacchetta arroventata su un guscio di tartaruga) se il sacrificio del cane e della pecora fosse davvero in grado di risolvere il problema, il “crack” successivo fu interpretato come “leggermente favorevole” (non si sa però se il mal di denti del sovrano sia passato). Questa storia, sebbene possa sembrare leggendaria, è avvenuta davvero: le scritte rinvenute sulle ossa oracolari negli antichi insediamenti della “civiltà Shang”, infatti, sono esaustive e lasciano pochi dubbi a riguardo. Oltre alla que- stione del mal di denti, il sovrano Wu Ding chiese innumerevoli altri responsi, riguardanti battaglie, raccolti, costruzioni, nascite, condizioni meteo... Tanto per fare un esempio, chiese oltre mille volte agli antenati se sarebbe piovuto. Ammetto comunque di aver un minimo semplificato il rituale e le sue implicazioni per non appesantire la pillola. A chi volesse approfondire la questione rimando quindi alle fonti di cui mi sono servito, tra cui cito Cina. Una storia millenaria di Kai Vogelsang e China: Ancient Culture, Modern Land di Robert E. Murowchick.
50
Verso il 1200 a.C. il leggendario scriba Sinleqiunnini, partendo da alcuni miti della tradizione mesopotamica, compose uno dei più famosi poemi epici della storia: l’Epopea di Gilgameš. In tale opera vennero narrate le gesta del mitico re di Uruk Gilgameš e del suo migliore amico Enkidu, un essere selvaggio e potentissimo. I due va- garono per il mondo compiendo numerose avventure e sconfiggendo varie creature mitologiche, finché gli dèi, stanchi per il loro operato, decisero di infliggere una grave malattia a Enkidu. Quest’ultimo giacque per giorni in bilico tra la vita e la morte, disperandosi per il suo avverso destino. Gilgameš, affranto per le condizioni dell’amico, non seppe trattenere le emozioni: «Toccò il suo cuore ma non batteva, ed egli non levò più gli occhi. Gilgameš stese un velo sull’amico,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 57 04/10/19 16:16

58 PILLOLE DI STORIA ANTICA
come si vela una sposa. Poi prese a infuriare come una leonessa derubata dei cuccioli. Avanti e indietro, misurava i passi attorno al letto; si strappò i capelli e li sparse tutt’attorno. Si tolse le splendide vesti e le gettò a terra, come se fossero obbrobriose (…) Per sette giorni e sette notti pianse Enkidu, finché il verme non fu sopra di lui. Solo allora lo lasciò a terra, perché gli Annunakū, i giudici, lo avevano ghermito».
Alcuni storici ritengono che il leggendario scriba di Babilonia Sinleqiunnini (una sorta di Omero mesopotamico) abbia semplicemente riportato un poema molto più antico. Non è comunque possibile offrire una datazione certa cir- ca l’origine dell’Epopea di Gilgameš, anche se diversi miti sul celebre eroe compaiono in testi sumerici antecedenti. La traduzione del brano qui proposto (che ho leggermente modificato) è opera di Alessandro Passi ed è contenuta nell’edizione Piccola Biblioteca Adelphi dell’Epopea. Consiglio a tutti la lettura integrale dell’opera: la parte migliore, a mio giudizio, comincia dopo la morte dello sventurato Enkidu.
51
Continuazione pillola precedente: in seguito alla morte del suo mi- gliore amico Gilgameš decise di partire per il mondo alla ricerca del segreto della vita eterna. Dopo molte fatiche riuscì a raggiungere il giardino degli dèi, dove trovò Šamaš, il dio del sole. Il loro splendido colloquio testimonia l’incredibile tenacia dell’uomo che continua a lottare contro l’ignoto, in un’indagine che sembra non avere mai fine. E quell’indagine, a essere onesti, è l’unica cosa che conta davvero:
Mentre Gilgameš camminava nel giardino sulla riva del mare, lo vide Šamaš, e vide che era vestito di pelli di animali e che mangiava la loro carne. Ne fu tur- bato, parlò e disse: «Nessun uomo mortale è mai passato di qui, né mai passerà, finché i venti incalzeranno sul mare». E a Gilgameš disse: «Non troverai mai la vita che stai cercando». A Šamaš glorioso Gilgameš rispose: «Ora che ho faticato e tanto vagato per le lande deserte, dovrò forse dormire e lasciare che la terra ricopra per sempre il mio capo? Che i miei occhi contemplino il sole fino a essere abbagliati dalla sua vista. Benché io non valga ormai più di un uomo morto, che io contempli ugualmente la luce del sole».
La traduzione del meraviglioso brano qui proposto è opera di Alessandro Passi ed è contenuta nell’edizione Piccola Biblioteca Adelphi dell’Epopea.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 58 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA
59

52
Verso il 1157 a.C. gli operai del villaggio egizio di Set-Ma’at, stanchi di dover lavorare come bestie per un salario esiguo (talvolta addirittura inesistente), organizzarono il primo sciopero conosciuto della storia. Le lamentele degli operai sono riportate nel cosiddetto “papiro dello sciopero”, conservato al Museo Egizio di Torino: «Siamo arrivati a questo punto a causa della fame e della sete: non abbiamo vesti, né unguenti, né pesci, né verdure. Avvisate il faraone, il nostro buon signore, e scrivete al visir, il nostro superiore, affinché ci vengano consegnate le provviste!». Spaventati dalle possibili conseguenze della protesta, i funzionari distribuirono alcune razioni di cibo. Ma le scarse concessioni non bastarono per placare gli animi degli operai, che nei mesi successivi iniziarono un braccio di ferro con lo Stato. Alla fine il sindaco di Tebe, per evitare ulteriori problemi, fece consegnare 50 sacchi di grano e promise che il faraone in persona si sarebbe occupato quanto prima di soddisfare i bisogni dei lavoratori. Purtroppo non si conosce l’esito finale della trattativa. Il faraone Ramses iii, infatti, morì poco dopo, vittima di una congiura di palazzo, e non è dato sapere se abbia tenuto fede alla promessa.
La data iniziale è incerta: lo sciopero avvenne nel ventinovesimo anno di regno del faraone Ramses iii, ma gli studiosi non concordano del tutto sulla sua data di nascita. Il villaggio di Set-Ma’at, noto oggi come Deir El-Medina, si trova nei pressi dell’odierna città di Luxor, a breve distanza dal fiume Nilo. Anche se nella pillola ho scritto che non si conosce l’esito della trattativa tra Stato e lavoratori, si può ipotizzare che questa si sia conclusa positivamente, dato che Ramses iii venne sepolto proprio negli edifici funerari costruiti dagli operai. Tra le varie fonti che ho consultato spicca il libro Vivere nell’antico Egitto di Mario Tosi.
53
Nel 1100 a.C. Tiglat-pileser i regnava sull’Impero assiro, una po- tenza militare in forte espansione. A quel tempo, secondo le antiche credenze assire, il mondo intero non era altro che una creazione diretta

Pillole di storia antica II PARTE.indd 59 04/10/19 16:16

60 PILLOLE DI STORIA ANTICA
della divinità, il glorioso Aššur. Il re d’altro canto aveva la qualifica di iššakku, una sorta di “amministratore delegato”, il quale riceveva dal dio l’incarico di esportare i valori assiri verso nuovi territori da conquistare con le armi. Tiglat-pileser svolse alla perfezione il suo ruolo di “ombra terrena della divinità”, sconfiggendo tutti gli stati confinanti e portando il proprio impero verso la massima gloria. Egli stesso, nei suoi Annali, racconta: «Aššur e i grandi dei che esaltano la mia regalità, che mi diedero in sorte potere e autorevolezza, mi ordinarono di ampliare il confine della loro terra. Mi misero in mano le loro potenti armi, diluvio in battaglia, e io spadroneggiai su terre, montagne, città e principi ostili ad Aššur, e conquistai i loro distretti. Affrontai in battaglia sessanta regnanti, e ottenni la vittoria su tutti loro. Non ho rivale in lotta né eguale in guerra. Ho aggiunto terre all’Assiria e genti alla sua popolazione, ho allargato il confine della mia terra e ho governato i loro possedimenti».
Nell’immaginario comune gli assiri sono ritenuti un popolo di militari rozzi e sanguinari. E sebbene sia vero che la loro ferocia in battaglia ebbe pochi eguali nella storia, essi possedevano anche una profonda cultura, che spesso “esportava- no” verso i popoli conquistati. La principale fonte è il libro Assiria. La preistoria dell’imperialismo del professor Mario Liverani.
54
Verso gli inizi del i millennio a.C. nella Mesopotamia assiro-babilo- nese esisteva una professione alquanto singolare: l’aluzinnu. Questo termine si può letteralmente tradurre come “colui che siede su una capra” e indicava coloro che avevano il compito, durante determinate festività religiose, di intrattenere gli ospiti con delle esibizioni comi- che. In alcune circostanze, per esempio, l’aluzinnu doveva vestirsi da donna e recitare testi del genere: «Ho tanta di quella fame da riempirmi continuamente di cibo: se vomito dieci litri, ne ingurgito trenta, e fin- ché non sono piena fino all’orlo non smetto! Sia tra quelle alte che tra quelle basse, non c’è donna che mi sia eguale: per fattezze somiglio
Tiglat-pileser i pose le basi per quello che diventerà uno degli imperi militari più potenti della storia antica, in grado di piegare al proprio volere buona parte del Vicino Oriente.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 60 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 61
a un elefante, la faccia è quella di una iena, la mia statura è quella di una tartaruga, non sono simile a nessuno! Eh no, se fossi più vivace allora sì che il mio sposo mi amerebbe: come un granchio preso in trappola s’agiterebbe di fronte a me avanti e indietro!».
Questo brano millenario è uno dei testi umoristici più antichi della storia.
L’aluzinnu è stato descritto dall’assiriologo B. Foster come un «buffone che si mantiene intrattenendo gli altri con parodie, mimiche e canzoni scurrili». Pur- troppo, gli antichi testi cuneiformi incentrati sulla figura dell’aluzinnu sono in gran parte corrotti: anche per questo motivo, data la scarsità di dati completi, gli storici non concordano sul suo ruolo. La principale fonte è il libro Testi umoristici babilonesi e assiri di Franco d’Agostino.
55

Nella Sardegna nuragica del i millennio a.C. esisteva una cerimonia nota come “ordalia dell’acqua”. Secondo questa pratica giuridico-reli- giosa, coloro che erano sospettati di aver commesso un furto venivano condotti nei pressi di una fonte ritenuta sacra, come la Funtana Sansa di Bonorva. Qui, davanti a una piccola folla di testimoni, l’imputato doveva giurare di essere innocente per poi immergere la testa nell’acqua calda e frizzante. A questo punto il dio offriva il suo incontestabile giu- dizio: se l’indiziato perdeva la vista era ritenuto colpevole, altrimenti, se cominciava a vedere più chiaramente, veniva rilasciato.
L’ordalia dell’acqua è praticata ancora oggi, con modalità differenti, da alcune tribù indiane (naga).
L’ordalia dell’acqua non era un’esclusiva sarda. Si trovano infatti esempi di questa pratica in un’infinità di culture, fin da tempi antichissimi. In fondo, se ci pensate, è piuttosto normale: l’acqua è sempre stata di vitale importanza e tutti i popoli le conferivano un valore religioso di qualche tipo. Per quanto riguarda la Sardegna, ho citato l’esempio della Funtana Sansa di Bonorva perché l’acqua “magica” di questa località viene usata ancora oggi. Si tratta infatti dell’Acqua Minerale S. Lucia.
Le principali fonti che ho consultato sono la monografia La Sardegna nuragica dell’archeologo Giovanni Lilliu e il libro La religione primitiva in Sardegna di Raffaele Pettazzoni.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 61 04/10/19 16:16

62
PILLOLE DI STORIA ANTICA

56
Verso gli inizi dellʼviii secolo a.C. la secolare dinastia Zhou (occi- dentale) cominciò a sfaldarsi rapidamente. La tradizione cinese, come consuetudine, attribuì la colpa del disastro a una donna, la bellissima concubina Bao Si. Si narra infatti che quest’ultima fosse talmente bella da far perdere la ragione all’ultimo sovrano della dinastia, lo sventurato You. Poiché la concubina non rideva mai, il re escogitò uno scherzo per farla divertire: diede un falso allarme ordinando che venissero accesi i fuochi per segnalare un attacco alla capitale. I nobili della regione accorsero quindi in difesa della città ma, una volta giunti sul posto, si resero conto di essere stati presi per i fondelli. Bao Si, invece, alla vista delle loro espressioni spaesate, scoppiò finalmente a ridere.
Lo scherzo ebbe conseguenze disastrose: quando i barbari attacca- rono davvero la capitale, nessuno credette al segnale di allarme. Fu così che la città venne conquistata, Bao Si fu rapita, re You ucciso, e la dinastia Zhou andò inevitabilmente incontro alla rovina.
Il mito di Bao Si e il re You, che ricorda per certi versi la favola Al lupo! Al lupo! di Esopo, è piuttosto famoso in Cina (dopo aver scritto la pillola ho chie- sto conferma a un amico cinese, e mi ha detto che nel suo paese tutti conoscono questa storia). Ovviamente la tradizione non va presa per realtà storica: il declino e il conseguente crollo dei Zhou furono il prodotto di tanti fattori complessi. La principale fonte che ho consultato è il libro Cina. Una storia millenaria di Kai Vogelsang.
57
Nell’aprile del 753 a.C., secondo la tradizione, Romolo e Remo giunsero nei pressi del fiume Tevere con l’intenzione di fondare una nuova città. Poiché entrambi i gemelli volevano regnare, emersero presto forti dissidi per futili pretesti, come il nome e la posizione dell’insediamento. Fu quindi deciso di cercare un segnale divino in grado di dirimere la contesa: Remo, dal colle Aventino, osservò l’apparizione di sei avvoltoi, mentre Romolo, dal Palatino, ne vide dodici. Convinti di aver ottenuto la benevolenza divina, i rispettivi

Pillole di storia antica II PARTE.indd 62 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 63
Romolo e Remo osservano il volo degli uccelli. Incisione rinascimentale.

sostenitori acclamarono re entrambi, e tra le due fazioni scoppiò un conflitto prima verbale, poi fisico. Tito Livio riporta la versione più famosa della leggenda: «Remo, in atto di scherno verso il fratello, varcò con un salto le mura che stavano sorgendo. Allora Romolo, colto dall’ira, lo uccise e inveì contro di lui urlando: “Patisca la stessa sorte chiunque altro osi varcare le mie mura!”. Pertanto Romolo ottenne da solo il potere e diede il suo nome alla città appena fondata».
Le fonti sono la Vita di Romolo di Plutarco e la Storia di Roma dalla sua fon- dazione di Tito Livio. Un’interessante prospettiva storica sull’origine di Roma è esposta nel saggio Roma. Il primo giorno del professor Andrea Carandini.
58
Il 21 aprile del 753 a.C., secondo la tradizione, venne fondata Roma. Il mito universalmente noto di Romolo e Remo, tuttavia, non è l’unico racconto sull’origine della città. Esistono infatti molte leggende, tra cui quella di una donna troiana chiamata “Roma”. Plutarco racconta: «Alcuni narrano che, dopo che Troia fu conquistata, diversi uomini

Pillole di storia antica II PARTE.indd 63 04/10/19 16:16

64 PILLOLE DI STORIA ANTICA
di quella città riuscirono a fuggire e a imbarcarsi. Spinti dai venti, capitarono sulle coste tirrene e approdarono presso la foce del fiume Tevere. Essendo le loro donne ormai affaticate e mal disposte a ripren- dere il mare, una di esse, di nome Roma, la quale sembrava eccellere su tutte le altre per nobiltà e saggezza, suggerì di dar fuoco alle navi. Ciò fatto, dapprima gli uomini si sdegnarono contro di loro, ma poi, stabilitisi per necessità nei pressi del Pallanteo (antico insediamento sul colle Palatino), in poco tempo vennero a trovarsi in condizioni migliori di quanto si aspettassero. Sperimentata la fertilità del terreno e ben accolti dai vicini, non solo tributarono a Roma alti onori, ma dettero alla città il suo nome, in quanto era stata la causa della sua fondazione».
La leggenda riportata da Plutarco compare nella biografia di Romolo all’inter- no delle Vite parallele. Al termine del suo racconto, lo storico greco aggiunse: «Dicono che allora nacque anche l’uso delle donne romane, tuttora in vigore, di salutare i loro congiunti e i loro mariti baciandoli. Quando infatti quelle dettero fuoco alle navi, così salutarono e si accattivarono i loro mariti, pregandoli e cercando di placare la loro ira».
59

Nel 701 a.C. il re assiro Sennacherib condusse il suo potente esercito contro Gerusalemme. A fronteggiarlo vi era il sovrano ebraico Ezechia, il quale, osservando l’immensa armata nemica dall’alto delle mura, temette per la sopravvivenza del suo popolo.
Attualmente non sappiamo chi vinse la battaglia. Le opere di propa- ganda delle due fazioni, infatti, forniscono versioni in netto contrasto tra loro. Le cronache assire sostengono che i giudei furono costretti ad accettare una resa umiliante: Ezechia, imprigionato come «un uccello in gabbia» e «abbandonato dai mercenari», avrebbe evitato la caduta di Gerusalemme consegnando 30 talenti d’oro e 800 talenti d’argento, oltre alle figlie, le cortigiane, i musici di palazzo, pietre preziose, gioielli, legno pregiato e tesori di ogni genere. La Bibbia, d’altro canto, racconta che il dio del popolo ebraico Yahweh, dopo aver ascoltato le preghiere di Ezechia, sarebbe intervenuto inviando un angelo sterminatore nell’accampamento degli assiri; Sennacherib

Pillole di storia antica II PARTE.indd 64 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 65
avrebbe assistito impotente al massacro di 185.000 sottoposti e, scon- volto dalla punizione divina, si sarebbe ritirato in fretta dalla regione. Così come oggigiorno molti politici si vantano sempre d’aver vinto, a dispetto dei risultati reali delle elezioni, nel mondo antico accadeva spesso che la propaganda alterasse gli esiti delle battaglie. Gli storici moderni, quindi, non credono a nessuna delle due versioni: molto più semplicemente, secondo l’ipotesi dell’assiriologo Mario Liverani, «le difese di Gerusalemme risultarono abbastanza efficienti da prolungare
A dire la verità, oltre alla Bibbia (Secondo libro dei Re) e agli Annali assiri di Sennacherib (Prisma di Taylor), ci sarebbe una terza fonte che racconta l’asse- dio di Gerusalemme. Si tratta delle Storie di Erodoto, che tuttavia propongono una versione altrettanto inverosimile (o forse solo metaforica). Infatti, secondo lo storico greco, vissuto alcuni secoli dopo gli eventi narrati, una notte i topi avrebbero rosicchiato le armi degli assiri, costringendoli alla ritirata. A chi volesse approfondire la vicenda consiglio la lettura del saggio storico Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele del professor Mario Liverani.
60
la resistenza fino al momento in cui gli assiri dovettero sloggiare».

Verso il 700 a.C. il poeta greco Esiodo descrisse Tanato, la personi- ficazione della morte: «Ferreo è il cuore e di bronzo implacabile in petto l’alma gli siede; e quando ghermito ha una volta un mortale più non lo lascia; è detestato persino dagli dei immortali».
Tanato fu rappresentato come un essere insensibile alle sofferenze degli umani, come un regolatore dell’Universo, l’unico in grado di garantire l’ordine strappando vite. Solo in rarissime occasioni i mortali riusciva- no a sfuggirgli, come nel caso del re di Corinto Sisifo, che per salvarsi ingannò Tanato facendolo ubriacare e lasciandolo poi legato. Presto però gli dèi si accorsero che per quanto Tanato fosse odioso, era pur sempre un male necessario, perché non si poteva eliminare la morte dal cosmo. Così l’essere venne liberato e tornò implacabile a mietere vite.
L’origine di Tanato nella mitologia greca è molto antica, tanto che l’essere compare persino nell’Iliade. Fu Esiodo tuttavia il primo che cercò di raggrup- pare in un’unica opera (la Teogonia) molti miti greci, definendo meglio anche la figura di Tanato.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 65 04/10/19 16:16

66
PILLOLE DI STORIA ANTICA

61
Nel 700 a.C. circa il poeta greco Esiodo scrisse la Teogonia. In questa famosa opera narrò anche delle Moire, le tre dee del destino: «La Notte generò le Moire e le Kere, inesorabili vendicatrici: Cloto, Lachesi e Atropo, le quali ai mortali, quando vengono alla luce, concedono in sorte il bene e il male. Queste stanno appresso alle trasgressioni degli uomini e degli dei; la loro ira non si placa fino a quando non abbiano inflitto ai peccatori un castigo tremendo».
Nella religione greca le Moire erano l’espressione della stabilità delle leggi fisiche del cosmo, nonché le tessitrici del destino degli uomini: Cloto, alla nascita di un mortale, poneva sulla rocca una determinata quantità di fibra tessile, che Lachesi, il cui nome significa “colei che assegna la sorte”, filava giorno e notte; infine Atropo, “l’inflessibile”, recideva il filo della vita con delle forbici. Nemmeno Zeus, il più po- tente tra gli dei dell’Olimpo, poteva opporsi alla volontà delle Moire, poiché, come scrisse il poeta Eschilo, «neanche Zeus può sfuggire a ciò che è destinato».
Quella fornita non è l’unica descrizione valida delle Moire (chiamate Parche dai romani), poiché gli autori antichi ci hanno lasciato diverse versioni non sempre concordanti. Le principali fonti sono la Teogonia di Esiodo e il Prometeo incatenato di Eschilo.
62

Nell’Assiria del vii secolo a.C. le eclissi erano considerate dei presagi di sventura, spesso associati all’imminente morte di un sovrano. Gli astronomi e gli indovini avevano l’incarico di valutare tali fenomeni astrali, fornendo poi un vaticinio al loro re.
Nel caso di un responso irrimediabilmente sfavorevole si poteva ri- correre a un provvedimento estremo: la nomina di un šar pūhi, ovvero di un “re sostituto”. Questa specie di sovrano fantoccio, dopo aver finto di governare l’Impero per un limitato periodo di tempo (massimo 100 giorni), doveva morire attirando così su di sé la sventura, come una sorta di parafulmine.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 66 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 67
Solitamente il sostituto era scelto tra i criminali già condannati a morte e riceveva attenzioni da re: veniva servito con le migliori pie- tanze ed era allietato da una schiera di concubine, cuochi e servitori. In seguito all’incoronazione riceveva persino una moglie e il nome reale, in un elaborato tentativo di ingannare il fato. Per la stessa ragione il vero re assumeva il titolo di “paesano” e rimaneva in disparte, pur mantenendo il potere effettivo. Al momento prescelto dagli astrono- mi assiri, il šar pūhi andava incontro a quella che negli antichi testi viene definita una “morte naturale”, probabilmente inflitta tramite la somministrazione di un veleno.
Il “sacrificio del re sostituto” era una pratica già conosciuta in Mesopotamia fin da tempi antichissimi, ma le descrizioni più corpose giunte fino a noi sono riferite al vii secolo a.C., e in particolare al regno del sovrano assiro Esarhaddon, che ricorse a questo stratagemma in più occasioni. So che agli occhi di un lettore moderno questa pratica possa sembrare una totale follia, ma bisogna tenere pre- sente che la religione era parte integrante di qualunque aspetto del mondo assiro. Le tre fonti che ho consultato per scrivere questa pillola sono: The Concept of Fate in Ancient Mesopotamia of the First Millennium di Jack Newton Lawson, L’Impero assiro: storia e amministrazione del professor Frederick Mario Fales e The Origins and Diversity of Axial Age Civilizations di Shmuel Eisenstadt.
63
In seguito il vero sovrano, una volta evitato con questo stratagemma il suo avverso destino, ritornava a regnare sull’Impero assiro.

Nel vii secolo a.C. il profeta iranico Zarathuštra fondò una nuova dottrina religiosa, basata sull’eterno dualismo tra il bene e il male. Al culto di Ahura Mazdā, divinità benefica suprema, venne contrapposto lo spirito del male Angra Mainyu, il demone che risiede negli abissi delle tenebre e affligge gli uomini con malattie e misfatti.
Lo zoroastrismo, che prese il nome dal suo fondatore, si diffuse tra le genti dell’Impero persiano influenzandone cultura e tradizioni. L’ele- mento ritenuto più sacro era il fuoco, venerato come manifestazione della potenza divina. Gli esperti sacerdoti chiamati “Magi” dovevano quindi mantenere sempre accese le fiamme perenni poste nei “templi del fuoco”, sparsi per tutto l’Impero. Il fuoco era talmente sacro che non poteva essere contaminato da elementi impuri, come ad esempio

Pillole di storia antica II PARTE.indd 67 04/10/19 16:16

68 PILLOLE DI STORIA ANTICA
i cadaveri. Per questo motivo la cremazione era proibita e le salme venivano smaltite tramite le torri del silenzio, delle impalcature di legno e argilla alte fino a 30 metri, sulle quali i cadaveri erano lasciati preda degli avvoltoi.
Oggigiorno lo zoroastrismo e le torri del silenzio esistono ancora. L’antica religione di Zarathuštra viene infatti portata avanti dalla co- munità dei parsi, che conta circa 100.000 individui stanziati per lo più in India. Lo scarso numero di avvoltoi rende tuttavia lo smaltimento dei cadaveri piuttosto difficoltoso.
Non si sa con precisione quando Zarathuštra sia vissuto. La maggior parte degli studiosi propende per il vii secolo a.C., ma c’è anche chi crede che il profeta sia nato diversi secoli prima. Lo zoroastrismo si origina comunque su miti ben più antichi di Zarathuštra ed è molto articolato, anche a livello interpretativo. Vi sono infatti un’infinità di teorie diverse, racconti metaforici e differenti “diramazioni” all’interno di tale religione (la pillola è una semplificazione). Il libro sacro dello zoroastrismo è l’Avestā, che secondo la tradizione sarebbe stato scritto in lettere d’oro su 12.000 pelli di bue da un discepolo di Zarathuštra. I persiani rifiutavano, oltre alla cremazione, anche la sepoltura, perché la terra era ritenuta sacra e non andava contaminata. Le attuali torri del silenzio dei parsi sono chiamate Dakhma, sono alte circa 6-8 metri e vengono costruite con mattoni o pietra.
64
Verso il vii secolo a.C. gli egizi possedevano una mentalità forte- mente etnocentrica. Nel papiro Insinger, per esempio, si legge: «Un lavoro e poco cibo sono preferibili alla sazietà in terra straniera. L’empio che va all’estero si mette nelle mani del diavolo. Il pio che è lontano dal suo paese fa perdere la conoscenza del suo nome. I coccodrilli si impadroniscono degli stolti a causa del loro vagabon- dare. È lontana la preghiera di chi è distante dalla sua terra, e così sono lontani da lui anche i suoi dei. Nessun fratello lo raggiunge nel bisogno. Chi è straniero è servitore di qualcuno; suscita l’ira tra la gente senza aver fatto niente; qualcuno lo disprezza, senza che egli abbia disprezzato nessuno; deve ascoltare gli insulti e riderne come se fosse uno scherzo».

Gli unici motivi rispettabili per lasciare l’Egitto erano istituzionali, militari o, al massimo, per limitati periodi di tempo, commerciali.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 68 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 69
Il papiro Insinger giunto fino a noi è una copia, composta in scrittura demotica, del ii secolo d.C. circa. Non è risaputo quando sia stato scritto l’originale: la data iniziale della pillola è solo una stima del momento storico a cui le massime sono “attribuite”. La mentalità etnocentrica, che emerge anche in altri testi antichi, non era una caratteristica prettamente egizia, ma riguardava diversi popoli del mondo antico. Voglio inoltre far presente che quando si parla di antico Egitto ci si riferisce a oltre 3000 anni di storia, un periodo davvero lunghissimo che comprende anche periodi dei quali si sa poco o nulla; non si può quindi genera- lizzare troppo. La principale fonte è il libro Racconti di viaggio e di avventura dell’antico Egitto dell’egittologa Maria Carmela Betrò.
65
Nel vii secolo a.C. ai soldati greci venivano insegnati valori come l’onore, il sacrificio per la patria e la cura maniacale delle armi. A Sparta, in particolare, si soleva dire ai guerrieri di “tornare con lo scudo o su di esso”. Ma il poeta Archiloco di Paro, famoso per i suoi componimenti sarcastici e dissacranti, ignorava tali tradizioni:
Qualcuno dei Sai si vanta dello scudo che presso un cespuglio, arma impeccabile, ho abbandonato non volendo;
ma ho salvato me stesso. Che mi importa di quello scudo? Vada in malora! Ne avrò uno nuovo non peggiore.
Il poeta dedicò molti versi anche alle sue avventure amorose, senza omettere i particolari più erotici:
Queste cose dicevo; poi presa la fanciulla
nei fiori splendenti la distesi, con un morbido
mantello la coprii, ponendo un braccio sotto il collo
a lei, pavida come una cerbiatta che ormai desiste dalla fuga. Con le mani le toccai dolcemente il seno,
dove mostrava la tenera pelle, incanto di giovinezza;
e tutto il bel corpo palpando,
emisi la bianca potenza, toccando il biondo pelo.
Le poesie di Archiloco ebbero uno straordinario successo. In seguito alla sua morte, il poeta fu addirittura venerato come un eroe, tanto che venne eretto un santuario in suo nome (Archilocheion), i cui resti sono visibili ancora oggi al Museo archeologico di Paro. Purtroppo, delle numerose opere di Archiloco ci sono giunti solo limitati frammenti, come i due che ho riportato (l’ultimo non integralmente).

Pillole di storia antica II PARTE.indd 69 04/10/19 16:16

70
PILLOLE DI STORIA ANTICA

66
Nel vii secolo a.C. la procedura raccomandata per curare il mal di denti, nel regno di Babilonia, era abbastanza singolare. I medici im- mobilizzavano la radice del dente dolorante con un ago, per poi porci sopra un impasto di birra, malto e olio. Il tutto dopo aver ripetuto per tre volte la seguente formula sacra:
Dopo che il dio Anu ebbe creato il cielo, e il cielo ebbe creato la terra, e la terra ebbe creato i fiumi, e i fiumi ebbero creato i canali, e i canali ebbero creato il fango, e il fango ebbe creato il verme, allora il verme si recò piangendo dal dio Šamaš, e tra le lacrime davanti al dio Ea disse: «Cosa mi hai dato da mangiare, cosa mi hai dato da succhiare?»
«Io ti ho dato il fico maturo, l’albicocca e la mela!»
«Ma a me non servono i frutti, sollevami piuttosto tra dente e gen- giva. Voglio succhiare il sangue dal dente e rosicchiare la gengiva!» «Poiché tu hai detto ciò, o verme, Ea ti colpisca con la sua possente
mano!».
Il rimedio, descritto in accadico su una tavoletta di epoca neobabilonese, era già noto fin dai tempi degli antichi sumeri. Si può quindi desumere che tale “cura” sia stata utilizzata per migliaia di anni.
Divinità babilonese in un disegno del 1911.
La data iniziale della pillola è relativa alla composizione della tavoletta di

Pillole di storia antica II PARTE.indd 70
04/10/19
16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 71
cui ho riportato il testo. Nella stessa si leggono anche le istruzioni del rimedio: «La cura: mistura di birra, un pezzo di malto e olio mescola; recita tre volte su di essi lo scongiuro, e poni l’impasto sul dente». Si tratta quindi di una sorta di protocollo medico. Le due fonti che ho consultato sono i libri Mitologia assiro- babilonese di Giovanni Pettinato e Handbook to Life in Ancient Mesopotamia di Stephen Bertman.
67
Nel 689 a.C. il sovrano assiro Sennacherib condusse il suo potente esercito contro la città di Babilonia, rea di essersi ribellata alla sua autorità. La terribile descrizione del conflitto, sopravvissuta fino ai giorni nostri, è opera dello stesso Sennacherib: «Nella mia seconda campagna marciai rapido contro Babilonia bramando di conquistarla: mi scatenai come un uragano ricoprendola come un nebbione, la strinsi d’assedio e la conquistai aprendo brecce nelle mura e scalandole. Non risparmiai persona né piccola né grande e riempii le strade della città di cadaveri. Distrussi, rasi al suolo e detti alle fiamme la città e gli edifici dalle fondamenta alle merlature, strappai tutti i mattoni e la terra delle mura esterne e interne, dei templi e della ziggurat e li gettai nel canale Araḫtu. Scavai canali nel mezzo di quella città, spianai con l’acqua il suo territorio e ne distrussi la pianta fino alle fondamenta devastandola più del Diluvio. Perché in futuro il sito di quella città e dei templi non fosse più riconoscibile la spazzai via con l’acqua fino a ridurla a una piana».
Le ragioni del presunto annientamento di Babilonia (“presunto” perché i toni dell’antico resoconto assiro sono probabilmente esagerati per fini propagandi- stici) hanno a che fare con l’influenza dei nemici elamiti e con il triste destino di un figlio del sovrano, che era stato posto a capo della città. La principale fonte di questa vicenda è costituita dagli Annali di Sennacherib, rinvenuti nel 1830 tra le rovine della capitale assira Ninive su un prisma retto esagonale. Dopo la tremenda distruzione di Babilonia il figlio di Sennacherib, chiamato Esarhaddon, si occupò di ricostruire la città.

Babilonia, colei che era stata la città più prestigiosa al mondo, fu spazzata via.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 71 04/10/19 16:16

72
PILLOLE DI STORIA ANTICA

68
Nel 676 a.C. il re cilicio Sanduarri sognava di ribellarsi alla do- minazione del potente Impero assiro. Tentò quindi di formare una coalizione con altri re mediorientali, altrettanto desiderosi di ottenere l’indipendenza, ma il sovrano assiro Esarhaddon decise di stroncare la rivolta sul nascere: l’esercito imperiale mosse verso il nemico e fece strage dei ribelli, schiacciando l’insurrezione con il pugno di ferro. La cronaca del conflitto venne raccontata in seguito dallo stesso Esarhaddon: «Sanduarri, un nemico pericoloso che non temeva la mia regalità, abbandonò gli dei e si rifugiò tra montagne impraticabili. Lui e il re di Sidone (una ricca città fenicia) si basarono sulla loro alle- anza e confidarono nelle proprie forze. Ma io confidai in Aššur, Sîn, Šamaš, Bêl e Nabû, i grandi dei miei signori. Lo strinsi d’assedio, lo accalappiai come un uccello dal mezzo delle montagne e gli tagliai la testa. Nell’arco di un solo anno tagliai la testa sia a Sanduarri che al re di Sidone. E per mostrare ai popoli la potenza di Aššur mio signore, appesi le teste al collo dei loro nobili e attraversai le strade di Ninive accompagnato da cantanti e lire».
Esarhaddon consolidò il potere dell’Impero assiro con la forza delle armi. Nelle antiche cronache si narra che, a causa della sua ferocia nel sopprimere le rivolte, i suoi nemici iniziarono a domandarsi: «Dove mai potrebbe andare a rifugiarsi una volpe di fronte alla luce del Sole?»
Mi sono preso la libertà di semplificare leggermente il testo per renderlo più scorrevole e comprensibile. Bisogna fare però un’importante precisazione: questa tipologia di iscrizioni aveva uno scopo propagandistico, non storiografico. Que- sta differenza, come credo sia facilmente intuibile, è di fondamentale rilevanza. A chi volesse approfondire consiglio la lettura del libro Assiria. La preistoria dell’imperialismo di Mario Liverani.
69
Nel 670 a.C., durante il dodicesimo mese del calendario assiro, l’astrologo Ištar-šumu-ereš inviò una lettera al sovrano Esarhaddon, fornendogli alcune informazioni generiche sui presagi legati a Venere.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 72 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 73
Il sovrano tuttavia interpretò male la missiva e, pensando erroneamente che lʼastrologo avesse appena osservato il pianeta di persona, chiese chiarimenti a un altro esperto di corte, un tale Nabû-ahhe-eriba. Costui gli rispose: «Quello che ha scritto al re mio signore “il pianeta Venere è visibile nel mese di Addaru” è un povero di spirito, un ignorante e un baro! Chi è questa persona che con falsità invia tali rapporti al re mio signore? Che domani mi facciano ispezionare questi rapporti. Perché c’è uno che dice bugie e se ne vanta anche? Se non sa le cose, dovrebbe tenere la bocca chiusa».
Il giorno seguente l’equivoco portò a uno scontro verbale tra i due colleghi astrologi, che diedero scena litigando nel palazzo di Ninive. Fortunatamente quella notte stessa riuscirono a chiarirsi rimanendo a osservare insieme le stelle.
Esarhaddon è stato uno dei sovrani più “superstiziosi” della storia assira. Ci è giunta infatti buona parte della sua copiosa corrispondenza con gli astrologi, che venivano continuamente interrogati su qualunque questione. In realtà ciò non deve destare particolare sorpresa, poiché per la religione assira i moti dei corpi celesti potevano racchiudere presagi di fondamentale importanza. La principale fonte che ho consultato è l’ottimo libro L’Impero assiro del professor Frederick Mario Fales.
p.s.: Ho leggermente riassunto la vicenda escludendo alcuni dettagli. Nelle lettere tra il sovrano assiro e i due astrologi si discuteva infatti anche di altre questioni, tra cui la visibilità di Mercurio, il pianeta osservabile in quel momento (ovvero nel mese di Addaru, il dodicesimo del loro calendario lunare).

70
Nel vii secolo a.C. Rodopi era una cortigiana greca di straordinaria bellezza. Una famosa leggenda narra che un giorno, mentre faceva il bagno nel Nilo, un’aquila scese in picchiata verso di lei, afferrò uno dei suoi sandali e volò via. Il rapace giunse quindi a Menfi, dove il faraone Psammetico amministrava la giustizia, e lasciò cadere il sandalo in grembo al monarca. Quest’ultimo, meravigliato per lo strano comportamento dell’aquila e le armoniose proporzioni del calzare, ordinò di cercarne la proprietaria per tutto il paese. L’impresa ebbe infine successo e Rodopi fu condotta a palazzo per incontrare il faraone. Alla vista della bellissima fanciulla, Psammetico decise di

Pillole di storia antica II PARTE.indd 73 04/10/19 16:16

74 PILLOLE DI STORIA ANTICA
prenderla in moglie e, dopo una vita lunga e felice, la cortigiana ebbe persino il privilegio di essere sepolta in una piramide.
Come avrete intuito questa fiaba, riportata dal filosofo Claudio Elia- no (ii secolo d.C.), costituisce la versione più antica di Cenerentola.
La principale fonte di questa pillola è l’opera Storie varie (libro xiii, passo 33) di Claudio Eliano. Altri autori che menzionano Rodopi sono Erodoto, Ateneo e Strabone, i quali raccontano versioni piuttosto diverse tra loro. Oltre alle fonti antiche, ho consultato anche il saggio Le donne dei faraoni di Christian Jacq, che propone un collegamento tra Rodopi e la regina egizia Nitocris, vissuta oltre un millennio prima. Come al solito infatti si possono trovare versioni differenti con personaggi di epoche diverse che si sovrappongono in maniera caotica. Ma il fascino delle tradizioni millenarie, a mio avviso, consiste anche in questo.
71

Verso la metà del vii secolo a.C. il re assiro Assurbanipal ordinò la costruzione di un’immensa biblioteca che racchiudesse tutta la cultu- ra a disposizione del suo popolo. In una lettera del sovrano a un suo emissario si legge: «Ordine del re a Shadânu. Il giorno stesso in cui vedrai questa mia missiva, prendi con te Shuma, Beletir, Aplâ e gli altri eruditi di Borsippa (antica città mesopotamica) che tu conosci. Raccogli tutte le tavolette che si trovano nella loro casa o che sono depositate nel tempio, per quanto numerose siano, nonché le tavolette rare che si trovano nei tuoi archivi e non esistono in Assiria, cerca anche queste e spediscimele... Inoltre, se trovi qualche tavoletta che non ti ho menzionato nella mia lettera e che tu ritieni buona per il mio palazzo, spediscimela!»
L’ordine di Assurbanipal fu eseguito con prontezza e nella capitale assira (Ninive) venne allestita la più grande biblioteca dell’epoca, contenente centinaia di migliaia di tavolette cuneiformi. Sfortunata- mente nel corso dei secoli la maggior parte di queste andò perduta/ distrutta, ma verso il 1850 l’archeologo inglese Austen Henry La- yard riuscì a portare alla luce moltissimi di questi testi, che furono trasportati in Inghilterra. Attualmente gli archivi del British Museum contengono circa 30.000 tavolette e frammenti di testi assiri, riguar- danti qualunque tipo di argomento. Nel 2002 fu allestito un team incaricato di decifrarle tutte e metterle a disposizione di chiunque

Pillole di storia antica II PARTE.indd 74 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 75
volesse consultarle, ma vista l’immensa mole di lavoro, gli studiosi sono ancora all’opera.
Immagino che i più curiosi tra voi lettori si staranno chiedendo cosa contengano tutte queste tavolette. La risposta è semplice: qualunque cosa. Si possono trovare poemi epici (tra cui per esempio la famosa Epopea di Gilgameš), dispute legali, atti matrimoniali, inni agli dèi, truffe commerciali, trattati di medicina, descrizioni di feroci battaglie... gli argomenti sono estremamente vari. Negli archivi del British Museum è contenuta un’immensa quantità di informazioni sulla storia antica mesopotamica (e non solo) in fase di decifrazione. I motivi per i quali questo lavoro sta richiedendo così tanto tempo sono molteplici: difficoltà di traduzione, tavolette frammentate da ricostruire, elevatissimo numero di reperti... ma sono fiducioso del fatto che prima o poi tutti i resti della biblioteca di Assurbanipal saranno interamente a disposizione di chiunque voglia leggerli (forse, per voi che state sfogliando questo libro nel futuro, lo sono già). Le principali fonti che ho consultato sono il libro Babylon: Mesopotamia and the Birth of Civilization di Paul Kriwaczek e il sito del British Museum.
72
Verso il 640 a.C. il faraone Psammetico i volle sapere quale fosse il popolo più antico al mondo. Fino a quel momento gli egizi si erano sempre vantati di essere i più antichi, ma il saggio faraone, non creden- do alle dicerie, ritenne di dover avere una prova di tale affermazione. Lo storico Erodoto (vissuto un paio di secoli dopo), molto incuriosito anch’egli dalla questione, chiese maggiori informazioni a un sacerdo- te egizio, che gli raccontò la seguente leggenda: «Nonostante le sue ricerche Psammetico non riusciva a scoprire quale fosse il popolo più antico, e adottò questo espediente. Prese dai primi venuti due neonati e li consegnò a un pastore perché li portasse presso i greggi e li allevasse come segue. Gl’ingiunse che nessuno emettesse dinanzi a loro alcuna voce, e che se ne stessero appartati in dimora solitaria. Così Psammetico fece con l’intenzione di ascoltare poi quale parola i bambini avrebbero pronunciata per prima, quando si fossero liberati dai balbettii indistinti. Come appunto accadde: ormai da due anni il pastore li cresceva senza parlare, quando un bel giorno, mentre apriva la porta per entrare, i bambini gli andarono incontro tendendo le braccia e gridando bekos. Dato che gli ripeterono varie volte quella parola, segnalò la cosa al suo padrone, che gli ordinò di portare i bambini al

Pillole di storia antica II PARTE.indd 75 04/10/19 16:16

76 PILLOLE DI STORIA ANTICA
suo cospetto. Dopo aver ascoltato personalmente i bambini, Psam- metico cercò di sapere quali uomini chiamassero qualcosa bekos e scoprì che i frigi chiamano così il pane. Pertanto, sulla base di questo esperimento, gli egizi riconobbero che i frigi erano più antichi di loro».
La principale fonte di questa vicenda sono le Storie di Erodoto, di cui ho leggermente semplificato il testo. Ovviamente l’esperimento di Psammetico, seppur affascinante, non può essere considerato attendibile da un punto di vista logico-scientifico.
73
Nel 635 a.C. Assurbanipal regnava su un impero all’apice della sua potenza, che si estendeva dal Golfo Persico fino all’Egitto. Il presti- gioso sovrano degli assiri spiccava per cultura, ricchezza e acume mi- litare. Assurbanipal, pur essendo spietato con i nemici, era un monarca illuminato, abile nel promuovere le arti, l’edilizia e la diffusione del sapere all’interno del proprio impero. Fu sua l’idea di creare una della più vaste biblioteche dell’epoca, in grado di raccogliere la summa dello scibile mesopotamico. Eppure, nonostante tutta l’opulenza e la gloria di cui poteva fregiarsi, Assurbanipal era profondamente infelice. In un’antica iscrizione del re assiro si legge: «Ho fatto il bene per gli dei e per gli uomini, per i morti come per i vivi. E allora perché malattia, crisi e perdite mi affliggono? Discordia civile e crisi familiare non si allontanano da me. Disordine e cattiveria mi assediano. Infelicità e cagionevolezza fiaccano il mio corpo. Finisco le mie giornate in pena e lamenti. Sono turbato persino il giorno di festa del dio cittadino. La morte mi assedia, notte e giorno cado in depressione e ansia. Sono esausto, o mio Dio: da’ tutto questo al malvagio, e fammi vedere la tua luce. Quanto ancora, o Dio, mi tratterai così? Sono trattato come uno che non onora dei e dee!».
In questa pillola ho parlato di Assurbanipal come di un sovrano illuminato, ma se fate una rapida ricerca sul web troverete anche descrizioni decisamente meno edificanti. Questo succede perché molti anni dopo la sua morte vari storici greci

Questo antico testo, del tutto atipico rispetto alle comuni iscrizioni regali, rappresenta il dramma psico-fisico di un sovrano ricchissimo, potentissimo, ma infelice.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 76 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 77
Re assiro col suo ministro, in un̓incisione del 1921.

scrissero di un tale Sardanapalo, un leggendario re assiro campione di lussuria, dai costumi lascivi ed effeminati. Sardanapalo venne associato ad Assurbanipal, compromettendo irrimediabilmente la fama del sovrano, ma in realtà i due perso- naggi c’entrano ben poco l’uno con l’altro. Oltre alle discrepanze cronologiche tra i due, Sardanapalo rappresenta una visione distorta e fantasiosa dei greci, che unirono nello stesso personaggio le gesta di tre diversi sovrani assiri, oltre a inverosimili leggende e propaganda contro il mondo orientale. Assurbanipal invece è un personaggio storico reale, il re assiro che promosse la cultura, l’e- dilizia, la botanica, l’architettura... e che creò una delle più grandi biblioteche del mondo antico, grazie alla quale disponiamo di preziosissime informazioni su quel periodo storico. A chi volesse approfondire, consiglio ancora una volta la lettura del libro Assiria. La preistoria dell’imperialismo di Mario Liverani.
74
Nel 612 a.C. l’Impero assiro era sull’orlo della rovina. Alcuni popoli assoggettati da tempo, in particolare i babilonesi e i medi, avevano infatti deciso di formare una coalizione ribelle e marciare contro Ni- nive, la capitale nemica. Il re assiro Sin-shar-ishkun tentò di resistere

Pillole di storia antica II PARTE.indd 77 04/10/19 16:16

78 PILLOLE DI STORIA ANTICA
con ogni mezzo, ma si rivelò tutto inutile: dopo pochi mesi di assedio Ninive fu conquistata e i ribelli sfogarono sulla magnifica città tutta la rabbia covata in lunghi secoli di asservimento. La distruzione della ricca capitale è narrata, oltre che dalle fonti mesopotamiche, anche dal libro biblico di Nahun: «Per le vie sfrecciano i carri, piombano nelle piazze, il loro aspetto è come di fiamma, guizzano come saette. Ninive è come un bacino agitato da cui sfuggono le acque. Urlano di fermarsi, ma nessuno si volta. Devastazione... saccheggio... deso- lazione... animi scoraggiati, ginocchia vacillanti, in tutti i cuori è lo spasimo, su tutti i volti il pallore».
Secondo una leggenda successiva, il re degli assiri fece costruire un’enorme pira, vi ammucchiò sopra tutti i propri averi e diede fuoco a sé stesso e alla reggia.
Il re assiro morto difendendo Ninive si chiamava Sin-shar-ishkun, ed era forse il figlio del famoso Assurbanipal, chiamato dai greci Sardanapalo. Le fonti greche (tra cui Diodoro Siculo) raccontano invece che l’ultimo re degli assiri, morto nella leggendaria modalità espressa nella pillola, fosse Sardanapalo. Probabilmente i greci, che scrissero le loro opere storiografiche diversi secoli dopo gli eventi citati, fusero insieme i personaggi di Sin-shar-ishkun e Sardanapalo. Per quanto riguarda Ninive, la distruzione della magnifica città assira (situata nell’attuale Iraq) è attestata da diverse fonti, tra cui la Cronaca Babilonese, alcuni studi ar- cheologici e la Bibbia stessa, che in determinati casi può essere considerata una fonte storica di grande valore. In questa pillola ho selezionato solo poche frasi del libro biblico di Nahun.
75
Verso gli inizi del vi secolo a.C. il poeta Mimnermo di Colofone sentì gravare su di sé il peso della vecchiaia e cercò di cantare tale emozione in alcune poesie, scritte in distici elegiaci. Cito quella più famosa.
Poesia Come le foglie, traduzione di Salvatore Quasimodo.
Al modo delle foglie che nel tempo
fiorito della primavera nascono
e ai raggi del sole rapide crescono,
noi simili a quelle per un attimo
abbiamo diletto del fiore dell’età,
ignorando il bene e il male per dono dei Celesti.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 78 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 79
Ma le nere dèe ci stanno a fianco,
l’una con il segno della grave vecchiaia e l’altra della morte. Fulmineo precipita il frutto di giovinezza,
come la luce d’un giorno sulla terra.
E quando il suo tempo è dileguato
è meglio la morte che la vita.
Le informazioni a nostra disposizione sulla vita di Mimnermo di Colofone sono molto limitate. Per questo motivo anche la data presentata in questa pillola è da considerarsi approssimativa. La poesia è sopravvissuta perché è stata trascritta dall’autore bizantino Giovanni Stobeo, all’interno dell’Antologia.
76

Nella Grecia del vi secolo a.C. esisteva un popolare gioco con la palla: l’episkyros. I partecipanti (solitamente ragazzi giovani) si dividevano in due squadre di ugual numero, disposte una di fronte all’altra all’interno di un campo da gioco. Quest’ultimo era delimi- tato da tre linee bianche tracciate con il gesso: quella centrale (la skyros) separava i due schieramenti ed era il luogo su cui veniva posizionata la palla a inizio partita, mentre le altre due si trovavano alle spalle di ciascuna squadra. L’obiettivo era quello di tirare con forza la sfera nel campo opposto, con mani o piedi, per superare la linea dietro gli avversari, i quali dovevano cercare di bloccare la palla e fare altrettanto.
Sebbene non fosse riconosciuto come sport olimpionico, l’episkyros rimase praticato e amato per secoli. I romani, modificandone le re- gole, idearono l’harpastum, che alcuni studiosi ritengono essere un antenato del rugby.
Le regole dell’episkyros sono descritte dal grammatico Giulio Polluce, all’interno dell’opera Onomasticon. Sull’harpastum invece si sa abbastanza poco: ci sono giunte solo vaghe testimonianze, per lo più da Marziale. Si presume comunque che fosse un gioco abbastanza fisico non troppo dissimile dal rugby.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 79 04/10/19 16:16

80
PILLOLE DI STORIA ANTICA

77
Nel vi secolo a.C. a Efeso, in Anatolia (attuale Turchia), fu costruito il tempio di Artemide, una delle sette meraviglie del mondo antico. Si trattava di un’opera architettonica incredibile, che misurava circa 120 metri di lunghezza, 60 metri di larghezza, ed era sorretta da 127 colonne in stile ionico, alte quasi 20 metri ciascuna. Il poeta Antipatro di Sidone la descrisse così: «Quando vidi la dimora sacra d’Artemide che si eleva fino alle nubi tutto il resto ricadde nell’ombra e dissi: vedi, tranne l’Olimpo, il Sole non ha ancora mai contemplato nulla di simile».
Ma nel 356 a.C. un tale di nome Erostrato distrusse il tempio dandogli fuoco. Il suo desiderio era quello di compiere un gesto così eclatante da diventare famoso per sempre. Lo scrittore Alberto Moravia, partendo dalle scarse testimonianze delle fonti, offrì una sua interpretazione del personaggio: «In realtà Erostrato era inconsolabile di essere nato troppo tardi, quando tutto era scritto, dipinto, scolpito, costruito, e tutte le guerre per le quali valesse la pena di morire erano state guerreggiate. Un insaziabile desiderio di gloria gli faceva ritenere che il tempo in cui viveva l’avesse derubato dei suoi giusti allori».
Dopo l’incendio scatenato da Erostrato, il tempio venne ricostruito. Purtroppo, in seguito venne distrutto di nuovo e attualmente rimane solo una triste colonna solitaria. La citazione del testo di Alberto Moravia proviene dal libro Racconti surrealistici e satirici, edizione Bompiani. A chi volesse approfondire consiglio il saggio Le meraviglie del mondo antico di Valerio Massimo Manfredi.
78
Verso il vi secolo a.C. il leggendario autore greco Esopo scrisse centinaia di favole. Tra queste ne riporto una forse poco nota, ma a mio avviso particolarmente affascinante.
il leone, il lupo e la volpe
Un leone giaceva vecchio e malato in una caverna. Tutte le bestie erano venute a visitare il loro re, tranne la volpe. Allora il lupo, cogliendo l’occasione favo-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 80 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 81
revole per sbarazzarsi della rivale, accusò la volpe davanti al leone: «Essa non ha nessun rispetto verso colui che è il più forte di tutti e perciò non s’è neppure fatta vedere». In quel momento comparve la volpe, che aveva sentito le ultime parole del lupo. Il leone le avventò contro un ruggito, ma essa disse: «Aspetta un secondo che io mi giustifichi. Fra quanti sono qui riuniti chi ti ha reso un servizio così grande come quello che ti rendo io, che sono andata da per tutto a chiedere ai medici un rimedio per la tua salute e l’ho trovato?» Il leone le intimò di dire subito di che cura si trattasse, e quella: «Scuoia vivo un lupo e rivestiti della sua pelle ancora calda». Il lupo fu in quattro e quattr’otto accoppato; e la volpe, ridendo, disse: «No, il padrone bisogna stimolarlo sempre a far grazia, non a fare vittime».
In molti credono che Esopo sia stato il primo nella storia ad aver scritto delle favole. In realtà, questo genere letterario è molto più antico (conosciamo diverse favole sumeriche). Sulla biografia di Esopo non sappiamo quasi nulla di certo (la tradizione riporta una versione estremamente romanzata) e le sue storie (o almeno, quelle a lui attribuite) ci sono giunte trascritte da autori diversi. Ai più interessati raccomando l’edizione delle favole di Esopo curata da Cecilia Benedetti.
79
Nel vi secolo a.C. Talete di Mileto era considerato l’uomo più saggio del mondo greco. Egli eccelleva in molte discipline tra cui l’astro- nomia e la geometria, tanto che ancora oggi esiste un teorema che porta il suo nome. Ma il vero desiderio di Talete non consisteva nel primeggiare in uno specifico campo scientifico, bensì nel formulare un principio unico, un archè in grado di spiegare l’origine di tutta la materia presente nell’Universo. Talete mirava a raggiungere una verità assoluta, una fonte in grado di svelare i misteri dell’esistenza. Affidandosi all’osservazione diretta dei fenomeni naturali, ipotizzò quindi che a principio di ogni cosa ci fosse l’acqua, l’elemento in grado di costituire e nutrire la materia. Questa affermazione innescò una vera e propria “rivoluzione del pensiero”, poiché innumerevoli studiosi tentarono di approfondire o confutare l’idea di Talete, for- mulando nuove affascinanti ipotesi. Nacque così, sulle coste dell’Asia Minore, la filosofia occidentale.
La favola dimostra che chi trama insidie agli altri rivolge contro sé stesso la sua macchinazione.

Dopo una vita dedicata a tale ricerca Talete morì di vecchiaia, stima-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 81 04/10/19 16:16

82 PILLOLE DI STORIA ANTICA
tissimo da tutti. Sul suo sepolcro venne incisa la seguente epigrafe: «Questa tomba è davvero piccola, ma per la gloria grande come il cielo, questa che vedi è di Talete, il più sapiente».
Purtroppo, non è rimasto nulla di ciò che ha scritto Talete. Tutto ciò che sappiamo su di lui deriva quindi dalle opere ricche di leggende di autori successivi, come Aristotele, Erodoto, Diogene Laerzio... Ai più interessati consiglio di leggere pro- prio l’affascinante libro Vite e dottrine dei più celebri filosofi di Diogene Laerzio.
80
Nel 560 a.C. Falaride era il signore incontrastato di Akragas (attuale Agrigento). Passato alla storia, come riporta Cicerone, per essere “il più crudele tra tutti i tiranni”, egli si distinse ben presto per la sua politica aggressiva e dispotica, divenendo un’importante personalità del mondo greco. Ma il vero motivo per cui ancora oggi in molti si ricordano di lui è legato a un inusuale strumento di tortura: il toro di Falaride. Lo storico latino Paolo Orosio racconta: «Un orafo volendo conquistare la benevolenza di Falaride pensò di donargli uno strumen- to di grandissima crudeltà. E costruì un toro di rame, facendogli una porta su un fianco per inserirci dentro i condannati, i quali, rinchiusi al suo interno, venivano scaldati con il fuoco. E la concavità della figura accresceva meravigliosamente la voce dei condannati, che non sembrava più un lamento umano, bensì il crudele muggito di un toro, terribile da udire».

La leggenda narra che Falaride condannò l’orafo a venire rinchiuso dentro la sua stessa creazione, per poi essere liberato e gettato giù da una rupe.
La terribile fama di Falaride nel corso dei secoli ispirò innumerevoli scrittori, tra cui il poeta Pindaro, il retore latino Giovenale e persino Dante Alighieri, che narrò la storia del toro e del suo creatore nella Divina Commedia.
Non è semplice stabilire dove finisca la storia e inizi la leggenda. Tuttavia, le fonti antiche che trattano del toro di Falaride sono talmente tante (Pindaro, Diodoro, Cicerone, Orosio, Giovenale, Polibio, Plinio, Plutarco...) che credo vi sia almeno un fondo di verità. Dante parla del toro di Falaride nel canto xxvii dell’Inferno, vv. 7-12: “Come ̓l bue cicilian che mugghiò prima / col pianto di colui, e ciò fu

Pillole di storia antica II PARTE.indd 82 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 83
dritto, / che l’avea temperato con sua lima, / mugghiava con la voce de l’afflitto, / sì che, con tutto che fosse di rame, / pur el pareva dal dolor trafitto”.
81
Nel vi secolo a.C. i greci e gli etruschi amavano organizzare giochi di gruppo durante i banchetti. L’attività ludica più apprezzata era il cottabo: i partecipanti dovevano armarsi di coppe semivuote e cer- care di colpire a turno, con residui di vino o acqua, un piccolo piatto di bronzo, posto in bilico su un’asta metallica verticale. Chi riusciva nell’impresa di far cadere il piattello, oltre all’ovazione dei presenti, vinceva un premio variabile: per esempio un dolce o un bacio dalla persona a cui veniva dedicato il lancio. In Sicilia il cottabo era tal- mente in voga che esistevano dei locali appositi per giocarci, e molti giovani si vantavano più della loro abilità nel colpire il piattello che della loro bravura nel lancio del giavellotto.
Oggigiorno conosciamo l’esistenza del cottabo grazie ad antichi testi (frammenti di Alceo, Anacreonte e Antifone), e grazie a raffigurazioni su vasi e sarcofaghi. Non deve stupire il fatto che questo gioco fosse praticato da greci ed etruschi, in quanto queste due civiltà erano piuttosto connesse, almeno a livello di relazioni e scambi commerciali. In ogni caso le regole che ho esposto non erano univer- sali, ma esistevano diverse modalità. Le principali fonti che ho consultato sono la Treccani online e il libro La civiltà perduta degli etruschi di Alberto Angela.
82
Verso il 560 a.C. il legislatore ateniese Solone venne accolto alla corte del ricchissimo re lidio Creso. La leggenda narra un interessante dialogo tra il re e il sapiente, incentrato sulla felicità. Creso chiese infatti a Solone chi fosse l’uomo più felice che avesse mai incontrato, ritenendo, grazie al suo potere e alla sua opulenza, di poter ambire a tale titolo. Ma Solone fece il nome dell’ateniese Tello, un tale che dopo aver vissuto una vita semplice, ricca di amore familiare e stima dei concittadini, era morto in battaglia combattendo per la patria. Creso rimase infastidito dalla risposta, ma decise di indagare oltre chieden-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 83 04/10/19 16:16

84 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Creso mostra a Solone le sue ricchezze, in un̓incisione del 1885.
do chi fosse l’uomo più felice dopo Tello. Allora Solone nominò gli argivi Cleobi e Bitone, due uomini famosi per l’affetto che avevano mostrato verso la loro madre, per la quale in un’occasione avevano dato la vita ricevendo l’eterna ammirazione di tutti i loro concittadini. Creso non riuscì a tollerare oltre le parole del sapiente e gli urlò contro tutta la propria frustrazione, convinto di essere stato ingiustamente ignorato. Solone gli rispose: «Tu mi appari ricchissimo e re di molta gente, oh Creso, ma l’uomo dipende interamente dal caso. Prima di aver appreso che tu abbia terminato felicemente l’esistenza, io non posso ancora definirti come mi hai chiesto. Perché anche l’uomo più ricco del mondo non è più felice di chi vive alla giornata, se non lo accompagna la sorte nel terminare bene con ogni prosperità la propria vita. Infatti il dio, facendo intravedere a molti la felicità, li ha poi rovinati completamente».

Le leggendarie parole di Solone rappresentano alla perfezione la concezione greca della felicità, strettamente collegata, anche da un

Pillole di storia antica II PARTE.indd 84 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 85
punto di vista lessicale, alla fortuna. Creso, tuttavia, ritenendo scioc- co che Solone trascurasse così le sue ricchezze presenti, congedò il sapiente in malo modo.
Questo dialogo, che ho riassunto molto rispetto alla sua versione integrale, si trova nelle Storie di Erodoto, ma è raccontato anche da Diogene Laerzio, Diodoro Siculo e Plutarco. Personalmente credo che l’intera vicenda sia una semplice leggenda, ma i due protagonisti sono personaggi storici reali e decisamente importanti. La vicenda ha anche un affascinante seguito, nel quale viene narrato il momento in cui Creso si rese conto di aver sbagliato a giudicare male Solone. Per maggiori informazioni si veda la prossima pillola.
83
Nel 550 a.C. il re lidio Creso era tra gli uomini più ricchi del mon- do. La sua opulenza era tale da far nascere l’espressione “ricco come Creso”, giunta fino ai nostri giorni. Un’altra caratteristica del sovrano era quella di essere molto religioso: ogni volta, prima di prendere una decisione importante, chiedeva dei vaticini ai sacerdoti. Un giorno, per esempio, interrogò l’oracolo di Delfi sull’esito di un’ipotetica guerra contro il potente Impero persiano. La pizia gli rispose: «Se Creso attraverserà il fiume Halys (confine tra i due regni) un grande impero cadrà». Il re fu molto soddisfatto del responso e, radunato un esercito, attaccò l’Impero persiano. La spedizione tuttavia culminò con un’inconcludente battaglia, in seguito alla quale Creso ricondusse le sue truppe in patria, per farle riposare durante l’inverno. I persiani approfittarono della situazione favorevole per superare il fiume e assalire la capitale nemica, dove Creso, sorpreso dal contrattacco, fu sconfitto. La Lidia venne quindi assoggettata alla Persia: fu la fine di un grande impero, così come era stato profetizzato dall’oracolo.
Tutte le fonti a nostra disposizione sono successive al regno di Creso e riportano versioni leggendarie della sua vita. Si ritiene comunque che egli sia realmente esistito e che sia stato una figura storica chiave della sua epoca. La principale fonte è costituita dalle Storie di Erodoto.
Quando gli fu domandato se fosse meglio sposarsi o meno, Socrate rispose: «Qualunque opzione tu scelga, te ne pentirai»
Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi (ii, 33).

Pillole di storia antica II PARTE.indd 85 04/10/19 16:16

86
PILLOLE DI STORIA ANTICA

84
Verso il 550 a.C. il tiranno ateniese Pisistrato sposò la figlia dell’in- fluente aristocratico Megacle. Questa unione avrebbe dovuto sancire un’alleanza tra due potenti famiglie e garantire stabilità alle istituzioni di Atene, ma la situazione precipitò presto a causa di uno scandalo sessuale. Si venne infatti a sapere che Pisistrato aveva rapporti “con- tro natura” con la consorte (sebbene questa espressione erodotea non sia chiara, è probabile che faccia riferimento al sesso anale). In altre parole il tiranno, che aveva già figli propri, non voleva generare un nuovo erede con una donna proveniente da una famiglia rivale, ed evitava quindi i rapporti “tradizionali”. Sdegnato per l’oltraggio rivolto alla figlia, Megacle organizzò una rivolta. Fu così che per evitare la rabbiosa reazione del suocero, il tiranno dovette abbandonare la città e rimase in esilio per diversi anni.
Pisistrato è considerato un personaggio tutto sommato positivo per la storia di Atene, una sorta di “tiranno illuminato” (almeno secondo Aristotele). Nono- stante ciò, venne esiliato due volte (nella pillola tratto la seconda), a causa dei tumultuosi giochi di potere tra le famiglie ai vertici della città. In seguito tornò a riprendersi la tirannide, che conservò fino alla morte. La principale fonte della vicenda è costituita dalle Storie di Erodoto. Ho consultato anche il libro Mondi antichi. Una storia epica d’Oriente e d’Occidente del professor Michael Scott.
85
Nel 530 a.C. il tiranno di Samo Policrate, grazie alla sua valida flotta, era il dominatore assoluto del Mar Egeo. La leggenda narra che Po- licrate fosse talmente potente e fortunato che il faraone Amasis, suo grande alleato, gli consigliò di rinunciare a qualcosa, poiché secondo lui un uomo troppo fortunato sarebbe stato prima o poi vittima di una grave sciagura. Così Policrate scelse di liberarsi del suo prezioso anello e lo gettò in mare. Pochi giorni dopo, tuttavia, i cuochi di palazzo ritro- varono lo stesso anello nella pancia di un pesce fresco che avrebbero dovuto preparare per il tiranno. Policrate considerò la propria fortuna un atto divino, ma Amasis, spaventato, preferì rompere l’alleanza.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 86 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 87
Qualche anno più tardi un satrapo di Persia propose a Policrate in- genti pagamenti in oro in cambio dei servigi della sua flotta. Il tiranno accettò entusiasta e si recò in terra straniera per siglare l’accordo, ma fu catturato con l’inganno, torturato e infine crocefisso. La sventura si abbatté quindi su Policrate come profetizzato, e l’isola di Samo venne presto conquistata dai persiani.
La figura di Policrate è attestata storicamente da molte fonti (Erodoto, Ibico, Tucidide...). Ovviamente la storia dell’anello, riportata da Erodoto, è solo una leggenda, ma rende bene l’idea della rapidità dell’ascesa e del crollo di Policrate.
86

Nel 522 a.C. Dario i di Persia divenne il padrone assoluto di tutti i paesi del Medio Oriente, dall’Egitto fino all’India occidentale. A quell’epoca l’Impero persiano era dotato di un’amministrazione statale lacunosa, incapace di gestire le esigenze di territori tanto distanti e diversi tra di loro. Dario decise quindi di apportare alcune importanti riforme: divise l’Impero in venti satrapie attribuendo loro una discreta autonomia; introdusse un valido sistema burocratico; avviò enormi progetti edilizi, tra cui la costruzione di Persepoli, futura capitale di Persia.
Per portare avanti codesti propositi Dario fu costretto a finanziarsi introducendo nuove tasse, ma non volendo perdere il consenso del popolo, decise di ricorrere a un leggendario stratagemma. Il retore Polieno racconta: «Per fare in modo che i suoi sudditi tollerassero più volentieri il pagamento dei tributi, Dario non li stabiliva mai di perso- na, ma incaricava di questo compito i suoi satrapi, che introducevano sempre imposte eccessive. Poi Dario, con il pretesto di favorire il popolo, riduceva tali imposte della metà. La gente accoglieva la ridu- zione come un notevole beneficio, e pagava di buon grado il resto».
Grazie a questo espediente Dario il Grande tentò di manipolare la mente del popolo a suo vantaggio, dotando al contempo l’Impero persiano di un notevole apparato amministrativo e di nuove opere pubbliche.
La principale fonte è Erodoto, il quale descrive nei minimi dettagli il sistema tributario applicato da Dario, affermando addirittura che in seguito alle sue ri- forme il sovrano persiano si sarebbe guadagnato una reputazione da “mercante”

Pillole di storia antica II PARTE.indd 87 04/10/19 16:16

88 PILLOLE DI STORIA ANTICA
che specula su ogni cosa”. L’affidabilità storica del racconto di Polieno, presente nell’opera Stratagemmi, è più vacillante, ma l’aneddoto narrato dal retore ma- cedone si rivela in linea con le azioni del Gran Re. Questa finta riduzione delle imposte mi sembra paragonabile alla moderna pratica di scrivere un prezzo di vendita esagerato su un cartellino, per poi barrarlo e rimpiazzarlo con il valore reale; in questo modo il cliente crede di risparmiare dei soldi e viene portato all’acquisto. Se ciò che scrive Polieno è vero, Dario il Grande anticipò questa tipologia di marketing di 2500 anni.
87

Nel vi secolo a.C. il catanese Caronda era uno dei legislatori più ri- spettati del mondo occidentale, tanto che molte delle sue leggi, scritte per la madrepatria, vennero adottate in diverse città della Sicilia e della Magna Grecia. Caronda teneva in particolar modo all’istruzione del suo popolo, come testimonia Diodoro Siculo: «Egli stabilì che tutti i figli dei cittadini imparassero a leggere e a scrivere, e che fosse la città a sostenere le spese per il compenso dei maestri. Era infatti con- vinto che quanti non fossero in grado di provvedere personalmente al pagamento dei maestri, per ragioni economiche, sarebbero rimasti esclusi dalle occupazioni più nobili».
Per fare in modo che le sue leggi sopravvivessero nel tempo, senza subire troppe modifiche, Caronda promulgò una norma alquanto ori- ginale. Secondo Diodoro, infatti, il legislatore catanese stabilì che per proporre un emendamento ci si dovesse recare davanti all’assemblea popolare con una corda legata a cappio intorno al collo. Se la nuova formulazione veniva approvata, colui che presentava la proposta veniva liberato, se invece era respinta, il malcapitato doveva tirare la corda e strozzarsi con le sue stesse mani.
La principale fonte sulle leggi volute da Caronda è la Biblioteca storica di Diodoro Siculo (da cui proviene l’estratto citato nella pillola). Nei capitoli che lo storico siceliota dedicò a Caronda vengono narrate anche, oltre alla leggendaria morte del legislatore, le storie di tre persone che ebbero il coraggio di presentarsi davanti all’assemblea con la corda legata intorno al collo, per lottare in nome di ciò che ritenevano giusto.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 88 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA
89

88
Verso il 508 a.C. il lucumone etrusco Porsenna mosse il suo impo- nente esercito contro Roma. Egli posizionò l’accampamento presso le rive del Tevere per isolare la città sia via terra che via mare, in modo da prevenire qualunque rifornimento e costringere i romani ad arrendersi per fame. Lo storico Tito Livio narra che un tale Gaio Muzio Cordo, stanco per il logorante assedio, tentò di infiltrarsi nell’accampamen- to nemico per assassinare Porsenna. Il giovane riuscì a confondersi nella folla e raggiungere il fulcro del campo etrusco proprio mentre il lucumone e un suo segretario distribuivano le paghe ai soldati. La leggenda narra che Muzio Cordo, non sapendo quale dei due assassi- nare, si affidò alla sorte e sbagliò bersaglio. Fu quindi catturato dalle guardie che lo condussero al cospetto di Porsenna, a cui il giovane disse: «Sono romano e il mio nome è Gaio Muzio. Volevo uccidere un nemico da nemico, e morire non mi fa più paura di uccidere. Il coraggio nel fare e nel soffrire è cosa da romani. Attento! Questo è il valore che chi aspira a una grande gloria dà al corpo!». E così dicendo infilò la mano che aveva sbagliato bersaglio in un braciere acceso, senza emettere un lamento. Porsenna rimase sbalordito per tale prova di coraggio, tanto che decise di lasciare libero il giovane. Ma Muzio aggiunse che altri trecento soldati avevano giurato di assassinare il lucumone etrusco. Porsenna si spaventò al punto da levare l’assedio e tornare in Etruria con il suo esercito. D’altro canto Muzio, sopran- nominato Scevola a causa della perdita della mano destra, divenne un eroe di Roma.
Sebbene non vi sia alcuna certezza, è possibile che l’espressione “mettere la mano sul fuoco” derivi da questa leggenda.
Nonostante la leggenda riportata da Tito Livio narri che Porsenna si sia ritirato per paura dall’assedio di Roma, la realtà fu probabilmente molto diversa. Gli storici hanno formulato diverse ipotesi, vi cito le due a mio avviso più probabili: 1) Porsenna vinse la guerra e occupò la capitale per diversi anni; 2) i romani pagarono ingenti tributi al re etrusco per convincerlo a ritirarsi e a non infierire su Roma.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 89 04/10/19 16:16

90 PILLOLE DI STORIA ANTICA

Muzio Scevola brucia la sua mano davanti a Porsenna, in un̓incisione di Bartolomeo Pinelli.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 90 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 91

Pillole di storia antica II PARTE.indd 91 04/10/19 16:16

92
PILLOLE DI STORIA ANTICA

89
Nel vi secolo a.C. il medico Alcmeone di Crotone sosteneva che l’organo fondamentale dell’essere umano, capace di governare l’intero corpo, fosse il cervello. Il filosofo Teofrasto racconta: «Alcmeone dice che udiamo con le orecchie perché in esse è il vuoto: questo, dice, vibra, e cioè emette un suono con la cavità, e l’aria ripete la vibrazio- ne. Gli odori li percepiamo col naso, conducendo al cervello l’aria mediante l’inspirazione. Distinguiamo i sapori con la lingua, perché essa essendo calda e molle, col calore disfa, e mediante la rarefazione dovuta alla sua morbidezza accoglie e distribuisce i sapori. L’occhio, dice, contiene fuoco, come è mostrato dal fatto che manda scintille quando è colpito. Vede dunque mediante la parte ignea e la parte tra- sparente, e tanto meglio vede quanto più è puro. Tutte le percezioni, dice, giungono al cervello e lì si accordano».
Per dimostrare la sua tesi il medico crotonese dovette avventurarsi in un’operazione tanto rivoluzionaria quanto profana: secondo la tradizione, egli effettuò la prima autopsia della storia. Alcmeone si accorse così che l’occhio è collegato al cervello da strutture retrostanti, che giudicò responsabili del passaggio dei dati.
Attualmente sappiamo che l’occhio contiene dei fotorecettori che quando ven- gono colpiti dalla luce esterna emanano determinati segnali bioelettrici, che a loro volta tramite il nervo ottico giungono al cervello che li trasforma in immagini a noi comprensibili. Non so se con l’espressione “manda scintille” Alcmeone volesse riferirsi ai segnali bioelettrici oppure se avesse semplicemente osservato dei riflessi dorati nell’occhio umano. Quello che so è che il concetto del cervello inteso come ricettore ed elaboratore dei segnali inviati dagli organi sensoriali era rivoluzionario. Va detto, tuttavia, che ciò che sappiamo di Alcmeone proviene da frammenti di dubbia validità storica riportati da vari autori di epoche diverse. Il brano citato nella pillola, per esempio, è presente nell’opera De sensu di Te- ofrasto (iv secolo a.C.), mentre i limitati indizi sulla prima autopsia della storia compaiono nel Timeo di Calcidio (iv secolo d.C.).
Oltre duemila anni fa Alcmeone di Crotone, a modo suo, aveva già compreso il funzionamento di un nervo ottico.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 92 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA
93

90
Sul finire del vi secolo a.C. il capo etrusco Thefarie Velianas, che governava sulla città di Cere (attuale Cerveteri), fece un dono alla dea Uni. L’offerta votiva venne commemorata incidendo delle la- mine d’oro in etrusco e in fenicio, ovvero le lingue dei visitatori che frequentavano maggiormente il santuario della dea.
Circa 2500 anni dopo un contadino laziale, mentre arava i campi nella località di Santa Severa, trovò degli strani oggetti in tufo e in terracotta. La scoperta attirò l’attenzione dell’Università di Roma, che iniziò una serie di scavi archeologici sul posto. Venne così alla luce l’insediamento etrusco di Pyrgi, che ospitava due splendidi santuari. Nel 1964 emersero dalla terra anche tre sottili lamine d’oro ricoperte di iscrizioni. Due di queste recavano scritte in etrusco, mentre la terza riportava una traduzione (non letterale) in fenicio. Si trattava, ovvia- mente, dell’antica dedica di Thefarie Velianas alla dea.
La lingua etrusca è conosciuta da diversi secoli, ma la sua comprensione pre- senta ancora oggi problematiche non indifferenti. Persino la decifrazione delle tre lamine d’oro di Pyrgi lascia dei dubbi. Il testo fenicio, infatti, che è stato letto subito senza troppe difficoltà, non è la traduzione letterale di quello etrusco, ma piuttosto una versione riadattata e un minimo semplificata. La principale fonte che ho consultato è la monografia della rivista «Archeo» Gli etruschi si raccontano del professor Giuseppe Della Fina.
91
Agli inizi del v secolo a.C. gli opliti spartani erano addestrati meglio di chiunque altro a combattere all’interno di un meccanismo al limite della perfezione, coordinato in ogni minimo dettaglio. La vera forza dell’esercito lacedemone, infatti, non era racchiusa nelle abilità indi-
Il ritrovamento lasciò gli archeologi estasiati: l’etrusco era sempre stato arduo da decifrare, anche per mancanza di possibili comparazioni con altre lingue conosciute. Grazie al confronto con il testo fenicio, tuttavia, gli studiosi riuscirono a compiere notevoli passi in avanti nella comprensione della famosa lingua tirrenica.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 93 04/10/19 16:16

94 PILLOLE DI STORIA ANTICA
viduali dei singoli combattenti, bensì nella coesione della falange. In quest’ottica lo scudo era considerato la vera arma fondamentale: ogni oplita aveva il compito di difendere per metà sé stesso e per l’altra metà il compagno alla sua sinistra, creando un fronte compatto e im- penetrabile. La perdita dello scudo era quindi ritenuta uno dei disonori peggiori, come si può evincere anche da una massima comunemente usata dalle donne di Sparta. Lo storico Plutarco racconta: «Una madre, porgendo al figlio lo scudo, lo incoraggiò così: “Figlio mio, torna con questo o sopra di questo”. Un’altra, porgendo lo scudo al figlio che partiva per la guerra, gli disse: “Tuo padre l’ha sempre riportato a casa per te: riportalo anche tu, oppure muori”».
Aristotele attribuisce una massima simile anche a Gorgo, regina di Sparta, in occasione della partenza del marito Leonida per le Termopili. Il racconto dell’addio dei due consorti è concluso da Plutarco: «Gorgo, congedandosi da suo marito Leonida, gli raccomandò di battersi da vero spartano e gli chiese di dirle come dovesse comportarsi; lui le rispose: “Sposa un brav’uomo e metti al mondo bravi figli”».
La citazione attribuita a Gorgo da Aristotele si trova in un frammento riportato dall’autore bizantino Giovanni Stobeo. Il brano di Plutarco compare invece nell’opera Apoftegmi spartani, all’interno dei Moralia.
92
Agli inizi del v secolo a.C. Gelone era la personalità più potente e amata della Sicilia. Egli era riuscito a distinguersi sia per le sue doti politiche che per quelle militari, tanto da arrivare a sconfiggere per- sino i temibili eserciti cartaginesi. Secondo un leggendario aneddoto, narrato dal retore Polieno, Gelone ottenne il potere su Siracusa (la polis più importante dell’isola) grazie a uno scaltro stratagemma: «Il generale Gelone combatté valorosamente e riportò la vittoria in guerra. In seguito, di fronte all’assemblea, rese conto pubblicamente e in modo dettagliato dell’uso che aveva fatto dell’autorità che gli era stata conferita, riguardo alle spese, alle occasioni sfruttate, alle armi, ai cavalli e alle navi; e su ogni punto fu colmato da elogi. Poi si tolse la corazza, si mise al centro dell’assemblea e disse: “Eccomi qui, nudo in mezzo a voi, che invece siete armati. Se mai feci uso della

Pillole di storia antica II PARTE.indd 94 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 95
violenza, allora usatela anche voi contro di me, con il fuoco, il ferro e le pietre, come preferite”. Il popolo gli rispose a gran voce che era un generale degno dei più grandi onori, allora Gelone aggiunse: “Se è così dovreste eleggere solo generali di pari valore”. L’assemblea replicò che non esisteva nessuno valente come lui. Gelone fu dunque nuovamente incaricato di assumere il comando supremo delle truppe, ma questa volta non si accontentò di essere un generale e ne approfittò per diventare tiranno dei siracusani».
Il racconto di Polieno, vissuto diversi secoli dopo l’evento narrato (nel ii secolo d.C.), non è molto attendibile dal punto di vista storico. Gelone, infatti, nel mo- mento citato dall’aneddoto (ovvero subito dopo la vittoria contro i cartaginesi di Imilcone) era già tiranno di Siracusa. In realtà, come spesso accade, questa leggenda potrebbe avere un fondo di verità: Diodoro Siculo, nella sua Biblioteca storica, racconta un aneddoto simile in cui Gelone, già tiranno, venne acclamato dai siracusani come “Benefattore, Salvatore e Re”.
93
Agli inizi del v secolo a.C. il nobile persiano Pite scoprì delle miniere d’oro sulla sua terra. Pite era un uomo estremamente avido e ordinò che tutti i cittadini alle sue dipendenze lasciassero i vecchi lavori per dedicarsi all’estrazione del metallo prezioso. Affrante per la sorte dei propri cari, le donne del paese implorarono la moglie di Pite di far ragionare il marito. La leggendaria vicenda, narrata dal retore Polieno, si incentra sullo stratagemma usato dalla donna per placare l’avidità del nobile. Ella convocò i migliori orafi di cui poteva fidarsi e ordinò loro di fabbricare pesci, focacce, frutti di stagione e ogni genere di vivande d’oro massiccio. Poi organizzò una cena e iniziò a servire al marito una dopo l’altra tutte le pietanze realizzate dagli orafi. Pite inizialmente lodò la bellezza artistica delle copie, ma una volta saziata la vista, chiese spazientito di poter mangiare qualcosa di commesti- bile. Allora la moglie gli rispose: «Sei stato tu a procurarci una tale abbondanza d’oro e di nient’altro. Tutti i mestieri e le arti vengono trascurati, nessuno lavora la terra, ma avendo smesso di seminare, piantare e coltivare i campi, scaviamo alla ricerca di materiali inutili: che se ne fanno gli uomini dell’oro, se non hanno frutti coltivati?».

La sua saggezza convinse Pite a lasciare i cittadini liberi di tornare

Pillole di storia antica II PARTE.indd 95 04/10/19 16:16

96 PILLOLE DI STORIA ANTICA
ai loro mestieri originali. La morale di questa fiaba vuole sottoline- are come l’ossessione per la ricchezza produca gravi effetti collate- rali.
La leggendaria storia di Pite compare negli Stratagemmi di Polieno e nelle Virtù delle donne di Plutarco (nella pillola ho fuso insieme le due versioni, molto simili tra loro). Anche Erodoto cita il nobile, chiamandolo Pizio e attribuendogli un immenso patrimonio di 52 tonnellate d’argento e 33,5 tonnellate d’oro. È quindi possibile che dietro la leggenda vi sia un personaggio storicamente esistito, le cui azioni si fusero nei secoli con il mito.
94

Nel v secolo a.C. gli spartani tenevano molto alla cura dei propri capelli. Appena usciti dall’adolescenza se li lasciavano crescere e li trattavano affinché fossero sempre ben pettinati, specialmente prima di andare in battaglia. Tale usanza, secondo la tradizione, risaliva alle parole del mitico legislatore Licurgo: «Ai belli la chioma conferisce più fascino, ai brutti dà la capacità di suscitare maggior paura».
Erodoto narra che un esploratore persiano, inviato dal Gran re Serse a spiare il nemico prima della battaglia delle Termopili, vide gli spar- tani che si preparavano per lo scontro pettinandosi con cura i capelli. Sbalordito, tornò a riferire al suo re ciò che aveva visto. Serse rimase molto perplesso e pensò che i lacedemoni fossero uomini ridicoli destinati a un rapido annientamento. Allora Demarato, consigliere greco al servizio di Serse, gli disse: «Questi uomini sono venuti a disputarti il passaggio, e a ciò si dispongono. Perché questa è la loro usanza: quando stanno per correre un pericolo mortale, si acconciano i capelli. Ti avverto che, se tu soggiogherai costoro e quelli che sono rimasti a Sparta, non vi sarà, o Re, nessun altro popolo al mondo che ti resista a mano armata; perché tu adesso avanzi contro i più valorosi uomini dell’Ellade».
Le due fonti principali sulla vicenda sono la Vita di Licurgo scritta da Plutarco e le Storie di Erodoto. In questa pillola ho liquidato Demarato definendolo un consigliere greco al servizio di Serse; in realtà egli fu addirittura un re e la sua storia venne ampiamente raccontata da Erodoto.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 96 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA
97

95
Nel v secolo a.C. il culto del dio caprino Pan si diffuse in tutta la Grecia. Pan era una divinità delle montagne, il simbolo della vita agreste e il protettore dei boschi. Grazie al suo agghiacciante grido, poteva terrorizzare chiunque: coloro che lo udivano andavano in preda al “panico”, termine che deriva proprio dal dio greco. Il mito più famoso su Pan riguarda la splendida ninfa Siringa, oggetto della sua passione. Quest’ultima era tormentata dalle brame sessuali del dio caprino, e per evitarlo fuggì fino alle placide correnti del fiume Ladone. Qui implorò le ninfe delle acque di essere trasformata, in modo da sfuggire dalle grinfie del suo inseguitore. La creatura stava ormai per ghermirla, quando venne tramutata in canne lacustri. Allora il vento, vibrando all’interno delle canne, produsse un suono delicato, simile a un lamento. Incantato dalla dolcezza di quella musica, Pan decise di tagliare le canne e poi legarle insieme, per costruirci uno strumento. Nacque così il flauto di Pan.
Il mito del flauto di Pan è raccontato dal poeta Ovidio nelle Metamorfosi. Lo strumento musicale è chiamato anche Siringa, dal nome della ninfa.
Il dio Pan col suo flauto di canne, in un̓incisione del 1896.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 97 04/10/19 16:16

98
PILLOLE DI STORIA ANTICA

96
Nel v secolo a.C. il saggio cinese Lao Tzu dedicò la vita alla ricerca e all’insegnamento del Tao, un fondamentale concetto di molte filosofie orientali. Per definizione il Tao non può essere spiegato a parole, perché esse ne limiterebbero e altererebbero il reale significato. Per dare co- munque una vaga idea di cosa sia, si può immaginarlo come un’eterna forza che scorre attraverso tutta la materia presente nell’Universo. Un ordine naturale e in continuo divenire, un flusso vitale a cui l’uomo si deve uniformare per poter conservare l’equilibrio. La leggenda narra che Lao Tzu tentò di insegnare il Tao agli uomini del suo tempo, che tuttavia decisero di ignorare i precetti del filosofo. Pare quindi che il saggio, stanco per il degrado morale che affliggeva il regno, all’età di ottant’anni partì verso terre lontane per vivere alla maniera di un ere- mita. Giunto alle porte della città, venne riconosciuto dalla sentinella Yinxi, che gli impose di lasciare una traccia scritta della sua saggezza prima di abbandonare per sempre il regno, in modo che l’intera Cina potesse imparare la via del Tao. Nacque così il Daodejing, uno dei principali testi di riferimento della filosofia orientale.
Vi riporto il passaggio a mio avviso più significativo del Daodejing, incentrato sulla teoria del Wu Wei (“non agire”): «Ciò che v’è di più molle al mondo assog- getta ciò che v’è di più duro al mondo, quel che non ha esistenza penetra là dove non sono interstizi. Da questo so che v’è profitto nel non agire. All’insegnamento non detto, al profitto del non agire, pochi di quelli che sono sotto il cielo arrivano».
Quando gli chiesero perché aveva disposto che a Sparta le ragazze si sposassero senza dote, Licurgo rispose: «Non deve succedere che una sia trascurata perché è povera e un’altra sia ambita perché è ricca. Gli uomini devono guardare al carattere di una ragazza e scegliere in base alla virtù».
Plutarco, Apoftegmi spartani 97
Nel v secolo a.C. le donne, nella società greca, non godevano di molte libertà. Esse non potevano partecipare alla vita pubblica, dovevano sottostare alla volontà dei propri padri/mariti e in molti casi non erano

Pillole di storia antica II PARTE.indd 98 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 99
nemmeno ammesse ai banchetti in casa propria. Una notevole eccezio- ne era costituita dalle donne di Sparta, che pare godessero di molti più “diritti” delle coetanee greche. Le spartane erano infatti considerate cittadine a pieno titolo e tra le varie cose potevano ereditare beni e ricevere un’istruzione. Plutarco narra un emblematico aneddoto ri- guardante tale privilegiata condizione: «Un giorno una donna ateniese chiese a Gorgo (regina di Sparta, nonché moglie di Leonida): “Come mai solo voi spartane siete capaci di comandare i vostri uomini?”. E lei rispose: “Perché solo noi generiamo uomini veri”».
La citazione si trova all’interno dei Moralia di Plutarco, tra i detti delle donne spartane.
Gli agrigentini vivono nel lusso come se dovessero morire domani e costruiscono
le case come dovessero vivere in eterno.
Vite e dottrine dei più celebri filosofi (viii, 63).
Empedocle citato da Diogene Laerzio,

98
Nel v secolo a.C. Akragas (Agrigento) era una delle località più amate del mondo greco. La “bellissima tra le città dei mortali”, così come venne definita dal poeta Pindaro, ospitava circa 200.000 agri- gentini, che avevano fama di essere grandi amanti delle feste lussuose e dei divertimenti più sfrenati. Lo storico Timeo, per esempio, narra che una sera, in una villa di Agrigento, si bevve così tanto che a un certo punto gli invitati pensarono di trovarsi a bordo di una nave in balia della tempesta. Presi dal panico, iniziarono a gettare i mobili fuori dalle finestre, nella speranza di alleggerire il carico e rimanere a galla. Quando le autorità giunsero sul posto per ristabilire l’ordine, i festaioli, ancora storditi dall’alcol (e probabilmente anche da altre sostanze stupefacenti), le scambiarono per divinità marine. Dopo un breve colloquio promisero quindi di dedicare loro altari votivi se fossero riusciti a raggiungere un porto sicuro. Per questo motivo da quel giorno la villa venne rinominata «Triremi».
Nel v secolo a.C. Akragas era la seconda città più ricca e potente di Sicilia (dopo Siracusa) e i monumenti che ancora permangono dopo migliaia di anni testimo-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 99 04/10/19 16:16

100 PILLOLE DI STORIA ANTICA
niano quell’antica grandezza. Sono lieto di averne visto le meraviglie di persona quando qualche anno fa ho lavorato come volontario nella Valle dei Templi, un luogo incantevole che mi ha fatto innamorare di Agrigento. L’aneddoto della festa, attribuito a Timeo, è riportato da Ateneo nell’opera Deipnosofisti. Per scrivere la pillola mi sono servito anche della Storia della filosofia greca di De Crescenzo.
99

Verso il v secolo a.C. l’esploratore cartaginese Annone, noto come “il Navigatore”, si imbarcò con una flotta di 60 pentecontere (antiche imbarcazioni fenicie) e migliaia di coloni in cerca di fertili territori da popolare. Annone condusse la sua flotta al di là delle Colonne d’Ercole, seguendo le inesplorate coste atlantiche dell’Africa. Il rac- conto del viaggio è conservato nel Periplo di Annone, un documento controverso scritto forse dal leader cartaginese in persona. Vi cito un passaggio particolarmente affascinante del resoconto nautico: «E in alto mare, trascorso lo spazio di quattro giornate, vedemmo di notte la terra piena di fiamme, e nel mezzo un fuoco altissimo, maggiore di tutti gli altri, che pareva toccare le stelle. Ma poi di giorno vedemmo che era un monte altissimo chiamato Teonòchema, cioè il Carro degli Dei».
In questo passaggio Annone narrò probabilmente la scoperta del monte Fako, un vulcano attivo ancora oggi in Camerun. Alla fine, dopo un incredibile viaggio ricco di avventure, il cartaginese fece ritorno in patria e dedicò il resoconto della spedizione a Baal, il dio fenicio della tempesta. Il testo dell’ammiraglio punico venne quindi tradotto in greco e riuscì a sopravvivere fino ai giorni nostri.
La data presentata in questa pillola è da considerarsi approssimativa, perché non ci sono riferimenti cronologici certi sulla vita di Annone. Per gli storici inoltre non è semplice ricostruire con precisione il viaggio del cartaginese, ma la maggioranza degli studiosi concorda sul fatto che egli sia giunto almeno fino al Camerun. Anche l’identificazione dei luoghi descritti nel Periplo (che alcuni ritengono, a mio avviso impropriamente, un documento falso successivo) lascia dei dubbi. Dopo aver letto le varie ricostruzioni, ho dato credito all’associazio- ne tra il vulcano descritto da Annone e il monte Fako, in quanto mi è sembrata quella più verosimile.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 100 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA
101

100 100
Nel v secolo a.C. i ragazzi di Sparta ricevevano un’educazione molto severa. All’età di sette anni venivano sottratti ai genitori e affidati allo stato, che li suddivideva in “classi”. Qui, sotto la supervisione di un magistrato, come tramandato dalle antiche leggi di Licurgo, veniva- no addestrati a una vita austera, esposti agli eccessi del freddo e del caldo, rasati, obbligati a camminare scalzi ed educati alla frugalità nel vitto. Erano “malnutriti” al punto da dover rubare per procurarsi il cibo, una pratica utile ad acuire la loro astuzia. Se scoperti, non venivano puniti per aver rubato, bensì per essersi lasciati cogliere in flagrante. Imparavano a leggere e scrivere, requisiti minimi necessari per ogni spartiata, ma dovevano prestare maggiore attenzione all’in- segnamento di adeguati valori morali. I più importanti erano la lealtà assoluta verso la patria, la fiducia reciproca tra compagni e la capacità di sopportare dolore e percosse senza lamentarsi, così come racconta lo storico Senofonte: «Se un ragazzo viene malmenato da un altro e va a riferirlo al padre, è considerato disdicevole se non viene battuto una seconda volta».
Le principali fonti sull’educazione spartana, la famosa agogé, sono la Costi- tuzione degli spartani di Senofonte, la Vita di Licurgo e le Tradizioni laconiche scritte da Plutarco. Questa pillola è estremamente riassuntiva e tralascia diversi punti: l’argomento è troppo ampio per essere trattato in poche righe e merita, a mio avviso, di essere approfondito con la lettura diretta delle antiche fonti.
101

Verso il 494 a.C. gli spartani, guidati dal valoroso re Cleomene, massacrarono gli argivi nella cruenta battaglia di Sepeia. Terminato lo scontro, al sovrano spartano si presentò la rara occasione di an- nientare una polis rivale rimasta indifesa. Cleomene valutò quindi la possibilità di condurre l’esercito presso Argo, ma cambiò presto idea, rifiutandosi di ordinare la distruzione della città nemica.
In seguito gli fu chiesto il motivo di tale decisione. Lo storico Plutarco racconta: «Una volta uno gli chiese: “Avete sconfitto in tante battaglie

Pillole di storia antica II PARTE.indd 101 04/10/19 16:16

102 PILLOLE DI STORIA ANTICA
gli argivi, ma non li avete mai distrutti: perché?”. E Cleomene rispose: “Perché i nostri giovani devono pur fare allenamento”».
Quello raccontato da Plutarco, all’interno dell’opera Apoftegmi spartani, è solo un simpatico aneddoto. Le leggendarie parole di Cleomene sono quindi consi- derabili alla stregua di una spiritosa battuta. In realtà egli prese la sua decisione per uno o più di questi possibili motivi: 1) gli spartani non possedevano avanzate tecniche d’assedio e davano il meglio di sé in campo aperto; 2) se si vuole credere a Erodoto (in questa occasione tendo a dubitare della sua spiegazione) Cleomene si fece scrupoli di carattere religioso, a causa della profezia di un oracolo; 3) forse il sovrano non volle attaccare le donne e i bambini di Argo, rimasti indifesi, anche per una questione di onore; 4) se si vuole credere a Pausania, che scrisse sei secoli dopo, Cleomene attaccò effettivamente Argo, ma venne respinto dalle donne guidate dalla poetessa Telesilla (questa versione risulta a mio avviso la più inverosimile).
Vi sarebbero in realtà mille altre cose da dire sulla battaglia di Sepeia, ma le fonti antiche che menzionano lo scontro sono così “confusionarie” e incoerenti tra di loro, che mi sembra inutile in questo contesto analizzarle a dovere. Per quanto riguarda le conseguenze della decisione di risparmiare Argo, Cleomene fu pubblicamente accusato di essere stato corrotto dal nemico, ma venne assolto con ampia maggio- ranza da tutte le accuse.

102
Nel 490 a.C. Eraclito disprezzava la gente comune. Il celebre filosofo di Efeso, nato da una delle famiglie più nobili della città, riteneva che il popolo fosse composto per la maggior parte da esseri ignoranti, bi- gotti e superstiziosi. La sua avversione per il volgo raggiunse l’apice quando gli efesini, temendo che i loro principi democratici fossero in pericolo, esiliarono Ermodoro, il politico più potente e illuminato di Efeso. Disgustato dalla decisione dei suoi concittadini, Eraclito sentenziò: «Gli efesini adulti meriterebbero di morire tutti, lasciando la città solo ai più giovani, poiché essi hanno esiliato Ermodoro, il migliore tra di loro». Poi si recò a giocare a dadi con i bambini pres- so il tempio di Artemide e, poiché i suoi concittadini gli si strinsero attorno incuriositi, disse: «Di che cosa vi meravigliate, voi persone indegne? Non è forse meglio giocare con dei bambini piuttosto che prendere parte con voi alla vita politica?».
Lo snobismo di Eraclito si manifestava anche nel vanto di non aver

Pillole di storia antica II PARTE.indd 102 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 103
mai avuto maestri. Si narra infatti che il filosofo, quando sentiva il bisogno di consultarsi con qualcuno, fosse solito dire: «Aspettate un momento che vado a interrogare me stesso».
La principale fonte sulla vita di Eraclito (in gran parte sospesa tra realtà e leg- genda) è costituita dall’opera Vite e dottrine dei filosofi di Diogene Laerzio. Tra le altre fonti che ho consultato cito l’interessante libro Storia della filosofia greca di De Crescenzo, di carattere estremamente divulgativo. Va detto inoltre che i modi scorbutici di Eraclito, sempre secondo la tradizione, non erano rivolti esclusivamente alla gente comune. Il filosofo se la prese per esempio anche contro personalità famose come Esiodo, Ecateo e Pitagora, giudicandoli eruditi, ma non “intelligenti”.
103
Nel settembre del 490 a.C. una minacciosa armata persiana sbarcò nella pianura di Maratona, non lontano da Atene. Alcuni generali ate- niesi proposero di far rimanere i cittadini barricati in città in attesa di
Il cosiddetto monumento di Maratona, la collina che sorge nella pianura omonima. Qui gli scavi del 1890 hanno portato alla luce ossa umane dell̓epoca delle guerre persiane. Incisione del 1914.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 103 04/10/19 16:16

104 PILLOLE DI STORIA ANTICA
rinforzi: l’esercito invasore era troppo vasto per rischiare uno scontro in campo aperto. Ma lo stratega Milziade, discendente da una delle famiglie più nobili di Atene, ritenendo che l’effetto sorpresa contasse più dei numeri, invocò con forza la battaglia. I soldati greci decisero quindi di seguire il valoroso stratega e si lanciarono di corsa contro le truppe persiane. Lo storico Erodoto racconta: «I persiani li vede- vano avanzare di corsa e si disponevano a riceverli: convinti, nello scorgerne il numero scarso e l’assenza di cavalleria e di arcieri, che fossero destinati a morte certa. Queste cose dunque consideravano i barbari; ma gli ateniesi combatterono in modo memorabile».
Guidati dall’audace Milziade, che aveva deciso di rafforzare lo schieramento sulle ali, i fanti greci riuscirono a scardinare i lati della formazione nemica per poi convergere verso il centro. Fu una vittoria strabiliante: caddero (secondo Erodoto) solo 192 ateniesi a fronte di 6400 persiani; questi ultimi evitarono il completo annientamento grazie a una tempestiva ritirata verso le navi.
Oggigiorno, presso il Museo archeologico di Olimpia, è conservato un antico elmo corinzio, recante la scritta “Milziade lo dedica a Zeus”. Incredibilmente l’elmo dell’eroe di Maratona è sopravvissuto fino ai giorni nostri.
Le principali fonti sulla battaglia di Maratona sono le Storie di Erodoto, la Vita di Milziade scritta da Cornelio Nepote e vari testi di Plutarco. La pillola si basa su tali racconti, che ho cercato con qualche difficoltà di far coesistere. Per quanto riguarda le cifre, vi è un’elevata discordanza tra le stime degli storici, sia antichi che moderni. Probabilmente la battaglia vide coinvolti circa 10.000 greci (compresi 1000 soldati provenienti da Platea) e 30/40.000 persiani. Ho citato solo il nome di Milziade, ma a Maratona combatterono molte importanti personalità dell’epoca, come Aristide, Temistocle, Callimaco, Cinegiro... Dal lato persiano invece i comandanti, che avevano ricevuto l’incarico dal Gran re Dario, furono Dati, Artaferne e il “traditore” Ippia.
104
Nel 482 a.C. Aristide era conosciuto come il politico più onesto di Atene. Egli aveva fatto della lotta alla corruzione e agli sprechi la sua principale battaglia, guadagnandosi il soprannome di “Aristide il Giusto”. Tale fama gli aveva tuttavia attirato l’antipatia dei furfanti

Pillole di storia antica II PARTE.indd 104 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 105
e dei corrotti, nonché l’invidia di molti cittadini di Atene. Il malcon- tento verso Aristide, generato dal suo stesso eccesso di onestà, crebbe rapidamente, fomentato dai suoi avversari politici. Alla fine, anche a causa della sua posizione conservatrice sul tema degli armamenti navali, venne esiliato dalla città tramite la pratica dell’ostracismo (gli ateniesi scrivevano su dei cocci di terracotta i nomi dei concittadini che volevano vedere banditi). Plutarco racconta un aneddoto a riguar- do: «Si narra che quella volta, mentre gli elettori scrivevano i nomi sui cocci, un tale, analfabeta e ignorante, consegnò il suo coccio ad Aristide, come se fosse uno capitato lì per caso, e lo pregò di scriverci sopra “Aristide”. Il politico rimase meravigliato e gli domandò cosa mai Aristide gli avesse fatto di male. L’analfabeta gli rispose: “Nien- te, non lo conosco neppure, ma sono infastidito di sentirlo chiamare dappertutto il Giusto”. A tali parole Aristide non rispose nulla, scrisse il suo nome sul coccio e glielo restituì».
Questa vicenda, narrata nelle Vite parallele di Plutarco, compare anche nel De viris illustribus dello storico Cornelio Nepote, in una versione quasi uguale. Gli ateniesi in seguito annullarono l’esilio di Aristide e lo richiamarono in città; egli combatté quindi in nome della sua patria contro i persiani. Attualmente esiste un coccio, conservato al Museo dell’Agorà antica di Atene, con il nome di Aristide scritto sopra.
105
Nel 480 a.C. il re persiano Serse, alla testa di quello che fu probabil- mente l’esercito più numeroso della storia antica, iniziò la marcia di conquista verso la Grecia. Il primo problema che si presentò a Serse fu quello di far superare alla sua immensa armata il mare dell’Elle- sponto. Il Gran re ordinò quindi di costruire un ponte all’altezza dello stretto dei Dardanelli (largo circa 1200 metri), formato da barche legate tra loro. Ma durante una tempesta i cavi non tennero e il ponte si ruppe. Erodoto racconta che Serse fu preso dall’ira: fece giusti- ziare tutti gli ingegneri che avevano lavorato all’opera, dopodiché si infuriò persino con il mare. Ordinò che l’Ellesponto ricevesse trecento frustate e che due ceppi marchiati fossero gettati in esso, per lasciargli una macchia perenne di disonore. I nuovi ingegneri

Pillole di storia antica II PARTE.indd 105 04/10/19 16:16

106 PILLOLE DI STORIA ANTICA
assegnati all’opera, terrorizzati dalla sorte dei propri colleghi, presero ogni precauzione affinché il secondo ponte potesse reggere. Serse fu quindi finalmente in grado di attraversare il mare e di dirigere il suo esercito verso la Grecia, dove trovò ad attenderlo gli spartani di Leonida, barricati al passo delle Termopili.
La flagellazione dell’Ellesponto non va considerata come un capriccio di Serse in preda a una crisi di onnipotenza. Se ci limitassimo a questa interpretazione faremmo infatti il gioco dell’antica propaganda greca. Vi sono invece forti motivazioni culturali, politiche e religiose dietro tale avvenimento. Faccio un esempio: a quel tempo il mare per i greci era associato a una figura divina, ma Serse stesso, in Persia, era celebrato come una divinità; il messaggio appare quindi piuttosto chiaro: una divinità straniera che sottomette con il suo potere e le sue frustate una divinità greca. Era un fortissimo atto di propaganda, volto a terrorizzare il nemico e a spingerlo ad arrendersi o a tradire.
106
Chi potrebbe affermare che siano esistiti uomini più valorosi di questi spartani che, pur non raggiungendo in numero neppure la millesima parte del nemico, opposero tutto il loro coraggio contro quell’incredibile moltitudine?
Diodoro Siculo, Biblioteca storica (xi, 11).
Una notte d’estate del 480 a.C. il re spartano Leonida convocò un consiglio di guerra. Le Termopili, com’era noto a tutti i presenti, erano perdute: i persiani, dopo due giornate di scontri, avevano scoperto co- me aggirare il passo, e in poche ore avrebbero sterminato ogni soldato greco rimasto a sua difesa. Leonida parlò forte e chiaro, invitando tutti gli alleati a fuggire verso le proprie città; non c’era infatti alcun motivo per cui tanti valorosi soldati dovessero morire in una battaglia già persa in partenza. Così gli arcadi, i mantineesi, i corinzi, i focesi, i fliasi, i locresi e i micenei abbandonarono le proprie postazioni. Gli unici che rimasero volontariamente a difendere il passo furono gli spartani e i tespiesi. Poco più di mille uomini, disposti a proteggere fino all’ultimo la ritirata degli alleati greci.

Leonida sapeva che era giunta l’ora della fine. L’armata nemica guidata da Serse era composta da centinaia di migliaia di soldati

Pillole di storia antica II PARTE.indd 106 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 107
provenienti da ogni angolo dell’Impero persiano, una potenza emer- gente e in forte espansione, che già si estendeva dall’Egitto fino ai confini dell’India. Quella persiana era un’ondata travolgente che si abbatteva su un mondo minuscolo e impreparato. Un’inarrestabile valanga di popoli, culture e sangue. Ma agli spartani tutto questo non importava. Essi erano stati addestrati fin da bambini a non temere la morte, ad affrontare ogni battaglia compatti e a non ritirarsi di fronte al nemico. Che gli avversari fossero poche centinaia o distese senza fine, non faceva alcuna differenza, poiché non vi era gloria più grande che cadere combattendo per Sparta.
Leonida ordinò ai suoi uomini di rifocillarsi con una colazione ab- bondante, avvertendoli che avrebbero cenato nell’Ade. Poi, quando furono tutti pronti alla battaglia, comandò l’attacco. Mille elleni avan- zarono contro lo sterminato schieramento nemico, assetati di sangue e di gloria. In molti non possedevano più la lancia, persa durante gli scontri delle giornate precedenti, e si batterono quindi con spade, scudi, e persino a mani nude. Sapendo che li attendeva la morte, spiegaro- no contro i persiani il massimo del loro vigore, combattendo come posseduti da un’apparente follia. Inizialmente l’attacco sembrò avere successo, ma ben presto la disparità numerica tra i due schieramenti emerse come fattore determinante. Tra i primi a cadere vi fu proprio Leonida, sul cui cadavere si crearono grandi contese. Infine, quando i persiani che avevano aggirato il passo giunsero alle spalle degli spartani, questi si asserragliarono su una collina per l’ultima difesa.
Morirono tutti, dal primo all’ultimo, trafitti da una sterminata pioggia di frecce.
Qualche anno dopo fu posta sulla collina una lapide con la seguente iscrizione:
Vai, di’ agli spartani,
o viandante,
che qui noi giacciamo obbedienti alle loro leggi.
La battaglia delle Termopili è raccontata da due fonti principali, ovvero le Storie di Erodoto e la Biblioteca storica di Diodoro Siculo. Ho scritto la pillola inte- grando a questi due racconti (non del tutto concordanti) anche i testi di Plutarco. Ho evitato di concedere spazio ad alcuni dettagli, come per esempio il ruolo dei tebani nello scontro. Essi rimasero a combattere solo perché costretti da Leonida

Pillole di storia antica II PARTE.indd 107 04/10/19 16:16

108 PILLOLE DI STORIA ANTICA
in qualità di ostaggi (si nutrivano forti dubbi sulla loro lealtà alla causa greca). Durante la battaglia finale questi si arresero ai persiani, pregando di aver salva la vita. Gli spartani e i tespiesi invece morirono tutti. Erodoto segnala anche qualche nome dei più valorosi soldati rimasti a combattere alle Termopili. Tra gli spartani si distinsero in particolar modo per il loro valore, oltre a Leonida, anche Dienece, Alfeo e Marone. Tra i tespiesi invece spiccarono i nomi di Ditirambo e Demofilo. L’iscrizione andò distrutta nel corso degli anni, ma nel 1955 ne è stata posta una nuova sul sito.
107
Nel 480 a.C. re Leonida e i suoi 300 spartani si sacrificarono per la libertà della Grecia, in una delle battaglie più celebri della storia. L’oplita che si distinse maggiormente presso le Termopili, secondo la tradizione, fu Dienece, un tale famoso anche per le sue battute di spirito. Lo storico Erodoto racconta: «Prima della battaglia un uomo di Trachis aveva detto che, non appena i barbari avessero scagliato le frecce, avrebbero coperto il sole per la moltitudine dei dardi. Ma lo spartano Dienece, per nulla intimorito e sprezzando il numero dei nemici, rispose che l’ospite di Trachis portava una notizia magnifica per i greci: poiché se i medi nascondevano il sole, avrebbero potuto combattere all’ombra».
Lo scrittore greco Plutarco, vissuto circa cinque secoli dopo gli eventi delle Termopili (a differenza di Erodoto, che ne era più o meno contemporaneo), at- tribuì la massima di Dienece a Leonida, nell’opera Apoftegmi spartani. Il brano che ho citato si trova invece nelle famose Storie di Erodoto (libro vii, passo 226). La battuta, come molti di voi sapranno, è stata ripresa nel film 300 diretto da Zack Snyder.
108
Una mattina d’estate del 480 a.C. Leonida schierò i suoi trecento spartani al passo delle Termopili, per l’ultima difesa. I persiani, guidati dal traditore Efialte, avevano scoperto l’angusto sentiero che avrebbe permesso loro di aggirare l’esercito nemico, ed era solo questione di ore prima che gli opliti rimasti venissero sterminati. Quasi tutti i

Pillole di storia antica II PARTE.indd 108 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 109
La battaglia delle Termopili in un disegno del 1909.

greci abbandonarono ogni speranza e fuggirono verso le loro città. Ma non gli spartani, che rimasero a morire per coprire la ritirata dei propri compagni elleni.
Quel giorno, tuttavia, non tutti i gloriosi trecento si schierarono nell’estrema difesa. Due di loro, Aristodemo ed Eurito, si trovavano all’accampamento, gravemente feriti agli occhi. Essi avevano due scelte: fermarsi a combattere, nonostante l’impossibilità di vedere il nemico, o tornare a Sparta, salvando la vita. Erodoto racconta che Eurito chiese le armi e ordinò al suo ilota di condurlo verso i combat- timenti; quindi si cacciò nella mischia e vi perì. Aristodemo invece, per fiacchezza d’animo, non lo seguì.
L’oplita decise di tornare a Sparta, dove divenne la vergogna dell’in- tera città. L’unico codardo ad aver abbandonato Leonida. Nessuno degli spartani gli accendeva il fuoco né gli parlava; e il biasimo si esprimeva con l’appellativo di “Aristodemo il Disertore”. Lo sventu- rato oplita continuò a vivere nella vergogna, pregando gli dèi che gli concedessero una possibilità di riscattare il suo onore.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 109 04/10/19 16:16

110 PILLOLE DI STORIA ANTICA
L’anno successivo il valoroso Pausania affrontò i persiani nella pianura di Platea, con un immenso esercito di greci liberi. Tra le sue fila si trovava anche Aristodemo, l’ultimo sopravvissuto dei trecento uomini di Leonida. Alla vista del nemico, egli uscì dai ranghi e si gettò tra le loro fila, sotto gli occhi di tutti, facendo strage di persiani. Morì da eroe, trafitto da decine di spade nemiche.
Erodoto, nelle sue Storie, elogia il valore dello sventurato oplita scrivendo «di gran lunga il più valoroso si dimostrò a mio giudizio Aristodemo», ma pare che gli spartani non fecero altrettanto. Essi infatti considerarono negativo il fatto che Aristodemo avesse rotto i ranghi correndo verso il nemico come un forsennato con il preciso scopo di farsi uccidere. Attribuirono pertanto gli onori più grandi a un tale Posidonio, che secondo il loro giudizio aveva combattuto in modo coraggioso ma diligente, senza cercare la morte. La leggendaria figura di Aristodemo fu fonte di ispirazione per il personaggio di Delios del film 300 e per il famoso romanzo Lo scudo di Talos di Valerio Massimo Manfredi. La data iniziale è frutto di un’ipotetica ricostruzione, ma in realtà non si conosce il giorno preciso della battaglia.
109

Nel 480 a.C. un immenso esercito cartaginese si diresse verso la città siciliana di Imera. La guida della resistenza siceliota fu assunta dai due tiranni più influenti dell’isola: Terone di Agrigento e Gelone di Siracusa. Quest’ultimo ordì un astuto stratagemma: poco prima della battaglia fece travestire alcuni cavalieri con abiti e armi sottratti al nemico e li fece dirigere verso la flotta cartaginese, ancorata sulla costa a supporto delle truppe terrestri, con l’obiettivo di dare fuoco alle navi e seminare scompiglio. Lo storico Diodoro Siculo racconta: «Grande fu la strage, e la battaglia oscillava di qua e di là, quando all’improvviso l’incendio delle navi divampò in alto, e alcuni diedero la notizia della morte del comandante. I greci allora presero coraggio, e con lo spirito sollevato dalle speranze della vittoria, attaccarono con più ardire i barbari, mentre i cartaginesi, spaventati, si volsero in fuga».
La battaglia di Imera fu una delle peggiori sconfitte della storia di Cartagine: morirono decine di migliaia di soldati (Diodoro parla addirittura di 150.000 caduti) e chi non perse la vita fu preso come schiavo. Terone di Agrigento approfittò della moltitudine di nemici

Pillole di storia antica II PARTE.indd 110 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 111
catturati per abbellire la propria città: con questa nuova forza lavoro fece costruire molte delle meraviglie che ancora oggi si possono os- servare visitando la Valle dei Templi. Inoltre, per concedersi un po’ di svago personale e creare una riserva idrica per l’antica Akragas, Terone ordinò agli schiavi cartaginesi di costruire «una grande vasca del perimetro di sette stadi, profonda venti braccia, vivaio di ricercata flora e abbondante fauna selvatica». Attualmente la riserva di Terone è diventata il Giardino della Kolymbetra, un incantevole angolo di paradiso immerso nella Valle dei Templi.
La principale fonte sulla battaglia di Imera è costituita dalla Biblioteca storica di Diodoro Siculo. Per quanto riguarda il Giardino della Kolymbetra, personal- mente ci ho lavorato come volontario del fai per una decina di giorni. Si tratta di un luogo incantevole, che consiglio a tutti di visitare.
110
Nel v secolo a.C. i persiani erano il popolo più potente del Medio Oriente. Nonostante fossero custodi di una vasta cultura, i greci li as- sociavano spesso a un popolo rozzo, incapace di controllare le proprie passioni e molto amante dell’alcol. A tale riguardo Erodoto, all’interno delle Storie, racconta di un’usanza abbastanza emblematica: «Per il vino i persiani hanno una vera e propria passione. A loro è vietato vomitare e orinare di fronte ad altri; e rispettano accuratamente questa norma, ma hanno l’abitudine di discutere le questioni più serie in stato di ubriachezza; le decisioni eventualmente prese vengono riproposte il giorno seguente, da sobri, dal padrone della casa in cui si trovano a discutere: se le approvano anche da sobri le confermano altrimenti ci rinunciano. Ma se la prima decisione avviene quando sono lucidi, la ridiscutono da ubriachi per esserne certi».
111
Nel settembre del 480 a.C. Artemisia, sovrana al seguito dell’armata persiana di Serse, consigliò a tutti i comandanti di desistere dall’af- frontare i greci per mare. Ella aveva compreso quali pericoli si celas-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 111 04/10/19 16:16

112 PILLOLE DI STORIA ANTICA
sero in uno scontro navale e diede voce ai suoi pensieri: «Risparmia la flotta, sire, non dare battaglia. Per mare i nemici sono di tanto più forti delle tue truppe di quanto gli uomini lo sono delle donne. Che cosa ti costringe a correre il rischio di battaglie navali? Non è già in mano tua Atene, per la quale hai intrapreso questa spedizione? Non è in mano tua il resto dell’Ellade? Nessuno ti sbarra la strada e quelli che ti si sono opposti hanno avuto la sorte che meritavano. Se tu non avrai fretta di ingaggiare una battaglia navale, se tratterrai la flotta e rimarrai qui sulla riva, oppure se avanzerai nel Peloponneso, facilmente conseguirai gli scopi per cui sei venuto».
Ma né Serse né il resto dei generali persiani le diedero ascolto, poiché confidavano nella propria superiorità numerica. L’errore apparve in tutta la sua gravità pochi giorni più tardi, quando i greci, nell’epica battaglia di Salamina, spazzarono via la flotta persiana, ottenendo una delle vittorie più importanti della loro storia. Nonostante la rovinosa sconfitta, Artemisia riuscì a salvarsi fingendo di essere al comando di una nave greca: issò il vessillo dei nemici, che conservava per occasioni del genere, e affondò addirittura una nave alleata. Si narra che Serse, osservando la scena da lontano, non riuscì a comprendere bene le dinamiche dello scontro. Pensò quindi che Artemisia si fosse battuta con coraggio ed esclamò: «Gli uomini mi sono diventati donne, e le donne uomini!».
Le due fonti sulla vicenda, da cui ho citato anche i dialoghi, sono le Storie di Erodoto e gli Stratagemmi di Polieno. È probabile che ciò che sappiamo sulla figura di Artemisia, sovrana di Alicarnasso, sia un miscuglio tra storia e leggenda.
112
Nel v secolo a.C. la Grecia era patria di innumerevoli miti, favole e leggende. Tra questi vi era la storia del centauro Nesso. Un giorno l’eroe Eracle e la moglie Deianira arrivarono nei pressi di un fiume in piena. Non sapendo come attraversarlo decisero di servirsi dell’aiuto del centauro Nesso, che disse di essere stato inviato da Zeus per aiu- tare la coppia a superare il fiume. Questi fecero l’errore di fidarsi del malvagio centauro, il quale, approfittando di un attimo di distrazione di Eracle, rapì Deianira e la condusse sull’altra sponda del fiume,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 112 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 113
dove tentò di possederla. L’eroe reagì prontamente scagliando una freccia avvelenata che abbatté Nesso. Il centauro, tuttavia, con le sue ultime forze, riuscì a rivolgersi alla moglie di Eracle: «Se mescolerai il seme che ho sparso al suolo col sangue sgorgato dalla mia ferita, e vi aggiungerai olio d’oliva, ungendo in segreto con questa mistura la camicia di Eracle, non dovrai più lamentarti per la sua infedeltà».
Molti anni più tardi Eracle si innamorò della bellissima principessa Iole. Deianira, pazza di gelosia, decise di fare indossare al marito la tunica imbevuta del sangue di Nesso, fidandosi delle sue ultime parole. Ma il sangue del centauro era stato avvelenato proprio dalla freccia scagliata dall’eroe. Eracle morì tra atroci tormenti, colpito dal terribile veleno: lo stesso che aveva ucciso Nesso.
Eracle si suicidò su una pira perché stava soffrendo troppo a causa del veleno. Zeus vide l’eroe porre fine alla sua vita mortale e gli concesse l’immortalità, ac- cogliendolo sull’Olimpo. Questi miti sono riportati da diversi autori antichi: due famose versioni sono quella della Biblioteca dello Pseudo-Apollodoro e quella di Ovidio nelle Metamorfosi.
113
Nel 479 a.C. Pausania, nipote del celebre re Leonida, divenne reg- gente di Sparta, in attesa che suo cugino raggiungesse l’età adatta a regnare. In quello stesso periodo il generale persiano Mardonio stava mettendo a ferro e fuoco molte città greche, tra cui la sventurata Ate- ne. Per vendicare il sacrificio di Leonida e salvare la Grecia intera, Pausania si mise quindi alla testa di un imponente esercito: a Platea, guidati dagli spartani, i greci sconfissero i persiani e misero fine all’in- vasione nemica. Pausania divenne un eroe leggendario, il vendicatore della dinastia degli Agiadi. Non soddisfatto, continuò a combattere i persiani, liberando una dopo l’altra tutte le poleis sottomesse. Ma la storia insegna che la grandezza è spesso accompagnata dall’invidia. Il reggente di Sparta fu accusato dagli efori, i più importanti cittadini della città, di essere stato corrotto proprio da quei persiani che aveva giurato di distruggere. Furono rinvenute delle lettere tra lui e Serse, che lo storico Tucidide ci riporta. In un breve estratto si legge: «Da Pausania al gran re Serse. Ho in animo, se la proposta ti è gradita, di

Pillole di storia antica II PARTE.indd 113 04/10/19 16:16

114 PILLOLE DI STORIA ANTICA
prendere tua figlia per moglie e consegnarti in soggezione Sparta e il resto della Grecia. Mi stimo adatto e pronto all’impresa che dirigerò sotto i tuoi consigli».
Tali prove inchiodarono Pausania, che per sfuggire alla condanna a morte si rifugiò nel tempio di Atena Calcieca. Gli efori, non potendo spargere sangue in un luogo sacro, ordinarono che le porte del tempio venissero sigillate, lasciando il reggente a morire di fame. Fu la tragica fine dell’eroe di Sparta.
Molti anni più tardi si scoprì che le lettere erano dei falsi. Pausania era sempre stato innocente. Un vero eroe. Non quello che la Grecia si meritava, ma quello di cui aveva bisogno.
La questione della veridicità delle lettere tra Pausania e Serse è stata molto di- battuta. Vi sono talmente tanti studi a riguardo che persino tentare di riassumerli risulterebbe troppo complesso. In ogni caso, il motivo principale che spinge gli storici moderni a ritenere che le lettere fossero false è l’inesattezza cronologica degli avvenimenti: Pausania non avrebbe potuto ricevere e spedire tali lettere nei tempi sostenuti dall’accusa. L’ipotesi più probabile avanzata dagli storici vede gli efori, invidiosi del crescente potere del reggente, ordire un processo e fabbricare delle false prove di colpevolezza. La conclusione della pillola è un riferimento al film Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan.
114

Verso il 460 a.C., dal cuore della cultura ellenica, Eschilo, uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi, regalò al mondo la storia di Prometeo: il titano che offrì il fuoco all’umanità, infrangendo le leggi divine. Il fuoco illumina la notte, dona conoscenza, rischiara l’ignoranza, fornisce calore e forza agli oppressi. La sfida agli dèi come spesso ai potenti, però, non è cosa indolore. Zeus ordinò che il titano ribelle venisse incatenato su una rupe della Scizia, ai confini del mondo, dove un’aquila gli avrebbe divorato il fegato, che sarebbe ricresciuto ogni giorno per l’eternità.
Sebbene sia sopravvissuto solo un capitolo della trilogia, Il Prome- teo incatenato è ancora capace di affascinare milioni di persone. La figura del titano, infatti, rappresenta l’eroe che si batte per il progresso dell’umanità, sfidando le autorità che da sempre, sotto diverse sem- bianze, cercano di arrestare l’evoluzione comune per mantenere la

Pillole di storia antica II PARTE.indd 114 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 115
propria supremazia. Il grido di Prometeo è diventato quindi il simbolo del dolore degli oppressi, di chiunque sia schiacciato dall’arroganza del potere.
La data iniziale è incerta, perché non si conosce il momento esatto in cui Eschilo compose l’opera. La principale fonte è un volume della Newton Compton in cui sono state raccolte tutte le tragedie di Eschilo, tradotte da Enzo Mandruzzato, Leone Traverso e Manara Valgimigli.
115
Verso il 440 a.C. la fama di Empedocle di Agrigento aveva pochi eguali nel mondo occidentale. L’eccentrico filosofo, soprannominato il “domatore dei venti”, amava presentarsi ai suoi seguaci come una sorta di dio sceso in terra: si narra che camminasse per strada con sfarzose vesti di porpora, sandali di bronzo e corone di alloro, suscitando la venerazione delle folle. Empedocle era noto non solo per le sue doti filosofiche, ma anche per quelle mediche, dialettiche, ingegneristiche, religiose, persino “magiche”. Alcuni, infatti, credevano che potesse compiere miracoli, come quella volta in cui, secondo la tradizione, fece risvegliare una donna in coma da trenta giorni. Ma l’evento più famoso per cui il filosofo agrigentino viene ricordato riguarda la sua morte. La leggenda narra che Empedocle, giunto all’apice della popo- larità, decise di compiere un gesto in grado di confermare la sua fama di “divinità terrena”. Si incamminò quindi verso l’Etna per gettarsi tra le fiamme e sparire come un vero dio. Dopo qualche istante il vulcano sputò fuori uno dei suoi sandali di bronzo.
I racconti sulla vita di Empedocle giunti fino a noi sono quasi interamente avvolti dalla leggenda. Solo sulla sua morte esistono sei diverse versioni, tra cui quella più famosa che ho riportato nella pillola. Per quanto riguarda il soprannome che ho menzionato, ovvero il “domatore dei venti” (o per altre traduzioni il “trattenitore dei venti”), deriva dal fatto che Empedocle avrebbe ordinato di disporre delle pelli sulle colline attorno ad Agrigento per fermare il vento, in quanto rovinava le messi. La principale fonte è l’opera Vite e dottrine
dei filosofi di Diogene Laerzio.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 115 04/10/19 16:16

116
PILLOLE DI STORIA ANTICA

116
La seconda metà del v secolo a.C. fu un periodo di enorme fioritura culturale per l’antica Grecia. Per quanto riguarda la matematica, si potrebbe addirittura parlare di “un’età eroica”: gli studiosi affrontarono problemi di importanza fondamentale, avendo a disposizione mezzi ancora sproporzionatamente esigui. Uno di questi eroi fu Anassagora di Clazomene. Egli era talmente stimato da essere scelto come maestro da Pericle, il politico più importante di Atene. Anassagora finì però in prigione, accusato di empietà. Sosteneva infatti che il sole non fosse affatto un dio, ma più probabilmente una grossa massa metallica infuocata, e che la luna fosse un globo roccioso.
Mentre era imprigionato, forse scrivendo sulle pareti della cella, Anas- sagora si dedicò alla geometria. Cercava di costruire, dato un cerchio, un quadrato avente la stessa area. Si tratta della prima testimonianza del problema della quadratura del cerchio, che avrebbe ossessionato i matematici per oltre ventitré secoli.
La longevità di tale problema è dovuta a un triste motivo: non c’è soluzione. Infatti, nella matematica greca, le uniche costruzioni con- siderate rigorose erano quelle fatte con riga e compasso, per la loro affidabile semplicità. Ma con riga e compasso è possibile costruire solo rapporti tra numeri interi, o al massimo tra radici quadrate. Nel cerchio gira invece un pi greco. Nel 1882 Ferdinand von Lindemann dimostrò che pi greco è un numero “trascendente”, cioè non espri- mibile a partire da numeri interi o da radici, e quindi non costruibile con riga e compasso.
L’idea che esistano problemi irrisolvibili non è per niente intuitiva. Molti lettori la troveranno strana, probabilmente. Era lo stesso per i matematici, fino a un paio di secoli fa. I greci dell’età eroica non avrebbero potuto immaginarlo. E meno male! Correndo dietro a pro- blemi irrisolvibili come la quadratura del cerchio, la duplicazione del cubo e la trisezione dell’angolo, svilupparono un’infinità di concetti, metodi e curve totalmente nuovi, portando le scienze matematiche verso nuovi inesplorati orizzonti.
Questa è una delle sei pillole del libro che non ho scritto personalmente. L’au- tore, infatti, è Federico Re, un giovane matematico milanese con una grande

Pillole di storia antica II PARTE.indd 116 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 117
passione per la storia. Per quanto riguarda Anassagora, l’accusa di empietà, secondo alcuni studiosi, era più che altro una scusa: proveniva da nemici politici di Pericle, intenzionati a fare terra bruciata attorno allo statista. Non si sa che fine abbia fatto Anassagora in seguito alla sua prigionia, poiché le testimonianze degli autori antichi, riportate da Diogene Laerzio, sono profondamente diverse. La fonte principale è la Storia della matematica di Carl Boyer.
p.s.: Nella pillola è fornita una spiegazione semplificata di cosa sia un numero trascendente. La definizione esatta è «un numero che non annulla nessun poli- nomio a coefficienti interi».

117
Verso il 440 a.C. Erodoto di Alicarnasso tentò di narrare le gesta e i costumi di molti popoli, ma fu spesso costretto, per mancanza di dati certi, a integrare i suoi racconti con leggende della tradizione
Erodoto, ritratto
nel bassorilievo
di Jean-Guillaume Moitte
nel cortile del palazzo del Louvre (foto di Marie-Lan Nguyen
su licenza Wikimedia Commons).


Pillole di storia antica II PARTE.indd 117 04/10/19 16:16

118 PILLOLE DI STORIA ANTICA
orale. Tra queste ci fu la storia del faraone Ferone: «I sacerdoti egizi mi dissero che alla morte di Sesotri ne avesse ereditato il regno suo figlio Ferone, il quale divenne cieco. Ed ecco come accadde. C’era stata una violentissima inondazione in cui il Nilo aveva raggiunto i 18 cubiti e aveva sommerso i campi. Scoppiò una bufera e le sue acque si agitarono. Allora il re, preso da folle orgoglio, afferrò una lancia e la scagliò contro il fiume. Subito dopo gli si ammalarono gli occhi e divenne cieco, rimanendo tale per dieci anni. L’undicesimo anno gli pervenne un oracolo: era giunto il termine della sua espiazione, e avrebbe rivisto la luce se si fosse lavato gli occhi con l’urina di una donna che avesse avuto rapporti soltanto con il proprio marito, e non con altri uomini. Ferone provò prima la propria moglie, ma non riebbe la vista; così ne sperimentò successivamente molte altre, ma senza successo. Quando infine riuscì nel suo intento raccolse le donne che aveva sperimentato, tranne quella la cui urina gli aveva ridato la vista, in un’unica città oggi chiamata Zolla Rossa; lì le raccolse e le arse tutte vive con la città stessa. Quella invece la cui urina gli aveva ridato la vista, la prese egli stesso come moglie».
Vorrei sottolineare un’interessante informazione storica presente in questa leg- genda: la venerazione per il fiume Nilo. La cecità di Ferone (faraone leggendario vissuto forse intorno al 1900 a.C.) fu infatti una diretta conseguenza della sua tracotanza verso il Nilo, considerato dagli egizi alla stregua di un dio.
118
Uno dei miti più famosi dell’antica Grecia era quello del pastore Endimione. Costui era un giovane di rara bellezza, che portava spesso il suo gregge al pascolo sul monte Latmos. Una notte la luna, mentre attraversava il cielo stellato, vide il pastore dormire in una grotta del monte e fu rapita dalla sua bellezza. Scese quindi sulla terra per dare un bacio a Endimione, senza però svegliarlo, e così fece anche le notti seguenti. Ma la luna Selene era immortale, come la sua bellezza. Endimione invece era solo un uomo, e negli anni sarebbe invecchiato rovinando il loro amore. Allora Zeus propose un patto ai due amanti: Endimione sarebbe potuto vivere per sempre se avesse accettato di sprofondare in un sonno eterno nella grotta del monte Latmos. Inna-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 118 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 119
morato com’era, il pastore approvò la proposta di Zeus, e la favola racconta che ancora oggi, ogni notte, la luna si fermi un istante in quella grotta per dare un bacio a Endimione, prima di compiere il suo giro completo.
Il mito di Endimione venne narrato in versioni diverse da molti autori antichi, tra cui Apollonio Rodio, Pausania e lo Pseudo-Apollodoro. In questa pillola ho presentato una versione moderna rivisitata, leggermente differente rispetto a quelle degli scrittori classici. Nel 1935 l’uai (Unione Astronomica Internazionale) decise di dare a un cratere lunare il nome di Endimione. Provando a osservare il cielo notturno, forse è ancora possibile scorgere quel cratere: il pastore amante della luna.
119
Nel 430 a.C. Atene, sotto la guida di Pericle, era una delle città più po- tenti del mondo occidentale. Centro economico, politico, culturale del Mediterraneo, primeggiava persino su Roma, Cartagine e sull’eterna rivale Sparta. In molti pensavano che Atene fosse destinata a dominare a lungo su buona parte del mondo greco. Ma all’improvviso in città scoppiò la peste. Questo nemico invisibile falcidiò in soli quattro anni quasi un terzo della popolazione. Le strade cittadine divennero veri e propri cimiteri, ricoperti di cadaveri. Pericle richiamò medici da ogni dove, ma nessuno riuscì a fare nulla. Lui stesso morì per la malattia insieme a quasi tutta la sua famiglia. Fu la fine dell’ascesa di Atene, che vent’anni dopo venne sconfitta e invasa dagli spartani.
La principale fonte sulla vicenda è la Guerra del Peloponneso dello storico greco Tucidide, contemporaneo ai fatti, che descrisse la tragedia in maniera alquanto vivida.
120
Nella Sparta del v secolo a.C. gli iloti erano servi di proprietà dello stato, che lavoravano principalmente nei campi in condizioni molto dure. Costoro non godevano di alcun rispetto presso gli spartiati, che li consideravano esseri inferiori e li vessavano periodicamente con una

Pillole di storia antica II PARTE.indd 119 04/10/19 16:16

120 PILLOLE DI STORIA ANTICA
serie di crudeli umiliazioni. Lo storico Mirone di Priene, per esempio, racconta: «Ciascuno di loro è obbligato a portare un berretto di pelle di cane, a indossare una veste di pelle e a ricevere un numero stabilito di frustate ogni anno, anche se non ha nessuna colpa, e questo perché non dimentichi di essere schiavo. Per di più, se qualcuno di loro mo- stra un aspetto troppo distinto rispetto a quello adatto a un servo, lo puniscono con la morte».
Secondo Plutarco, inoltre, gli iloti erano costretti a ubriacarsi durante i banchetti pubblici, affinché i giovani spartani, vedendo gli effetti dell’alcol, imparassero a bere con moderazione.
L’argomento è semplicemente troppo vasto per essere racchiuso in poche righe, perciò non ho trattato diversi temi importanti, tra cui la famosa Krypteia. Il frammento che ho citato proviene dall’opera Deipnosofisti di Ateneo, mentre la testimonianza di Plutarco è contenuta nella Vita di Licurgo. Va detto che questi testi sono stati scritti secoli dopo il periodo in questione e, per quel che ne sappiamo, potrebbero anche non essere del tutto veritieri.
121

Verso il 425 a.C. un anonimo ateniese, conosciuto come il Vecchio Oligarca, scrisse un libello sulla politica della propria città. In tale opera, strutturata sotto forma di dialogo, due cittadini commentano con disprezzo il nuovo regime democratico di Atene. Uno sostiene che «dovunque sulla faccia della terra i migliori sono nemici della democrazia: giacché nei migliori c’è il minimo di sfrenatezza e d’in- giustizia, e il massimo d’inclinazione al bene; mentre nel popolo c’è il massimo di ignoranza, di disordine e di malvagità. La povertà spinge infatti all’ignominia, e altrettanto fanno la mancanza di educazione e la rozzezza, che in alcuni casi nasce dall’indigenza».
Questo dialogo, abbastanza famoso tra gli studiosi, costituisce la più antica critica conosciuta alla democrazia. Secondo il Vecchio Oligarca, infatti, la democrazia comporta l’inefficienza dell’apparato amministrativo, la corruzione del sistema giudiziario, e consente alle canaglie di stare meglio della gente per bene. Il colpevole, tuttavia, non è il popolo, che tenta con coerenza di giovare a sé stesso, bensì i nobili saggi che accettano di vivere in un tale sfacelo.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 120 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 121
A chi volesse saperne di più consiglio di leggere direttamente l’opera integrale, che si trova tradotta in italiano con il titolo di Costituzione degli ateniesi dello Pseudo-Senofonte, oppure nel libro La democrazia come violenza di un Anonimo Ateniese, a cura di Luciano Canfora. Tra le varie fonti che ho consultato segnalo anche la Storia della filosofia greca di Luciano De Crescenzo.
Arriviamo quindi alla domanda da cento milioni: la democrazia è davvero la forma migliore di governo? Immagino che la maggioranza di voi, cari lettori, la pensi così. E personalmente anch’io mi schiero tra i suoi sostenitori, perché ritengo quasi utopistica la possibilità che una dittatura illuminata, migliore a livello teorico, duri per tante generazioni di fila (dopo un Marco Aurelio può sempre esserci un Commodo). Inoltre considero la libertà di espressione uno dei tesori più grandi della nostra società. Nonostante ciò, credo sia giusto con- siderare di tanto in tanto anche punti di vista differenti come quello del Vecchio Oligarca ateniese.

122
Nel v secolo a.C. gli spartani disprezzavano coloro che non segui- vano le leggi e le tradizioni più importanti della città. Chi fuggiva per vigliaccheria di fronte al nemico, per esempio, o chi si rifiutava di assolvere ai doveri dell’agoghé (sistema educativo lacedemone), veniva considerato indegno del proprio status ed evitato da tutti. Lo storico Senofonte racconta: «A Sparta chiunque si vergognerebbe di accogliere una persona disonorevole. Un individuo simile rimane isolato quando le persone si suddividono in squadre per confrontarsi nel gioco della palla; nei cori viene spinto nei settori meno rispetta- bili; nelle strade e sui seggi deve far spazio persino ai giovani; deve sopportare che il focolare domestico sia privo di una donna, e nello stesso tempo pagare una multa per questo fatto; non deve aggirarsi per le strade ben adornato, né deve imitare quanti non sono macchiati da alcuna accusa, nel qual caso deve subire percosse da parte degli uomini onorevoli».
La citazione di Senofonte, a cui ho tagliato un paio di righe per alleggerire il testo della pillola, è presente nell’opera Costituzione degli spartani. Il termine greco per indicare la “persona disonorevole”, in questo estratto, è kakòs, che indica gli individui caratterizzati da abiezione morale e condotta censurabile.
Per i cittadini spartani tale condizione era così avvilente che molti preferivano morire piuttosto che continuare a vivere nel disonore.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 121 04/10/19 16:16

122 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Queste persone si erano macchiate di colpe tali da non poter più vantare i pieni diritti civili degli spartiati. La personalità più famosa che subì questa sorte fu probabilmente Aristodemo.
123

Verso il 420 a.C. il filosofo Ippocrate, soprannominato il “padre della medicina”, insegnava nella scuola dell’isola greca di Cos. Le idee di Ippocrate erano rivoluzionarie: egli credeva che l’arte medica fosse una scienza basata sull’osservazione e su spiegazioni prettamente razionali. La scuola del celebre maestro greco, secondo la tradizione, era improntata al rispetto del “giuramento di Ippocrate”, un insieme di norme che fungevano da manifesto morale. Ne riporto un breve passaggio: «In qualsiasi casa andrò, vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi».
Ancora oggi alcuni medici pronunciano il giuramento di Ippocrate, talvolta in una versione moderna rivisitata, prima di iniziare la pro- fessione.
Secondo la tradizione sarebbero sopravvissute una settantina di opere di Ippo- crate, tra cui il famoso giuramento. In realtà, la maggior parte di queste furono scritte dopo la sua morte, e il nome del celebre medico di Cos fu usato per dare maggiore risalto e credibilità ai testi. È probabile, sebbene non vi siano certezze, che anche il giuramento non sia stato composto da lui. Per quanto riguarda la bio- grafia di Ippocrate, ciò che sappiamo è quasi interamente avvolto dalla leggenda.
124
Da millenni gli esseri umani tendono a idealizzare il passato e a lamentarsi per la perdita dei valori nella loro epoca presente. Un esempio di questo fenomeno proviene da un aneddoto ambientato nella Sparta del v secolo a.C. Lo storico Plutarco racconta: «Una volta un anziano, vedendo che le antiche tradizioni lacedemoni andavano in rovina, e che ne subentravano altre peggiori, chiese a re Agide perché

Pillole di storia antica II PARTE.indd 122 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 123
tutto a Sparta stesse andando in malora. Egli sorrise, poi rispose con una battuta: “Se davvero le cose stanno come dici, significa che tutto procede normalmente. Da ragazzo, infatti, sentivo dire da mio padre che tutto era sottosopra. E anche suo padre, diceva, aveva detto le stesse cose a lui quando era ragazzo. Perciò non c’è da stupirsi se le cose con il passare del tempo peggiorano; anzi, ci sarebbe da stupirsi se migliorassero o se restassero uguali”».
L’Agide citato in questa pillola regnò su Sparta dal 427 al 400 a.C., ed ebbe un ruolo importante nella guerra del Peloponneso. L’aneddoto è riportato da Plutarco nell’opera Apoftegmi spartani. Detto ciò, vi lascio con una piccola riflessione personale. Oggigiorno si sente spesso dire che i giovani non hanno più valori, non conoscono il rispetto e non hanno voglia di lavorare. Ebbene, lamentele di questo tipo, che possono sembrare nuove, appartengono in realtà a quasi tutte le generazioni, fin dai tempi antichi. Il glorioso passato, a cui viene contrapposta questa presunta “decadenza del presente”, viene idealizzato da sempre: ci sono esempi del genere anche nei primi testi storici-letterari mesopotamici. Quindi, a mio avviso, le opzioni sono due: o la società umana continua a peggiorare da migliaia di anni, oppure, più probabilmente, si ha a che fare con “lamentele ste- rili” di persone che idealizzano, spesso involontariamente, l’epoca della propria gioventù, o altri tempi passati.
p.s.: Non è un’accusa, io stesso mi rendo conto di idealizzare determinate persone, oggetti o situazioni. È un processo psicologico molto comune, che non presuppone il fatto, tra l’altro, che vi siano effettivamente periodi più floridi di altri.

125
Verso il 420 a.C. l’influente politico ateniese Alcibiade era afflitto da un problema non indifferente: dato che molte persone cercavano di conquistarsi il suo favore mostrandosi sempre gentili e disponibili, non sapeva distinguere tra gli amici davvero fidati e coloro che lo avrebbero tradito alla prima occasione. Decise quindi di effettuare uno strano test, sospeso tra realtà e leggenda, per stabilire su chi poter fare affidamento. Il retore macedone Polieno racconta: «Volendo mettere alla prova i suoi amici, Alcibiade ebbe l’idea di sistemare un finto cadavere in una stanza buia. Poi vi fece entrare i suoi amici, uno per volta, mostrando loro quel fantoccio, e pregando ciascuno di aiutarlo a nascondere il delitto di cui si era macchiato. Quasi tutti fuggirono inorriditi all’idea di rendersi complici di un crimine. Callia, figlio di

Pillole di storia antica II PARTE.indd 123 04/10/19 16:16

124 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Alcibiade, in un̓incisione ottocentesca.

Ipponico, fu il solo ad avvicinarsi al finto cadavere per aiutarlo. A quel punto Alcibiade gli rivelò che si trattava di uno scherzo per mettere alla prova i suoi amici. Da quel momento Alcibiade ritenne Callia un amico fidato, e Callia rappresentò tutto per Alcibiade».
La principale fonte di questa vicenda è l’opera Stratagemmi di Polieno. Va preci- sato che questo retore antico, vissuto molto tempo dopo gli eventi narrati, riportava spesso delle leggende come se fossero storie affidabili, quindi non sappiamo fino a che punto credere alle sue parole. Inoltre, che io sappia, non ci sono altre fonti che testimoniano questa presunta amicizia con Callia. Alcibiade tuttavia fu un personag- gio decisamente fuori dalle righe, capace di fare tutto e il contrario di tutto. Non mi stupirei quindi se avesse davvero messo in atto un test del genere.
126
Nel 415 a.C. gli ateniesi allestirono un’imponente armata per salpare alla volta della Sicilia e conquistare l’isola. I loro sogni di gloria si scontrarono tuttavia contro le solide mura di Siracusa e il coraggio dei sicelioti. Alla fine, dopo una lunga guerra, gli ateniesi subirono una delle peggiori sconfitte della loro storia. Come conseguenza oltre 7000

Pillole di storia antica II PARTE.indd 124 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 125
greci vennero presi prigionieri e mandati a lavorare nelle latomie, delle cave di pietra vicine a Siracusa. Lo storico Tucidide racconta: «Per mancanza di spazio i prigionieri si vedevano obbligati a soddisfare i propri bisogni in quello stesso fondo di cava; e con i cadaveri che crescevano, gettati alla rinfusa uno sull’altro, chi dissanguato dalle piaghe, chi stroncato dagli sbalzi di stagione, chi ucciso da altre simili cause, si diffondeva un puzzo intollerabile. E li affliggeva il tormento della fame e della sete, poiché i siracusani gettavano loro una cotila (circa 0,27 litri) di acqua e due cotile (due ciotoline) di grano come razione giornaliera a testa».
Gli unici che vennero risparmiati da questo tormento, secondo Plutarco, furono gli ateniesi in grado di recitare i versi del poeta Euripide. Pare infatti che i sicelioti apprezzassero a tal punto il drammaturgo greco da liberare i prigionieri capaci di insegnare loro qualche sua composizione.
La testimonianza di Tucidide è da considerarsi più affidabile di quella di Plutar- co, anche perché lo storico ateniese era contemporaneo agli eventi citati e la sua famosa opera Guerra del Peloponneso è generalmente ritenuta una fonte credibile. Non escludo tuttavia che alcuni prigionieri ateniesi possano essere stati liberati per il motivo riportato da Plutarco (un autore beota vissuto nel i secolo d.C.).
127
Nel v secolo a.C. gli spartani si vantavano di non aver bisogno di mura per difendere la propria città. Questa particolarità, che distin- gueva Sparta da molte altre poleis greche, viene spiegata da Plutarco in due interessanti aneddoti:
Un giorno un uomo domandò ad Agesilao (re dei lacedemoni) perché Sparta non avesse mura; egli indicò col dito i cittadini perfettamente armati e rispose: «Eccole qui, le mura di Sparta». In un’altra occasione gli fu fatta la stessa domanda, e rispose: «Una città non deve essere protetta dai sassi e dal legno, ma dal coraggio dei suoi abitanti».
Un giorno Agide (altro re spartano) passando sotto le mura di Corinto e vedendo che erano alte, robuste e grandissime, disse: «Chi sono le donne che abitano qui?».

Pillole di storia antica II PARTE.indd 125 04/10/19 16:16

126 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Agesilao fu re di Sparta dal 400 al 360 a.C. circa, e si conosce bene la sua storia per una biografia encomiastica scritta da Senofonte. Agide ii fu invece il suo predecessore (427-400 a.C.) ed ebbe un ruolo abbastanza importante nella guerra del Peloponneso, vinta proprio dai lacedemoni. La fonte da cui provengono i due aneddoti è l’opera Apoftegmi spartani di Plutarco.
128
Nel v secolo a.C. il mondo greco pullulava di mercenari. Costoro erano ottimi guerrieri, ma in quanto uomini liberi potevano arrivare a criticare i propri generali, o smettere persino di seguirli. Per guidare efficacemente questi soldati di ventura bisognava quindi sapersi gua- dagnare il loro rispetto sul campo, come dimostra un episodio tratto dall’Anabasi (il celebre racconto della ritirata dei Diecimila dall’Im- pero persiano), in cui era di vitale importanza occupare una collina prima del nemico: «Senofonte, passando a cavallo, incitava i soldati ad andare più veloci: “Uomini, pensate che lottate per la Grecia, per le vostre mogli e per i vostri figli. Se fate uno sforzo ora non dovrete combattere per il resto della marcia”. Soterida di Sicione, però, gli rispose: “Certo è facile per te, Senofonte; tu vai a cavallo, mentre io arranco a fatica sotto il peso dello scudo”. Allora Senofonte balzò giù da cavallo, lo trasse fuori dalle file, gli strappò lo scudo di mano e prese a marciare più velocemente che poteva, ma aveva ancora addosso la pesante corazza da cavaliere. Nonostante ciò, incitava quelli davanti ad avanzare e quelli che erano rimasti indietro a superarlo, visto che si trascinava a stento. Vedendo ciò gli altri soldati coprirono Soterida di percosse, pietre e insulti, finché non lo costrinsero a riprendere lo scudo e la marcia».
Grazie anche all’esemplare tenacia di Senofonte, i greci riuscirono nell’impresa. Va detto che questo episodio è stato scritto dal protagonista stesso dell’aneddoto. Sarebbe bello sentire anche la versione di Soterida prima di trarre dei giudizi, ma purtroppo non avremo mai questa possibilità. La principale fonte che ho consul- tato, oltre all’Anabasi, è l’articolo I mercenari greci dell’archeologo Fernando Quesada Sanz, pubblicato sulla rivista «Storica» di febbraio 2015.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 126 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA
127

129
Verso il 400 a.C. Zeusi e Parrasio erano considerati i pittori più abili del mondo greco. Secondo un leggendario aneddoto, i due si sfidaro- no a una gara di pittura per stabilire una volta per tutte chi fosse più bravo. Dopo aver completato le proprie opere, si ritrovarono in una piazza cittadina con i dipinti celati da un panno, pronti a farsi giudi- care. Zeusi fu il primo a rivelare il proprio lavoro: dell’uva dipinta con tale perizia che gli uccelli della città cominciarono ad avvicinarsi al quadro cercando di beccare gli acini. Convinto di aver vinto, Zeusi chiese quindi al collega di scostare il panno e rivelare la sua opera. Ma Parrasio rispose che non ce n’era bisogno, perché il suo quadro non era mai stato coperto. Grande fu la sorpresa di Zeusi nel constatare che il rivale aveva dipinto proprio il panno. La vittoria fu quindi attribuita a Parrasio, poiché nonostante il suo avversario avesse ingannato degli uccelli, a lui era riuscito di ingannare un artista.
La principale fonte sul leggendario aneddoto è la Naturalis historia di Plinio il Vecchio (Libro xxxv 61-66).
130
Agli inizi del iv secolo a.C. Lesis era un giovane schiavo impegnato a lavorare in una fonderia di Atene. Egli era alle dipendenze di un uomo violento, che lo teneva prigioniero nella fonderia e non si faceva scrupoli a umiliarlo e frustarlo a più riprese. Per tentare di salvarsi dalla sua sorte avversa Lesis scrisse una lettera, che compose incidendo una lamina di piombo con una puntina: «Lesis scrive questa lettera a Xenokles e a sua madre perché in nessun modo dimentichino che egli sta morendo nella fonderia, ma che vadano dai padroni e trovino qualcosa di meglio per lui. Io sono in balia di un uomo totalmente malvagio; sono frustato a morte, vengo legato e maltrattato sempre di più, sempre di più».

Nel 1972 tale lamina in piombo fu rinvenuta all’interno di un pozzo, sull’acropoli di Atene. Il destino di Lesis è tuttora sconosciuto: non

Pillole di storia antica II PARTE.indd 127 04/10/19 16:16

128 PILLOLE DI STORIA ANTICA
è dato sapere se il giovane si sia salvato o se sia perito sotto la frusta del suo aguzzino. Non si sa nemmeno se la lettera sia effettivamente giunta a destinazione. Si può soltanto sperare, spinti da un’empatia che attraversa i secoli, che lo sventurato Lesis sia riuscito a cavarsela.
L’unica fonte sulla vita di Lesis è costituita dalla lamina in piombo. Vi sono quindi diverse ipotesi su chi fosse realmente il giovane: alcuni studiosi sostengono che potesse trattarsi di un meteco (un forestiero risiedente ad Atene) che venne assunto come apprendista e maltrattato dal suo “datore di lavoro”. Personalmente, valutando il contenuto della lettera, ho ritenuto molto più probabile la seconda ipotesi, che vede in Lesis uno schiavo vessato. Per scrivere la pillola ho pertanto preferito affidarmi alla ricostruzione di Werner Riess e Garrett G. Fagan, due storici autori del libro The Topography of Violence in the Greco-Roman World.
131
Nel iv secolo a.C. gli spartani ritenevano che fosse onorevole espri- mersi con uno stile sobrio e conciso, evitando lunghi discorsi pieni di inutili strategie retoriche. Da qui deriva l’aggettivo “laconico” (la Laconia era la regione dove vivevano gli spartani), tuttora usato come sinonimo di sintetico, essenziale. Lo storico greco Plutarco, nel libro De garrulitate, racconta: «Come i celtiberi temprano il ferro immergendolo ancora rovente nella terra e ripulendolo poi dal molto terriccio che vi è restato attaccato, così il linguaggio spartano, privo di scorza esterna e ridotto a pura essenzialità grazie all’eliminazione di ogni elemento superfluo, assume la consistenza dell’acciaio. Quel- la concettosità, unita all’agile vivacità delle loro risposte, proviene da molto silenzio. Ai chiacchieroni bisogna porre davanti agli occhi soprattutto esempi del genere, perché comprendano quanta grazia ed efficacia abbiano in sé. Per esempio, quando Filippo di Macedonia scrisse agli spartani: “Se invaderò la Laconia, vi distruggerò!”, loro gli risposero: “Se”».
La Treccani definisce il termine laconico scrivendo «riferito al modo di parlare o di scrivere, breve, conciso (in quanto si attribuiva agli Spartani l’abitudine all’espressione sobria e sentenziosa)». Quello proposto è solo uno dei vari esempi esposti da Plutarco riguardanti la scarsa loquacità tipica degli spartani.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 128 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA
129

132
Nel iv secolo a.C. la Beozia era una delle regioni più ricche e potenti della Grecia. I suoi abitanti, tuttavia, avevano fama di essere persone ottuse e facilmente raggirabili. Un aneddoto narrato dal retore Polieno supporta tali maldicenze: «I traci erano stati sconfitti dai beoti nei pressi del lago Copaide e si erano rifugiati sul monte Elicona. Da lì chiesero una tregua di alcuni giorni per avere la possibilità di consul- tarsi e quindi ritirarsi. I beoti credevano ormai di avere la vittoria in pugno e confidavano nel rispetto dei patti; per questo allestirono un sacrificio ad Atena e organizzarono una grande festa celebrativa. Ma una notte, mentre era ancora in corso la cerimonia e i beoti erano tutti presi dai festeggiamenti, i traci li attaccarono e, trovandoli disarmati, ne uccisero una parte e fecero prigionieri gli altri. I beoti allora li accusarono di aver violato la tregua, ma i traci risposero che ciò non era vero, dato che il loro accordo riguardava i giorni, mentre le notti non erano state incluse».
Con il passare dei secoli le dicerie sulla stupidità dei beoti si diffusero in lungo e in largo. Il termine “beota”, usato ancora oggi, è definito dalla Treccani come «persona di tardo ingegno, per la fama di ottusità mentale che avevano gli abitanti della Beozia».
L’aneddoto raccontato da Polieno nell’opera Stratagemmi (consiglio agli in- teressati l’edizione italiana curata da Elisabetta Bianco) si ritrova anche negli scritti di Strabone e di Zenobio, in versioni abbastanza simili. Ovviamente tra i beoti ci furono moltissime persone brillanti, basti pensare a Epaminonda, Pindaro, Esiodo, Plutarco... Il significato attuale del termine “beota” è quindi frutto per lo più di antiche maldicenze e dicerie messe in giro da popolazioni di altre regioni greche (sì, lo so che state pensando a quei radical chic degli ateniesi).
133
Nel 385 a.C. il tiranno Dionisio di Siracusa esercitava la sua supre- mazia su gran parte della Sicilia. Il suo potere, mantenuto con il pugno di ferro, era tale da piegare persino i possenti eserciti cartaginesi e la sua ricchezza non aveva eguali. La leggenda, riportata da Cicerone,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 129 04/10/19 16:16

130 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Damocle, in un̓incisione del 1646.
narra che alla corte di Dionisio ci fosse un adulatore particolarmente invidioso: «Dato che uno dei suoi cortigiani, Damocle, ricordava in un discorso le sue ricchezze, la maestosità del suo potere, l’abbon- danza dei suoi beni, la sua potenza, lo splendore della sua reggia e diceva che non vi era mai stato qualcuno più felice di lui, Dionisio gli disse: “Vuoi dunque, Damocle, dato che questa vita ti piace tanto, assaporarla tu stesso e provare la mia sorte?”, e dopo che l’altro gli ebbe detto di desiderarlo, lo fece stendere in un letto d’oro ornato da un bellissimo drappo ricamato e fece allestire per lui dei tavoli cesellati con oro e argento. Poi ordinò che dei fanciulli bellissimi si recassero alla sua mensa e lo servissero prestando attenzione a ogni suo cenno. E c’erano unguenti, corone, profumi, e le mense venivano imbandite con vivande squisite. Damocle si riteneva fortunato. Ma in mezzo a queste magnificenze Dionisio ordinò che fosse appesa al

Pillole di storia antica II PARTE.indd 130 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 131
soffitto, attaccata con un crine di cavallo, una spada scintillante, così che pendesse sul capo di quell’uomo felice. Pertanto Damocle non guardava più i bei servitori, né l’argento lavorato, né più allungava le mani sul cibo; alla fine scongiurò il tiranno di lasciarlo andare via poiché non voleva più essere felice».
La morale di questo aneddoto, sottolineata anche da Cicerone, è che non si può essere davvero felici se si ha timore di qualcosa. Il potere infatti non implica solo benefici, ma anche grandi preoccupazioni. Oggigiorno l’espressione “spada di Damocle” si usa per indicare un pericolo che potrebbe realizzarsi da un momento all’altro.
Il testo ciceroniano si trova all’interno dell’opera Tusculanae disputationes. Non si sa da quale fonte abbia attinto l’Arpinate (forse Timeo o Filisto).
134

Nel 385 a.C. il re spartano Agesipoli condusse una coalizione di eserciti contro la città di Mantinea, rea di aver ignorato l’autorità lacedemone. Tra i ranghi dell’armata guidata da Agesipoli vi erano anche due giovani soldati tebani, chiamati Pelopida ed Epaminonda. Questi erano molto diversi tra loro: il primo proveniva da una ricca famiglia aristocratica, era assai generoso e amava l’esercizio fisico; il secondo d’altro canto viveva in condizioni modeste e dedicava gran parte del suo tempo allo studio della filosofia. Durante la spedizione contro Mantinea, i due opliti si ritrovarono coinvolti in una violenta battaglia, nella quale Pelopida venne ferito al petto e cadde su un cumulo di cadaveri. Epaminonda si lanciò in suo soccorso senza esi- tazioni: era disposto a morire pur di non abbandonare il compagno, ma venne presto circondato dalle truppe nemiche, che riuscirono a ferirlo. Il destino di Epaminonda e Pelopida a quel punto sembrava ormai segnato; fu l’intervento di Agesipoli, che sopraggiunse con i soldati spartani, a salvarli da morte certa.
Quel giorno, secondo la tradizione, tra Epaminonda e Pelopida nacque una profonda amicizia, fondata su un’indissolubile fiducia reciproca. Agesipoli non poteva saperlo, ma aveva appena salvato i due uomini che avrebbero posto fine all’egemonia spartana.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 131 04/10/19 16:16

132 PILLOLE DI STORIA ANTICA
La spedizione bellica a Mantinea del 385 a.C. viene brevemente raccontata nelle Elleniche di Senofonte, nella Vita di Pelopida di Plutarco e nella Perie- gesi della Grecia di Pausania. Plutarco e Pausania riportano anche l’aneddoto di Epaminonda e Pelopida, mentre Senofonte si sofferma sull’interessante stratagemma usato da Agesipoli per prendere Mantinea (il re spartano fece deviare il corso di un fiume “allagando” le mura della città). Per descrivere i caratteri dei due soldati tebani ho attinto anche dall’opera De viris illustribus di Cornelio Nepote. Questa pillola è quindi la fusione dei testi di quattro autori antichi diversi, che ho tentato, pur con qualche difficoltà, di far coesistere. Non deve stupire il fatto che Pelopida ed Epaminonda, famosi per aver piegato l’e- gemonia spartana nella battaglia di Leuttra (371 a.C.), abbiano militato anche tra i ranghi dell’esercito di Agesipoli. A quell’epoca infatti le alleanze tra poleis greche erano estremamente volubili. Concludo l’approfondimento dicendo che Epaminonda e Pelopida, pur avendo contribuito al crollo della potenza di Sparta, non ne furono la causa principale. Il declino dei lacedemoni fu dettato più che altro da problematiche interne.
135
Nel 370 a.C. Epaminonda era il miglior generale della Grecia. Egli era riuscito a trasformare Tebe, una polis di secondaria importanza, nella dominatrice assoluta della penisola ellenica, in grado di scon- figgere persino la possente armata spartana. Vi era tuttavia un oratore tebano, un tale Meneclide, che accusava Epaminonda di essere inetto e presuntuoso, sottolineando come il generale ritenesse di poter ga- reggiare per gloria bellica persino con il grande Agamennone. Allora Epaminonda, secondo il racconto dello storico Cornelio Nepote, gli rispose: «Meneclide, se pensi che io gareggi con Agamennone, sbagli, perché costui, con tutta la Grecia, prese a malapena una sola città in dieci anni; io invece, con questa nostra sola città e in un sol giorno, ho dato la libertà a tutta la Grecia, sgominando gli spartani».
Lo scambio di battute tra Meneclide ed Epaminonda è descritto nell’opera De viris illustribus dello storico Cornelio Nepote, che è la principale fonte sulla vita del generale tebano. La battaglia a cui fa riferimento Epaminonda è quella di Leuttra, combattuta nel 371 a.C. tra Sparta e la Lega beotica, capeggiata da Tebe.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 132 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA
133

136
Nel 364 a.C. Laide di Corinto era la prostituta (o meglio, l’etera) più famosa del mondo antico. Era talmente bella che le furono dedi- cati dipinti, commedie e persino opere filosofiche. Nonostante le sue tariffe fossero molto elevate, tutti i personaggi più in voga volevano essere suoi amanti. Un aneddoto racconta che tra questa moltitudine di partners, Laide si innamorò dell’atleta Eubota di Cirene (ricca città libica). Eubota si trovava in Grecia per partecipare alle Olimpiadi e promise quindi a Laide di portarla con sé a Cirene in caso di vittoria. Le olimpiadi furono un grande successo per Eubota, che ottenne ben due vittorie. L’atleta “mantenne” quindi la sua promessa: fece fare un ritratto di Laide che portò con sé a Cirene. L’etera si disperò a tal punto da diventare un’alcolizzata, affondando la sua tristezza nel vino fino all’ultimo dei suoi giorni.
L’aneddoto di Laide ed Eubota è raccontato dagli scrittori antichi Clemente Alessandrino ed Eliano Tattico. All’epoca in Grecia esistevano due famose etere chiamate “Laida”. Le storie delle due donne vennero spesso sovrapposte dagli antichi, per cui attualmente non è semplice distinguere tra le due.
137
Verso il 360 a.C. un’orda di galli boi, proveniente dalle regioni tran- salpine, si riversò sull’Italia in cerca di fertili territori in cui stanziarsi. All’epoca il Nord Italia era disseminato di insediamenti etruschi, come la città di Felsina, che venne conquistata dagli invasori stranieri. Per circa due secoli i boi dominarono la città, finché, nel 191 a.C., i con- soli di Roma furono incaricati dal Senato di portare l’intera regione sotto il dominio dell’Urbe. I boi provarono a opporsi, ma di fronte alla disciplina delle legioni furono costretti a capitolare. Lo storico Tito Livio racconta: «I romani, riuniti gli eserciti, percorsero il territorio dei boi, saccheggiandolo, fino alla città di Felsina. Quella città con le altre fortezze circostanti e quasi tutti i boi, a eccezione dei giovani, che avevano preso le armi per fare bottino e si erano ritirati in foreste poco accessibili, fecero atto di sottomissione».

Pillole di storia antica II PARTE.indd 133 04/10/19 16:16

134 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Dato che le nuove conquiste effettuate dai romani necessitavano di protezione, il Senato decise di fondare una nuova colonia-roccaforte sui resti dell’antica Felsina. Nacque quindi Bononia, un piccolo in- sediamento impregnato di tradizioni etrusche, celtiche e romane, che con il passare dei secoli crebbe fino a diventare una delle città più importanti d’Italia. Attualmente è conosciuta come Bologna.
La data ufficiale della fondazione di Bononia è il 189 a.C. e attualmente in città sono ancora presenti resti di tutte e tre le civiltà citate. Sull’etimologia del termine “Bologna” vi sono diversi dubbi. L’ipotesi prevalente è che il nome derivi dalla parola celtica bona che significa “luogo fortificato” o “costruzione”, ma forse potrebbe anche trarre origine dal termine latino bonus, ovvero “virtuoso”, oppure da Bono, un antico re etrusco. La citazione di Tito Livio proviene dal libro xxxiii dell’opera Ab urbe condita.
In pieno giorno se ne andava in giro con una lanterna accesa, e siccome al- cuni gli domandarono perché lo facesse, Diogene rispose: «Cerco l’uomo».
Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi (vi, 41). 138
Nel 350 a.C. viveva a Corinto Diogene il Cinico, un filosofo con- siderato da molti un folle per il suo pensiero radicale e le sue azioni poco convenzionali. Diogene riteneva che gli uomini fossero schiavi delle abitudini e della necessità di apparire sempre civilizzati. Secondo il filosofo l’unica felicità era riscontrabile nell’abbandono delle ipo- crisie dell’ordine e della civiltà. Per dimostrare la sua tesi, Diogene abbandonò ogni comodità e avere, vivendo alla giornata per le strade della città e dormendo dentro una botte. Per superare ogni barriera sociale, si esibiva in atti osceni come la libera masturbazione nelle piazze cittadine e reiterati insulti a coloro che vivevano schiavi delle loro maschere. Un giorno si presentò al mercato e chiamò a gran voce tutti gli uomini presenti, che gli si affollarono attorno per sentire cosa avesse da dire. Diogene iniziò allora a colpirli con il bastone, dicen- do: «Ho chiamato uomini, non merde!». Un altro aneddoto narra che Alessandro Magno, incuriosito da una personalità tanto eccentrica, si recò a Corinto per incontrare Diogene e lo trovò disteso al sole in una via cittadina. Il re macedone salutò quindi il filosofo e gli chiese

Pillole di storia antica II PARTE.indd 134 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 135
se avesse bisogno di qualcosa, e quello rispose: «Che ti sposti dal sole». Alessandro rimase talmente ammirato da quell’uomo senza regole che non lo temeva minimamente che disse ai suoi compagni: «Se non fossi Alessandro, io vorrei essere Diogene».
La fonte principale sulla vita di Diogene è l’opera Vite dei filosofi scritta da Diogene Laerzio, un autore greco che includeva nei suoi racconti sia storie che leggende. Personalmente credo che Diogene il Cinico abbia estremizzato la sua visione filosofica per dimostrare alle persone quanto fossero ridicoli e falsi certi comportamenti, assunti solo per salvaguardare determinate convenzioni sociali. Si potrebbe considerare una linea di pensiero simile alla tematica delle maschere pirandelliane, solo che Diogene la formulò con oltre duemila anni di anticipo.
Le prossime pillole sono quelle che più mi stanno a cuore. Oggigior- no tutti conoscono le celebri imprese di Cesare, Alessandro Magno, Annibale... eppure vi furono uomini altrettanto grandi il cui nome venne perso tra le pieghe della storia. Uno di questi fu Timoleonte di Corinto. Lessi la sua storia per la prima volta a 16 anni e me ne in- namorai. Da allora ho iniziato a scrivere un romanzo, a cui aggiungo circa una ventina di pagine ogni anno, con la speranza che per i miei 40/50 anni possa essere terminato. Essendo il mio personaggio storico preferito, ho deciso di suddividere la sua storia in più parti per dargli maggior risalto.
139
Nel 345 a.C. la Sicilia si trovava nel caos. Le città erano tutte gover- nate da tiranni in continuo conflitto tra loro. Siracusa, centro econo- mico e militare dell’isola, era vigilata con ferocia dall’inetto tiranno Dionisio il Giovane. Come se non bastasse, un immenso esercito cartaginese, con decine di migliaia di guerrieri e centinaia di navi da guerra, si preparava a conquistare e saccheggiare l’intera isola. Spinti da questa situazione apocalittica, i cittadini di Siracusa decisero di inviare una delegazione in Grecia in cerca di aiuto. Essi si rivolsero a Sparta, la più potente delle città e loro vecchia alleata. Ma gli spartani si rifiutarono di intervenire, ritenendola una missione impossibile.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 135 04/10/19 16:16

136 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Gli ambasciatori, sconsolati, decisero di provare con Corinto, una polis non particolarmente potente, ma che aveva fortissimi legami con loro, in quanto Siracusa era stata fondata secoli prima proprio da esuli corinzi. I corinzi si resero subito conto che inviare un esercito in Sicilia sarebbe stato un suicidio, ma si sentivano obbligati a interve- nire per onore, troppo legati ai loro alleati siracusani. Così decisero di salvare le apparenze, inviando un generale quasi settantenne caduto in disgrazia, una decina di navi e circa 700 uomini, per lo più mercenari, nettamente i più sacrificabili per la città. Quel viaggio era una farsa, un suicidio annunciato, una missione semplicemente impossibile. Ma quel generale quasi settantenne la pensava in un altro modo. Il suo nome era Timoleonte e quel viaggio in nave era solo l’inizio dell’impresa più incredibile di tutti i tempi.
Commento:
Il motivo per cui questo personaggio mi sta tanto a cuore è proprio il fatto che sia stato “dimenticato” dalla storia. Oggigiorno solo pochi “nerd dell’antichità” come me conoscono il suo nome. Eppure le sue imprese furono assolutamente incredibili, non meno di quelle di Leonida, per fare un semplice esempio. Perché quindi la storia decise di ignorarlo? Non so dirlo. Ho delle ipotesi, ma ritengo che non vi sia davvero una risposta. A volte la storia agisce “per caso”. Talvolta una marca diventa virale e la concorrente sprofonda nell’anonimato, senza che vi sia una vera motivazione. Con questa pillola ho voluto ricordare l’esistenza di quegli uomini sprofondati nell’anonimato, come Timoleonte.
140
Continuazione pillola precedente: verso il 344 a.C. Timoleonte partì da Corinto con 10 navi e 700 mercenari per una missione impossibile: salvare la Sicilia. Per avere una benché minima speranza di successo, egli doveva superare tre ostacoli. Il primo era costituito dall’impo- nente flotta cartaginese, che sorvegliava le coste dell’isola pronta a stroncare qualunque invasione straniera sul nascere. Il secondo era incarnato in Iceta di Lentini, il più furbo, spietato e ambizioso tra i tiranni, al comando di 5000 feroci guerrieri. Il terzo era rappresentato dalle imponenti mura di Siracusa, che per secoli avevano resistito a innumerevoli assedi. Chiunque volesse avere una possibilità di con- trollare l’isola doveva oltrepassare quelle mura e prendere la città.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 136 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 137
L̓antica Corinto, in una ricostruzione del 1885.
Timoleonte sapeva di non poter superare questi ostacoli con l’uso della forza: era vecchio e disponeva di pochi uomini. Ciò che il corin- zio possedeva, tuttavia, era l’ingegno e la capacità di non arrendersi mai, anche di fronte all’impossibile. Ironicamente, la prima cosa che fece fu convocare i comandanti cartaginesi nella piazza pubblica di Reggio, annunciando proprio di volersi arrendere. Ma mentre questi si riunivano nella piazza Timoleonte approfittò del caos cittadino per dileguarsi tra le vie, raggiungere le navi ancorate al porto e sbarcare in Sicilia. I cartaginesi si accorsero presto che qualcosa non stava andando secondo i piani, ma furono trattenuti dalle autorità di Reggio (greche come Timoleonte). Il primo ostacolo era stato superato, ma Iceta non sarebbe stato sconfitto tanto facilmente. Il tiranno diresse i propri uomini contro il rivale corinzio presso l’antica città di Adranon, pronto a farlo a pezzi. Timoleonte fece quindi l’unica cosa che nessuno si sarebbe mai aspettato da lui: attaccò per primo, con tutte le proprie forze. Malgrado l’età avanzata, imbracciò lancia e scudo e si lanciò nella mischia, di fronte a tutti i suoi soldati, che lo seguirono urlando con tutta la propria forza. Nonostante la netta inferiorità numerica, l’impeto dell’attacco a sorpresa spaventò gli uomini di Iceta che,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 137 04/10/19 16:16

138 PILLOLE DI STORIA ANTICA
colti alla sprovvista, si ritirarono. Timoleonte aveva vinto, ma Iceta non aveva intenzione di arrendersi. Lo spietato tiranno assoldò sicari da ogni angolo del mondo per eliminare personalmente il corinzio. Ma ogni tentativo di assassinio puntualmente falliva, spesso per motivi totalmente fortuiti, come quella volta in cui un sicario venne riconosciuto poco prima di colpire da un passante che lo conosceva personalmente. Si diffuse la voce che Timoleonte fosse protetto dalla dea Tiche, la personificazione della fortuna, e molti sicelioti super- stiziosi si unirono alla sua causa. Pare che Tiche intervenne anche per aiutare il generale corinzio a superare il terzo ostacolo, le mura siracusane. Dionisio il Giovane, assediato da Iceta e dai cartaginesi, vistosi perduto, offrì spontaneamente la città a Timoleonte, in cambio della promessa di aver salva la vita.
Timoleonte aveva vinto. In soli cinquanta giorni era riuscito a sbar- care, sconfiggere Iceta e prendere Siracusa. Fu a questo punto che i cartaginesi capirono di dover schierare in campo tutte le proprie forze: non avrebbero più commesso l’errore di sottovalutare l’anziano gene- rale corinzio. Così un paio di anni dopo, con oltre 70.000 uomini, tra cui un reparto del battaglione sacro (l’élite dei soldati di Cartagine), mossero verso di lui. Timoleonte raccolse in fretta e furia 6000 uomini e si preparò ad affrontare un esercito numericamente dieci volte supe- riore al proprio. Un’altra impresa impossibile. Un’altra sfida epocale per il protetto di Tiche.
Commento:
A una festa, un paio di anni fa, ero con un’amica ed eravamo entrambi inebriati dal vino. Quella sera abbiamo chiesto a circa trenta persone, totalmente a caso, se avessero mai sentito il nome di Timoleonte, ricevendo solo risposte negative. Sogno un mondo in cui almeno una di quelle trenta persone possa dirmi di co- noscerlo. So che è assurdo, ma giuro che è anche la verità.
141
Continuazione pillola precedente: verso il 341 a.C. un esercito di 70.000 feroci guerrieri cartaginesi sbarcò sulle coste della Sicilia, nei pressi di Marsala, con il preciso intento di sottomettere l’intera isola. La notizia giunse presto a Siracusa e molti dei suoi cittadini fuggirono,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 138 04/10/19 16:16

PILLOLE DI STORIA ANTICA 139
pensando che fosse giunta l’ora della fine. L’unico che osò opporsi fu Timoleonte, che dopo aver raccolto un esiguo numero di soldati si diresse verso il nemico. Lo storico Plutarco racconta: «Lungo la strada circa 1000 uomini furono colti dalla paura e si ritirarono pensando che Timoleonte non fosse sano di mente, ma ormai fuori di senno per l’età se voleva procedere con soli 5000 fanti e 1000 cavalieri contro 70.000 nemici». La Sicilia era sull’orlo del baratro, ma l’anziano generale corinzio si disse felice di essere rimasto solo con i più valorosi, solo con coloro disposti a morire in difesa della propria terra.
Dopo poche giornate di cammino l’esercito greco arrivò nei pressi del fiume Crimiso e si fermò su un’altura, osservando l’immensa armata cartaginese che si apprestava ad attraversare il corso d’acqua. I primi a guadare il fiume, subito dopo le quadrighe, furono 10.000 opliti armati di scudi bianchi e lucenti: il battaglione sacro, l’élite dei soldati di Cartagine. Fu a questo punto che Timoleonte intuì di avere un vantaggio. Egli poteva attaccare mentre le forze nemiche erano divise dal fiume e intente al suo complicato attraversamento. «Timoleonte prese lo scudo e gridò ai suoi fanti di seguirlo e di farsi coraggio. Sembrò che egli usasse una voce soprannaturale e più forte del solito, sia che l’alzasse così di tono per l’ardore e il coraggio, sia che la voce di un demone, come allora molti pensarono, risuonasse con la sua. Subito i fanti risposero facendo eco alle sue grida e lo pregarono di condurli all’attacco senza attendere oltre».
I greci piombarono sul nemico facendone strage. I cartaginesi, sor- presi e resi maldestri dall’acqua, non riuscirono a opporre una valida resistenza. Il grosso dell’esercito punico, rimasto sull’altra sponda del fiume, non riuscì a valutare l’entità delle truppe scese in campo a causa della forte nebbia e vedendo il battaglione sacro distrutto, fuggì in preda al panico.
Timoleonte, incredibilmente, contro ogni possibile previsione, aveva vinto. L’anziano generale corinzio fece quindi grande bottino nell’ac- campamento nemico e tornò a Siracusa, dove venne accolto come il salvatore dell’isola.
Negli anni successivi Timoleonte si occupò dei restanti tiranni greci che affliggevano la Sicilia, tra cui Iceta di Lentini, che condannò a morte. Dopo di che fece approvare una costituzione di stampo liberale che restituisse la democrazia e garantisse validi diritti ai cittadini. Emise inoltre un bando per ripopolare le città distrutte dalla guerra,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 139 04/10/19 16:17

140 PILLOLE DI STORIA ANTICA
inviando messi in tutto il mondo greco e dividendo equamente le terre tra i nuovi coloni. Infine, afflitto da un grave problema alla vista, si ritirò a vita privata, rimanendo sempre a disposizione di chiunque avesse bisogno di un consiglio.
Morì di vecchiaia, stimato da tutti. Al suo funerale si presentarono migliaia di persone da ogni angolo del mondo. Davanti alla folla in lacrime, l’araldo lesse: «Il popolo di Siracusa dà sepoltura a Timole- onte di Corinto, figlio di Timodemo, con una spesa di duecento mine; ha deciso inoltre di onorarlo per sempre con gare musicali, ippiche e ginniche perché egli dopo aver rovesciato i tiranni, vinto i barbari, ripopolate le città che erano distrutte, ha ridato le leggi ai sicelioti».
Commento:
Non vi è alcun dubbio che Timoleonte di Corinto abbia salvato la Sicilia. Nes- sun altro avrebbe avuto la forza e l’interesse per fermare l’immenso esercito invasore. Senza Timoleonte la Sicilia sarebbe diventata territorio cartaginese, Siracusa sarebbe caduta e moltissimi sicelioti sarebbero morti o finiti in catene. Ma l’anziano generale corinzio fece di più, fornendo una costituzione liberale che sembrava irrealizzabile fino a pochi anni prima e risolvendo il drastico problema del crollo demografico. Sinceramente non credo che la Sicilia possa vantare, in tutta la sua storia, un eroe più grande di Timoleonte. Egli, partito come carne da macello, con sole dieci navi e una manciata di mercenari riuscì a compiere delle gesta ritenute semplicemente impossibili. Gli storici antichi considerarono Timoleonte come un paladino schierato contro i despoti e gli oppressori: egli destituì moltissimi tiranni, e quattro di loro li fece mandare a morte. Cinque per la verità, se si vuole considerare anche il fratello. Ma questa è un’altra storia, che andrà raccontata in un prequel adatto.
142
Prequel pillole precedenti: Nel 380 a.C., molti anni prima di diventare il più grande eroe della Sicilia, Timoleonte era solo un giovane greco come tanti, appartenente a una nobile famiglia di Corinto. Egli aveva un fratello maggiore di nome Timofane, molto diverso da lui per carattere: Timoleonte era un pacato idealista, Timofane era invece un guerriero ambizioso e senza paura. I due fratelli divennero una coppia insepa- rabile dell’esercito di Corinto, finché un giorno, durante una violenta battaglia, Timofane corse un grande pericolo: il suo cavallo, colpito a morte, lo fece precipitare a terra tra i nemici. Timoleonte intervenne

Pillole di storia antica II PARTE.indd 140 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 141
prontamente in aiuto del fratello, correndo verso di lui e coprendolo con lo scudo appena in tempo per salvargli la vita. Ma questo episodio non rafforzò il loro legame, anzi, creò forse una piccola rottura. Timofane era infatti troppo orgoglioso per accettare di essere aiutato, e l’invidia per la crescente popolarità di Timoleonte iniziò ad annebbiargli la mente.
Poco tempo dopo Timofane fu incaricato di difendere Corinto con un corpo di 400 feroci mercenari. Egli tuttavia voleva provare alla sua famiglia, alla città, all’intera Grecia, di essere migliore del fratello, e di poter condurre la patria verso nuovi gloriosi orizzonti. Sfruttò quindi il suo incarico per farsi proclamare tiranno e mise a morte i cittadini più facoltosi della città. Timoleonte tentò con ogni mezzo di persuaderlo ad abbandonare i suoi folli propositi, ma non ci fu mo- do di farlo ragionare. Plutarco racconta: «Timofane lo respinse con disprezzo. Allora Timoleonte prese con sé un suo parente e un suo amico e tutti e tre, circondandolo, supplicarono Timofane di essere ragionevole e di cambiare condotta. Egli prima rise di loro e poi si lasciò trascinare dalla collera e dalla furia; allora Timoleonte si scostò di poco dal fratello e gli si mise di fronte, a viso coperto, piangendo, mentre gli altri, sguainate le spade, lo uccisero».
La morte di Timofane fu il momento più difficile della vita di Timo- leonte: invece di essere premiato per il suo gesto, venne disprezzato e bandito dalla vita pubblica di Corinto. Come racconta Cornelio Nepote, persino «la madre poi, dopo il fatto, non ammise più il figlio in casa presso di sé; né mai l’incontrò senza maledirlo e apostrofarlo come empio fratricida». Timoleonte trascorse gran parte della propria vita soffrendo, bandito dal disprezzo di coloro che aveva salvato. Più di una volta pensò al suicidio, ma alla fine, per inerzia, continuò la sua misera esistenza, fino al giorno in cui una delegazione di cittadini siracusani arrivò in città implorando aiuto. Ma questa è un’altra storia, che credo di aver già raccontato.
Le principali fonti sulla vita di Timoleonte sono la biografia scritta da Plutarco, contenuta all’interno delle Vite parallele, quella di Cornelio Nepote, nell’opera Gli uomini illustri e la Biblioteca storica di Diodoro Siculo. In questo prequel mi sono preso un’enorme licenza, che di norma non mi concedo: ho infatti ipotizzato il collegamento (non citato dalle fonti antiche) tra l’episodio del salvataggio e la successiva rivalità tra i due fratelli. Ho compiuto questa scelta per una serie di indizi, disseminati tra le opere di Plutarco e Nepote, che mi hanno fatto ritenere plausibile una tale dinamica emotiva.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 141 04/10/19 16:17

142
PILLOLE DI STORIA ANTICA

143
Verso il 337 a.C. Timoleonte di Corinto era l’uomo più amato della Sicilia. Dopo aver salvato l’isola dai cartaginesi, debellato i tiranni e ridato delle leggi “democratiche” ai sicelioti, l’anziano generale si era ritirato a vita privata, senza pretendere riconoscimenti di alcun genere. Tuttavia anche Timoleonte, come tutti, aveva i suoi detrat- tori. Lo storico Cornelio Nepote racconta: «Quando un tal Lafistio, litigioso e ingrato, pretese da Timoleonte l’impegno di comparire in tribunale affermando di volerlo citare in giudizio, molta gente accorse pronta a menare le mani per punire l’impudenza di quell’individuo. Timoleonte li dissuase, ricordando che egli aveva affrontato grandi travagli e immensi pericoli proprio perché sussistesse quel diritto, per Lafistio e per chiunque altro. Diceva infatti che la libertà consiste nel concedere a tutti il ricorso alle leggi».
Timoleonte, nel ritratto ottocentesco del pittore Giuseppe Patania.
Vi fu un altro episodio simile nel quale Timoleonte venne criticato

Pillole di storia antica II PARTE.indd 142
04/10/19
16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 143
da un demagogo di nome Demeneto. Il generale corinzio, secondo Plutarco, reagì «ringraziando gli dei, poiché egli aveva pregato per vedere i siracusani padroni della propria libertà di parola».
Oggigiorno tutti conoscono le idee illuministe di Voltaire, riassunte dalla scrittrice Evelyn Hall nella celebre frase «non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dir- lo». Sono in pochi invece a sapere che Timoleonte di Corinto applicò concetti simili con oltre duemila anni di anticipo.
Purtroppo, non disponiamo di resoconti sulla vita di Timoleonte a lui con- temporanei. Le tre fonti principali (Plutarco, Nepote e Diodoro), infatti, sono successive di qualche secolo, e sono probabilmente influenzate da un certo grado di idealizzazione del personaggio. Voglio inoltre precisare che le date riportate nelle ultime cinque pillole sono soggette a un discreto grado di incertezza.
144
Nel 343 a.C. Agatocle era un umile ragazzo che lavorava come va- saio in una bottega di Siracusa. Un poveraccio con un lavoro ingrato, destinato a vivere una vita mediocre e non essere ricordato da nessuno. Ma un giorno Agatocle conobbe Damas, un ricco generale in cerca di un giovane amante. A volte la storia passa attraverso l’incontro casuale di due persone tanto diverse, unite da un letto. Damas si affezionò ad Agatocle e gli insegnò tutto ciò che sapeva. Il ragazzo cominciò quin- di un’impressionante carriera militare, finché, alla morte del nobile, prese il suo posto e sposò persino l’ex moglie del generale. Ma una volta assaggiato il potere, Agatocle non poté più farne a meno. Spinto dalla sua ambizione senza confini, provò a imporsi con la forza sul governo di Siracusa, ma fu sconfitto dai nobili e bandito dalla città. Non dandosi per vinto, a ciò che rimaneva degli uomini di Damas unì poveracci, banditi, disperati, esiliati. Chiunque non avesse uno scopo nella vita e fosse in grado di brandire un’arma. Con questo piccolo esercito iniziò una guerriglia nelle campagne siciliane. I nobili di Sira- cusa, stanchi della situazione, decisero di richiamare Agatocle in città, a patto che disperdesse il suo esercito di disperati e giurasse davanti alla dea Demetra di rispettare la democrazia e la pace. Agatocle entrò nel tempio di Demetra e giurò che avrebbe rispettato i patti. Qualche

Pillole di storia antica II PARTE.indd 143 04/10/19 16:17

144 PILLOLE DI STORIA ANTICA
tempo dopo, aprì le porte della città al suo esercito di briganti. Molti dei seicento nobili del consiglio furono trucidati e Siracusa fu messa a ferro e fuoco. Le porte della città vennero sigillate, per impedire agli abitanti di fuggire. Fu una trappola mortale: stupri, umiliazioni, furti, soprusi, morti... per due interi giorni. Subito dopo Agatocle, mentre il sangue ancora macchiava le strade, convocò un’assemblea popolare e davanti alla folla esultante divenne tiranno con poteri assoluti.
La figura di Agatocle è molto controversa e discussa. Gli storiografi antichi suoi contemporanei si divisero sul suo conto: alcuni (in particolare Callia, che visse alla sua corte) ne scrissero favorevolmente e altri (come Timeo) molto negativamente. Le principali fonti sopravvissute sono la Biblioteca storica di Diodoro Siculo e le Storie di Polibio.
145

Nel 342 a.C. Filippo il Macedone acquistò da un mercante un cavallo di rara maestosità e bellezza per l’impressionante cifra di 13 talenti d’argento. Il cavallo si chiamava Bucefalo ed era forse un esemplare di una delle più antiche razze equine del mondo, gli Akhal-Teke, i “cavalli celesti”. Bucefalo inizialmente non voleva saperne di farsi domare e, data la sua maestosità, tutti avevano paura ad avvicinarsi. Ma Alessan- dro, figlio del re Filippo, notò che il cavallo era tanto agitato perché spaventato dalla propria ombra. Così si avvicinò e gli rivolse il muso verso il sole. L’animale si calmò e i due non si separarono mai più.
Bucefalo condusse Alessandro Magno in tutte le sue avventure, dai monti greci fino alle sponde del fiume Indo, alla conquista di buona parte del mondo conosciuto. In seguito alla battaglia dell’Idaspe contro il re indiano Poro, il celebre equino, ormai anziano, trovò la morte. Secondo alcuni autori perì di vecchiaia, secondo altri per le ferite ripor- tate in guerra. Alessandro gli concesse gli onori militari e fondò in suo onore la città di Bucefala, i cui resti si trovano attualmente in Pakistan.
Bucefalo è citato nei testi di molti autori antichi, tra cui Plutarco, Aulo Gellio, Curzio Rufo e Arriano. Le descrizioni più complete del cavallo sono quelle for- nite da Plutarco nella biografia di Alessandro, all’interno delle Vite parallele. Per quanto riguarda la razza del cavallo, esistono solo ipotesi di studiosi moderni (gli autori antichi non danno indicazioni precise a riguardo).

Pillole di storia antica II PARTE.indd 144 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
145

146
Verso il 340 a.C. l’ateniese Eutias accusò di empietà l’influente etera Frine, famosa in tutta la Grecia per la sua bellezza. In particolare, Eutias sosteneva che Frine avesse ignorato le antiche tradizioni di Atene organizzando indecenti orge nel tempio di Apollo. Come se non bastasse, la cortigiana era sospettata di aver introdotto in città il culto di una divinità straniera. Si trattava di accuse molto gravi, che avrebbero potuto comportare una condanna a morte. Lo stimato ora- tore Iperide provò a difendere Frine, di cui era amante, pronunciando brillanti discorsi. Tuttavia, quando si accorse che le parole non sareb- bero bastate a evitare la condanna della sua amata, lo scaltro avvocato ricorse a un insolito stratagemma, sospeso tra realtà e leggenda: nel momento cruciale del processo strappò la veste di Frine per mostrare a tutti il suo splendido seno. Abbagliati da tanta bellezza, i giudici la assolsero da ogni accusa.
Questa pillola è incerta dall’inizio alla fine, perché le fonti antiche (Posidippo, Quintiliano, Ateneo, Pseudo-Plutarco...) che narrano la storia di Frine sono ro- manzate e tra loro contrastanti. Non si conosce quindi con sicurezza né la data, né la causa del processo, né il modo in cui si svolsero i fatti. Anche gli studiosi moderni hanno offerto differenti ricostruzioni della vicenda. Secondo alcuni, Eutias era un ex amante di Frine che agì spinto dalla gelosia. Secondo altri, si trattava di un sicofante che accusava le persone su commissione (come prestano- me), e sarebbe stato ingaggiato da nobili ateniesi conservatori che vedevano di cattivo occhio personaggi democratici come Iperide e Frine. La principale fonte che ho consultato è l’articolo Frine: cortigiana mediatica della professoressa Eleonora Cavallini.
147
Nel 336 a.C. Alessandro Magno divenne il nuovo re dei macedoni. Per affermare la sua autorità sul trono e conquistare il favore delle masse, il giovane condottiero tentò di associare sé stesso al mondo divino.
Da quel momento, secondo la tradizione, gli ateniesi proibirono agli imputati di essere presenti al momento della sentenza, per evitare di sottoporre i giudici a eccessive sollecitazioni emotive.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 145 04/10/19 16:17

146 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Questo desiderio è ben espresso in un aneddoto raccontato da Plutarco, secondo il quale Alessandro, prima di partire alla conquista dellʼAsia, «volle consultare il dio e venne a Delfi (la sede di un famoso oracolo); il caso volle che fossero giorni infausti, nei quali non è consentito dare responsi. Per prima cosa egli mandò a chiamare la sacerdotessa, la quale non voleva venire; allora ci andò di persona e la trasse a forza al tempio, ed ella, come sopraffatta dal suo ardore, disse: “Ma tu sei invincibile, ragazzo!”. A quelle parole Alessandro disse di non aver più bisogno di alcun vaticinio, perché aveva saputo da lei ciò che desiderava».
Questo leggendario aneddoto rappresenta solo un piccolo esempio della capacità del sovrano macedone di interpretare qualunque presa- gio a proprio vantaggio, mostrandosi sempre favorito dalle divinità. In seguito Alessandro si spinse oltre, facendosi riconoscere come semidio dallʼoracolo di Ammone in Egitto e rivendicando persino una discendenza da Perseo, lʼeroe ritenuto capostipite del popolo persiano.
Tutti questi accorgimenti, considerabili a prima vista come i deliri di onnipotenza di un uomo capriccioso, racchiudevano forti segnali di propaganda politica. Alessandro infatti, in un’epoca in cui i rituali religiosi godevano di estrema importanza, stava affermando di poter legittimamente regnare sui greci, sugli egizi e sull’intero Impero persiano, come una “divinità” comune a molti popoli.

148
Nel 335 a.C. Alessandro Magno ordinò la distruzione di Tebe, rea di essersi ribellata alla sua autorità. Il cruento saccheggio della città greca doveva essere da esempio per tutte le altre poleis con propositi di rivolta. Lo storico Plutarco racconta: «Tra le molte sventure e le gravi crudeltà che la città patì, ci fu questa: alcuni traci entrarono a forza in casa di Timoclea, donna onorata e saggia, e ne rapinarono le ricchezze mentre il loro comandante, dopo averle fatto vergognosa violenza, le chiese se avesse nascosto da qualche parte oro e argento. Ella ammise di averne, lo condusse, lui solo, in giardino e gli indicò il pozzo nel quale disse di aver gettato quanto di più prezioso possedeva. Il comandante trace si curvò a esaminare il luogo ed ella, da dietro, lo spinse giù, per poi ucciderlo lanciandogli contro parecchie pietre».

Pillole di storia antica II PARTE.indd 146 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 147
Timoclea fu quindi portata in catene da Alessandro per essere giu- dicata. Tutti si aspettavano una condanna irremovibile, ma il giovane condottiero macedone fu colpito dalla sicurezza glaciale mostrata dalla donna. Timoclea avanzava infatti calma e fiera, come se non le importasse di morire. Quando Alessandro le chiese chi fosse, ella rispose di essere la sorella di un generale onorevole, morto combatten- do la tirannia dei macedoni. Alessandro rimase talmente colpito dalle sue azioni e dall’audacia della sua risposta, che concesse la libertà a Timoclea e ai suoi figli.
L’aneddoto di Timoclea, forse leggendario, è raccontato da Plutarco nella Vita di Alessandro e da Polieno nell’opera Stratagemmi. La figura dell’eroina tebana nel corso dei secoli ha ispirato innumerevoli artisti, come la pittrice italiana sei- centesca Elisabetta Sirani, che ha realizzato un magnifico quadro sulla vicenda intitolato Timoclea uccide il capitano di Alessandro Magno.
149
Nel maggio del 334 a.C. Alessandro Magno, sbarcato in Asia da pochi mesi, giunse con il suo esercitò nella cittadina frigia di Gordio. Dopo averla ridotta in suo potere, Alessandro entrò nel tempio di Zeus
Alessandro Magno,
in una stampa del 1905.


Pillole di storia antica II PARTE.indd 147 04/10/19 16:17

148 PILLOLE DI STORIA ANTICA
e posò lo sguardo sul carro che secondo la tradizione aveva traspor- tato Gordio (il primo re mitologico della Frigia, da cui la città aveva preso il nome). All’apparenza sembrava un carro qualunque, ma a contraddistinguerlo era il giogo, avvinto con una serie di molteplici nodi talmente avviluppati fra loro da renderne impercettibile l’in- treccio.
Secondo un’antica leggenda quello era un carro sacro dedicato a Zeus, e chiunque fosse stato in grado di sciogliere il nodo sarebbe diventa- to il nuovo padrone dell’Asia. Il celebre condottiero macedone non poté esimersi dal tentare l’impresa, come racconta lo storico Curzio Rufo:
Alessandro venne colto dalla smania di essere lui ad avverare la profezia. S’af- follavano intorno al re sia frigi che macedoni: gli uni in ansiosa attesa, gli altri preoccupati per la sua esagerata autostima. La sfilza dei legacci si presentava infatti tanto ingarbugliata che né ragionandoci né aguzzando la vista era possibile stabilire dove cominciasse o dove s’andasse a cacciare ciascun nodo. Alessandro, dopo essersi cimentato a lungo con quei nodi occulti, alla fine esclamò: “Non importa in che modo vengano sciolti!”, e, tranciato con un sol fendente di spada il viluppo delle cinghie, per un verso riuscì a eludere, per l’altro a realizzare la profezia dell’oracolo.
150
Nel settembre del 333 a.C. Alessandro Magno giaceva malato a letto, in bilico tra la vita e la morte. Il sovrano macedone, intento alla conquista dell’Impero persiano, era stato colto da un malessere durante un bagno nelle gelide correnti del fiume Cidno (nell’attuale Turchia). Le sue condizioni sembravano tragiche, tanto che i medici pensavano che non avesse alcuna speranza di salvarsi. L’unico che si mostrò convinto di poter sconfiggere la misteriosa malattia fu un tale Filippo di Acarnania, un esperto dottore che conosceva Alessandro fin dalla giovinezza. Tuttavia, mentre questi preparava la pozione guaritrice, giunse al capezzale del sovrano una lettera firmata dal generale Parmenione. Quest’ultimo raccomandava ad Alessandro di non fidarsi del medico Filippo, poiché si vociferava che fosse stato corrotto con l’oro persiano per avvelenarlo. Lo storico Plutarco racconta: «Alessandro lesse la lettera e senza mostrarla a nessuno la

Pillole di storia antica II PARTE.indd 148 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 149
mise sotto il cuscino. Quando, venuto il momento, entrò Filippo por- tando il farmaco in una tazza, Alessandro gli porse la lettera e prese la medicina tranquillamente, senza manifestare alcun sospetto. Fu uno spettacolo mirabile, degno di un teatro: l’uno leggeva, l’altro beveva; poi si guardarono in viso, ma non allo stesso modo: Alessandro aveva il volto sereno e manifestava fiducia verso Filippo; questi invece era fuori di sé per la calunnia, e ora invocava gli dèi e alzava le mani al cielo, ora si piegava sul letto e invitava Alessandro a farsi coraggio e a fidarsi di lui».
Alla fine la medicina fece effetto e l’intero esercito accorse a con- gratularsi con Filippo, ringraziandolo per i suoi servigi. Fu così che Alessandro Magno, grazie alla fiducia riposta nel vecchio amico, riuscì a salvarsi e riprendere la conquista dell’Asia.
La malattia di Alessandro presentava come sintomi febbre alta, pallore, insonnia, insufficienza respiratoria e spasmi. L’aneddoto del medico Filippo è raccontato da diversi autori antichi (Curzio Rufo, Arriano, Plutarco, Valerio Massimo...) in versioni abbastanza simili tra loro, che ho fatto coesistere in questa pillola.
151
Nel iv secolo a.C. le donne, nella società greca, non godevano di molte libertà. Esse non potevano partecipare alla vita pubblica, do- vevano sottostare alla volontà dei propri mariti e in molti casi non erano nemmeno ammesse ai banchetti in casa propria. Lo storico greco Teopompo di Chio racconta invece, in toni quasi scandalizzati, come le donne etrusche fossero molto più libere e lascive: «Presso i tirreni le donne sono tenute in comune, hanno molta cura del loro corpo e spesso si presentano nude tra gli uomini, talvolta anche tra di loro, in quanto non è disdicevole il mostrarsi nude. Stanno a tavola non vicino al marito, ma vicino al primo venuto di coloro che sono presenti, e brindano alla salute di chi vogliono. Sono potenti bevitrici e molto belle da vedere».

Tutto sommato, buon per gli etruschi.
Attualmente non sappiamo fino a che punto credere alle parole di Teopompo. Molti storici sostengono che il greco abbia volutamente ingigantito i fatti per porre i costumi etruschi in cattiva luce, specie di fronte alle antiche tradizioni greche.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 149 04/10/19 16:17

150 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Alcuni ritengono addirittura che quelle riportate da Teopompo siano solo dicerie e maldicenze. La verità è che non è semplice stabilire chi abbia ragione. Ciò che invece appare chiaro, considerando anche altre fonti e vari reperti archeologici, è che nella società etrusca le donne godessero di molte più libertà rispetto agli standard dell’epoca. Pare che queste fossero più emancipate, istruite, avessero diritto a gestire un patrimonio e a possedere una tomba a proprio nome.
152

Nel 333 a.C. Alessandro Magno giunse con il suo esercito a Sidone, una ricca città fenicia. Il condottiero macedone venne accolto a braccia aperte dagli abitanti del luogo, che costrinsero il loro sovrano, alleato dei persiani, a non opporre resistenza. Alessandro depose quindi il re di Sidone e chiese ai cittadini di scegliere un nuovo sovrano adatto all’incarico. La leggenda narra che gli fu indicato un tale chiamato Abdalonimo, un membro della famiglia reale caduto in disgrazia, talmente povero da essersi ritirato a coltivare un orticello in periferia. Lo storico Curzio Rufo racconta: «I cittadini entrarono con le insegne dell’abito regale nell’orto che Abdalonimo era intento a ripulire estir- pando erbacce. Quindi, salutatolo con l’appellativo di re, uno di loro gli disse: “Quest’abito che vedi sulle mie braccia, lo devi indossare al posto dei tuoi stracci. Lava il tuo corpo, liberati dal sudiciume e assumi lo spirito di un re, portandoti appresso codesta austerità in quella posizione di cui sei degno”».
Abdalonimo credette di essere nel mezzo di un sogno, ma venne aiutato dai suoi nuovi sudditi a lavarsi e a vestirsi con l’abito regale, ricamato in porpora e in oro. Infine, ancora incredulo, fu condotto alla reggia alla presenza di Alessandro. Il macedone, dopo averlo squadrato per bene, si disse soddisfatto della dignità del suo aspetto, ma volle sapere come avesse fatto a sopportare per tanto tempo la povertà. Abdalonimo rispose: «Queste mani mi sono bastate a far fronte alle mie necessità: a chi non ha nulla, nulla è mai mancato».
Alessandro rimase talmente colpito dal carattere di Abdalonimo che confermò la sua sovranità e la estese anche ai territori limitrofi alla città.
Il leggendario aneddoto di Abdalonimo è raccontato da Curzio Rufo nell’opera Storie di Alessandro Magno, da Giustino nelle Storie filippiche, da Plutarco nella Vita di Alessandro e da Diodoro Siculo nella Biblioteca storica. Questi autori

Pillole di storia antica II PARTE.indd 150 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 151
antichi narrano versioni diverse della vicenda: vi sono variazioni sia sulla città che sul nome del re fenicio, ma più o meno la trama della storia rimane sempre simile. Sebbene il racconto sembri leggendario, Abdalonimo è un personaggio storicamente esistito, il cui regno è attestato da riscontri numismatici.
p.s.: Secondo Curzio Rufo, quando i macedoni giunsero a Sidone, Alessandro incaricò il fidato amico Efestione di scegliere un nuovo re, e lui rimise la questione nelle mani di alcuni importanti cittadini sidonii. Ho tralasciato questo passaggio a mio avviso secondario (è solo un’ulteriore conferma della fiducia che Alessandro riponeva in Efestione) per non appesantire la pillola.
Poiché Dario voleva donargli diecimila talenti e dividere con lui l’Asia, e il generale Parmenione diceva: «Se fossi Alessandro accetterei», egli rispose: «Accetterei anch’io, se fossi Parmenione».
Alessandro Magno, citato negli Apoftegmi di re e generali di Plutarco
153

Nell’ottobre del 331 a.C. circa 50.000 soldati della lega corinzia, guidati da Alessandro Magno, avanzarono nella pianura di Gaugamela (situata nell’attuale Iraq). Ad attenderli vi era nientemeno che il Gran re Dario, alla testa di oltre 150.000 persiani. Quel giorno entrambe le fazioni sapevano di essere giunte allo scontro decisivo. Il vincitore avrebbe ottenuto il controllo sull’intero Medio Oriente, lo sconfitto avrebbe perso tutto.
Alessandro mise il valoroso veterano Parmenione a comando dell’ala sinistra dell’esercito, dopodiché mosse parte della cavalleria macedone contro quella persiana, verso il lato destro. Dario osservò la manovra del rivale e scagliò il grosso del proprio esercito contro Parmenione, considerandolo il punto debole del nemico. Innumerevoli carri da guerra, cavalieri e fanti, provenienti da ogni angolo dell’immenso Impero persiano, si lanciarono contro le limitate truppe di Parmenio- ne, pronte a spazzare via una volta per tutte gli invasori stranieri. Ma l’anziano generale macedone non era disposto a cedere. Egli aveva combattuto per decenni a fianco del padre di Alessandro, guadagnan- dosi sul campo il rispetto di tutti i suoi soldati. Decise quindi di serrare la formazione e di mantenere le posizioni, combattendo come un leone, fino all’ultimo uomo. Fu a questo punto che Alessandro, sfruttando

Pillole di storia antica II PARTE.indd 151 04/10/19 16:17

152 PILLOLE DI STORIA ANTICA
La battaglia di Gaugamela.

l’eroica resistenza del proprio luogotenente, guidò la carica decisiva contro il centro dell’esercito persiano, rimasto scoperto. I cavalieri del giovane condottiero irruppero tra le truppe nemiche, seminando morte e distruzione. Lo storico Curzio Rufo racconta: «Si narra che, sguainata la scimitarra, Dario fosse stato indeciso se scongiurare con una morte dignitosa l’onta della fuga. Ma sporgendosi dal suo carro si vergognava di abbandonare l’esercito dei suoi, che non si ritirava ancora tutto dalla battaglia, e mentre tentennava tra la speranza e la disperazione, a poco a poco i persiani cedevano e avevano allentato i ranghi. Ormai non si trattava più di una battaglia, ma di una strage, allorché anche Dario voltò il suo carro e si diede alla fuga».
Alessandro fu tentato di inseguirlo, ma in un momento di grande maturità ordinò ai propri uomini di tornare indietro, in soccorso di Parmenione, contro ciò che rimaneva delle truppe nemiche.
La battaglia di Gaugamela sancì di fatto il crollo dell’Impero persiano e aprì la strada della gloria eterna ad Alessandro, che divenne in pochi anni, a parere di molti studiosi, il più grande condottiero della storia.
Riguardo le cifre fornite per i due eserciti, in particolare per quello persiano, vi sono poche certezze. La verità è che decine di storici, sia antichi che moderni, hanno offerto stime estremamente diverse delle forze in campo. Si passa da epi-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 152 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 153
che ricostruzioni che vedono milioni di soldati coinvolti a “piccoli scontri” da poche decine di migliaia di uomini. In ogni caso tutti concordano sul fatto che l’esercito persiano fosse numericamente molto superiore a quello macedone. L’armata di Alessandro riuscì a vincere sfruttando la propria abilità in combat- timento e le geniali intuizioni tattiche del proprio condottiero. Da sottolineare anche lo stratagemma ideato dal macedone per neutralizzare i carri da guerra nemici: egli ordinò che la prima linea si spostasse di lato, attirando i carri in uno spazio vuoto circondato da linee serrate di lancieri addetti a terrorizzare i cavalli ed eliminare in seguito i cocchieri. Per quanto riguarda le fonti, la battaglia di Gaugamela è stata raccontata da quasi tutti gli antichi autori che hanno scritto di Alessandro. La descrizione probabilmente migliore è quella fornita da Arriano nell’Anabasi di Alessandro.
154

Nel 331 a.C. l’antica gloria di Sparta era ormai solo un pallido ricordo. I nuovi padroni della Grecia erano i macedoni, i quali disponevano di eserciti numerosi e ben addestrati. Al contrario gli spartani, dopo secoli di guerre, erano rimasti in pochi, ma desiderando la libertà più di ogni altra cosa tentarono comunque di opporsi alla supremazia straniera. Presso Megalopoli il valoroso re Agide iii condusse buona parte degli spartani rimasti contro l’immensa armata macedone. Curzio Rufo scrisse che «non ci fu battaglia più violenta; i lacedemoni erano rivolti verso gli antichi fasti, i macedoni verso quelli attuali; quelli combattevano per la libertà, questi per il dominio».
Gli spartani riuscirono inizialmente ad avere la meglio, ma ben presto la superiorità numerica dei macedoni emerse come fattore determi- nante. Re Agide si batté come un leone facendo strage dei nemici, ma alla fine l’esercito spartano cominciò a soccombere, reggendo a malapena le armi, viscide di sudore, quindi a cedere il passo e a ritirarsi. I macedoni incalzarono i resti delle truppe spartane, pronti a sterminare il nemico fino all’ultimo uomo. Accortosi che ogni spe- ranza era perduta, Agide decise di sacrificare sé stesso per salvare i propri compagni. Diodoro Siculo racconta gli ultimi attimi del re di Sparta: «Agide aveva combattuto gloriosamente e cadde solo dopo molte ferite. Mentre veniva trasportato dai suoi soldati indietro verso Sparta, si trovò circondato dal nemico. Comprendendo quindi di essere spacciato, ordinò agli altri di scappare e di salvarsi per servire ancora

Pillole di storia antica II PARTE.indd 153 04/10/19 16:17

154 PILLOLE DI STORIA ANTICA
il loro paese, mentre lui raccolse le armi e alzandosi in ginocchio si difese, uccise alcuni nemici finché non fu a sua volta colpito dal lancio di un giavellotto».
Nella battaglia di Megalopoli persero la vita oltre 5000 lacedemoni, ovvero una parte consistente dei cittadini rimasti. Secondo la tradizione Agide morì da eroe salvando molti compagni, ma Sparta non riuscì più a riprendersi dalla sanguinosa sconfitta.
Nello stesso periodo Alessandro Magno affrontò l’esercito persiano di Dario nella grande battaglia di Gaugamela. Ricevuta la notizia della vittoria macedone in patria, per mano del generale Antipatro, liquidò la vicenda descrivendo lo scontro di Megalopoli come “una battaglia di topi”. Le principali fonti sono la Storia di Alessandro Magno di Curzio Rufo e la Biblioteca storica di Diodoro Si- culo.
155
Nell’estate del 330 a.C. Alessandro Magno ingaggiò una guerriglia contro i mardi, un popolo di predoni che viveva sulle alture boscose dell’Ircania (attuale Iran). Durante il conflitto i mardi riuscirono a ra- pire il cavallo del condottiero macedone, chiamato Bucefalo. Appresa la notizia, Alessandro venne colto dal dolore e dall’ira, poiché teneva moltissimo al suo destriero: i due condividevano un profondo legame fin dei tempi della giovinezza, quando il macedone era riuscito, contro le aspettative di tutti, a domare il fiero animale. Alessandro ordinò quindi di rintracciare Bucefalo a ogni costo e tramite un interprete informò i barbari che se non l’avessero restituito nessuno ne sarebbe uscito vivo. I mardi sapevano che il macedone non minacciava mai a vuoto; così, in preda al terrore, gli consegnarono la bestia, insieme a parecchi altri doni. Alessandro risparmiò loro la vita ma, per punire l’affronto subito, devastò il territorio dei mardi fino alla loro resa definitiva.
L’episodio citato è raccontato da Curzio Rufo, Arriano e Plutarco, in versioni leggermente diverse. Questa pillola è basata principalmente sulla narrazione di Rufo, il quale, descrivendo il rapporto tra Alessandro e Bucefalo, scrisse: «Il cavallo non permetteva a nessun altro di salirgli in groppa, ma quando a volerlo montare era il re, si mostrava docile ad accoglierlo piegando spontaneamente le ginocchia, tanto da far pensare che si rendesse conto di chi portava».

Pillole di storia antica II PARTE.indd 154 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
155

156
Nel 329 a.C. Alessandro Magno giunse con il suo esercito in Battria (attuale Afghanistan), pronto a sottomettere l’intera regione. Il celebre condottiero macedone era sempre sorvegliato da sette soldati scelti e fedelissimi, i somatophylakes, che avevano il compito di vigilare sulla sua incolumità. Tra loro vi era Lisimaco, soldato di grande va- lore e prestigio. Un giorno Alessandro decise di intrattenersi in uno dei suoi passatempi preferiti: la caccia. Curzio Rufo racconta: «Il più grande pregio dei barbari che abitano queste terre è di possedere grandi branchi di belve selvagge, che tengono dentro riserve spaziose e rigogliose per le molte acque che le irrigano». Alessandro decise di cacciare nella più sacra di queste riserve, ma si trovò presto a fare i conti con una possente belva: «Quando ecco un leone di smisurata e rara grandezza si getta sopra Alessandro. Lisimaco, trovandosi di fianco a lui, contrappose la sua spada alla fiera». La valorosa guardia del corpo intervenne in difesa del suo re, ma Alessandro, infastidito dall’aiuto ricevuto, si incaricò personalmente dell’uccisione del leone. «Una volta infatti, durante una partita di caccia in Siria, Lisimaco aveva ucciso da solo una fiera di eccezionale grandezza; ma, con la spalla lacerata fino all’osso, aveva rischiato la vita. Rinfacciandogli proprio questo, il re agì anche più coraggiosamente di come aveva parlato; infatti non solo resse all’attacco della fiera, ma anche la uccise con un colpo solo».
L’aneddoto presentato in questa pillola viene raccontato da molti autori antichi (Curzio Rufo, Plutarco, Giustino...) in versioni piuttosto differenti. Lisimaco, una volta divenuto re di Tracia, fece coniare diverse monete in ricordo di questo avvenimento. Al di là della leggendarietà dell’aneddoto, è interessante notare come Lisimaco riuscì, tramite la diffusione delle monete e i racconti, a legitti- mare la sua posizione e il suo legame con Alessandro, in un’efficace mossa di propaganda politica.
Molti anni più tardi, dopo la morte del condottiero macedone, Lisima- co divenne re di Tracia. Durante tutto il suo regno continuò a mostrare agli ospiti quell’antica cicatrice, simbolo del profondo legame con il suo amato comandante.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 155 04/10/19 16:17

156
PILLOLE DI STORIA ANTICA

157
Nel 326 a.C. Alessandro Magno giunse in India, una terra considerata da molti greci magica e misteriosa. Il celebre condottiero, animato da forti ambizioni di conquista, voleva impossessarsi della regione per poi spingersi fino ai confini del mondo conosciuto. Lo storico Arriano racconta: «Si dice che alcuni saggi indiani, sorpresi da Alessandro all’aria aperta in un prato, dove tenevano le loro discussioni, non fecero altro alla vista di lui e del suo esercito che battere con i piedi la terra su cui si trovavano a camminare. Quando Alessandro, tramite interpreti, chiese cosa significasse il loro gesto, risposero così: “O re Alessandro, ciascun uomo possiede tanta terra quanta è questa su cui ci troviamo a camminare; tu, che sei un uomo simile agli altri, tranne che per l’ambi- zione e l’orgoglio, dalla tua patria hai attraversato tanta terra, creandoti problemi e procurandone agli altri. In realtà di qui a poco, una volta morto, avrai tanta terra quanta basterà al tuo corpo per essere sepolto”».
Il leggendario aneddoto riportato da Arriano ben rappresenta il con- trasto tra i sogni di gloria di Alessandro e la filosofia indiana, incentrata sul Dharma, un concetto che si può intendere come un’armonia che avvolge l’Universo e che mantiene le cose come dovrebbero essere.
Questo non è né l’unico né il più famoso tra gli aneddoti su Alessandro Magno e i saggi indiani. La fonte è l’Anabasi di Alessandro dello storico greco Arriano di Nicomedia. Egli alla fine di questo episodio commentò così: «Allora Alessandro approvò i discorsi e chi aveva parlato, ma in seguito agì in maniera opposta». Per quanto riguarda il Dharma, si tratta di un concetto antichissimo a cui è dif- ficile attribuire una definizione. La breve spiegazione fornita nella pillola serve giusto per dare un’idea approssimativa, ma non rende assolutamente giustizia alla profondità di tale termine.
158
Nel 325 a.C. Alessandro Magno condusse il proprio esercito nel de- serto che si estende tra l’India e il Golfo Persico. Il celebre condottiero macedone sperava di raggiungere agilmente le regioni centrali dell’Im- pero, ma la marcia si verificò più ardua del previsto. La mancanza di

Pillole di storia antica II PARTE.indd 156 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 157
Itinerario di Alessandro Magno nel corso delle sue campagne (334-324 a.C.).
cibo e di acqua iniziò infatti a pesare sui soldati, che soffrivano anche per il caldo e la sabbia bollente, tanto che alcuni cominciarono a perire sotto il sole cocente del deserto. Lo storico Arriano racconta: «Lo stesso Alessandro, attanagliato dalla sete, guidava le truppe con gran pena e difficoltà e tuttavia a piedi; così anche gli altri soldati, come di solito accade in simili circostanze, a parità di sofferenza sopportavano meglio le fatiche. In quel mentre alcuni uomini armati alla leggera, allontanatisi dall’esercito in cerca d’acqua, la trovarono raccolta in una cavità poco profonda, una sorgente modesta e sconosciuta. Avendola presa senza difficoltà, si presentarono di corsa ad Alessandro, come se portassero qualcosa di prezioso. Poi versarono l’acqua in un elmo e la porsero al re. Egli la prese e ringraziò quelli che l’avevano portata, ma la rovesciò poi sotto gli occhi di tutti. In seguito a questo fatto l’intero esercito riprese coraggio al punto da far credere che l’acqua versata da Alessandro fosse stata bevuta da tutti».
Questo episodio è raccontato, in versioni leggermente diverse, da molti scrittori an- tichi, tra cui Arriano, Plutarco, Polieno, Curzio Rufo e Frontino. Arriano al termine del suo racconto scrisse anche «più di ogni altro apprezzo questo comportamento di Alessandro, sia per la resistenza sia per le capacità di comando che rivela».

Così Alessandro Magno, grazie anche al suo spirito da leader, riuscì infine a condurre i propri uomini fuori dal deserto.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 157 04/10/19 16:17

158
PILLOLE DI STORIA ANTICA

159
Dopo la morte di Alessandro Magno (323 a.C.), i diadochi si contesero i suoi resti per poter venerare l’amato comandante e rivendicare parte della sua eredità. A spuntarla fu Tolomeo i Soter, che fece seppellire il corpo imbalsamato ad Alessandria, la magnifica città egizia fondata proprio dal macedone. Per secoli innumerevoli visitatori giunsero a prestare i loro ossequi sul sepolcro di Alessandro, l’uomo considerato alla stregua di un dio. Lo storico latino Svetonio racconta che persino Augusto, verso il 29 a.C., sentì il desiderio di omaggiare il grande conquistatore. Riporto il leggendario aneddoto che ben rappresenta il rispetto senza eguali di cui godeva il sovrano macedone: «Augusto si fece mostrare il sarcofago e il corpo di Alessandro Magno, tolto dalla sua tomba: lo venerò ponendogli sul capo una corona d’oro intrecciata di fiori. Quando poi gli chiesero se volesse visitare anche la tomba di Tolomeo, rispose: “Desideravo vedere un re, non dei cadaveri”».
Svetonio era un autore particolarmente propenso a lasciarsi andare ai pettego- lezzi, per cui esiste qualche dubbio sulla veridicità dell’aneddoto. Non vi sono dubbi, invece, sul fatto che Alessandro Magno fosse tra gli uomini più venerati del mondo antico. Per quanto riguarda la sepoltura del macedone, Tolomeo fece seppellire il corpo prima a Menfi e poi, una volta ultimato il mausoleo che avrebbe dovuto ospitarlo, ordinò di trasferire la salma ad Alessandria. Nel corso dei secoli si persero le tracce della tomba e attualmente, nonostante le svariate ipotesi di studiosi e archeologi, non vi sono ancora certezze sul posizionamento del sepolcro.
160
Nel 322 a.C. l’attore tragico Archia di Thurii, noto come “il caccia- tore degli esuli”, venne incaricato di scovare i principali oppositori del regime macedone. In cima alla lista dei ricercati c’era Demostene, l’oratore ateniese che per decenni si era battuto per l’autonomia delle poleis greche: i suoi discorsi avevano infiammato gli animi delle folle e generato un forte vento d’indipendenza, ma anche la retorica più brillante non aveva potuto nulla contro gli implacabili eserciti mace-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 158 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 159
doni. Alla fine Demostene era dovuto fuggire da Atene, ma quando i sicari di Archia circondarono il sacro tempio di Poseidone dove si era rifugiato, nella piccola isola di Calauria, capì di essere perduto. Il capo dei sicari, secondo la tradizione, provò a persuaderlo che in caso di resa pacifica sarebbe stato risparmiato. Demostene rispose: «Archia, non mi hai mai convinto da attore; non mi convincerai ora con le tue promesse». Sentito ciò, Archia cominciò a minacciarlo pesantemente, e l’oratore gli disse: «Ora parli come ti impongono i macedoni, mentre prima recitavi. Lascia solo che io mandi qualche notizia a casa». Demostene prese quindi una penna colma di veleno e iniziò a mordicchiarla, fingendo di dover riflettere. I suoi ultimi istanti di vita sono raccontati dallo storico Plutarco: «Le guardie che stavano presso la porta del tempio cominciarono a schernirlo, dandogli del vigliacco, del molle e del codardo, mentre Archia lo esortava ad alzarsi e prometteva di riconciliarlo con i macedoni. Demostene ormai avvertiva che il veleno si era diffuso per tutto il corpo e iniziava a ucciderlo, allora fissò Archia negli occhi e disse: “Su, recita la parte di Creonte, e butta via questo corpo senza sepoltura. Io, o Poseidone, esco vivo dal tuo tempio; ma dipendesse dai macedoni, neppure il tuo santuario rimarrebbe inviolato”. Disse ciò e raccomandò di sostenerlo: già tremava e vacillava. Venendo via, appena superato l’altare, cadde e giacque esanime».
La frase «Su, recita la parte di Creonte, e butta via questo corpo senza sepoltura» è un’allusione all’Antigone di Sofocle: in tale opera il re di Tebe Creonte vieta la sepoltura di Polinice, colpevole di aver combattuto contro la patria. La principale fonte che racconta la vita di Demostene, da cui ho estratto le citazioni, è la sua biografia scritta da Plutarco all’interno delle Vite parallele.
161
Nel 302 a.C. il re spartano Cleonimo approdò con il suo esercito sulla foce del fiume Brenta. Il suo intento era quello di saccheggiare la pianura veneta (in particolar modo la città di Padova) per tornare in Grecia ricco di bottino. Lasciò quindi le navi all’approdo, protette
Così morì l’ateniese Demostene, uno dei più grandi oratori di tutti i tempi, reo di essersi schierato dal lato perdente della storia.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 159 04/10/19 16:17

160 PILLOLE DI STORIA ANTICA
da una piccola scorta, e avanzò con il suo esercito verso Padova. Gli antichi veneti furono colti di sorpresa e alcuni villaggi intorno alla città vennero saccheggiati. Ma i patavini non si diedero per vinti: invece di attaccare direttamente l’esercito spartano, considerato superiore, decisero di effettuare una manovra di aggiramento e scagliarsi contro le navi ancorate alla foce del Brenta. Questa tattica si rivelò estrema- mente efficace, tanto che Cleonimo dovette tornare sui propri passi e fu preso tra due fuochi: i veneti che avevano attaccato le navi e quelli giunti in soccorso dalla città. Il re spartano riuscì a salvarsi in extremis sacrificando quasi tutto il proprio esercito e la propria flotta.
In seguito alla battaglia i patavini posero i rostri delle navi e le spoglie nemiche come trofei nell’antico tempio di Giunone, che si presume fosse costruito dove attualmente si trova la chiesa del Santo. La vittoria fu poi celebrata per molti secoli a venire.
Da padovano ritengo personalmente triste il fatto che i miei concit- tadini al giorno d’oggi non conoscano questa storia. I nostri antenati sconfissero il leggendario esercito spartano. Un’impresa degna di essere ricordata.
Questo episodio è narrato nell’opera Ab urbe condita di Tito Livio, anch’egli originario di Padova. Non si è riusciti purtroppo a individuare con certezza la collocazione dell’antico tempio di Giunone, sebbene le ipotesi di alcuni studiosi suggeriscano che si trovasse nei pressi della attuale chiesa di Sant’Antonio, colui che a Padova chiamiamo semplicemente “il Santo”. Per quanto riguarda l’eser- cito spartano, va detto, per onestà storica, che quella di Cleonimo era un’armata in gran parte composta da mercenari, e che Sparta all’epoca dei fatti citati non era che lo spettro della potenza che aveva dominato la Grecia nei tempi passati.
162
Verso la fine del IV secolo a.C. il saggio cinese Zhuangzi scrisse una raccolta di aneddoti filosofici, tuttora considerata un caposaldo del taoismo, nonché una delle espressioni più alte del pensiero orientale. Tra i molti precetti tramandati da Zhuangzi vi è anche il cosiddetto “tre al mattino”. Questo spiega come spesso gli individui si lascino abbagliare dalla propria percezione di un determinato fenomeno, piuttosto che considerare la realtà nel suo insieme. Riporto l’antico aneddoto:

Pillole di storia antica II PARTE.indd 160 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 161
Aggrapparsi alla conoscenza esclusiva di una cosa, ma ignorare che questa è identica a tutte le altre, è detto “tre al mattino”. Che cosa vuol dire?
Un allevatore distribuiva ghiande alle scimmie dicendo loro: «Vi darò tre ghiande al mattino e quattro alla sera, che ne pensate?». Le scimmie si mostrarono inner- vosite. Allora disse: «Ve ne darò quattro al mattino e tre la sera. Che ne dite?». Le scimmie ne restarono incantate.
In realtà, non c’era nulla di cambiato, ma la prima proposta aveva provocato la collera e la seconda la gioia. L’allevatore aveva saputo adattarsi alla natura delle scimmie.
Questo aneddoto, come ogni insegnamento taoista, può essere inteso in molti modi diversi. Senza avventurarmi su un piano troppo filosofico, mi limiterò a fornire una semplice interpretazione. Può accadere che nella vita in alcune occasioni ci si intestardisca, spesso per motivi di orgoglio personale, nel voler applicare un determinato piano prestabilito, andando così incontro al fallimento. Zhuangzi insegna che talvolta può bastare anche solo un minimo cambiamento al metodo originale, quattro ghiande al mattino invece che tre, per raggiungere il risultato sperato.
L’opera del saggio Zhuangzi è stata tradotta in italiano in un’ottima edizione dalla casa editrice Adelphi. Voglio comunque specificare che non si tratta di un libro semplice e adatto a tutti. Bisogna infatti fermarsi a riflettere su ogni storia, magari avendo già una vaga conoscenza della filosofia orientale, per poter ap- prezzare appieno gli insegnamenti di Zhuangzi.
163
Verso gli inizi del iii secolo a.C. Ctesibio era un umile ragazzino di Alessandria, appartenente a una famiglia molto povera. Un giorno, per semplificare il mestiere del padre che lavorava come barbiere in una bottega, decise di costruire uno specchio mobile. Il meccanismo era relativamente semplice: grazie a una corda, una puleggia, un tubo e un contrappeso in piombo, lo specchio, dopo essere stato abbassato, poteva risollevarsi in automatico ogniqualvolta se ne avesse bisogno. La forza per fare ciò proveniva dal contrappeso in piombo che, attratto dalla gravità, scorreva dentro il tubo trascinando con sé la corda a cui era legato lo specchio. Ma il giovane scienziato si accorse di un effet- to collaterale che non aveva considerato: il contrappeso, scorrendo dentro i tubi, produceva un fastidioso sibilo. Ctesibio riuscì presto a

Pillole di storia antica II PARTE.indd 161 04/10/19 16:17

162 PILLOLE DI STORIA ANTICA
comprendere che la causa di tale suono era l’aria, poiché questa, a differenza di quanto molti pensavano, possedeva una massa e poteva quindi essere compressa.
Quel sibilo fu una vera e propria rivelazione, una scintilla che fece scoppiare una piccola rivoluzione tecnologica nel mondo antico. Sfruttando il principio della compressione dell’aria, infatti, negli anni seguenti Ctesibio progettò molte strabilianti invenzioni, dalla pompa ad acqua all’orologio automatico, passando per l’organo a canne. La sua fama crebbe a tal punto che il giovane scienziato divenne noto come il “padre della pneumatica”.
Alcune invenzioni di Ctesibio furono talmente rivoluzionarie e innovative da venire impiegate per migliaia di anni. La principale fonte di questa pillola è Vitruvio, che nel suo famoso trattato De architectura descrisse la scoperta del principio dell’aria compressa.
164

Nel iii secolo a.C. a Roma esisteva una curiosa norma di origine molto antica: lo ius osculi (“diritto di bacio”). Questa legge prevedeva che le donne avessero il dovere di baciare i propri familiari. Il giurista romano Aulo Gellio racconta: «Gli autori di opere sulla vita e sulla civiltà del popolo romano dicono che a Roma e nel Lazio le donne vivessero astemie, e che per una precisa disposizione, di carattere poliziesco, dovessero porgere il bacio ai familiari: l’odore dell’alito avrebbe rivelato se avessero bevuto».
Secondo questa testimonianza, giudicata inattendibile da alcuni storici moderni, gli uomini romani utilizzavano il loro diritto di bacio per verificare se le proprie donne si fossero macchiate del grave crimine dell’ubriachezza; se ritenute colpevoli potevano incorrere in pene molto severe, tra cui anche la morte.
Sebbene nel corso degli anni i romani si allontanarono sempre di più dalle rigide leggi dei tempi antichi, lo ius osculi rimase un’usanza comune della loro cultura, ricchissima di baci.
Non vi sono molti dubbi sul fatto che bere vino, nei tempi antichi della monar- chia/repubblica di Roma, fosse considerato un reato grave per le donne. L’ubria- chezza veniva infatti associata a una forma di adulterio, e pertanto poteva essere

Pillole di storia antica II PARTE.indd 162 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 163
punita con la morte. Vi è qualche dubbio invece sul fatto che il diritto di bacio c’entrasse davvero con l’individuazione dell’ubriachezza. Le testimonianze di Aulo Gellio, Plinio e Plutarco infatti, autori di età imperiale, riportano dati incerti riguardanti un periodo passato ormai da diversi secoli.
165

Nel iii secolo a.C. l’Anatolia centrale (attuale Turchia) venne colo- nizzata dai galati, una popolazione celtica proveniente dalla Gallia. Tra i galati vigeva un’organizzazione politica singolare, nota come “tetrarchia”: ogni tribù era suddivisa in quattro cantoni, con a capo un tetrarca, i cui poteri erano pressoché illimitati.
I due tetrarchi più famosi furono Sinorige e Sinato. La leggenda narra che costoro fossero accomunati dall’amore per la stessa donna,

Una giovane coppia dell̓antica Roma, in un̓incisione
del 1874.


Pillole di storia antica II PARTE.indd 163 04/10/19 16:17

164 PILLOLE DI STORIA ANTICA
la bellissima sacerdotessa Camma. Poiché questa divenne la moglie di Sinato, l’altro tetrarca, roso dalla gelosia, assassinò il rivale e tentò poi di convincere Camma a diventare sua sposa. Ma l’affascinante sacerdotessa, sconvolta per l’omicidio del marito, si rifiutò di conce- dersi al suo assassino. Alla fine, a causa della pressante insistenza di Sinorige, ideò uno stratagemma per ottenere la sua vendetta. Plutarco racconta: «Infine la donna acconsentì e mandò a dirgli che venisse da lei, affinché il matrimonio fosse celebrato al cospetto della dea. Quando Sinorige arrivò, lo accolse gentilmente e, dopo averlo condotto all’altare, offrì una libagione da una coppa. Lei stessa bevve, per poi dire a lui di fare altrettanto. Si trattava però di una miscela avvelenata di latte e miele. Quando vide che aveva bevuto, levò un grido di gioia e prostrandosi davanti alla dea disse: “Tu mi sei testimone, dea ve- neratissima, che è per questo giorno che ho continuato a vivere dopo l’assassinio di Sinato, che in tutto questo tempo non ho avuto altro conforto dalla vita, eccetto la speranza di giustizia, e adesso che la giustizia è mia, scendo sottoterra da mio marito! Quanto a te, il più scellerato tra gli uomini, di’ ai tuoi parenti di prepararti una tomba, al posto del letto nuziale!”. Avendo udite queste parole, il galata, che già sentiva il veleno scorrere e fare effetto indebolendo il suo corpo, salì su un carro, cercando sollievo tra i salti e le scosse, ma scese subito e salì su una lettiga. A sera era morto. Camma resistette invece tutta la notte, finché, avendo appreso della fine di Sinorige, morì serena».
La storia di Camma è raccontata da Plutarco nel Dialogo sull’amore e nelle Virtù delle donne, e da Polieno nell’opera Stratagemmi. Il racconto viene presen- tato dai due autori antichi come se fosse un fatto storico, ma la vicenda è quasi sicuramente leggendaria.
166
Nel iii secolo a.C. il sacerdote babilonese Berosso, all’interno di un’opera storica sulla propria città, narrò il mito del diluvio universale. Il protagonista della vicenda fu l’eroe sumero Xisuthros che, avvisato dagli dèi dell’imminente apocalisse, venne incaricato di costruire una nave per salvare i suoi familiari e tutte le specie animali. Gli dèi assegnarono a Xisuthros anche un altro compito fondamentale:

Pillole di storia antica II PARTE.indd 164 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 165
Per millenni molti studiosi e archeologi cercarono la leggendaria biblioteca di Xisuthros, ma, nonostante le accanite ricerche, questa risultava sempre introvabile, avvalorando l’idea che si trattasse solo di un semplice mito. Nel 1987 tuttavia alcuni archeologi dell’Univer- sità di Baghdad rinvennero, tra le rovine dell’antica città di Sippar, una piccola stanza sepolta sotto il tempio del dio Sole. La biblioteca contenuta al suo interno apparve agli studiosi in tutta la sua bellezza, perfettamente conservata nella sua struttura originaria. Si trattò di una scoperta archeologica strabiliante: 800 tavolette, molte delle quali intatte, catalogate con estrema precisione dagli antichi. Nella biblioteca di Sippar furono rinvenute opere letterarie, testi religiosi, trattati di giurisprudenza, matematica, medicina, lavori di natura storiografica e lessicografica. Fu scoperto, in altre parole, un piccolo gioiello del mondo antico.
Il mito del diluvio universale non è un’esclusiva della Bibbia. Compare infatti in moltissimi testi, sia precedenti (come l’Epopea di Gilgameš) che successivi (come gli scritti di Berosso), di diverse religioni e culture. L’opera di Berosso, la Βαβυλωνιακὰ, purtroppo non ci è giunta integra; disponiamo solo di frammenti, tra cui quello sul diluvio, riportati da autori successivi. Le tavolette della biblioteca di Sippar sembrano essere di epoca persiana, cioè relativamente recenti. Non si tratta quindi della famosa biblioteca mitizzata dagli antichi, ma è ovviamente impossibile avere riscontri certi del genere. I testi analizzati fino a oggi non hanno comunque impressionato in maniera particolare gli studiosi, almeno a livello di contenuti: si tratta infatti, in molti casi, di inni e opere già conosciuti, rinvenuti in versioni simili in altre biblioteche mesopotamiche come quella di Assurbanipal, a Ninive. Anche per questo motivo la scoperta della biblioteca di Sippar non ha suscitato molta attenzione mediatica, ed è tutt’oggi semisconosciuta tra i non addetti ai lavori. Le principali fonti sono il libro Mitologia assiro-babilonese dello storico Giovanni Pettinato e il libro Reading and Writing in Babylon di Dominique Charpin.
167
Nella Repubblica romana del iii secolo a.C. venivano coniate molte tipologie di monete differenti. Vi erano denari, sesterzi, dupondi... i cui valori spesso cambiavano nel corso degli anni. Tra le monete più
prima di imbarcarsi avrebbe dovuto raccogliere i testi più importanti del mondo mesopotamico nella città di Sippar, protetta dal dio Sole, affinché venisse conservato il sapere del suo popolo.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 165 04/10/19 16:17

166 PILLOLE DI STORIA ANTICA
diffuse dell’epoca c’era anche l’asse di rame, recante da un lato la raffigurazione del doppio volto del dio Giano, e dall’altro la prua di una nave. Questa forma di denaro era così comune e conosciuta che fornì il nome a un noto gioco dell’antica Roma: il navis aut caput (“nave o testa”). Il gioco funzionava in tutto e per tutto come il nostro testa o croce moderno. Si sceglieva una delle due alternative, si tirava una moneta, e in base al risultato si stabiliva il vincitore, accompagnando spesso il tutto con una bella scommessa.
Il motivo per cui il gioco cambiò nome nel corso dei secoli risiede nell’influsso della religione cristiana sul nostro paese: la croce trovò sempre più spazio sulle monete di uso corrente.
L’origine del “gioco” attualmente noto in Italia come “testa o croce” si perde nella notte dei tempi. In altri paesi ha denominazioni diverse (per esempio head or tail in America e head or pile in Inghilterra). L’antichissimo dio Giano, pre- sente su molte vecchie monete, è una delle poche divinità “autoctone” di Roma. Veniva rappresentato con due facce, una rivolta al passato e l’altra al futuro. Da lui deriva anche il nome del mese di gennaio.
Agli alleati che lo rimproveravano perché si lamentava di aver perso dopo una conquista, Pirro rispose: «Se vincerò un’altra battaglia come questa, dovrò tornare in Epiro senza neanche un soldato».
Orosio, Storie contro i pagani (iv. 1, 15). 168
Nel 281 a.C. la città di Taranto era rimasta l’ultimo barlume di in- dipendenza contro il dominio di Roma in Italia. Per salvarsi da un destino inevitabile, i tarantini chiesero l’aiuto del condottiero epirota Pirro. Quest’ultimo era molto ambizioso e colse al volo l’opportunità di espandere i suoi domini dichiarando guerra a Roma. Le prime battaglie furono vere e proprie carneficine da entrambe le parti: Pirro ne uscì spesso vittorioso, perdendo tuttavia buona parte dei suoi uomini. Lo scontro decisiva avvenne quindi a Malevento (Campania), e si trattò sostanzialmente di un pareggio. I romani non riuscirono ad avere la meglio sui possenti elefanti da guerra, ma fecero strage della fanteria nemica. Stranamente, senza aver perso nemmeno una battaglia, Pirro si ritrovò ad aver perso la guerra, poiché non aveva più abbastanza

Pillole di storia antica II PARTE.indd 166 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 167
uomini per continuare il conflitto. Si ritirò quindi in Grecia, dove morì pochi anni più tardi. La città di Malevento, per l’occasione, fu rinominata dai romani “Benevento”.
Da queste campagne militari (in particolare, secondo Orosio, dalla battaglia di Eraclea del 280 a.C.) nacque l’espressione “vittoria di Pirro”, usata per indicare una vittoria ottenuta a un prezzo così alto da poter essere quasi equiparata a una sconfitta. Le principali fonti sulla vicenda sono la Vita di Pirro di Plutarco e le Antichità romane di Dionigi di Alicarnasso.
169
Nel 279 a.C. l’antica città di Rhegion (Reggio Calabria), temendo l’esercito invasore di Pirro, chiese supporto militare ai romani. Questi ultimi, spaventati da un possibile successo del condottiero epirota (im- pegnato a scorrazzare per il Sud Italia), inviarono un presidio a difesa della colonia greca. Fu così che il generale Decio Campano raggiunse Reggio con 4000 soldati romani e per un certo tempo la difese, ma in seguito, invogliato dalle ricchezze del luogo, cacciò parte della popolazione, fece strage degli oppositori e si impadronì della città. In quel periodo Reggio era un’incantevole gemma incastonata sulle rive del mare e arricchita da secoli di cultura greca. Decio era invece un funzionario corrotto e spietato, che non si fece scrupoli a sfruttare la richiesta d’aiuto dei reggini per impossessarsi della loro città. Il Senato romano, indignato dal comportamento di Decio, ordinò che fosse inviato un nuovo esercito per ristabilire l’ordine. La punizione per i traditori fu durissima, come racconta lo storico Polibio: «I romani circondarono il presidio e assediarono Reggio: riusciti a impossessarsi della città, uccisero nella battaglia gran parte dei traditori che si difendevano disperatamente in previsione di quanto li attendeva e oltre trecento ne presero prigionieri. Questi furono mandati a Roma, dove i consoli li fecero condurre nel foro, fustigare, quindi decapitare tutti, secondo il costume romano. Con tale punizione esemplare volevano anche, per quanto possibile, riacquistare la fiducia degli alleati. Restituirono inoltre immediatamente ai reggini il loro territorio e la loro città».
L’episodio citato è raccontato da diversi autori antichi, tra cui Polibio, Tito Livio, Diodoro Siculo e Dionigi di Alicarnasso, in versioni tra loro differenti. In questa

Pillole di storia antica II PARTE.indd 167 04/10/19 16:17

168 PILLOLE DI STORIA ANTICA
pillola ho considerato solo i testi di Polibio (storico generalmente forse più affidabile dei colleghi), che ho leggermente riassunto e semplificato. Secondo altre versioni i reggini chiesero l’intervento romano per proteggersi dalle incursioni dei lucani e dei bruzi. La sostanza in ogni caso non cambia: Decio si impose con il tradimento come tiranno di Reggio e pagò la sua sfrenata ambizione con la vita.
170

Verso il 265 a.C. Gerone ii divenne il nuovo tiranno di Siracusa, emergendo così tra le personalità più potenti del mondo greco. Secondo la leggenda, per ringraziare gli dèi del suo successo, Gerone ordinò la fabbricazione di una corona votiva d’oro massiccio. Consegnò quin- di una precisa quantità d’oro a un esperto orafo ma, dopo che ebbe ricevuto quanto richiesto, gli sorse il sospetto di essere stato truffato. Chiese allora al famoso matematico Archimede di determinare se la corona fosse effettivamente d’oro puro o se contenesse anche tracce meno pregiate di argento. Lo scrittore romano Vitruvio racconta: «Archimede, proprio mentre cercava di risolvere il quesito, entrò casualmente nella vasca da bagno e si accorse che la quantità d’acqua che ne fuoriusciva era pari al volume del suo corpo che si immerge- va. Osservando il fenomeno intuì subito la possibile soluzione del problema; senza perdere tempo balzò felicemente fuori dalla vasca e, correndo nudo verso casa, andava dicendo d’aver trovato ciò che cercava urlando in greco: “Eureka! Eureka!”».
Archimede riempì quindi un vaso di acqua fino all’orlo e preparò due masse, una d’oro puro e l’altra d’argento, che pesavano come la corona. Immergendo nel vaso prima la massa d’argento, poi quella d’oro e infine la corona, il genio siracusano osservò che i tre oggetti, pur possedendo lo stesso peso, spostavano quantità d’acqua differenti perché avevano volumi diversi. Risultò pertanto chiaro che la corona non era composta da oro puro. In altre parole Archimede, sfruttando le diverse densità dei metalli, dimostrò l’azzardata truffa dell’orafo.
Questo aneddoto si trova raccontato nell’opera De architectura (libro ix, capitolo 3) di Vitruvio. Ho definito l’intera vicenda come leggendaria perché onestamente, sebbene non vi siano certezze, non mi sembra del tutto realistica. Per quanto riguarda l’esperimento, questo funziona da un punto di vista teorico,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 168 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 169
ma nella pratica non sarebbe stato semplice da realizzare: la differenza tra le quantità d’acqua fuoriuscite sarebbe stata minuscola, e facilmente influenzabile da probabili errori pratici.
171

Verso il 265 a.C. il re di Macedonia Antigono ii Gonata attaccò la città greca di Megara. Di tale scontro sono rimaste pochissime tracce stori- che: non se ne conosce con certezza né l’esito, né la causa, né la data. Eppure l’assedio di Megara fa capolino tra le nebbie del tempo grazie a un insolito aneddoto. Secondo la tradizione, infatti, Antigono attaccò i nemici servendosi dei suoi fedeli elefanti indiani, ma trovò pane per i suoi denti. Il retore Polieno racconta: «I megaresi cosparsero alcuni maiali di pece umida infuocata e li lasciarono andare; sicché le bestie, bruciate dal fuoco, grugnivano e si scagliavano di gran carriera contro gli elefanti, i quali, inferociti e sconvolti, correvano di qua e di là. Allora Antigono raccomandò agli indi di allevare in futuro i nuovi pachidermi insieme a dei suini, per abituarli a sopportare la vista e i grugniti dei maiali».
Sebbene la narrazione di Polieno sia di dubbia validità storica, l’utilizzo dei “maiali da guerra” è menzionato anche da Procopio ed Eliano. Si può quindi ipotizzare che in rare circostanze questi venissero impiegati davvero per spaventare gli elefanti nemici.
L’assedio di Megara è da collocare forse all’interno della guerra cremonidea, combattuta verso il 270-260 a.C. tra greci e macedoni. Di questo conflitto, che si concluse con la vittoria di Antigono, abbiamo informazioni frammentarie. Per quanto riguarda la storia dei maiali da guerra, ho letto tutti gli aneddoti noti (si contano sulle dita di una mano), e devo dire che nessuno mi convince al 100%. Sembrano infatti più leggendari che storici, ma è possibile che mi sbagli. La principale fonte di questa pillola è l’opera Stratagemmi di Polieno. La stessa vicenda si trova raccontata anche nel libro La natura degli animali di Eliano.
172
Nel 262 a.C. l’imperatore indiano Ashoka sconfisse lo stato di Kalin- ga, lasciando sui campi di battaglia, secondo le antiche cronache, oltre 100.000 cadaveri nemici. La vista di tutti quei corpi deturpati e senza

Pillole di storia antica II PARTE.indd 169 04/10/19 16:17

170 PILLOLE DI STORIA ANTICA
vita sconvolse l’imperatore. Egli si rese conto di aver causato enormi sofferenze a tantissime persone innocenti, e tutto solo per rincorrere la sua personale ambizione di conquista. Il rimorso provocò una profonda crisi nello spirito di Ashoka, che decise di provare a redimersi con- vertendosi al buddismo e abbracciando la politica della non-violenza.
Per il resto della sua vita Ashoka, rinato sotto la guida del Buddha, predicò il rispetto per tutti gli esseri viventi, la tolleranza religiosa e la moderazione nei confronti degli avversari. Numerosi editti furono diffusi ovunque nel paese con lo scopo di promuovere tali principi. In uno di essi si legge: «La conquista di un paese indipendente significa uccisione, morte e cattività di uomini; e questo pensiero angustia e opprime il re caro agli dei. E se qualcuno reca un’offesa, si deve per- donare quanto si può perdonare. Il re caro agli dei desidera che tutti gli esseri abbiano sicurezza, dominio di sé, equanimità e gentilezza. Questa è la vittoria considerata la più importante: la vittoria della Pietà. Questo testo è stato inciso perché i figli o i nipoti che potrò avere non pensino che una nuova conquista meriti di essere fatta; e perché, nel caso che la facciano, preferiscano la generosità e la moderazione nel punire, e considerino la vittoria della Pietà come l’unica vera vittoria, per questo mondo e per l’altro».
Ashoka portò l’impero Maurya verso nuove vette di cultura e pro- sperità. Ancora oggi è ricordato come uno dei migliori sovrani della storia indiana.
Vi sono diverse fonti antiche che trattano la vita di Ashoka, tra cui i suoi stessi editti, rinvenuti un po’ ovunque all’interno (e talvolta anche all’esterno) del suo grande impero. La storia del pentimento e della conversione in seguito alla guerra contro lo stato di Kalinga è raccontata dallo stesso Ashoka nell’editto numero xiii, in maniera piuttosto esplicita. Il brano che ho trascritto è un insieme di poche frasi selezionate proprio di tale editto, che non ho riportato interamente. Negli editti di Ashoka vengono trattati anche molti altri argomenti, tra cui la medicina, il rispetto verso gli animali e la tolleranza religiosa.
173
Nel 255 a.C. il console romano Marco Attilio Regolo avanzò verso Cartagine alla testa di un poderoso esercito. I cartaginesi, vistosi per- duti, chiesero aiuto a Sparta, la quale inviò un solo uomo: il generale

Pillole di storia antica II PARTE.indd 170 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 171
Attilio Regolo è condannato a morte dai Cartaginesi (incisione di B. Pinelli).
Santippo. Era uso comune per Sparta aiutare i propri alleati con l’invio di un semplice generale, poiché i lacedemoni si ritenevano talmente superiori militarmente da pensare di poter stravolgere le sorti di una guerra anche grazie a un solo uomo. E così fu. Santippo impose all’e- sercito cartaginese una ferrea disciplina, studiò una strategia vincente e distrusse l’esercito romano. Lo storico Polibio racconta: «Un solo uomo, una sola mente, infatti, annientarono truppe che sembravano efficaci e imbattibili e riportarono in condizioni migliori uno stato visibilmente a terra e il morale abbattuto delle truppe». Dopo questa importante vittoria Santippo fece ritorno a Sparta, senza chiedere o pretendere grandi onori, poiché in quanto spartano aveva semplice- mente svolto il suo ruolo di soldato. Il console Regolo, d’altro canto, fu fatto prigioniero e inviato a Roma per trattare la pace. La leggenda narra che i cartaginesi promisero a Regolo di aver salva la vita in caso di pace, ma di dover far ritorno a Cartagine in caso di fallimento degli accordi. Regolo diede la sua parola e si presentò davanti al Senato di Roma. Il console tuttavia non cercò di trattare per la pace, ma invocò con forza la guerra, poiché aveva constatato che Cartagine era debole e poco difesa. Dopodiché, sempre secondo la leggenda, mantenne la

Pillole di storia antica II PARTE.indd 171 04/10/19 16:17

172 PILLOLE DI STORIA ANTICA
parola e tornò in Africa, pronto a farsi giustiziare. I cartaginesi taglia- rono le palpebre di Regolo, rendendolo cieco, poi lo buttarono dentro una botte colma di chiodi e lo gettarono giù da una collina.
Per quanto riguarda il generale Santippo, Diodoro Siculo, nella Biblioteca storica, ci fornisce un’altra versione (meno accreditata) secondo la quale i carta- ginesi, per gelosia, avrebbero affondato la nave che riportava Santippo in patria. La storia finale di Regolo probabilmente è solo una leggenda, tramandata da Tito Livio nell’Ab urbe condita. La vicenda ha ispirato un famoso quadro del pittore inglese William Turner, intitolato, appunto, Regolo.
174
Verso il 247 a.C. nacque Annibale Barca, uno dei più grandi nemici della storia di Roma. Il celebre condottiero cartaginese trascorse gran parte della sua vita combattendo la Repubblica e seminando morte tra le legioni. Un leggendario aneddoto, riportato dallo storico Cornelio Nepote, collega l’odio del cartaginese per i romani a un giuramento fatto in tenera età. Lo stesso Annibale, secondo Nepote, avrebbe rac- contato l’episodio: «Quand’ero un bambino di non più di nove anni mio padre Amilcare, sul punto di partire da Cartagine per la Spagna come comandante supremo, stava sacrificando vittime al dio Baal. Mentre si svolgeva la cerimonia mi domandò se volessi partire con lui per la guerra. Contentissimo lo pregai che non esitasse a condurmi con lui, ma egli mi disse: “Ti porterò solo se mi farai la seguente promessa”. Mi condusse quindi verso l’altare, presso il quale aveva dato inizio al sacrificio, e, fatta scostare ogni altra persona, mi fece giurare, con la mano sull’ara, che non sarei mai stato amico dei romani. Il giuramento fatto a mio padre è stato da me rispettato fino a oggi, in maniera tale che a nessuno sia lecito supporre che io possa mutare sentimento per il tempo che mi resta».
L’aneddoto, sulla cui veridicità gli storici moderni hanno sollevato qualche dubbio, fu narrato da diversi autori antichi tra cui Polibio, Cornelio Nepote e Tito Livio. Secondo loro Annibale avrebbe raccontato l’episodio della sua infanzia al re Antioco di Siria, per convincerlo della sua lealtà e della sua massima riso- luzione a combattere contro Roma.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 172 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
173

175
Nel 240 a.C. Filone di Bisanzio era uno dei migliori ingegneri al mondo. Trasferitosi ad Alessandria d’Egitto in giovane età, Filone aveva trovato nella florida cultura alessandrina il contesto perfetto per esprimere la propria vena creativa. Tra le sue numerose invenzioni ve n’era una alquanto singolare: un “manichino automatizzato” con sembianze femminili in grado di servire bevande agli ospiti. Questo consisteva in un elaborato meccanismo che, tramite un sistema di pesi, valvole e tubicini, versava in una coppa precise quantità di vino e acqua, mischiati insieme alla maniera greca. La forza che dava vita a questa magia fantascientifica risiedeva nel peso della coppa: gra- vando sulla mano artificiale spingeva in alto dei tubi a essa collegati, azionando così l’intero congegno basato sulla compressione dell’aria. Gli ospiti, che si vedevano servire dall’ancella meccanica il vino contenuto al suo interno, rimanevano piacevolmente impressionati.
La data iniziale della pillola è approssimativa perché si sa pochissimo della vita di Filone di Bisanzio (probabilmente un discepolo del noto scienziato Ctesibio). L’automa viene descritto nell’opera Pneumatica dello stesso Filone. Va detto che quasi tutti i suoi testi ci sono giunti corrotti, spesso frammentati nelle opere di autori arabi successivi. Molti trattati del genio, purtroppo, sono andati perduti in un incendio ad Alessandria.
176
Verso il 230 a.C. il re d’Egitto Tolomeo iii, noto per essere un grande collezionista di libri, decise di migliorare il catalogo della bibliote- ca di Alessandria. Secondo la tradizione chiese quindi agli ateniesi di prestargli le opere dei tre celebri drammaturghi greci (Eschilo, Sofocle ed Euripide) per poterle ricopiare. Il tutto in cambio di una sostanziosa cauzione di 15 talenti d’argento, ovvero quasi 400 kg di metallo prezioso. La passione di Tolomeo per i testi pregiati, tuttavia, non conosceva limiti: dopo aver fatto riprodurre le opere sul miglior
L’invenzione di Filone è stata considerata da alcuni, forse forzata- mente, il primo robot della storia.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 173 04/10/19 16:17

174 PILLOLE DI STORIA ANTICA
papiro a sua disposizione, conservò i lavori originali ad Alessandria e inviò le copie agli ateniesi, esortandoli a tenersi la cauzione come compenso. Non vedendo alternative, gli ateniesi accettarono il volere del re d’Egitto, che appagò così la sua sfrenata bramosia di libri.
Questa vicenda è narrata nel commento ippocratico Epidemie iii del medico Galeno, il quale lavorò ad Alessandria circa 400 anni dopo il regno di Tolomeo iii. L’aneddoto potrebbe quindi essere leggendario, ma ben rappresenta l’importanza che i sovrani della dinastia tolemaica attribuivano alla biblioteca di Alessandria, che era uno dei loro gioielli più preziosi. Anche se non approvo l’inganno, devo dire che comprendo l’ossessione di Tolomeo per i libri, essendo anch’io schiavo di questo “disturbo”.
Le principali fonti che ho consultato sono gli articoli I viaggi dei testi del pro- fessor Luigi Battezzato e La biblioteca di Alessandria di Juan Pablo Sánchez (rivista «Storica» di luglio 2019).

177
Nel 230 a.C. Eratostene di Cirene era uno dei più saggi matematici al mondo. Egli aveva studiato gli scritti di Aristotele e di Parmenide, convincendosi che la Terra fosse una sfera. Si chiese quindi quanto fosse grande questa sfera, ma il dilemma appariva di difficile risolu- zione. All’epoca era infatti impossibile misurare tali distanze, poiché non esisteva nessuno strumento per farlo. Ma Eratostene non si diede per vinto. Il matematico sapeva infatti che a Siene, antica città egi- zia, esisteva un pozzo che a mezzogiorno di ogni solstizio d’estate veniva completamente illuminato sul fondo. Secondo Eratostene ciò significava che in quel momento il Sole doveva trovarsi esattamente perpendicolare alla città di Siene. Egli piantò quindi un bastone ad Alessandria e tramite l’ombra calcolò i gradi d’inclinazione del Sole. I raggi solari arrivavano infatti perpendicolari a Siene, ma inclinati di 7° ad Alessandria. Tra il centro della Terra e le due città vi era dunque un’inclinazione di 7°. Eratostene quindi, sapendo che una sfera forma un angolo di 360°, e conoscendo la distanza tra Siene e Alessandria, con una semplice proporzione calcolò la circonferenza della Terra. La sua misurazione fu quasi perfetta e venne accettata dai grandi pensatori di quel tempo.
Più di duemila anni fa Eratostene di Cirene, servendosi del proprio

Pillole di storia antica II PARTE.indd 174 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 175
ingegno, riuscì a calcolare la grandezza del nostro pianeta. Impres- sionante, considerato anche che attualmente migliaia di persone, no- nostante tutti i mezzi tecnologici a loro disposizione, credono che la Terra sia un disco piatto infinito circondato dai ghiacci dell’Antartide.
In realtà il procedimento di Eratostene, sebbene molto simile a quello esposto da un punto di vista teorico, fu probabilmente ben più complesso. La spiega- zione fornita nella pillola deriva infatti da una semplificazione tramandata dal matematico greco Cleomede. Va comunque sottolineato che questo esperimento poteva riuscire solo ad alcune precise condizioni, tra cui quella che gli altri corpi celesti, come il Sole, si trovassero molto lontani, così lontani da rendere i raggi solari sostanzialmente paralleli tra di loro. Questo assunto, per noi scontato, non lo era di certo all’epoca di Eratostene. Provate a pensarci: se non sapeste assolutamente nulla di astronomia, vedendo il Sole tanto grande e splendente, non pensereste forse che si trovi relativamente vicino a noi? Eratostene tuttavia intuì che non era questo il caso, fornendo un’ulteriore prova della sua genialità.
178
Nel 221 a.C. Annibale Barca, alla morte del cognato Asdrubale, divenne il capo assoluto dell’esercito cartaginese. Uno dei suoi primi obiettivi fu quello di portare a termine la conquista della penisola iberica. Gli avversari più ostici di Annibale erano i carpetani, gli uo- mini migliori della regione per numero e per valore. Essi si unirono agli olcadi e ai vaccei, due popoli ispanici che vivevano nelle zone centrali dell’Iberia. Queste tre genti, unite insieme, potevano vantare un esercito immenso di circa 100.000 uomini (numero forse esagerato dalle cronache antiche). Annibale sapeva di non poter affrontare una tale armata in campo aperto, così escogitò uno dei suoi primi strata- gemmi. Dopo qualche scaramuccia iniziale ordinò alle sue truppe, molto inferiori numericamente, di ritirarsi dal territorio nemico. Fece quindi allestire un accampamento al di là del fiume Tago, fingendo di essere al comando di un esercito terrorizzato e in fuga. In realtà ordinò ai cavalieri e ai mahout (i conduttori degli elefanti) di stare sempre all’erta, per essere pronti ad attaccare i nemici non appena questi avessero deciso di attraversare il fiume. Lo storico Polibio racconta: «Perciò i barbari, pensando che i cartaginesi avessero ceduto per paura, levato un grido senza ordine alcuno entrarono nel

Pillole di storia antica II PARTE.indd 175 04/10/19 16:17

176 PILLOLE DI STORIA ANTICA
fiume. Per questo motivo molti di loro furono uccisi dagli elefanti che li assaltavano dalla riva e fra le zampe li fracassavano. Molti ancora furono uccisi nel fiume dai cavalli». Tito Livio completa il racconto: «Gran parte dei carpetani affogò nel fiume; gli ultimi pensarono bene di tornare indietro, ma mentre tentavano di uscire da quella confusione, Annibale, entrato nel fiume con uno squadrone quadrato, ne fece strage e li mise in fuga».
La battaglia contro i carpetani fu il primo esempio del genio militare di Annibale, colui è che tuttora considerato uno dei migliori tattici della storia.
La battaglia contro l’immenso esercito composto da carpetani, olcadi e vaccei viene raccontata da Tito Livio e da Polibio, due antichi storiografi romani. In questa pillola mi sono permesso di selezionare solo alcuni passaggi dei loro racconti, semplificandoli leggermente (senza tuttavia mai alterarne il significa- to) per rendere la lettura più agevole. Dopo questo scontro Annibale impose il proprio dominio su tutta la penisola iberica (a eccezione della città di Sagunto, che continuò a resistere ancora per qualche tempo) a sud del fiume Ebro, e iniziò a preparare la sua armata per una sfida ben più complicata: quella contro Roma.
179
Nel 218 a.C. Publio Cornelio Scipione, appena diciassettenne, dovette assistere alla sconfitta del padre, scontratosi contro Annibale presso il fiume Ticino. Il giovane ufficiale, alla sua prima esperienza militare di rilievo, fu costretto a osservare i cavalieri numidi irrompere con ferocia tra le truppe romane, seminando morte e scompiglio. Annibale aveva infatti schierato la cavalleria “pesante” al centro della sua formazione e i veloci numidi, armati alla leggera, ai lati, pronti per accerchiare e massacrare un nemico già stremato. Non riuscendo a rimanere inerte dinanzi a un tale sfacelo, l’inesperto Scipione prese il coraggio a due mani e decise di intervenire. Polibio racconta: «Quando, durante la battaglia, egli vide che suo padre insieme ad altri due o tre cavalieri era stato circondato dai nemici ed era stato ferito pericolosamente, dapprima cercò di incitare i cavalieri del suo seguito ad accorrere con lui in aiuto del padre, poi, poiché quelli esitavano, spaventati dalla moltitudine dei nemici che avevano circondato il console, egli stesso si lanciò coraggiosamente contro gli avversari e costrinse così anche

Pillole di storia antica II PARTE.indd 176 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 177

Il giovane Scipione salva il padre nella battaglia del Ticino (incisione di F. Bertocchi da B. Pinelli).
gli altri a seguirlo. I nemici spaventati si dispersero e Publio, salvato insperatamente, alla presenza di tutti proclamò il figlio suo salvatore». Nonostante l’inesperienza, Publio Cornelio Scipione riuscì a salvare il suo omonimo padre e a consentire la ritirata delle truppe romane,
La battaglia del Ticino si colloca all’interno della seconda guerra punica e fu il primo conflitto tra Annibale e i romani nella penisola italica. Si trattò di uno scontro che coinvolse in particolare le cavallerie dei rispettivi eserciti. Il con- dottiero cartaginese ottenne una netta vittoria, costringendo i romani a ritirarsi. Le due fonti sulla vicenda sono le Storie di Polibio e l’Ab urbe condita di Tito Livio, che raccontano l’episodio in maniera simile.
180
Nel 217 a.C. Annibale Barca guidò il proprio esercito, reso esau- sto dalla guerra e dalle marce forzate, fino al territorio dei pretuzi, un’antica popolazione abruzzese. Una volta giunto nella regione il
dimostrando il proprio valore fin dall’adolescenza.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 177 04/10/19 16:17

178 PILLOLE DI STORIA ANTICA
condottiero punico ordinò ai suoi uomini di riposarsi e rifocillarsi con i viveri del luogo. In questa circostanza Annibale scoprì il vino locale, e lo apprezzò al punto da decidere di servirlo a gran parte del proprio esercito, anche per presunti scopi curativi. Polibio racconta: «Anni- bale, facendo lavare i cavalli con vino vecchio, di cui vi era grande abbondanza nella regione, li guarì dalla scabbia che li tormentava; similmente curò pure i soldati feriti e ristorò i rimanenti, rendendoli vigorosi e pronti alle imprese future».
Con il passare dei secoli il vino usato da Annibale divenne un’im- mancabile prelibatezza della cucina abruzzese, assumendo infine il nome di Montepulciano d’Abruzzo.

181
Nel 217 a.C. Quinto Fabio Massimo fu proclamato dittatore per sal- vare la Repubblica dai feroci eserciti di Annibale. Era pratica comune per i romani, nei periodi di maggiore pericolo e sventura, affidarsi all’uomo considerato più saggio e valoroso, e non vi era nessuno a Roma più meritevole di lui.
Massimo era un uomo molto intelligente e aveva preso atto di come Annibale, in campo aperto, fosse il generale migliore del suo tempo. Decise quindi di adottare una strategia diversa, ordinando alle sue armate di seguire il cartaginese senza mai ingaggiare battaglia, con l’intento di sorvegliare e sfiancare le truppe puniche. I nemici politici di Massimo giudicarono questo atteggiamento vile e timoroso, e lo ricoprirono di critiche, ma egli rimase saldo sulle sue idee. La strate- gia del dittatore diede infine i suoi frutti e l’esercito di Annibale, che vagava in territorio nemico senza poter ricevere rinforzi e viveri da Cartagine, si ritrovò intrappolato nel passo di Casilino, nei pressi di Caserta. Massimo era finalmente riuscito a circondare il suo rivale, ma Annibale ebbe l’ennesimo colpo di genio. Quella notte ordinò di legare delle torce alle corna di duemila buoi, per poi spingere le bestie verso le alture sorvegliate dal nemico. In piena notte, vedendo il movimento di tanti fuochi, i romani pensarono a un attacco e concentrarono le proprie forze nel punto in cui erano stati mandati i buoi. Quando Massimo si accorse del trucco, Annibale era già fuggito con tutto il suo esercito.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 178 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 179
Quinto Fabio Massimo è attualmente ricordato con il titolo di Cunctator, ovvero il “Temporeggiatore”. Le principali fonti sulla sua vita sono l’Ab urbe condita di Tito Livio, le Storie di Polibio e la biografia scritta da Plutarco nelle Vite parallele.
182

Il 2 agosto del 216 a.C. circa 80.000 soldati romani avanzarono nella pianura di Canne, in Puglia, con il preciso scopo di eliminare una volta per tutte Annibale, il principale nemico di Roma. Ma il celebre generale cartaginese, pur possedendo molti meno uomini, era il tat- tico più geniale della sua epoca. Egli attirò i legionari in un attacco frontale contro il proprio esercito, fingendo una ritirata al centro. Nel frattempo dalle ali dello schieramento fece avanzare i suoi guerrieri più valorosi, veterani di mille battaglie. I romani si ritrovarono cir- condati senza neanche avere il tempo di capire come fosse successo. Fu una carneficina: morirono circa 70.000 romani (secondo Polibio), in quella che divenne la seconda sconfitta più sanguinosa dell’intera storia della Repubblica. I cartaginesi, secondo Tito Livio, erano quasi più spossati per la strage compiuta che per la fatica del combattere.
Se quel 2 agosto di migliaia di anni fa Annibale avesse ordinato di attaccare Roma, subito dopo la battaglia, forse la storia dell’umanità sarebbe stata completamente diversa. Ma il generale cartaginese esitò, intenzionato ad assicurarsi nuovi alleati prima di colpire. Maarbale, capo della cavalleria cartaginese, si rivolse al suo comandante con parole che passarono alla storia: «Gli dei evidentemente non hanno concesso alla stessa persona tutte le doti. Tu sai vincere, Annibale, ma non sai sfruttare la vittoria».
Per quanto riguarda la quantità delle forze in campo e le perdite subite, i nu- meri forniti in questa pillola non sono certi. Questo perché le tre fonti antiche principali che descrivono la battaglia (Tito Livio, Polibio e Appiano) sono molto discordanti e non ci è dato sapere con precisione quanti uomini fossero coinvolti. Risulta comunque certo che fu una delle disfatte più clamorose dell’intera storia di Roma, nonché uno degli sfoggi di genialità tattica migliori di tutti i tempi. Va detto, per onestà storica, che la mia descrizione è molto sintetica e non conside- ra il fondamentale ruolo giocato dalla cavalleria di Annibale. La decisione del celebre condottiero di non attaccare la capitale, una volta terminata la battaglia, deriva dal fatto che i cartaginesi non disponevano di efficaci macchine d’assedio. La vera potenza dell’esercito punico, secondo Annibale, poteva emergere solo

Pillole di storia antica II PARTE.indd 179 04/10/19 16:17

180 PILLOLE DI STORIA ANTICA
in una battaglia campale. Nella pillola ho identificato Canne come la seconda sconfitta più sanguinosa della storia della Repubblica. La prima fu quella di Arausio, combattuta contro i cimbri e i teutoni.
183

Il 2 agosto del 216 a.C. Annibale Barca, nei pressi di Canne, inflisse ai romani una delle peggiori sconfitte della loro storia. Dalla cruenta carneficina riuscirono a salvarsi solo qualche migliaio di legionari. Questi fuggirono in tempo per rifugiarsi a Roma, ma furono accolti con sdegno e malumore. I sopravvissuti erano infatti la prova stessa dell’umiliante sconfitta: erano uomini che per salvarsi avevano lasciato morire al loro posto decine di migliaia di compagni. Roma ritenne di non aver bisogno di soldati del genere ed esiliò i sopravvissuti in Sicilia, negando loro qualunque possibilità di azione fino al termine della guerra. Per i superstiti delle legioni cannensi iniziarono tempi bui di rammarico e disonore. Tito Livio riporta un messaggio degli esiliati alle autorità di Roma (incarnate dal console Marcello): «Noi, ai quali nulla ci si può rimproverare se non il fatto di non essere morti a Canne, siamo relegati non solo lontano dalla patria, ma anche dal nemico, condannati a invecchiare in esilio, affinché non ci si offra né mezzo né occasione di cancellare l’ignominia, di placare lo sdegno dei cittadini, e neppur di morir da prodi. Noi non chiediamo che finisca l’ignominia, chiediamo le peggiori fatiche e i pericoli, affinché av- venga subito ciò che doveva accadere a Canne, poiché tutto il tempo che abbiamo vissuto in seguito, lo abbiamo vissuto nel disonore».
Ma tali richieste non furono accolte e lo straziante esilio delle legioni maledette continuò ancora per molti lunghi anni. Infine, nel 205 a.C., il giovane console Publio Cornelio Scipione sbarcò in Sicilia alla ri- cerca di truppe fresche per il suo esercito. Egli si presentò al cospetto dei legionari esiliati offrendo loro la possibilità di riscattare l’onore perduto. Scipione era un condottiero scaltro e senza paura, nonché un profondo conoscitore dell’animo umano. Intuì quindi di poter trasformare degli uomini finiti in valorosi soldati fornendo loro un obiettivo: Annibale, il responsabile delle loro tragedie. I superstiti di Canne accettarono con gioia di seguire il loro nuovo condottiero fino in Africa, a Zama, dove si sarebbero decise le sorti del mondo antico.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 180 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 181
Qui, davanti ai feroci veterani di Annibale, Scipione incitò i soldati a considerare solo due possibilità nell’avanzare contro i nemici: quella di vincere o quella di morire. I legionari non aspettavano di sentire altro e si gettarono nella battaglia senza timore, ottenendo una delle vittorie più importanti della storia di Roma. Quel giorno, a Zama, i legionari fuggiti a Canne riscattarono il proprio onore e consegnarono eterna gloria alla patria.
Le principali fonti di questa pillola sono l’Ab urbe condita di Tito Livio e le Storie di Polibio. Ho riassunto il lunghissimo messaggio che gli ambasciatori delle legioni cannensi presentarono al console Marcello, selezionando solo alcune frasi.
184
Nel 214 a.C. Marco Claudio Marcello, vera e propria leggenda vivente di Roma, schierò le sue legioni alle porte di Siracusa. La bellissima colonia greca aveva combattuto per secoli contro le armate cartaginesi per ergersi a centro militare, politico e culturale dell’isola. Ora, di fronte a questo nuovo terribile nemico, siracusani e cartaginesi decisero di mettere da parte le antiche rivalità e unirsi a difesa della città. Marcello ordinò un assedio congiunto da terra e dal mare, che non lasciasse via di scampo a Siracusa. Ma all’interno della città viveva Archimede, uno dei più famosi matematici della storia. Egli costruì sofisticate catapulte e baliste per occuparsi dei soldati nemici via terra, e ideò lunghe mani di ferro per ribaltare le navi nemiche. Alcuni storici riportano persino l’uso di complessi sistemi di specchi per farle bruciare a distanza sfruttando la luce solare. I romani, che non avevano mai visto niente del genere, andarono nel panico, pensando di stare combattendo contro un dio in collera. Ma Marcello era un generale molto astuto e, mentre i siracusani festeggiavano la vittoria, persuase alcuni uomini all’interno delle mura a tradire in cambio di grandi ricompense. I romani riuscirono quindi a entrare a Siracusa e prendere possesso degli immensi tesori accumulati dalla città in molti secoli di grandezza.

Marcello ordinò che ad Archimede non fosse fatto alcun male, ma un soldato, non riconoscendo il genio, lo uccise per errore durante il saccheggio. La leggenda narra che le ultime parole di Archimede, rivolte al soldato, furono: «Non rovinare, ti prego, questo disegno».

Pillole di storia antica II PARTE.indd 181 04/10/19 16:17

182 PILLOLE DI STORIA ANTICA
L’assedio di Siracusa è stato raccontato da diversi autori antichi, tra cui Polibio, Plutarco, Tito Livio e Galeno. Il conflitto durò circa due anni e fu molto trava- gliato. Le macchine belliche costruite da Archimede vengono descritte con una certa attenzione da Polibio. Va comunque specificato che la presenza dei famosi specchi ustori fu introdotta da storici successivi e pertanto è considerata inatten- dibile da alcuni studiosi moderni. Il loro effettivo impiego nell’assedio rimane dunque un mistero. Per quanto riguarda la fase finale del conflitto, ho effettuato un significativo riassunto. Siracusa era una città ben difesa e non sarebbe bastato un singolo tradimento a farla cadere. Marcello fu costretto a corrompere molte persone e a conquistare quartiere dopo quartiere, in una lotta piuttosto serrata. Sulla morte di Archimede sono giunte fino a noi diverse versioni, quella proposta è la leggenda più conosciuta. La tomba del genio fu riscoperta da Cicerone molti anni più tardi. Attualmente, nonostante molti non la identifichino come tale, una presunta tomba di Archimede è visitabile al Parco Archeologico di Siracusa.
185
Nel 209 a.C. il giovane Publio Cornelio Scipione conquistò l’inespu- gnabile Carthago Nova. L’impresa capovolse totalmente lo scenario bellico della seconda guerra punica: i cartaginesi, che stavano vincendo il conflitto, videro minato il loro saldo controllo sulla penisola iberica; e tutto a causa di un inesperto generale romano, che non aveva nem- meno l’età legale per ricoprire il suo ruolo. In seguito alla presa della città, Scipione venne omaggiato dai suoi soldati con molti doni, tra cui una bellissima vergine dai nobili natali. Lo storico Polibio racconta: «I romani condussero la fanciulla di straordinaria bellezza davanti a Publio, che sapevano amante delle donne, e dissero di volergliene fare dono. Publio rimase colpito e ammirato dall’incantevole fanciulla e rispose che, se fosse stato un privato cittadino, non ci sarebbe stato nessun dono migliore di quello; da comandante tuttavia riteneva che fosse il dono più nocivo di tutti. Intendeva dire, credo, che quei piaceri che sono più cari ai giovani nei periodi di vacanza e riposo, sono invece di grande impedimento materiale e spirituale nel momen- to dell’azione. Ringraziò a ogni modo per l’offerta, fece chiamare il padre della fanciulla e gliela restituì perché la accasasse presso un concittadino. Grazie a queste prove di moderazione e di temperanza divenne ancora più rispettato tra i propri subalterni».

Il ventiseienne Publio Cornelio Scipione si era appena fregiato di un’impresa incredibile, aveva l’esercito ai suoi piedi e ogni genere di

Pillole di storia antica II PARTE.indd 182 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 183
piacere a sua disposizione. Eppure seppe rifiutare il lusso e gli svaghi, scegliendo di fare la cosa giusta. Tre anni dopo l’intera penisola iberica era sotto il suo controllo.
L’episodio della vergine è raccontato, in maniera molto romanzata, nell’Ab urbe condita di Tito Livio. Lo storico Polibio, generalmente più affidabile del collega, ci riporta invece la versione più stringata e verosimile che ho deciso di utilizzare.
186
Nel 208 a.C. Marco Claudio Marcello, soprannominato “la spada di Roma”, finì ucciso in un’imboscata tesagli dai soldati di Annibale. A quell’epoca Marcello era il generale più stimato della Repubblica, colui che suscitava il rispetto incondizionato di tutti. Lo storico Plutarco racconta: «Di tutti gli altri comandanti Annibale aveva pochissima stima, ma quando venne a sapere della morte di Marcello, andò di persona sul luogo, si fermò presso il cadavere e a lungo osservò la prestanza e la bellezza di quel corpo; non si lasciò sfuggire nessuna

Marco Marcello porta in trionfo le spoglie del re celta Virdomaro (incisione di F. Ber- tocchi da B. Pinelli).

Pillole di storia antica II PARTE.indd 183 04/10/19 16:17

184 PILLOLE DI STORIA ANTICA
parola irriguardosa e non manifestò nessuna gioia, come dovrebbe fare uno che ha appena tolto di mezzo un nemico forte e pericoloso. Invece, colpito dalla stranezza di quella morte, gli tolse l’anello da console e dopo aver composto il cadavere con l’ornamento che gli si addiceva, lo avvolse in una veste decorosa e lo fece bruciare. Raccolse quindi i resti in un’urna d’argento su cui fece porre una corona d’oro e la inviò al figlio».
Così Annibale Barca, il più grande condottiero della sua epoca, volle onorare Marco Claudio Marcello, suo acerrimo nemico.
Marco Claudio Marcello fu uno dei migliori consoli che Roma abbia mai avuto. Tra i suoi innumerevoli meriti basti citare la conquista delle spoliae opi- mae (il massimo onore per un generale romano) e la presa dell’inespugnabile Siracusa. In seguito all’invio dei suoi resti al figlio, le fonti antiche si dividono: alcuni storici affermano che queste furono fatte trafugare da dei numidi, puniti poi severamente dallo stesso Annibale, altri sostengono che arrivarono intatte al figlio di Marcello, che seppellì il padre con tutti gli onori. Questo profondo rispetto mostrato da Annibale nei confronti di un acerrimo nemico costituisce un̓ulteriore prova della grandezza del condottiero cartaginese. Pochi mesi dopo i romani non si dimostrarono altrettanto onorevoli: essi sconfissero Asdrubale (il fratello di Annibale), deturparono il suo cadavere, gli tagliarono la testa e la lanciarono nel campo del cartaginese.
187
Nel 207 a.C. il generale cartaginese Asdrubale decise di partire per l’Italia con un potente esercito. Il suo piano era quello di unirsi alle forze del fratello Annibale e conquistare Roma una volta per tutte. Con oltre 30.000 uomini valicò le Alpi e si preparò ad affrontare il nemico, certo di risultare vincitore. Ma nei pressi del fiume Metauro (nelle Marche) i suoi piani andarono rapidamente in fumo, poiché i romani, guidati dai consoli Nerone e Salinatore, opposero una fiera resistenza. Tito Livio racconta: «I soldati di Asdrubale, stanchi per la marcia, per le veglie e per la fatica della battaglia, a malapena riusci- vano a reggere le armi sulle spalle. Alla fine Asdrubale, essendo fuor di dubbio la vittoria romana, per non sopravvivere al proprio esercito si lanciò nella mischia e cadde combattendo».

La testa di Asdrubale venne recisa, e lanciata in seguito nell’accam-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 184 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 185
pamento del fratello Annibale, che vide così infranti i sogni di conqui- sta della famiglia Barca. D’altro canto i romani, nei pressi del fiume Metauro, ottennero una delle vittorie più importanti della loro storia.
Prima della partenza di Asdrubale Barca per lʼItalia, Publio Cornelio Scipione lo raggiunse in Iberia e lo sconfisse in una battaglia importante ma non definitiva. Le principali fonti sono l’Ab urbe condita di Tito Livio e le Storie di Polibio.
188
Nel 206 a.C. Publio Cornelio Scipione era il miglior generale di Roma, l’unico in grado di tenere testa alle feroci armate cartaginesi. Mentre Annibale seminava terrore in Italia, Scipione ribatteva colpo su colpo in Iberia. Il giovane condottiero aveva trionfato là dove in- numerevoli generali prima di lui avevano fallito, riportando persino l’inespugnabile Carthago Nova (attuale Cartagena) sotto l’influenza romana. Tuttavia, proprio quando tutto sembrava andare per il me- glio, Scipione venne colto da un malore e fu costretto a rimanere per molti giorni chiuso nelle sue stanze, in bilico tra la vita e la morte. Si sparse presto la voce che fosse deceduto per una malattia e in tutta la regione iniziarono violente rivolte. Appresa tale notizia, la guarnigione romana di Sucro, composta da 8000 legionari lasciati nelle retrovie, decise di ammutinarsi. I soldati esigevano paghe più alte e un mag- giore riconoscimento. Vennero eletti come capi i due sobillatori più carismatici, Umbrio Atrio e Caleno Albio. Quando Scipione venne a sapere della rivolta, decise di invitare i legionari insorti a Carthago Nova, dicendo di voler ascoltare le loro richieste. Poi inviò il grosso dei suoi fedeli soldati fuori città, per combattere le popolazioni barbare ribelli. Umbrio Atrio e Caleno Albio entrarono quindi a Carthago Nova con i loro 8000 uomini, pronti a imporre le loro condizioni al giovane generale, rimasto malato e solo. I due capi della rivolta erano in netta superiorità numerica e si sentivano imbattibili, ma non avevano fatto i conti con l’ingegno del loro comandante. Scipione, infatti, aveva fatto allontanare dalla città le legioni a lui fedeli con il preciso ordine di tornare indietro una volta che fossero entrati i rivoltosi. Questi si ritrovarono circondati nella piazza principale e Scipione rivolse loro un lungo discorso di rimprovero. Poi prese Albio e Atrio, li fece legare

Pillole di storia antica II PARTE.indd 185 04/10/19 16:17

186 PILLOLE DI STORIA ANTICA
a un palo, frustare e infine decapitare, davanti a tutti. In un grande atto di clemenza risparmiò invece la vita agli altri uomini, reintegrandoli nell’esercito. La disciplina romana era stata ristabilita.
Dopo questo episodio, nessun subalterno osò mai più insorgere contro Publio Cornelio Scipione, detto in seguito l’Africano.
Tito Livio è la fonte più esaustiva di questo episodio relativamente poco co- nosciuto sulla vita di Scipione. Lo storico patavino, nell’opera Ab urbe condita, trascrive tutto il lungo discorso che il generale romano tenne davanti agli uomini rivoltosi. Riporto solo il passaggio finale: «Se voi vi pentite del vostro errore, mi parrà d’avervi dato un sufficiente castigo. Caleno Albio e Umbrio Atrio, e gli altri promotori di questa abominevole sedizione, pagheranno con il sangue questa scellerataggine. A voi lo spettacolo di questa pena, non solo non vi deve apparire grave e noioso, ma grato e giocondo, se avete riavuto il sentimento: perché costoro non hanno pensato di offendere nessuno più che voi stessi».
189
Nel 202 a.C. Scipione l’Africano e Annibale Barca, i due generali più importanti della loro epoca, si ritrovarono faccia a faccia per trattare una possibile pace. Gli accordi tuttavia fallirono e Zama fu testimone di una tremenda battaglia, vinta da Scipione. Nove anni dopo i due si ritrovarono a Efeso, quando entrambi ormai non apparivano che l’ombra di ciò che erano stati in passato. La leggenda narra che in questa seconda occasione Scipione chiese ad Annibale chi fosse il generale più grande della storia. Annibale ci pensò un attimo e scelse Alessandro Magno. Scipione insistette, aspettandosi di essere nominato e chiedendo chi ci fosse dopo. Annibale rimase a riflettere qualche momento, poi rispose che al secondo posto dovesse esserci Pirro, e al terzo lui stesso, Annibale. Scipione chiese quindi come potesse attribuirsi il terzo posto, dato che lo aveva sconfitto a Zama. Ma An- nibale rispose che appunto per quello era al terzo, poiché se avesse vinto anche a Zama sarebbe stato senza dubbio il migliore di tutti.
Anche se sembra molto un aneddoto inventato, i due probabilmente si trovarono davvero a Efeso e diversi autori, tra cui Plutarco e Tito Livio, testimoniano il dialogo. Nonostante stenti a crederci, mi piace pensare che sia avvenuto davvero. Secondo le fonti antiche questo scambio di battute fu un’attestazione di grande rispetto reciproco tra i due generali. Annibale infatti si sarebbe attribuito il ruolo

Pillole di storia antica II PARTE.indd 186 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 187
di miglior condottiero di ogni epoca solo se avesse vinto contro Scipione, sotto- lineando implicitamente la grandezza del suo rivale.
190

Nel 201 a.C. una sterminata folla accolse il ritorno a Roma di Publio Cornelio Scipione, il vincitore di Annibale. Il giovane condottiero, circondato da un prestigio e da una popolarità senza precedenti, fu portato in trionfo per le strade della capitale e acclamato con il so- prannome di “Africano”, in memoria della celebre impresa.
Negli anni seguenti Scipione continuò a combattere per la patria, sconfiggendo insieme al fratello Lucio numerosi nemici, tra cui il potente Antioco iii di Siria. Ma la storia insegna che la grandezza è spesso accompagnata dall’invidia. I rivali politici dell’Africano, approfittando della sua lontananza da Roma, iniziarono a cospirare contro di lui: il condottiero fu accusato di aver assunto comportamenti tirannici e di essersi ingiustamente appropriato di una parte del bot- tino vinto in guerra. Chiamato a rispondere di tali accuse, Scipione ricordò a tutti come aveva salvato e arricchito la Repubblica più di chiunque altro. Quindi, secondo la leggenda, si presentò in Senato con il libro contabile su cui erano annotate tutte le spese e i bottini di guerra: davanti all’aula gremita strappò il registro con le sue mani, mal sopportando il trattamento da traditore che gli veniva riservato.
Negli ultimi anni di vita, disgustato dalle continue ingiurie che con- tinuavano a circolare sul suo conto, Scipione si ritirò nella sua villa a Literno. Si narra che, abbandonando l’Urbe, avrebbe esclamato: «Ingrata patria, non avrai le mie ossa!».
Oggigiorno, la tomba di Scipione l’Africano si trova ancora da qualche parte a Liternum. Il sito, di enorme rilevanza storica, sembra abbando- nato al suo destino: cancelli e sterpaglie coprono la gloria di uno dei più grandi eroi d’Italia, citato persino nell’inno nazionale. Negli ultimi decenni numerosi politici, tra cui l’attuale sindaco di Napoli Luigi de Magistris, hanno dichiarato che si sarebbero occupati di valorizzare Liternum per rendere la zona fruibile al pubblico. Tutte parole al vento: Scipione l’Africano, oggi come allora, giace dimenticato dalla patria.
Questa pillola è soggetta a un discreto grado di incertezza storica, poiché i cosid- detti “processi degli Scipioni” vengono raccontati in maniera molto confusionaria

Pillole di storia antica II PARTE.indd 187 04/10/19 16:17

188 PILLOLE DI STORIA ANTICA
dagli autori antichi. Lo stesso Tito Livio (principale fonte sulla vicenda) si dice incerto e fornisce versioni diverse tra loro, mentre gli aneddoti riportati da Aulo Gellio, Plutarco e Valerio Massimo non aiutano a chiarire i fatti. Risulta comunque certa l’ostilità subita da Scipione, così come la scelta di essere seppellito lontano dalla patria: sia Tito Livio che Seneca affermano di aver visitato la tomba del condottiero presso Liternum. Per quanto riguarda lo stato di indecoroso semi- abbandono in cui versa attualmente il sito, ho citato De Magistris semplicemente perché è l’ultimo politico rilevante ad averne parlato (nel 2017), ma la lista è lunga, le promesse si sprecano, e il luogo continua a essere ignorato. Un destino che purtroppo è comune a molti siti culturali in Italia.
191
Nella prima metà del ii secolo a.C. Roma estese la propria influenza sulla Grecia. Durante il processo di conquista molti romani vennero rapiti dallo splendore dell’arte e della filosofia greca: furono fatti por- tare nella capitale testi, opere, talvolta addirittura intere biblioteche, e si formò presto un gruppo di intellettuali affamati di cultura ellenica. Il più influente tra loro era Publio Cornelio Scipione Emiliano, nipote (non di sangue) del celebre generale che aveva sconfitto Annibale. Seguendo gli ideali del nonno, riunì molte personalità influenti nel circolo degli Scipioni, finalizzato all’avvicinamento letterario e filosofico verso il mondo greco. Ma Marco Porcio Catone, detto il Censore, si oppose a questa politica. Egli riteneva che i cittadini do- vessero rispettare i valori del mos maiorum, il nucleo della morale e delle tradizioni di Roma. Per anni Catone si batté contro il proliferare dell’ellenismo, considerandolo alla stregua di una malattia conta- giosa, pronta a distruggere gli antichi valori della Repubblica. Alla fine, dopo innumerevoli dibattiti e litigi che videro le innovative idee degli Scipioni scontrarsi contro l’estremo rigore di Catone, nacque una nuova concezione culturale: l’humanitas. La forza di Roma e la saggezza della Grecia si unirono insieme, ponendo le basi per quella che diventerà la più importante organizzazione socio-politica del mondo occidentale: l’Impero romano.

I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici
nelle ricchezze e negli onori.
Catone il Censore, citato nelle Notti attiche di Aulo Gellio (xi, 18).

Pillole di storia antica II PARTE.indd 188
04/10/19
16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
189

192
Nel 198 a.C. Marco Porcio Catone fu inviato a governare la Sar- degna in qualità di pretore. Il biografo Plutarco racconta: «Mentre i precedenti pretori avevano l’abitudine di servirsi a pubbliche spese di padiglioni, di letti e di vestiti, e spendevano per una moltitudine di servitori e di amici, per pranzi e ricevimenti, egli si differenziò moltissimo da loro per la sua parsimonia. Non chiese mai denaro all’erario per alcun motivo, ma andava in giro per le città camminando a piedi, senza carrozza, seguito da un solo pubblico inserviente che gli portava il vestito e la coppa per fare i sacrifici. E mentre in questi uffici appariva semplice e modesto verso coloro che erano sotto la sua autorità, di contro assumeva un contegno severo e grave, inesorabile nell’amministrazione della giustizia, rigido e fermo nell’applicazione delle leggi, sicché il dominio di Roma non fu mai così temuto e al contempo amato dai sudditi».
Sotto il suo governo la Sardegna fu attraversata da un’inusuale ventata di giustizia, come riporta anche lo storico latino Tito Livio, secondo il quale tutti gli usurai furono cacciati dall’isola. Grazie alla sua continua lotta in difesa della legge, portata avanti anche negli anni seguenti con forza e zelo, Marco Porcio Catone, detto il Censore, è passato alla storia come uno degli uomini più onesti e intransigenti del mondo romano.
Marco Porcio Catone (incisione ottocentesca).

Pillole di storia antica II PARTE.indd 189 04/10/19 16:17

190
PILLOLE DI STORIA ANTICA

193
Nel marzo del 196 a.C. i principali sacerdoti egizi si riunirono a Menfi per celebrare il primo anniversario dell’incoronazione del gio- vane Tolomeo v Epifane. In tale occasione fu stabilito che il sovrano dovesse essere “premiato” per i suoi meriti (vittorie militari, restauri edilizi, riduzioni tributarie...) con statue, feste e processioni. Il decreto venne quindi inciso sulla pietra in caratteri greci, geroglifici e demotici (scrittura popolare di allora), per poi essere diffuso in tutto il paese.
Circa duemila anni dopo un ufficiale dell’esercito napoleonico, intento a demolire un muro del villaggio egiziano di Rosetta, trovò casualmente una lastra di basalto nero contenuta al suo interno. Incu- riosito, provò a osservare meglio la pietra e si accorse che si trattava di un’antica stele scritta con caratteri di lingue diverse. Negli anni seguenti molti studiosi provarono ad analizzare la cosiddetta “stele di Rosetta”, su cui era inciso il millenario decreto in onore di Tolo- meo, finché nel 1822 il professor Jean-François Champollion riuscì a raggiungere l’obiettivo più ambito dagli egittologi di tutto il mondo. Partendo dal greco e dal demotico, infatti, Champollion fu finalmente in grado in decifrare i misteriosi geroglifici, che erano rimasti incom- prensibili per oltre mille anni.
La stele di Rosetta fu rinvenuta nel 1799 da un certo Bouchard, facente parte dell’esercito napoleonico. Secondo la maggior parte delle fonti Bouchard era un ufficiale francese, ma vi è anche chi sostiene che fosse un soldato semplice. In ogni caso si narra che costui, scavando con il piccone per abbattere un muro del villaggio, andò casualmente a sbattere contro la famosa stele. Questa passò poi ai vincitori inglesi come bottino di guerra, e andò a finire al British Museum, dove si trova ancora oggi. Il professore francese Champollion non lavorò quindi sulla stele originale, che era in mano agli inglesi, bensì su una copia. E non si trattò di un’analisi “tranquilla”, ma di una vera e propria corsa contro il tempo, perché innumerevoli studiosi stavano lavorando allo stesso problema, e solo uno avrebbe potuto decifrare i geroglifici e passare così alla storia. In un certo senso fu una gara quasi selvaggia, piena di passi falsi da parte dei vari concorrenti, che vivevano con l’ansia costante che qualche altro professore potesse arrivare prima di loro. Le principali fonti che ho consultato sono i libri Letteratura e poesia dell’antico Egitto di Edda Bresciani e The Rosetta Stone di E.A. Wallis Budge.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 190 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
191

194
Nel 192 a.C. il re della Siria Antioco iii, sognando di sconfiggere i romani, accolse alla propria corte Annibale e lo nominò consigliere. Il celebre condottiero cartaginese, infatti, pur avendo perso la seconda guerra punica, era ancora considerato una delle menti belliche più geniali del suo tempo. Antioco gli mostrò quindi tutta la sfarzosità del proprio esercito, che comprendeva fanti con insegne d’oro e d’argento, carri falcati, elefanti con le torri, cavalleria bardata con un luccicante corredo di morsi, selle, collari, falere. Poi, secondo il racconto dello scrittore latino Aulo Gellio, «si volse verso Annibale e gli chiese: “Che ne dici? Si può, nel complesso, paragonare questo esercito a quello dei romani? Basterà per loro?”. E il cartaginese, facendosi gioco della mollezza e dell’inettitudine bellica di quei sol- dati dal lussuoso equipaggiamento, rispose: “Basterà, credo davvero che possa bastare, anche se i romani sono molto avidi”. La battuta fu davvero impagabile, spiritosa e feroce: il re aveva chiesto un parere sull’entità del suo esercito, una stima adeguata; Annibale invece, con la sua risposta, ci vedeva già una preda di guerra».
L’aneddoto qui narrato si trova nell’opera Notti attiche di Aulo Gellio, un giu- rista romano vissuto nel ii secolo. Gellio scrisse di aver letto questo aneddoto in alcuni libri di storia antica.
195
Nel ii secolo a.C. la dinastia Han occidentale condusse la Cina verso un periodo di grande prestigio e ricchezza. Tale prosperità, tuttavia, era riservata all’élite del paese e si fondava sul lavoro massacrante di milioni di contadini. Il filosofo Chao Cuo narrò la loro miseria: «In primavera sono esposti al vento sferzante e alla polvere, d’estate sudano sotto il sole rovente, d’autunno si raffreddano sotto gli acquazzoni e d’inverno tremano per il gelo. Durante tutto l’anno non hanno un solo giorno di riposo. Sono vessati da mille obblighi e su di loro si abbattono catastrofi naturali, siccità o inondazioni. Devono esaudire le richieste di un governo severissimo e subire rialzi stagionali delle tasse. Chi di

Pillole di storia antica II PARTE.indd 191 04/10/19 16:17

192 PILLOLE DI STORIA ANTICA
loro ha una proprietà, deve venderla a metà del suo prezzo, e chi non ce l’ha deve indebitarsi per il doppio del valore. Accade di continuo, ahimè, che un contadino sia costretto a vendere tutti i propri averi, i suoi campi, il suo cortile e persino i figli e i nipoti per ripagare i debiti».
A livello ideale, il popolo cinese era suddiviso in quattro categorie nel seguente ordine di importanza: eruditi, contadini, artigiani, commercian- ti. Nella pratica, i contadini vivevano ai margini della società in condi- zioni di povertà assoluta. E costoro costituiscono solo una minuscola parte di quell’esercito sconfinato, composto da miliardi di volti senza nome, che ha silenziosamente mandato avanti il mondo per millenni.
Provate a immaginarvi di essere catapultati nel ii secolo a.C., tra le immense distese di campi della Cina. Viaggiando un po’, vedreste milioni di contadini al lavoro. Si tratta di persone che per una vita intera hanno faticato, amato, sognato, pensato, discusso... Di quasi tutti loro non ci rimangono né nomi, né pensieri, né idee. Non ci rimane nulla, neanche il minimo tratto distintivo. Sono stati completamente dimenticati dalla storia, pur avendo speso un’esistenza a lavorare per nutrire il loro paese. Trovo che tutto ciò sia terribile e allo stesso tempo paurosamente affascinante.
La principale fonte che ho consultato è l’ottimo libro Cina. Una storia millena- ria del professor Kai Vogelsan. La citazione del filosofo Chao Cuo è contenuta nell’opera Hanshu (Libro degli Han).
Temere la morte, signori, non è altro che ritenere di essere saggi senza esserlo: è credere di conoscere ciò che non si conosce. Nessuno infatti sa se la morte sia per l’uomo il più grande dei beni, eppure tutti la temono come se sapessero per certo che è il più grande dei mali. E credere di sapere ciò che non si conosce, non è forse la più vergognosa forma di ignoranza?
Socrate, citato nell’Apologia di Socrate di Platone (xvii, 28) 196
Nel 183 a.C. le truppe di Roma circondarono la dimora di Annibale Barca. L’anziano condottiero cartaginese, dopo decenni passati a combattere la Repubblica, si era ritirato in Bitinia (attuale Turchia). Qui era stato accolto dal re della regione e ospitato a soggiornare in un sontuoso castello, ma i romani, ossessionati dal loro acerrimo nemico, erano infine riusciti a scovarlo. Lo storico Cornelio Nepote racconta: «Quando i romani furono giunti fin là, ed ebbero circondato la casa

Pillole di storia antica II PARTE.indd 192 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 193
con una moltitudine di uomini, uno schiavo, guardando dalla porta, avvisò Annibale che si vedeva un’insolita folla di armati. Questi gli ordinò di fare il giro di tutte le porte della dimora e fargli sapere al più presto se fosse circondata da ogni parte alla stessa maniera. Quando lo schiavo tornò a riferirgli che tutte le uscite erano occupate, Annibale capì che non c’era più speranza per la sua vita. E perché questa non fosse lasciata all’arbitrio altrui, memore dell’antico coraggio, bevve un veleno che per abitudine portava sempre con sé».
La leggenda narra che il celebre condottiero cartaginese, poco prima di assumere il veleno, avrebbe detto: «Liberiamo i romani da questa incessante angoscia, dato che non riescono ad attendere la morte di un vecchio».
Le due fonti di questa vicenda sono Gli uomini illustri di Cornelio Nepote e l’Ab urbe condita di Tito Livio. Non ho trascritto per intero le ultime parole di Annibale, riportate da Livio, perché a mio giudizio la versione dello storico patavino è oltremodo fantasiosa e poco in linea con il personaggio di Annibale.
197
Nel 169 a.C. l’ambasciatore romano Gaio Popilio Lenate fu inviato in Egitto per frenare l’avanzata ribelle del re siriano Antioco iv. Po- pilio era un inflessibile senatore della vecchia scuola, che tendeva a trattare i suoi interlocutori con severità senza preoccuparsi troppo del loro lignaggio. Una volta raggiunto Antioco, gli consegnò subito la tavoletta del Senato, dove era scritto l’ordine di cessare ogni ostilità. Lo storico Tito Livio racconta: «Antioco lesse con grande attenzione e affermò che avrebbe discusso con gli amici intimi sulla decisione da prendere. Ma Popilio, rude come in ogni altra occasione, tracciò un cerchio per terra attorno al re con un bastone che aveva in mano, e gli intimò di dare una risposta al Senato prima di essere uscito da esso. Il re rimase perplesso davanti a un ordine tanto perentorio ma, dopo aver esitato un poco, rispose: “Farò ciò che vuole il Senato”. E solo allora Popilio porse ad Antioco la destra, come se fosse suo amico e alleato».
La vicenda del cerchio è riportata quasi uguale da Polibio nelle Storie e da Tito Livio nell’Ab urbe condita. Livio fornisce anche qualche informazione sul carattere di Popilio Lenate: «Era, per indole, piuttosto brusco e finiva, con il

Pillole di storia antica II PARTE.indd 193 04/10/19 16:17

194 PILLOLE DI STORIA ANTICA
suo atteggiamento severo e con il suo tono di voce accusatore, per sottolineare la durezza di ogni cosa che gli capitava di dire». Si tratta di realtà o leggenda? Difficile a dirsi, lascio decidere a voi. In ogni caso dopo l’incontro Antioco, per evitare di scontrarsi contro la potente Repubblica romana, decise di lasciare l’Egitto (dominato dalla dinastia tolemaica, che aveva chiesto l’aiuto del Senato) e tornare in Siria.
198
Nel 155 a.C. l’oratore greco Carneade giunse a Roma per contestare una multa di 500 talenti inflitta al popolo ateniese, accusato di aver saccheggiato la cittadina di Oropo. Carneade sostenne che la colpa degli ateniesi non fosse diversa dalle sopraffazioni con cui i romani avevano creato la loro vasta Repubblica. Come potevano infatti i ro- mani condannarli per un saccheggio, se essi stessi si erano macchiati di tale “crimine” verso i popoli conquistati? I suoi discorsi, impreziositi da un’elevata capacità retorica, sedussero i cittadini della capitale e per giorni non si parlò d’altro che delle ardite tesi di Carneade, capaci di scandalizzare i romani più tradizionalisti e affascinare gli amanti della cultura greca. Fu così che l’influente conservatore Catone, spaventato dalla deriva ellenistica che avvolgeva la città, optò per una soluzio- ne radicale: propose al Senato di concludere in fretta la vicenda ed espellere Carneade da Roma, senza tanti complimenti. Poiché il peso di Catone sulle istituzioni era molto forte, venne deciso di ridurre la multa a 100 talenti e far tornare subito l’oratore in Grecia.
Le principali fonti sulla vita di Carneade sono la biografia di Catone il Cen- sore scritta da Plutarco e l’opera Vite e dottrine dei filosofi di Diogene Laerzio. All’ambasceria del 155 a.C. parteciparono, oltre a Carneade, anche i filosofi Diogene e Critolao, “banditi” pure loro dalla città per volere di Catone. I discorsi degli ambasciatori sono parzialmente riportati da Cicerone, nel De re publica. Tutti gli autori antichi concordano, anche Aulo Gellio, Pausania ed Eliano, sulle considerevoli capacità retoriche dell’oratore greco. Secondo Eliano i senatori romani, dopo aver sentito i discorsi dei greci, avrebbero esclamato: «Gli ateniesi hanno inviato degli ambasciatori che non ci persuaderanno, ma ci costringeranno a fare quanto desiderano».

Carneade rientrò quindi ad Atene, dove continuò a insegnare all’Ac- cademia. La sua fama è attualmente legata a una famosa citazione di don Abbondio all’interno del romanzo I promessi sposi.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 194 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
195

199
Nel 151 a.C. il pretore romano Servio Sulpicio Galba era stato inca- ricato di conquistare la Lusitania (attuale Portogallo), ma dopo tanti anni di dure battaglie risultò chiaro che i lusitani, esperti nell’arte della guerriglia, non sarebbero stati sconfitti facilmente. Galba decise allora di trattare la pace, offrendo terre da coltivare in cambio di una tregua: 30.000 lusitani vennero accolti in una pianura e consegnarono le ar- mi ai romani, pronti a cominciare una nuova vita. Ma appena questi rimasero disarmati, Galba ordinò ai suoi uomini di attaccare. Nella cruenta carneficina che seguì morirono migliaia di uomini, donne e bambini. Tra i pochi sopravvissuti ci fu Viriato, un uomo che perse tutto e giurò odio eterno a Roma. Viriato riunì i popoli lusitani sotto il suo comando e per undici anni inflisse ai romani una serie di sanguinose sconfitte, prima di morire a sua volta assassinato. Attualmente è un eroe nazionale del Portogallo.
Le vicende di Galba e Viriato sono raccontate da diversi autori antichi, tra cui Appiano di Alessandria, Diodoro Siculo, Cassio Dione e Plutarco. Nel 2010 in Spagna è persino uscita una serie tv a riguardo, intitolata Hispania, la leyenda.
200
Nella primavera del 146 a.C. le truppe di Scipione Emiliano for- zarono le mura di Cartagine. L’ordine che proveniva dal Senato era chiarissimo: la città punica doveva essere distrutta. Ma Scipione non aveva intenzione di infierire su un nemico già sconfitto, così promise di risparmiare la vita a chiunque si fosse arreso. Decine di migliaia di persone, compreso il comandante cartaginese Asdrubale, uscirono disarmate dall’acropoli invocando clemenza. Scipione accettò la loro resa e ubbidì quindi al volere del Senato: i legionari di Roma furono incaricati di radere al suolo la città rivale, saccheggiando, bruciando, uccidendo. Mentre assisteva a quel macabro spettacolo, il generale romano scoppiò a piangere. Cartagine non era stata solo una temibile nemica: era stata lo splendore del Mediterraneo, l’apice della cultura fenicia, il simbolo della civiltà antica. Era stata il ritrovo di letterati,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 195 04/10/19 16:17

196 PILLOLE DI STORIA ANTICA
L’aratro passa sulle rovine di Cartagine. Incisione ottocentesca.
artisti, pensatori. La patria di uomini geniali, come il grande Annibale. Cartagine era stata una delle città più potenti del mondo e Scipione aveva appena ordinato di distruggerla, ponendo fine a un’epoca che non sarebbe mai più risorta. Lo storico Polibio, presente quel giorno, racconta: «Scipione, vedendo la città finire allora nella rovina più completa, scoppiò in lacrime, e fu chiaro che piangeva per i nemici; rimase a lungo a meditare tra sé e sé, considerando che città e popoli e tutti gli imperi devono mutare, come gli uomini, il proprio destino. Allora, o che parlasse per precisa volontà o che questi versi gli siano sfuggiti, esclamò: “Giorno verrà che Ilio sacra perisca, e Priamo, e la gente di Priamo buona lancia”. E interrogato su cosa volesse dire con quelle parole, Scipione fece apertamente il nome della sua patria, per la quale tremava, fermandosi a guardare al destino delle cose umane».
Scipione Emiliano, a mio parere, fu uno degli uomini migliori di Roma, e la sua riflessione sul destino delle cose umane, in lacrime di fronte alle rovine di Cartagine, è forse uno dei momenti più epici della storia. La fine della città punica è raccontata da tanti autori antichi, tra cui Polibio, Tito Livio, Appiano, Velleio Patercolo... Il più affidabile è senza dubbio Polibio che, in quanto consigliere del console, udì di persona le parole di Scipione (nella pillola le ho leggermente semplificate). Ci tengo a dire

Pillole di storia antica II PARTE.indd 196 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 197
che i romani non sparsero il sale sulle rovine di Cartagine. Si tratta di un famoso falso storico, nato nell’800 e diffuso dal grave errore di un giovane studioso, tale B. Hallward, che senza verificare riportò questa falsa credenza (non supportata da alcuna fonte antica) in una frase all’interno della prestigiosa Cambridge Ancient History del 1930. Da lì purtroppo il falso storico si diffuse ovunque, ed è ancora presente in tanti siti e libri scolastici contemporanei.
201
Verso il 139 a.C. il condottiero lusitano Viriato, famoso per il suo carisma e la sua intelligenza, continuava a infliggere pesanti disfatte a tutte le legioni romane che tentavano di conquistare la penisola iberica. Il nuovo console romano Cepione, non riuscendo a sconfiggerlo sul campo di battaglia, ordì una congiura. Convinse quindi tre generali lusitani ad assassinare il loro leader in cambio di terre e ricchezze a non finire. Questi, abbagliati da un futuro tanto prospero, accettaro- no di uccidere Viriato: lo pugnalarono nel sonno e poi fuggirono dal campo lusitano, pronti a ricevere le ricchezze promesse. Ma Cepione accolse con sdegno i tre generali e, secondo la leggenda, rispose loro: «Roma traditoribus non praemiat», dopo di che li fece giustiziare.
La morte di Viriato è raccontata da diversi autori antichi, tra cui Appiano, Dio- doro Siculo ed Eutropio. Secondo quest’ultimo «quando gli assassini chiesero una ricompensa al console Cepione, fu risposto loro che ai romani non era mai piaciuto che un comandante fosse ucciso dai suoi soldati». La famosa frase Roma traditoribus non praemiat probabilmente è stata coniata in seguito, anche perché che io sappia non compare nelle opere di autori antichi, i quali esprimono concetti simili ma con parole diverse.
202
Nel 138 a.C. l’imperatore cinese Wu inviò il fidato ambasciatore Zhang Qian verso i lontani territori della Battriana (attuale Afghanistan settentrionale). Il suo compito era quello di instaurare un’alleanza con i potenti guerrieri yuezhi, ma la missione si rivelò un fiasco totale: durante il tragitto Zhang Qian venne catturato da un popolo di nomadi nemici, di cui rimase prigioniero per 10 lunghi anni (nel corso dei

Pillole di storia antica II PARTE.indd 197 04/10/19 16:17

198 PILLOLE DI STORIA ANTICA
quali ebbe persino una moglie e un figlio). In seguito riuscì a fuggire e raggiungere gli yuezhi, che tuttavia ignorarono le sue proposte. Alla fine, dopo varie peripezie, fu in grado di tornare nella capitale cinese.
Nonostante l’insuccesso, i viaggi di Zhang Qian divennero leggen- dari. Si narra infatti che l’ambasciatore abbia riportato in Cina notizie di fondamentale importanza su popoli e terre semisconosciuti, che alimentarono l’interesse dell’imperatore. Vennero quindi allestite nuove spedizioni verso ovest, grazie alle quali iniziarono ad aprirsi le porte del commercio con l’Occidente. Per questo motivo Zhang Qian è considerato il padre della “Via della Seta”.
Zhang Qian morì verso il 114 a.C. circa, dopo una vita talmente avventurosa che non sono in grado di riassumerla in poche righe. Secondo la tradizione, a lui è dovuta l’introduzione in Cina di varie pratiche, tra cui la coltivazione della vite, della canapa e delle pesche. Questa pillola presenta un milione di possibili approfondimenti: per esempio, potrebbero interessarvi i rapporti tra l’impero Han, gli yuezhi e i nomadi xiongnu. Vi rimando quindi alle principali fonti che ho consultato, ovvero il saggio Cina. Una storia millenaria di Kai Vogelsang e la monografia Sulla via della Seta di Marco di Branco e Filippo Donvito (speciale della rivista «Archeo» di maggio 2019).
203
Nel 136 a.C. la Sicilia era una terra ricca e fertile sottoposta al ferreo controllo di Roma. Centinaia di migliaia di schiavi lavoravano tra le miniere e i campi in condizioni di vita pessime. Tra loro vi era Euno, un ciarlatano molto carismatico che si presentava come un profeta in grado di comunicare con gli dèi. Un giorno, sfruttando la rabbia e la disperazione dei propri compagni, Euno diede inizio a una rivolta. Liberati 400 schiavi, entrò nella città di Enna e fece strage dei nobili. Poi costrinse gli ennesi a fabbricare armi per il suo esercito e si fece acclamare re. Per le campagne di Sicilia si sparse la voce che un profeta inviato dagli dèi liberava gli schiavi e trucidava i nobili, e in moltissimi si unirono a lui. Le fonti antiche affermano che Euno, nel suo momento di maggior gloria, potesse contare su 200.000 uomini e sull’appoggio di diverse città, come Catania e Taormina. Il nuovo re fece persino coniare monete a sua immagine e ordinò che gli ve- nisse allestita una lussuosa corte di stampo orientale. A questo punto

Pillole di storia antica II PARTE.indd 198 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 199
i romani decisero di non poter tollerare oltre la sfrontatezza di Euno: venne inviato in Sicilia un console con l’esercito al gran completo, incaricato di assediare le città ribelli. Gli schiavi tentarono di resistere a ogni costo, dandosi persino al cannibalismo per poter sopravvivere, ma dinanzi alla forza disciplinata delle legioni non riuscirono a opporsi efficacemente, e alla fine Roma ebbe la meglio.
Il regno di Euno finì appena quattro anni dopo essere cominciato. Il profeta inviato dagli dèi passò il resto dei suoi giorni nel carcere di Morgantina.
Alcuni considerarono Euno un pazzo megalomane, altri un eroe che si batté per la libertà. Può essere che la verità stia nel mezzo. Per quanto riguarda la morte del re-schiavo, Diodoro Siculo, nella Biblioteca storica (principale fonte sulla vicenda), scrisse: «Euno venne cacciato nel carcere di Morgantina dove morì afflitto dai pidocchi».
204

Verso il 120 a.C. il popolo dei teutoni abbandonò le ostili terre danesi in cerca di fertili territori in cui stanziarsi. I teutoni erano un popolo forte, possente e fiero (come si può immaginare dall’aggetti- vo “teutonico”, giunto fino ai nostri giorni). Quella che intrapresero fu una migrazione totale, di oltre 200.000 persone, composte sia da validi guerrieri che da anziani, donne e bambini. Essi girovagarono per l’Europa per diversi anni, fino ad arrivare in territorio romano. Il piano era quello di unirsi ai cimbri e conquistare Roma: un’invasione, pura e semplice. Ma Gaio Mario, console pluridecorato, la pensava in un altro modo. Con 30.000 legionari attaccò i teutoni e ne fece strage. Non si trattò di una semplice battaglia: fu il vero e proprio annientamento di un intero popolo. Nel giro di un paio di giorni, infatti, morirono oltre 150.000 persone e chi non venne ucciso fu preso come schiavo.
La località in cui avvenne lo scontro (Aquae Sextiae) venne rinomi- nata “Campi Putridi”, per la quantità di corpi morti e di sangue che rimasero sul posto. Attualmente in Francia, poco lontano dalla Costa Azzurra, esiste un comune denominato Pourrières, termine che deriva proprio da “putrido”.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 199 04/10/19 16:17

200 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Le principali fonti sulla vicenda sono la biografia di Mario scritta da Plutarco, l’Epitome di Floro e le Storie contro i pagani di Orosio. Un’ottima ricostruzione dello scontro è stata fatta anche dallo scrittore Andrea Frediani nel suo libro Le grandi battaglie di Roma antica. Può essere che le cifre dei caduti siano state esagerate dagli autori antichi.
205

Nel 105 a.C. il questore romano Silla, che combatteva nell’esercito di Gaio Mario, escogitò un piano per ottenere la vittoria in Nord Africa, dove regnavano Giugurta di Numidia e Bocco di Mauretania. Silla fece in modo di ottenere un colloquio con Bocco, considerato il più volubile tra i due alleati, e gli propose di passare dalla parte di Roma. Lo storico Sallustio racconta: «In risposta al re Bocco, Silla parlò brevemente e modicamente di sé, mentre spese sulla pace e sui comuni interessi molte parole. Poi Bocco ricevette l’ordine di consegnare Giugurta ai romani. Il re dapprima si rifiutava, dicendo che c’erano di mezzo la parentela e un patto di alleanza. Infine, in- calzato troppo spesso, si mitigò e promise di agire in tutto secondo la volontà di Silla».
Bocco attirò quindi Giugurta a un falso incontro, dove fece catturare il vecchio alleato. Il re di Numidia fu consegnato ai romani e venne condotto nella capitale, dove sfilò in catene davanti alla folla esultante. Una volta terminata la cerimonia di trionfo, Giugurta fu portato nel carcere Mamertino, dove venne strangolato. Silla sfruttò invece la fama conseguita dalla vittoria come trampolino di lancio per la sua brillante carriera politica.
Gaio Mario vinse ufficialmente la guerra, ma fu Silla, giovane questore mili- tante nel suo esercito, a risolvere il conflitto convincendo Bocco a tradire. La questione dell’attribuzione del merito della vittoria sarà poi un ulteriore motivo di conflitto tra i due. Le principali fonti sulla guerra giugurtina sono l’opera La guerra contro Giugurta di Sallustio e le biografie di Mario e Silla scritte da Plutarco all’interno delle Vite parallele.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 200 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
201

206
Verso la fine del ii secolo a.C. la Repubblica romana vide un drastico calo nel numero dei matrimoni. Molti cittadini anteponevano infatti i piaceri passeggeri della vita alla costrizione di un legame duraturo. Questo improvviso crollo di famiglie tradizionali allarmò le auto- rità statali, che decisero di intervenire per provare a ristabilire l’or- dine.
Il censore Metello Numidico si rivolse ai suoi concittadini con il seguente discorso: «Se noi, cari quiriti, potessimo vivere senza mo- gli, certamente nessuno accetterebbe questa seccatura. Ma poiché la natura ha voluto da un canto che vivere con le mogli procuri inevita- bilmente delle noie, dall’altro che non si possa vivere senza di loro, è necessario preoccuparsi della tranquillità perpetua, invece che del piacere di breve durata».
Il discorso è riportato dal giurista romano Aulo Gellio all’interno dell’opera Notti attiche ed è attribuito a Metello Numidico. Alcuni storici tuttavia credono che Aulo Gellio si sia sbagliato e che in realtà queste parole furono pronunciate da Metello Macedonico. In ogni caso il discorso venne riutilizzato in epoche successive sia da Augusto (che tentò di riportare la società romana verso gli an- tichi valori) sia da Tito Castricio, un insegnante di retorica che lo utilizzò come materiale d’insegnamento per i suoi allievi. Ovviamente il calo di matrimoni non fu dovuto soltanto a una presunta perdita di antichi valori dei cittadini romani, ma anche a motivi di natura economica e sociale.
207
Il 3 gennaio del 106 a.C. nacque nel comune di Arpino, nel Lazio, Marco Tullio Cicerone. Suo padre apparteneva all’ordine equestre, ed era quindi di rango inferiore rispetto alla grande maggioranza dell’aristocrazia romana. Cicerone veniva quindi preso in giro spesso dai colleghi per le sue “origini umili”. Plutarco racconta che durante
Il discorso, sebbene molto apprezzato in epoche future, sul momen- to non ebbe tuttavia un grande successo e il numero dei matrimoni continuò a calare.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 201 04/10/19 16:17

202 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Busto di Cicerone, in un̓incisione del 1890.

un’accesa discussione, probabilmente a un processo, Metello Nepote, discendente da una delle famiglie più nobili della città, soleva chiedere all’Arpinate chi fosse suo padre. La domanda era volutamente provo- catoria, poiché sottolineava le origini inferiori del suo interlocutore. Cicerone lasciò parlare Metello per un po’, poi gli rispose: «A te non posso fare la stessa domanda, caro Metello, perché tua madre ha reso la risposta alquanto difficile».
Era infatti risaputo che la madre di Metello fosse una donna molto dissoluta.

208
Agli inizi del i secolo a.C. lo storico cinese Sima Qian, famoso per la sua vasta cultura, difese i meriti di un generale che era caduto in disgrazia agli occhi dell’imperatore. Le sue parole furono considerate un atto di tradimento e, poiché l’erudito non possedeva i soldi necessari per comprarsi la salvezza, gli furono concesse solo due opzioni: un

Pillole di storia antica II PARTE.indd 202 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 203
dignitoso suicidio o una vergognosa evirazione. In seguito Sima Qian spiegò la sua scelta in una lettera rivolta a un amico: «Se anche un umile schiavo può accettare di suicidarsi, perché io non sono riuscito a fare ciò che doveva essere fatto? La ragione per cui ho deciso di continuare a vivere, sprofondando nella viltà e nella disgrazia, è che ho ancora nel cuore troppe cose che non sono stato in grado di espri- mere pienamente, e sono oppresso dall’idea che dopo la mia morte i posteri non conoscano i miei scritti. Sono fin troppo numerosi, infatti, gli uomini dei tempi antichi che erano ricchi e nobili e i cui nomi sono svaniti; solo gli uomini più straordinari sono ancora ricordati. E molti di questi avevano un dolore nel cuore per non essere riusciti a realizzare i loro desideri, così hanno scritto di eventi passati per trasmettere i loro pensieri alle generazioni future. Anch’io ho cercato di non essere modesto. Ho raccolto e messo insieme le antiche tradizioni disperse del mondo. Ho esaminato in 130 capitoli gli eventi del passato, studiando i principi del loro successo e del loro fallimento, della loro ascesa e della loro decadenza. Ho voluto analizzare tutto ciò che concerne il cielo e l’uomo, per comprendere i cambiamenti del passato e del presente. Ma prima di finire il mio manoscritto, ho incontrato questa calamità. Mi sono quindi sottoposto senza rancore all’estremo dolore, spinto dal rammarico di non aver ancora completato la mia opera. Quando finalmente avrò finito il lavoro, lo depositerò nelle “Famose Montagne”. Se poi verrà letto da uomini che lo apprezzeranno, e si diffonderà nei villaggi e nelle grandi città, allora potrei subire migliaia di mutilazioni, ma quale rammarico potrei avere?».
Nei secoli successivi la monumentale opera di Sima Qian, nota come Shiji, divenne il modello di tutti gli storici cinesi, ed è ancora oggi uno dei testi antichi più importanti in nostro possesso. Per questo motivo Sima Qian viene spesso definito il “padre della storia cinese”.
Immagino che molti di voi non abbiano mai sentito nominare Sima Qian, ma questo dipende dal fatto che la storia orientale non viene praticamente insegnata nelle scuole occidentali. In Asia, al contrario, questo antico scrittore è una ce- lebrità della storiografia (una sorta di “Erodoto cinese”, tanto per intenderci). La Lettera a Ren An, di cui ho selezionato solo poche frasi, è di una bellezza straziante. Invito i più interessati a cercare il testo integrale online (si trova in lingua inglese). Le principali fonti che ho consultato sono i libri Grand Historian of China di Burton Watson e Reading Sima Qian from Han to Song: The Father of History in Pre-Modern China di Esther S. Klein.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 203 04/10/19 16:17

204
PILLOLE DI STORIA ANTICA

209
Nel i secolo a.C. esisteva ad Atene una casa che tutti credevano infestata dagli spiriti. Durante la notte i residenti udivano infatti un suono di ferraglia, come il tremolio di una catena, giungere da lontano e avvicinarsi sempre di più. Le dicerie sostenevano che fosse opera di uno spettro, che si manifestava come un vecchio estremamente magro, con una lunga barba e i capelli irti; costui portava le mani imprigionate da catene e le scuoteva terrorizzando i residenti. La casa venne quindi abbandonata, ma il filosofo stoico Atenodoro decise di sfidare le dicerie insediandosi in essa. Egli attese il sopraggiungere della notte e si dedicò alla scrittura, in modo da tenere impegnata la mente ed evitare vani timori. Plinio il Giovane raccontò la sua storia in una lettera: «Dapprima ci fu il silenzio della notte, poi cominciò un agitarsi di ferri, un movimento di catene: il filosofo non alzò gli occhi, non ripose lo stilo, ma stette fermo e ignorò ciò che sentivano le sue orecchie. Il fragore incominciò a crescere, ad avvicinarsi e a sentirsi ormai come se fosse sulla soglia. Atenodoro si voltò e vide la figura di cui gli avevano parlato. Stava ritta e faceva segno con il dito, come a chiamare qualcuno; ma il filosofo le fece cenno con la mano, come per dirle di attendere un poco, e si rimise a scrivere. La figura agitava le catene sopra il capo del filosofo che scriveva; Ate- nodoro allora si volse di nuovo e vide che gli faceva lo stesso cenno di prima, e senza perdere tempo prese il lume e la seguì. La figura procedeva lentamente, come se fosse appesantita dalle catene. Dopo che ebbe deviato verso il cortile della casa, svanì all’improvviso, abbandonando chi la seguiva. Una volta rimasto solo, Atenodoro contrassegnò il luogo della sparizione con delle foglie. Il giorno dopo andò dai magistrati e chiese loro di ordinare uno scavo in quel punto. Vi trovarono, frammiste e avvolte dalle catene, delle ossa lasciate da un cadavere putrefatto dall’azione del tempo; raccolte, vennero sepolte a spese della città. La casa non fu più visitata dai Mani, sepolti secondo i riti».
I Mani erano, citando la Treccani, «le anime dei defunti alberganti nell’ol- tretomba e che di là risalivano, di quando in quando, a vagare tra i vivi sulla superficie della terra».

Pillole di storia antica II PARTE.indd 204 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 205
Il testo che ho riportato nella pillola è presente in una lettera inviata da Plinio il Giovane a Licinio Sura. Plinio afferma di credere ciecamente a tale racconto, che aveva precedentemente sentito, e aggiunge anche la storia di una personale disavventura con uno spettro. Chiede quindi delucidazioni a Sura, sperando di ricevere una risposta in grado di risolvere i suoi dubbi su tali fenomeni occulti.
210
Nell’88 a.C. Gaio Mario, colui che era stato il più grande generale del suo tempo, dovette fuggire da Roma per tentare di salvarsi la vita. A dargli la caccia vi erano nientemeno che gli implacabili soldati di Silla, il suo principale rivale politico. Dopo varie peripezie Mario, ormai quasi settantenne, fu costretto a nascondersi in una palude nei pressi di Minturno (nel Lazio), ma venne presto individuato da alcune guardie della zona e preso in custodia. Gli ordini che provenivano da Roma erano chiarissimi: chiunque avesse trovato Mario avrebbe dovuto giustiziarlo sul posto. Eppure nessun soldato o autorità di Minturno era abbastanza temerario da uccidere l’uomo più famoso del mondo romano. Lo storico Plutarco racconta: «Alla fine un sol- dato, non si sa se cimbro o galata, con la spada sguainata entrò nella camera buia dove Mario stava riposando. Al soldato parve di sentire una voce tonante provenire dall’oscurità, accompagnata da due occhi di fuoco: “Osi tu, miserabile, uccidere Gaio Mario?”. Udite tali parole il barbaro uscì dalla camera di corsa, e gettata la spada a terra si mise a urlare: “Non posso uccidere Gaio Mario”. Ciò instillò grande stupore in tutti i presenti, seguito da compassione e pentimento per la decisione presa. Gli abitanti di Minturno cominciarono a biasimare loro stessi per aver scelto di giustiziare l’uomo che aveva salvato l’Italia, che era vergognoso non aiutare».
La leggendaria vicenda compare nella Vita di Mario scritta da Plutarco e in una versione simile nella Storia di Roma di Velleio Patercolo. Ho usato il termine “leggendaria” perché onestamente mi sembra una storia poco verosimile, ma le fonti antiche non offrono informazioni più dettagliate a riguardo. Va detto che a quel tempo Gaio Mario era un vero e proprio gigante: tra le altre cose era stato sei volte console e aveva salvato più volte l’Italia da enormi orde barbariche.

Gaio Mario, in seguito a questa leggendaria vicenda, fu aiutato a fuggire e riparò in Africa, in attesa di tempi migliori.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 205 04/10/19 16:17

206 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Prendersi la responsabilità di uccidere un uomo del genere non poteva che essere un rischio enorme, anche in prospettiva di possibili ritorsioni future da parte dei sostenitori mariani.
211
Nell’82 a.C. nessun romano poteva opporsi al potere di Lucio Cor- nelio Silla. L’esperto dittatore governava la Repubblica con il pugno di ferro, liberandosi di qualunque personalità a lui ostile tramite ese- cuzioni ed esili. A quel tempo la casa di Silla era frequentata da alcune famiglie aristocratiche, tra cui quella del quattordicenne Marco Porcio Catone. Quest’ultimo non era un ragazzo come gli altri: educato al rispetto del mos maiorum, si distingueva tra i coetanei per il carattere testardo e inflessibile. Venuto a conoscenza delle esecuzioni somma- rie comandate da Silla, chiese al suo maestro perché mai nessuno lo avesse ancora ucciso. Quando gli fu detto che la paura ispirata dal dittatore era maggiore dell’odio, Catone rispose: «Allora perché non mi dai una spada? Lo uccido io, libererò la patria dall’oppressore!». Osservando l’ira dipinta sul volto del ragazzo, il maestro capì che la minaccia non andava sottovalutata. Per evitare che compisse gesti avventati dovette quindi iniziare a sorvegliarlo con cura.
L’episodio citato compare nella biografia plutarchea di Catone, all’interno delle Vite parallele. Ovviamente potrebbe trattarsi solo di una leggenda, ma conoscendo il personaggio (Catone in seguito affrontò la dittatura di Cesare con una certa veemenza, rimettendoci anche la vita), ritengo che sia assolutamente verosimile.
212
Nell’80 a.C. il dittatore romano Silla inviò il giovane generale Pompeo in Nord Africa, per sedare le ultime resistenze degli odiati populares. Pompeo sbarcò nella città di Utica e in soli quaranta giorni sconfisse gli eserciti nemici, dando prova di grande carisma ed elevate

L’episodio, narrato da Plutarco, rivela lo spirito intransigente di Marco Porcio Catone, colui che dedicò l’intera vita alla difesa degli antichi valori repubblicani.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 206 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 207
abilità strategiche. Le legioni gli attribuirono addirittura il titolo di Magnus, chiaro riferimento alla grandezza di Alessandro. La notizia giunse presto alle orecchie di Silla, che iniziò a temere la crescente popolarità del proprio luogotenente.
Il confronto tra le due personalità più famose del mondo romano si ebbe poco tempo dopo, quando Pompeo sbarcò in Italia con l’esercito al completo, ricevendo grandi manifestazioni di affetto da parte della popolazione. Silla e gli altri capi aristocratici tentarono di impedirgli di ottenere un trionfo, ma Pompeo si rivolse al suo comandante con parole che passarono alla storia: «Sono più gli uomini che adorano il sole al suo nascere che non quelli che lo adorano al suo declinare». Plutarco racconta che Silla, rimasto sorpreso per il comportamento del suo subalterno, gridò due volte: «Che trionfi pure!».
Poco tempo dopo Silla, che era ormai relativamente vecchio e malato, decise di ritirarsi a vita privata. Pompeo divenne invece l’uomo più potente della Re- pubblica per diversi anni. La principale fonte sulla vicenda è la Vita di Pompeo scritta da Plutarco.
213
Nel 74 a.C. Giulio Cesare era un giovane di nobile famiglia, diretto a Rodi per migliorare il greco e ricevere una buona istruzione. La sua nave fu però attaccata e Cesare venne rapito dai pirati che controllavano le coste dell’Asia Minore. Era pratica comune per i pirati catturare gio- vani rampolli di nobili famiglie per ottenere ingenti riscatti, e a Cesare vennero chiesti 20 talenti d’argento in cambio della sua libertà. Secondo la leggenda il giovane si mise a ridere, asserendo di valerne almeno 50 e mandando uno schiavo a occuparsene. Nel frattempo rimase prigio- niero nella minuscola isola greca di Farmaco, socializzando con i suoi aguzzini. Giocando ai dadi, chiedeva loro a quale albero volessero essere crocifissi dopo la sua liberazione. I pirati ridevano della sfrontatezza del giovane e Cesare rideva con loro. Alla fine, dopo trentotto giorni di “prigionia”, Cesare pagò il riscatto e fu liberato. Dopodiché allestì una piccola flotta, catturò tutti i pirati e li fece crocifiggere. Ritenendo però di essere stato trattato bene durante il sequestro, concesse loro di essere prima strangolati, così che non soffrissero troppo.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 207 04/10/19 16:17

208 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Questa vicenda compare negli scritti di molti autori antichi, tra cui Plutarco, Velleio Patercolo, Svetonio, Polieno, Valerio Massimo... ma nessuno di loro è coevo a Cesare. Si tratta quindi di storia o di leggenda? Difficile a dirsi, potrebbe essere un misto tra le due.
214

Nel 73 a.C. il gladiatore Spartaco, appartenente alla scuola capuana di Lentulo Batiato, decise di ribellarsi al suo padrone e fuggire con alcuni compagni in cerca della libertà. Spartaco era uno schiavo di origine tracia, noto non solo per la forza e il coraggio, ma anche per la vivace intelligenza. Lo storico Plutarco racconta l’inizio della rivolta: «Costretti a combattere come gladiatori, non perché fossero delin- quenti, ma per l’ingiustizia di chi li aveva ingaggiati, in duecento si accordarono per fuggire. Ci fu però una delazione: i primi settantotto che lo vennero a sapere, anticipando tutti gli altri, presero in una cucina dei coltelli e degli spiedi, e con quelli scapparono».
Guidati da Spartaco, che era il guerriero più carismatico della com- pagnia, gli schiavi assaltarono dei carri pieni d’armi trovati per strada e si impossessarono del bottino. Fu l’inizio di una cruenta guerra che vide coinvolti centinaia di migliaia di schiavi e che scosse le fonda- menta della Repubblica romana.
Le fonti antiche (Plutarco, Appiano, Eutropio, Cicerone...) che parlano di Spartaco non sono molto dettagliate, né concordanti. Non è semplice quindi rico- struire la vita dello schiavo più famoso di Roma, e gli storici nel corso dei secoli si sono sbizzarriti con molte teorie diverse. Va detto comunque che quasi tutti concordano nell’attribuire a Spartaco delle doti decisamente fuori dal comune.
215
Nel 69 a.C. Giulio Cesare, appena eletto questore, venne mandato in Hispania a farsi le ossa nell’amministrazione della giustizia. Giunto nella città di Cadice, si imbatté nella statua di Alessandro Magno e provò un fortissimo senso di inadeguatezza. Cesare aveva già supe- rato i trent’anni e nella vita non aveva fatto nulla di davvero speciale,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 208 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 209
Incisione ottocentesca di F. Perrier, raffigurante una statua
di Giulio Cesare.

nulla che lo distinguesse dalla massa. Era solo un politico qualunque: non era ricco, non era importante, non era nessuno. Cesare scoppiò in lacrime di fronte alla statua, esclamando: «Non vi sembra che ci sia motivo di addolorarsi se alla mia età Alessandro regnava già su tante persone, mentre io non ho fatto ancora nulla di rilevante?». E in un certo senso aveva ragione: Alessandro a trent’anni aveva già conquistato un impero immenso, e non vi era nessuno che Cesare stimasse più di lui. Le fonti antiche raccontano che quel giorno fu un punto di svolta nella vita del questore romano: Cesare tornò a Roma e scommise tutto ciò che aveva per diventare l’uomo più importante del mondo, per raggiungere la gloria di Alessandro. Duemila anni dopo, è ancora ricordato come uno degli uomini più grandi di sempre.
Questo aneddoto è riportato in versioni diverse da Plutarco, Svetonio e Cassio Dione (che pongono la “crisi” di Cesare in periodi differenti, e la vogliono cau- sata chi dalla lettura di un testo sul macedone, chi dalla statua). In questa pillola

Pillole di storia antica II PARTE.indd 209 04/10/19 16:17

210 PILLOLE DI STORIA ANTICA
mi sono preso la grande libertà di fondere insieme queste tre famose varianti dell’aneddoto. In ogni caso, al di là della sua veridicità storica, è quasi certo che Cesare considerasse Alessandro come un modello da perseguire. Lo storico antico Appiano di Alessandria cercò di comparare queste due leggende. Cito alcune sue frasi: «Entrambi erano estremamente ambiziosi, bellicosi, rapidi nell’eseguire le loro decisioni e incuranti del pericolo. Entrambi nel campo della conoscenza erano amanti entusiasti di saggezza. Entrambi avevano eserciti e si dedicavano a loro e assomigliavano a belve quando si trattava di andare in battaglia. Entrambi volevano niente di più se non semplicemente essere i primi».
216

Nel 67 a.C. il problema principale della Repubblica romana, nonché di molti paesi affacciati sul Mar Mediterraneo, era la pirateria. Da diversi secoli infatti predoni di ogni tipo infestavano le principali rotte marittime dedicandosi a furti, sequestri e illegalità varie. I pirati divennero infine così audaci da attaccare persino il porto di Ostia, non lontano dal cuore della Repubblica. I romani decisero allora di assegnare poteri speciali all’esperto generale Pompeo, per il completo annientamento dei pirati.
Ma l’impresa appariva molto difficile da mettere in pratica: i pirati erano decine di migliaia e si trovavano ovunque, dispersi nelle loro innumerevoli basi sulle coste del Mediterraneo; come se non bastas- se, i loro traffici costituivano un’economia sommersa di proporzioni spaventose, in grado di influenzare diversi paesi.
Persino il senatore Catulo, che godeva di grande stima tra i romani, disse: «Nessun condottiero da solo potrebbe compiere una simile impresa. Come potrebbe infatti nei medesimi giorni combattere in Italia, in Cilicia, in Egitto, in Siria, in Grecia, in Spagna, nel Mar Ionio e nelle isole?».
Ma Gneo Pompeo Magno non era un uomo qualunque. Il valente condottiero suddivise l’imponente flotta romana in quindici distretti, ognuno sotto il comando di un legatus alle sue dipendenze. Grazie a un’organizzazione strategica senza precedenti, riuscì quindi a co- ordinare la completa liberazione del Mediterraneo in soli tre mesi. Fu un’impresa incredibile, degna di uno dei migliori ammiragli dell’antichità.
Plutarco narra che in un’occasione Pompeo, sul punto di salpare, dato

Pillole di storia antica II PARTE.indd 210 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 211
che soffiava per mare un gran vento e i timonieri rumoreggiavano, imbarcatosi per primo e ordinando di levare l’ancora, gridò: «Navigare è indispensabile, vivere no».
La guerra piratica di Pompeo è raccontata in versioni leggermente differenti (special- mente per quanto riguarda le cifre coinvolte) da diversi autori antichi, tra cui Cassio Dione, che nella sua Storia romana offre probabilmente il resoconto più completo. L’affermazione di Catulo va letta anche in un’ottica politica: molti romani, antago- nisti di Pompeo, non volevano concedergli un potere tanto grande per affrontare i pirati. L’ultima frase della pillola (Navigare necesse est, vivere non est necesse) va invece interpretata in maniera filosofica: significa che ci sono cose più importanti della vita stessa, ideali per cui vale la pena spingersi oltre i limiti. Fu anche uno dei motti di Gabriele d’Annunzio.
217

Nel i secolo a.C. Cicerone, per riuscire a ricordare tutti i passaggi dei suoi lunghi discorsi, conosceva un utilissimo espediente mnemonico: la tecnica dei loci. Questa consisteva nella creazione di un’associazione mentale tra elementi da ricordare e specifici luoghi fisici. Lo stesso Cicerone, nel De oratore, scrisse: «Coloro che esercitano questa ca- pacità della mente devono fissare dei luoghi immaginari, raffigurarsi con il pensiero ciò che vogliono ricordare e collocarlo in questi luoghi: così l’ordine dei luoghi conserverà l’ordine delle cose e l’immagine di queste indicherà le cose stesse; i luoghi saranno per noi come le tavolette di cera, e le immagini come le lettere».
Grazie alla tecnica dei loci Cicerone era probabilmente in grado di crearsi una specie di “palazzo della memoria”, ovvero un luogo immaginario dove poteva immergersi e ripescare le informazioni da lui fissate in precedenza.
Nel corso dei secoli questa tecnica divenne molto popolare. Nella recente serie britannica Sherlock, per esempio, l’espediente mnemo- nico ciceroniano, rinominato mind palace, viene più volte usato dal protagonista per risolvere le sue indagini.
La tecnica dei loci non fu inventata da Cicerone, bensì dagli antichi greci. L’Arpinate fu colui che la rese davvero famosa e che descrisse le modalità con cui servirsene al meglio. L’utilizzo che ne fa Sherlock nella serie televisiva è

Pillole di storia antica II PARTE.indd 211 04/10/19 16:17

212 PILLOLE DI STORIA ANTICA
ovviamente una rivisitazione in chiave moderna, riadattata per motivi narrativi, ma il riferimento rimane molto chiaro. Le principali opere antiche che citano questa tecnica mnemonica, oltre al De oratore (il brano che ho menzionato nella pillola è contenuto all’interno di un interessante aneddoto sul poeta Simonide di Ceo), sono l’Institutio oratoria di Quintiliano e la Rhetorica ad Herennium.
218
Nel 66 a.C. Gneo Pompeo Magno condusse il suo potente esercito contro il sovrano armeno Tigrane. Quest’ultimo aveva combattuto per decenni contro Roma, ergendosi come uno dei più valorosi oppo- sitori della Repubblica. Ma dopo tante feroci battaglie il suo popolo era rimasto decimato e Tigrane, non appena vide l’immensa armata di Roma, capì che non ci sarebbe stata nessuna possibilità di vittoria. Lo storico Cassio Dione racconta: «Poiché Pompeo, evitando ogni accordo, era giunto davanti ad Artaxata, Tigrane gli consegnò la città e si presentò di propria volontà davanti all’accampamento romano. Aveva indossato un abbigliamento che fosse il più possibile una via di mezzo tra l’antica dignità e la sua presente sventura, allo scopo di apparire degno nello stesso tempo di rispetto e di commiserazione: aveva deposto la tunica listata di bianco e il mantello tutto di porpora, conservando solo la tiara e la benda. Pompeo mandò un littore e lo fece scendere da cavallo; quando però, dopo che era entrato a piedi, lo vide buttar via la corona reale e gettarsi a terra in atteggiamento di supplice, ne ebbe pietà. Balzò giù dal seggio, lo tirò su, gli rimise in capo la corona, lo fece sedere accanto a sé, dicendogli tra l’altro che non aveva perduto un regno, ma si era procurato l’amicizia del popolo romano».
La principale fonte di questa pillola è la Storia romana di Cassio Dione, di cui ho leggermente semplificato il testo. Per quanto riguarda il regno d’Armenia, questo rimase alle dipendenze di Tigrane, che in seguito divenne un fedele alleato di Roma, nonché di fatto un sottoposto della Repubblica. Gli avvenimenti citati sono da collocare all’interno della terza guerra mitridatica, uno dei maggiori successi militari di Pompeo.

Così Gneo Pompeo Magno risparmiò un valoroso nemico e, senza colpo ferire, portò l’ennesimo regno sotto la diretta influenza di Roma.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 212 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
213

219
Nel i secolo a.C. Marco Tullio Cicerone, in vista dei suoi discorsi, si esercitava assiduamente per non lasciare nulla al caso. Ogni tanto, tuttavia, a causa degli incessanti impegni che affliggevano la sua vita, non riusciva ad avere il tempo per essere pronto al 100%, e pare che in un’occasione venne salvato dal rinvio all’ultimo minuto di un processo, come racconta Plutarco: «Metteva tanta cura nella prepara- zione dei discorsi, che una volta, quando un suo servo di nome Eros gli annunciò che una causa fissata per quel giorno era stata rimandata all’indomani, gli donò la libertà».
La citazione plutarchea si trova nel libro Apoftegmi di re e di generali, all’interno dei Moralia. Eros era un nome piuttosto comune per gli schiavi dell’epoca (ci fu anche un Eros coinvolto negli ultimi istanti di vita di Marco Antonio).
220
Nel 63 a.C. Gneo Pompeo Magno si accinse ad assediare Gerusa- lemme, l’ultima roccaforte chiave presidiata dai giudei. L’impresa appariva molto complessa a causa delle solide mura della città, ma i giudei erano discordi sul piano da seguire e tra loro si crearono due fazioni: una disposta a combattere fino alla morte per la propria indipendenza, l’altra intenzionata ad arrendersi a Pompeo. Quest’ul- tima aprì le porte di Gerusalemme al generale romano, che pensò di aver vinto la guerra. Ma i giudei più radicali si asserragliarono nel Tempio di Gerusalemme, una delle strutture di culto più importanti dell’ebraismo. Per tre mesi Pompeo tentò invano di conquistare il tempio, e solo grazie a una peculiare abitudine religiosa del nemico riuscì infine ad avere successo. Lo storico Cassio Dione racconta: «Il tempio si trovava su un’altura ed era difeso da un muro, che lo cingeva tutt’attorno; e se quella gente (i giudei) lo avesse presidiato con lo stesso impegno tutti i giorni, Pompeo non sarebbe riuscito a conquistarlo. Invece essi lo trascuravano il sabato, durante il quale stavano del tutto inoperosi: così i romani trovarono in quel giorno una buona occasione per espugnarlo. Essi infatti, conosciuta questa loro

Pillole di storia antica II PARTE.indd 213 04/10/19 16:17

214 PILLOLE DI STORIA ANTICA
superstizione, combattevano con poco ardore in tutti gli altri giorni, ma il sabato assalivano il muro con grande impegno. Così questo popolo senza opporre resistenza fu vinto di sabato, e tutte le sue ricchezze furono saccheggiate».
I giudei continuarono con grande scrupolo a eseguire i loro riti re- ligiosi persino durante l’irruzione dei romani nel tempio, tanto che molti di loro vennero trucidati durante la preghiera. Una volta entrato nel luogo solenne, Pompeo si rifiutò di trafugare gli oggetti ritenuti più sacri e ordinò di effettuare dei sacrifici di purificazione. Così, nell’autunno del 63 a.C., la Giudea divenne uno stato vassallo di Roma.
Le principali fonti di questa vicenda sono la Storia romana di Cassio Dione (particolarmente curata nell’edizione Bur tradotta da Giuseppe Norcio) e le An- tichità giudaiche di Flavio Giuseppe. Il sabato (shabbat) è tuttora considerato un giorno sacro di riposo per gli ebrei.
221
Nel 63 a.C. Giulio Cesare viveva in un’umile casa della Suburra, il quartiere più malfamato di Roma. A quel tempo Cesare era “solo” un aristocratico come tanti, senza particolare fama o potere. In compenso il giovane aveva un sogno: diventare l’uomo più importante di Roma. Per fare ciò scommise tutto sulle elezioni per la carica di pontefice massimo. Nonostante non fosse particolarmente devoto agli dèi, quella posizione sarebbe stato un vero e proprio trampolino di lancio per la sua carriera. Ma gli altri candidati (Catulo e Isaurico) erano favoriti, poiché potevano vantare una lunga esperienza politica e un forte con- trollo sulle istituzioni della città. Cesare sapeva di non poter competere contro tali avversari, così avviò una campagna elettorale costosissima, contraendo debiti con i peggiori strozzini di Roma. Buona parte dei soldi fu utilizzata per comprare voti, come spesso accadeva in periodo di elezioni. Catulo e Isaurico fecero altrettanto, provando persino a corrompere Cesare, invano, perché si tirasse indietro. In quella pri- mavera del 63 a.C. si verificò quindi uno dei più evidenti fenomeni di corruzione della storia della Repubblica. Cesare spese così tanto che il giorno delle elezioni, uscendo di casa, disse a sua madre: «Oggi o vedrai tornare tuo figlio come pontefice massimo, o non lo vedrai più

Pillole di storia antica II PARTE.indd 214 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 215
tornare». La Suburra, dimora di prostitute, sbandati, strozzini, la vera anima delle notti più perverse di Roma, non lo avrebbe risparmiato. Alla fine Cesare vinse la scommessa, fu eletto pontefice massimo e
in soli tredici anni riuscì a compiere un’ascesa che lo portò a diventare l’uomo più potente del mondo occidentale. E tutto ebbe inizio lì, tra le strade corrotte e malfamate della Suburra.
Quando Catulo e Isaurico cercarono di corrompere Cesare, quest’ultimo rifiutò sdegnato, asserendo che pur di diventare pontefice massimo avrebbe speso oltre il doppio di quanto loro gli avevano offerto. Attualmente la Suburra corrispon- de al quartiere Monti, a ridosso dei Fori Imperiali, non lontano dalla stazione Termini e dal Quirinale. La principale fonte della vicenda è la Vita di Cesare scritta da Plutarco.
222
Nel 63 a.C. Catilina era un politico ambizioso e spietato, disposto a tutto pur di cambiare una Roma corrotta governata da un pugno di nobili famiglie. Per questo si era candidato due volte al consolato, ma in entrambe le occasioni era stato sconfitto alle elezioni da uomini più rispettati dal Senato, come Cicerone. Catilina cercò allora di tramare nell’ombra per spodestare con la forza e l’inganno i corrotti patrizi di Roma, ma Cicerone smascherò la sua congiura e lo attaccò davanti al Senato con quattro feroci orazioni. Alcune parole, in particolare, passarono alla storia: «Quanto ancora, Catilina, abuserai della nostra pazienza?». Messo alle strette il cospiratore fuggì da Roma e rac- colse un esercito tra coloro che non possedevano nulla, tra i poveri e gli sfruttati dal sistema che condividevano la sua visione. Con tale “armata” cercò di raggiungere la Gallia, ma venne circondato dall’e- sercito romano nei pressi di Pistoia e costretto alla battaglia. Senza più alternative, Catilina si rivolse alle sue truppe: «Soldati, non è il medesimo bisogno a incombere su di noi e su di loro: noi combattiamo per la patria, per la libertà, per la vita; per loro è superfluo combattere per il potere di pochi. Perciò attaccate con maggiore audacia, memori dell’antico valore. Avreste potuto trascorrere in esilio la vita con grande disonore; avreste potuto, persi i vostri beni, sperare di vivere a Roma chiedendo la carità. Ma poiché ciò sembrava turpe e intollerabile per

Pillole di storia antica II PARTE.indd 215 04/10/19 16:17

216 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Catilina e gli altri congiurati giurano bevendo il sangue di uno schiavo ucciso (incisione di F. Bertocchi da B. Pinelli).

dei veri uomini, avete scelto di affrontare questo pericolo. Se volete uscirne, c’è bisogno di audacia, nessuno, se non vincitore, poté mutare la guerra nella pace».
L’esercito di Catilina fu completamente distrutto. Morirono quasi tutti, compreso il comandante. I vincitori osservarono tuttavia come nessuno dei soldati morti presentasse ferite sulla schiena. Nessuno di loro aveva contemplato l’idea di fuggire.
Mi sono preso la libertà di selezionare solo poche frasi del lungo discorso di Catilina alle sue truppe (riportato da Sallustio nell’opera La congiura di Catilina, che è la principale fonte della pillola). Ho anche apportato delle piccole semplifica- zioni per favorirne la comprensione, senza tuttavia alterare il significato originale. La figura di Catilina è molto difficile da giudicare per gli storici moderni. Alcuni lo considerano alla stregua di un mostro deciso a sovvertire l’ordine dello stato per fare i propri interessi. Altri lo vedono come un paladino schierato in difesa dei poveri e dei bisognosi. A voi lettori l’ardua sentenza.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 216 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
217

223
Nella notte del 4 dicembre del 62 a.C., nella casa di Cesare, allora pontefice massimo di Roma, si tennero i riti in onore della Bona Dea, un’antica divinità romana. Tali riti erano severamente vietati agli uomini, tanto che persino Cesare dovette lasciare la sua casa per la notte. Ma Publio Clodio Pulcro, il giovane pupillo di una delle famiglie più nobili della città, nonché amante della moglie di Cesare, decise di indossare una parrucca di boccoli biondi, travestirsi da suonatrice d’arpa e imbucarsi ai festeggiamenti in onore della dea, per unirsi alla sua amante. Il giovane, famoso per i suoi vizi e reso forse maldestro dall’alcol, non ci mise molto a farsi scoprire. Il misfatto fu ritenuto uno scandalo e un atto blasfemo gravissimo per la città. Venne quindi istituito un processo contro Clodio, il quale rischiava la condanna a morte. Il giovane tentò disperatamente di salvarsi asserendo di non essersi trovato a Roma in quei giorni, ma le prove contro di lui erano schiaccianti. La testimonianza di Cicerone, in particolare, che giu- rava di aver parlato con lui poche ore prima dei riti, non gli lasciava scampo. Clodio agì allora come meglio sapeva fare: corruppe gran parte dei giudici e fu assolto.
Publio Clodio Pulcro è passato alla storia come esempio di politico dissoluto e corrotto. Va tuttavia fatto presente, per onore di cronaca, che molte informazioni che abbiamo su di lui provengono da Cicerone, suo grande nemico politico. Al- cuni storici moderni per questo motivo hanno parzialmente riabilitato la figura del tribuno della plebe.
224
Nella Roma del i secolo a.C. era normale divertirsi scherzando sui difetti altrui. Un maestro in questo campo era Cicerone, il quale in un’occasione, vedendo suo genero Lentulo, che era basso di statura, con una lunga spada appesa in vita, esclamò: «Chi ha legato mio genero alla spada?». Un’altra volta, commentando l’affermazione di una vecchia matrona che dichiarava di avere solo trent’anni, disse: «Dev’essere vero per forza, sono vent’anni che glielo sento ripetere».

Pillole di storia antica II PARTE.indd 217 04/10/19 16:17

218 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Anche l’imperatore Augusto amava questo genere di umorismo. Un giorno infatti, quando l’avvocato Galba, che era gobbo, gli chiese di correggerlo se avesse sbagliato qualcosa, Augusto gli rispose: «Posso anche darti un consiglio, ma di certo non raddrizzarti».
Anche oggi ci prendiamo in giro a vicenda per i nostri difetti: da questo punto di vista, non è cambiato poi molto. Le principali fonti che ho consultato sono i Saturnalia di Macrobio, il libro Vita romana di Ugo Enrico Paoli e l’articolo Di cosa (e di chi) ridevano i romani del professor Fernando Lillo Redonet, pubblicato sulla rivista «Storica» del giugno 2018.
225
Nel 61 a.C. Gaio Giulio Cesare era a un passo dal diventare l’uo- mo più potente di Roma. Dotato di un enorme spirito competitivo, il famoso condottiero voleva sempre arrivare primo ed era disposto a scommettere tutto ciò che aveva per puntare alla vittoria. Questo aspetto del suo carattere emerge anche in un interessante aneddoto raccontato da Plutarco: «Cesare mentre attraversava le Alpi passò per un villaggio barbaro, abitato da pochissime persone, sporco e malridotto. Gli amici, ridendo e scherzando, dicevano: “Anche qui ci sono ambizioni per arrivare al potere, e contese per ottenere il primo posto, e invidie tra i potenti”. E Cesare, parlando serissimo, disse loro: “Preferirei essere il primo qui piuttosto che il secondo a Roma”».
226
Verso il 60 a.C. Diodoro Siculo iniziò a scrivere la Biblioteca stori- ca, una monumentale opera di storia universale suddivisa in 40 libri. Diodoro si prefisse l’obiettivo di istruire il genere umano diffondendo ciò che riteneva più prezioso: la conoscenza della storia. Egli dedicò trent’anni della sua vita a tale impresa, compiendo viaggi per il mondo, intervistando uomini eruditi e consultando documenti provenienti da ogni dove. Al termine del suo immenso lavoro lo storico siceliota fu in grado di regalare all’umanità un testo di rara profondità e bellezza, che rappresenta tuttora l’unica fonte disponibile su molte vicende del

Pillole di storia antica II PARTE.indd 218 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 219
passato. Cito alcune frasi, poste tra le prime pagine della Biblioteca storica, che a mio avviso rappresentano la vera essenza dell’opera:
Bisogna considerare che la storia è custode delle qualità degli uomini impor- tanti, testimone della malvagità di quegli ignobili, benefattrice dell’intero genere umano. Tutti gli uomini, infatti, a causa della debolezza della loro natura, vivono una brevissima parte dell’eternità e sono morti per tutto il resto del tempo: ma, mentre nel caso di quelli che nel corso della loro esistenza non hanno fatto nulla di notevole, con la morte del corpo finisce anche ogni altro aspetto della loro vita, le azioni di quelli che con il valore si sono guadagnati stima sono ricordate in eterno, proclamate per ogni dove dalla voce divina della storia. È bello, io credo, per le persone assennate ricevere in cambio di fatiche mortali fama immortale.
Bisogna anche considerare che gli altri monumenti durano poco tempo, distrutti da molte vicissitudini; invece la forza della storia, che si estende su tutto il mondo abitato, trova nel tempo, che distrugge ogni cosa, un custode che vigila sulla sua eterna trasmissione ai posteri.
Immagino che a questo punto alcuni di voi lettori si staranno chiedendo: «Ma se questo Diodoro di Agira ha davvero scritto una tale monumentale meraviglia, com’è possibile che io non ne abbia mai sentito parlare?». In realtà l’opera di Diodoro in passato era molto conosciuta: fu esaltata in particolare dai padri della Chiesa cristiana e da diversi eruditi bizantini, tanto che Diodoro divenne una sorta di “celebrità della storiografia”. Durante l’Ottocento tuttavia la Biblioteca storica fu sottoposta a un vero e proprio “vivisezionamento” da parte di alcuni studiosi tedeschi e inglesi, che applicando una complessa (e a mio giudizio fuori luogo) metodologia filologica arrivarono a considerare erroneamente l’opera di Diodoro come una mera compilazione di tipo storiografico, senza un gran valore. I loro giudizi screditarono enormemente la Biblioteca storica, che dopo oltre un millennio di apprezzamenti finì inspiegabilmente nel dimenticatoio. Oggigiorno purtroppo le opinioni dei filologi ottocenteschi (viste come dogmi anche da molti studiosi contemporanei) ancora pesano sulla scarsa diffusione dell’opera, ma piano piano negli ultimi anni essa sta tornando a essere un minimo conosciuta.
227
Nel 60 a.C. Lucio Licinio Lucullo organizzava i migliori banchetti del mondo romano. Il ricco aristocratico amava infatti trascorrere tempo nelle sue ville campane, dove offriva agli invitati le pietanze più ricercate dell’epoca, accompagnate da danze e spettacoli di ogni
Attualmente rimane circa il 40% del testo originale. Per chi volesse accingersi alla sua lettura, consiglio l’ottima edizione bur.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 219 04/10/19 16:17

220 PILLOLE DI STORIA ANTICA
genere. In verità Lucullo apprezzava il cibo e il lusso a tal punto che esigeva che gli fossero sempre serviti pasti sontuosi, anche in assenza di ospiti. Plutarco racconta un aneddoto a riguardo: «Poiché una volta doveva pranzare da solo, fu allestita un’unica tavola e un modesto pranzo. Allora chiamò il servo preposto a tale compito e si risentì con lui. Quando questi si scusò dicendogli che non credeva necessario imbandire qualche cosa di straordinario, non essendoci nessun invitato, Lucullo gli rispose: “Che dici? Non sapevi che oggi a casa di Lucullo pranza Lucullo?”».
L’aggettivo “luculliano”, tuttora usato come sinonimo di “abbon- dante” e “succulento”, deriva proprio dalla sfarzosità del ricco ari- stocratico latino.

228
Nel 59 a.C. Giulio Cesare e Calpurnio Bibulo divennero i nuovi con- soli di Roma. I due colleghi non potevano essere più diversi: Cesare era un populare e aveva un enorme ascendente sulle masse; Bibulo era invece un optimate, ovvero un aristocratico conservatore. Inoltre, al di là delle differenze politiche, essi avevano sempre nutrito una forte antipatia personale l’uno per l’altro. Ben presto i due cominciarono ad attaccarsi su ogni singolo tema, finché non fu chiaro a tutti che la loro coesistenza come colleghi non sarebbe stata possibile. A sbloccare la situazione fu, come al solito, la risolutezza di Cesare, che decise di non poter tollerare oltre l’opposizione del collega e gli aizzò contro le frange più violente della popolazione. Bibulo fu preso d’assalto e venne letteralmente ricoperto di letame davanti a tutti, subendo una delle umiliazioni peggiori della propria vita. In seguito a quest’episodio lo sventurato Bibulo evitò di prendere parte ulteriormente alla vita pubblica di Roma. Al contrario, si chiuse in casa per diversi mesi e lasciò mano libera al rivale. Da quel momento i romani, che erano soliti nominare gli anni in base al nome dei due consoli in carica, iniziarono a riferirsi ironicamente al 59 a.C. come all’anno di “Giulio e Cesare”.
La principale fonte di questa vicenda è la biografia di Catone scritta da Plutar- co e posta all’interno delle Vite parallele. Altri autori antichi scrissero versioni leggermente diverse. Aggiungo una piccola curiosità: nei primi tempi della Re-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 220 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 221
pubblica gli anni venivano definiti solo con i nomi dei due consoli in carica. Le altre tipologie di denominazione (come ab Urbe condita) iniziarono a entrare in gioco in un secondo momento.
229
Nel i secolo a.C. Tito Lucrezio Caro era angustiato dalla notevole influenza della religione sulla società romana. Il poeta non poteva accettare che tante persone, senza alcuna prova razionale, credesse- ro ai vaticini degli oracoli, all’efficacia dei sacrifici, agli interventi divini... Lucrezio pensava che fossero semplicemente delle favole, inventate per condurre gli animi fragili sotto il giogo della religione. Fu con questo spirito che scrisse il De rerum natura, un poema di “divulgazione scientifica” volto a diffondere il sapere del filosofo greco Epicuro, descritto come un eroico benefattore del genere uma- no. Riporto quello che è, a mio avviso, uno dei passi più belli della letteratura latina:
Mentre la vita umana giaceva sulla terra, turpe spettacolo, oppressa dal grave peso della religione, che mostrava il suo capo dalle regioni celesti con orribile aspetto, incombendo dall’alto sugli uomini, per primo un uomo di Grecia ardì sollevare gli occhi mortali a sfidarla, e per primo drizzarlesi contro: non lo domarono le leggende degli dèi, né i fulmini, né il minaccioso brontolio del cielo; anzi tanto più ne stimolarono il fiero valore dell’animo, così che volle infrangere per primo le porte sbarrate dell’universo. E dunque trionfò la vivida forza del suo animo e si spinse lontano, oltre le mura fiammeggianti del mondo, e percorse con il cuore e la mente l’immenso universo, da cui riporta a noi vittorioso quel che può nascere, quel che non può, e infine per quale ragione ogni cosa ha un potere definito e un termine profondamente connaturato. Perciò a sua volta abbattuta sotto i piedi la religione è calpestata, mentre la vittoria ci eguaglia al cielo.
Il De rerum natura è senza dubbio uno dei componimenti più pregiati della letteratura latina. La quantità di analisi su tale opera, che a mio avviso è avanti di migliaia di anni rispetto ai suoi tempi, è enorme, e non sempre le interpretazioni degli studiosi concordano. Poiché non è possibile sperare di spiegare il testo e le ragioni di Lucrezio in poche righe, consiglio a tutti, anche ai meno esperti, la

Pillole di storia antica II PARTE.indd 221 04/10/19 16:17

222 PILLOLE DI STORIA ANTICA
lettura integrale del De rerum natura. Un’edizione scorrevole e appassionante a mio avviso è quella della bur, tradotta da Luca Canali. Il passo che ho citato in questa pillola è contenuto nel Libro i, versetti 62-79.
230
Nel 58 a.C. Publio Clodio Pulcro era il tribuno più potente di Ro- ma. Sfruttando la protezione di Cesare e dei populares, seminava il panico nei cuori degli optimates, girando per la città con squadre di briganti, pronto a creare disordini a ogni occasione. Gli aristocratici, dovendo reagire a queste continue provocazioni, scelsero di assoldare un uomo della sua stessa pasta: Tito Annio Milone, anticesariano con- vinto, famoso per i suoi metodi poco ortodossi. Il compito di Milone era quello di arruolare delle bande armate in opposizione a quelle di Clodio, e fare ancora più “bordello” di lui. Per le strade di Roma scoppiò il caos: la fazione dei populares e quella degli optimates si scontravano di continuo, creando costanti disordini pubblici. Alla fine, il 18 gennaio del 52 a.C., le bande di Clodio e di Milone si affronta- rono nello scontro decisivo: i populares ebbero la peggio e Clodio fu massacrato e abbandonato per strada. Nel successivo processo Milone venne condannato all’esilio. Cicerone tentò di difenderlo, ma, spaventato dalla folla inferocita, non riuscì a esprimersi al meglio. Qualche tempo dopo il celebre oratore fece avere a Milone il testo completo dell’arringa che avrebbe voluto pronunciare quel giorno, se solo fosse stato più coraggioso. Milone gli rispose: «Per me è stata una fortuna che queste parole non siano state pronunciate in tribunale. Altrimenti non starei a gustare triglie qui a Marsiglia». Milone morì pochi anni più tardi, colpito in testa da un sasso, durante l’ennesimo conflitto della sua vita.
231
Nel 55 a.C. Marco Tullio Cicerone scrisse il De oratore, un trattato sulla natura dell’eloquenza. L’opera ciceroniana, costruita su un dia- logo immaginario tra Licinio Crasso e Marco Antonio, deve gran parte

Pillole di storia antica II PARTE.indd 222 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 223
della sua fama a tre semplici parole contenute al suo interno: Histo- ria magistra vitae. Questa famosa espressione, divenuta celebre nel corso dei secoli, è racchiusa in una citazione più ampia che chiarisce meglio il concetto: «Chi se non l’oratore consegna all’immortalità la storia, che è testimone dei tempi, luce della verità, conservatrice della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità?».
In questa singola frase Cicerone collega due materie a lui partico- larmente care: la storia e la retorica, capaci, nell’ottica dell’oratore, di nobilitarsi a vicenda.

232
Nel 55 a.C. Gaio Valerio Catullo era uno dei migliori poeti di Roma. Egli era noto in particolare per le liriche d’amore dedicate a Lesbia (alias Clodia), la donna oggetto della sua passione. Nel mondo ro- mano, tuttavia, vi erano anche coloro che criticavano le opere e il comportamento del celebre poeta. Nello specifico Aurelio e Furio suscitarono lo sdegno di Catullo, il quale, non propenso ad accettare critiche, rispose con toni particolarmente duri:
Da me lo prenderete in culo e in bocca, passivo Aurelio e Furio brutto frocio, che dai miei versi avete giudicato, perché sono lascivi, me impudico. Casto occorre che sia il poeta onesto, per forza non dev’esserlo il suo verso. Questo acquista sapore e leggiadria
se di lascivia sa e di impudicizia
e un pruritino riesce a stimolare
non dico negli imberbi, ma in quelli
che più non fanno andare i fianchi freddi. Voi, che molte migliaia avete letto
di baci, non mi giudicate maschio?
Da me lo prenderete in culo e in bocca.
L’edizione citata è quella della Feltrinelli, intitolata Carmina. Il libro delle poesie, con traduzione di Nicola Gardini. È un ottimo testo che ricorda come i componi- menti di Catullo vadano ben oltre le poesie selezionate che si studiano al liceo.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 223 04/10/19 16:17

224
PILLOLE DI STORIA ANTICA

233
Nell’inverno del 54 a.C. il leader dei belgi eburoni Ambiorige pro- mise a Titurio Sabino, ufficiale romano al seguito di Giulio Cesare, che lo avrebbe lasciato attraversare indenne una regione della Gallia nordorientale. Ma il celta venne meno alla propria parola: Sabino fu attirato in un agguato e trucidato insieme ai suoi soldati. Il cruento massacro colpì Giulio Cesare nel profondo. Tra il condottiero romano e molti dei suoi sottoposti esisteva infatti un forte legame, come testi- moniato da Svetonio: «In un certo senso Cesare amava a tal punto i suoi uomini che quando venne a sapere della strage di Titurio Sabino, si lasciò crescere la barba e i capelli e se li tagliò soltanto dopo averlo vendicato».
La vendetta di Giulio Cesare fu durissima: grazie a una serie di ra- pide campagne militari, molti eburoni vennero sterminati dai romani senza pietà. Non contento, Cesare invitò in quelle terre qualunque tribù barbara desiderasse fare razzia. Iniziò quindi una serrata caccia all’uomo per catturare il responsabile della morte di Sabino, finché Ambiorige, stremato dalla furia di Cesare, fu costretto ad abbandonare la patria e quanto rimaneva della sua gente.
Combattimento di cavalieri romani, da un rilievo al museo del Louvre.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 224 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 225
L’episodio è raccontato nel De bello Gallico di Giulio Cesare, e ne fa menzione anche Cassio Dione nella Storia romana. Ambiorige fuggì tra i boschi scortato solo da quattro cavalieri fidati e da quel momento se ne persero le tracce. Nel xix secolo questo personaggio storico venne “eletto” eroe nazionale del Belgio.
234

Nel 54 a.C. Giulio Cesare era dedito alla complicata conquista della Gallia. A quel tempo nell’esercito del celebre condottiero romano vi erano due soldati particolarmente audaci e rispettati. Lo stesso Ce- sare, nel De Bello Gallico, racconta: «Vi erano in quella legione due valorosissimi ufficiali, ormai vicini al rango di primi centurioni: Tito Pullone e Lucio Voreno. Fra loro non cessavano mai di contendersi la promozione e ogni anno se la disputavano con grandissimo acca- nimento. Pullone, mentre erano impegnati in un’aspra lotta presso le fortificazioni, esclamò: “Esiti, o Voreno? Che occasione aspetti per dare prova del tuo valore? Ecco il giorno che deciderà le nostre con- troversie!”. Dopo queste parole scavalcò le difese e si lanciò nel folto dei nemici. Neppure Voreno, allora, restò entro il vallo, ma, temendo il giudizio di tutti, seguì Pullone».
I due ufficiali combatterono con grande coraggio, facendo a gara per superarsi l’un l’altro per valore. La rivalità tuttavia non nascose il loro immenso rispetto reciproco, tanto che in quello scontro Pullo- ne e Voreno si salvarono la vita a vicenda. Alla fine, dopo aver dato prova di grandissima audacia, ambedue ripiegarono fin dentro i ripari, salvi, con molti nemici abbattuti e un vanto straordinario, così che fu impossibile decidere chi risultò superiore all’altro per valore.

235
Nel 53 a.C. Marco Licinio Crasso era l’uomo più ricco di Roma. Egli possedeva tutto: potere politico, una famiglia prospera, fama e una fortuna senza eguali nella Repubblica. Ma tutto ciò ancora non gli bastava, perché desiderava diventare l’uomo più potente del mondo romano, e le gloriose gesta militari di Cesare e Pompeo lo relegavano al terzo posto. Così decise di allestire un esercito immenso e partire

Pillole di storia antica II PARTE.indd 225 04/10/19 16:17

226 PILLOLE DI STORIA ANTICA
alla conquista della Partia (un territorio corrispondente a gran parte dell’attuale Medio Oriente), ma si rivelò un’impresa impossibile. Crasso fu sconfitto a Carre e perse tutto: il suo esercito, suo figlio, le sue fortune e anche la vita. Si narra che il re partico Orode gli versò in bocca dell’oro fuso, per sottolineare che l’ingordigia di Crasso fu causa della sua stessa fine.
La principale fonte sulla vicenda è costituita dalla Vita di Crasso di Plutarco. La leggenda dell’oro fuso compare nella Storia romana di Cassio Dione, ed è probabilmente un’invenzione successiva.
236
Nel 52 a.C. il generale gallico Vercingetorige si rifugiò con circa 80.000 guerrieri all’interno delle mura di Alesia. A dargli la caccia vi era nientemeno che il grande Giulio Cesare, alla testa di dieci legio- ni (forse undici) pronte ad assediare la città. Vercingetorige si pose l’obiettivo di resistere fino all’arrivo dell’enorme esercito gallico di rinforzo, in modo da stringere il nemico in una morsa mortale. Ma per fare ciò doveva trovare il modo di sfamare le sue truppe. Uno dei capi galli, Critognato, propose di ricorrere al cannibalismo, incon- trando tuttavia l’opposizione di Vercingetorige. Egli decise quindi di espellere chiunque non fosse in grado di maneggiare un’arma: donne, vecchi, bambini, malati... furono tutti costretti ad abbandonare la città e dirigersi verso le legioni romane, implorando clemenza. Cesare, alla vista di quel fiume di mendicanti, ordinò che nessuno di loro fosse fatto passare; non poteva permettersi di mostrare pietà, lui stesso non era in grado di sfamarli tutti. Quella folla di disperati decise allora di tornare indietro, supplicando Vercingetorige, invano, di essere riaccolti.
Le due fonti di questa vicenda sono il De bello Gallico di Giulio Cesare e la Storia romana di Cassio Dione. A chi volesse approfondire consiglio di legge- re il discorso di Critognato, riportato da Cesare e facilmente reperibile anche online.

Il loro destino a quel punto era ormai segnato: morirono tutti di fame, lentamente, tra le mura di Alesia e la palizzata di Cesare, chi implo- rando i romani, chi i galli, anche solo per un misero pezzo di pane.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 226 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
227

237
Nell’ottobre del 52 a.C. il potente capo gallo Vercingetorige depo- se le armi di fronte a Giulio Cesare. La sua solenne resa, giunta al termine di una guerra estenuante, fu narrata per millenni e divenne l’emblema del contrasto tra due popoli assai diversi tra loro. A tale episodio Cesare dedicò solo poche parole, secondo il suo tipico stile sobrio e distaccato. Gli storiografi Floro, Plutarco e Cassio Dione, invece, scrissero versioni più dettagliate. La più famosa è quella di Plutarco: «Vercingetorige, che aveva diretto tutta la guerra, indossò le sue armi migliori, bardò il cavallo e uscì di gran carriera dal campo; compì un giro attorno a Cesare seduto e poi, sceso da cavallo, gettò le armi, si sedette ai piedi di Cesare e rimase immobile finché fu preso in custodia per il trionfo».
Secondo Cassio Dione, Vercingetorige avrebbe anche provocato una certa paura in alcuni soldati, poiché era di alta statura e nella sua armatura aveva un aspetto terribile. Floro si spinse oltre, attribuendo al condottiero celta le parole: «Prendi, hai vinto un uomo valoroso, tu che sei un uomo valorosissimo!».
Secondo il De bello Gallico, la fonte più autorevole sulla vicenda, Vercinge- torige, intuita la sconfitta, si sarebbe offerto ai romani per tentare di placare la loro ira contro il resto del suo popolo. Egli fu condotto a Roma in catene, esibito come trofeo e infine strangolato. La versione più lunga riguardante la resa del condottiero celtico fu quella di Cassio Dione. Ho evitato di riportarla nella sua interezza perché viene citata anche una presunta amicizia tra Cesare e Vercinge- torige prima degli eventi narrati (amicizia di cui è lecito dubitare).
238
Verso la metà del i secolo a.C. Giulio Cesare scrisse il De bello Gal- lico, nel quale raccontò, oltre alle campagne militari, anche gli usi e i costumi dei popoli celtici con cui era entrato in contatto. Uno degli
Comunque sia andata davvero, la resa di Vercingetorige decretò la sconfitta della Gallia. Quel giorno, di fronte alle mura di Alesia, Roma si impose come prima potenza del mondo occidentale.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 227 04/10/19 16:17

228 PILLOLE DI STORIA ANTICA
elementi che attirò maggiormente la sua attenzione fu il ruolo dei druidi nella società: «In Gallia si trovano due caste di persone che godono di considerazione e onore, poiché la plebe è ritenuta quasi schiava, oppressa o dai debiti, o dal grave peso dei tributi o dalle angherie dei potenti. Una casta è costituita dai druidi, l’altra dai cavalieri. I primi attendono alle funzioni religiose, provvedono ai sacrifici pubblici e privati, interpretano i comandamenti della religione. A loro ricorro- no molti adolescenti per essere istruiti, e il rispetto di cui godono è grande; decidono infatti di quasi tutte le controversie sia pubbliche che private».
I druidi erano i possessori della cultura del popolo celtico e disqui- sivano su ogni genere di questione, dalla grandezza dell’universo alla medicina, dal ruolo degli dèi al fluire del tempo, dalla preveggenza alla politica. Inoltre potevano vantare un gran numero di privilegi, come l’esenzione dai tributi e la possibilità di non partecipare alle guerre.
Il De bello Gallico è la fonte più completa sui compiti degli antichi sacerdoti celtici. Il passaggio citato nella pillola (leggermente semplificato) si trova nel libro vi, capitolo 13. Vi sono altri autori latini e greci che ne parlano, tra cui Tacito e Diodoro Siculo. Purtroppo, che io sappia, non sono sopravvissuti testi scritti direttamente dagli antichi druidi.
239
Verso il 50 a.C. nacque in un villaggio dell’antica Cina Wang Zhaojun, colei che passerà alla storia come una delle “Quattro Grandi Bellez- ze”. Sebbene sia esistita davvero, la sua vita è avvolta nella leggenda. Si narra che Wang Zhaojun fosse talmente bella da far dimenticare agli uccelli di sbattere le ali. Questi, osservandola, rimanevano così meravigliati da precipitare al suolo. L’imperatore cinese Yuan decise quindi di valutare la possibilità di prenderla come moglie, invitandola a palazzo. All’epoca ogni aspirante moglie doveva presentare la pro- pria candidatura al signore del regno consegnando un proprio ritratto. Era inoltre pratica comune corrompere il ritrattista affinché esaltasse i pregi ed eliminasse i difetti, come una sorta di antico Photoshop. Wang Zhaojun fu l’unica a rifiutarsi di pagare questo extra, perché si riteneva talmente bella da non averne bisogno. Ma il ritrattista, per

Pillole di storia antica II PARTE.indd 228 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 229
vendetta personale, la raffigurò come la più brutta tra le candidate. L’imperatore Yuan decise quindi di ignorare Zhaojun, dedicando le sue attenzioni alle altre donne di palazzo.
In quegli anni gli xiongnu, dei barbari nomadi delle steppe, effet- tuavano diverse incursioni in territorio cinese. Per risolvere questa spinosa questione l’imperatore Yuan decise di proporre un’alleanza al capo degli xiongnu, sancita dal matrimonio con una delle proprie donne di palazzo. L’imperatore non voleva privarsi delle sue favorite, così osservò nuovamente i ritratti e scelse proprio Wang Zhaojun, ovvero colei che riteneva essere la più brutta tra le sue pretendenti. Solo poco prima del matrimonio Yuan vide per la prima volta dal vivo la bellezza di Zhaojun e ne rimase talmente abbagliato da pensare di rimangiarsi la parola data. Ma ormai era troppo tardi. Wang Zhaojun andò in moglie al capo dei barbari che, entusiasta di ricevere una donna tanto incantevole, divenne un fedele alleato della Cina. Ancora oggi Wang Zhaojun è celebrata per il suo sacrificio e la sua bellezza.
Ci sono circa quaranta versioni diverse della storia (dalla vita di Wang Zhaojun furono ispirate oltre settecento opere) e in molte di queste il ritrattista, chiamato Mao Yanshou, fu fatto decapitare dall’imperatore. Risulta praticamente impos- sibile, per quanto riguarda Wang Zhaojun, separare storia, letteratura e leggenda.
240

Nel 48 a.C. il re d’Egitto Tolomeo fece consegnare a Giulio Cesare una cesta con dentro la testa di Pompeo. Cesare la vide e scoppiò a piangere. Pompeo non era stato solo suo nemico: era stato suo genero, suo collega, suo alleato. Era stato il suo eterno rivale, il triumviro con cui si era spartito il mondo, il compagno di infinite sfide. Era stato il politico con cui si era confrontato per anni in senato, il generale che aveva acclamato dopo la guerra... forse era stato persino suo amico. Gaio Giulio Cesare e Gneo Pompeo Magno erano stati tra i più grandi condottieri della storia di Roma, e probabilmente persino dell’intera storia umana. Il rispetto tra i due eterni rivali era immenso.
Cesare pianse a lungo, dopo di che ordinò che i resti di Pompeo fos- sero consegnati alla famiglia. Poi fece giustiziare gli autori materiali dell’assassinio e depose re Tolomeo dal trono d’Egitto. Infine, fece

Pillole di storia antica II PARTE.indd 229 04/10/19 16:17

230 PILLOLE DI STORIA ANTICA
deificare Pompeo dal Senato, elevandolo al rango di dio e attribuen- dogli tutti gli onori possibili, perché venisse ricordato come uno degli uomini più grandi di sempre.
Cesare morì quattro anni più tardi, colpito a morte da ventitré pu- gnalate. I congiurati scelsero come luogo dell’omicidio il teatro di Pompeo, dove l’imponente statua del rivale osservò la morte del padrone di Roma.
Due destini legati insieme, fino alla fine.
Nonostante quasi tutti riconoscano Giulio Cesare come uno dei più grandi con- dottieri di ogni epoca, nell’immaginario comune Pompeo viene spesso ricordato per la sconfitta che subì nella sua ultima battaglia, quindi come un perdente. Niente di più sbagliato. Gneo Pompeo Magno fu un generale straordinario, tra i migliori di sempre. La reazione di Cesare alla vista della testa mozzata del suo rivale è raccontata da Plutarco, che sottolinea come il padrone di Roma scoppiò a piangere quando ricevette l’anello con il simbolo di Pompeo. Anche Cassio Dione, nella Storia romana, tratta la vicenda con toni simili. Per quanto si possa avere una preferenza personale per una fazione, non si può che ammirare l’enorme rispetto reciproco che i due condottieri nutrirono l’uno per l’altro. Personalmente considero la loro rivalità come uno degli avvenimenti più epici e affascinanti della storia antica.
p.s.: Nel brano del De bello civili riguardante la morte di Pompeo, Cesare scrisse la frase «spesso nella sventura dagli amici emergono i nemici». Va specificato come la citazione non sia riferita direttamente al rapporto tra i due condottieri, ma Cesare non si lasciava mai trasportare nei suoi scritti dalle emozioni e cercava di riportare sempre gli eventi con grande obiettività. Mi piace tuttavia pensare che in un frangente tanto estremo persino il padrone di Roma non sia riuscito a rimanere impassibile. Credo quindi che in maniera implicita, con quella frase nascosta tra le righe, Cesare volesse dare un ultimo saluto a Pompeo, divenuto suo nemico solo in calamitate.

241
Nel 48 a.C. l’affascinante regina dʼEgitto Cleopatra si trovava nel bel mezzo di una lotta fratricida per il trono. Essendo l’Egitto un regno vassallo di Roma, Cleopatra pensò di chiedere la protezione di Cesare. Quest’ultimo era giunto nel paese in cerca del fuggiasco Pompeo e soggiornava nel palazzo reale di Alessandria. Cleopatra, sapendo che il palazzo era sorvegliato dal fratello, che aspettava solo il momento giusto per farla assassinare, decise di presentarsi a Cesare

Pillole di storia antica II PARTE.indd 230 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 231
Ritratto di Cleopatra, dall’Illustrium imagines
di Andrea Fulvio, stampato a Roma nel 1517.
con uno stratagemma. Così, secondo la leggenda, si nascose in un sac- co di canapa (che in teoria avrebbe dovuto contenere tappeti e stoffe pregiate) e ordinò a un fedele seguace di trasportarla a palazzo. Dopo aver eluso le guardie, Cleopatra uscì dal sacco e apparve al nuovo padrone di Roma in tutta la sua bellezza. Cesare perse la testa per la splendida regina e i due giacquero insieme quella notte stessa e molte altre a seguire. Da quel momento Cleopatra non dovette preoccuparsi più di nulla: rimase sotto la protezione di Cesare che la tenne sempre con sé, persino a Roma. Nulla gli importava delle aperte critiche del senato e dell’aristocrazia latina, che vedevano come un affronto imperdonabile la frequentazione con una sovrana straniera. Cesare tenne con sé quella donna fino alla fine e da lei ebbe anche un figlio, chiamato Cesarione.
Moltissime fonti antiche parlano di Cleopatra (Plutarco, Cassio Dione, Lucano, Velleio Patercolo...) e ne citano l’enorme fascino. Plutarco va oltre, descrivendoci una donna intelligente, colta e conoscitrice di moltissime lingue. La descrizione più rappresentativa però, a mio parere, la offre Cassio Dione: «Era splendida da vedere e da udire, capace di conquistare i cuori più restii all’amore, persino quelli che l’età aveva raffreddato». Va sottolineato, per onestà storica, che pro- babilmente l’unione tra Cesare e Cleopatra fu dettata da motivazioni politiche, oltre che dal loro presunto amore.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 231 04/10/19 16:17

232
PILLOLE DI STORIA ANTICA

242
Nell’agosto del 47 a.C. Giulio Cesare venne a sapere che Farnace ii, re del Ponto, aveva sconfitto il governatore romano della regione e stava tentando di espandere i propri domini. Cesare avanzò quindi verso il nemico nei pressi della città fortificata di Zela, pronto a dare battaglia. Lo scontro che ne seguì fu segnato da un grave errore tattico di Farnace, il quale, sperando di sorprendere il celebre condottiero, si preparò ad attaccare i romani mentre questi presidiavano un’altura. Inizialmente Cesare pensò che Farnace stesse bluffando, poiché nessun nemico dotato di un minimo di senno avrebbe scelto di affrontarlo in condizioni così sfavorevoli. Ma il re pontico, ignorando la confor- mazione del terreno a lui ostile e qualunque logica di guerra, caricò l’esercito romano a testa bassa, rimediando il totale annientamento della propria armata. La vittoria di Cesare, nel suo complesso, fu fulminea e definitiva, come racconta Plutarco: «Nell’annunziare a Roma la prontezza e la rapidità di questa battaglia, Cesare scrisse al suo amico Mazio tre sole parole: “Veni, vidi, vici”».
La battaglia di Zela è descritta nei minimi dettagli dallo stesso Cesare nel Bellum Alexandrinum (opera che in realtà fu probabilmente scritta da Aulo Irzio, un suo luogotenente). In questo testo è raccontato come il condottiero abbia giudicato quasi assurde le scelte tattiche di Farnace, forse frutto dell’eccessiva confidenza del re pontico. Altre fonti sulla vicenda sono la Storia romana di Cassio Dione, la Vita di Cesare di Plutarco, e la biografia del condottiero scritta da Svetonio. Quest’ultimo (decisamente il meno affidabile tra gli storici appena citati) racconta che Cesare durante il trionfo esibì per le strade di Roma un’insegna con scritto proprio Veni, vidi, vici per indicare la celerità e l’efficienza della sua impresa. Ovviamente la traduzione è “venni, vidi, vinsi”.
243
Nel 46 a.C. Giulio Cesare decise di celebrare le sue vittorie militari organizzando i giochi più fastosi che l’Urbe avesse mai visto. Furono allestiti spettacoli teatrali, combattimenti gladiatori, immensi banchet-
Ancora oggi l’espressione viene usata per indicare la rapida e felice riuscita di un’impresa.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 232 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 233
ti, sfarzose parate... ma tutto ciò, per il celebre condottiero, non era ancora abbastanza. Il popolo romano meritava qualcosa di meglio, qualcosa di nuovo. Cesare ordinò quindi di scavare in un tratto del Campo Marzio, lo fece allagare e volle che due flotte, composte da biremi, triremi e quadriremi, si affrontassero in una battaglia navale. L’evento generò un’attesa clamorosa, tanto che enormi folle si am- massarono per le strade con la speranza di potervi assistere. Svetonio racconta che qualcuno rimase addirittura ucciso, schiacciato dalla moltitudine.
Gli interpreti della prima naumachia romana conosciuta furono prigionieri, condannati a morte e volontari amanti del brivido, che dovettero combattersi indossando uniformi egizie e fenicie. Fu uno spettacolo cruento, maestoso e costosissimo, degno, a modo suo, della grandezza di Roma.
Al di là dei giudizi morali su questa tipologia di spettacoli, provate a immagi- narvi la scena. Siete nel Campo Marzio, ci sono migliaia di persone attorno a voi che urlano a squarciagola, in lontananza potete scorgere uno degli uomini più importanti della storia e davanti a voi due flotte si affrontano in battaglia. Non lo so, a me personalmente vengono i brividi. Le principali fonti sono la Storia romana di Cassio Dione e le Vite dei Cesari di Svetonio.
244
Nella Roma del i secolo a.C., quando un generale sfilava vittorioso attraverso le strade dell’Urbe, i legionari potevano esibirsi nei carmi- na triumphalia. Si trattava di canti in cui i comandanti venivano sia elogiati che presi in giro, forse per evitare l’insorgere in loro di eccessi di superbia. Due scherzosi esempi provengono dal trionfo di Giulio Cesare del 46 a.C., quando i soldati cantarono: «Cittadini, sorveglia- te le vostre donne, vi portiamo l’adultero calvo. In Gallia, o Cesare, hai dissipato con le donne il denaro che qui hai preso in prestito». I legionari ricordarono anche la presunta relazione di gioventù del loro condottiero con il re di Bitinia: «Cesare, hai sottomesso le Gallie, ma Nicomede ha sottomesso Cesare. Ecco colui che ha sottomesso le Gallie che ora trionfa, mentre Nicomede, che ha sottomesso Cesare, non riporta nessun trionfo».

Pillole di storia antica II PARTE.indd 233 04/10/19 16:17

234 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Non si sa se le voci su Cesare e Nicomede siano fondate: potrebbero rivelare una relazione reale avvenuta durante il soggiorno del giovane in Bitinia, oppure delle dicerie diffuse dai suoi rivali. I versi che ho riportato provengono dalle Vite dei Cesari di Svetonio. Un’altra fonte di cui mi sono servito è l’articolo Di cosa (e di chi) ridevano i romani del professor Fernando Lillo Redonet, pubblicato sulla rivista «Storica» del giugno 2018.
245
Il 15 marzo del 44 a.C. Gaio Giulio Cesare fu assassinato. Pochi giorni più tardi, al suo funerale, si presentò una folla immensa. Ma- trone, veterani, stranieri, nobili, ragazzi... tutti accorsero al foro per onorare la fine dell’uomo più importante della sua epoca. Il corpo di Cesare fu posto su una pira e il popolo si commosse. Marco Antonio, fedele luogotenente di Cesare, tenne un discorso e lesse un decreto che stabiliva l’attribuzione al morto di tutti gli onori umani e divini. Poi vennero recitati alcuni versi del poeta Pacuvio, tra cui: «Li ho forse salvati perché divenissero i miei assassini?». Udite queste parole, il popolo insorse. In molti cercarono di raggiungere le case di Bruto e Cassio, i due principali autori del delitto, in un avventato tentativo di ottenere vendetta. Svetonio racconta le fasi conclusive del funerale: «In seguito suonatori di flauto e attori, spogliatisi degli abiti che, già usati in occasione dei trionfi di Cesare, avevano indossato per la presente circostanza, li strapparono e li gettarono tra le fiamme. I veterani delle sue legioni vi gettarono le armi con le quali si erano parati per il funerale. Anche molte matrone gettarono sulla pira i gioielli che portavano indosso e le bolle d’oro e le preteste dei loro figli. Oltre a queste grandiose manifestazioni di dolore pubblico, le colonie di stranieri, ciascuna a suo modo, espressero separatamente il loro cordoglio, soprattutto i giudei che, anche nelle notti successive, si riunirono attorno alla sua tomba».
Il funerale di Cesare viene raccontato principalmente da Svetonio nell’opera Vite dei Cesari e da Cassio Dione nella Storia romana. Cassio Dione riporta anche tutto il lungo discorso di Antonio (probabilmente romanzandolo). La

Così fu onorato Gaio Giulio Cesare, il più grande condottiero della storia di Roma. Ancora oggi, oltre duemila anni dopo, visitatori pro- venienti da tutto il mondo si recano a portare fiori sulla sua tomba.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 234 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 235
tomba di Cesare attualmente si trova nel tempio del Divo Giulio, a Roma. Ov- viamente, poiché il condottiero venne cremato, non ci sono i resti di un corpo vero e proprio.
246

L’assassinio di Giulio Cesare (44 a.C.) fece precipitare il mondo romano da una “dittatura illuminata” a un periodo di caos generale. Lo storico greco Cassio Dione, vissuto un paio di secoli dopo, con- dannò il gesto dei cesaricidi e sfruttò l’episodio per esprimere le sue idee politiche: «La democrazia ha un bel nome, e fa credere di dare a tutti i cittadini eguaglianza di diritto per mezzo dell’eguaglianza delle leggi, ma nella realtà dimostra apertamente di non concordare con le proprie affermazioni. La monarchia invece ha un nome odioso, ma riesce assai giovevole per i cittadini. Infatti è più facile trovare un uomo buono che molti: se uno ritiene che il primo caso sia difficile, deve necessariamente riconoscere che il secondo è impossibile, perché non si addice alla moltitudine possedere la virtù».
Secondo Cassio Dione, anche un eventuale uomo indegno sarebbe stato preferibile come capo supremo rispetto a un governo composto da molti suoi simili. Nella sua ottica, quindi, uno stato così grande e glorioso come quello romano non poteva in alcun modo mantenersi saggio affidandosi alla democrazia.
Al termine della sua analisi politica, contenuta nel libro xliv della Storia romana, Cassio Dione scrisse: «Perciò, se Marco Bruto e Gaio Cassio avessero riflettuto su questo, non avrebbero ucciso il capo e il protettore dello stato romano, e non si sarebbero resi colpevoli di infinite sciagure per loro stessi e per i loro contem- poranei». Ovviamente questa pillola esprime solo il pensiero di Cassio Dione, con cui si può concordare o meno.
247
Il 20 marzo del 44 a.C. si tennero i funerali di Gaio Giulio Cesare. Per l’occasione si presentò una folla immensa e Marco Antonio, che era stato un fedele luogotenente di Cesare, tenne un discorso osannan-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 235 04/10/19 16:17

236 PILLOLE DI STORIA ANTICA
do il suo amato comandante. Il popolo, udita l’orazione di Antonio, reagì con rabbia e si avviò verso le case di Bruto e Cassio, i principali autori della congiura, che tuttavia non vennero trovati. La folla sfogò quindi la propria sete di sangue su Elvio Cinna, un tribuno della ple- be, da sempre grande sostenitore di Cesare. Egli ebbe la sfortuna di condividere il nome con uno dei cospiratori, un tale Cornelio Cinna, e venne quindi confuso per il suo omonimo. Lo sventurato tribuno, reo di essersi trovato al posto sbagliato al momento sbagliato, pagò con la vita: la sua testa venne issata su una lancia e trasportata per le strade di Roma come un macabro trofeo.
La morte di Elvio Cinna è raccontata da Cassio Dione nella Storia romana, da Plutarco nella biografia di Cesare, all’interno delle Vite parallele, e da Svetonio nelle Vite dei Cesari. Le versioni dei tre storici antichi sono abbastanza simili e testimoniano la grande agitazione in cui era piombata Roma in seguito alla morte di Cesare.
248

Il 7 dicembre del 43 a.C. i sicari di Marco Antonio raggiunsero la lettiga di Cicerone, che stava fuggendo verso il mare di Formia tra- sportato da alcuni servi. Plutarco racconta: «Cicerone li sentì arrivare e immediatamente ordinò ai servi di posare a terra la lettiga. Poi, ap- poggiando il mento sulla mano sinistra, come era solito fare, si mise a fissare i soldati che si avvicinavano. I suoi capelli erano arruffati, il volto era segnato dall’apprensione, e la sua espressione era tale che molti si coprirono gli occhi mentre Erennio lo colpiva. Fu ucciso men- tre sporgeva il collo dalla lettiga, nel suo sessantaquattresimo anno di vita». Per volere di Antonio, i sicari tagliarono la testa e le mani con cui Cicerone aveva scritto le violente orazioni che gli erano costate la vita, note come Filippiche. I macabri resti dell’oratore vennero quindi inviati a Roma e appesi sui rostri: un terribile monito per chiunque pensasse di poter sfidare l’autorità dei triumviri.
Si narra che molti anni dopo l’imperatore Augusto, che era stato in parte responsabile dell’omicidio, sorprese un nipote mentre leggeva un libro di Cicerone. Temendo di essere rimproverato, il giovane cercò di nascondere il testo sotto la veste, ma Augusto lo vide, prese il libro

Pillole di storia antica II PARTE.indd 236 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 237

La morte di Cicerone (incisione di F. Bertocchi da B. Pinelli).
e rimase a leggerlo a lungo. Quando infine lo restituì, disse: «Era un saggio, ragazzo mio, un saggio; e amava la patria».
Secondo Cassio Dione, quando la testa di Cicerone arrivò a Roma al cospetto di Antonio, costui la riempì di insulti. La moglie Fulvia, invece, aprì la bocca del celebre oratore, gli strappò la lingua e iniziò a pungerla con gli spilli per capelli. La principale fonte della pillola è costituita dalla Vita di Cicerone scritta da Plutarco.
249
Nel 40 a.C. il console Gaio Asinio Pollione fu un mediatore della pace di Brindisi fra Ottaviano e Antonio, che mise fine a una sanguinosa stagione di guerre civili. Questi scontri avevano scavato profondi solchi nella carne ma soprattutto nell’animo dei romani, che erano stati costretti a uccidere molti amici e fratelli. C’è però qualcosa di positivo nella consapevolezza di aver toccato il fondo: si può solo risa- lire. Dopo l’età del ferro, momento dall’oscurità più densa, le tenebre sarebbero state spazzate via da una nuova alba: si sarebbe schiusa una

Pillole di storia antica II PARTE.indd 237 04/10/19 16:17

238 PILLOLE DI STORIA ANTICA
nuova era, l’età dell’oro. Il portavoce di questa visione ottimistica fu Virgilio, il poeta con cui la letteratura latina ha forse il debito più grande. Egli era un grande amico di Asinio Pollione e gli dimostrò la sua stima dedicandogli l’Ecloga iv della raccolta delle Bucoliche, uno dei componimenti più enigmatici della sua opera. Sotto il consolato di Pollione sarebbe nato un puer, simbolo della rinascita, la cui iden- tificazione ha impegnato generazioni di studiosi di tutto il mondo; e ancora oggi la questione resta aperta. Sono state avanzate decine di ipotesi più o meno bizzarre. Svetonio pensava che potesse trattarsi dello stesso Augusto, che raggiunse il potere quando era poco più che un fanciullo. I primi cristiani pensarono fosse Cristo, diedero al testo un’interpretazione religiosa e considerarono Virgilio un profeta del cristianesimo, con il merito di aver spinto (proprio grazie a quest’e- cloga) alla conversione. Qualcuno credette che il puer fosse Asinio Gallo, figlio di Pollione. Altri pensarono al futuro figlio di Ottaviano e Scribonia, che fu poi una puella, Giulia. La verità potrebbe essere in una di queste ipotesi o in nessuna, e forse parte della bellezza del testo risiede proprio in questo interrogativo.
Tu, casta Lucina, proteggi il bambino nascituro
con cui cesserà la generazione del ferro e in tutto il mondo sorgerà quella dell’oro: già regna il tuo Apollo.
Sotto di te console comincerà la gloria di quest’era,
o Pollione, e incominceranno a trascorrere i grandi mesi.
Questa è una delle sei pillole del libro che non ho scritto personalmente. L’au- trice è infatti Maria Balivo, una mia amica di Parete (ce) laureata in lettere, che voglio ringraziare per avermi regalato l’ottimo limoncello artigianale che mi ha accompagnato spesso nella scrittura di questo libro.
250
Nell’agosto del 30 a.C. Cleopatra era in preda alla disperazione: Ot- taviano aveva trionfato, Antonio era morto suicida e i figli, con ogni probabilità, sarebbero stati giustiziati. Nonostante il mondo intero le fosse crollato addosso, Cleopatra tentò di darsi un contegno e invitò
Ecco i versi (8-12) in cui Virgilio si rivolge ad Asinio Pollione per preannunciare la nascita del puer:

Pillole di storia antica II PARTE.indd 238 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 239
Ottaviano all’interno del palazzo alessandrino dove era rinchiusa. L’incontro tra i due, sospeso tra realtà e leggenda, fu caratterizzato dai tentativi della regina di far breccia nell’animo del padrone di Ro- ma. In particolare, la donna lesse le dolci lettere d’amore che aveva ricevuto in passato da Cesare, provando a suscitare pietà (o desiderio) nel giovane. Ottaviano si mostrò invece freddo, volse gli occhi a terra e si limitò a ripeterle di farsi coraggio. Cleopatra, allora, intuendo di essere condannata a una vita da schiava, chiese di poter morire subito con dignità, ma ancora una volta Ottaviano ignorò le sue richieste.
Nei giorni seguenti la sovrana capì di dover giocare d’astuzia. Fece quindi credere a Ottaviano di volerlo seguire fino a Roma. Poi, dopo aver lasciata scritta la sua volontà di essere sepolta con Antonio, in- dossò l’abito più bello, si acconciò con la massima eleganza, e infine si uccise. Si narra che sul suo braccio furono trovate due piccole pun- ture, che fecero pensare al morso di un serpente velenoso. Ottaviano ammirò la fierezza della sua morte e ordinò che il corpo fosse sepolto con onore, nello stesso mausoleo dove giaceva Antonio.
La principale fonte di questa vicenda è la Storia romana di Cassio Dione, che tuttavia è stata scritta oltre due secoli dopo gli eventi narrati. Altre fonti che trat- tano la leggendaria morte di Cleopatra, in versioni leggermente diverse, sono la Vita di Antonio di Plutarco, la Storia romana di Velleio Patercolo e la Storia di Roma di Eutropio, ma è probabile che tutte descrivano eventi in parte romanzati.
251
Nel 29 a.C. Sesto Aulo Properzio si innamorò. Il giovane poeta aveva appena diciotto anni quando conobbe Cinzia, la donna che cambiò per sempre la sua vita. Cinzia per prima con i cari occhi mi prese, misero, prima nessuna passione mi aveva sfiorato. Properzio dedicò all’amata il primo libro delle Elegie, l’opera che gli diede accesso ai migliori circoli letterali di Roma, dove conobbe Mecenate, il fidato consigliere di Augusto. Ma dopo un primo periodo di passione, come spesso accade, iniziarono i problemi. Cinzia iniziò a non dare più le dovute attenzioni al suo amante, che in un peccato di giovinezza, forse per rabbia, forse per stupidità, tradì la sua donna. Properzio si rese subito conto dell’immenso errore, e per un anno intero si cro-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 239 04/10/19 16:17

240 PILLOLE DI STORIA ANTICA
giolò nel suo dolore. Molti già perirono consunti da un lungo amore, nel novero d’essi anche a me la terra ricopra. Poi i due ripresero a frequentarsi, ma ancora Cinzia appariva sempre distante, svogliata, attratta da altri uomini. La gelosia di Properzio non conosceva freni. Soffro se tua madre ti da molti baci, soffro per la sorella o per l’amica che dorme al tuo fianco; tutto mi fa soffrire: pavido e infelice, sospetto la presenza di un uomo anche dietro una tunica. Alla fine, dopo anni di tormenti, avvenne la rottura definitiva, che spezzò il cuore a Pro- perzio. Mecenate ne approfittò per convincere il poeta a cambiare le sue tematiche. L’amore andava sostituito con il mos maiorum, Cinzia con l’esaltazione della patria, la passione con i poemi epici. Mecenate consigliò vivamente a Properzio di dimenticarsi della sua amata e dedicarsi alla celebrazione della Roma augustea. E inizialmente ebbe successo: il poeta provò a narrare antiche leggende latine, in un co- raggioso tentativo di voltare pagina. Eppure, anche dopo la morte di Cinzia, Properzio continuò ad amarla come quando erano ragazzi. Nel passaggio più celebre del suo ultimo libro, lo spirito di Cinzia tornò a far visita al poeta; e questi non riuscì a nascondere tutto il proprio amore, che continuò ad ardere, fino all’ultimo dei suoi giorni: «E tu non disprezzare i sogni che giungono alle porte dei beati: se vengono, tali sacri sogni, devono avere un senso. Di notte vaghiamo, la notte rende libere le ombre rinchiuse. All’alba l’inferna legge ci impone di tornare agli stagni del Lete, ma ben presto ti avrò io sola: sarai con me, e consumerò le tue ossa con le mie a esse mischiate. Dopo che finì di parlarmi con tono di dolente rimprovero, l’ombra si dileguò, nel mezzo del mio abbraccio».
Le parti in corsivo della pillola, così come il finale, sono citazioni tratte dalle Elegie. A chi volesse cimentarsi nella sua lettura completa, consiglio l’edizione bur (traduzione di Luca Canali).
252
Verso il 27 a.C. Tito Livio iniziò a scrivere la storia di Roma. L’in- tento dello storico patavino era quello di narrare in 150 libri (alla fine furono 142) tutte le guerre, i miti, le tradizioni e le grandi personalità del mondo romano, fin dalla sua origine. Si trattava di un progetto

Pillole di storia antica II PARTE.indd 240 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 241
ambizioso e smisurato, al quale Livio si approcciò con modestia, come egli stesso scrisse nelle prime righe della prefazione: «Non so bene se farò un’opera degna di pregio narrando compiutamente, fin dai primordi dell’Urbe, la storia del popolo romano, né, se lo sapessi, oserei dirlo, poiché vedo che si tratta di un uso antico e comune, mentre gli storici recenti credono di portare nella narrazione dei fatti qualche notizia più sicura, oppure di superare col proprio stile quello rozzo degli antichi. Comunque debba essere, mi sarà grato per lo meno aver contribuito anch’io, nei limiti delle umane possibilità, a ricordare le gesta del più grande popolo del mondo; e se fra tanta moltitudine di scrittori il mio nome dovesse rimanere oscuro, mi sia di conforto la rinomanza e la grandezza di coloro che offuscheranno la mia fama».
Ma nessuno fu in grado di scalfire la fama di Livio, la cui opera ottenne fin da subito uno straordinario successo, rimanendo poi per tutti i secoli seguenti, fino a oggi, il punto di riferimento della storio- grafia romana.
Tito Livio è universalmente conosciuto come uno dei più grandi storiografi di tutti i tempi. La sua imponente opera, di cui purtroppo ci rimane circa 1/4, è infatti la fonte principale su periodi storici altrimenti semisconosciuti, e anche all’estero il mio illustre concittadino risulta uno degli autori latini più letti e amati. Il motivo per cui ci rimane così poco dell’Ab urbe condita è abbastanza intuitivo: era troppo lunga per essere agevolmente ricopiata e diffusa. Già dopo pochi anni, infatti, iniziarono a circolare dei riassunti di talune parti dell’opera, che nel corso del tempo divennero sempre più stringati. Ciò è confermato anche dalla testimonianza del poeta Marziale, che racconta come l’opera liviana fosse troppo lunga per essere contenuta nella sua biblioteca e dovesse pertanto essere compressa. Tito Livio adorava la storia di Roma, ma era anche molto amareggiato dalle guerre civili e dalla perdita di valori morali che affliggevano il suo tempo, paragonati a un glorioso passato abbastanza idealizzato. A chi volesse cimentarsi nella lettura dell’opera, consiglio l’edizione Grandi tascabili economici Newton curata da Gian Domenico Mazzocato.
253
Nel 27 a.C. Ottaviano ricevette il titolo di Augusto, divenendo così di fatto il primo imperatore di Roma. Egli si accorse ben presto che c’era qualcosa di terribilmente marcio all’interno della politica statale. Il numero di senatori corrotti era infatti aumentato a dismisura negli

Pillole di storia antica II PARTE.indd 241 04/10/19 16:17

242 PILLOLE DI STORIA ANTICA
L’imperatore Ottaviano Augusto. Incisione di F. Garzoli tratta da Descrizione del Campidoglio, Roma, 1833.
ultimi anni, rendendo impossibile governare con rettitudine ed efficacia. Per risolvere questo gravoso problema Augusto decise di intervenire in prima persona, come racconta Svetonio: «Il numero di senatori era costituito da una folla indecorosa e senza prestigio: erano più di mille e alcuni assolutamente indegni. Molti di questi erano entrati in Senato, con i favori e la corruzione, dopo la morte di Cesare e il popolo li defi- nitiva “senatori d’oltretomba”. Augusto ridusse il Senato alla cifra di un tempo e gli restituì la sua antica dignità per mezzo di due selezioni, la prima operata dai senatori stessi, la seconda da lui personalmente. Si dice che in questa circostanza, per presiedere le sedute, indossasse una corazza e tenesse alla cintura un pugnale, mentre dieci senatori suoi amici, scelti tra i più robusti, circondavano il suo seggio. Convinse inoltre alcuni a dimettersi per convenienza. Infine, per fare in modo che i senatori, scelti e aggregati, svolgessero le loro funzioni con più coscienza e minor insofferenza, decretò che ciascuno di loro, prima di prendere posto a sedere, bruciasse incenso e facesse una libagione davanti all’altare del dio nel cui tempio ci si riuniva».

Pillole di storia antica II PARTE.indd 242 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 243
Grazie a queste riforme Augusto diminuì drasticamente il numero di senatori e ridiede all’istituzione statale una parvenza della sua antica sacralità.
Sebbene Augusto sia considerato da tutti, per convenzione, il primo imperatore di Roma, in realtà egli preferì sempre il titolo di princeps senatus. Le sue riforme portarono il numero di senatori da 900 (Svetonio scrive oltre 1000, ma secondo altri storici avrebbe esagerato) a 600, e pose regole più stringenti per entrare a far parte del sacro congresso romano. Nella pillola ho accorciato il lungo brano di Svetonio, presente all’interno delle Vite dei Cesari, selezionando solo alcune frasi.
254
Verso il 23 a.C. Quinto Orazio Flacco iniziò a scrivere le Odi, una raccolta di poesie appartenenti al genere lirico. Tra le principali te- matiche trattate da Orazio ci fu il carpe diem, ovvero l’esortazione a godere dei beni che la vita ci offre giorno per giorno. Tale concetto venne espresso nell’ode 11 rivolta a Leuconoe, una delle donne amate dal poeta latino.
Non chiedere anche tu agli dei
il mio e il tuo destino, Leucònoe: non è lecito saperlo,
come indagare un senso
fra gli astri di Caldea.
Credimi, è meglio rassegnarsi,
se Giove ci concede molti inverni
o l’ultimo sia questo
che ora infrange le onde del Tirreno contro l’argine delle scogliere. Pensaci: bevi un po’ di vino
e per il breve arco della vita
tronca ogni lunga speranza.
Mentre parliamo, con astio
il tempo se n’è già fuggito.
Goditi il presente
e non credere al futuro.
(Traduzione di Mario Ramous).

Pillole di storia antica II PARTE.indd 243 04/10/19 16:17

244
PILLOLE DI STORIA ANTICA

255
Verso l’1 a.C. Publio Ovidio Nasone scrisse l’Ars amatoria, un poemetto in distici elegiaci focalizzato sui rapporti d’amore. In altre parole, era una specie di guida per avere successo con il sesso opposto. Riporto alcune dritte del famoso poeta latino.
Consigli per gli uomini:
La prima preoccupazione deve essere conoscere l’ancella di colei che vuoi amare, ti renderà più facili gli approcci. E scegli quella che le sta più accanto, quella che più ne conosce le segrete voglie. Con promesse corrompila, a te solo con le preghiere piegala: costei ti guida a ciò che vuoi, e da lei, solo da lei, saprai se la signora sarà disposta a scioglierti le braccia.
Non ti scordare mai, questo è importante, le corse dei cavalli. Basta che tu ti sieda accanto a lei, se nessuno lo impedisce, e che al suo fianco ti stringa il più possibile. Subito cerca d’attaccare discorso, le solite parole per iniziare: chiedile da buon tifoso di chi siano quei cavalli laggiù nella pista, poi favorisci, senza perder tempo, quello che piace a lei, qualunque sia. E se per caso, come succe- de, le si posa in grembo un granello di polvere, tu pronto cogli con le dita quel granello; se non c’è nulla, coglilo lo stesso. Mostrale sempre quanto sei gentile.
Mille occasioni ti daranno i banchetti, ove potrai cercare oltre al solito vino di soddisfare anche i tuoi capricci. Il vino infatti infiamma i cuori e li rende più propensi alla passione. Ma non ti fidare troppo del lume incerto: la notte e il vino nuocciono al giudizio della vera bellezza. Sfuma nella notte ogni difetto: le donne al buio sono tutte belle. Ma chiedi alla luce se una gemma è pura, al giorno chiedi se una donna vale.
Consigli per le donne:
Io le pulzelle instraderò nell’arte somma, quella di farsi amare. Finché la dea mi sprona, udite, o dolci, a chiare note, gli erotici precetti. Non c’è costume che tenga, il sesso è vostro di diritto. E già fin d’ora rammentate in cuore che la vecchiaia verrà: guai se passerà invano e senza frutto il vostro tempo limitato.
Il corpo posiziona nel modo che più si addice alle tue forme: non a tutte giova, o diverse, situarsi nella stessa posizione. Tu supina giaci, sei hai grazioso il volto, se hai un bel posteriore, lasciati vedere da dietro. Se hai formosa la gamba, mettila in mostra e godi l’altrui vedere. E tu cavalca e scalpita, se sei bassa e piccina. Sopra godrai l’amplesso e l’invidia d’Andromaca che mai, giunonica com’era, cavalcò impetuosa sopra il robusto stallone d’Ettore.
Con movimento d’arti e con occhi arguti fa’ sì che lui ti creda sull’orlo e poi giunta sul punto estremo da cui più non si farà giammai ritorno. Soavi parole e

Pillole di storia antica II PARTE.indd 244 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 245
l’ansimare frequente rivelino il tuo piacere. Ah! Mi vergogno, quante altre intime cose avrei da aggiungere ma il pudor mi vieta e dir non posso.
In questa pillola ho semplificato molto il testo scritto da Ovidio, selezionando solo alcune frasi, eliminando diversi riferimenti arcaici ad antichi miti e ricucendo il tutto in una forma accessibile anche ai meno esperti. In questo procedimento ho cercato di rimanere il più fedele possibile al significato originale dei testi, ma consiglio l’acquisto dell’Ars amatoria per poter apprezzare la versione integrale dei brani.
256
Agli inizi del i secolo d.C. Publio Ovidio Nasone scrisse le Metamor- fosi, una raccolta di miti del mondo classico, nonché una delle opere più famose della letteratura latina. Tra le varie leggende narrate da Ovidio vi fu quella di Clizia, una ninfa perdutamente innamorata del Sole (il divino Apollo). Quest’ultimo ignorava l’interesse di Clizia, a cui preferiva una mortale, la bellissima principessa Leucotoe. Dopo aver cambiato sembianze ed essersi intrufolato nella camera di Leu- cotoe, Apollo riuscì a giacere con la splendida fanciulla. Allora Clizia, pazza di gelosia, rivelò la tresca al padre di Leucotoe, il quale, preso dalla collera, punì la figlia facendola seppellire viva. Frustrato per la morte della sua amante, Apollo non volle avere più niente a che fare con Clizia. Nonostante ciò la ninfa, resa folle dalla passione, continuò a fissare il corso del Sole nel cielo, struggendosi sulla nuda terra. Per nove giorni rimase a osservare il tragitto dell’amato, nutrendosi solo di lacrime e rugiada. Alla fine il corpo della ninfa aderì al suolo e iniziò a trasformarsi in un fiore sconosciuto, in grado di seguire il corso del Sole per l’eternità. Fu così che nacque il girasole.
Ho leggermente riassunto il mito, che si può trovare nella versione integrale nel iv libro delle Metamorfosi di Ovidio (versi 206-270).
257
Nel i secolo d.C. il poeta greco Rufino, noto per i suoi epigrammi erotici, sapeva affrontare tematiche sessuali mantenendo l’eleganza di uno stile ricercato. Alcuni dei suoi componimenti vennero trascritti

Pillole di storia antica II PARTE.indd 245 04/10/19 16:17

246 PILLOLE DI STORIA ANTICA
all’interno dell’Antologia Palatina, un’enorme raccolta composta verso il x secolo e giunta fino a noi, contenente i lavori di numerosi poeti. Riporto una delle poesie di Rufino:
Rodope, Melita e Rodoclea vennero a contesa su chi delle tre avesse la fica più bella. Scelsero me a giudice; e, come le famose dee, stettero lì nude, stillanti nettare. Quella di Rodope brillava in mezzo alle cosce, preziosa, come un mazzo di rose socchiuso da uno zefiro vivace... E quella di Rodoclea pari a un cristallo, umida come
una statua appena scolpita in un tempio.
Ma io, sapendo quello che passò Paride per la sua scelta, mi affrettai a incoronare tutt’e tre le divine.
La descrizione di Melita andò perduta, forse per un problema di trascrizione. Sulla vita di Rufino si sa pochissimo: le uniche informazioni derivano dai suoi 38 componimenti all’interno dell’Antologia Palatina, che fanno ipotizzare si tratti di un epigrammista greco vissuto sulle coste dell’Asia Minore verso il i-ii secolo. L’Antologia Palatina è suddivisa in 15 libri; di questi il quinto, ovvero quello più famoso, è incentrato su tematiche erotiche.
258
Nel 9 d.C. l’anziano imperatore Augusto stava supervisionando la complicata sottomissione dei popoli della Germania a Roma. L’incarico era stato affidato a Publio Quintilio Varo, che disponeva di oltre 20.000 uomini ben addestrati. Tra i sottoposti di Varo vi era anche un tale di nome Arminio, un ex principe germanico che, ottenuta la cittadinanza romana, si era distinto negli anni fino a diventare un valido comandante. Arminio non voleva assistere alla sottomissione del suo popolo, così attirò Varo in una trappola. In un percorso paludoso nella foresta di Teutoburgo, le legioni romane furono attaccate di sorpresa dai germani e massacrate. La carneficina durò tre giorni e fu tra le più cruente della storia di Roma. I germani si divertirono a torturare i prigionieri, legando tra loro intestini, tagliando mani e cucendo bocche. Vistosi perduto, Varo preferì suicidarsi prima di cadere in mano nemica. Arminio divenne invece il leader più potente dei germani. Si narra che Augusto, appresa la notizia del disastro, si mise a camminare avanti e indietro nel suo palazzo urlando: «Quintilio Varo, ridammi le mie legioni!».

Pillole di storia antica II PARTE.indd 246 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 247
La battaglia di Teutoburgo è menzionata da diversi autori antichi, tra cui Tacito, Cassio Dione e Velleio Patercolo. Sono stati inoltre rinvenuti molti reperti ar- cheologici (spade, frecce, elmi, frammenti ossei...) che testimoniano una feroce battaglia. La figura di Arminio divenne leggendaria, tanto che persino al giorno d’oggi egli è considerato un eroe nazionale in Germania. Ecco un breve estratto del racconto di Velleio Patercolo, particolarmente significativo per comprendere l’entità della disfatta: «Nessun’altra sconfitta fu più grave nelle campagne estere, dopo quella subita da Crasso contro i parti. Il più forte di tutti gli eserciti, il primo per addestramento, forza, esperienza, fu sorpreso a causa della mollezza del capo, della perfidia del nemico e dell’ingiustizia della fortuna».
259
Durante l’età imperiale alcune categorie di pugili si coprivano l’a- vambraccio e il pugno con corregge di cuoio indurito, guarnite con temibili borchie di piombo, e miravano spesso alla testa degli avversari. Il poeta Lucilio (i secolo d.C.) ironizzò sul fatto che questa pratica aveva reso molti pugili talmente pesti da risultare irriconoscibili:

Dopo vent’anni Ulisse raggiunse, salvo, la patria; Argo il suo cane, lo riconobbe a vista.
Tu, Stratofonte, dopo aver boxato
solo quattro ore, sei irriconoscibile
ai cani e a tutta quanta la città.
Se rimirar vorrai in uno specchio
il viso tuo, giurando tu dirai:
più non sono io, di certo, Stratofonte.
Il pugilato era in molto in voga nell’antica Roma: ci sono giunte tante testi- monianze riguardanti tale sport, che all’epoca era molto più violento di oggi. Il poeta Lucilio che cito in questa pillola, autore di una raccolta di epigrammi satirici, sopravvissuti all’interno dell’Antologia Palatina, non va confuso con il suo famoso omonimo Gaio Lucilio, vissuto nel ii secolo a.C.
260
Il 19 agosto del 14 d.C. l’anziano imperatore Augusto riposava nella sua villa di Nola, afflitto da forti dolori intestinali. Giunto sulla soglia dei settantasei anni, Augusto sapeva di essere in punto di morte. Sve-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 247 04/10/19 16:17

248 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Ricostruzione ideale del mausoleo di Augusto di Peter Schenk.

tonio racconta: «L’ultimo giorno della sua vita, informandosi a più riprese se il suo stato di salute causasse già animazione nella popola- zione, chiese uno specchio, si fece accomodare i capelli, rassodare le gote cascanti e, chiamati i suoi amici, domandò se sembrava loro che avesse ben recitato fino in fondo la farsa della vita. Poi aggiunse: «Se lo spettacolo è stato di vostro gradimento, applaudite».
Morì poco dopo, dolcemente, tra le braccia dell’amata moglie Livia. L’intellettuale latino Eutropio, vissuto tre secoli dopo, scrisse di lui: «Augusto, non senza ragione, fu ritenuto in tutto e per tutto simile a un dio. Difficilmente infatti qualcuno fu uomo di maggior successo in guerra o più misurato di lui durante i periodi di pace. Nei quaran- taquattro anni nei quali amministrò da solo il potere visse in modo assai rispettoso verso i cittadini, dimostrandosi molto generoso verso tutti e molto leale verso gli amici, che innalzò a onori tanto grandi da porli quasi al proprio livello. In nessun periodo prima di lui lo Stato Romano fu più fiorente».
Le due fonti di questa vicenda sono Vite dei Cesari di Gaio Svetonio e Storia di Roma di Flavio Eutropio. Le ultime parole di Augusto, secondo il racconto di Sve- tonio, pare che siano state: «Livia, finché vivi ricordati della nostra unione. Addio».

Pillole di storia antica II PARTE.indd 248 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
249

261
Verso il 15 d.C. il bandito siciliano Seluro terrorizzava con la sua banda di briganti le zone circostanti all’Etna. La sua fama di fuorilegge era tale che il suo soprannome, il “figlio dell’Etna”, arrivò a essere noto persino a Roma. Le autorità imperiali decisero quindi di intervenire: Seluro fu catturato, inviato nella capitale e condannato alla damnatio ad bestias, una punizione cruenta che consisteva nell’essere divorato vivo dalle fiere.
Lo storico greco Strabone, contemporaneo ai fatti, racconta: «Ho visto Seluro fatto a pezzi dalle bestie feroci a uno spettacolo di gla- diatori. È stato posto su un alto palco, come se fosse sull’Etna, che si è spezzato all’improvviso facendolo crollare giù dentro le gabbie delle bestie feroci, che erano state costruite per essere sottili e fragili sotto il palco, proprio per quello scopo».
La principale fonte sulla vicenda è l’opera Geografia di Strabone. Non vi è nessun motivo per dubitare delle parole dello storico/geografo greco, il quale visse per diversi anni a Roma e dovette quindi assistere in prima persona alla vicenda di Seluro. La data iniziale è un po’ approssimativa per mancanza di indicazioni precise a riguardo.
262
Nel marzo del 37 d.C. il giovane Caligola divenne il nuovo imperatore di Roma. La successione non avvenne senza intoppi: il predecessore Tiberio aveva stabilito nel suo testamento che l’Impero dovesse spet- tare anche a Tiberio Gemello, membro della famiglia. Ma Caligola non aveva nessuna intenzione di dividere il potere, così fece annullare il testamento dal Senato e in seguito (qualche mese dopo) mandò a morte il rivale. Il suo regno cominciò quindi con un sopruso, ma il popolo di Roma acclamò con gioia il nuovo princeps, che lo ricambiò con spettacoli, giochi e generose elargizioni di denaro. In quel periodo
La cruenta morte di Seluro fu una delle numerose esecuzioni svolte tramite la damnatio ad bestias, una pratica che aveva il duplice scopo di intimorire i fuorilegge e divertire la plebe romana.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 249 04/10/19 16:17

250 PILLOLE DI STORIA ANTICA
il Senato e il popolo provavano un sincero rispetto per Caligola: egli era figlio di Germanico, uno dei più grandi eroi di Roma, e aveva tutte le carte in regola per diventare un princeps illuminato.
Ma a ottobre di quello stesso anno il giovane imperatore fu colpito da una grave malattia, che ne irrigidì ulteriormente il carattere. In quella circostanza, a ridosso della morte, Caligola si rese conto di quanto fosse precaria la posizione di imperatore, e di quante persone aspirassero a prendere il suo posto. Iniziò quindi a mandare a morte qualunque oppositore politico e a umiliare ripetutamente i vari mem- bri della classe senatoria. Il filosofo suo contemporaneo Filone di Alessandria racconta: «Non passò molto tempo e l’uomo che era stato considerato benefattore e salvatore si trasformò in essere selvaggio o piuttosto mise a nudo il carattere bestiale che aveva nascosto sotto una finta maschera».
Caligola fu preso da una follia sanguinaria che lo spinse a uccidere per puro divertimento innumerevoli innocenti. Come se non bastasse, il giovane si divertiva a umiliare persino i membri della sua stessa famiglia, come suo zio Claudio, infermo e balbuziente, che tenne in vita solo per farne il suo zimbello di corte.
Sebbene non sia mai stato confermato, molti ritengono che lo scrit- tore George R.R. Martin, autore della celebre saga A Song of Ice and Fire, abbia preso spunto proprio da Caligola per la creazione del personaggio di Joffrey Baratheon.
Ovviamente, come per quasi tutti gli imperatori romani descritti da tiranni, c’è da fare i conti con una storiografia di parte. Nel caso di Caligola, tuttavia, non me la sento di condividere l’opinione di chi vorrebbe rivalutare positivamente la sua figura. A mio avviso, è un po’ come se tra duemila anni qualcuno provasse a riabilitare il nome di Hitler, sostenendo che gli storici del ’900 gli furono avversi. Detto ciò, è chiaro che i racconti di questi antichi tiranni ci sono giunti abbastanza alterati rispetto alla realtà dei fatti. Un fattore che mi ha sempre incuriosito, in- vece, è costituito dalla grave malattia che colpì Caligola. È possibile che questa abbia influito sulla sua sanità mentale?
Le principali fonti sulla vita del famoso princeps sono le Vite dei Cesari di Svetonio, la Storia romana di Cassio Dione e la De Legatione ad Caium di Fi- lone. Sebbene non ne abbia trovato conferma, sono personalmente convinto che Martin abbia letto l’opera di Svetonio e ne abbia tratto spunto per creare diversi suoi personaggi (non solo Caligola, ma anche Ramsay, Theon...).
Vorrei dedicare questa pillola a tutte le persone che stanno passando un periodo difficile e non sanno bene come andare avanti.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 250 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
251

263
Nel gennaio del 41 d.C. un gruppo di pretoriani irruppe nel palazzo imperiale con il preciso scopo di assassinare Caligola, un tiranno folle e sanguinario. Nel palazzo si trovava anche lo zio di Caligola, un tale Claudio, che, vistosi perduto, si nascose dietro delle tende sperando di non essere visto dai pretoriani.
Claudio era sempre stato la pecora nera della famiglia. Egli soffriva di balbuzie e di forti dolori allo stomaco, quasi costanti. In passato il divino Augusto aveva scritto di lui in una lettera: «Se non lo riteniamo in possesso di tutte le facoltà fisiche e mentali, come credo, sarà bene non esporre al ridicolo né lui né la nostra famiglia». Caligola da parte sua aveva sempre umiliato lo zio a ogni occasione. La stessa madre di Claudio, per insultare qualcuno, soleva dire: «Sei più stupido di mio figlio Claudio». Così il giovane era sempre stato deriso da tutti, fino a quel giorno di gennaio, quando un pretoriano vide i suoi piedi spuntare da sotto la tenda dietro cui si era nascosto. Claudio fu quindi catturato e condotto al campo militare, ma proprio quando pensava di essere ormai spacciato, i pretoriani lo acclamarono imperator e lo portarono in trionfo. Era rimasto infatti l’unico membro maschile della famiglia imperiale, l’unico risparmiato da Caligola, perché giudicato troppo patetico per rappresentare una minaccia. Nonostante la balbuzie, nonostante i dolori, nonostante le continue umiliazioni patite, nonostante tutta la sua vita fosse sempre sembrata uno scherzo del destino, Claudio si rivelerà essere un ottimo imperatore. La sua vicenda testimonia come a volte, anche quando tutto sembra andare male, basta solo un evento fortuito, come due piedi che sporgono troppo da una tenda, per stravolgere le cose.
Questo episodio è raccontato nel dettaglio da Svetonio, nell’opera Vite dei Ce- sari. Lo storico Flavio Giuseppe fornisce una versione leggermente diversa, in cui Claudio, «allarmato per la propria salvezza, se ne stava in una nicchia, alla quale si saliva con pochi gradini, facendosi piccolo più che poteva, nel buio». La sostanza comunque non cambia, Claudio fu trovato e acclamato imperatore in maniera abbastanza sorprendente. Per quanto riguarda il giudizio sulla sua vita e sul suo operato, le fonti antiche non furono molto generose: Claudio venne descritto come un imperatore stupido e debole, spesso sottomesso al volere dei suoi liberti e delle donne di palazzo. Queste testimonianze sono state considerate

Pillole di storia antica II PARTE.indd 251 04/10/19 16:17

252 PILLOLE DI STORIA ANTICA
poco affidabili dagli storici moderni, che hanno rivalutato la figura dell’impe- ratore. Se si guardano i fatti, Claudio appare come un uomo pieno di risorse e dotato di una vivace intelligenza.
264
Verso il 63 d.C. Seneca già sapeva che il suo nome, con ogni proba- bilità, sarebbe passato alla storia: grazie alle numerose opere letterarie e all’esperienza come consigliere imperiale, il celebre filosofo era conosciuto in ogni angolo del mondo romano. Al contrario Lucilio, suo caro discepolo e amico, non si era mai fregiato di imprese gloriose, né aveva composto opere degne di nota. Seneca temeva quindi che il nome di Lucilio potesse essere dimenticato nei secoli, così in una lettera gli scrisse: «Il tempo sommerge gli uomini nelle sue acque profonde: solo pochi eletti sollevano il capo. E sebbene siano anch’essi destinati a scomparire prima o poi nel silenzio, resistono a lungo alla dimenticanza e fanno valere il loro diritto alla fama. Ciò che Epicuro ha potuto promettere al suo amico, io lo prometto a te, o Lucilio: io troverò il favore presso i posteri, e potrò condurre con me fuori dalle tenebre nomi di amici destinati a sopravvivere a lungo».
La fonte della vicenda è ovviamente costituita dalle Lettere a Lucilio di Seneca. In particolare, il testo che ho citato si trova nella lettera n.21. Sebbene alcuni ritengano che tali lettere siano una finzione letteraria, gran parte della critica le considera missive reali. Un’ottima edizione in lingua italiana è quella della bur contenuta nel libro Opere morali di Seneca, a cura di Paola Ramondetti.
265
Nell’Impero romano del i secolo d.C. molte persone avevano la con- suetudine di profumarsi. Le tipologie di fragranze variavano in base alla classe sociale, e spesso si potevano distinguere dal loro contenito- re: i profumi di lusso richiedevano materiali pregiati come l’alabastro,

Le Lettere a Lucilio rimangono tuttora, quasi duemila anni dopo, uno dei capolavori più famosi e amati della letteratura latina. L’incredibile promessa di Seneca è stata mantenuta.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 252 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 253
mentre le ampullae di vetro rappresentavano un’alternativa valida, riciclabile e più economica. La produzione degli unguenti, che aveva luogo in botteghe specializzate, consisteva nel macerare determinate sostanze odorose (fiori, radici, resine, piante...) all’interno di liquidi grassi (oli vegetali). Sebbene i profumi fossero usati da tanti romani di entrambi i sessi, vi erano anche coloro che li reputavano frivolez- ze inutili. In un’occasione, per esempio, l’imperatore Vespasiano fu raggiunto da un ragazzo molto giovane e profumato, che voleva ringraziarlo per avergli concesso la carica di prefetto. Secondo il racconto di Svetonio, Vespasiano assunse unʼespressione contrariata e disse severamente: «Avrei preferito che puzzassi di aglio», dopo di che gli revocò la nomina.
Ovviamente si potrebbero fare numerosi approfondimenti, per esempio sul tipo di macerazione (a caldo o a freddo), sui metodi di trasporto dei profumi, sulle località più famose dove venivano prodotti... Rimando quindi i più interessati alle principali fonti che ho consultato, ovvero un articolo dell’archeologa María José Noain (Le preziose fragranze dell’antica Roma, pubblicato sulla rivista «Storica» dell’agosto 2018) e l’opera Vite dei Cesari di Svetonio.
266

Nel 64 d.C. il filosofo Lucio Anneo Seneca si pose una domanda che probabilmente tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo fatti: se è vero che esiste un Dio, o una qualunque forma di giustizia superiore, perché agli uomini buoni accadono cose tanto brutte?
Seneca aveva provato in tutti i modi possibili a educare Nerone, colui che passerà alla storia come uno dei peggiori tiranni di ogni epoca. Il filosofo era rimasto al suo fianco, lo aveva istruito, si era dedicato anima e corpo alla formazione di un princeps illuminato; eppure alla fine aveva fallito. Nerone lo aveva allontanato dalla vita politica e aveva iniziato il suo lungo elenco di delitti e omicidi politici. Tutti gli sforzi di Seneca erano diventati polvere al vento.
Perché agli uomini buoni accadono cose tanto brutte?
Il filosofo si diede una risposta in un dialogo rivolto al suo amico Lucilio: «Nessun male può capitare all’uomo buono. Come tante piogge non alterano il sapore del mare, così l’assalto delle avversità

Pillole di storia antica II PARTE.indd 253 04/10/19 16:17

254 PILLOLE DI STORIA ANTICA
non piega l’animo dell’uomo forte: egli rimane nel suo stato e assorbe qualsiasi cosa accada. Egli considera tutte le avversità come esercizi. Ti stupisci forse se quel Dio così amante dei buoni, che vuole che essi siano i migliori e i più perfetti possibili, assegni a essi una sorte con la quale possano esercitarsi? Io non mi stupisco».
Lo stoico Seneca riteneva quindi che ogni difficoltà, ogni sciagura, ogni “cosa brutta” fosse solamente un test per aiutare gli uomini buoni a migliorare e a farsi strada nella vita. Che ci crediate o meno, cari lettori, mi auguro che le sue parole possano aiutarvi a superare le vostre difficoltà personali.
Lucio Anneo Seneca fu uno dei principali rappresentanti dello stoicismo, un’an- tica corrente filosofica con un forte orientamento etico. I suoi scritti costituiscono inoltre una delle espressioni più affascinanti della letteratura latina. La citazione presente nella pillola proviene dall’opera De providentia.
267

Verso il 65 d.C. l’imperatore Nerone fece evirare un giovane liberto di nome Sporo. Quest’ultimo ebbe la sfortuna di assomigliare a Poppea Sabina, defunta moglie di Nerone, e dovette quindi “rimpiazzarla” perdendo la virilità e assumendo il suo nome. Lo storico Cassio Dione racconta: «Nerone si era unito in matrimonio con Sporo in Grecia. Tutti gli elleni festeggiarono le nozze indirizzando agli sposi le tradizionali formule di auguri e auspicando persino la nascita di figli legittimi. Da quel momento Nerone si trovò ad avere contemporaneamente due amanti: Pitagora come uomo e Sporo come donna; quest’ultimo veniva chiamato “signora”, “principessa” e “imperatrice”. Ma perché ci si dovrebbe meravigliare di tutto ciò, quando Nerone legava dei fanciulli e delle fanciulle nude a dei pali per poi coprirsi con una pelle di animale e gettarsi su di loro in atto di divorarli, abusando di loro? Siffatte erano le perversioni di Nerone».
Le sciagure di Sporo non terminarono nemmeno dopo la morte del tiranno: all’inizio venne preso come amante da un prefetto del pretorio, che continuò ad abusare di lui, e in seguito ricevette l’ordine di im- personare una fanciulla violentata a uno spettacolo. Non sopportando tale vergogna, lo sventurato liberto decise di togliersi la vita.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 254 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 255
I crimini del tiranno vennero amplificati e moltiplicati in seguito alla sua morte da una storiografia a lui avversa. In questa pillola ho volutamente presentato Nerone come descritto dalle fonti antiche (in particolare da Svetonio e Cassio Dione) per dare un esempio diretto di come le fake news fossero una realtà concreta anche nel mondo romano. Con questa precisazione intendo rivalutare positivamente la figura di Nerone? Assolutamente no. L’imperatore fu quasi sicuramente un tiranno e condannò a morte molte grandi personalità di Roma per cui è lecito nutrire rispetto, come Seneca e Corbulone. È tuttavia plausibile che diversi scandali a lui imputati, come il famoso incendio e talune perversioni sessuali, siano semplicemente frutto di una considerevole campagna diffamatoria.
268
Nel 65 d.C. il tiranno Nerone inviò i suoi soldati a casa di Seneca. Il filosofo era accusato di aver partecipato a una congiura contro l’imperatore e, nonostante non ci fosse alcuna prova di colpevolezza a suo carico, gli venne ordinato di morire. Seneca accettò la propria fine senza protestare, conscio di dover rispettare fino in fondo gli in- segnamenti dello stoicismo, la dottrina che aveva scelto di seguire fin

Seneca, in un’antica incisione.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 255 04/10/19 16:17

256 PILLOLE DI STORIA ANTICA
da giovane. Lo storico Tacito racconta: «Seneca, impavido, chiese che gli portassero le tavole del testamento e, poiché il centurione rifiutò, si volse agli amici dichiarando che, dal momento che gli si impediva di dimostrare la sua gratitudine, lasciava a loro la sola cosa che pos- sedeva e la più bella, l’esempio della sua vita. Se avessero di questa conservato il ricordo, avrebbero conseguito la gloria della virtù come compenso di amicizia fedele. Frenava, intanto, le lacrime dei presenti, ora col semplice ragionamento, ora parlando con maggiore energia e, incitando gli amici a essere forti, chiedeva loro dove fossero i precetti della saggezza, e dove quelle meditazioni che la ragione aveva dettato per tanti anni contro le fatalità della sorte».
Seneca salutò quindi la moglie, la coraggiosa Paolina, che volle condividere l’avverso destino del marito. I due coniugi si tagliarono le vene, senza vacillare nei propri intenti; ma mentre la donna venne soccorsa e medicata con prontezza dai soldati, Seneca fu lasciato a dissanguarsi. Alla fine, per velocizzare il trapasso, il filosofo bevve la cicuta e si gettò in una vasca piena d’acqua, di fronte agli sguardi affranti dei presenti. Fu poi portato in un bagno caldissimo, dove i vapori bollenti facilitarono il decesso. Così morì Lucio Anneo Seneca, uno dei più grandi filosofi della storia antica.
La morte di Seneca è raccontata, in versioni simili, negli Annali di Tacito e nella Storia romana di Cassio Dione. Tacito è quello che descrive la vicenda in maniera più completa, soffermandosi anche sui particolari più vividi e cruenti. Va detto, per onestà storica, che il racconto probabilmente è stato romanzato e abbellito dai suddetti autori.
269
Nel 67 d.C. l’inflessibile generale romano Gneo Domizio Corbu- lone godeva di enorme rispetto tra i suoi soldati. Lo storico Tacito lo descrisse come «imponente di statura, capace di far presa con la parola e suggestivo, a parte per l’esperienza e la saggezza, anche per il fascino esteriore della sua figura». Ma l’imperatore Nerone, te- mendo la sua crescente fama, decise di sbarazzarsi di lui. Il generale venne quindi convocato presso il porto greco di Cencrea e gli venne ordinato di morire.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 256 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 257
Corbulone era un uomo all’antica, un militare che aveva fatto della disciplina romana il proprio codice di vita. Appreso l’ordine di Nero- ne non ebbe alcuna esitazione: impugnò la spada e si inferse un solo colpo, profondo, letale. Disse soltanto una parola: «Degno».
La carriera militare di Corbulone fu colma di successi: riuscì persino laddove innumerevoli condottieri prima di lui avevano fallito, sconfiggendo i temibili eserciti partici. L’ultima parola di Corbulone fu axios. Questo termine greco letteralmente significa “degno”, ma può essere anche inteso come “me lo sono meritato”. Secondo l’interpretazione dello storico Cassio Dione, colui che riporta la vicenda del suicidio all’interno della Storia romana, Corbulone si sarebbe pentito all’ultimo momento di essersi presentato disarmato dal suo princeps. Altri sostengono che il rammarico di Corbulone derivasse invece dall’aver cospirato contro l’imperatore, “meritandosi” così la morte. Altri ancora che avesse sempli- cemente voluto dire “sono degno”. Onestamente è difficile, se non impossibile, sapere chi abbia ragione.
270
Nel 69 d.C. Vespasiano divenne il nuovo imperatore di Roma. Uno dei suoi obiettivi principali fu quello di ristabilire le finanze pubbli- che, dissanguate dai suoi predecessori. Per fare ciò introdusse nuove tasse, guadagnandosi così la fama di uomo molto (forse addirittura troppo) legato al denaro. Svetonio racconta un interessante aneddoto a riguardo: «Poiché suo figlio Tito gli rimproverava di aver avuto l’idea di tassare anche le urine, Vespasiano gli mise sotto il naso la prima somma incassata con questa imposta, chiedendogli se fosse offeso dal suo odore, e quando Tito gli disse di no, riprese: “Eppure è il prodotto dell’urina”».
L’urina a quell’epoca veniva utilizzata dalle lavanderie per ricavare l’acido urico, utile per disinfettare i vestiti. Vespasiano pose quindi una tassa a carico dei lavandai proprio sull’urina. L’imperatore perfezionò anche l’impianto delle latrine, che oggigiorno devono a lui il nome di vespasiani. Le principali fonti sono le Vite dei Cesari di Svetonio e Una giornata nell’antica Roma di Alberto Angela.

Da questo aneddoto sorse il celebre detto “Pecunia non olet”, ovvero “il denaro non puzza”.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 257 04/10/19 16:17

258
PILLOLE DI STORIA ANTICA

271
Nel giugno del 79 d.C. il valoroso imperatore Tito Flavio Vespasiano riposava in una delle sue ville a Rieti, dove era solito trascorrere l’estate. Egli era stato uno dei migliori generali di Roma; partito dal basso, era riuscito gradualmente a distinguersi prima in Germania, poi in Britannia e infine in Giudea, dove aveva ottenuto notevoli successi. La sua carriera era culminata con la conquista della porpora imperiale ed era coincisa con la fine di un turbolento periodo di instabilità e guerre civili. Dieci anni più tardi, l’ormai anziano imperatore si trovava a Rieti, in cerca soltanto di un po’ di sollievo da una grave malattia intestinale che lo affliggeva. Svetonio racconta che quando arrivò il suo momento, Ve- spasiano, sapendo di essere in punto di morte, ordinò di essere aiutato ad alzarsi, esclamando: «Un imperatore di Roma deve morire in piedi». Poi si rivolse alle persone che aveva attorno, sorridendo: «Purtroppo pare proprio che mi stia trasformando in un dio». Quindi spirò. Vespa- siano si riferiva ironicamente al fatto che era diventata pratica comune deificare gli imperatori dopo la morte. Anche nei suoi ultimi istanti egli era riuscito a scherzare, accettando la propria fine con serenità. Qualche tempo dopo il figlio Tito, divenuto imperatore, lo fece deificare.
L’aneddoto della morte di Vespasiano è riportato dallo storico Svetonio nell’opera Vite dei Cesari. La deificazione era un processo politico-religioso che indicava il passaggio di un mortale allo stato divino.
272
Nel i secolo d.C. gli abitanti di Ercolano espletavano i propri bisogni seduti su comode panche di legno forate. Per pulirsi si servivano forse di un bastone con una spugna attaccata a un’estremità, che veniva bagnata e usata come carta igienica. A seconda dell’edificio, le feci erano rimosse in vari modi (secchiate d’acqua, flussi provenienti da tubi in piombo...) e raggiungevano quindi un efficientissimo sistema fognario, direttamente collegato alle abitazioni. Si trattava di una rete di canali sotterranei che si districava sotto le strade e i marciapiedi della cittadina. A Ercolano, così come in molte altre località dell’Impero

Pillole di storia antica II PARTE.indd 258 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 259
romano, esistevano anche delle latrine pubbliche, e non era insolito fare i propri bisogni in compagnia. Lo dimostra il ritrovamento di “gabinetti” a più posti, come quello di Casa della Gemma, sul cui muro fu rinvenuta anche una scritta piuttosto esplicita: «Apolinnaris medicus Titi imperatoris hic cacavit bene».
Prima della costruzione delle fognature pubbliche, realizzate agli inizi del periodo imperiale, le feci degli abitanti di Ercolano si accumulavano all’interno di pozzi neri, che venivano svuotati periodicamente. I rifiuti organici venivano quindi usati nei campi come fertilizzanti. La principale fonte che ho consultato è l’articolo Un parco come nessun altro al mondo degli studiosi Francesco Sirano, Domenico Camardo e Mario Notomista (Rivista «Archeo» di giugno 2019).
273
Nel 79 d.C. l’eruzione del Vesuvio spazzò via la florida vita di Pom- pei, sommergendo la cittadina campana sotto un cumulo di cenere. Così facendo, tuttavia, aiutò la conservazione di moltissimi reperti archeologici. Verso la metà del ’700 iniziarono gli scavi, che con il passare dei secoli riportarono alla luce innumerevoli curiosità. Tra queste vi sono le famose scritte sui muri. Riporto le più simpatiche.
Guarda che tua moglie lo succhia a un altro. Ora ne sei al corrente.
Una ragazza dalla pelle bianca mi ha insegnato a odiare le brune. Io le odierò se ci riuscirò. Se non ci riuscirò, le amerò mio malgrado.
Vada in malora l’amore, alla dea Venere voglio spezzare le costole a colpi di bastone e storpiarle i fianchi; se lei può trafiggere il mio tenero cuore, perché io non dovrei spaccarle il capo col bastone?
Qui mi inchiappetto Rufo, caro a tutti. Disperatevi pure, o fanciulle, e a te, altera vagina, porgo il mio commiato!
Magari tali inganni ti si ritorcessero contro, oste! Tu vendi acqua, ma bevi vino puro.
Sabina tu lo succhi, ma non sai farlo bene.
Queste sono solo alcune delle moltissime scritte incise dagli antichi romani sugli edifici di Pompei. Qualcuno tuttavia non deve averle gradite, dato che si legge anche:
Mi meraviglio, o muro, che tu non sia crollato sotto il peso di tante sciocchezze.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 259 04/10/19 16:17

260 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Gli edifici di Pompei sono tappezzati di scritte del genere. Il latino usato era parzialmente volgare, espressione del linguaggio popolare. Queste testimonianze ci portano a chiederci quanti abitanti dell’Impero sapessero leggere e scrivere nel periodo in questione. Ovviamente vi erano molti più analfabeti di adesso, ma decisamente meno di altre epoche storiche successive (almeno in Italia). Il fattore spesso determinante, ancor più del ceto sociale, era costituito dal luogo in cui si viveva: nelle città tante persone imparavano a leggere e scrivere, nelle campagne era invece molto più difficile. Per saperne di più consiglio il saggio I tre giorni di Pompei di Alberto Angela.
274
Nel 79 d.C. Plinio il Vecchio era il più grande scienziato di Roma. I suoi scritti, studiati per molti secoli a venire, trattavano di qualunque argomento: dalla storia alla medicina, dalla botanica alla geografia, dalla mineralogia all’arte. Quando sentì dell’eruzione del Vesuvio, Plinio non riuscì a resistere alla tentazione di avventurarsi alla scoperta di quel tremendo fenomeno naturale, apparentemente inspiegabile. Comandò quindi una flotta fino al porto di Stabia, con intenti sia umanitari (soccorso alla popolazione) che scientifici. Mentre tutti fuggivano in preda al terrore, Plinio si diresse dritto verso il Vesuvio, affamato di conoscenza. Morì a causa dei gas letali scaturiti dal vul- cano. È attualmente considerato un martire della scienza.
La principale fonte sulla vicenda è costituita da alcune lettere scritte da Plinio il Giovane, nipote del celebre scienziato, che descrisse nel dettaglio gli avvenimenti relativi alla morte dello zio.
275
Nella Pompei del i secolo d.C. i cittadini consumavano spesso il pranzo fuori casa, in edifici chiamati “termopoli”. Si trattava di locali in cui venivano serviti bevande e cibi caldi, conservati all’interno di giare di terracotta poste dentro banconi in muratura. In altre parole, i termopoli erano delle specie di trattorie in cui pranzare scambiando quattro chiacchiere con gli amici. Tra i più frequentati vi era quello di Lucio Vetuzio Placido, un proprietario che aveva l’abitudine di

Pillole di storia antica II PARTE.indd 260 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 261
conservare gli incassi giornalieri in una delle giare. Quando l’eru- zione del Vesuvio distrusse Pompei, in quello sciagurato giorno del 79 d.C., Placido lasciò “in cassa” 1385 monete di bronzo, pari a circa 585 sesterzi (più o meno 3500€ odierni), pensando forse di poterle recuperare in un secondo momento. Per sua sfortuna, le monete videro la luce solo agli inizi del ’900, grazie al lavoro degli archeologi.
Diversi studiosi credono che la somma di denaro rinvenuta nel locale di Placido fosse troppo elevata per costituire gli incassi di una sola giornata. Premettendo che non vi è uniformità nei testi degli storici sul numero preciso delle monete (ognuno cita un ammontare diverso), alcuni ritengono che queste rappresentassero il guadagno di più giornate. Altri invece ipotizzano che si trattasse di un gruzzolo nascosto da Placido durante l’eruzione. Per quanto riguarda la conversione in euro, bisogna specificare che è impossibile comparare con precisione due valute tanto distanti temporalmente. Mi sono comunque avvalso della traballante re- lazione 1 sesterzio = 6 euro, basata sui prezzi dei beni di prima necessità di cui siamo a conoscenza per quel periodo. Le principali fonti che ho consultato sono il libro Pompei è viva di Eva Cantarella e l’articolo Tutti a pranzo! del professor Alessandro Mandolesi (rivista «Archeo» di maggio 2019).
p.s.: Il termine “termopolio”, utilizzato ironicamente da Plauto, non sarebbe proprio esatto (gli antichi abitanti di Pompei avrebbero detto “popina”), ma ormai è entrato da così tanto tempo nel lessico degli studiosi, che ho scelto consape- volmente di “sbagliare”.

276
Nell’80 d.C., dopo dieci anni di lavori, fu ultimata la costruzione del Colosseo, al tempo chiamato Anfiteatro Flavio. L’imperatore Tito, per festeggiare l’inaugurazione, stabilì cento giorni di giochi e reclutò i migliori gladiatori al mondo. Per il popolo di Roma fu un evento fe- stivo senza precedenti. Il giorno dell’inaugurazione si affrontarono tra loro due gladiatori divenuti celebri: Prisco e Vero. I due combatterono con una tenacia sovrumana, immersi nelle urla di giubilo della folla. Andarono avanti a combattere così a lungo che furono inserite delle pause per permettere loro di mangiare, bere e riprendere la lotta con più vigore. Alla fine l’imperatore Tito, estasiato da quello che sem- brava essere un duello senza fine, interruppe l’incontro e proclamò entrambi vincitori. Prisco e Vero acquisirono la libertà, come premio per il loro valore. Il poeta latino Marziale, presente quel giorno,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 261 04/10/19 16:17

262 PILLOLE DI STORIA ANTICA

Il Colosseo e l’Arco di Costantino in un’incisione di Giovanni Battista Piranesi.
scrisse: «A entrambi Cesare donò la spada di legno e la palma: così il coraggio e l’abilità ricevettero una ricompensa. Questo non era mai successo con nessun altro imperatore: due uomini hanno combattuto e due uomini hanno vinto».
La vicenda di Prisco e Vero è riportata dal poeta Marziale nella sua opera Liber de spectaculis, che racconta appunto l’inaugurazione del Colosseo. Sono state inoltre rinvenute le tombe di due gladiatori chiamati Prisco e Vero, databili al i secolo d.C., e su di esse un’incisione riguardante un combattimento. Tutti gli indizi lasciano quindi pensare che questo epico scontro si sia verificato davvero.
277
Nell’82 d.C. l’imperatore romano Domiziano nutriva un particolare odio per le mosche. Secondo il biografo Svetonio, infatti, nei primi tempi del suo principato Domiziano «aveva l’abitudine di isolarsi ogni giorno per qualche ora unicamente allo scopo di prendere le mosche

Pillole di storia antica II PARTE.indd 262 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 263
che trafiggeva con uno stilo acutissimo. Così una volta Vibio Crispo, interrogato da un tale se ci fosse qualcuno con l’imperatore, rispose con molto spirito: “No, neppure una mosca”».
Questo curioso aneddoto nel corso dei secoli ispirò diversi scrittori, tra cui Luigi Pirandello, che nel 1889 compose una poesia giovanile intitolata La caccia di Domiziano.
Questa abitudine di Domiziano, citata nelle Vite dei Cesari di Svetonio, è men- zionata anche da Cassio Dione (Storia romana) e dallo Pseudo-Aurelio Vittore (Epitome de Caesaribus). La poesia giovanile di Pirandello proviene dalla rac- colta Mal giocondo, e si può trovare agilmente con una rapida ricerca sul web.
278

Nel 96 d.C. Giovanni era l’ultimo apostolo ancora in vita. Secondo la tradizione, dopo essere stato torturato dai romani ed esiliato nell’i- sola di Patmo, al largo delle coste turche, il vecchio apostolo scrisse: «Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande. Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è 666».
Molti considerarono le parole di Giovanni come i deliri di un pazzo, ma vi fu anche chi tentò di formulare delle possibili interpretazioni. Tra queste vi è l’ipotesi che la bestia si riferisse a Domiziano, l’im- peratore tiranno che fece soffrire un’intera generazione di cristiani.
Questa pillola, più leggendaria che storica, offre una possibile ricostruzione degli avvenimenti, ma è soggetta a un elevato grado di incertezza. La data di composizione dell’Apocalisse è infatti ancora oggetto di studi da parte degli storici, anche se i più concordano che sia stata scritta durante gli ultimi anni del principato di Domiziano. Mi sono preso inoltre la libertà di selezionare solo alcune frasi dell’Apocalisse, per rendere la lettura più scorrevole. Cito un’inter- pretazione (di certo non la più famosa) del 666: in numeri romani questo si scrive

Pillole di storia antica II PARTE.indd 263 04/10/19 16:17

264 PILLOLE DI STORIA ANTICA
dclxvi, che potrebbe corrispondere come iniziali a domitianus caesar legatos xti violenter interfecit, ovvero “Il cesare Domiziano uccise violentemente gli inviati di Cristo”.
279
Nel i secolo d.C. il poeta latino Marco Valerio Marziale era il miglior “blastatore” dell’Impero romano. I suoi famosi epigrammi, infatti, pur contenendo insulti verso pseudonimi immaginari, erano amati da migliaia di persone per la loro vena satirica. Riporto alcuni esempi:
Ti stupisci che a Mario puzzi forte l’orecchio. La colpa è tua: in quell’orecchio, Nestore, sussurri tu.
La minchia duole al tuo garzone, e a te, Nevolo, il culo: senza essere un indo- vino, so quello che fai.
Poco fa Diaulo era un medico, adesso fa il becchino. Ma quello che fa da bec- chino, lo faceva anche da medico.
Perché, Taide, mi dai continuamente del vecchio? Per ficcarlo in bocca, Taide, nessuno è troppo vecchio.
Il tuo cagnolino, Manneia, ti lecca il viso e le labbra: non mi meraviglio più che ai cani piaccia mangiare la merda.
Liri vuole sapere cosa fa quando è sbronza. Quello che fa anche quando è sobria: ciuccia.
Perché non ti mando i miei libretti, Pontiliano? Per evitare che tu mi mandi i tuoi.
Come ho già accennato nella pillola, con questa tipologia di epigrammi Marziale non voleva offendere nessuno: lo scopo principale del poeta era intrattenere i lettori. Lui stesso scrisse: «V’è una norma a cui i miei libretti si attengono sempre: risparmiare le persone, palesare i vizi». Ai più interessati consiglio di leggere l’opera integrale, che contiene centinaia di epigrammi simili, e anche molti altri di diverso genere.
280
Nel 96 d.C. l’imperatore Domiziano fu assassinato. Egli era odiato da tutti: dal senato, dai segretari di palazzo, persino dai suoi familiari. In molti avevano sofferto a causa sua e avevano deciso di partecipare alla

Pillole di storia antica II PARTE.indd 264 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 265
congiura. Gli unici ad “amare” Domiziano erano i pretoriani, i quali, comandati dal prefetto del pretorio Casperio, erano lautamente pagati per proteggere l’imperatore. Dopo l’omicidio di Domiziano la porpora passò a Marco Cocceio Nerva, un vecchio senatore, nostalgico per gli antichi valori della Repubblica. Nerva fu un ottimo imperatore: tra i suoi mille meriti sanò il debito pubblico, pose fine alle persecuzioni religiose e avviò programmi di aiuto ai poveri. Ma ciò che non gli ri- uscì mai fu di entrare nelle grazie del leader dei pretoriani. Casperio, infatti, con la scusa di cercare vendetta per la morte di Domiziano, iniziò a ignorare gli ordini del nuovo imperatore e a prendere di fatto controllo della città. Si arrivò al punto che Casperio irruppe nel palazzo imperiale, intimando a Nerva di consegnargli due suoi collaboratori, sospettati di essere stati coinvolti nella congiura. L’imperatore provò a opporsi, ma era vecchio, malato e disponeva di pochissimi soldati a lui fedeli. Casperio prese quindi i due collaboratori con la forza, li torturò e poi li mise a morte, rendendo chiaro a tutti che Nerva era divenuto un fantoccio senza potere. Così, con le sue ultime forze, pochi mesi prima di morire, il vecchio princeps scrisse di suo pugno una lettera a Traiano, generale a difesa dei confini, prendendolo in adozione. Nella lettera citò anche un passo dell’Iliade: «Paghino i danai le mie lacrime con i tuoi dardi». Traiano afferrò il messaggio e, come primo atto da imperatore, chiamò Casperio per promuoverlo per i tanti servigi svolti per Roma. Una volta arrivato al suo cospetto, lo fece giustiziare.
La principale fonte della vicenda è la Storia romana dello storico Cassio Dione. Va detto, per onore di cronaca, che questo autore parteggiava per le politiche filo-senatoriali di Nerva, e potrebbe averci quindi presentato una sua descrizione un po’ idealizzata.
Agli amici che lo rimproveravano di comportarsi in modo troppo affabile con tutti, Traiano rispose di comportarsi da imperatore nei confronti dei privati cittadini così come, quando era un privato cittadino, avrebbe desiderato che gli imperatori si fossero comportati con lui.
Eutropio, Storia di Roma (viii, 5).
Quindi, cari lettori, quando sarete in ansia per un esame, un appunta- mento o un colloquio di lavoro, ricordatevi di Marco Cocceio Nerva, l’imperatore ostaggio dei suoi stessi uomini che, sapendosi già spac- ciato, affidò il futuro del mondo a una lettera scritta di suo pugno per un generale ispanico che combatteva a centinaia di miglia di distanza.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 265 04/10/19 16:17

266
PILLOLE DI STORIA ANTICA

281
Agli inizi del ii secolo d.C. l’Italia era afflitta da gravi problemi di natura economica e sociale, tra cui la presenza di migliaia di bambi- ni indigenti. Si trattava per lo più di orfani che dovevano dedicarsi all’accattonaggio e alla rapina per poter sopravvivere. L’imperatore Marco Ulpio Traiano decise quindi di creare l’institutio alimentaria, un provvedimento volto a fornire sussistenza ai fanciulli più bisognosi. Il meccanismo era piuttosto semplice: Traiano prelevava fondi dalle casse imperiali (ovvero dalle sue tasche) per prestarli a un tasso age- volato ai proprietari terrieri; questi investivano il denaro sulle loro attività e in seguito gli interessi, invece che “tornare” all’imperatore, venivano destinati ai bambini poveri. Il tutto era curato da funzionari statali, vigilati per agire con la massima onestà. L’institutio alimen- taria, oltre a offrire supporto ai più bisognosi, diede un nuovo slancio all’economia agricola.
Personalmente ritengo che Marco Ulpio Traiano sia stato il miglior imperatore della storia di Roma. Quasi tutti gli autori antichi (Plinio, Eutropio, Cassio Dio- ne...) hanno opinioni positive su di lui, e le sue gesta tutto sommato parlano da sole (non è un caso che l’Impero romano in quel periodo abbia raggiunto il suo apogeo). La migliore testimonianza dell’institutio alimentaria è costituita dalla tabula alimentaria traianea, un’iscrizione bronzea che contiene dati estremamente precisi relativi al provvedimento voluto da Traiano.
282
Nel ii secolo d.C. la fontana di Anna Perenna (un’antica divinità di origine etrusca) costituiva un’attrazione per molti cittadini romani, che vi si recavano per diversi scopi: la maggior parte delle persone si limitava a lanciare nella fontana delle monete di poco valore, espri- mendo forse un desiderio, ma sono state ritrovate anche delle sottili lamine di piombo arrotolate, contenenti delle maledizioni. Si credeva
Oggigiorno, presso il Museo archeologico nazionale di Parma e l’arco Traianeo di Benevento, sono ancora visibili, incise sulla pietra, alcune tracce del provvedimento imperiale.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 266 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 267
infatti che la fonte fosse a diretto contatto con le divinità degli inferi, che erano in grado di compiere i sortilegi incisi sul piombo. In una delle lamine rinvenute, per esempio, si legge: «Strappate gli occhi dell’arbitro Sura, nato da una vagina maledetta».
All’interno della fonte sono state trovate anche sette statuette dalle sembianze umane, recanti degli indecifrabili anatemi. La produzione di queste “bambole voodoo” del mondo romano veniva probabilmente commissionata a delle fattucchiere nei bassifondi della capitale.
La fonte di Anna Perenna si trova nel quartiere Parioli, a Roma, vicino a piazza Euclide. Secondo alcuni studiosi, inizialmente il sito era dedicato alla dea, e solo in seguito (verso il ii secolo) prese a essere utilizzato per i rituali magici legati alle statuette e alle maledizioni sulle lamine di piombo, che forse non avevano alcuna correlazione con Anna Perenna. La principale fonte della pillola è il libro Impero di Alberto Angela.
283
Verso il ii secolo d.C. Erone di Alessandria era uno dei migliori ingegneri al mondo. Egli sapeva creare innovative macchine che sorprendevano la gente comune, e le sue conoscenze erano talmente avanzate da poter essere scambiate per magia. All’epoca ad Alessan- dria esisteva un tempio famosissimo per la sua bellezza: il Serapeo. Lo storico Marcellino scrisse: «Il Serapeo, il cui splendore è tale che le semplici parole possono solamente sminuirlo, è talmente ornato di statue che sembrano vive e tanta moltitudine di altre opere, che niente altro, eccetto il Campidoglio, può essere considerato più fastoso al mondo». Erone decise di dare il suo contributo al Serapeo progettando delle porte automatiche. Avete letto bene: porte automatiche, come quelle dei supermercati. Il meccanismo si basava su un recipiente vuoto riscaldato da una fiamma. L’aria calda così generata attraversava un tubo andando a riversarsi in un serbatoio pieno di acqua, che a causa dell’aumento di calore “bolliva” e dopo aver percorso un sifone sca- ricava la propria pressione in un secchio. Questo, come conseguenza dell’aumento di peso, generava un movimento che tramite un sistema di funi e carrucole faceva ruotare due pali direttamente collegati alle porte del tempio. Una volta spento il fuoco, la pressione diminuiva,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 267 04/10/19 16:17

268 PILLOLE DI STORIA ANTICA
La cosiddetta fontana di Erone, la macchina idraulica che sfruttava il calore e le proprietà dell̓acqua per generare movimento.
l’acqua tornava indietro e le porte si richiudevano. La macchina che ho appena descritto era a dir poco fantascientifica, tanto che si può sostenere, senza esagerare, che Erone abbia anticipato la rivoluzione industriale di 1700 anni. È quindi lecito chiedersi come sia possibile che una tale invenzione non abbia stravolto completamente il mondo antico. La spiegazione temo che sia molto semplice: non fu capita. Sia i contemporanei di Erone che gli osservatori successivi la con- siderarono come un semplice passatempo, una curiosità meccanica usata per intrattenere i turisti. Alcuni addirittura la scambiarono per magia. La verità è che Erone di Alessandria, probabilmente, era mil- lenni avanti a tutti.
Il Serapeo di Alessandria fu distrutto dai cristiani nel 391, in seguito ai decreti teodosiani, volti a proibire i culti pagani. Lo storico Rufino racconta: «Pezzo a pezzo l’edificio viene sbriciolato dai cristiani in nome del Signore Nostro Dio. Le colonne spezzate e le mura abbattute. L’oro, le tende e i marmi preziosi rimossi dalle empie pietre impregnate dal demonio. Il tempio, i suoi sacerdoti e gli empi peccatori sono ora sconfitti e consegnati alle fiamme dell’inferno, in nome della fine della vana superstizione e dell’antico demonio Serapide». A causa di ciò non si può avere la certezza che Erone abbia davvero realizzato il suo progetto,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 268 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 269
perché attualmente rimane poco dell’antico splendore del tempio. Generalmente si ritiene tuttavia che il geniale ingegnere sia riuscito nel suo intento.
p.s.: Alcuni studiosi contemporanei non credono che Erone fosse un genio. Al contra- rio, pensano che abbia copiato invenzioni precedenti di altri scienziati, talvolta senza nemmeno comprenderle appieno. Una tesi simile, per esempio, si trova nel saggio La rivoluzione dimenticata di Lucio Russo. Personalmente non condivido questa linea di pensiero (anche se stimo Lucio Russo), che a mio avviso non è supportata da prove sufficienti. Ve la segnalo comunque nel caso vogliate provare ad approfondire l’argomento per farvi una vostra idea.
p.p.s.: Ci sono anche altri possibili motivi per cui le invenzioni di Erone (che ci crediate o meno, le porte automatiche del tempio non furono la sua trovata migliore) non rivoluzionarono il mondo antico. Ci sarebbe da parlare infatti di tanti fattori, tra cui il lavoro schiavile.

284
Nel 103 d.C. l’imperatore Traiano ordinò la costruzione di un ponte sul Danubio, sperando di poter approvvigionare meglio le legioni impegnate in Dacia (odierna Romania). L’incaricato fu l’architetto imperiale Apollodoro di Damasco. Ciò che gli veniva chiesto era di recarsi sul Danubio, in pieno territorio nemico, e di costruire in tempi brevi un ponte colossale. Nessuno nella storia aveva costruito prima un ponte sul Danubio, poiché il fiume era largo più di 1 km, molto profondo e con correnti impetuose. Era un’impresa folle, al limite dell’impossibile. Persino ai giorni nostri risulterebbe un’impresa titanica che richiederebbe anni. Ma Apollodoro di Damasco non vo- leva deludere l’imperatore. Si recò quindi sul Danubio e dopo aver individuato la posizione migliore, eresse un ponte di oltre 1000 metri e 20 archi. Il tutto in soli due anni, in pieno territorio nemico, con una tecnologia estremamente limitata.
Una simile vicenda, riportata dalle cronache antiche, non sarebbe mai stata creduta dagli storici moderni, poiché troppo inverosimile. Non fosse che per un piccolo particolare: i resti del magnifico ponte sono ancora visibili a chiunque si rechi sulle sponde del Danubio.
Per visitare i resti del ponte di Traiano bisogna recarsi o sulla sponda di Dro- beta (in Romania) o su quella di Kladovo (in Serbia). Il ponte fu realizzato in legno, poggiato su una muratura di mattoni. Questa splendida opera fu però resa inutilizzabile dall’imperatore Adriano, successore di Traiano, che la ritenne un

Pillole di storia antica II PARTE.indd 269 04/10/19 16:17

270 PILLOLE DI STORIA ANTICA
punto debole sulla frontiera. Del ponte parla molto ammirato Cassio Dione, che lo prende a esempio per dimostrare la grandezza dell’ingegnosità umana. Sulla sponda del Danubio si trova anche la Tabula Traiana, un’incisione in latino che è rimasta fino ai giorni nostri. Essa recita così: «L’imperatore Cesare Nerva Traiano Augusto, figlio del divo Nerva, vincitore dei Germani, quattro volte investito della potestà tribunizia, Padre della Patria, Console per la terza volta, scavando montagne e sollevando travi di legno questa strada ricostruì».
285

Nel 105 d.C. il re dei daci Decebalo decise di ribellarsi al dominio di Roma. La prima cosa che fece fu prendere in ostaggio il governatore romano della provincia, Longino. Dopodiché tentò di trattare con Traiano per ottenere delle condizioni a lui favorevoli. L’imperatore si trovava in trappola: da un lato riteneva che fosse giusto attaccare Decebalo e invadere la Dacia, dall’altro non voleva rischiare la vita del suo legatus. Con ogni probabilità Traiano e Longino si conoscevano personalmente e nutrivano una forte stima reciproca, il che rendeva il legatus un ostaggio preziosissimo. Decebalo nel frattempo sfruttava i tentennamenti del nemico stringendo alleanze e rafforzando il proprio esercito. Alla fine Longino si rese conto che la sua stessa vita stava mettendo in pericolo le sorti dell’Impero. Con un atto di estremo co- raggio, assunse un veleno e si suicidò, sacrificando sé stesso in nome di qualcosa di molto più grande.
In seguito alla sua morte Traiano fu preso dall’ira e conquistò la Dacia in meno di un anno. La testa di Decebalo venne portata in trionfo per le strade della capitale, tra le urla di giubilo del popolo di Roma.
Le fonti antiche giunte fino a noi sulle due campagne daciche (questa pillola tratta solo la seconda) sono molto limitate. La maggior parte delle informazioni provengono dalla Storia romana di Cassio Dione e dalle analisi della Colonna Traiana, situata a Roma. I termini hircus e irrumator sono due comuni insulti latini spesso utilizzati nell’antichità dalla plebe romana. Sono traducibili in italiano come caprone e bastardo. Decebalo in realtà fu un degno avversario dell’Impero romano e riuscì a mettere in grande difficoltà le armate di Traiano. Cassio Dione lo descrive come un abilissimo capo militare, esperto e astuto.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 270 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
271

286
Nel 106 d.C. l’architetto romano Caius Iulius Lacer ultimò la co- struzione di un ponte sul fiume Tago, nella provincia di Lusitania. Il ponte, realizzato in soli due anni, è tuttora considerato uno dei migliori risultati ingegneristici del mondo romano: si tratta di 182 metri di pietra bugnata e roccia granitica sorretti da 5 imponenti pilastri, a un’altezza di circa 45 metri da terra. Nel corso dei secoli l’imponente opera architettonica venne parzialmente distrutta per motivi militari prima dagli arabi, poi dagli spagnoli e infine dagli inglesi, ma ogni volta un diverso benefattore, abbagliato dalla ma- gnificenza dell’antico ponte, si prese l’incarico di ristrutturarlo e consegnarne lo splendore ai posteri. Così, nonostante lo scorrere dei millenni, il ponte di Lacer è ancora in piedi, vicino al confine tra Spagna e Portogallo.
Su un antico tempietto, situato ai piedi della struttura, compare un’incisione in latino: Pontem perpetui mansurum in saecula mundi fecit divina nobilis arte Lacer, ovvero «L’illustre Lacer, con arte di- vina, costruì il ponte affinché questo durasse per sempre nell’eternità del mondo». Millenni dopo la sentenza dell’architetto romano non è ancora stata smentita.
Il ponte di Alcantara (termine derivante dall’arabo, che significa “arcata di ponte”) sorge in Spagna, nella provincia di Cáceres, vicino al confine con il Portogallo. Quella riportata è solo una frase dell’iscrizione (che attualmente è una copia ristrutturata dell’originale) sul tempietto romano.
287
Nel ii secolo d.C. il dossografo greco Aezio raccolse le opinioni dei più importanti filosofi del mondo antico su un’ampia varietà di tematiche. L’opera di Aezio, purtroppo, andò perduta, ma diversi autori vi attinsero per comporre dei testi analoghi. In uno di questi, sopravvissuto fino a oggi e attribuito erroneamente allo storico Plu- tarco, vennero esposte le interessanti teorie degli antichi filosofi su vari argomenti di carattere medico-biologico:

Pillole di storia antica II PARTE.indd 271 04/10/19 16:17

272 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Opinioni su quale sia l’essenza dello sperma:
Secondo Pitagora lo sperma è una schiuma della parte più utile del sangue; è un’eccedenza del nutrimento, come il sangue e il midollo.
Secondo Alcmeone è una parte del cervello.
Secondo Aristotele è ciò che è in grado di autoprodurre un movimento finalizzato al compimento di un essere simile a ciò da cui fu composto.
Secondo Platone è un efflusso del midollo spinale.
Secondo Epicuro è una porzione distaccata di anima e corpo.
Secondo Democrito è composto dalla totalità dei corpi e delle loro parti più
importanti, come le ossa, le carni e i tendini.
Opinioni sulla produzione femminile di sperma:
Secondo Pitagora, Epicuro e Democrito anche le donne producono sperma; sono infatti dotate di testicoli rivoltati all’indietro. Ed è per questo motivo che hanno desiderio sessuale.
Secondo Aristotele e Zenone la donna produce una materia bagnata, una specie di sudore dovuto allo sforzo dell’accoppiamento, ma non si tratta di sperma fertile. Secondo Ippone le donne producono sperma non meno degli uomini, senza che esso contribuisca però alla procreazione, perché si perde all’esterno dell’utero; da qui il fatto che alcune producono spesso sperma senza uomini, in particolar
modo le vedove.
Il testo che vi ho riportato è presente nell’opera Placita philosophorum dello Pseudo-Plutarco. Vi sono molte altre tematiche discusse allo stesso modo, come la sterilità, il luogo di provenienza dei sogni, la vecchiaia, gli embrioni, i parti gemellari... e così via. Personalmente trovo molto interessante leggere le opinioni attribuite alle geniali personalità del passato su determinati argomenti che per forza di cose non avevano la possibilità di conoscere nel dettaglio. Immagino che tra 2000 anni i posteri, vedendo ciò che gli scienziati odierni scrivono sulla materia oscura, sul funzionamento del cervello o sulla teoria delle stringhe, potrebbero avere reazioni simili alle nostre mentre leggiamo queste righe dello Pseudo-Plutarco.
288
Nel 117 d.C. Publio Elio Adriano divenne il nuovo imperatore di Ro- ma. Una delle sue prime decisioni fu quella di abbandonare le province conquistate dal suo predecessore Traiano e creare imponenti opere difensive a protezione dei confini. Per molti fu la mossa lungimiran- te di un uomo saggio che aveva capito l’importanza di preservare il proprio territorio. Adriano comprendeva come nessun impero potesse

Pillole di storia antica II PARTE.indd 272 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 273
L’imperatore Adriano
in un’incisione ottocentesca di F. Garzoli.


espandersi in eterno: Roma era già la forza più potente del mondo, che bisogno c’era di partire per nuove avventure impossibili, come quel folle di Traiano?
I fatti ci dicono che quello fu l’inizio della fine. L’economia di Roma si era sempre basata su un concetto fondamentale: la crescita. Le nuo- ve conquiste territoriali garantivano continui introiti alle casse dello Stato, che era così in grado di finanziare ogni sua spesa. Quando la spinta espansiva venne meno, l’Impero si trovò presto senza soldi. Per ovviare a un problema tanto concreto e immediato, i successori di Adriano si videro costretti ad alzare esponenzialmente le tasse. Per un po’ le cose parvero funzionare, ma presto le classi medio/basse della popolazione si ritrovarono sul lastrico e le finanze pubbliche ne risentirono terribilmente. Ma nessun imperatore poteva permettersi di non pagare l’esercito e l’unica soluzione fu produrre nuovo denaro: sesterzi, denarii, aurei... furono gettati sul mercato in quantità spaven- tose. Poco importa che non ci fosse più né oro né argento per produrli,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 273 04/10/19 16:17

274 PILLOLE DI STORIA ANTICA
al loro posto fu utilizzato il rame, metallo senza alcun valore. Nacque così un mostro nuovo e implacabile, un mostro che divorava qualun- que cosa dinanzi a lui, un mostro che nel corso dei secoli metterà in ginocchio decine di paesi: l’inflazione incontrollata.
Ci furono delle personalità che, in epoche diverse, cercarono di con- trastare questa tragedia: Aureliano, Diocleziano, Maggioriano... ma nessuna contromisura funzionò a lungo. I soldi alla fine persero tutto il loro valore e la gente comune smise di fare figli, perché non aveva più la possibilità di mantenerli. Il crollo demografico fu impressionante e costituì una delle principali cause della caduta di Roma.
Lo dico subito per onestà storica: questa pillola, se esposta a un professore universitario esperto in materia, verrebbe probabilmente bocciata. A differenza delle altre pillole di questo libro, infatti, non costituisce la “versione ufficiale” dei fatti, ma rispecchia molto il mio pensiero. Sono convinto che la crisi economica romana, di cui adesso vi presenterò qualche dato, sia stata, insieme alle epidemie, la principale colpevole della caduta dell’Impero, ma molti studiosi non concor- dano con questa tesi. Vediamo ora i dati: la paga di un legionario passò dai 200 denarii (circa) di età augustea ai 12.000 denarii dell’epoca di Diocleziano (300 d.C.). Ma il vero problema fu che un singolo denarius (la spina dorsale dell’eco- nomia romana) inizialmente conteneva più del 90% di argento, nel terzo secolo meno del 5%. Considerando questi dati, le altre cause del crollo (immigrazione incontrollata, cristianesimo, corruzione, guerre civili, invasioni barbariche...), a eccezione delle violente epidemie che colpirono a più riprese l’Impero (e che influirono in maniera considerevole sulla riduzione del gettito fiscale e sul crollo demografico), a mio avviso passano quasi in secondo piano. Certamente queste hanno contribuito, ma la verità è che Roma si era già trovata ad affrontare peri- coli altrettanto gravi nel corso della sua storia, riuscendo sempre a uscirne. Di fronte a una crisi economica tanto inclemente, tuttavia, nessun imperatore ebbe le capacità o il tempo per opporsi efficacemente. A chi volesse approfondire la questione consiglio di leggere o ascoltare una lezione del professor Joseph Peden, del 1984, intitolata Inflation and the Fall of the Roman Empire (si può trovare facilmente sul web).
289
Nel 120 d.C. Gaio Apuleio Diocle era l’auriga più famoso dell’Impero romano. Nella sua carriera vinse oltre 1400 gare, ovvero più di 1/3 di quelle a cui prese parte. Un numero mostruoso, considerato quanto fossero pericolose e mortali tali gare, in cui quasi tutto era lecito. Ma

Pillole di storia antica II PARTE.indd 274 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 275
non è questo il motivo per cui ancora oggi in tanti si ricordano di lui. Il vero record di Gaio Apuleio fu il denaro che riuscì a guadagnare, quasi 36 milioni di sesterzi, corrispondenti (secondo la stima abba- stanza discutibile di un professore americano, tale Peter Struck nella University of Pennsylvania) a oltre 15 miliardi di dollari. Se si vuole accettare questa valutazione, Gaio Apuleio Diocle è stato nettamente lo sportivo più pagato di ogni epoca. Al secondo posto, secondo le stime di Forbes, vi è Michael Jordan, con 1,85 miliardi. Al terzo Tiger Woods, con una cifra simile.
A mio avviso, la stima del professor Peter Struck (contenuta nell’articolo Gre- atest of All Time. Lifestyles of the rich and famous Roman athletes, pubblicato nel 2010 sulla rivista Lapham’s Quarterly) è molto esagerata. Semplificando enormemente la questione, i 15 miliardi sono stati ottenuti comparando i prezzi degli equipaggiamenti militari tra i giorni nostri e quell’epoca. Se invece ci basassimo sui beni di prima necessità, il patrimonio dell’auriga, ai giorni nostri, varrebbe circa 200 milioni di dollari (nel suo libro Impero, Alberto Angela parla addirittura di 72 milioni di euro). In realtà è molto difficile, se non impossibile, comparare il valore reale di due valute tanto distanti temporalmente.
Il dato sulle gare di Diocle è stato rinvenuto in un’iscrizione in marmo all’interno di un monumento funebre. L’atleta cominciò la sua carriera a 18 anni e la finì a 42 anni, 7 mesi e 23 giorni, dopo aver partecipato a 4257 gare. Se questi dati sono veritieri, si sta chiaramente parlando di uno dei più grandi sportivi di tutti i tempi.

290
Nell’Impero romano i cimiteri si trovavano spesso ai margini delle strade principali. I viaggiatori potevano quindi leggere le iscrizioni lasciate sulle tombe, che erano a volte sarcastiche, a volte dramma- tiche, a volte romantiche, a volte poetiche... Riporto alcuni esempi:
Questo non mi era mai capitato.
Non siamo nulla e fummo mortali. Tu che leggi, osserva quanto rapidamente dal nulla ripiombiamo nel nulla.
Chi su questa tomba piscerà o cacherà, abbia gli dèi superiori e inferiori adirati.
Io, Lemiso, giaccio qui. Solo la morte mi dispensò dal lavoro.
Tu che leggerai, vivi sano e che tu possa amare ed essere amato fino a quando verrà la tua ora. Che i buoni possano stare bene.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 275 04/10/19 16:17

276 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Mi ha rapito il Sole.
La vita è bene o è male? La morte non è né l’una né l’altra cosa. Se hai giudizio, rifletti su quale delle due ti convenga di più.
Qui giaccio io, Floro, auriga fanciullo. Presto volli correre, presto precipitai nelle tenebre.
Viandante, ciò che sei, lo fui anch’io. Ciò che sono, lo sarai pure tu. Mentre vivevo bevevo liberamente. Tu che vivi, bevi!
Queste frasi sono presenti all’interno di antichi epitaffi, che solitamente con- tenevano anche i nomi dei defunti e la loro età al momento della morte. La maggior parte risale al periodo tra il I e il III secolo d.C. Le principali fonti che ho consultato sono i libri Death in Ancient Rome: A Sourcebook di Valerie Hope e Impero di Alberto Angela.
291
Nel 130 d.C. l’imperatore Adriano viveva una vita matrimoniale infelice, poiché non era minimamente interessato né a sua moglie né a nessun’altra donna. Era invece innamorato di un greco, un ragazzo appena diciannovenne di nome Antinoo, da cui non si separava quasi mai. Un giorno, in circostanze misteriose, il ragazzo cadde dalla nave imperiale e affogò nel Nilo. Adriano non ebbe più pace e gli onori che dedicò al defunto amante non hanno eguali nella storia. Egli fece deificare Antinoo, creò un culto a suo nome e lo diffuse nell’Impero. Poi commissionò oltre mille statue e un numero enorme di opere in suo ricordo. Non contento, fondò addirittura una città, Antinopoli. Infine, osservando sconsolato il cielo notturno, notò una supernova splendere in cielo e si convinse che fosse un segno del suo amato Antinoo. In quel punto collocò la costellazione di Antinoo, chiamata così ancora oggi dai più nostalgici.
Le principali fonti sulla vicenda sono la Storia romana di Cassio Dione e l’Hi- storia Augusta. La costellazione di Antinoo è obsoleta, ovvero non riconosciuta dall’Unione Astronomica Internazionale, e al momento fa parte della costella- zione dell’Aquila. Antinopoli si trovava in Egitto, ma al momento non esiste più; si possono comunque vedere le sue rovine vicino a un villaggio attualmente chiamato Sheikh Abada.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 276 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 277
Qualunque cosa gli altri facciano o dicano, io non posso fare a meno di essere onesto. È come se l’oro, lo smeraldo o la porpora ripetessero continuamente: «Qualunque cosa gli altri facciano o dicano, io non posso fare a meno di rimanere smeraldo e mantenere il mio colore».
Marco Aurelio, Pensieri (vii, 15). 292
Nel 175 d.C. l’Impero romano fu scosso da una clamorosa fake news: Marco Aurelio, il valoroso princeps che per molti anni aveva vegliato sui confini, era morto a causa di una malattia. Tale menzogna spinse il governatore della Siria Avidio Cassio a rivendicare il trono, otte- nendo il supporto di alcuni senatori e varie autorità militari. Venuto a conoscenza della rivolta, Marco fu colto da un profondo senso di rammarico. Il saggio imperatore era stato educato fin da giovane a seguire i valori dello stoicismo, una dottrina con una forte valenza etica e morale. Marco aveva imparato la moderazione, la disciplina, la perseveranza, e si era prefissato la ricerca del bene comune come obiettivo primario. Durante la sua esistenza, tuttavia, aveva dovuto assistere a numerosi tradimenti e menzogne, che lo avevano condotto sul ciglio di un’imminente guerra civile. L’imperatore si rivolse quindi ai suoi uomini e al Senato, invocando la pace. Marco sperava infatti di risolvere la questione senza spargimenti di sangue romano, e promise persino di risparmiare la vita dell’usurpatore. Nonostante ciò, quando fu chiaro a tutti che il legittimo imperatore era vivo e vegeto, Avidio Cassio venne assassinato dai suoi stessi soldati. Addolorato per la morte del rivale, Marco ordinò che venisse seppellito dignitosamente, poi si rifiutò di condannare coloro che avevano cospirato contro di lui. A dispetto dei tradimenti, l’imperatore filosofo volle evitare ulteriori conflitti e perseguire il bene comune.
Immagino che anche ad alcuni di voi, cari lettori, sia capitato di esservi ritrovati in situazioni al limite, in cui chiunque sembra voler barare, truffare, corrompere, tradire, mentire spudoratamente. E osservando il degrado collettivo che aleggia tutt’attorno, può essere normale chiedersi «ma chi me lo fa fare di rimanere l’unico idiota onesto?». Se non riuscite a trovare una risposta, forse può aiutarvi la citazione di Marco Aurelio che ho incollato sopra alla pillola. La principale fonte è la Storia romana di Cassio Dione.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 277 04/10/19 16:17

278
PILLOLE DI STORIA ANTICA

293
Nel ii secolo d.C. gli scontri con i leoni erano una delle attrazioni più amate del Circo Massimo. Negli scritti di Aulo Gellio, un noto autore latino, si legge di un famoso mito incentrato sul leone che «spiccava tra tutti per la baldanza e l’eccezionale taglia del corpo». Secondo questo mito un proconsole romano aveva per schiavo un tale di nome Androclo, spesso fustigato ingiustamente. Una notte lo schiavo decise di fuggire dalla casa del suo padrone in cerca di una vita migliore. Per passare la notte trovò rifugio in una grotta, che scoprì solo in seguito abitata da un imponente leone. Stranamente la fiera non si mostrò aggressiva, ma piuttosto sofferente. Infatti ad affliggere il leone vi era un’enorme spina di rovo infilata nella sua zampa. Androclo prese il coraggio a due mani e medicò la ferita dell’animale, estraendo la spina. Tra i due nacque così una forte amicizia, tanto che lo schiavo visse in quella caverna assieme al leone per diversi anni. In seguito Androclo, stancatosi di quella vita selvaggia, decise di andarsene dalla caverna, ma fu catturato dai soldati romani e venne e condannato alla cosiddetta damnatio ad bestias. Si trattava di una morte atroce che consisteva nell’essere sbranato vivo dalle fiere. Ma una volta entrato nell’arena Androclo non riuscì a credere ai suoi occhi. Egli si trovò di fronte il suo amico leone, catturato anch’esso dai romani per punire e uccidere i condannati. Il felino lo riconobbe e non gli fece alcun male. Davanti a tutti cominciò a fargli le feste, contento di aver ritrovato il suo vecchio amico. Secondo la leggenda l’imperatore graziò Androclo, donandogli perfino il suo caro amico leone.
Questa è una delle sei pillole del libro che non ho scritto personalmente. L’autore, infatti, è un giovane siciliano di nome Federico Mirabella. Per quanto riguarda Androclo, Aulo Gellio riporta la sua storia, prendendola dagli scritti di Apione (un grammatico alessandrino), come se l’evento fosse realmente accaduto. In realtà si tratta quasi sicuramente di un mito, anche perché compare in una versione molto simile in una favola di Fedro. Il mito è presente anche nell’opera Storie varie di Claudio Eliano.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 278 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
279

294
Nel marzo del 180 d.C. l’imperatore Marco Aurelio, gravemente malato, era preoccupato per il futuro del suo popolo. Il saggio prin- ceps, infatti, nutriva dei dubbi sulle capacità del figlio Commodo, che avrebbe dovuto ereditare il potere. Lo storico Erodiano, contempora- neo ai fatti, racconta: «Poiché Marco sospettava che le sue possibilità di salvezza fossero scarse, e vedeva il figlio appena adolescente, era angosciato al pensiero che costui, spinto dagli impulsi della gioventù, e privo della guida paterna, avendo in mano il potere illimitato degli imperatori, potesse ribellarsi ai nobili insegnamenti ricevuti e abban- donarsi ai piaceri e alle orge».
Commodo, infatti, si era sempre dimostrato viziato e poco incline al duro lavoro. E in quel momento, con le frontiere costantemente sotto attacco, Roma non poteva permettersi un princeps debole. «Con la
Il trionfo di Marco Aurelio. Incisione di F. Garzoli.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 279 04/10/19 16:17

280 PILLOLE DI STORIA ANTICA
mente agitata da questi pensieri, l’imperatore convocò gli amici e i familiari che erano al suo seguito, e quando tutti furono riuniti, te- nendosi vicino il figlio, si sollevò un poco dal letto e disse loro: “Ora si presenta la buona occasione, per me, di constatare che non invano per tanto tempo vi ho amato e onorato, e per voi di ricambiarmi, mostrando che non avete dimenticato ciò che avete ottenuto. Vedete questo mio figlio, che voi stessi avete cresciuto; egli può appena dirsi un giovinetto, e ha bisogno di guida, come un battello nel tumulto dell’uragano, per non essere spinto al male dall’ignoranza di ciò che è necessario. Prendete dunque il mio posto presso di lui, dividendo fra molti l’ufficio di un padre; seguitelo e consigliatelo per il meglio. È difficile, per chi ha potere, moderarsi e porre un limite alle passioni. Ammonendo mio figlio su queste difficoltà, farete di lui un ottimo principe per sé stesso e per tutti; tributerete il migliore omaggio alla mia memoria, e anzi solo così potrete renderla eterna”».
Marco Aurelio morì con la speranza che il figlio potesse diventare un imperatore giusto e illuminato, ma i suoi desideri si rivelarono vani: Commodo mostrò ben presto la sua crudele natura da tiranno e portò Roma verso una delle peggiori crisi della propria storia.
La principale fonte è la Storia dell’Impero romano dopo Marco Aurelio di Ero- diano, da cui ho selezionato solo alcune frasi. Gli ultimi attimi di Marco Aurelio sono raccontati anche da Cassio Dione, che riporta una versione abbastanza simile nella Storia romana.
295
Nel ii secolo d.C. la città di Palmira era una gemma incastonata in un’oasi del deserto siriano, tra l’Impero romano e quello partico. Palmira rappresentava un centro carovaniero di primaria importanza e la bellezza dei suoi monumenti lasciava sbalorditi i viaggiatori di passaggio. Nei secoli successivi la città fu teatro di numerose battaglie, ma in qualche modo molte meraviglie riuscirono a sopravvivere fino al 1963, quando l’archeologo siriano Khaled al-Asaad venne nomi- nato direttore del museo locale. Per quarant’anni Asaad si occupò del sito con perizia, dirigendo gli scavi archeologici, accogliendo studiosi da tutto il mondo e valorizzando la storia di una città per certi

Pillole di storia antica II PARTE.indd 280 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 281
versi unica nel suo genere. Ma nel maggio del 2015 i soldati dello Stato Islamico conquistarono Palmira e decisero di radere al suolo i suoi monumenti, considerandoli diabolici idoli pagani. Intuendo in tempo il pericolo, Asaad aveva fatto portare via dalla città migliaia di antichi reperti. Ciò, tuttavia, scatenò l’ira dei guerriglieri dell’Isis, che gli chiesero di rivelare dove avesse nascosto le opere blasfeme. Il vecchio archeologo, ormai in pensione, aveva dedicato la vita ai tesori della sua amata Palmira: decise quindi di stringere i denti e non parlare, nonostante le torture. Per tutta risposta i terroristi islamici lo trascinarono in piazza, gli tagliarono la testa e appesero il corpo a un semaforo. Ma non trovarono mai i reperti nascosti.
Da quel momento alcune note associazioni internazionali hanno deciso di istituire il prestigioso premio “Khaled al-Asaad”, destinato agli archeologi che con sacrificio, dedizione e competenza vivono davvero per il loro lavoro.
Non lo nego, fa male scrivere pillole del genere. Preferirei fare finta di nulla, ignorare le vette di follia che gli esseri umani possono raggiungere, ma sarebbe ingiusto. La storia di Khaled al-Asaad andava raccontata. Tra le varie fonti che ho consultato cito: Siria: Un tesoro mondiale in pericolo di Francisco Del Rio Sanchez, pubblicato sulla rivista «Storica» di giugno 2016, Syrian Expert Who Shielded Palmyra Antiquities Meets a Grisly Death at ISIS’ Hands pubblicato sul «New York Times» il 19 agosto 2015, Khaled, l’uomo del 2015. Morto per difendere i tesori di Palmira pubblicato il 31 dicembre 2015 su «La Stampa».
296
Nel 190 d.C. l’imperatore Commodo tiranneggiava su Roma. Lo storico Erodiano, contemporaneo ai fatti, racconta: «Giunse a tal punto di follia e di stoltezza da rifiutare il nome paterno, e da farsi chiamare, anziché Commodo figlio di Marco, Ercole figlio di Gio- ve. Abbandonato il costume degli imperatori romani, si mostrava al pubblico indossando una pelle di leone tenendo in mano una clava, e insieme a quella portava un mantello di porpora intessuto d’oro. Volle inoltre cambiare i nomi ai mesi dell’anno, abolendo quelli tradizionali e creandone di nuovi tratti dai propri appellativi» (come Erculeo, Commodo, Amazonio, Invitto).

A Commodo furono attribuite diverse altre stravaganze. Si narra che

Pillole di storia antica II PARTE.indd 281 04/10/19 16:17

282 PILLOLE DI STORIA ANTICA
volle rinominare Roma “Colonia Commodiana”, scandalizzando così l’intera città. Come se non bastasse l’imperatore amava cimentarsi nell’arena, cacciando bestie selvatiche da lontano con dei giavellotti e affrontando persino i gladiatori; e poiché nessuno osava ferirlo se- riamente, per non incorrere in terribili torture, egli risultava sempre vincitore. Grazie a questi deliri di onnipotenza, alla sanguinaria cru- deltà verso chiunque non gli andasse a genio e alla disastrosa gestione dello Stato, Lucio Elio Aurelio Commodo passò alla storia come uno dei peggiori imperatori di Roma.
È lecito chiedersi se Commodo sia stato davvero un tiranno megalomane o se le fonti antiche abbiano esagerato. Personalmente, nonostante creda che la risposta stia nel mezzo tra le due possibilità, sono più orientato verso la prima. Erodiano non è il solo a offrire un giudizio di Commodo estremamente negativo. La sua testimonianza è supportata anche dai testi di diversi altri autori antichi come Cassio Dione, Eutropio ed Elio Lampridio. La storia inoltre parla abbastanza chiaro: tra la prosperità dell’Impero romano pre-Commodo e quella post-Commodo c’è una differenza abissale. L’intellettuale latino Eutropio racconta che Commodo fu talmente odiato che in seguito alla sua morte gli venne attribuito il titolo non invidiabile di hostis humani generi, ovvero “nemico del genere umano”.
297
Il 28 marzo del 193 d.C. i pretoriani trucidarono l’imperatore romano Pertinace, reo di aver limitato il loro potere. In seguito all’efferato delitto, i pretoriani fecero sapere a tutti che l’Impero veniva ufficial- mente messo all’asta: la porpora sarebbe passata all’uomo in grado di offrire loro lo stipendio migliore. Fu così che Sulpiciano e Giuliano, due ricchissime personalità di Roma, presentarono le proprie offerte. Lo storico Cassio Dione, contemporaneo ai fatti, racconta: «Alla fine giunsero al punto da offrire ventimila sesterzi a soldato, così alcuni presentarono una richiesta a Giuliano dicendo: “Sulpiciano ci dà questa somma, tu di quanto rilanci?”; e a Sulpiciano invece proposero: “Giu- liano promette questa cifra, quanto offri di più?”. Sulpiciano avrebbe anche potuto aggiudicarsi l’asta, sia perché si trovava all’interno del campo ed era il praefectus urbi, sia perché era stato il primo a offrire ventimila sesterzi. Ma Giuliano, anziché rilanciare di poco alla volta, superò la sua offerta direttamente con una cifra di cinquemila sesterzi,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 282 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 283
gridando a gran voce e indicandola con le mani. Pertanto i pretoriani, convinti dal suo azzardo, accolsero quest’ultimo all’interno del campo e lo acclamarono imperatore».
Fu così che l’Impero romano, in una delle pagine più tristi della sua storia, venne venduto all’asta come un bene qualunque.
Le due fonti principali di questa vicenda sono la Storia romana di Cassio Dio- ne (ho usufruito dalla traduzione di Alessandro Stroppa, edizione bur, che ho leggermente semplificato) e la Storia dell’Impero romano dopo Marco Aurelio di Erodiano. Entrambi gli storici erano contemporanei ai fatti narrati, che si collocano negli anni di grande instabilità politica che seguirono l’assassinio del tiranno Commodo. A chi volesse approfondire, consiglio la lettura dell’opera di Erodiano, che risulta molto scorrevole.
298
Nel 193 d.C. l’Impero romano era spaccato da una feroce guerra civile. Tra i diversi pretendenti alla porpora imperiale le province orientali scelsero di appoggiare Pescennio Nigro, un facoltoso mili- tare con buone possibilità di successo. Augaro, ricco re di Osroene (antico regno mesopotamico), garantì a Nigro il pieno sostegno del suo popolo, investendo ingenti risorse nel conflitto. La guerra tuttavia non andò come previsto: Pescennio Nigro perse la vita e a prevalere fu il prode condottiero Settimio Severo. Trovandosi improvvisamente solo e indifeso, Augaro supplicò il nuovo imperatore di risparmiare il suo regno, ma Settimio non volle sentire ragioni e avanzò con il suo esercito verso Osroene. Augaro decise quindi di giocarsi il tutto per tutto sacrificando ogni briciolo di dignità rimasta: consegnò al nuovo princeps i propri figli come ostaggi e moltissimi arcieri come aggiunte per l’esercito di Roma. Ma non essendo ancora abbastanza, Augaro cambiò il suo nome in Settimio, per onorare al massimo il nuovo imperatore. Appreso ciò, Settimio Severo (quello vero) accettò la sottomissione di Augaro e risparmiò il suo regno.
Le due fonti principali di questa vicenda sono la Storia dell’impero romano dopo Marco Aurelio di Erodiano e la Storia romana di Cassio Dione. Augaro non fu il solo regnante che ricorse a espedienti simili per placare l’ira vendicativa di Settimio Severo.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 283 04/10/19 16:17

284
PILLOLE DI STORIA ANTICA

299
Sul finire del ii secolo d.C. il fragile impero degli Han subiva le continue incursioni dei nomadi delle steppe. Questi ultimi calavano sulla parte settentrionale della Cina saccheggiando città e rapendo fanciulle. Tale sorte toccò anche alla sventurata poetessa Cai Yan, che per dodici anni rimase ostaggio dei temibili barbari xiongnu. Lei stessa, dopo la sua liberazione (avvenuta grazie all’intercessione del potente politico Cao Cao), narrò la sua disavventura: «Quel barbaro caprone mi ha costretta a divenire sua moglie e mi ha fatto viaggiare fino ai confini del cielo. Per tornare indietro dovrei attraversare una miriade di montagne nebbiose, e il forte vento per mille miglia solleva solo polvere e sabbia. Questi uomini sono fieri e selvaggi, come rettili e serpenti; maneggiano l’arco senza freni, colmi di arroganza. La mia volontà è distrutta, il mio cuore è spezzato. Ho oltrepassato il paese degli Han, sono entrata nelle terre dei barbari. Ho perso la casa e sen- tito il mio corpo violato: sarebbe stato meglio non essere mai nata».
Cai Yan era la figlia dell’influente erudito Cai Yong, morto qualche anno prima del rapimento. Durante la permanenza nel territorio dei barbari, la poetessa ebbe due figli, che fu costretta ad abbandonare quando tornò a casa. Il brano che ho citato nella pillola non è propriamente un resoconto storico: si tratta invece di una decina di versi estratti da un’opera poetica (Hujia pai) attribuita a Cai Yan. Devo inoltre specificare che alcuni studiosi non credono che questi versi siano stati scritti dalla poetessa in persona (anch’io nutro qualche dubbio). Le prin- cipali fonti che ho consultato sono l’articolo Cai Yan and the Poems Attributed to Her del professor Hans H. Frankel e il libro Cina. Una storia millenaria di Kai Vogelsang.
300
Verso la fine del ii secolo d.C. Xiahou Dun, la cui vita è avvolta nella leggenda, era considerato uno dei guerrieri più forti al mondo. Un giorno, durante l’ennesimo scontro (in quel periodo la Cina era sconvolta da tragiche guerre civili), si ritrovò a fronteggiare il temibile avversario Lu Bu, che riuscì a colpirlo con una freccia nell’occhio si- nistro. Secondo un noto testo medievale cinese, Xiahou Dun si strappò

Pillole di storia antica II PARTE.indd 284 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 285
la freccia dall’occhio, esclamando: «Questo occhio proviene dal seme di mio padre e dal sangue di mia madre, non può essere gettato via!». Quindi si mise il bulbo oculare in bocca e caricò il nemico, riuscendo così a sconfiggerlo. Grazie a questo atto di coraggio Xiahou Dun si ricoprì di gloria e divenne noto come “il mezzo cieco”.
La tradizione cinese narra che Xiahou Dun continuò a combattere con un occhio solo per tutta la sua vita, divenendo una figura leggendaria. Ancora oggi compare in numerosi romanzi, film e videogiochi, tra cui la famosa saga Dynasty Warriors.
Xiahou Dun è un personaggio storico realmente esistito, ma attualmente è me- glio conosciuto per la leggenda che è nata su di lui successivamente, e che è stata diffusa in particolar modo dai Records of the Three Kingdoms in Plain Language (è questo il testo medievale che cito nella pillola), scritti da un anonimo autore cinese nel xiv secolo, e dal più famoso Romanzo dei tre regni di Luo Guanzhong, che è più o meno una versione estesa della precedente opera. Purtroppo, che io sappia non esiste una valida edizione in italiano di questi splendidi testi della letteratura orientale. La principale fonte è l’opera Records of the Three Kingdoms in Plain Language curata da Wilt L. Idema e Stephen H. West.
301
Verso il iii secolo d.C. il filosofo Claudio Eliano, all’interno di una raccolta di aneddoti storici e letterari (Varia historia), si servì di un interessante esempio per trattare il tema della pazzia:
Trasillo, del demo di Essone, fu colpito da un’incredibile e inusitata forma di pazzia. Lasciata la città e sceso al Pireo (l’antico porto di Atene), dove prese dimora, si figurava che tutte le navi che vi appro- davano fossero di sua proprietà: le segnava su un registro, le faceva ripartire e non stava in sé dalla gioia quando le vedeva rientrare in porto sane e salve. Si trovava a convivere ormai da lungo tempo con questa malattia mentale quando suo fratello, tornato in patria dalla Sicilia, lo affidò alle cure di un medico, per cui egli guarì dal suo male. Trasillo, comunque, continuò a ricordare gli anni della sua pazzia, e sosteneva di non essere mai stato tanto felice come allora, quando gioiva per quelle navi non sue che approdavano al Pireo senza avere subito danni.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 285 04/10/19 16:17

286 PILLOLE DI STORIA ANTICA
La storia di Trasillo fu raccontata anche da Eraclide Pontico nel dialogo Sul piacere. Detto questo, vorrei impegnarvi con una riflessione personale. Immagino che leggendo questo aneddoto in molti abbiate pensato che Trasillo fosse solo un povero pazzo, incapace di inquadrare la realtà. Egli, infatti, era felice solamente perché non si rendeva conto di ciò che stava accadendo intorno a lui, immerso nel suo piccolo mondo mentale. Eppure vi invito a fare una considerazione più profonda e a chiedervi: “Trasillo era davvero pazzo?”. Pensate per esempio a un gatto domestico che vive in casa con il suo padrone; gli basta solamente ricevere cibo, acqua, affetto e qualche ulteriore attenzione di tanto in tanto per essere felice. Il gatto non può conoscere le difficoltà economiche che affliggo- no il padrone, i problemi sul lavoro, il trasferimento del veterinario di fiducia in un’altra città, ma continua a vivere nel suo mondo “limitato”, felice per le solite cose di tutti i giorni. Adesso vorrei che pensaste a voi stessi. A voi (come ovviamente anche a me) per essere felici spesso basta solo prendere un bel voto a un esame, ricevere un buono stipendio, avere una relazione con una persona che amate. Noi singoli individui non comprendiamo i misteri della meccanica quantistica che regolano l’Universo, non sappiamo quale meteorite stia partendo da terre lontane per schiantarsi con il nostro pianeta, non abbiamo idea di quali particelle stiano attraversando il nostro corpo in questo momento e quale sia il significato di tutto ciò. Eppure continuiamo a vivere felici come se nulla fosse, nel nostro piccolo mondo distorto e limitato. In un certo senso, secondo la mia personalissima opinione, siamo tutti un po’ come Trasillo.
302

Nel febbraio del 211 d.C. l’anziano imperatore Settimio Severo si trovava in punto di morte a causa di una grave malattia. Con le poche forze restanti, prima di esalare l’ultimo respiro, l’imperatore si rivolse ai suoi due figli maschi, Geta e Caracalla. Le sue ultime parole furono: «Non siate in disaccordo tra voi, rendete ricco l’esercito e disprezzate chiunque altro».
Morì con il desiderio di vedere i suoi due figli collaborare sul trono del mondo, per l’inizio di una lunga dinastia. Geta e Caracalla furono quindi proclamati entrambi imperatori, per l’immensa gioia della madre, Giulia Domna. Geta era un giovane sensibile, raffinato e dai modi cordiali. Molto amato dal popolo e dall’esercito, egli possedeva tuttavia un carattere fragile, accompagnato da una evidente balbuzie. Caracalla d’altro canto era forte, ambizioso e spietato. La vera antitesi del fratello.
Dopo pochi mesi dalla morte del padre, risultò chiaro che Caracalla

Pillole di storia antica II PARTE.indd 286 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 287
L’imperatore Caracalla
in un’incisione ottocentesca di F. Garzoli.


non intendeva più dividere il potere con nessuno. Giulia Domna cercò in tutti i modi di far convivere amorevolmente i suoi figli, ma si ritrovò presto a sorreggere il corpo sanguinante di Geta, trafitto dai sicari su ordine di Caracalla. Il dolore della madre fu immenso.
Caracalla morì sei anni più tardi, assassinato a sua volta. Giulia Domna non riuscì a sopportare questo ulteriore dolore: si lasciò mo- rire di fame, lentamente, chiedendosi come potesse una persona sola sostenere un simile tormento.
Le principali fonti sulla vicenda sono la Storia romana di Cassio Dione e l’Hi- storia Augusta. In seguito alla sua morte Geta subì anche la damnatio memoriae, ovvero una condanna per effetto della quale veniva cancellato ogni ricordo (ritratti, iscrizioni...) di una persona.
303
Verso il iii secolo d.C. il legionario Aurelio Polione, impegnato a combattere nella lontana e inospitale Pannonia (attuale Ungheria), sentiva molta nostalgia di casa. Scrisse quindi una lettera ai familiari,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 287 04/10/19 16:17

288 PILLOLE DI STORIA ANTICA
che vivevano in Egitto. Riporto la parte comprensibile della missiva, che fu rinvenuta in pessime condizioni (quasi a brandelli):
Aurelio Polione, soldato della Legione ii Auditrix, saluta suo fratello Heron, sua sorella Ploutou e sua madre Seinouphis, panettiera e signora (?). Prego giorno e notte che voi rimaniate in buona salute, e rendo sempre omaggio agli dèi a vostro nome. Non smetto di scrivervi, ma voi non mi pensate mai. Faccio la mia parte scrivendovi sempre, e continuo a tenervi nella mente e nel cuore, ma voi non mi rispondete mai per dirmi come state. Sono preoccupato perché anche se avete ricevuto spesso lettere da parte mia, non mi avete mai scritto... mentre sono lontano in Pannonia vi ho cercato molto, ma voi mi trattate come uno straniero... Sono partito... e voi siete felici che (?)... l’esercito. Non ho... voi... o l’esercito, ma io... sono andato lontano da voi. Vi ho mandato sei lettere... Nel momento in cui tu mi penserai, proverò a ottenere un permesso dal comandante e verrò lì in modo che tu possa capire che sono tuo fratello... Non ho chiesto nulla a voi per l’esercito, ma vi ho delusi perché sebbene vi abbia scritto, nessuno di voi (?)... ha considerazione. Guardate, il vostro (?) vicino... sono tuo fratello. Anche voi, rispondetemi... scrivetemi. Chiunque di voi... mandi... a me. Salutate anche mio padre Aphrodisios e mio (?) zio (?) Atesios... sua figlia... suo marito e Orsinouphis e i figli della sorella di sua madre, Xenphon e Ouenophis noto anche come Protas... gli Aurelii... la lettera...
Purtroppo, i frammenti di questa lettera sono l’unica traccia rimasta della vita di Aurelio Polione. Non sappiamo quindi se lo sventurato legionario sia riuscito a tornare a casa e ricucire i rapporti con i fa- miliari, ed è probabile che nessuno potrà mai svelare questo mistero.
La missiva, scritta in greco sgrammaticato, fu rinvenuta nel 1899 dove un tempo sorgeva la città egizia di Tebtunis, ma le sue condizioni erano talmente pessime che nessuno provò a decifrarla per oltre un secolo. Solo nel 2012 uno studioso americano di nome Grant Adamson decise di avventurarsi nella complicata lettura di questa commovente storia di vita militare. Per scrivere questa pillola ho tradotto in italiano la lettera, riportata in inglese nell’articolo Letter from a Soldier in Pannonia (n.49 del «Bulletin of the American Society of Papyrologists») dello stesso Grant Adamson.
304
Nel 228 d.C. Zhuge Liang, detto il “Drago dormiente”, era la mente militare più brillante della Cina, nonché politico, amministratore, scienziato, “mago” e inventore. A quel tempo la Cina era frammentata
Aurelio Polione della legione ii Adiutrix ha consegnato questa lettera al veterano Acuzio Leone della legione..., affinché la possa inviare a casa.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 288 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 289
in tre regni (Wei, Wu e Shu) in continuo conflitto tra loro, e Zhuge Liang, per conto del regno di Shu, si lanciò in cinque grandi campagne volte alla conquista del regno di Wei. Nella prima di queste ottenne grandi successi, ma per colpa di un suo generale indisciplinato si tro- vò bloccato nella cittadina di Yinping con poco più di 2000 soldati, mentre il grosso della sua armata si trovava altrove. Il comandante nemico Sima Yi lo venne a sapere e portò fulmineamente sul posto il suo immenso esercito, non lasciandogli alcuna possibilità di fuga o difesa. Secondo la tradizione, mentre gli ufficiali si disperavano, Zhuge Liang rimase impassibile e ordinò di spalancare le porte della città, mandando dei soldati all’esterno a spazzare le strade come se nulla fosse. Lui stesso si accomodò sulle mura e si mise a suonare la cetra da tavolo. Sima Yi rimase perplesso per la condotta inspiega- bilmente disinteressata del suo nemico. Egli conosceva l’astuzia di Zhuge Liang e subodorò quindi che quella sfacciata dimostrazione di debolezza in realtà nascondesse una trappola: forse non era vero che l’armata di Shu era bloccata altrove, e forse Zhuge Liang lo stava solo attirando in una tremenda imboscata dentro la città. Così Sima Yi preferì ritirarsi per precauzione, consentendo a Zhuge Liang di allontanarsi indisturbato da un annientamento altrimenti certo.
Questa è una delle sei pillole del libro che non ho scritto personalmente. L’au- tore, infatti, è Leonardo Sarno, un esperto di storia cinese che ha incentrato la sua tesi magistrale sulle strategie militari usate nell’antica Cina. Le fonti sono il Romanzo dei Tre Regni di Luo Guanzhong e Zhuge Liang: Strategy, Achieve- ments and Writings di R.D. Sawyer. Va sottolineato che questo racconto fa parte della tradizione cinese, ed è molto più leggendario che storico. Compare infatti in un’opera romanzata (il famoso Romanzo dei Tre Regni) scritta circa mille anni dopo gli eventi a cui si riferisce.
305
Ai tempi dell’Impero romano molti turisti si recavano nella Valle dei Re per ammirare gli splendidi sepolcri dei faraoni. A testimonianza di ciò sono rimasti migliaia di graffiti, che i viaggiatori incidevano
L’evento, passato alla storia come lo “stratagemma della città vuota”, divenne un classico esempio dell’approccio cinese di contrapporre il vacuo (una finta facciata) al pieno (la forza effettiva).

Pillole di storia antica II PARTE.indd 289 04/10/19 16:17

290 PILLOLE DI STORIA ANTICA
sulle tombe (spesso firmandosi) per ricordare la propria visita. Riporto alcune di queste scritte millenarie:
Ho visto questa follia e mi sono stupito molto.
Abbiate coraggio, nessuno è immortale.
Io, Januarius, soldato primi pilaris, ho ammirato questo luogo con mia figlia Januarina. Saluti a tutti.
Coloro che non hanno visto queste cose, non hanno visto nulla: beati coloro che hanno contemplato questi luoghi.
Mi rimprovero di non aver capito queste iscrizioni.
Io, Epifanio, ho visitato, ma non ho ammirato nulla se non la pietra. Ovviamente, non mancano anche graffiti ironici. Un tale, per esempio, scrisse: Ma la mamma lo sa che sei qui?
I graffiti, sopravvissuti fino ai giorni nostri, non sono solo in latino e in greco, ma anche in fenicio, copto, cipriota, licio... Gli antichi turisti incidevano spes- so la data della loro visita: si è quindi osservato che la stagione più gettonata, per recarsi nella Valle dei Re, andava da novembre ad aprile. Se ci pensate, oggigiorno facciamo lo stesso quando lasciamo un pensiero nei registri delle mostre e dei musei. Le principali fonti che ho consultato sono il libro Impero di Alberto Angela e l’articolo Greci e romani turisti in Egitto del professor Alberto Elli.
306
Verso il 255 d.C. il re dei re Shapur, considerato dai sasanidi alla stregua di un dio, assediò la roccaforte di Dura Europos, situata nel mezzo del deserto siriano. I soldati romani della guarnigione cittadina, pur non avendo molte speranze di vittoria, decisero di combattere fino all’ultimo uomo per proteggere i confini dell’Impero. Per diversi mesi i sasanidi tentarono di assaltare le mura di Dura Europos, ma vennero sempre respinti. Alla fine Shapur, infuriato per la strenua resistenza nemica, ordinò un attacco congiunto dal basso e dall’alto. Alcuni sasanidi si occuparono quindi di scavare dei tunnel sotterranei, men- tre altri costruirono un’imponente rampa. I romani tentarono ancora una volta di sabotare le iniziative nemiche e si schierarono compatti a difesa dei tunnel, dove l’inferiorità numerica non era rilevante. Ma

Pillole di storia antica II PARTE.indd 290 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 291
Shapur aveva un ulteriore asso nella manica: il gas velenoso. Con questa innovativa arma di sterminio i sasanidi riuscirono a liberare una galleria sotterranea e a introdursi vittoriosi in città.
Agli inizi degli anni ’30 l’archeologo francese du Mesnil scoprì in un tunnel sotterraneo, nei pressi delle mura cittadine, i resti di una ventina di soldati romani morti per aver respirato sostanze tossiche. Tra loro era presente anche un sasanide, il “kamikaze” reo di aver usato il gas velenoso.
Il gas velenoso consisteva in un mix di bitume e cristalli di zolfo, il che evi- denzia come i sasanidi possedessero discrete nozioni di chimica. L’assedio di Dura Europos è citato solo distrattamente dalle fonti scritte; in compenso il sito archeologico offre molti reperti interessanti. La pillola è quindi basata sulla ri- costruzione degli studiosi moderni (segnalo l’interessante articolo Stratagems, Combat, and “Chemical Warfare” in the Siege Mines of Dura-Europos di Simon James, reperibile su Jstor.org).
307

Nel 270 d.C. l’Impero romano, afflitto da frequenti attacchi barbari, necessitava di un potente imperatore guerriero. Lucio Domizio Au- reliano si rivelò essere l’uomo adatto al compito. In soli cinque anni il nuovo imperatore riuscì a ristabilire l’ordine, vincendo numerose battaglie e guadagnandosi il titolo di restitutor orbis, ovvero “restau- ratore del mondo”. Tuttavia, durante l’allestimento dell’ennesima campagna militare, uno dei suoi segretari (un tale di nome Eros) ordì una vile congiura. Eros disse ai pretoriani di essere sospettati di alto tradimento, per istigarli a sbarazzarsi del loro princeps e salvare così sé stesso da un’accusa di corruzione. Scrisse persino una falsa lettera imperiale per avvalorare le sue parole, e alla fine i pretoriani caddero nel tranello e assassinarono Aureliano.
In seguito l’inganno venne scoperto e il segretario subì una morte orribile (fu legato a un palo e divorato vivo dalle fiere), ma ormai il danno era stato fatto. Così, per le inezie di un piccolo uomo, Roma perse il suo più grande difensore.
La congiura in questione viene raccontata da Zosimo e da Vopisco. Le due ver- sioni presentano leggere differenze, come il nome del segretario (Eros/Mnesteo),

Pillole di storia antica II PARTE.indd 291 04/10/19 16:17

292 PILLOLE DI STORIA ANTICA
ma la sostanza non cambia. A mio avviso, Aureliano fu uno degli imperatori migliori di Roma. Senza di lui la caduta dell’Impero si sarebbe probabilmente verificata con molti anni (forse addirittura secoli) d’anticipo. Chissà come sarebbe andata la storia del mondo se solo Eros, quella volta, avesse svolto onestamente il suo lavoro da segretario.
308
Verso la fine del iii secolo d.C. Leburna era un attore che lavorava nella città di Siscia, in Pannonia (attuale Croazia). A quell’epoca nell’Impero romano esistevano molte popolari compagnie di mimi, che offrivano spettacoli variegati con danze, canti, recite, giocoleria... Leburna trascorse la vita in quell’ambiente, intrattenendo un’infinità di persone. Giunto al tramonto della sua esistenza, l’attore commis- sionò la seguente epigrafe, rinvenuta millenni dopo sulla sua tomba: «Qui è deposto Leburna, maestro di recitazione, che visse più o meno cent’anni. Tante volte sono morto, ma mai così. A voi lassù auguro buona salute».
L’unica fonte su Leburna è costituita dall’epigrafe, rinvenuta a Sisak (Croa- zia), e attualmente custodita nel Museo Nazionale Ungherese di Budapest. Ho approfittato della traduzione dell’epigrafe presente del libro Vacanze romane dell’archeologa Federica Guidi.
309
Tra il ii e il iv secolo d.C. l’Armenia subì un forte processo di evan- gelizzazione, che la portò a diventare il primo regno cristiano della storia. In tale contesto fiorirono vari racconti religiosi, tra cui quello di Giacomo di Nisibi (inizi iv secolo). Secondo la tradizione, costui voleva trovare i resti dell’Arca di Noè per confermare ai dubbiosi la veridicità del testo biblico. Si avviò quindi verso il monte Ararat, ma durante il tragitto si accorse che ogni mattina giungeva nello stesso luogo dove si era fermato il giorno precedente. Alla fine, dopo sette anni di viaggio, un angelo gli rivelò che non avrebbe mai visto l’Ar- ca, ma in cambio della sua fede gli regalò un frammento dello scafo.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 292 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 293
La Chiesa armena sostiene che la reliquia sia conservata ancora oggi presso l’antichissima cattedrale madre di Echmiadzin.
La prima versione di questa leggenda, variata nel corso degli anni, venne narrata da Fausto da Bisanzio (vissuto nel iv secolo) nell’opera Storia dell’Armenia. La cattedrale madre di Echmiadzin si trova oggi nella provincia armena di Armavir, non lontano dal confine con la Turchia. La principale fonte che ho consultato è l’articolo Armenia. Civiltà ai piedi dell’Ararat pubblicato sulla rivista «Arche- ologia Viva» di marzo 2012.
310
Nel 376 d.C. un’orda di centinaia di migliaia di goti si presentò davanti al Danubio, frontiera di un Impero romano già in crisi da diverso tempo. I goti erano una popolazione stremata e allo sbando,
Il ritratto dell’imperatore Valente, dall’Illustrium imagines.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 293 04/10/19 16:17

294 PILLOLE DI STORIA ANTICA
costretta a cercare rifugio per fuggire dalle guerre e dalle carestie provocate dagli unni. Alcuni di essi erano così disperati che tentarono di attraversare le acque del Danubio con zattere di fortuna allestite in tutta fretta, finendo travolti dalle correnti. L’imperatore Valente, dopo qualche perplessità, permise ai goti di stabilirsi nell’Impero. Vennero quindi allestiti immensi “campi profughi” e accampamenti lungo la frontiera, ma la corruzione e l’imperizia dei funzionari di Roma era tale da non permettere una coesistenza pacifica tra i due popoli. Dopo aver vissuto per qualche tempo in condizioni precarie, i goti decisero di ribellarsi. Nel 378 d.C. l’Impero romano, sotto le mura di Adrianopoli, subì la sconfitta più disastrosa della sua storia, ritenuta da molti studiosi l’inizio della fine di Roma.
La principale fonte sulla vicenda sono le Storie di Ammiano Marcellino. Anche il noto storico Alessandro Barbero, in tempi recenti, ha analizzato la questione nel dettaglio nel libro 9 agosto 378. Il giorno dei barbari. Personalmente ritengo che l’inizio della fine di Roma sia da collocare un paio di secoli più indietro, e sia imputabile in misura maggiore alle epidemie e alla crisi economica.
311
Verso il v secolo d.C. venne scritto il Philogelos (“l’Amante del riso”), ovvero una raccolta umoristica di 265 barzellette in voga ai tempi dell’Impero romano. Ne trascrivo qualcuna.
Un barbiere al cliente: «Come li taglio i capelli?». Il cliente: «In silenzio!».
Un misogino si reca sulla tomba della moglie e un passante gli chiede: «Chi è che riposa in pace?». E lui: «Io, ora che mi sono liberato di lei».
Un tale con l’alito terribile pregava continuamente guardando il cielo. Zeus, affacciandosi, gli disse: «Fammi una sola grazia: ricordati che ci sono anche gli dei degli inferi».
Un intellettuale andò a visitare un amico che era gravemente malato. Quando la moglie gli disse che l’amico se n’era andato, lui rispose: «Va bene, ma quando torna puoi dirgli che sono passato a trovarlo?».
Un tale va dal medico e gli dice: «Dottore, quando mi sveglio la testa mi gira fortissimo per mezz’ora, poi mi passa tutto e va bene. Cosa mi consiglia?». Il medico: «Si svegli mezz’ora dopo».

Pillole di storia antica II PARTE.indd 294 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 295
Un tizio, con un alito pestilenziale, incontra un medico e gli dice: «Dottore mi guardi in bocca, ho paura che mi sia scesa l’ugola». Dopo che quello spalanca la bocca, il medico esclama: «Non ti è scesa l’ugola, ti è salito il culo!».
La data iniziale è approssimativa perché non si conosce il momento preciso in cui venne compilata la raccolta originale di barzellette, che ci è giunta trascritta da autori bizantini. Le antiche barzellette erano incentrate su determinate categorie di persone, come per esempio gli avari, i saccenti, i cumani... Un po’ come avviene ai giorni nostri per i carabinieri. La principale fonte di cui mi sono servito è il libro Impero di Alberto Angela. Si tratta di un ottimo testo per conoscere la vita di tutti i giorni delle persone comuni che vivevano all’interno dell’Impero romano.
312
Nel v secolo d.C. i guerrieri nomadi delle steppe insidiavano con- tinuamente le armate cinesi a difesa della Grande Muraglia. Fu in questo contesto che venne composta la Ballata di Hua Mulan, ovvero la leggendaria storia di una ragazza che divenne un’eroina dell’eser- cito cinese. Riporto due passaggi del testo, situati rispettivamente a inizio e fine ballata:
Non penso a nessuno,
nulla mi tormenta,
ieri notte ho visto le insegne,
il Khan arruolava le truppe,
hanno dodici rotoli con i nomi dei soldati,
in ogni rotolo, il nome di mio padre.
Egli non ha un figlio adulto,
Mulan non ha fratelli maggiori,
al mercato voglio comprare sella e cavallo,
con cui mettermi in marcia al posto di mio padre.

Mi tolgo la divisa di guerra,
riprendo le vecchie sembianze.
Alla finestra acconcio i capelli,
davanti allo specchio mi cospargo della polvere del fiore giallo.
Esco dalla porta, vedo i miei vecchi compagni che sussultano sorpresi «Con noi ha passato dodici anni,
non sapevamo che Mulan fosse una donna».
Le zampe della lepre maschio saltano veloci,
gli occhi della lepre femmina sono confusi e turbati. Se due lepri corrono insieme,

Pillole di storia antica II PARTE.indd 295 04/10/19 16:17

296 PILLOLE DI STORIA ANTICA
chi potrà più riconoscere se sono maschio o femmina?
Nel 1998 la Disney produsse Mulan, uno dei suoi film d’animazione più amati. I versi dell’antica ballata furono fonte d’ispirazione per la storia della pellicola.
La storia dell’eroina è avvolta nella leggenda. Non si può sapere se la ballata (la cui datazione è abbastanza approssimativa) sia basata su fatti realmente accaduti o se sia semplicemente frutto della fantasia di qualche cantastorie. L’unica cer- tezza è costituita dal contesto storico: i nomadi delle steppe effettuavano spesso incursioni contro la Cina, provocando terrore e sgomento ai suoi abitanti. Nella pillola ho citato solo il famoso film Disney, ma la ballata è stata fonte d’ispira- zione per un’infinità di opere diverse. Le principali fonti che ho consultato sono An Outline of Chinese Literature ii di Yuan Xingpei e The Flowering Plum and the Palace Lady: Interpretations of Chinese Poetry di Han H. Frankel
313
Nell’agosto del 410 d.C. migliaia di soldati visigoti, guidati da Alarico, irruppero nella città di Roma. L’ex capitale dell’Impero era ormai lo spettro dell’Urbe che aveva dominato su gran parte del mondo occidentale, e non aveva né i numeri né la forza per opporsi con successo all’invasore. Alarico ne approfittò per depredare la città: per tre giorni i barbari scrissero una delle pagine più nere della storia di Roma, macchiandosi di saccheggi, stupri, incendi, stragi... Nel frattempo l’imperatore Onorio era rifugiato a Ravenna, lontano dal pericolo. Secondo una leggenda, tramandata da Procopio, Onorio possedeva un gallo gigantesco a cui teneva molto, chiamato “Roma”. Quando un eunuco di corte venne a informarlo che Roma era perita, l’imperatore rispose: «Ma se ha appena mangiato dalle mie mani?». L’eunuco, capito l’equivoco, precisò che era stata la città a cadere. Allora Onorio, sollevato, disse: «Oh mio caro, per fortuna! Temevo che fosse morto il mio gallo!».
Il sacco di Roma del 410 d.C. è stato a mio avviso uno dei momenti più dram- matici della storia antica, un vero e proprio spartiacque simbolico tra due epoche. Del suo racconto si sono occupati molti autori (Procopio, Agostino, Socrate Scolastico, Sozomeno...) in versioni anche abbastanza diverse tra loro. Quella del gallo è ovviamente solo una leggenda, che compare nell’opera La guerra

Pillole di storia antica II PARTE.indd 296 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 297
vandalica di Procopio di Cesarea, uno storico bizantino che visse circa un secolo dopo il sacco. L’aneddoto, in ogni caso, riassume bene i giudizi di molti scrittori che criticarono l’apparente indifferenza dell’imperatore, descritto come un uomo debole e inadatto alla gravità del suo tempo.
314

Verso la metà del v secolo d.C. nessuno sapeva più leggere i gerogli- fici. Dopo secoli di dominazione straniera, infatti, gli egizi avevano dimenticato la loro antica scrittura, ma un tale, chiamato Orapollo, volle provare a tradurre quei segni misteriosi. Poiché ignorava la grammatica, Orapollo dovette lavorare molto di fantasia, e giunse a conclusioni che al giorno d’oggi possono suscitare qualche sorriso. Egli affermò per esempio che gli antichi egizi, per indicare il “piace- re”, utilizzavano il numero sedici, perché «da questa età gli uomini cominciano ad avere rapporti sessuali con le donne e sono in grado di generare figli». Per lo stesso fallace principio, secondo Orapollo, il “coito” veniva espresso scrivendo due volte il numero sedici, in quanto risultato di due piaceri, quello maschile e quello femminile. Un’altra strana idea dello scrittore era quella che gli egizi, per rap- presentare l’accortezza, disegnassero una formica, perché «fra tutti gli animali è l’unica che, quando si procura il cibo per l’inverno, non perde l’orientamento e ritorna infallibilmente al suo nido».
Le improbabili traduzioni di Orapollo, basate su interpretazioni simboliche arbitrarie, divennero famose a partire dal Rinascimento, quando l’Europa venne attraversata da una ventata d’interesse per la cultura egizia. La corretta decifrazione dei geroglifici si ottenne però solo nel 1822, grazie al lavoro dello studioso francese Jean-François Champollion.
Per onestà storica va segnalata qualche scusante in favore del povero Orapollo, vissuto verso il v secolo. La sua opera (Hieroglyphica) ci è giunta grazie a una copia corrotta di un migliaio di anni dopo, firmata da un certo Filippo, il quale la tradusse male in greco e apportò modifiche al testo originale (questo rende difficile offrire una valutazione completa ed esauriente del trattato). Inoltre di- verse traduzioni di Orapollo sono effettivamente corrette. Quelle più pittoresche, invece, ricalcano spesso delle interpretazioni simboliche piuttosto diffuse a quel tempo. Le principali fonti che ho consultato sono gli articoli Le interpretazio-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 297 04/10/19 16:17

298 PILLOLE DI STORIA ANTICA
ni rinascimentali. Geroglifici dell’egittologo Javier Martínez Babón (rivista «Storica» di agosto 2015), e Horapollo l’egiziano. Il trattato dei geroglifici del professor Gennaro Tedeschi.
315
Nel 452 d.C. l’Impero romano d’Occidente era ormai allo sbando. L’economia era in forte crisi, il crollo demografico era evidente e le scorrerie dei barbari si facevano sempre più pressanti. Tra questi il più temibile era il re degli unni Attila, che si mise al comando di un potente esercito e invase l’Italia settentrionale. Nessuno poteva fermarlo, ma quando l’Impero sembrava ormai prossimo alla fine, una delegazione guidata da papa Leone i incontrò il sovrano unno nei pressi del fiume Mincio. Nessuno seppe mai cosa i due si dissero a quell’incontro, sospeso tra storia e leggenda, ma poco dopo Attila decise di desistere dall’invasione e ritirò le sue truppe dall’Italia. Morì meno di un anno dopo, in circostanze sospette, forse per una malattia.

Papa Leone i incontra il re degli unni Attila e lo convince a tornare indietro. Incisione del 1904.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 298 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 299
La prima fonte sulla vicenda è costituita dagli scritti di Prospero d’Aquitania, un monaco cristiano coevo ai fatti, che dedicò qualche riga all’episodio senza tuttavia fornire particolari dettagli. Egli scrisse semplicemente che Attila rimase così impressionato dal papa da decidere di ritirarsi. Questa testimonianza, chia- ramente inverosimile, fu poi ampliata da autori successivi. Attualmente non si può sapere cosa avvenne con certezza, ma si presume che furono le condizioni dell’esercito unno (fame e malattie) a spingere Attila a ritirarsi.
316

Il 2 giugno del 455 d.C. il re vandalo Genserico irruppe con il suo esercito dentro Roma. L’ex capitale dell’Impero era ormai lo spettro dell’Urbe che aveva dominato su gran parte del mondo conosciuto: il numero dei cittadini si era drasticamente ridotto, i valori del mos maiorum erano persi da tempo e l’esercito regolare praticamente non esisteva più. All’arrivo dei vandali l’imperatore Petronio Massimo tentò di fuggire, ma fu trucidato dalla plebe in rivolta. Genserico ebbe quindi mano libera per il saccheggio, e solo l’intervento disperato di papa Leone i riuscì a convincerlo a risparmiare la popolazione. Il re vandalo decise allora di organizzare una spoliazione sistematica di Roma: lo storico Procopio narra che «saccheggiò persino il tempio di Giove Capitolino, e fece levare metà del tetto. E questo tetto era di bronzo della qualità più fine». Dopo due settimane passate a derubare la città di ogni suo bene, i barbari si ritennero soddisfatti e, caricate le navi di bottino, levarono l’ancora per tornare a Cartagine, la capitale del loro nuovo regno.
Da questo popolo deriva il termine “vandalismo”, attualmente defi- nito dalla Treccani come «tendenza a rovinare, distruggere, guastare senza necessità e senza ragione, per gusto perverso o per sciocca e malintesa ostentazione di forza, o anche per incapacità a comprendere la bellezza e l’utilità delle cose che si distruggono».
Il sacco di Roma del 455 d.C. costituisce uno dei momenti più tragici della storia romana, e venne menzionato da tanti autori antichi: Procopio, Sidonio Apollinare, Prisco di Panion, Giovanni di Antiochia, Paolo Diacono... Per quanto riguarda Cartagine, circa un secolo dopo essere stata distrutta dai romani, fu ricostruita da Giulio Cesare come colonia, e vi si stanziarono alcuni dei suoi veterani. La posizione strategica della città era così favorevole che questa crebbe nuovamente in potenza, divenendo un punto di riferimento dell’Africa Settentrionale. I vandali la conquistarono nel 439 d.C. e la scelsero come capitale del loro regno.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 299 04/10/19 16:17

300
PILLOLE DI STORIA ANTICA

317
Nel v secolo d.C. gli eftaliti, anche noti come “unni bianchi”, decisero di abbandonare la vita da nomadi, tipica delle orde mongole, per stan- ziarsi nei territori a est del Mar Caspio. Lo storico bizantino Procopio racconta: «Gli eftaliti sono i soli tra gli unni ad avere il corpo bianco e a non essere brutti d’aspetto. Non hanno nemmeno usanze uguali agli altri e non vivono, come quelli, da selvaggi, ma sono governati da un re e hanno un ordinamento di leggi, per cui tra di loro e con i vicini si comportano secondo giustizia e legalità non meno dei romani e dei persiani. I più ricchi si associano con amici in gruppi di venti o anche più, se capita, e questi diventano loro convitati permanenti e fruiscono di tutti i loro beni, vigendo fra essi al riguardo una specie di diritto di proprietà comune. E quando viene a morire colui che li ha fatti suoi soci, è usanza che gli amici si facciano seppellire vivi nella tomba con lui».
Nel corso degli anni gli eftaliti riuscirono a imporsi come padroni della regione, sconfiggendo le temibili armate sasanidi. In seguito si trasferirono a Oriente, contribuirono al crollo di imperi secolari e stravolsero gli equilibri del mondo conosciuto.
Gli unni bianchi sono menzionati da fonti bizantine e cinesi. La citazione di Procopio proviene dall’opera La guerra persiana (consiglio l’ottima edizione Res Gestae, intitolata Le guerre. Persiana, vandalica, gotica).
318
Nel 562 d.C. il generale bizantino Belisario fu ingiustamente ac- cusato di aver cospirato contro il suo imperatore. Dopo una lunga carriera colma di successi, che lo avevano portato a diventare il co- mandante militare più temuto e rispettato della sua epoca, Belisario cadde quindi in disgrazia a causa di squallide invidie di palazzo. Le sue disavventure, tuttavia, durarono solo alcuni mesi, in seguito ai quali venne riconosciuto innocente e riottenne tutta la ricchezza e gli onori perduti, che conservò fino alla morte. Nonostante ciò, nei secoli successivi sorsero un’infinità di leggende sulla miserabile vecchiaia

Pillole di storia antica II PARTE.indd 300 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 301
di Belisario: il generale venne descritto come un mendicante cieco costretto a chiedere l’elemosina per le vie di Costantinopoli.
Il mito di Belisario crebbe al punto da ispirare un’infinità di artisti e scrittori, tra cui il romanziere Jean-François Marmontel, il com- mediografo Carlo Goldoni e il pittore Jacques-Louis David, che nel 1781 dipinse il capolavoro intitolato Bélisaire demandant l’aumône (Belisario chiede l’elemosina).
Il dipinto originale di David, che all’epoca della sua realizzazione ottenne un clamoroso successo, è attualmente conservato al Museo delle Belle arti di Lille. Esiste anche una copia, sempre di David, che si trova al Louvre. Vista l’ampia varietà di splendidi dipinti ispirati al mito di Belisario, invito tutti gli appassionati di arte a fare una rapida ricerca per rifarsi gli occhi. Per quanto riguarda invece le fonti storiche sul generale bizantino, non posso che segnalare le affascinanti opere di Procopio di Cesarea, che per la loro scorrevolezza si lasciano leggere come se fossero romanzi moderni.
319
Nell’agosto del 778 d.C. l’esercito di Carlo Magno, mentre tornava dalla Spagna verso la Francia, venne attaccato in un’imboscata da un gruppo di montanari baschi. L’agguato, che costò la vita a molti uomini del sovrano, ispirò la composizione della Chanson de Roland, un poe- ma cavalleresco capolavoro della letteratura medievale francese. In tale opera l’eroico paladino Orlando, posto nella retroguardia dell’esercito carolingio, dovette affrontare in prima persona l’imboscata nemica. Egli aveva a disposizione l’olifante, un leggendario corno d’avorio utile per chiedere aiuto in caso di necessità. Ma Orlando si rifiutò di usarlo, perché secondo lui un vero paladino doveva essere in grado di dimostrare il proprio onore in battaglia senza invocare soccorso. Solo a ridosso della fine, quando ogni speranza era perduta, Orlando decise di suonare l’olifante per annunciare a Carlo il suo sacrificio. Il sovrano, udito il suono del corno, intervenne in soccorso della sua retroguardia, ma non fece in tempo a salvare il paladino:
Orlando sente che la morte lo prende, e dalla testa sopra il cuor gli discende: e sotto un pino andato egli è correndo. Sull’erba verde egli si colca e stende;

Pillole di storia antica II PARTE.indd 301 04/10/19 16:17

302 PILLOLE DI STORIA ANTICA
sotto di sé la spada e il corno mette; volta la testa alla pagana gente.
Per ciò l’ha fatto, ch’e’ vuole veramente che Carlo dica e tutta la sua gente:
Il gentil conte! Egli morì vincendo.
La cosiddetta “battaglia di Roncisvalle” fu fonte d’ispirazione per il poema cavalleresco, composto verso l’xi secolo, che ovviamente si rivela molto diver- so dalla realtà storica. I versi che ho riportato, tradotti da Pascoli, provengono proprio dalla Chanson de Roland e sono solo una parte di quelli dedicati alla morte del paladino.
320

Nel 781 d.C. il colto monaco Alcuino di York insegnava nella prestigiosa Schola palatina di Aquisgrana. Egli sapeva stimolare la curiosità degli allievi (tra cui si contavano anche Carlo Magno e figli) presentando loro enigmi su qualunque argomento. Ve ne propongo uno matematico, sopravvissuto all’interno dell’opera Propositiones ad acuendos iuvenes (“Problemi per rendere acuta la mente dei giovani”): «Un uomo volle comprare 100 animali di varie specie con 100 soldi, in modo che venisse comprato un cavallo per 3 soldi, un bue per 1 soldo, e 24 pecore per 1 soldo. Dica, chi è in grado, quanti furono i cavalli, quanti i buoi e quante le pecore».
Vi lascio la possibilità di provare a risolvere l’antico enigma ma- tematico immedesimandovi in un allievo di Alcuino. La soluzione è negli approfondimenti.
Il problema si può risolvere con un semplice sistema. Si possono indicare con x, y, z rispettivamente il numero dei cavalli, dei buoi e delle pecore. Quindi le equazioni diventano: x+y+z=100 e 3x+y+z/24=100. Ergo risulta che x+y+z=3x+y+z/24. Eliminando l’ininfluente y dai due lati dell’equazione si ottiene 48x=23z. Una soluzione quindi è x=23 e z=48. La sostituzione di questi valori nelle equazioni precedenti fornisce y=29. Ci saranno quindi 23 cavalli, 29 buoi e 48 pecore.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 302 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
303

321
Nel ix secolo d.C. molti vichinghi erano soliti scherzare sulle proprie disgrazie, anche a ridosso della morte. Per i guerrieri era infatti disono- revole provare paura, e le gravi sventure andavano o affrontate, o prese piuttosto con ironia. Questa mentalità emerge anche negli eroi della letteratura norrena. Nella Saga di Jomsviking, per esempio, l’eroe Bui viene colpito da un fendente che gli rimuove parte della mascella. Bui però non si scompone, e dopo aver contrattaccato, commenta: «Ora la mia donna danese non troverà più tanto piacevole baciarmi». Infine, consapevole di aver perso, afferra il bottino nemico e si lancia fuori dalla nave su cui sta combattendo, scomparendo per sempre. Un altro esempio del genere si può leggere nella Saga dei figli di Droplaug. In questo antico testo l’eroe Helgi, colpito anch’egli da un colpo di spada in faccia, si morde la barba per non perdere la mascella, e in qualche modo biascica: «Non sono mai stato bello, ma tu sei riuscito a migliorarmi un poco».
Entrambi questi esempi, ovviamente, provengono da racconti leggendari, scritti in Islanda verso il xiii secolo d.C. Sarebbe sbagliato tuttavia non dare alcuna importanza storica alle saghe norrene, perché in molti casi queste rispecchiano la “mentalità ideale dei vichinghi”. La principale fonte è l’interessante saggio Vita e morte dei grandi vichinghi del professor Tom Shippey, che consiglio a tutti gli appassionati di quel mondo. Va detto che ho trovato l’ultima battuta tradotta diversamente da un altro studioso dei vichinghi, tale Régis Boyer, secondo cui l’eroe Helgi, dopo essere stato colpito, avrebbe detto: «Non ho mai avuto una bella faccia e tu non hai fatto niente per migliorarla».
322
Nel ix secolo d.C. i guerrieri vichinghi attribuivano molta importanza all’onore guadagnato in battaglia, sul quale talvolta entravano in com- petizione. In un noto testo medievale norreno, la cosiddetta Saga di Ragnar Lodbrok, si legge di un episodio in cui due vichinghi, ubriachi a un banchetto funebre, cominciano una disputa verbale incentrata proprio sull’onore. Riporto l’inizio del diverbio: «Quello che era arri-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 303 04/10/19 16:17

304 PILLOLE DI STORIA ANTICA
vato per primo (al banchetto) protese la mano verso il secondo uomo e pronunciò queste parole: “Parlaci del tuo onore, sistemiamo questa faccenda, ti chiedo: hai visto il corvo rabbrividire, sazio di sangue, sul suo trespolo? Hai passato più tempo nei banchetti, stravaccato sull’alto seggio, di quello per creare sanguinolente carcasse per gli uccelli da cadaveri della valle”. Allora l’uomo sfidato pronunciò que- sti versi in risposta: “Fai silenzio, fannullone! Ignobile disgraziato, tu cos’hai fatto? Non hai osato imprese che superino la mia gloria: non hai saziato il lupo in battaglia; ti sei rifiutato di dare sangue per nutrire le bestie”».
Poco dopo i due iniziarono a declamare le proprie gesta per provare di essere guerrieri onorevoli. Infine, ricordandosi di aver combattuto insieme in passato, si riconobbero come amici e continuarono a bere insieme.
L’episodio citato fa parte della Saga di Ragnar Lodbrok, scritta in Islanda da un autore anonimo (o forse più di uno) nel xiii secolo. Sebbene essa sia composta per lo più da racconti fantastici, costituisce comunque un’importante testimonianza riguardo la cultura dei vichinghi. Bisogna inoltre precisare che spesso nelle sa- ghe medievali norrene sono presenti elementi sia leggendari che storici, talvolta intrecciati insieme. Il paragrafo centrale della pillola è una traduzione del testo medievale, che ho leggerissimamente semplificato (evitando di riportare un paio di arcaiche metafore) per facilitare la comprensione. Le ultime due frasi sono invece un riassunto del resto dell’episodio.
323
Verso la metà del ix secolo d.C. il leggendario re vichingo Ragnar Lodbrok sognava di compiere delle gesta che gli procurassero eterna fama. Egli si sentiva oscurato dalla notorietà dei suoi stessi figli, divenuti possenti guerrieri, e bramava di intraprendere un’impresa mai realizzata prima: conquistare l’Inghilterra con solamente due navi e una manciata di sottoposti. La leggendaria vicenda, riportata all’interno della Saga di Ragnar Lodbrok, un noto testo medievale norreno, si incentra sulla spedizione di Ragnar in terra inglese, culmi- nata con il conflitto tra il re vichingo e il sovrano Ælla di Northumbria. Quest’ultimo non era preoccupato dall’esigua armata di Ragnar, bensì dalla possibilità che il sovrano vichingo venisse ucciso, poiché ciò

Pillole di storia antica II PARTE.indd 304 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 305
Guerriero vichingo,
in un
̓illustrazione del 1921.
avrebbe inevitabilmente comportato la successiva vendetta dei suoi potenti figli. Così Ælla, subito prima della battaglia finale, raccomandò ai suoi uomini di risparmiare Ragnar a qualunque costo. Lo scontro successivo, segnato da un’evidente disparità numerica, terminò con la morte di tutti i guerrieri vichinghi eccetto il re, che venne preso prigioniero. Ælla tuttavia non riconobbe i lineamenti di Ragnar e credette di trovarsi di fronte a un impostore; pensò quindi di gettarlo in un recinto di serpenti, intimandogli di dire qualcosa che potesse provare la sua identità per aver salva la vita. Ragnar rimase invece in silenzio causando l’ira di Ælla, che gli aizzò contro i serpenti. Le ultime parole di Ragnar, poco prima di morire, furono: «Ho combattuto contro nemici in cinquantun battaglie in tutto, il che sembrava un’impresa eccellente, e ho ferito molti uomini. Non avrei mai immaginato che un serpente ponesse fine alla mia vita, ma possono accadere molte cose che gli uomini non si aspettano. I maialini protesterebbero con forza se conoscessero le difficoltà del cinghiale. Ora mi è stata inflitta la morte, i serpenti scavano nella mia casa di carne e mi colpiscono selvaggiamente, essi mi risucchiano la vita. Ora morirò accanto alle bestie, presto sarò esanime».

Nel 2016 il produttore televisivo Micheal Hirst, traendo spunto dalle

Pillole di storia antica II PARTE.indd 305 04/10/19 16:17

306 PILLOLE DI STORIA ANTICA
leggendarie avventure narrate nella Saga di Ragnar Lodbrok, scrisse la quarta stagione di Vikings. Il testo medievale norreno fu fonte d’i- spirazione anche per la scena della morte di Ragnar.
La principale fonte dalla vicenda, come già specificato, è la Saga di Ragnar Lodbrok, scritta in Islanda da un autore anonimo (o forse più di uno) nel xiii secolo. Ho riassunto la leggenda, evitando di soffermarmi su alcuni interessanti particolari come la tunica magica indossata dal re vichingo e le immediate conse- guenze della sua morte. Tale episodio compare anche, in una versione abbastanza diversa, nel Gesta Danorum di Saxo Grammaticus.
324
Continuazione pillola precedente: verso la metà del ix secolo d.C. il sovrano Ælla di Northumbria, sapendo che la notizia della morte di Ragnar si sarebbe inevitabilmente diffusa, decise di giocare d’anticipo. Inviò quindi dei messaggeri presso i figli di Ragnar, con l’ordine di riferire ogni cosa e osservare la loro reazione. La leggendaria vicenda prosegue descrivendo la rabbia dei figli del celebre eroe vichingo: udite le parole dei messaggeri, Bjorn spezzò in due una lancia, Si- gurd si conficcò addosso un coltello (senza battere ciglio) e Hvitserk strinse un oggetto così forte che iniziò a sanguinargli la mano. Solo Ivar, soprannominato il “Senza ossa”, riuscì a controllare la collera ed escogitare un piano per ottenere la vendetta. Fu così che mentre i suoi fratelli conducevano una frettolosa, prevedibile e fallimentare spedizione punitiva contro Ælla, Ivar decise di giocare d’astuzia. Offrì quindi la pace al sovrano inglese in cambio di un piccolo terreno nel suo regno, tanto quanto poteva essere abbracciato dalla pelle di un bue. Ælla non si fidava di Ivar, ma non vedendo come una concessione così insignificante potesse nuocergli, decise di accettare. Allora Ivar si procurò il bue più grande che riuscì a trovare, ne fece ammorbidire la pelle e la tagliò in striscioline estremamente sottili, ottenendo una cinghia di enorme lunghezza. La fece poi disporre in un campo, dove fondò una città. Piano piano, mostrandosi sempre generoso e amabile verso tutti, lo scaltro vichingo si guadagnò la fiducia degli uomini della regione, compresi Ælla e i suoi seguaci. Infine, Ivar portò a termine il suo elaborato piano: corruppe i principali nobili inglesi, convocò i

Pillole di storia antica II PARTE.indd 306 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 307
fratelli e si servì del loro esercito per sconfiggere lo sventurato Ælla, rimasto privo dei suoi alleati.
La vendetta finale dei figli di Ragnar fu terribile. Su consiglio di Ivar, Ælla venne sottoposto all’atroce tortura nota come “aquila di sangue”. Questa prevedeva la rottura e l’estrazione delle costole verso lʼesterno, in modo da formare due lugubri “ali insanguinate” sulla schiena del condannato.
Questa storia, narrata all’interno della Saga di Ragnar Lodbrok (scritta in Islanda da un autore anonimo – o forse più di uno – nel xiii secolo), è in gran parte leg- gendaria, ma vi sono anche elementi storici. Si pensa per esempio che Ælla sia esistito davvero, così come Ivar, sebbene le attuali conoscenze su di loro siano un miscuglio di miti e realtà.
Tra i mille approfondimenti che si potrebbero fare su questa pillola, segnalo la storia della pelle di bue, che richiama alla memoria il mito di Didone, la fonda- trice di Cartagine.

325
Verso il 950 d.C. Ibn Sayyar al-Warraq scrisse una raccolta di ricette culinarie. In tale testo, noto come Kitab Al-Tabikh, vennero descritti oltre seicento piatti del mondo islamico medievale considerati benevoli per la salute. Tra i vari capitoli del Kitab Al-Tabikh compaiono rimedi per l’hangover, un piccolo manuale di galateo e perfino delle ricette per migliorare l’orgasmo. Sono presenti anche le direttive per cucinare il Kabab Khalis. Riporto le istruzioni presenti nell’antico testo: «Una ricetta per un piatto preparato per Yahya bin Khalid – Affetta sottili pezzi di carne rossa magra e spargici sopra del sale. Metti una padella pulita sul fuoco senza aggiungerci nessun grasso e lasciala riscaldare finché non diventa rossa. Spargi le fette di carne sulla padella e girale di frequente finché non sono pronte. Questo è il modo di preparare il kabab khalis (carne cotta, pura e semplice)».
Questa sana ed elementare ricetta costituisce la prima attestazione del termine persiano kabab, da cui trarrà il nome il famoso piatto oggi noto come kebab.
Il Kitab Al-Tabikh fu scritto a Baghdad ed è tra le più antiche (se non proprio la più antica in assoluto) raccolte di ricette del mondo arabo. Purtroppo al momento

Pillole di storia antica II PARTE.indd 307 04/10/19 16:17

308 PILLOLE DI STORIA ANTICA
non esiste un’edizione integrale in italiano, ma si può recuperare con relativa facilità una traduzione in lingua inglese. Quello presentato nella pillola era l’antenato “sobrio” del kebab odierno. L’evoluzione del piatto è stata piuttosto importante nel corso dei secoli (per fortuna, perché adoro il kebab).
326

Nel 1010 d.C. Al-Biruni era un famoso scienziato persiano interessato allo studio di pietre rare e misteriose. In particolare, Al-Biruni dedicò molta attenzione al bezoar, una concrezione minerale o resinosa che si forma negli intestini di alcuni animali ruminanti. Lo scienziato esaminò la pietra nel dettaglio, comparando le antiche fonti con le sue osservazioni dirette. Al termine dell’analisi scrisse: «In effetti, questa pietra avrebbe dovuto essere la più costosa tra le pietre, perché, mentre i gioielli sono semplici ornamenti del corpo e non servono a niente, il bezoar custodisce il corpo e l’anima e li salva dall’essere danneggiati». Oltre alla discutibile analisi di Al-Biruni, con il tempo sorsero molte leggende su tale pietra, e si diffuse la fallace idea che i bezoar non fossero altro che lacrime cristallizzate di animali sofferenti. Inoltre, a causa dell’errata convinzione che piccole dosi di bezoar fossero in grado di curare ogni male, questi divennero amuleti molto costosi. Il termine stesso, derivante dal persiano badzähr, significa “protezione contro il veleno”.
Nel 1997 J.K. Rowling fece pubblicare Harry Potter e la pietra fi- losofale, il primo romanzo della sua celebre opera. All’interno della saga i bezoar divennero potenti antidoti contro qualunque veleno, in grado persino di salvare la vita di Ron Weasley.
Come ho già accennato nella pillola, nonostante le leggende e l’analisi di Al- Biruni, i bezoar non hanno alcuna proprietà curativa. La principale fonte che ho consultato è l’articolo The bezoar stone: a princely antidote, the Távora Sequeira della professoressa Maria Do Sameiro Barroso.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 308 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
309

327
Nel 1104 d.C. il principe di Antiochia Boemondo d’Altavilla neces- sitava aiuto: sconfitto dai turchi e odiato dai bizantini, doveva trovare il modo di raggiungere l’Europa per ottenere l’appoggio del papa e del re di Francia. La traversata del Mediterraneo gli era tuttavia preclusa, poiché la rotta era controllata dall’imperatore bizantino Alessio, suo ventennale nemico. Boemondo dovette quindi ideare un grottesco stratagemma per compiere la sua missione. La principessa bizantina Anna Comnena, nella sua opera Alessiade, racconta: «Per sottrarsi da queste angustie, Boemondo mise in atto un piano che non so dire se più indegno o geniale. Fatta diffondere la notizia della propria morte, comparve al porto d’Antiochia una bara di legno con dentro il suo finto cadavere (spiragli nascosti fungevano da prese d’aria). La scena rispose perfettamente alla finzione: la nave adornata a lutto, la bara posta sopra l’alto palco, i familiari e l’equipaggio che si esibivano in barbari piagnistei, toccandosi i capelli e invocando il loro signore. Appena allontanatisi dal lido, però, smisero con la sceneggiata e si dedicarono all’assistenza di Boemondo. Rifocillatolo, quando si ri- avvicinarono alla costa ripresero con le lacrime e le mendaci lugubri grida. Per togliere ogni dubbio circa il trasporto del cadavere, fu posto nella bara un pollo morto, il cui puzzo rendeva così credibile la frode che se i presenti ne stavano lontano nauseati, tanto più ammirevole è l’improba pazienza di Boemondo, che più dappresso sopportava i miasmi del putrido uccello. Tale fu la più scaltra furberia del barbaro a rovina del Romano Impero».
Grazie a questa ingegnosa trovata, Boemondo d’Altavilla riuscì a giungere sano e salvo in Italia.
Questa è una delle sei pillole del libro che non ho scritto personalmente. L’autore è un giovane studente milanese di nome Samuele Colombo. Per quanto riguar- da Boemondo d’Altavilla, egli fu un personaggio storico assolutamente “fuori dalle righe”. Descritto come un barbaro di raro fascino, nel corso della sua vita si lanciò in innumerevoli avventure, guadagnandosi la fama di “mezzo eroe e mezzo farabutto”. La fonte è l’Alessiade di Anna Comnena, storica e principessa bizantina coeva ai fatti narrati. Il brano originale è stato leggermente snellito.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 309 04/10/19 16:17

310
PILLOLE DI STORIA ANTICA

328
Nel 1153 d.C. il giovane principe d’Inghilterra Eustachio iv di Boulogne era accecato da un’insana brama di potere. Un giorno, per riscuotere denaro e accrescere così il proprio esercito, condusse i suoi soldati contro il ricco monastero di Bury St. Edmunds. Poiché i mo- naci si rifiutarono di pagare la cifra richiesta, Eustachio venne preso dall’ira e ordinò di saccheggiare il luogo sacro. Terminata l’opera, il principe si ritirò nella sua fortezza e volle che gli fosse servito il cibo rubato dal monastero. Ma non appena iniziò a mangiare, un dolore terribile lo fece crollare agonizzante al suolo, dove morì dopo pochi istanti (secondo alcune fonti perì invece dopo una settimana di agonia).
Ancora oggi la morte di Eustachio risulta poco chiara. Alcuni ritengo- no che sia stato avvelenato dai monaci, altri che si sia accidentalmente soffocato con il cibo, altri ancora che sia stato vittima di una congiura di palazzo. I monaci dal canto loro sparsero la voce di una vendetta di sant’Edmondo, accorso in difesa del monastero.
Le principali fonti che ho consultato sono i libri History and Antiquities of the Abbey of St. Edmund’s Bury di Richard Yates e The Reign of King Stephen: 1135- 1154 di David Crouch. L’intervista di Martin è stata condotta da Entertainment Weekly e si può trovare sul loro sito (George R.R. Martin on why Joffrey died that way by James Hibberd April 13, 2014).
329
Nel xii secolo d.C. il cronista danese Saxo Grammaticus iniziò a scrivere i Gesta danorum, un’opera letteraria preposta a narrare il passato della Danimarca. Saxo integrò molti dei suoi racconti con miti e leggende della tradizione orale, rendendo la sua prosa affascinante, ma non sempre storicamente attendibile. Uno dei personaggi trattati con maggior cura fu Lagertha, una leggendaria skjaldmær (letteral- mente, “fanciulla scudata”) vissuta presumibilmente nel ix secolo.
In un’intervista George R.R. Martin, autore della celebre opera A Song of Ice and Fire, ha dichiarato di essersi ispirato alla morte di Eustachio per ideare l’assassinio di Joffrey Baratheon.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 310 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 311
Saxo la descrisse come una coraggiosa amazzone che combatteva con l’audacia di un uomo, con le trecce lunghissime che ricadevano lungo le spalle: l’unico dettaglio che rivelasse il suo sesso in battaglia.
Quella di Lagertha fu una storia di rivalsa: costretta dal re svedese Frø, in seguito all’invasione della Norvegia, a lavorare in un bordello, ella si ribellò al malvagio sovrano. La guerra che seguì fu vinta da Lagertha grazie al supporto di Ragnar Lodbrok, il leggendario leader vichingo che divenne in seguito suo marito.
Nel 2012 il produttore televisivo Micheal Hirst, traendo spunto anche dalle avventure narrate nel Gesta danorum, scrisse la prima stagione di Vikings. Il personaggio della mitica skjaldmær Lagertha fu scelto come uno dei protagonisti principali della serie.
330

Verso il 1222 d.C. lo storiografo islandese Snorri Sturluson raccolse i principali miti norreni nell’Edda in prosa, un manuale per aspiranti poeti. All’interno dell’opera venne narrata la leggendaria creazione dei nani, gli abilissimi fabbri del sottosuolo: «All’inizio i nani s’erano formati e avevano preso vita nella carne di Ymir (gigante primordiale), e allora erano vermi, ma per volere degli dei ricevettero la conoscenza del sapere umano e l’aspetto degli uomini, e abitarono nella terra e nelle rocce. Il più eminente tra loro era Móðsognir, il secondo era Durinn». Snorri proseguì elencando i nani forgiati dal sangue del gigante primordiale, come Dvallin, Fili, Kili, Dori, Ori, Gloin, Biffur, Baffur, Bomburr, Gandalfr e molti altri.
Nel 1937 J.R.R. Tolkien pubblicò la prima edizione del libro Lo Hobbit. Il celebre scrittore inglese, grande amante della mitologia norrena, decise di utilizzare gli antichi nomi scandinavi dei nani per molti dei suoi personaggi. Lo stesso nome “Gandalf”, traducibile dal norreno come “elfo incantatore”, inizialmente avrebbe dovuto esse- re assegnato al leader dei nani, ma Tolkien cambiò idea e lo attribuì infine al famoso stregone.
Nella mitologia norrena i nani (chiamati dvergar) abitano nel sottosuolo e sono abilissimi fabbri e artigiani. La narrazione dell’origine dei nani compare quasi

Pillole di storia antica II PARTE.indd 311 04/10/19 16:17

312 PILLOLE DI STORIA ANTICA
identica nell’Edda poetica (una delle principali fonti del lavoro di Snorri) e nell’Edda in prosa, entrambe conosciute da Tolkien. Il celebre scrittore inglese si ispirò anche ad altre opere norrene, come per esempio la Saga di Hervör.
331
Nel 1247 d.C. l’imperatore Federico ii di Svevia pose sotto assedio Parma, una delle roccaforti guelfe più resistenti (a quell’epoca la penisola italica era divisa in due principali fazioni: i ghibellini, che sostenevano l’Impero, e i guelfi, schierati con il papato). Il sogno dell’imperatore Federico ii era quello di riunire tutte le signorie d’Italia sotto il suo comando, ma per riuscire nel suo intento doveva prima piegare la tenace resistenza dei parmigiani, asserragliati all’interno della loro città.

Federico fece erigere attorno alle mura l’accampamento fortificato di Victoria, in modo tale da bloccare tutte le vie di rifornimento e prendere Parma per fame. Ma i parmigiani, che potevano contare

Federico ii in un’incisione da Ritratti di Cento.Capitani Illustri con li lor fatti in guerra brevemente scritti, intagliati da Aliprando Capriolo, 1596.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 312
04/10/19
16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 313
anche sull’appoggio del ricco Stato Pontificio, riuscirono a tenere duro per oltre sette mesi. Alla fine, sfruttando una disattenzione di Federico (che si concesse una giornata di caccia con il falcone lontano dall’assedio) i parmigiani attaccarono di sorpresa l’accampamento nemico e riuscirono a sconfiggere le truppe ghibelline. Nel massacro che seguì morirono oltre 2000 soldati imperiali e l’accampamento di Victoria fu dato alle fiamme. Osservando in lontananza le colonne di fumo ergersi sopra le fortificazioni, Federico capì che il suo sogno di vedere unita l’Italia sarebbe svanito per sempre.
In seguito alla vittoria i parmigiani coniarono la frase Hostis turbetur quia Par- mam Virgo tuetur, ovvero “Trema il nemico, perché la Vergine protegge Parma”. Ancora oggi tale motto è presente nello stemma cittadino. Le principali fonti che consultato sono il libro Federico ii. Imperatore, uomo, mito di Hubert Houben e l’enciclopedia Treccani (Voce vittoria di Francesca Roversi Monaco – 2005).
332

Nel 1387 d.C. Francesco i da Carrara era il signore incontrastato di Padova. A quel tempo la città veneta era tra le più ricche della penisola italica e Francesco sognava di riunire tutto il Nordest sotto la sua bandiera. Il potente esercito veronese degli Scaligeri, tuttavia, ostacolava il suo ambizioso progetto. Per riuscire ad avere la meglio su questo temibile nemico Francesco decise di affidare la sua armata a John Hawkwood, un generale inglese con pochi eguali in fatto di tattiche belliche.
Lo scontro decisivo tra Padova e Verona ebbe luogo presso Castagna- ro, un paesino sulle rive del fiume Adige, e vide coinvolti circa 20.000 soldati. Le truppe veronesi, guidate da Giovanni Ordelaffi, erano più numerose, ma dovettero scontrarsi contro l’acume del generale inglese. John Hawkwood riuscì infatti ad attirare l’armata nemica in un terri- torio paludoso, fingendo di essere al comando di soldati terrorizzati e in fuga. In realtà si trattava di un reparto usato come esca, mentre l’élite dell’esercito padovano rimaneva appostata nella boscaglia in attesa di un segnale. Quando i veronesi si resero conto dell’inganno, era ormai troppo tardi: John Hawkwood ordinò ai suoi soldati scelti di bersagliare il nemico con efficaci scariche di frecce, per poi coordinare

Pillole di storia antica II PARTE.indd 313 04/10/19 16:17

314 PILLOLE DI STORIA ANTICA
un massiccio attacco dal fianco. I padovani piombarono sui veronesi come demoni usciti da una palude, guadagnando una vittoria schiac- ciante: la quasi totalità dell’esercito scaligero venne presa prigioniera, il che portò di fatto alla fine dell’indipendenza di Verona.
La battaglia di Castagnaro segnò l’apice della potenza della Padova medievale. John Hawkood, noto anche come “Giovanni Acuto”, è tuttora considerato uno dei migliori capitani di ventura della storia d’Italia.
Nella battaglia di Castagnaro morirono circa 850 soldati, ne furono feriti al- trettanti e più di 4000 uomini vennero presi prigionieri. Quando Giovanni Acuto tornò vittorioso a Padova, Francesco da Carrara lo accolse a braccia aperte, e organizzò una festa in Prato della Valle che andò avanti per tutta la notte. Le principali fonti che ho consultato sono i libri Le armi, i cavalli, l’oro: Giovanni Acuto e i condottieri nell’Italia del Trecento del professor Duccio Balestracci e La storia del mondo in 1001 battaglie di Andrea Frediani.
333
Verso il 1387 d.C. il celebre scrittore inglese Geoffrey Chaucer scrisse The Canterbury Tales, una raccolta di ventiquattro novelle unite nello stesso arco narrativo, nonché una delle opere più impor- tanti della letteratura inglese. Tra le varie novelle figura anche The Pardoner’s Tale. Questo racconto narra la vicenda di tre amici, giovani scommettitori e teste calde, grandi amanti delle risse e dell’alcol. Un giorno essi sentirono che un essere chiamato Morte andava in giro per il paese a mietere vite. Sconvolti dalla notizia, i tre chiesero dove si trovasse questa Morte, in modo da poterle dare una bella lezione. Venne detto loro di cercare sotto un vecchio albero, situato fuori dal paese. I tre amici si diressero quindi verso tale luogo, ma al posto della Morte trovarono molte monete d’oro. Accecati dalla cupidigia, si dimenticarono subito del loro intento originale e decisero di mon- tare a guardia del tesoro durante il giorno, per poi tornare in paese di notte ricchi di bottino, in modo da non essere visti da nessuno. Uno dei tre fu mandato indietro a fare scorte di viveri, mentre gli altri due rimasero a controllare l’oro. Ma presto i due amici rimasti di guardia cospirarono per uccidere il terzo al suo ritorno, in modo da non dover spartire il tesoro anche con lui. Un pensiero simile balenò in mente

Pillole di storia antica II PARTE.indd 314 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 315
anche all’amico mandato al paese, che scelse di avvelenare il vino per sbarazzarsi degli altri due. Al suo ritorno fu quindi aggredito e ucciso dagli amici, i quali, però, in seguito, per festeggiare il loro successo, bevvero il vino avvelenato, finendo anch’essi per morire presso il vecchio albero. La morale di questa novella è racchiusa nel motto greed is the root of all evil, ovvero “l’avidità è la radice di tutti i mali”.
Nel 2007 J.K. Rowling, la celebre autrice di Harry Potter, ha di- chiarato di aver preso spunto proprio da questo racconto per ideare La Storia dei Tre Fratelli, ovvero la leggenda sui Doni della Morte.
Nel luglio del 2007 la Rowling partecipò a una live chat sul sito Bloomsbury.com in cui rispose per circa due ore a un’infinità di domande dei suoi fan. Riporto il breve estratto che riguarda questa vicenda: Fan: «Were the deathly hallows based on any realworld myth or faerie tale?». Rowling: «Perhaps ‘the Pardoner’s Tale’, by Chaucer».
334

Nel 1420 d.C. il generale vietnamita Lê Lợi guidava la guerriglia contro le armate cinesi che controllavano il suo paese. Egli sognava un Vietnam libero dal dominio straniero e, grazie al suo carisma da leader, riuscì a riunire un cospicuo numero di patrioti pronti a dare la vita per l’indipendenza. Complice la morte dello scaltro imperatore cinese Yǒnglè, l’armata vietnamita ribelle ottenne un successo dopo l’altro, riuscendo infine a vincere la guerra. Nel 1428 Lê Lợi venne proclamato imperatore di un paese finalmente libero, divenendo uno dei più grandi eroi della storia del Vietnam.
Nel corso dei secoli successivi nacquero molte leggende popolari sul conto di Lê Lợi. La più famosa narra che le sue vittorie fossero frutto di una spada magica, donatagli dagli dèi. Un pomeriggio, dopo la fine della guerra, Lê Lợi stava attraversando un lago a bordo di una barca, quando un’enorme tartaruga sbucò fuori dall’acqua, rivolgendosi a lui: «Amico Le Loi, il mio maestro, l’Imperatore delle acque, ti prega di restituirgli la spada magica; tu non hai più bisogno di questo regalo poiché l’ordine e la pace regnano oramai sovrani nel nostro paese». Lê Lợi restituì quindi la spada, che secondo la leggenda rimane ancora sepolta nelle profondità del lago, ribattezzato proprio Hồ Hoàn Kiếm, ovvero il “Lago della Spada Restituita”.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 315 04/10/19 16:17

316 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Il lago si trova nel centro di Hanoi (la capitale del Vietnam) ed è ancora oggi famoso per la leggenda di Le Loi, che è conosciuta da tutti i vietnamiti. Nel marzo del 2019 ho avuto anche modo di visitare personalmente il luogo, dove vive una mia cara amica. Le principali fonti che ho consultato sono i libri Vietnam: Past and Present di D.R. SarDesai e Vietnam: A Natural History di Eleanor Jane Sterling.
335

Durante il Medioevo si credeva che il lago vulcanico di Nemi, a una trentina di chilometri da Roma, ospitasse i relitti di due navi gigantesche. Di tanto in tanto, infatti, gli abitanti del luogo notavano degli antichi reperti riemergere dalle profondità delle acque. Nel xv secolo furono eseguiti i primi tentativi di recupero, ma la mole delle imbarcazioni era tale che l’impresa riuscì solo nel 1928, quando si fu in grado di far scendere il livello del lago di una ventina di metri. Il risultato fu straordinario: due navi romane da parata, costruite ai tempi dell’imperatore Caligola, mostrarono al mondo tutta la loro maestosità (lo scafo più grande misurava 73 x 24 metri). Le analisi successive permisero di individuare un battello-tempio, che in origine era dotato persino di un piazzale e di colonne corinzie alte 4 metri, e un battello-palazzo, che ai tempi di Caligola poteva vantare un incre- dibile edificio imperiale pesante circa 700 tonnellate.
La scoperta confermò l’abilità fuori dal comune degli antichi romani nel campo dell’ingegneria navale. Purtroppo, nel maggio del 1944 entrambe le navi bruciarono in un incendio, le cui cause sono ancora incerte.
Inizialmente si pensò che l’incendio fosse stato causato dalle truppe tedesche in ritirata. In seguito emersero altre ipotesi, secondo cui le navi erano state spo- gliate dei loro materiali di valore e poi bruciate per eliminare le prove del furto. In ogni caso questo tragico episodio, avvolto nel mistero, ha rappresentato una perdita enorme per l’archeologia navale. La principale fonte che ho consultato è l’articolo Il tesoro del lago di Caterina Pisu (rivista «Archeo» di luglio 2019).

Pillole di storia antica II PARTE.indd 316 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
317

336
Nel maggio del 1453 d.C. Costantinopoli, la millenaria capitale dell’Impero romano d’Oriente, era sul punto di cadere. Centinaia di migliaia di soldati ottomani, supportati da un’imponente flotta e da in- novative armi d’assedio, stavano per irrompere nella città. L’imperatore Costantino xi Paleologo, osservando la sterminata armata nemica, capì che la fine era giunta: i giorni di gloria dell’Impero romano d’Oriente erano ormai lontani, e rimanevano solo qualche migliaio di soldati a difendere le mura, troppo pochi per tentare una qualunque resistenza efficace. La leggenda narra che Costantino, sollecitato dai suoi colla- boratori a fuggire, disse: «So che avrei dei vantaggi se abbandonassi la città, ma non posso andarmene... Non vi lascerò mai. Ho deciso di morire con voi». Poi si rivolse alle truppe rimaste, tenendo un ultimo solenne discorso. Il domenicano Leonardo da Chio, presente quel giorno, riporta le parole del suo imperatore: «Gentiluomini, illustri capitani dell’esercito, e compagni d’armi cristiani: l’ora della battaglia si avvicina. Vi ho radunati qui per ricordarvi che dovete resistere con una determinazione più forte che mai. Avete sempre combattuto con gloria contro i nemici di Cristo. Ora la difesa della vostra patria e di questa città conosciuta in tutto il mondo, che gli infedeli turchi stanno cercando di conquistare da cinquantadue giorni, è affidata al vostro coraggio. In questa battaglia dovete resistere e sconfiggere la paura. Gli animali scappano da altri animali, ma voi siete uomini, uomini dai cuori forti, e dovete tenere a bada questi bruti selvaggi. Voi, miei compagni d’armi, obbedite ai comandi sapendo che questo è il giorno della gloria, il giorno in cui il ricordo della nostra morte, della nostra fama, della nostra libertà, può essere reso eterno».
Lo scontro che ne seguì si trasformò presto in un massacro. Gli ottomani irruppero dentro la città e fecero strage dei pochi bizantini rimasti. Costantino cadde combattendo insieme ai suoi uomini, come un soldato qualunque, battendosi fino all’ultimo istante.
Quel 29 maggio del 1453 sancì la fine dell’Impero romano d’Oriente.
Sulla morte di Costantino vi sono diverse fonti contrastanti. La maggior parte degli autori sostiene che sia morto combattendo, ma vi è anche chi afferma, in maniera non molto credibile, che l’imperatore sia fuggito in nave per poi conti-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 317 04/10/19 16:17

318 PILLOLE DI STORIA ANTICA
nuare a vivere sotto falso nome. Per quanto riguarda le ultime parole di Costan- tino, la quantità di leggende/opinioni/ricostruzioni è semplicemente abnorme. Il discorso che ho riportato, selezionando solo poche frasi, compare in una lettera del 19 agosto 1453 di Leonardo da Chio rivolta al papa Niccolò v, ma esistono versioni molto diverse del discorso firmate da autori differenti. Per districarmi in questa selva di fonti mi sono quindi affidato in gran parte alla ricostruzione di Donald MacGillivray Nicol, uno studioso inglese moderno specializzato sull’epoca bizantina, autore del libro The Immortal Emperor. Per quanto riguarda le cifre coinvolte nell’assedio, pare che gli uomini in grado di portare un’arma all’interno della città fossero meno di ottomila. Decisamente troppo pochi per poter competere contro l’esercito ottomano. Nonostante ciò, essi riuscirono a resistere eroicamente per quasi due mesi.
337

Nel 1513 d.C. Niccolò Machiavelli scrisse Il Principe, un trattato politico di rara lungimiranza, nonché una delle opere più importanti della letteratura mondiale. In tale trattato, suddiviso in 26 brevi capitoli, Machiavelli descrisse il comportamento da seguire per un principe di valore. Lo scopo dell’autore fiorentino era quello di offrire una guida al duca di Urbino Lorenzo de’ Medici (omonimo nipote di Lorenzo il Magnifico), per conquistarsi il suo favore. Nell’ottica di Machiavelli un sovrano illuminato doveva essere in grado, talvolta, persino di “entrare nel male” o di usare mezzi non leciti, tutto per garantire il bene dello Stato, considerato il vero ideale da perseguire. Tra le frasi più celebri dell’opera si ricorda: «Dal momento che l’amore e la paura possono difficilmente coesistere, se dobbiamo scegliere fra uno dei due, è molto più sicuro essere temuti che amati».
Con il passare dei secoli il pensiero di Machiavelli venne spesso interpretato in maniera semplicistica (specialmente all’estero), tanto che dal suo nome derivò l’aggettivo “machiavellico”, che si usa in riferimento a qualcosa di cinico e spregiudicato.
Nel 2013 la bbc produsse un documentario dedicato al celebre let- terato fiorentino, intervistando anche il noto scrittore George R.R. Martin. Quest’ultimo dichiarò di aver letto Il Principe in gioventù e di aver usato l’opera come fonte di ispirazione per diversi personaggi dei suoi libri. In particolare, Martin fece il nome di Littlefinger (Petyr Baelish), a suo avviso il politico più machiavellico di Game of Thrones.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 318 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
319

338
Nel 1532 d.C. il conquistatore Francisco Pizarro invitò l’imperatore inca Atahualpa a un incontro, promettendogli che lo avrebbe accolto come un amico fraterno. Pizarro, al comando di poco meno di 200 sol- dati, rappresentava la corona spagnola in America, mentre Atahualpa, che poteva contare su circa 80.000 uomini, era venerato dal proprio popolo come un dio. Quando l’imperatore raggiunse il luogo stabilito per l’incontro (la piazza di Cajamarca, nell’altopiano settentrionale del Perù), gli si parò di fronte il frate Vicente de Valverde con una Bibbia tra le mani. Il frate chiese ad Atahualpa di sottomettersi alla legge di Gesù Cristo e l’imperatore, incuriosito, rispose di voler ve- dere meglio quel libro che si portava appresso. Ma poiché non aveva idea di cosa fosse e non era in grado di aprirlo, Valverde allungò una mano verso di lui per aiutarlo, innescando così la sua ira. Atahualpa colpì il braccio del frate, poi in qualche modo aprì la Bibbia, vide delle
Francisco Pizarro
in un
̓incisione del xvii secolo.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 319 04/10/19 16:17

320 PILLOLE DI STORIA ANTICA
scritte a lui incomprensibili e la gettò via. Per tutta risposta Valverde si voltò verso Pizarro e i suoi uomini, nascosti in attesa del segnale di attacco, e urlò: «Uscite fuori, cristiani! Colpite questi cani infedeli che rifiutano la parola di Dio! Avete visto? Il tiranno ha gettato nella polvere il libro della legge divina! Perché rimanere in soggezione di questo cane orgoglioso, quando la valle intorno è piena di indiani? Colpitelo e non temete, io vi assolvo dai vostri peccati!».
Poiché gli inca erano per lo più disarmati, l’agguato spagnolo si trasformò presto in un lento massacro: morirono circa 7000 indigeni, mentre Atahualpa venne preso in ostaggio. I fatti di quel cruento 15 novembre 1532 portarono in breve tempo alla caduta del secolare Impero incaico.
La principale fonte che ho consultato è l’illuminante saggio Armi, acciaio e malattie di Jared Diamond. In tale libro, che consiglio a tutti (è un bestseller mon- diale che merita la sua fama), vengono riportati i resoconti dei testimoni oculari dell’epoca (i compagni di Pizarro) da cui ho attinto a piene mani per scrivere questa pillola. Immagino comunque che a molti di voi, cari lettori, rimanga in testa la domanda “perché gli inca si presentarono quasi senza armi all’incontro con gli spagnoli?”. Dal nostro punto di vista, infatti, è inconcepibile recarsi con decine di migliaia di soldati disarmati a un incontro con un conquistatore straniero, anche se questi “promette” di esservi amico. Neanche un bambino cadrebbe in una trappola simile. Eppure, in questa e in mille altre occasioni, i popoli “americani” si fecero abbindolare come fessi dai conquistadores europei. Onestamente non so dare una spiegazione. Posso solo ipotizzare che forse, oltre a sapere poco-nulla della forza nemica, la loro mentalità era talmente diversa dalla nostra da non poter concepire un inganno del genere.
339
Nel 1598 d.C. William Schaw, capo architetto al servizio della co- rona scozzese, scrisse un documento dal titolo Statuti e ordinanze per tutti i maestri massoni di questo regno. All’interno dello statuto Schaw pose delle precise regole per alcune corporazioni di muratori scozzesi, fondate su caratteristiche come la segretezza, l’ottenimento di speciali privilegi lavorativi e l’apprendimento di determinati inse- gnamenti esoterici. Nacquero così i presupposti per lo sviluppo e la proliferazione delle cosiddette logge massoniche, che con il tempo si diffusero in molti paesi. Nel corso degli anni la massoneria scelse

Pillole di storia antica II PARTE.indd 320 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 321
di adottare dei simboli di riconoscimento, per lo più collegati con il mondo dell’architettura e dell’artigianato, di cui i muratori facevano parte. Il più noto è quello della “squadra e compasso”, che fu spiegato come segue in un testo massonico del 1866: «Le tre grandi luci nella massoneria sono la Sacra Bibbia, la squadra e il compasso, che sono così illustrati: la Sacra Bibbia è la guida della nostra fede, la squadra serve per “squadrare” le nostre azioni e il compasso per circoscrivere noi stessi e trattenerci all’interno dei limiti insieme a tutta l’umanità, ma specialmente insieme a un fratello massone».
Dato che la massoneria è un’associazione “segreta”, sulla sua origine vi sono molte teorie ma ben poche certezze. Quella presentata nella pillola è solo una breve ricostruzione di un importante momento della sua storia. Il testo da cui ho tratto la citazione è Raccolta di rituali massonici di Malcolm Duncan.
Fun fact: J.K. Rowling si è ispirata al noto emblema massonico (squadra e compasso) per la creazione del simbolo dei Doni della Morte. L’autrice di Harry Potter ha annunciato questa strana connessione nel documentario Harry Potter: A History of Magic, mandato in onda nell’ottobre del 2017 sul canale bbc Two.

340
Nel febbraio del 1604 d.C. Giacomo i d’Inghilterra emanò un pro- clama col quale bandiva i preti cattolici dal paese. La decisione del sovrano britannico seminò discordia in un contesto religioso molto instabile, lacerato da continui contrasti tra protestanti, cattolici e angli- cani. La reazione degli estremisti non si fece attendere: alcuni radicali cattolici, di cui Guy Fawkes divenne l’esponente più famoso, decisero di organizzare una congiura contro il Parlamento, passata alla storia come la «congiura delle polveri». Il piano prevedeva di far saltare in aria la sede del potere, eliminando così la famiglia reale e i lord inglesi per dare inizio alla rivoluzione. Trentasei barili di polvere da sparo vennero nascosti in una cantina sotto l’aula del Parlamento, in attesa del 5 novembre 1605, il giorno prestabilito per la congiura. Ma uno dei cospiratori, temendo per la vita di suo cognato (un parlamentare che avrebbe dovuto partecipare alla seduta) decise di inviargli una lettera per metterlo in guardia. L’errore costò la riuscita del piano e la vita di tutti i congiurati: Guy Fawkes, l’uomo incaricato di accendere la miccia, venne catturato e torturato per due giorni interi. Dopo una

Pillole di storia antica II PARTE.indd 321 04/10/19 16:17

322 PILLOLE DI STORIA ANTICA
stoica resistenza, confessò i nomi dei suoi complici, che vennero tutti presi, seviziati e impiccati.
Nel 1982 il fumettista britannico Alan Moore pubblicò la prima edi- zione di V per Vendetta, la nota serie di fumetti della dc Comics. La storia di Guy Fawkes fu la principale fonte d’ispirazione dell’opera, trasposta in seguito sul grande schermo.
Quella fornita è solo una possibile ricostruzione degli avvenimenti: le crona- che infatti non sono del tutto concordanti, anche perché l’intera operazione era avvolta da segretezza. Giacomo ufficialmente era anglicano, ma viveva in un contesto religioso estremamente fragile. Il sovrano tentò di ingraziarsi un po’ a turno cattolici, protestanti, calvinisti... professava a parole libertà religiosa per tutti, ma nella pratica i suoi provvedimenti spesso non erano molto tolleranti e arrivarono a scontentare tutti, tanto che ci furono diverse congiure contro di lui. Le principali fonti che ho consultato sono la Treccani online e l’Enciclopedia Britannica online. La lettera che fece scoprire i congiurati, chiamata Monteagle letter, è oggetto di dibattito tra gli storici, che hanno opinioni molte diverse su di essa (alcuni la ritengono addirittura falsa).
341

Nel 1605 d.C. William Shakespeare scrisse la celebre tragedia Macbeth. Uno degli elementi di maggior successo dell’opera, capa- ce di affascinare innumerevoli spettatori, fu la presenza di diverse enigmatiche profezie, tra cui quella pronunciata da uno spettro per il protagonista: «Macbeth non sarà vinto fino a quando la foresta di Birnam non muoverà verso il colle di Dunsinane contro di lui». Tale profezia, giudicata irrealizzabile da Macbeth, si compì invece trami- te un espediente letterario: i soldati di un esercito nemico, tentando di mimetizzarsi, tagliarono un ramo a testa per poi muoversi verso Dunsinane, dando così l’impressione che l’intera foresta si stesse precipitando contro Macbeth.
Circa tre secoli più tardi J.R.R. Tolkien lesse la tragedia di Shake- speare, ma rimase molto deluso dal modo in cui la profezia si era compiuta, poiché sperava in un intervento più “diretto” della foresta. In una lettera rivolta all’amico poeta Auden, Tolkien fece addirittura riferimento ad «amara delusione e disgusto per lo squallido utilizzo in Shakespeare del movimento della foresta di Birnam verso il colle

Pillole di storia antica II PARTE.indd 322 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 323
di Dunsinane». Tolkien decise quindi di “migliorare” la tragedia cre- ando uno scenario in cui gli alberi potessero effettivamente muoversi e andare in guerra. Nacque così l’episodio della marcia degli Ent, uno dei momenti più epici del Signore degli Anelli.
La lettera in questione fu spedita da Tolkien ad Auden il 7 giugno 1955. Il testo integrale si può trovare in lingua inglese anche online sul sito www.tolkienestate. com (la parte relativa agli Ent è a fine lettera).
342

Il 30 dicembre del 1610 d.C. il conte ungherese Thurzó, incaricato dalla corona di indagare su una serie di misteriose sparizioni nel villag- gio di Čachticela, si recò al castello della contessa Erzsébet Báthory. Lo spettacolo che gli si parò di fronte fu a dir poco raccapricciante: i resti di una fanciulla morta dissanguata giacevano nel vestibolo, mentre un terribile odore di corpi martoriati proveniva dai sotterranei, dove erano imprigionate alcune ragazze agonizzanti. Erzsébet, tuttavia, accolse il conte come se nulla fosse successo, con una cordialità che mal celava un evidente disturbo mentale.
Nel conseguente processo alcuni membri del personale di Erzsébet testimoniarono che la nobildonna era solita assumere al castello giovani ragazze del posto, per poi farle torturare con tenaglie e ferri incandescenti. Secondo la leggenda la contessa si lavava con il sangue di suddette fanciulle, poiché pensava di conservare così la giovinez- za della sua pelle. I giudici condannarono quindi i collaboratori più stretti di Erzsébet per stregoneria e li fecero giustiziare. La “contessa Dracula”, invece, grazie al suo status da nobile, riuscì a evitare l’e- secuzione, ma venne rinchiusa a vita in una stanza del castello, dove passò gli ultimi anni di follia isolata dal resto del mondo.
Quella che ho raccontato è la versione ufficiale dei fatti, ma non tutti gli studiosi ci credono. Alcuni pensano infatti che la corona ungherese e il fedele conte Thurzó abbiano voluto liberarsi di una contessa ricca e “scomoda”, inventando prove, corrompendo testimoni e facendola passare per una pazza diabolica. Tutto per poi ereditare i suoi cospicui beni, che effettivamente, dopo la morte di Erzsébet, passarono a loro. Non è semplice stabilire chi abbia ragione, anche perché la storia che attualmente si conosce della “contessa Dracula” è intrecciata alle dicerie e

Pillole di storia antica II PARTE.indd 323 04/10/19 16:17

324 PILLOLE DI STORIA ANTICA
alla leggenda. Le principali fonti che ho consultato sono un articolo della storica spagnola María Pilar Queralt del Fierro, pubblicato sulla rivista «Storica» del gennaio 2017 e il libro Murderesses in German Writing: Heroines of Horror della professoressa Susanne Kord. Quest’ultima autrice sostiene la tesi del complotto contro Erzsébet, e devo dire che le sue argomentazioni sembrano sensate.
343

Nel 1617 d.C. la Boemia era afflitta da forti tensioni religiose: cattoli- ci, calvinisti, luterani, protestanti e ussiti continuavano a fronteggiarsi con metodi più o meno violenti. I vertici del Sacro Romano Impero, incapaci di gestire un contesto così delicato, applicarono una serie di misure intolleranti e repressive (in particolare contro i protestanti).
Per tutta risposta il 23 maggio del 1618 un nutrito gruppo di aristo- cratici boemi irruppe nel castello di Praga, pronto a sfogare la propria frustrazione sui reggenti del paese.
Dopo un breve confronto verbale gli insorti, guidati dal conte En- rico Mattia von Thurn, afferrarono due rappresentanti imperiali e li lanciarono fuori dalla finestra.
Fu poi la volta del loro segretario, reo di essersi trovato nel po- sto sbagliato al momento sbagliato. Incredibilmente, nonostante la caduta da circa 15 metri di altezza, tutti e tre riuscirono a salvarsi, anche grazie alla pendenza del terreno e agli spessi vestiti di lana che ammortizzarono l’impatto.
Malgrado l’assenza di vittime, la cosiddetta “defenestrazione di Praga” ebbe conseguenze drammatiche per l’intero continente euro- peo: fu infatti l’episodio che aprì le porte alla sanguinosa guerra dei trent’anni.
Una famosa versione di questo episodio racconta che i tre uomini defenestrati (Martinic, Slavata e il segretario Fabricius) caddero su una montagna di sterco, ma si tratta probabilmente di un’invenzione successiva della propaganda protestante, volta a denigrare gli avversari. Ovviamente questa pillola è molto riassuntiva, perché è impossibile sperare di descrivere in poche righe i delicati equilibri e le tensioni religiose, politiche ed economiche tra gli aristocratici boemi, i cavalieri, il popolo, i reggenti e l’imperatore. Le principali fonti che ho consultato sono un articolo del professor Peter Wilson (Gli eventi di Praga che scossero l’Europa, pubblicato sulla rivista «Storica» dell’agosto 2018) e il libro Guerra dei trent’anni di Giampiero Brunelli.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 324 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
325

344
Nel 1662 d.C. il bucaniere francese Jean David Nau, meglio noto come François l’Olonese, seminava terrore per i mari dei Caraibi. Il suo bersaglio preferito erano le navi spagnole, sempre cariche di ingenti bottini. Durante uno scontro su una spiaggia messicana, tuttavia, gli spagnoli riuscirono ad avere la meglio, sterminando tutto l’equipaggio di François. Il giovane pirata sopravvisse solo perché riuscì a ricoprirsi di sangue e sabbia, nascondendosi tra i corpi dei suoi compagni, per poi fuggire durante la notte. Da quel momento l’Olonese giurò a sé stesso che non avrebbe più avuto nessuna pietà per gli spagnoli. Dopo aver liberato alcuni schiavi, che diventarono il suo nuovo equipaggio, “occupò” una piccola cittadina di Cuba. Gli spagnoli mandarono una nave per eliminare una volta per tutte l’Olonese, ma questi accettò lo scontro con appena venticinque compagni. Dopo una spietata battaglia, riuscì ad avere la meglio, catturando il vascello nemico e decine di
Pirati all’arrembaggio, in un̓incisione ottocentesca.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 325 04/10/19 16:17

326 PILLOLE DI STORIA ANTICA
uomini. L’Olonese decise di decapitarli tutti tranne uno, che rimandò indietro al governatore spagnolo con questo messaggio: «D’ora in avanti non avrò più pietà per nessun altro spagnolo; e prima o poi eseguirò sulla tua persona la stessa punizione che ho dato a coloro che hai mandato contro di me. Così ho ricambiato la gentilezza che hai progettato per me e per i miei compagni».
François l’Olonese diverrà noto come “Il flagello delle navi spagno- le”, uno dei pirati più spietati della storia, una bestia feroce, sempre pronta a colpire. Il fumettista giapponese Eiichirō Oda, creatore del celebre manga One Piece, prenderà spunto da lui per il famoso per- sonaggio di Roronoa Zoro. In giapponese infatti la parola l’Olonnais (Olonese) si pronuncia in modo molto simile a Roronoa.
Quando si leggono le biografie dei pirati più famosi, bisogna accettare che le storie sono quasi sempre intrecciate alla leggenda, e la vita dell’Olonese non fa eccezione. La principale fonte è il libro The Buccaneers of America di Alexander O. Exquemelin.
345
Nel 1676 d.C. un giovane astronomo danese di nome Ole Rømer ebbe un’intuizione a dir poco geniale. Studiando i dati e osservando con il telescopio le lune di Giove, Rømer si accorse che le tempistiche delle loro orbite attorno al pianeta non erano sempre uguali. In particolare, l’eclissi del satellite Io, che scompariva dietro Giove ogni 42 ore e mezzo circa, in alcuni casi poteva misteriosamente tardare di qualche minuto. Il giovane astronomo ipotizzò che lo sfasamento dei dati dipendesse dalla distanza variabile tra la Terra e il gigante gassoso. L’idea di Rømer, sebbene fosse in contrasto con le principali teorie dell’epoca, era piuttosto intuitiva: la luce aveva una velocità finita, e impiegava quindi tempistiche diverse per raggiungere la Terra a seconda della sua lontananza da Giove. Capito ciò, fu chiaro che la differenza di tempo tra le eclissi più distanti doveva corrispondere al tempo che la luce necessitava per percorrere il diametro dell’orbita terrestre (che era pressappoco conosciuto). Rømer, pertanto, servendosi delle eclissi di Io come “cronometro”, fu in grado di calcolare per la prima volta la velocità della luce, ottenendo l’incredibile risultato di 227.000 km/s.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 326 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 327
Sebbene oggigiorno il valore considerato corretto sia di 299.792,458 km/s, la misurazione di Rømer, eseguita con gli “inadeguati” stru- menti di una società preindustriale, fu un traguardo di straordinaria importanza per il mondo scientifico.
Ho cercato di semplificare al massimo la spiegazione del procedimento di Rømer, perché risultasse comprensibile a tutti. In realtà dietro la scoperta della velocità della luce (che è una delle costanti fisiche più importanti del nostro universo) ci furono tanti anni di misurazioni, calcoli e il contributo di altri scienziati, tra cui il matematico italiano Giovanni Cassini. Come fonti ho usato il saggio Da Galilei ad Einstein, Sviluppo ed Evoluzione della Fisica di Gabriele Di Lazzaro, Fisica quantistica per poeti di Lederman e Hill, e l’enciclopedia Treccani.
346

Nel 1683 d.C. un esercito immenso di centinaia di migliaia di otto- mani si preparava a invadere il continente europeo. Il gran visir turco Kara Mustafa voleva spazzare via i vecchi regni cristiani e sottomettere tutti gli “infedeli”. Sulla sua strada si trovavano però gli austriaci, al comando del duca Ernst von Starhemberg. Questi non voleva ri- schiare una guerra aperta con l’immenso esercito ottomano; così, per salvare il suo popolo, condusse tutti i suoi uomini all’interno delle solide mura di Vienna. Kara Mustafa ordinò quindi alla sua immensa armata di assediare la città. Dopo due mesi di combattimenti i genieri turchi riuscirono ad aprire una breccia, piazzando delle mine sotto le mura e facendole esplodere. La situazione per gli austriaci appariva senza speranza. Starhemberg fece lanciare un razzo luminoso nella notte, ultima disperata richiesta di aiuto a qualunque esercito alleato ci fosse nei paraggi. Era ormai questione di ore prima che gli ultimi difensori venissero travolti e che l’Europa si avviasse verso un lungo dominio musulmano.
Quello che avvenne dopo cambiò il corso della storia. All’alba del 12 settembre 1683, un esercito alleato, agli ordini del re polacco Sobieski, comparve all’orizzonte. Dopo qualche conflitto iniziale, egli decise di guidare personalmente l’attacco che avrebbe salvato la città. Sobieski si lanciò al galoppo in testa a tremila cavalieri ussari, l’élite dell’esercito polacco. Le cronache turche raccontano: «Gli in- fedeli spuntarono sui pendii con le loro divisioni come nuvole di un

Pillole di storia antica II PARTE.indd 327 04/10/19 16:17

328 PILLOLE DI STORIA ANTICA
temporale, ricoperti di metallo blu. Essi coprivano il monte e il piano formando un fronte di combattimento simile a una falce. Era come se si riversasse un torrente di nera pece che soffoca e brucia tutto ciò che gli si para innanzi».
La carica di Sobieski sbaragliò l’esercito ottomano, seminando morte e distruzione. Kara Mustafa riuscì a fuggire, ma la sconfitta gli costò la sua posizione e infine anche la vita.
Questa epica battaglia ha ispirato film, libri, dipinti e opere di ogni genere. Le fonti che la raccontano sono molteplici e di entrambi gli schieramenti (per esempio la citazione verso fine pillola, che ho un minimo snellito rispetto alla versione integrale, proviene dal racconto del turco Mehemed Der Silihdar, testimone oculare della battaglia). Va detto che ho dovuto semplificare gli eventi, perché l’assedio di Vienna è un argomento davvero troppo ampio per essere compresso in poche righe. Un ottimo libro che analizza l’argomento nel dettaglio è L’assedio di Vienna del professor John Stoye.
347

Nel 1687 d.C. Isaac Newton regalò al mondo la legge della gravita- zione universale, un’equazione destinata a rivoluzionare la concezione umana dell’universo. Il celebre scienziato inglese riteneva infatti che vi fosse una misteriosa forza in grado di legare tutti i corpi, di qualunque dimensione e a qualunque distanza. Questa forza, secondo Newton, era direttamente proporzionale alla massa dei corpi e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza. Ma come facevano un pianeta e una stella, lontani centinaia di milioni di chilometri, ad attrarsi a vicenda? Vi era forse una fune invisibile tra loro? Una spinta magica voluta da Dio? Newton non sapeva spiegarselo, e la questione lo angustiava terribilmente. Le sue equazioni costituivano un “manuale d’istruzioni” per l’uso della gravità, ma non dicevano cosa fosse davvero.
Per oltre due secoli nessuno seppe rispondere, finché Albert Einstein, verso gli inizi del ’900, decise di farsi carico del problema. Il compito del fisico tedesco era di una difficoltà spaventosa, tanto che egli stes- so scrisse a un collega: «Sto lavorando esclusivamente al problema della gravità. Una cosa è certa: mai nella vita mi sono angosciato tanto come ora. Se paragonata a questo, la relatività ristretta non è

Pillole di storia antica II PARTE.indd 328 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 329
che un trastullo per bambini». Ma alla fine, dopo circa un decennio di lavoro, Einstein riuscì a raggiungere la tanto agognata teoria della relatività generale, una delle vette più alte e meravigliose della storia umana. Per fare ciò dovette rivoluzionare completamente il concetto di “spazio”: questo non andava più inteso come un’immobile libreria, dove i pianeti venivano adagiati come romanzi e spostati da mani invisibili. Al contrario, lo spazio (o meglio, lo spazio-tempo) doveva essere percepito come un immenso mollusco flessibile, capace di contrarsi e flettersi, a seconda della massa dei corpi al suo interno. Non esisteva quindi nessuna fune invisibile che collegava la terra al sole: il nostro pianeta scivolava invece come una biglia su uno spazio curvato dalla massa della nostra stella. In definitiva, Albert Einstein comprese che la misteriosa gravità non era altro che la curvatura dello spazio e del tempo.
Ci ho pensato un po’ prima di decidermi a scrivere questa pillola, perché mi sembrava quasi un affronto provare a riassumere in poche righe la legge di gravi- tazione universale di Newton e la relatività generale di Einstein. Ma alla fine ho ceduto: l’argomento era troppo affascinante per non parlarne, e spero che non me ne vogliate per aver evitato alcuni argomenti chiave (per rispettare il formato ho dovuto, per esempio, ignorare il ruolo del tempo). Dato che non sono un fisico, ho fatto controllare la pillola ad amici laureati in materia, e ho cercato di seguire le bellissime opere di due autori del settore, ovvero L’universo elegante di Brian Greene e Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli. Sono due libri accessibili a tutti, che consiglio caldamente (specialmente il primo).
p.s.: La lettera che cito nella pillola, di cui ho inserito solo tre frasi incomplete, è stata scritta da Einstein e indirizzata al fisico Arnold Sommerfeld il 29 dicembre del 1912. Il celebre scienziato tedesco si lamentava in particolare della difficoltà della matematica necessaria per trasformare la sua idea in equazioni.

348
Nel 1695 d.C. il capitano scozzese William Kidd ricevette dal re la licenza di assaltare navi di nazioni nemiche. A quel tempo Kidd era un esperto cacciatore di pirati e la corona britannica, supportandolo, sperava di prendere due piccioni con una fava: guadagnare parte dei suoi bottini e sbarazzarsi di alcuni temibili bucanieri francesi. Il capi- tano scozzese, tuttavia, era dotato di un’indole temeraria e “selvaggia”, inconciliabile con le regole che gli erano state imposte. Secondo le

Pillole di storia antica II PARTE.indd 329 04/10/19 16:17

330 PILLOLE DI STORIA ANTICA
cronache Kidd, che era spesso sotto l’effetto dell’alcol, iniziò ad as- saltare navi civili e a giustiziare alcuni suoi subordinati. Le autorità britanniche decisero quindi di intervenire: Kidd fu catturato, accusato di pirateria e condotto verso il patibolo. Nonostante le prove a suo carico sembrassero schiaccianti, fino al suo ultimo istante William Kidd si professò innocente. Venne impiccato a Londra, il 23 maggio 1701. Il suo corpo fu lasciato a ciondolare per anni incatenato sopra una sponda del Tamigi, come monito per gli altri pirati.
Oggigiorno alcuni studiosi ritengono che William Kidd, entrato nella leggenda come un sanguinario pirata, sia stato in realtà incastrato dalla nobiltà inglese per ragioni politiche ed economiche.
La vita di William Kidd è avvolta nel mito ed è molto difficile, se non impossibile, separare realtà e leggenda. Personalmente non so dire se Kidd fosse innocente o colpevole, e la vicenda è onestamente troppo lunga e complessa per sperare di poterla riassumere in poche righe. Consiglio quindi ai più interessati il libro The Pirate Hunter: The True Story of Captain Kidd di Craig Cabell.
349
Nel 1713 d.C. il trattato di Utrecht vietò le lettere di corsa, ovvero le patenti che autorizzavano i corsari a intraprendere azioni di pirateria verso navi di nazioni nemiche. Questo avvenimento pose di fatto fine all’epoca dei corsari, che per sopravvivere dovettero trasformarsi a tutti gli effetti in comuni pirati. Tra loro vi era anche Olivier Levasseur, meglio noto come “la Poiana”. Egli era nato in una famiglia aristocra- tica, aveva ricevuto una buona educazione ed era dotato di un’ottima intelligenza. Quando gli fu ordinato di deporre la divisa da ufficiale e tornare in patria, Levasseur si rifiutò di ubbidire: al contrario si unì ad altri celebri pirati dell’epoca e si diresse verso l’oceano Indiano, a caccia di ricchi mercantili. Fu qui che mise a segno alcuni tra i suoi colpi più celebri, divenendo in pochi anni uno dei pirati più ricchi di tutti i tempi. Dopo una vita di incredibili avventure solcando i mari, Levasseur decise di seppellire in un’isola gran parte del proprio botti- no. Pochi anni più tardi fu catturato e condannato a morte. Secondo la leggenda, una volta giunto sul patibolo, Levasseur si fermò a osservare la folla giunta ad assistere alla sua esecuzione. Quindi si strappò una

Pillole di storia antica II PARTE.indd 330 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 331
collana dal petto e la gettò ai presenti, urlando: «Trovate pure il mio tesoro, se ci riuscite!».
Da allora molti cercatori di tesori hanno tentato di decifrare il mi- sterioso messaggio in codice di Levasseur, contenuto all’interno della collana, ma fino a oggi nessuno è stato in grado di trovare il suo immenso bottino. Nel 1997 il fumettista giapponese Eiichirō Oda, creatore del celebre manga One Piece, prese spunto dalla leggenda di Levasseur per una delle scene più importanti della sua opera.
Voglio sottolineare una cosa: in questa pillola c’è molta più leggenda che sto- ria, specialmente per quanto riguarda le ultime parole del pirata, che vennero probabilmente inventate in seguito. Si ritiene che persino la tomba attribuita a Levasseur (attualmente situata a Saint-Paul, Réunion) sia un falso costruito molto dopo la sua morte. Ma allora da dove viene fuori questa affascinante leggenda? In pratica nel 1934 lo studioso francese Charles de La Roncière pubblicò un’opera divulgativa di grande successo sul mondo dei pirati (Le Flibustier mystérieux: Histoire d’un trésor caché). Al suo interno raccontò la storia della morte di Levasseur così come ve l’ho esposta, senza aggiungere alcuna prova o fonte, e la collegò poi arbitrariamente a un crittogramma proveniente da un’anonima signora del posto, secondo cui quella era la chiave per il bottino nascosto del celebre pirata. Insomma, sebbene Levasseur fu davvero giustiziato quel giorno, l’intera vicenda del tesoro è quasi sicuramente una favola senza fondamenta, un insieme di dicerie della gente del luogo. Non di meno, ha ispirato una delle mie opere preferite, per cui non posso che ringraziare il buon Charles de La Roncière. Le principali fonti che ho consultato sono i libri Treasure Neverland: Real and Imaginary Pirates di Neil Rennie, In India di William Dalrymple, Pirates & Privateers in Mauritius di Denis Piat.
350
Nel 1717 d.C. Edward Teach, meglio conosciuto come Barbanera, era il pirata più temuto dei Caraibi. Nell’opera Storia generale dei pirati, scritta in quegli anni, fu descritto così: «Il capitano Teach assunse il soprannome di Barbanera a causa della grande quantità di peli che, simili a una spaventosa meteora, gli ricoprivano la faccia. Durante l’azione portava una fascia attorno alle spalle con tre coppie di pistole che penzolavano nelle fondine; s’infilava poi micce accese sotto il cappello, che sbucandogli dai lati della faccia, insieme allo sguardo istintivamente feroce e selvaggio, gli conferivano un aspetto più terribile di quello di una furia infernale».

Pillole di storia antica II PARTE.indd 331 04/10/19 16:17

332 PILLOLE DI STORIA ANTICA
La tremenda fama e i frequenti crimini di Teach richiesero l’intervento di Robert Maynard, uno dei migliori ufficiali della marina britannica, che riuscì infine a rintracciare il famigerato pirata.
Lo scontro che seguì fu di rara intensità e ferocia: si narra che Bar- banera continuò a combattere anche con diverse pallottole in corpo, e cadde solo dopo aver ricevuto 25 ferite.
Teach fu quindi decapitato e la sua testa venne esposta su una nave della marina come trofeo: un macabro monito per qualunque pi- rata.
Secondo la leggenda Teach passò la notte prima della battaglia ubriacandosi con alcuni sottoposti. Uno di questi gli chiese se almeno la moglie sapesse dove fosse nascosto il suo tesoro, ma Barbanera rispose: «Solo io e il Diavolo sappia- mo dove si trovi. Chi tra me e lui sopravvivrà più a lungo potrà tenerselo». La principale fonte è l’opera Storia generale dei pirati, scritta dal capitano Char- les Johnson nella prima metà del ’700. Sebbene non si abbiano molte notizie sull’autore, si pensa che egli stesso fosse un pirata attivo in quegli anni (in realtà ci sono numerosi studi tra loro contrastanti sulla misteriosa identità di Charles Johnson, che secondo alcune teorie sarebbe addirittura uno pseudonimo del noto scrittore Daniel Defoe). Non si può comunque sapere dove finisca la storia e inizi la leggenda: in quel periodo le dicerie sui pirati si mescolavano inesorabilmente con i fatti storici.
351

Verso il 1740 d.C. l’ammiraglio britannico Edward Vernon era so- prannominato Old Grog perché soleva indossare un vestito di grogram, una ruvida stoffa a base mista di lana e seta. Un giorno Vernon decise di diluire le razioni di rum servite ai suoi uomini, per permettere loro di essere più sobri durante il servizio.
Ovviamente i marinai non gradirono il cambiamento e, secondo la leggenda, sostennero che la nuova bevanda fosse «sottile come il cappotto del vecchio Grog!». Ma la Royal Navy approvò la decisione di Vernon, integrandola nel regolamento ufficiale della marina, dove rimase per oltre due secoli. Nacque quindi il grog, un miscuglio di rum e acqua che esiste ancora oggi, e che è noto anche per essere la bevanda ufficiale del famoso videogioco The Secret of Monkey Island.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 332 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 333
Nel gioco il grog è considerato una delle bevande più forti conosciute dall’uomo, ed è un miscuglio segreto composto da vari ingredienti tra cui cherosene, acetone e acido per batterie. Nella realtà, invece, la Treccani lo definisce «una bevanda composta di rum o cognac, acqua calda e zucchero, con buccia di limone (quindi simile al ponce, ma più forte)». Le principali fonti che ho consultato sono i libri The Sea and Civilization: A Maritime History of the World di Lincoln Paine, Grog: A Bottled History of Australia’s First 30 Years di Tom Gilling.
352
Nel 1774 d.C. il poeta tedesco Goethe scrisse I dolori del giovane Werther. Questo famoso romanzo epistolare narrava la triste storia di Werther, un giovane che decise di spararsi in testa in seguito a una struggente delusione d’amore. L’opera conobbe presto un enorme successo, tanto da essere tradotta e diffusa in vari paesi. La grande po- polarità, tuttavia, ebbe anche spiacevoli conseguenze. Alcune persone sofferenti per amore, infatti, iniziarono a uccidersi ispirandosi all’eroe goethiano. I suicidi, che seguivano spesso modalità simili a quelle del

Johan Wolfgang von Goethe, in un di- segno che riproduce il ritratto fattogli dal pittore K. Stieler nel 1828.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 333 04/10/19 16:17

334 PILLOLE DI STORIA ANTICA
romanzo (in determinati casi le persone si vestivano addirittura come i protagonisti), divennero un fenomeno mediatico internazionale, finché il libro non venne censurato da diverse istituzioni. Alla fine Goethe, affranto per l’assurda situazione che si era venuta a creare, pubblicò una nuova versione rivisitata della sua opera, e tra le varie modifiche aggiunse anche un’incitazione per coloro che condividevano il dolore del protagonista: «Sii uomo e non seguire il mio esempio».
Ancora oggi alcuni studiosi, per indicare il presunto fenomeno imi- tativo della condotta suicida, parlano di “effetto Werther”.
Secondo alcuni studiosi, tra cui il sociologo Frank Furedi, l’epidemia di suicidi che seguì la pubblicazione del celebre romanzo di Goethe fu più leggendaria che reale, e la percezione di questo fenomeno crebbe grazie alle dicerie e alle esagerazioni dei giornali dell’epoca. In realtà, a parte alcuni casi accertati, è impossibile stabilire su quanti suicidi l’opera abbia avuto una qualche influenza, per cui a mio avviso non si può sapere chi abbia ragione.
L’effetto Werther è stato teorizzato dal sociologo David P. Phillips, che analizzò il numero di suicidi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti tra il 1947 e il 1968. Egli scoprì che le morti auto-inflitte aumentavano in modo considerevole in seguito alla pubblicazione sui giornali di grandi casi di suicidio.
La principale fonte che ho consultato è l’articolo Werther e l’emulazione del suicidio per amore della professoressa Isabel Hernández (rivista «Storica» di luglio 2019).

353
Agli inizi dell’800 l’industria tessile inglese venne rivoluzionata dall’introduzione di macchine innovative, tra cui i primi telai meccani- ci. Nonostante l’ottimo impatto sulla produzione, le nuove tecnologie furono osteggiate da vari gruppi di operai e artigiani. Secondo costoro, infatti, le moderne macchine industriali sottraevano lavoro, riduce- vano la qualità dei prodotti e provocavano l’abbassamento dei salari. Fu così che i cosiddetti “luddisti” (nome derivante dal leggendario operaio Ned Ludd, giustiziato per aver distrutto un telaio) iniziarono a manifestare il proprio dissenso assaltando fabbriche e facendo a pezzi i macchinari “colpevoli” della loro rovina. Il governo inglese reagì molto duramente: migliaia di soldati si occuparono di sedare le rivolte, e venne addirittura approvata una legge che puniva con la

Pillole di storia antica II PARTE.indd 334 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 335
morte la distruzione di un telaio. Alla fine, dopo diverse impiccagioni e deportazioni, il movimento luddista fu sconfitto e l’Inghilterra poté riprendere la sua scalata verso il progresso.
Ancora oggi molti economisti, per definire il timore della “disoccupa- zione tecnologica”, amano servirsi dell’espressione “fallacia luddista”.
Come avrete intuito, questa pillola è estremamente attuale. Il mondo che cono- sciamo, infatti, continua a cambiare ogni anno in funzione delle nuove tecnolo- gie; e mentre alcuni lavoratori sono disposti a rinnovarsi e a rimettersi in gioco, variando anche radicalmente il loro modo di pensare, altri rimangono ancorati ai vecchi sistemi e lottano per non perdere i vecchi impieghi. Lo si è visto per esempio con il caso dei tassisti e di Uber, oppure con la famosa direttiva europea sul copyright (voluta dai grandi editori per attaccare i social networks). Ma per quanto tempo ci si può opporre al progresso? Secondo la mia personale opinione, combattere le nuove tecnologie, nel lungo periodo, non è solo stupido, è anche autolesionista. (Ovviamente in questo contesto, con il termine “progresso”, mi riferisco esclusivamente all’evoluzione tecnologica. Se si considerasse la definizione più completa, il discorso sarebbe ben più complesso e “filosofico”, perché bisognerebbe analizzare la dibattuta questione del “mito del progresso”). Per quanto riguarda il movimento luddista, il tema è più ampio di come l’ho potuto presentare in poche righe. Rimando quindi i più interessati alle principali fonti che ho consultato, ovvero il libro Storia contemporanea: L’Ottocento di Giovanni Sabbatucci e l’articolo Luddisti, la grande rivolta contro le macchine del professor Ferran Sánchez (rivista «Storica» di settembre 2017).
354

Nel 1813 d.C., a Roncole di Busseto, nel ducato di Parma, nacque da una semplice famiglia di contadini un uomo che diventerà una vera e propria icona della lirica mondiale: Giuseppe Verdi.
Quando Verdi aveva quasi nove anni suo padre Carlo, vedendo quanta passione avesse il figlio per la musica, decise di regalargli una spinetta in modo che potesse esercitarsi anche a casa senza doversi recare nella vicina chiesa. Questa spinetta, già logora da tempo (risaliva al secolo precedente), si rovinò ulteriormente a causa del continuo utilizzo da parte del giovane. Fu quindi necessaria una riparazione, che venne affidata al valente artigiano Stefano Cavalletti. Questi, una volta terminato il lavoro, chiese a Verdi di suonare qualcosa in modo da poter verificare il corretto funzionamento dello strumento e, accortosi

Pillole di storia antica II PARTE.indd 335 04/10/19 16:17

336 PILLOLE DI STORIA ANTICA
subito della sublime bravura del giovane Giuseppe, rifiutò di farsi pagare per il suo lavoro. Al contrario, prese un foglio, che incollò alla spinetta, dove scrisse testualmente: «Da me Stefano Cavalletti fu fatto di nuovo questi saltarelli e impenati a corame e vi adatai la pedaliera che ci ho regalato; come anche gratuitamente ci ho fatto di nuovo li detti saltarelli, vedendo la buona disposizione che ha il giovinetto Giuseppe Verdi d’imparare a suonare questo istrumento, che questo mi basta per essere del tutto pagato. Anno Domini 1821».
Questa è una delle sei pillole del libro che non ho scritto personalmente. L’au- tore, infatti, è un giovane ingegnere di nome Alessandro Ricchetti. Per quanto riguarda Verdi, la spinetta e il biglietto esistono ancora e sono conservati alla casa di riposo per musicisti di Milano, fondata da Verdi in persona. La principale fonte è il libro Verdi di Massimo Mila.
355
Nel 1821 d.C. i greci, dopo secoli di sottomissione, decisero di ribellarsi al dominio dell’Impero ottomano. La sollevazione suscitò grande interesse in tutta Europa, infiammando i cuori degli intellet- tuali e le ambizioni del mondo cristiano. Il crescente fermento attirò anche lʼattenzione dei ricchi finanzieri inglesi, che videro nella guerra d’indipendenza una ghiotta possibilità di guadagno. Questi convinsero quindi le autorità ribelli a finanziarsi emettendo i cosiddetti Greek rebellion bonds: si trattava di obbligazioni il cui valore, quotato alla Borsa di Londra, saliva e scendeva in base all’andamento del conflitto. Molti europei investirono nei titoli, un po’ per speculazione, un po’ per sostenere la causa greca. La guerra tuttavia non andò come previsto: l’Impero ottomano ottenne un successo dopo l’altro, facendo crollare la possibilità che i ricchi finanzieri europei recuperassero i loro prestiti. Fu così che nel 1827 un imponente esercito internazionale, capeggiato dalla Gran Bretagna, venne inviato in soccorso della Grecia. Presso Navarino (davanti alle coste del Peloponneso), la coalizione inflisse una grave sconfitta alla flotta ottomana, che fu costretta a ritirarsi. Per la prima volta, dopo quasi quattro secoli di dominazione straniera, i greci ottennero l’indipendenza. Ma dietro l’apparente liberazione si celava un’insidiosa trappola: la Grecia, incapace di ripagare i propri

Pillole di storia antica II PARTE.indd 336 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 337
debiti, entrò in una profonda spirale d’insolvenza verso alcuni paesi europei. Iniziò quindi una nuova forma di “sottomissione silenziosa”, non più territoriale, bensì economica, che si protrasse per decenni.
La storia della guerra d’indipendenza greca è complessa: vi sono coinvolti diversi paesi con le rispettive motivazioni religiose, politiche, diplomatiche, culturali, e ovviamente anche economiche. Questa pillola si sofferma solo su quest’ultimo aspetto, ma non va fatto l’errore di pensare che tutto il conflitto sia stato incentrato unicamente sui greek rebellion bonds. Ovviamente, trattan- dosi di una pillola e non di un saggio storico, ci sono delle semplificazioni. Le principali fonti che ho consultato sono i libri Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità di Yuval Noah Harari e A Debt Restructuring Mechanism for Sovereigns di Christoph G. Paulus.
356
Nel 1842 d.C. Christian Andreas Doppler, un giovane e carismati- co professore austriaco di fisica, propose una teoria rivoluzionaria. Secondo Doppler, il colore della luce e la tonalità del suono non erano costanti, ma cambiavano in base al movimento della sorgente e dell’osservatore. La nuova teoria suscitò l’ilarità di molti studiosi: com’era possibile che la stessa musica, proveniente dallo stesso pia- noforte, fosse diversa per una persona ferma e per una in movimento? La teoria di Doppler sembrava non avere alcun senso. Tra gli scettici vi era anche un tale Buys Ballot, un professore olandese che decise di sbugiardare il collega allestendo uno degli esperimenti più teatrali della storia. Ballot caricò su un treno alcuni trombettisti, dando loro istruzione di suonare sempre la stessa nota mentre il treno correva veloce. Ai lati del binario pose invece un pubblico di ascoltatori, tra cui alcuni esperti musicisti. Il risultato fu clamoroso: le note suonate sembravano diverse da quelle ascoltate. Nonostante l’intento di Ballot fosse quello di smentire le affermazioni di Doppler, il suo esperimen- to confermò la teoria del professore austriaco, donando al mondo la conoscenza del celebre effetto Doppler.
Immagino che molti di voi sappiano cosa sia l’effetto Doppler, la cui conoscenza torna utile specialmente in astronomia. Riporto comunque la definizione: «È quell’apparente variazione di frequenza delle onde emesse da una sorgente in

Pillole di storia antica II PARTE.indd 337 04/10/19 16:17

338 PILLOLE DI STORIA ANTICA
moto rispetto a un osservatore: la frequenza aumenta se sorgente e osservatore si avvicinano, mentre diminuisce in caso di allontanamento» (Treccani). Per scrivere questa pillola ho consultato diverse fonti, tra cui il libro Archimedes to Hawking: Laws of Science and the Great Minds Behind Them di Clifford Pickover. Esistono anche racconti leggermente diversi dell’esperimento di Ballot (non vi è uniformità nelle fonti), che riportano la presenza di musicisti impegnati a suonare pure lungo i binari. Il principio e i risultati, in ogni caso, rimangono gli stessi.
357

Nel 1848 d.C. l’eccentrico collezionista croato Mihajlo Barić si recò in Egitto e acquistò un sarcofago contenente la mummia di una donna. Il cadavere rimase a lungo esposto come decorazione nella casa di Barić e, dopo la morte di quest’ultimo, passò al Museo Archeologi- co di Zagabria, senza che nessuno notasse nulla di particolare. Le bende della mummia, in realtà, erano ricoperte da scritte, ma queste risultavano così corrotte da impedire una decifrazione: gli studiosi pensarono quindi che si trattasse di un incomprensibile testo religioso egizio e accantonarono il reperto. Fu solo nel 1892 che un esperto linguista si accorse di una peculiarità che avrebbe reso la mummia famosa in tutto il mondo: le scritte su di essa non erano egizie, bensì, incredibilmente, etrusche.
Oggigiorno, la “mummia di Zagabria”, con le sue circa 1200 parole, è il manoscritto etrusco più lungo in nostro possesso. Purtroppo risulta ancora in gran parte illeggibile a causa delle condizioni deteriorate, ma gli studiosi concordano sul fatto che si tratti di un calendario rituale, databile al iii secolo a.C. L’enigma sulla sua storia permane: perché mai un libro sacro degli etruschi venne usato per mummificare una donna in Egitto? Sebbene vi siano tantissime ipotesi, gli studiosi non sanno dare una risposta definitiva.
Riporto un paio di ipotesi che provano a spiegare l’enigma del cosiddetto Liber linteus (libro di lino). Alcuni credono che una piccola comunità etrusca possa essersi trasferita in Nord Africa e aver riciclato il testo per mummificare un’importante donna del gruppo. Molti pensano però che il cadavere sia egizio, e che gli imbalsamatori abbiano usato quel libro etrusco in mancanza di altri materiali. Io onestamente non ne ho idea. Oggigiorno la mummia è conservata al Museo Archeologico di Zagabria. Tra le varie fonti che ho consultato vi sono i libri The Etruscans: Lost Civilizations di Lucy Shipley e La civiltà perduta degli etruschi di Alberto Angela.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 338 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
339

358
Nel 1876 d.C. il governo giapponese vietò ai samurai di portare la spada in pubblico. Questo avvenimento pose di fatto fine all’era dei celebri guerrieri nipponici, che si videro spogliati della loro stessa essenza. Tra i più contrariati vi era Saigo Takamori, colui che è passato alla storia come “l’ultimo dei samurai”. Egli disapprovava l’eccessiva occidentalizzazione del Giappone e volle addestrare nuovi sottoposti in un’accademia militare privata, in vista dell’imminente rivolta. Saigo amava le antiche tradizioni del suo paese, ma non era un ingenuo. Per prepararsi alla battaglia dotò infatti il suo esercito di trenta mortai, due cannoni e migliaia di fucili di fabbricazione russa e inglese. Nonostante ciò, le truppe governative riuscirono ad avere la meglio. Così, mentre veniva accerchiato presso il monte Kagoshima, il 22 settembre del 1877 Saigo annunciò ai suoi soldati che avrebbero combattuto per l’ultima volta, e ordinò loro di morire con onore. Poi indossò un kimono tradizionale, afferrò la spada e si lanciò con un pugno di samurai contro l’esercito nemico. La leggenda narra che dopo essere stato colpito da una pallottola scelse di morire dignito- samente, decapitato da un compagno, per rispettare il suicidio rituale noto come seppuku.
Inizialmente Saigo fu uno dei promotori dell’occidentalizzazione del Giappone, e solo in un secondo momento, dopo essere rimasto deluso dalle conseguenze di tale processo (e dal modo in cui venne portato avanti), decise di organizzare una fiera resistenza. Il personaggio storico fu poi idealizzato da molti, e le sue gesta si fusero con la leggenda. Le principali fonti sono il libro La storia segreta dei samurai di Jonathan Clements e l’articolo Saigo Takamori, l’ultimo dei samurai del professor Arturo Galindo Garcia (rivista «Storica» del dicembre 2016).
359
Nel 1900 d.C. alcuni pescatori di spugne, nei pressi dell’isola greca di Anticitera, scoprirono il relitto di una nave romana affondata nel i secolo a.C. Tra i vari reperti rinvenuti il più affascinante e misterio- so, noto come la “macchina di Anticitera”, continua a sbalordire gli

Pillole di storia antica II PARTE.indd 339 04/10/19 16:17

340 PILLOLE DI STORIA ANTICA
studiosi dopo oltre un secolo. Si tratta di un congegno di bronzo a orologeria formato da più di trenta ruote dentate (incluso un sofisticato gruppo differenziale), ricoperte da iscrizioni in greco. Il meccanismo poteva essere attivato con una semplice manovella e le sue funzioni erano molteplici. Grazie a delle lancette permetteva, per esempio, di mostrare i movimenti della Luna e del Sole in relazione allo Zodiaco. Seguiva inoltre i moti dei pianeti allora conosciuti, ed era in grado di calcolare il momento in cui si sarebbero verificate le eclissi. Come se non bastasse, indicava anche la “data” delle principali competizioni sportive del mondo greco. Era quindi una sorta di mappa astronomica dinamica, dotata di funzionalità socio-culturali extra.
Questo incredibile marchingegno, senza eguali al mondo tra gli an- tichi reperti sopravvissuti, ha suscitato diverse perplessità nei decenni passati. Si è ipotizzato infatti che fosse uno strumento moderno, finito per caso nei pressi del relitto romano. Ma l’analisi paleografica delle iscrizioni lascia pochi dubbi riguardo la sua autenticità, e testimonia le stupefacenti capacità tecnologiche, per certi versi ancora sconosciute, degli antichi greci.
La macchina di Anticitera è attualmente conservata al Museo archeologico nazionale di Atene. Per scrivere questa pillola ho consultato diversi libri, tra cui La rivoluzione dimenticata di Lucio Russo e I segreti tecnologici delle antiche civiltà di James M. Russell. Ho visto inoltre alcuni affascinanti documentari in cui le meraviglie della macchina di Anticitera vengono commentate dai membri del team di esperti addetto al suo studio. Ne consiglio a tutti la visione (per chi conosce l’inglese si possono trovare facilmente anche su Youtube digitando “Antikythera mechanism”).
360
Nel 1910 d.C. Arturo Toscanini era direttore d’orchestra del presti- gioso teatro d’opera Metropolitan di New York. Egli era famoso in particolare per la sua maniacale cura dei dettagli, di cui andava molto fiero. Nonostante ciò, il famoso direttore d’orchestra parmigiano sapeva concedersi di tanto in tanto anche delle battute di spirito. In un’occasione, per esempio, interruppe e corresse durante una prova Geraldine Farrar, un’amatissima soprano statunitense. La cantante, colta da un moto di risentimento, gli disse: «Maestro, dovrebbe andare

Pillole di storia antica II PARTE.indd 340 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 341
al mio ritmo, si ricordi che io sono una stella»; e Toscanini, indicando sé stesso, le rispose: «E lei si ricordi che quando il sole splende le stelle non si vedono».
La principale fonte di questa pillola è il libro Greater Gotham: A History of New York City from 1898 to 1919 di Mike Wallace. Va detto che questo aneddoto si trova raccontano in versioni diverse. Secondo altre fonti, infatti, Toscanini avrebbe risposto: «Le stelle sono in cielo, mademoiselle. Tu non sei che una mediocre artista, e devi obbedire alle mie indicazioni». Si ringraziano per questa pillola El Fanco, Jack, Pizz e i cartelli di Milano Marittima.
361
Nel 1925 d.C. la Torre Eiffel era ridotta in condizioni pietose, tanto che diversi giornali pubblicarono articoli su una possibile demolizio- ne. Queste notizie vennero sentite anche dal truffatore professionista
La Torre Eiffel in un̓incisione del 1911.

Pillole di storia antica II PARTE.indd 341 04/10/19 16:17

342 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Victor Lustig, che decise di sfruttare la cosa a suo vantaggio. Dopo essersi procurato delle false credenziali come funzionario del governo francese, Victor si mise in contatto con alcuni grandi commercianti di rottami di ferro parigini, sostenendo di avere molta merce da vendere in quanto la torre sarebbe stata presto demolita. Il più ingenuo dei commercianti, un tale chiamato André Poisson, si fece abbagliare dalle false credenziali del truffatore e decise di corromperlo per avere il privilegio di comprare i residui metallici. Gli consegnò quindi una valigetta colma di franchi, pensando di aver concluso l’affare del se- colo. Ma una volta ottenuto il denaro, Victor fece perdere le sue tracce. Poisson si rese presto conto di essere stato truffato, ma provò una tale vergogna che decise di non sporgere denuncia. Victor Lustig, d’altro canto, è tuttora conosciuto come l’uomo che vendette la Torre Eiffel.
La moglie di Poisson aveva dei forti dubbi sull’acquisto e Victor dovette quindi convincere entrambi i coniugi. Il truffatore disse di essere un funzionario del governo sottopagato e di fare molta fatica ad arrivare a fine mese. Poisson e la moglie capirono di dover quindi pagare una tangente e gli consegnarono, oltre al denaro già dato come offerta per i residui della torre, anche un’elevata tangente.
362
Nel 1930 d.C. un giovane studioso inglese di nome Bertrand Hallward venne incaricato di scrivere quattro capitoli per la prestigiosa Cam- bridge Ancient History, un’opera in più volumi sulla storia del mondo antico. Al suo interno Hallward descrisse la distruzione di Cartagine da parte dei romani, ma fece un grave errore. Senza verificare le fonti, scrisse infatti che «gli edifici e le mura vennero rasi al suolo; l’aratro fu passato sul sito e i solchi vennero cosparsi di sale». Lo spargimento del sale sulle rovine delle città distrutte era un’antica pratica mediorientale (attestata da testi mesopotamici e persino da un brano della Bibbia), ma i romani non avevano mai fatto nulla del genere. Si trattava infatti di un’usanza illogica e dispendiosa, lontana dalla loro cultura. Tale mito, assente nelle opere degli autori classici, iniziò tuttavia a comparire in alcuni testi non specialistici dell’800, che trasposero per errore una rara usanza orientale sul mondo romano. Quando poi Hallward “ufficializzò” la bufala del sale, inserendola per

Pillole di storia antica II PARTE.indd 342 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 343
disattenzione nella rispettabile opera marchiata Cambridge, questa cominciò a diffondersi ovunque: nei libri, nei giornali, nelle scuole, nelle enciclopedie... E ancora oggi, quasi cento anni dopo, vaga inarrestabile, nutrendosi dell’ingenuità della gente.
Scrivo aneddoti storici di continuo e vi garantisco che è impossibile evitare sempre di sbagliare. Per quanto ci si sforzi di controllare il proprio lavoro, infatti, siamo esseri umani, e in quanto tali commettiamo errori. Tutti quanti, anche gli studiosi più rispettati. Non voglio quindi condannare Bertrand Hallward, che tra l’altro ebbe una brillante carriera accademica. Ci tengo solo a ricordare di stare all’erta, perché le bufale storiche sono ovunque, costanti, inarrestabili. Per scrivere la pillola mi sono basato sui seguenti articoli tecnici presenti sul portale Jstor. org: To be Taken with a Pinch of Salt: The Destruction of Carthage del professor R.T. Ridley, A legend of the destruction of Carthage di Susan T. Stevens, The Destruction of Carthage: A Retractatio di B.H. Warmington. In questi articoli viene suggerita anche la possibilità che la falsa credenza sul sale si sia originata da un testo del 1299 di papa Bonifacio viii, che scrisse di aver raso al suolo Pa- lestrina arandola come era stato fatto con Cartagine, per poi cospargerla di sale.
363
Nel 1973 d.C. l’archeologo inglese Robin Birley rinvenne nei pressi del vallo di Adriano una serie di tavolette di legno su cui erano state scritte delle lettere romane, risalenti agli inizi del ii secolo. Birley sperò di aver rinvenuto dei documenti storici di grande importanza e mise all’opera un team di esperti per tradurre le tavolette. Esse apparirono su- bito come missive piuttosto personali. Riporto alcuni esempi rinvenuti:
Da Claudia Severa alla sua Lepidina, salute! Il terzo giorno prima delle idi di settembre (l’11 del mese), per il giorno in cui si festeggia il mio compleanno, ti invito di cuore a venire da noi, sorella cara. Spero che tu sia presente per rendere la mia giornata ancora più felice. Saluta il tuo Ceriale. Il mio Elio e il figliolo lo salutano. Ti aspetto, stammi bene, mia cara sorella, così come mi auguro di stare bene io, e addio. Da Severa a Sulpicia Lepidina, moglie di Ceriale.
Da Masclus al suo re Ceriale, salute! Vorrei cortesemente sapere, mio signore, quali sono gli ordini per domani. Dobbiamo tornare tutti alle normali occupazioni, o solo metà di noi?

Pillole di storia antica II PARTE.indd 343 04/10/19 16:17

344 PILLOLE DI STORIA ANTICA
Vorrei anche richiedere, per cortesia, che sia inviata più birra, perché al forte è terminata. Dal decurione Masclus al prefetto Ceriale.
Le tavolette si rivelarono quindi come una sorta di email di duemila anni fa. Attualmente molte di loro sono esposte al Vindolanda Museum, vicino al confine tra Inghilterra e Scozia, e gli archeologi continuano a scavare sperando di trovare nuovi reperti. Personalmente spero soltanto che il buon Masclus abbia ricevuto la sua birra.
Gli storici suggeriscono che Masclus appartenesse alla tribù germanica dei batavi, che sorvegliavano il forte in quel periodo storico. Questo spiegherebbe sia il termine “re”, usato in riferimento al prefetto Ceriale, che la richiesta di birra, bevanda tipicamente associata più ai germani che ai romani. Le principali fonti che ho consultato sono i libri Rome: The Autobiography di Jon E. Lewis e Sul confine dell’impero: Imprese militari e vita quotidiana dei soldati di Roma di Sandro Matteoni.
364

Nel 2000 d.C. un team di ricercatori, esplorando una necropoli egizia nei pressi di Luxor, scoprì la mummia di una donna risalente agli inizi del i millennio a.C. Il cadavere attirò subito l’attenzione per un insolito particolare: al posto dellʼalluce destro presentava un magnifico dito di legno attaccato con dei lacci di pelle. Alcuni studiosi ipotizzarono che la funzione del reperto fosse quella di completare il corpo della defunta, in modo da permetterle una migliore esistenza ultraterrena. Altri, invece, pensarono a una protesi installata per aiutare la donna a camminare.
Il dubbio persistette fino al 2012, quando l’esperta inglese Jacqueline Finch fece realizzare delle copie esatte del dito artificiale da testare su alcuni volontari privi dell’alluce destro. Questi ultimi, dotati anche di sandali simili a quelli egizi, riuscirono a camminare comodamente. In seguito al successo dell’esperimento, la studiosa suggerì che il meraviglioso oggetto da lei analizzato fosse la prima protesi tangibile della storia.
La ricerca di Jacqueline Finch, in realtà, fu eseguita su due antiche protesi: quella citata nella pillola, presente oggi al Museo Egizio del Cairo e databile tra

Pillole di storia antica II PARTE.indd 344 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA 345
il 950 e il 710 a.C., e un’altra risalente al 600 a.C. circa, rinvenuta nel 1881 e attualmente conservata al British Museum di Londra. Nonostante la difficoltà nel trovare volontari adatti per i test, entrambe hanno portato a risultati soddisfacenti. La principale fonte che ho consultato è l’articolo della studiosa in questione, pubblicato nel 2012 sul «Journal of Prosthetics and Orthotics» (Biomechanical Assessment of Two Artificial Big Toe Restorations From Ancient Egypt and Their Significance to the History of Prosthetics).
365
Una mattina d’estate del 2107 d.C. Guglielmo si alzò presto per provare l’ultimo aggiornamento del Morphereum, la migliore realtà virtuale del momento. Suo nonno lo vide e scosse la testa: ricordava ancora con nostalgia i vecchi tempi delle chat di gruppo, delle sto- ries al mare e dei commenti sui social. Ora i giovani erano sempre incollati a quella diabolica realtà virtuale, che sembrava renderli così ottusi, così privi di valori autentici. Guglielmo notò con la coda dell’occhio l’espressione imbronciata del nonno. Per evitare i soliti rimproveri indossò rapidamente il visore e si immerse nel Morphe- reum. La qualità grafica dell’aggiornamento lo lasciò senza fiato: se non avesse saputo di trovarsi davanti a un negozio virtuale, avrebbe pensato a una libreria “solida”, di quelle che si vedevano nei vecchi film. Preso dall’entusiasmo, entrò nell’edificio e cercò lo sguardo di un commesso.
«Buongiorno, sto cercando un libro interessante da leggere durante l’estate».

«Buongiorno, serve aiuto?»
«Fino a martedì molti grandi classici della letteratura sono scontati del 30%. Abbiamo l’edizione integrale dei Promessi Sposi, Il Signore degli Anelli... e tutto One Piece racchiuso in un singolo file».
«La ringrazio, ma preferirei leggere un libro di storia antica. Adoro in particolare gli egizi, i greci e i romani».
«Va bene, i migliori best seller del settore sono da questa parte».
«Veramente mi piacerebbe provare qualcosa di poco conosciuto, possibilmente economico».
«Ok, controllo un attimo l’archivio. Allora, vediamo... Cercando “storia antica” il risultato in memoria che costa meno è un file chia-

Pillole di storia antica II PARTE.indd 345 04/10/19 16:17

346 PILLOLE DI STORIA ANTICA
mato Pillole di storia antica. È stato pubblicato nel lontano novembre del 2019».
«Di cosa si tratta?»
«Sembra una raccolta di 365 aneddoti storici, posti in ordine cro- nologico».
«Posso guardare l’anteprima?»
«Certamente».
Guglielmo aprì il file e diede una rapida occhiata al nome dell’au-
tore. Con una certa soddisfazione constatò di non averlo mai sentito prima. Gli piaceva leggere vecchie opere di persone a lui ignote: in un certo senso, era come incontrare nuovi potenziali amici vissuti in altre epoche, da scoprire piano piano, partendo da zero. Certo, gli autori dei primi anni duemila pensavano ancora che la democrazia fosse nata in Grecia, che la storia dovesse essere analizzata considerando solo il passato del pianeta terra e che in tutto l’universo ci fosse un’invisi- bile sostanza chiamata materia oscura. Ma per quel prezzo, in fondo, poteva passarci sopra. Cominciò quindi a leggere l’introduzione: «A cosa serve la Storia? Prima di tutto, devo provare a rispondere a questa fondamentale domanda...»

Pillole di storia antica II PARTE.indd 346 04/10/19 16:17

PILLOLE DI STORIA ANTICA
347
Epilogo
Immaginate una cellula. Immaginatela come un sistema ideale, sem- plice, perfetto. Un sistema in grado di mantenersi distinto dall’ambiente che lo circonda e in grado di replicarsi in modo preciso, senza alcuna alterazione o mutazione. Tale cellula la chiamiamo “A”. A si duplica e diviene A1 e A2.
Quando pongo questa domanda ad amici e conoscenti (e la pongo spesso, magari dopo qualche bicchiere), ottengo svariate risposte, ipotesi anche fantasiose, più o meno conformi al clima o al “gra- do” della serata. Di solito tra le ipotesi ridonda il termine divenire. Secondo molti A non è morta. Piuttosto è “divenuta” A1 e A2. È un po’ complicato: A ha cessato di esistere ma non è morta, non è A1 e nemmeno A2. Personalmente non mi ci sono ancora raccapezzato. Chiunque possa illuminarmi sarà il benvenuto. Nonostante la lacuna mi preme proseguire con i quesiti.
Prima domanda: posso dire che A è morta?
Forse per introdurre qualche certezza, prendo ed ammazzo A1. Ov- viamente un’entità virtuale la si uccide virtualmente, ma in maniera cruenta e decisa: A1 viene schiacciata, distrutta, dispersa nell’agar virtuale che la circonda e che prima la nutriva.
Seconda domanda: posso affermare che A1 sia morta?
A volte qualcuno compie qualche acrobatico tentativo di considerare A1 viva per rappresentanza in A2, sua copia perfetta di discendenza comune. Ma i più si arrendono all’evidenza: A1 è indiscutibilmente
morta ammazzata.
Ora, chiedo un piccolo sforzo di immaginazione, qualche concessio-
ne alle probabilità e un po’ di elasticità alla scienza osservazionale. Immaginate che il “materiale” dispersosi da A1 si diffonda nell’am- biente che circondava sia A1 che A2. Accettate che A2, nel rinnovare i suoi costituenti (per mantenersi giovane il più a lungo possibile)

Pillole di storia antica II PARTE.indd 347 04/10/19 16:17

348 EPILOGO
assorba questo materiale. I singoli atomi che componevano A1 vanno a rinnovare A2, e ogni singolo “pezzo” finisce nella precisa posizione strutturale che occupava in A1 poco prima che venisse distrutta. Vi avevo detto che dovevate concedermi molto, ma del resto si chiama “ragionamento per assurdo”.
Terza domanda: posso affermare che A1 sia divenuta A2 e che riviva in essa? E in tal caso A2 avrebbe cessato di esistere? A c’entra ancora qualcosa? E cosa succederà da qui in avanti?
Ammetto che il terzo quesito presuppone molti “corollari”. Se mi trovo con amici a fine cena tra caffè e grappa, le ipotesi diventano piuttosto fantasiose (consiglio di provare con le persone giuste, è divertente). Per la maggioranza comunque pare non vi siano dubbi: A1 è morta ammazzata, A2 vive! Ma come le si distingue? A1 e A2 sono indistinguibili, per componenti, per distribuzione, organizza- zione degli stessi e per funzioni assolte. Quando esistevano tutte e due potevano distinguersi perché occupavano un diverso spazio nello stesso tempo, ma ora nessuna analisi può distinguerle... manco il dna o un selfie. Eppure si afferma che A1 è morta e A2 vive. In effetti c’è una cosa che le distingue e le distinguerà sempre. Possiamo non co- noscerla, ignorarla e confonderci. Ma anche se immateriale e, forse, “metafisica”, esiste. Distingue sistemi, cellule, esseri viventi, uomini e popoli: la loro storia.
Se questo libro è stato di vostro gradimento, volete leggere altre pillole o farmi delle domande, potete trovarmi su Facebook (Una pillola di storia antica al giorno) o su Instagram (pillole.di.storia). Vorrei concludere segnalando alcuni libri che hanno particolarmente influito su questo lavoro e sulla mia formazione storica amatoriale. Essendo un collezionista avrei un’infinità di testi da consigliare, ma limiterò la lista ai 25 titoli che mi hanno maggiormente appassionato.
Una traccia nel divenire è forse l’unica cosa che ci dà la certezza di esistere.
1) Sapiens. Da animali a dèi di Yuval Noah Harari 2) Storie di Erodoto
3) Epopea di Gilgameš
4) Vite parallele di Plutarco
5) Antico oriente. Storia, società, economia di Mario Liverani
Pillole di storia antica II PARTE.indd 348 04/10/19 16:17


EPILOGO 349
6) Opere di Giulio Cesare
7) Cina. Una storia millenaria di Kai Vogelsang
8) Opere di Senofonte
9) I Sumeri di Giovanni Pettinato
10) Storie di Polibio
11) Pensieri di Marco Aurelio
12) Opere di Sallustio
13) Vita dei Cesari di Svetonio
14) Antichi imperi d’Oriente di Sabatino Moscati
15) Vite e dottrine dei più celebri filosofi di Diogene Laerzio 16) Biblioteca storica di Diodoro Siculo
17) Assiria. La preistoria dell’imperialismo di Mario Liverani 18) Storia romana di Cassio Dione
19) Opere di Seneca
20) Moralia di Plutarco
21) Anabasi di Alessandro di Arriano
22) Letteratura e poesia dell’antico Egitto di Edda Bresciani 23) Impero di Alberto Angela
24) Storia di Roma di Tito Livio
25) Stratagemmi di Polieno

Pillole di storia antica II PARTE.indd 349
04/10/19
16:17

350
PILLOLE DI STORIA ANTICA
p. 7 11 347
Indice
A cosa serve la Storia?
pillole di storia antica
Epilogo

Pillole di storia antica II PARTE.indd 350
04/10/19
16:17

Pillole di storia antica II PARTE.indd 351 04/10/19 16:17

Pillole di storia antica II PARTE.indd 352 04/10/19 16:17
 
@font-face {font-family:Helvetica; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1342208091 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Courier; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Tms Rmn”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Helv; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"New York”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:System; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Wingdings; panose-1:5 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 -2147483647 0;}@font-face {font-family:"MS Mincho”; panose-1:2 2 6 9 4 2 5 8 3 4; mso-font-alt:"MS 明朝”; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-536870145 1791491579 134217746 0 131231 0;}@font-face {font-family:Batang; panose-1:2 3 6 0 0 1 1 1 1 1; mso-font-alt:바탕; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1342176593 1775729915 48 0 2621599 0;}@font-face {font-family:SimSun; panose-1:2 1 6 0 3 1 1 1 1 1; mso-font-alt:宋体; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:515 680460288 22 0 262145 0;}@font-face {font-family:PMingLiU; panose-1:2 2 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:新細明體; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 684719354 22 0 1048577 0;}@font-face {font-family:"MS Gothic”; panose-1:2 11 6 9 7 2 5 8 2 4; mso-font-alt:"MS ゴシック”; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-536870145 1791491579 134217746 0 131231 0;}@font-face {font-family:Dotum; panose-1:2 11 6 0 0 1 1 1 1 1; mso-font-alt:돋움; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1342176593 1775729915 48 0 524447 0;}@font-face {font-family:SimHei; panose-1:2 1 6 9 6 1 1 1 1 1; mso-font-alt:黑体; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-2147482945 953122042 22 0 262145 0;}@font-face {font-family:MingLiU; panose-1:2 2 5 9 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:細明體; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610611969 684719354 22 0 1048577 0;}@font-face {font-family:Mincho; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:明朝; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:1 134676480 16 0 131072 0;}@font-face {font-family:Gulim; panose-1:2 11 6 0 0 1 1 1 1 1; mso-font-alt:굴림; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1342176593 1775729915 48 0 2621599 0;}@font-face {font-family:Century; panose-1:2 4 6 4 5 5 5 2 3 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Angsana New”; panose-1:2 2 6 3 5 4 5 2 3 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706429 0 0 0 65537 0;}@font-face {font-family:"Cordia New”; panose-1:2 11 3 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706429 0 0 0 65537 0;}@font-face {font-family:Mangal; panose-1:2 4 5 3 5 2 3 3 2 2; mso-font-charset:1; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:40963 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Latha; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1048579 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Sylfaen; panose-1:1 10 5 2 5 3 6 3 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:67110535 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:Vrinda; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:65539 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Raavi; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131075 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Shruti; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:262147 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Sendnya; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:1; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;}@font-face {font-family:Gautami; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2097155 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Tunga; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:4194307 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Estrangelo Edessa”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:1; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;}@font-face {font-family:"Cambria Math”; panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1107305727 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Yu Gothic”; panose-1:2 11 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:游ゴシック; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 717749759 22 0 131231 0;}@font-face {font-family:DengXian; panose-1:2 1 6 0 3 1 1 1 1 1; mso-font-alt:等线; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612033 953122042 22 0 262159 0;}@font-face {font-family:Calibri; panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536859905 -1073732485 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Calibri Light”; panose-1:2 15 3 2 2 2 4 3 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536859905 -1073732485 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Palatino Linotype”; panose-1:2 4 5 2 5 5 5 3 3 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870265 1073741843 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Verdana; panose-1:2 11 6 4 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1593833729 1073750107 16 0 415 0;}@font-face {font-family:"Arial Unicode MS”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-134238209 -371195905 63 0 4129279 0;}@font-face {font-family:"Aptos Display”; panose-1:2 11 0 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Aptos; panose-1:2 11 0 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Apple Color Emoji”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 402653184 335544320 0 1 0;}@font-face {font-family:Optima-Regular; panose-1:2 0 5 3 6 0 0 2 0 4; mso-font-alt:Optima; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483545 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Futura Medium”; panose-1:2 11 6 2 2 2 4 2 3 3; mso-font-alt:"FUTURA MEDIUM”; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481497 0 0 0 507 0;}@font-face {font-family:"Times New Roman (Corpo CS)”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:"Times New Roman”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536859921 -1073711039 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Adobe Caslon Pro”; panose-1:2 5 5 2 5 5 10 2 4 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Adobe Caslon Pro Bold”; panose-1:2 5 7 2 6 5 10 2 4 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Adobe Garamond Pro”; panose-1:2 2 5 2 6 5 6 2 4 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Adobe Garamond Pro Bold”; panose-1:2 2 7 2 6 5 6 2 4 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"ACADEMY ENGRAVED LET PLAIN:1.0”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483521 1073741834 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Adobe Arabic”; panose-1:2 4 5 3 5 2 1 2 2 3; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475409 -2147442614 8 0 65 0;}@font-face {font-family:"Adobe Devanagari”; panose-1:2 4 5 3 5 2 1 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610579729 1073750090 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Adobe Fan Heiti Std B”; panose-1:2 11 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 437197056 22 0 1179653 0;}@font-face {font-family:"Adobe Fangsong Std R”; panose-1:2 2 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 168761360 22 0 393223 0;}@font-face {font-family:"Adobe Gothic Std B”; panose-1:2 11 8 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 701967376 16 0 2752517 0;}@font-face {font-family:"Adobe Hebrew”; panose-1:2 4 5 3 5 2 1 2 2 3; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481489 1073750090 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Adobe Heiti Std R”; panose-1:2 11 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 168761360 22 0 393223 0;}@font-face {font-family:"Adobe Kaiti Std R”; panose-1:2 2 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 168761360 22 0 393223 0;}@font-face {font-family:"Adobe Ming Std L”; panose-1:2 2 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 437197056 22 0 1179653 0;}@font-face {font-family:"Adobe Myungjo Std M”; panose-1:2 2 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 701967376 16 0 2752517 0;}@font-face {font-family:"Adobe Naskh Medium”; panose-1:1 1 1 1 1 1 1 1 1 1; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8195 0 0 0 65 0;}@font-face {font-family:"Adobe Song Std L”; panose-1:2 2 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 168761360 22 0 393223 0;}@font-face {font-family:"Al Bayan Plain”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"AL BAYAN PLAIN”; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8193 0 8 0 64 0;}@font-face {font-family:"Al Bayan”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8193 0 8 0 64 0;}@font-face {font-family:"Al Tarikh”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8195 0 0 0 65 0;}@font-face {font-family:"American Typewriter Light”; panose-1:2 9 3 4 2 0 4 2 3 4; mso-font-alt:"AMERICAN TYPEWRITER LIGHT”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612625 25 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"American Typewriter Condensed L”; panose-1:2 9 3 6 2 0 4 2 3 4; mso-font-alt:"AMERICAN TYPEWRITER CONDENSED L”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612625 25 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"American Typewriter”; panose-1:2 9 6 4 2 0 4 2 3 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612625 25 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"American Typewriter Condensed”; panose-1:2 9 6 6 2 0 4 2 3 4; mso-font-alt:"AMERICAN TYPEWRITER CONDENSED”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612625 25 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"AMERICAN TYPEWRITER SEMIBOLD”; panose-1:2 9 6 4 2 0 4 2 3 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612625 25 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Andale Mono”; panose-1:2 11 5 9 0 0 0 0 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Apple Chancery”; panose-1:3 2 7 2 4 5 6 6 5 4; mso-font-alt:"APPLE CHANCERY”; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481497 3 0 0 499 0;}@font-face {font-family:"Apple Braille”; panose-1:5 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483581 0 262144 0 1 0;}@font-face {font-family:"Apple Braille Outline 6 Dot”; panose-1:5 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"APPLE BRAILLE OUTLINE 6 DOT”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483581 0 262144 0 1 0;}@font-face {font-family:"Apple Braille Outline 8 Dot”; panose-1:5 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"APPLE BRAILLE OUTLINE 8 DOT”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483581 0 262144 0 1 0;}@font-face {font-family:"Apple Braille Pinpoint 6 Dot”; panose-1:5 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"APPLE BRAILLE PINPOINT 6 DOT”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483581 0 262144 0 1 0;}@font-face {font-family:"Apple Braille Pinpoint 8 Dot”; panose-1:5 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"APPLE BRAILLE PINPOINT 8 DOT”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483581 0 262144 0 1 0;}@font-face {font-family:AppleGothic; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 151388160 16 0 2621441 0;}@font-face {font-family:AppleMyungjo; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 151388160 16 0 2621441 0;}@font-face {font-family:"Apple SD Gothic Neo Thin”; panose-1:2 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"APPLE SD GOTHIC NEO THIN”; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:515 701967376 16 0 2621445 0;}@font-face {font-family:"Apple SD Gothic Neo UltraLight”; panose-1:2 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"APPLE SD GOTHIC NEO ULTRALIGHT”; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:515 701967376 16 0 2621445 0;}@font-face {font-family:"Apple SD Gothic Neo Light”; panose-1:2 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"APPLE SD GOTHIC NEO LIGHT”; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:515 701967376 16 0 2621445 0;}@font-face {font-family:"Apple SD Gothic Neo”; panose-1:2 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:515 701967376 16 0 2621445 0;}@font-face {font-family:"Apple SD Gothic Neo Medium”; panose-1:2 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"APPLE SD GOTHIC NEO MEDIUM”; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:515 701967376 16 0 2621445 0;}@font-face {font-family:"APPLE SD GOTHIC NEO SEMIBOLD”; panose-1:2 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:515 701967376 16 0 2621445 0;}@font-face {font-family:"APPLE SD GOTHIC NEO EXTRABOLD”; panose-1:2 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:515 701967376 16 0 2621445 0;}@font-face {font-family:"APPLE SD GOTHIC NEO HEAVY”; panose-1:2 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:515 701967376 16 0 2621445 0;}@font-face {font-family:"Apple Symbols”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481437 134249451 25428020 0 507 0;}@font-face {font-family:"Arial Hebrew Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"ARIAL HEBREW LIGHT”; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481533 1073741826 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Arial Hebrew”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481533 1073741826 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Arial Hebrew Scholar Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"ARIAL HEBREW SCHOLAR LIGHT”; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481533 1073741826 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Arial Hebrew Scholar”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481533 1073741826 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Arial Narrow”; panose-1:2 11 6 6 2 2 2 3 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 2048 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Avenir Light”; panose-1:2 11 4 2 2 2 3 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"AVENIR LIGHT OBLIQUE”; panose-1:2 11 4 2 2 2 3 9 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Avenir Book”; panose-1:2 0 5 3 2 0 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:Avenir; panose-1:2 0 5 3 2 0 0 2 0 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"AVENIR BOOK OBLIQUE”; panose-1:2 0 5 3 2 0 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"AVENIR OBLIQUE”; panose-1:2 11 5 3 2 2 3 9 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Avenir Medium”; panose-1:2 0 6 3 2 0 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"AVENIR MEDIUM OBLIQUE”; panose-1:2 0 6 3 2 0 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Avenir Black”; panose-1:2 11 8 3 2 2 3 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Avenir Black Oblique”; panose-1:2 11 8 3 2 2 3 9 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Avenir Heavy”; panose-1:2 11 7 3 2 2 3 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"AVENIR HEAVY OBLIQUE”; panose-1:2 11 7 3 2 2 3 9 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Avenir Next Ultra Light”; panose-1:2 11 2 3 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Avenir Next”; panose-1:2 11 5 3 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Avenir Next Medium”; panose-1:2 11 6 3 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Avenir Next Demi Bold”; panose-1:2 11 7 3 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Avenir Next Heavy”; panose-1:2 11 9 3 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Avenir Next Condensed Ultra Lig”; panose-1:2 11 2 6 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Avenir Next Condensed”; panose-1:2 11 5 6 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Avenir Next Condensed Medium”; panose-1:2 11 6 6 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Avenir Next Condensed Demi Bold”; panose-1:2 11 7 6 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Avenir Next Condensed Heavy”; panose-1:2 11 9 6 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 155 0;}@font-face {font-family:Ayuthaya; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1593834753 1342185546 32 0 65943 0;}@font-face {font-family:Baghdad; panose-1:1 0 5 0 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475453 -2147483648 8 0 64 0;}@font-face {font-family:"Bangla MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:65539 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bangla Sangam MN”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2139095037 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Baskerville; panose-1:2 2 5 2 7 4 1 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483545 33554432 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"BASKERVILLE SEMIBOLD”; panose-1:2 2 7 2 7 4 0 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483545 33554496 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Beirut; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8195 0 0 0 65 0;}@font-face {font-family:"Big Caslon Medium”; panose-1:2 0 6 3 9 0 0 2 0 3; mso-font-alt:"BIG CASLON MEDIUM”; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481501 0 0 0 507 0;}@font-face {font-family:"Birch Std”; panose-1:3 6 5 2 4 7 5 6 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Blackoak Std”; panose-1:4 5 9 7 6 6 2 2 2 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bodoni Ornaments”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483517 134217800 335544320 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bodoni 72 Book”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"BODONI 72 BOOK”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bodoni 72”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bodoni 72 Oldstyle Book”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"BODONI 72 OLDSTYLE BOOK”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bodoni 72 Oldstyle”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bodoni 72 Smallcaps Book”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"BODONI 72 SMALLCAPS BOOK”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bradley Hand”; panose-1:0 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483393 1342185546 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Brush Script MT”; panose-1:3 6 8 2 4 4 6 7 3 4; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 135135232 16 0 2424891 0;}@font-face {font-family:"Brush Script Std”; panose-1:3 6 8 2 4 6 7 7 4 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Chalkboard; panose-1:3 5 6 2 4 2 2 2 2 5; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483613 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Chalkboard SE Light”; panose-1:3 5 6 2 4 2 2 2 2 5; mso-font-alt:"CHALKBOARD SE LIGHT”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483613 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Chalkboard SE”; panose-1:3 5 6 2 4 2 2 2 2 5; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483613 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Chalkduster; panose-1:3 5 6 2 4 2 2 2 2 5; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483613 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Chaparral Pro Light”; panose-1:2 6 4 3 3 5 5 9 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Chaparral Pro”; panose-1:2 6 5 3 4 5 5 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Charlemagne Std”; panose-1:4 2 7 5 6 7 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Charter Roman”; panose-1:2 4 5 3 5 5 6 2 2 3; mso-font-alt:"CHARTER ROMAN”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 268443722 0 0 17 0;}@font-face {font-family:Charter; panose-1:2 4 5 3 5 5 6 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 268443722 0 0 17 0;}@font-face {font-family:"Charter Black”; panose-1:2 4 8 3 5 5 6 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 268443722 0 0 17 0;}@font-face {font-family:Cochin; panose-1:2 0 6 3 2 0 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482881 1073741898 0 0 7 0;}@font-face {font-family:"Comic Sans MS”; panose-1:3 15 7 2 3 3 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Cooper Std Black”; panose-1:2 8 9 3 4 3 11 2 4 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Copperplate Light”; panose-1:2 0 6 4 3 0 0 2 0 4; mso-font-alt:"COPPERPLATE LIGHT”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483545 0 0 0 273 0;}@font-face {font-family:Copperplate; panose-1:2 0 5 4 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483545 0 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Copperplate Gothic Light”; panose-1:2 14 5 7 2 2 6 2 4 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Corsiva Hebrew”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481533 1073741826 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"DIN Alternate”; panose-1:2 11 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 268435528 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"DIN Condensed”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"DecoType Naskh”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475455 -2147483648 8 0 64 0;}@font-face {font-family:"Devanagari MT”; panose-1:2 0 5 0 2 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450877 268484800 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Devanagari Sangam MN”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450877 8256 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Didot; panose-1:2 0 5 3 0 0 0 2 0 3; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481497 0 0 0 507 0;}@font-face {font-family:"Diwan Kufi”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8195 0 0 0 65 0;}@font-face {font-family:"Mishafi Gold”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8195 -2147483648 8 0 65 0;}@font-face {font-family:"Diwan Thuluth”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8195 0 0 0 65 0;}@font-face {font-family:"Euphemia UCAS”; panose-1:2 11 5 3 4 1 2 2 1 4; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481501 0 8192 0 499 0;}@font-face {font-family:Farisi; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8193 0 0 0 65 0;}@font-face {font-family:"Futura Condensed Medium”; panose-1:2 11 5 6 2 2 4 3 2 4; mso-font-alt:"FUTURA CONDENSED MEDIUM”; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481497 0 0 0 507 0;}@font-face {font-family:Futura; panose-1:2 11 6 2 2 2 4 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1342185802 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"FUTURA CONDENSED EXTRABOLD”; panose-1:2 11 8 6 2 2 4 3 2 4; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481497 0 0 0 507 0;}@font-face {font-family:Galvji; panose-1:2 11 5 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1342185546 4096 0 1 0;}@font-face {font-family:"GALVJI OBLIQUE”; panose-1:2 11 5 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1342185546 4096 0 1 0;}@font-face {font-family:GALVJI-BOLDOBLIQUE; panose-1:2 11 5 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073750090 4096 0 1 0;}@font-face {font-family:"Geeza Pro”; panose-1:2 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475455 -2147483648 8 0 65 0;}@font-face {font-family:Geneva; panose-1:2 11 5 3 3 4 4 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1375739999 10534912 0 415 0;}@font-face {font-family:Georgia; panose-1:2 4 5 2 5 4 5 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Giddyup Std”; panose-1:3 5 4 2 4 3 2 4 4 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Gill Sans Light”; panose-1:2 11 3 2 2 1 4 2 2 3; mso-font-alt:"GILL SANS LIGHT”; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147480985 0 0 0 503 0;}@font-face {font-family:"Gill Sans”; panose-1:2 11 5 2 2 1 4 2 2 3; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147480985 0 0 0 503 0;}@font-face {font-family:"GILL SANS SEMIBOLD”; panose-1:2 11 7 2 2 1 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483025 1342177354 0 0 5 0;}@font-face {font-family:"Tamil Sangam MN”; panose-1:2 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1081347 33554436 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Grantha Sangam MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1081347 33554436 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Gujarati MT”; panose-1:0 0 5 0 7 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 268484801 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Gujarati Sangam MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:262147 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Gurmukhi MN”; panose-1:2 2 6 0 5 4 5 2 3 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2146435069 8192 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Gurmukhi Sangam MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131075 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Helvetica Light”; panose-1:2 11 4 3 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:"HELVETICA LIGHT”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1073750090 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"HELVETICA LIGHT OBLIQUE”; panose-1:2 11 4 3 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1073750090 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"HELVETICA OBLIQUE”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1342208091 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"HELVETICA BOLD OBLIQUE”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1375762523 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Helvetica Neue UltraLight”; panose-1:2 0 2 6 0 0 0 2 0 4; mso-font-alt:"HELVETICA NEUE ULTRALIGHT”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185563 2 0 1 0;}@font-face {font-family:"Helvetica Neue Thin”; panose-1:2 11 4 3 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:"HELVETICA NEUE THIN”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870161 1342185563 2 0 159 0;}@font-face {font-family:"Helvetica Neue Light”; panose-1:2 0 4 3 0 0 0 2 0 4; mso-font-alt:"HELVETICA NEUE LIGHT”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185563 2 0 7 0;}@font-face {font-family:"Helvetica Neue”; panose-1:2 0 5 3 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-452984065 1342208475 16 0 1 0;}@font-face {font-family:"Helvetica Neue Medium”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:"HELVETICA NEUE MEDIUM”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185563 2 0 155 0;}@font-face {font-family:"HELVETICA NEUE CONDENSED”; panose-1:2 0 8 6 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185562 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"HELVETICA NEUE CONDENSED BLACK”; panose-1:2 0 10 6 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185562 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Herculanum; panose-1:2 0 5 5 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483545 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Maru Gothic Pro W4”; panose-1:2 15 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Maru Gothic ProN W4”; panose-1:2 15 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Mincho ProN W3”; panose-1:2 2 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Mincho ProN W6”; panose-1:2 2 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Mincho Pro W3”; panose-1:2 2 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Mincho Pro W6”; panose-1:2 2 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Sans W0”; panose-1:2 11 2 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482929 1791491324 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Sans W1”; panose-1:2 11 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Sans W2”; panose-1:2 11 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Sans W3”; panose-1:2 11 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Sans W4”; panose-1:2 11 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Sans W5”; panose-1:2 11 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Sans W6”; panose-1:2 11 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Sans W7”; panose-1:2 11 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482929 1791491324 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Sans W8”; panose-1:2 11 8 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482929 1791491324 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Sans W9”; panose-1:2 11 9 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482929 1791491324 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Kaku Gothic ProN W3”; panose-1:2 11 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Kaku Gothic ProN W6”; panose-1:2 11 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Kaku Gothic Pro W3”; panose-1:2 11 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Kaku Gothic Pro W6”; panose-1:2 11 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 2059927551 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Kaku Gothic Std W8”; panose-1:2 11 8 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482929 1757936892 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Kaku Gothic StdN W8”; panose-1:2 11 8 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482929 1791491324 18 0 131085 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Sans GB W3”; panose-1:2 11 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612033 449805562 22 0 393223 0;}@font-face {font-family:"Hiragino Sans GB W6”; panose-1:2 11 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612033 449805562 22 0 393223 0;}@font-face {font-family:"Hobo Std”; panose-1:2 11 8 3 4 7 9 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Hoefler Text”; panose-1:2 3 6 2 5 5 6 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482881 1342185547 4 0 407 0;}@font-face {font-family:"Hoefler Text Ornaments”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"HOEFLER TEXT ORNAMENTS”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"HOEFLER TEXT BLACK”; panose-1:2 3 8 2 6 7 6 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483409 1342185547 4 0 403 0;}@font-face {font-family:ITFDEVANAGARI-LIGHT; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32771 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:ITFDEVANAGARI-BOOK; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32771 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:ITFDEVANAGARI-MEDIUM; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32771 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:ITFDEVANAGARI-DEMI; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32771 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"ITF Devanagari”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32771 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"ITFDEVANAGARI MARATHI LIGHT”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32771 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"ITFDEVANAGARI MARATHI-BOOK”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32771 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"ITF Devanagari Marathi Medium”; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"ITF DEVANAGARI MARATHI MEDIUM”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32771 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"ITFDEVANAGARI MARATHI-DEMI”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32771 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"ITF Devanagari Marathi”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32771 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Impact; panose-1:2 11 8 6 3 9 2 5 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:InaiMathi; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1048579 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Kailasa; panose-1:2 0 5 0 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 64 0 1 0;}@font-face {font-family:"Kannada MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:4194307 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Kannada Sangam MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:4194307 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Kefa; panose-1:2 0 5 6 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1073750091 2048 0 1 0;}@font-face {font-family:"Khmer MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Khmer Sangam MN”; panose-1:2 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8256 65536 0 1 0;}@font-face {font-family:"Kohinoor Bangla Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"KOHINOOR BANGLA LIGHT”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:65543 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Kohinoor Bangla”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:65543 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Kohinoor Bangla Medium”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"KOHINOOR BANGLA MEDIUM”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:65543 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"KOHINOOR BANGLA SEMIBOLD”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:65543 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Kohinoor Devanagari Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"KOHINOOR DEVANAGARI LIGHT”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Kohinoor Devanagari”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Kohinoor Devanagari Medium”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"KOHINOOR DEVANAGARI MEDIUM”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"KOHINOOR DEVANAGARI SEMIBOLD”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Kohinoor Gujarati Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"KOHINOOR GUJARATI LIGHT”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:262147 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Kohinoor Gujarati”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:262147 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Kohinoor Gujarati Medium”; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"KOHINOOR GUJARATI MEDIUM”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:262147 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"KOHINOOR GUJARATI SEMIBOLD”; panose-1:0 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:262147 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Kohinoor Telugu Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"KOHINOOR TELUGU LIGHT”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2097159 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Kohinoor Telugu”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2097159 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Kohinoor Telugu Medium”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"KOHINOOR TELUGU MEDIUM”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2097159 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"KOHINOOR TELUGU SEMIBOLD”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2097159 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Kokonor; panose-1:1 0 5 0 0 0 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 64 0 1 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Gothic Pr6N EL”; panose-1:2 11 2 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:727 717691921 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Gothic Pr6N L”; panose-1:2 11 2 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:727 717691921 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Gothic Pr6N R”; panose-1:2 11 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:727 717691921 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Gothic Pr6N M”; panose-1:2 11 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:727 717691921 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Gothic Pr6N B”; panose-1:2 11 8 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:727 717691921 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Gothic Pr6N H”; panose-1:2 11 8 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:727 717691921 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Gothic Pro EL”; panose-1:2 11 2 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131 717691921 18 0 131077 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Gothic Pro L”; panose-1:2 11 2 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131 717691921 18 0 131077 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Gothic Pro R”; panose-1:2 11 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131 717691921 18 0 131077 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Gothic Pro M”; panose-1:2 11 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131 717691921 18 0 131077 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Gothic Pro B”; panose-1:2 11 8 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131 717691921 18 0 131077 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Gothic Pro H”; panose-1:2 11 8 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131 717691921 18 0 131077 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Mincho Pr6N EL”; panose-1:2 2 2 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:727 717691921 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Mincho Pr6N L”; panose-1:2 2 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:727 717691921 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Mincho Pr6N R”; panose-1:2 2 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:727 717691921 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Mincho Pr6N M”; panose-1:2 2 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:727 717691921 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Mincho Pr6N B”; panose-1:2 2 8 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:727 717691921 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Mincho Pr6N H”; panose-1:2 2 9 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:727 717691921 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Mincho Pro EL”; panose-1:2 2 2 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131 717691921 18 0 131077 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Mincho Pro L”; panose-1:2 2 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131 717691921 18 0 131077 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Mincho Pro R”; panose-1:2 2 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131 717691921 18 0 131077 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Mincho Pro M”; panose-1:2 2 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131 717691921 18 0 131077 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Mincho Pro B”; panose-1:2 2 8 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131 717691921 18 0 131077 0;}@font-face {font-family:"Kozuka Mincho Pro H”; panose-1:2 2 10 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131 717691921 18 0 131077 0;}@font-face {font-family:Krungthep; panose-1:2 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706177 1342185546 32 0 65939 0;}@font-face {font-family:KufiStandardGK; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8193 0 0 0 64 0;}@font-face {font-family:"Lao MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:33554435 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Lao Sangam MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:33554435 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Letter Gothic Std”; panose-1:2 11 4 9 2 2 2 3 3 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-format:other; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Lithos Pro Regular”; panose-1:4 2 5 5 3 14 2 2 10 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:135 0 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Lucida Grande”; panose-1:2 11 6 0 4 5 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-520090897 1342218751 0 0 447 0;}@font-face {font-family:Luminari; panose-1:2 0 5 5 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Malayalam MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8388611 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Malayalam Sangam MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8388611 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Marker Felt Thin”; panose-1:2 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"MARKER FELT THIN”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483549 64 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"MARKER FELT WIDE”; panose-1:2 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483549 64 0 0 273 0;}@font-face {font-family:Menlo; panose-1:2 11 6 9 3 8 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-436198657 -771687941 33554472 0 479 0;}@font-face {font-family:"Mesquite Std”; panose-1:4 9 7 3 6 14 2 2 10 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Microsoft Sans Serif”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-520082689 -1073741822 8 0 66047 0;}@font-face {font-family:"Minion Pro”; panose-1:2 4 5 3 5 3 6 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613383 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Minion Pro Med”; panose-1:2 4 5 3 5 3 6 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613383 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Minion Pro SmBd”; panose-1:2 4 6 3 6 3 6 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613383 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Minion Pro Cond”; panose-1:2 4 7 6 6 3 6 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613383 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Monaco; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342192123 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Gurmukhi MT”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147319805 268484800 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Mshtakan; panose-1:2 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482613 1073758282 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"MSHTAKAN OBLIQUE”; panose-1:2 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482613 1073758282 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"MSHTAKAN BOLDOBLIQUE”; panose-1:2 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482613 1073758282 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"MuktaMahee ExtraLight”; panose-1:2 11 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610481617 1073750091 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"MuktaMahee Light”; panose-1:2 11 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610481617 1073750091 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"MuktaMahee Regular”; panose-1:2 11 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610481617 1073750091 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"MuktaMahee Medium”; panose-1:2 11 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610481617 1073750091 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"MuktaMahee SemiBold”; panose-1:2 11 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610481617 1073750091 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"MuktaMahee Bold”; panose-1:2 11 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610481617 1073750091 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"MuktaMahee ExtraBold”; panose-1:2 11 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610481617 1073750091 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Muna; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8195 0 0 0 65 0;}@font-face {font-family:"MUNA BLACK”; panose-1:0 0 9 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8195 0 0 0 65 0;}@font-face {font-family:"Myriad Arabic”; panose-1:1 1 1 1 1 1 1 1 1 1; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8199 0 0 0 67 0;}@font-face {font-family:"Myriad Hebrew”; panose-1:1 1 1 1 1 1 1 1 1 1; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2051 1073741824 0 0 35 0;}@font-face {font-family:"Myriad Pro”; panose-1:2 11 5 3 3 4 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Myriad Pro Cond”; panose-1:2 11 5 6 3 4 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Myriad Pro Light”; panose-1:2 11 6 3 3 4 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Nadeem; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475453 -2147483648 8 0 64 0;}@font-face {font-family:"New Peninim MT”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481533 1073741826 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"NEW PENINIM MT INCLINED”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481533 1073741826 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"NEW PENINIM MT BOLD INCLINED”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481533 1073741826 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Noteworthy Light”; panose-1:2 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"NOTEWORTHY LIGHT”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483537 134217800 341835776 0 273 0;}@font-face {font-family:Noteworthy; panose-1:2 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483537 134217800 341835776 0 273 0;}@font-face {font-family:"Noto Nastaliq Urdu”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475453 -2147475392 0 0 65 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Kannada Thin”; panose-1:2 11 2 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2143256573 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Kannada ExtraLight”; panose-1:2 11 3 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2143256573 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Kannada Light”; panose-1:2 11 4 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2143256573 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Kannada”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2143256573 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Kannada Medium”; panose-1:2 11 6 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2143256573 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Kannada SemiBold”; panose-1:2 11 7 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2143256573 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Kannada ExtraBold”; panose-1:2 11 9 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2143256573 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Kannada Black”; panose-1:2 11 10 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2143256573 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar Thin”; panose-1:2 11 2 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar ExtLt”; panose-1:2 11 3 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar Light”; panose-1:2 11 4 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar Med”; panose-1:2 11 6 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar SemBd”; panose-1:2 11 7 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar ExtBd”; panose-1:2 11 9 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar Blk”; panose-1:2 11 10 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Zawgyi Thin”; panose-1:2 11 2 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Zawgyi ExtLt”; panose-1:2 11 3 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Zawgyi Light”; panose-1:2 11 4 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Zawgyi”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Zawgyi Med”; panose-1:2 11 6 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Zawgyi SemBd”; panose-1:2 11 7 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Zawgyi ExtBd”; panose-1:2 11 9 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Zawgyi Blk”; panose-1:2 11 10 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Oriya”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:524291 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Serif Myanmar Thin”; panose-1:2 2 2 2 6 5 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Serif Myanmar ExtLt”; panose-1:2 2 3 2 6 5 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Serif Myanmar Light”; panose-1:2 2 4 2 6 5 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Serif Myanmar”; panose-1:2 2 5 2 6 5 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Serif Myanmar Med”; panose-1:2 2 6 2 6 5 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Serif Myanmar SemBd”; panose-1:2 2 7 2 6 5 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Serif Myanmar ExtBd”; panose-1:2 2 9 2 6 5 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Serif Myanmar Blk”; panose-1:2 2 10 2 6 5 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Nueva Std Cond”; panose-1:2 11 5 6 7 5 4 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Nueva Std”; panose-1:2 11 5 6 7 5 4 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"OCR A Std”; panose-1:2 15 6 9 0 1 4 6 3 7; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-format:other; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Optima; panose-1:2 0 5 3 6 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483545 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"OPTIMA EXTRABLACK”; panose-1:2 0 11 3 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483545 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Orator Std”; panose-1:2 13 5 9 2 2 3 3 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-format:other; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Oriya MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:524291 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Oriya Sangam MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:524291 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"PT Mono”; panose-1:2 6 5 9 2 2 5 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610611985 1342208235 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"PT Sans”; panose-1:2 11 5 3 2 2 3 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1342185547 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"PT Sans Narrow”; panose-1:2 11 5 6 2 2 3 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1342185547 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"PT Sans Caption”; panose-1:2 11 6 3 2 2 3 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1342185547 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"PT Serif”; panose-1:2 10 6 3 4 5 5 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1342185547 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"PT Serif Caption”; panose-1:2 6 6 3 5 5 5 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1342185547 0 0 151 0;}@font-face {font-family:Palatino; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2013274202 341835776 0 403 0;}@font-face {font-family:Papyrus; panose-1:2 11 6 2 4 2 0 2 3 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612609 1073750107 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Papyrus Condensed”; panose-1:2 11 6 2 4 2 0 2 3 3; mso-font-alt:"PAPYRUS CONDENSED”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612609 1073750107 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Party LET Plain”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"PARTY LET PLAIN”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1342177307 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Phosphate Inline”; panose-1:2 0 5 6 5 0 0 2 0 4; mso-font-alt:"PHOSPHATE INLINE”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1342185547 64 0 403 0;}@font-face {font-family:"Phosphate Solid”; panose-1:2 0 5 6 5 0 0 2 0 4; mso-font-alt:"PHOSPHATE SOLID”; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1342185547 64 0 403 0;}@font-face {font-family:"PingFang HK Ultralight”; panose-1:2 11 1 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"PINGFANG HK ULTRALIGHT”; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 1048577 0;}@font-face {font-family:"PingFang HK Thin”; panose-1:2 11 2 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"PINGFANG HK THIN”; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 1048577 0;}@font-face {font-family:"PingFang HK Light”; panose-1:2 11 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"PINGFANG HK LIGHT”; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 1048577 0;}@font-face {font-family:"PingFang HK”; panose-1:2 11 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 1048577 0;}@font-face {font-family:"PingFang HK Medium”; panose-1:2 11 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"PINGFANG HK MEDIUM”; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 1048577 0;}@font-face {font-family:"PINGFANG HK SEMIBOLD”; panose-1:2 11 8 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 1048577 0;}@font-face {font-family:"PingFang TC Ultralight”; panose-1:2 11 1 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"PINGFANG TC ULTRALIGHT”; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 1048577 0;}@font-face {font-family:"PingFang TC Thin”; panose-1:2 11 2 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"PINGFANG TC THIN”; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 1048577 0;}@font-face {font-family:"PingFang TC Light”; panose-1:2 11 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"PINGFANG TC LIGHT”; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 1048577 0;}@font-face {font-family:"PingFang TC”; panose-1:2 11 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 1048577 0;}@font-face {font-family:"PingFang TC Medium”; panose-1:2 11 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"PINGFANG TC MEDIUM”; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 1048577 0;}@font-face {font-family:"PINGFANG TC SEMIBOLD”; panose-1:2 11 8 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 1048577 0;}@font-face {font-family:"PingFang SC Ultralight”; panose-1:2 11 1 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"PINGFANG SC ULTRALIGHT”; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 262145 0;}@font-face {font-family:"PingFang SC Thin”; panose-1:2 11 2 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"PINGFANG SC THIN”; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 262145 0;}@font-face {font-family:"PingFang SC Light”; panose-1:2 11 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"PINGFANG SC LIGHT”; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 262145 0;}@font-face {font-family:"PingFang SC”; panose-1:2 11 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 262145 0;}@font-face {font-family:"PingFang SC Medium”; panose-1:2 11 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"PINGFANG SC MEDIUM”; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 262145 0;}@font-face {font-family:"PINGFANG SC SEMIBOLD”; panose-1:2 11 8 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 2060451323 23 0 262145 0;}@font-face {font-family:"Plantagenet Cherokee”; panose-1:2 2 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481597 0 4096 0 499 0;}@font-face {font-family:Playbill; panose-1:4 5 6 3 10 6 2 2 2 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Poplar Std”; panose-1:4 2 9 3 3 11 2 2 2 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Prestige Elite Std”; panose-1:2 6 5 9 2 2 6 2 3 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-format:other; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Raanana; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481533 1073741826 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Rosewood Std Regular”; panose-1:4 9 8 4 4 2 4 2 2 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Heiti TC Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"HEITI TC LIGHT”; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 134676554 16 0 4063233 0;}@font-face {font-family:"Heiti TC Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"HEITI TC MEDIUM”; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 134676554 16 0 4063233 0;}@font-face {font-family:"Heiti SC Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"HEITI SC LIGHT”; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 134676554 16 0 4063233 0;}@font-face {font-family:"Heiti SC Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"HEITI SC MEDIUM”; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 134676554 16 0 4063233 0;}@font-face {font-family:"STIX Two Math”; panose-1:2 2 6 3 5 4 5 2 3 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1073806847 33554464 0 511 0;}@font-face {font-family:"STIX Two Text”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 31 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"STIX Two Text Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 31 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"STIX Two Text SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 31 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Songti SC Light”; panose-1:2 1 6 0 4 1 1 1 1 1; mso-font-alt:"SONGTI SC LIGHT”; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 672087122 22 0 262175 0;}@font-face {font-family:"Songti SC”; panose-1:2 1 6 0 4 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 135200768 16 0 262303 0;}@font-face {font-family:"SONGTI SC BLACK”; panose-1:2 1 8 0 4 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 135200768 16 0 262144 0;}@font-face {font-family:"Songti TC Light”; panose-1:2 1 6 0 4 1 1 1 1 1; mso-font-alt:"SONGTI TC LIGHT”; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 672087122 22 0 1310751 0;}@font-face {font-family:"Songti TC”; panose-1:2 1 6 0 4 1 1 1 1 1; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 135200768 16 0 1310879 0;}@font-face {font-family:STSong; panose-1:2 1 6 0 4 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 672087122 22 0 262175 0;}@font-face {font-family:Sana; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8195 0 0 0 65 0;}@font-face {font-family:Sathu; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:16777217 0 0 0 65943 0;}@font-face {font-family:"SAVOYE LET PLAIN:1.0”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342177371 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Shree Devanagari 714”; panose-1:2 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450877 0 0 0 3 0;}@font-face {font-family:SignPainter-HouseScript; panose-1:2 0 0 6 7 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 74 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"SIGNPAINTER-HOUSESCRIPT SEMIBOL”; panose-1:2 0 0 6 7 0 0 2 0 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 74 0 0 273 0;}@font-face {font-family:Silom; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1593835265 1342185562 32 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Sinhala MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Sinhala Sangam MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Skia; panose-1:2 13 5 2 2 2 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Snell Roundhand”; panose-1:2 0 6 3 8 0 0 9 0 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483609 0 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"SNELL ROUNDHAND BLACK”; panose-1:2 0 10 4 9 0 0 9 0 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483609 0 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Stencil Std”; panose-1:4 2 9 4 8 8 2 2 4 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:SUKHUMVITSET-THIN; panose-1:2 0 5 6 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706385 1342177354 0 0 65539 0;}@font-face {font-family:SUKHUMVITSET-LIGHT; panose-1:2 0 5 6 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706385 1342177354 0 0 65539 0;}@font-face {font-family:SUKHUMVITSET-TEXT; panose-1:2 0 5 6 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706385 1342177354 0 0 65539 0;}@font-face {font-family:SUKHUMVITSET-MEDIUM; panose-1:2 0 5 6 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706385 1342177354 0 0 65539 0;}@font-face {font-family:SUKHUMVITSET-SEMIBOLD; panose-1:2 0 5 6 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706385 1342177354 0 0 65539 0;}@font-face {font-family:"Sukhumvit Set”; panose-1:2 0 5 6 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706385 1342177354 0 0 65539 0;}@font-face {font-family:"Tamil MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1048579 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Tekton Pro”; panose-1:2 15 6 3 2 2 8 2 9 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Tekton Pro Cond”; panose-1:2 15 6 6 2 2 8 2 9 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Tekton Pro Ext”; panose-1:2 15 6 5 2 2 8 2 9 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Telugu MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2097155 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Telugu Sangam MN”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2097155 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Trajan Pro”; panose-1:2 2 5 2 5 5 6 2 3 1; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-format:other; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Trattatello; panose-1:2 15 4 3 2 2 0 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 8192 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Trebuchet MS”; panose-1:2 11 6 3 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Waseem Light”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:"WASEEM LIGHT”; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8193 0 0 0 64 0;}@font-face {font-family:Waseem; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8193 0 0 0 64 0;}@font-face {font-family:Zapfino; panose-1:3 3 3 0 4 7 7 7 12 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483545 1073741889 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Abadi MT Condensed Light”; panose-1:2 11 3 6 3 1 1 1 1 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Abadi MT Condensed Extra Bold”; panose-1:2 11 10 6 3 1 1 1 1 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Aptos Light”; panose-1:2 11 0 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Aptos SemiBold”; panose-1:2 11 0 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Aptos ExtraBold”; panose-1:2 11 0 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Aptos Black”; panose-1:2 11 0 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Aptos Narrow”; panose-1:2 11 0 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Arial Black”; panose-1:2 11 10 4 2 1 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1073772795 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Arial Rounded MT Bold”; panose-1:2 15 7 4 3 5 4 3 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Baskerville Old Face”; panose-1:2 2 6 2 8 5 5 2 3 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:BatangChe; panose-1:2 3 6 9 0 1 1 1 1 1; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1342176593 1775729915 48 0 524447 0;}@font-face {font-family:Gungsuh; panose-1:2 3 6 0 0 1 1 1 1 1; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1342176593 1775729915 48 0 524447 0;}@font-face {font-family:GungsuhChe; panose-1:2 3 6 9 0 1 1 1 1 1; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1342176593 1775729915 48 0 524447 0;}@font-face {font-family:"Bauhaus 93”; panose-1:4 3 9 5 2 11 2 2 12 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bell MT”; panose-1:2 2 5 3 6 3 5 2 3 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bernard MT Condensed”; panose-1:2 5 8 6 6 9 5 2 4 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Book Antiqua”; panose-1:2 4 6 2 5 3 5 3 3 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Bookman Old Style”; panose-1:2 5 6 4 5 5 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Bookshelf Symbol 7”; panose-1:5 1 1 1 1 1 1 1 1 1; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 -2147483647 0;}@font-face {font-family:Braggadocio; panose-1:4 3 11 7 13 11 2 2 4 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Britannic Bold”; panose-1:2 11 9 3 6 7 3 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Calisto MT”; panose-1:2 4 6 3 5 5 5 3 3 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Cambria; panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1073743103 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Candara; panose-1:2 14 5 2 3 3 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073783883 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Century Gothic”; panose-1:2 11 5 2 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Century Schoolbook”; panose-1:2 4 6 4 5 5 5 2 3 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Colonna MT”; panose-1:4 2 8 5 6 2 2 3 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Consolas; panose-1:2 11 6 9 2 2 4 3 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-520092929 1073806591 9 0 415 0;}@font-face {font-family:Constantia; panose-1:2 3 6 2 5 3 6 3 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750091 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Cooper Black”; panose-1:2 8 9 4 4 3 11 2 4 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Copperplate Gothic Bold”; panose-1:2 14 7 5 2 2 6 2 4 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Corbel; panose-1:2 11 5 3 2 2 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073783883 0 0 415 0;}@font-face {font-family:CordiaUPC; panose-1:2 11 3 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706429 0 0 0 65537 0;}@font-face {font-family:"Curlz MT”; panose-1:4 4 4 4 5 7 2 2 2 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:David; panose-1:2 14 5 2 6 4 1 1 1 1; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2051 0 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"DengXian Light”; panose-1:2 1 6 0 3 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612033 953122042 22 0 262159 0;}@font-face {font-family:Desdemona; panose-1:4 2 5 5 2 14 3 4 5 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Dubai Light”; panose-1:2 11 3 3 3 4 3 3 2 4; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475353 -2147483648 8 0 65 0;}@font-face {font-family:Dubai; panose-1:2 11 5 3 3 4 3 3 2 4; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475353 -2147483648 8 0 65 0;}@font-face {font-family:"Dubai Medium”; panose-1:2 11 6 3 3 4 3 3 2 4; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475353 -2147483648 8 0 65 0;}@font-face {font-family:"Edwardian Script ITC”; panose-1:3 3 3 2 4 7 7 13 8 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Engravers MT”; panose-1:2 9 7 7 8 5 5 2 3 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Eurostile; panose-1:2 11 5 4 2 2 2 5 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:FangSong; panose-1:2 1 6 9 6 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-2147482945 953122042 22 0 262145 0;}@font-face {font-family:"Footlight MT Light”; panose-1:2 4 6 2 6 3 10 2 3 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Franklin Gothic Book”; panose-1:2 11 5 3 2 1 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Franklin Gothic Medium”; panose-1:2 11 6 3 2 1 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Franklin Gothic Medium Cond”; panose-1:2 11 6 6 3 4 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Franklin Gothic Demi”; panose-1:2 11 7 3 2 1 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Franklin Gothic Demi Cond”; panose-1:2 11 7 6 3 4 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Franklin Gothic Heavy”; panose-1:2 11 9 3 2 1 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:Gabriola; panose-1:4 4 6 5 5 16 2 2 13 2; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870161 1342185547 0 0 159 0;}@font-face {font-family:Garamond; panose-1:2 2 4 4 3 3 1 1 8 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 2 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Gill Sans MT”; panose-1:2 11 5 2 2 1 4 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 3 0;}@font-face {font-family:"Gill Sans MT Condensed”; panose-1:2 11 5 6 2 1 4 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 3 0;}@font-face {font-family:"Gill Sans MT Ext Condensed Bold”; panose-1:2 11 9 2 2 1 4 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 3 0;}@font-face {font-family:"Gill Sans Ultra Bold”; panose-1:2 11 10 2 2 1 4 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 3 0;}@font-face {font-family:"Gloucester MT Extra Condensed”; panose-1:2 3 8 8 2 6 1 1 1 1; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Goudy Old Style”; panose-1:2 2 5 2 5 3 5 2 3 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:GulimChe; panose-1:2 11 6 9 0 1 1 1 1 1; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1342176593 1775729915 48 0 524447 0;}@font-face {font-family:DotumChe; panose-1:2 11 6 9 0 1 1 1 1 1; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1342176593 1775729915 48 0 524447 0;}@font-face {font-family:Haettenschweiler; panose-1:2 11 7 6 4 9 2 6 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Harrington; panose-1:4 4 5 5 5 10 2 2 7 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:HGGothicE; panose-1:2 11 9 9 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-536870145 1791491579 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:HGPGothicE; panose-1:2 11 9 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1791491579 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:HGSGothicE; panose-1:2 11 9 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1791491579 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:HGMinchoE; panose-1:2 2 9 9 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-536870145 1791491579 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:HGPMinchoE; panose-1:2 2 9 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1791491579 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:HGSMinchoE; panose-1:2 2 9 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1791491579 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:HGSoeiKakugothicUB; panose-1:2 11 9 9 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-536870145 1791491579 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:HGPSoeiKakugothicUB; panose-1:2 11 9 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1791491579 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:HGSSoeiKakugothicUB; panose-1:2 11 9 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1791491579 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:HGMaruGothicMPRO; panose-1:2 15 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1791491579 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Microsoft Himalaya”; panose-1:1 1 1 0 1 1 1 1 1 1; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 65536 64 0 1 0;}@font-face {font-family:"Imprint MT Shadow”; panose-1:4 2 6 5 6 3 3 3 2 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:KaiTi; panose-1:2 1 6 9 6 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-2147482945 953122042 22 0 262145 0;}@font-face {font-family:Kartika; panose-1:2 2 5 3 3 4 4 6 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8388611 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Kino MT”; panose-1:4 3 7 5 13 12 2 2 7 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Lucida Console”; panose-1:2 11 6 9 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-2147482993 6144 0 0 31 0;}@font-face {font-family:"Lucida Sans”; panose-1:2 11 6 2 3 5 4 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Lucida Sans Unicode”; panose-1:2 11 6 2 3 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147480833 14699 0 0 191 0;}@font-face {font-family:"Lucida Blackletter”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Lucida Bright”; panose-1:2 4 6 2 5 5 5 2 3 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Lucida Calligraphy”; panose-1:3 1 1 1 1 1 1 1 1 1; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Lucida Fax”; panose-1:2 6 6 2 5 5 5 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Lucida Handwriting”; panose-1:3 1 1 1 1 1 1 1 1 1; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Lucida Sans Typewriter”; panose-1:2 11 5 9 3 5 4 3 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Malgun Gothic Semilight”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1879047505 165117179 18 0 4063677 0;}@font-face {font-family:"Malgun Gothic”; panose-1:2 11 5 3 2 0 0 2 0 4; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1879048145 701988091 18 0 524289 0;}@font-face {font-family:Marlett; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 -2147483647 0;}@font-face {font-family:"Matura MT Script Capitals”; panose-1:3 2 8 2 6 6 2 7 2 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Meiryo; panose-1:2 11 6 4 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1791492095 134217746 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Meiryo UI”; panose-1:2 11 6 4 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1791492095 134217746 0 131231 0;}@font-face {font-family:MingLiU_HKSCS; panose-1:2 2 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 953154810 22 0 1048577 0;}@font-face {font-family:MingLiU-ExtB; panose-1:2 2 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 168296456 16 0 1048577 0;}@font-face {font-family:PMingLiU-ExtB; panose-1:2 2 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 168296456 16 0 1048577 0;}@font-face {font-family:MingLiU_HKSCS-ExtB; panose-1:2 2 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 168296456 16 0 1048577 0;}@font-face {font-family:Mistral; panose-1:3 9 7 2 3 4 7 2 4 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Myanmar Text”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 1024 0 1 0;}@font-face {font-family:"Modern No. 20”; panose-1:2 7 7 4 7 5 5 2 3 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Mongolian Baiti”; panose-1:3 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483613 0 131072 0 1 0;}@font-face {font-family:"Monotype Corsiva”; panose-1:3 1 1 1 1 2 1 1 1 1; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Monotype Sorts”; panose-1:1 1 6 1 1 1 1 1 1 1; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 -2147483647 0;}@font-face {font-family:"MS Reference Sans Serif”; panose-1:2 11 6 4 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"MS Reference Specialty”; panose-1:5 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 -2147483647 0;}@font-face {font-family:"MS UI Gothic”; panose-1:2 11 6 0 7 2 5 8 2 4; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1791491579 134217746 0 131231 0;}@font-face {font-family:"MS PGothic”; panose-1:2 11 6 0 7 2 5 8 2 4; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1791491579 134217746 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Microsoft JhengHei”; panose-1:2 11 6 4 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:135 680476672 22 0 1048585 0;}@font-face {font-family:"MS PMincho”; panose-1:2 2 6 0 4 2 5 8 3 4; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1791491579 134217746 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Microsoft YaHei Light”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 718209040 22 0 262175 0;}@font-face {font-family:"Microsoft YaHei”; panose-1:2 11 5 3 2 2 4 2 2 4; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 718224464 22 0 262175 0;}@font-face {font-family:"Microsoft YaHei UI Light”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 718209040 22 0 262175 0;}@font-face {font-family:"Microsoft YaHei UI”; panose-1:2 11 5 3 2 2 4 2 2 4; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 718224464 22 0 262175 0;}@font-face {font-family:"Microsoft Yi Baiti”; panose-1:3 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 66562 524290 0 1 0;}@font-face {font-family:"MT Extra”; panose-1:5 5 1 2 1 2 5 2 2 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"News Gothic MT”; panose-1:2 11 5 3 2 1 3 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Microsoft New Tai Lue”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 -2147483648 0 1 0;}@font-face {font-family:Nyala; panose-1:2 0 5 4 7 3 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612625 0 2048 0 147 0;}@font-face {font-family:Onyx; panose-1:4 5 6 2 8 7 2 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Perpetua; panose-1:2 2 5 2 6 4 1 2 3 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Perpetua Titling MT”; panose-1:2 2 5 2 6 5 5 2 8 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Rockwell; panose-1:2 6 6 3 2 2 5 2 4 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Rockwell Condensed”; panose-1:2 6 6 3 5 4 5 2 1 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Rockwell Extra Bold”; panose-1:2 6 9 3 4 5 5 2 4 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Segoe Print”; panose-1:2 0 8 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:655 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Segoe Script”; panose-1:3 11 8 4 2 0 0 0 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:655 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Segoe UI Historic”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483153 33554434 6340736 0 1 0;}@font-face {font-family:"Segoe UI Symbol”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483165 302055407 262144 0 1 0;}@font-face {font-family:NSimSun; panose-1:2 1 6 9 3 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:515 680460288 22 0 262145 0;}@font-face {font-family:SimSun-ExtB; panose-1:2 1 6 9 6 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:1 168689664 16 0 262145 0;}@font-face {font-family:Stencil; panose-1:4 4 9 5 13 8 2 2 4 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:STHupo; panose-1:2 1 8 0 4 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 135200768 16 0 262144 0;}@font-face {font-family:STLiti; panose-1:2 1 8 0 4 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 135200768 16 0 262144 0;}@font-face {font-family:STXingkai; panose-1:2 1 8 0 4 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 135200768 16 0 262144 0;}@font-face {font-family:STXinwei; panose-1:2 1 8 0 4 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 135200768 16 0 262144 0;}@font-face {font-family:STZhongsong; panose-1:2 1 6 0 4 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 135200768 16 0 262303 0;}@font-face {font-family:Tahoma; panose-1:2 11 6 4 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-520081665 -1073717157 41 0 66047 0;}@font-face {font-family:"Microsoft Tai Le”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 1073741824 0 1 0;}@font-face {font-family:"TH SarabunPSK”; panose-1:2 11 5 0 4 2 0 2 0 3; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:16777219 0 0 0 65809 0;}@font-face {font-family:"Tw Cen MT”; panose-1:2 11 6 2 2 1 4 2 6 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 3 0;}@font-face {font-family:"Tw Cen MT Condensed”; panose-1:2 11 6 6 2 1 4 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 3 0;}@font-face {font-family:"Tw Cen MT Condensed Extra Bold”; panose-1:2 11 8 3 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 3 0;}@font-face {font-family:Webdings; panose-1:5 3 1 2 1 5 9 6 7 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 -2147483647 0;}@font-face {font-family:"Wide Latin”; panose-1:2 10 10 7 5 5 5 2 4 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Wingdings 2”; panose-1:5 2 1 2 1 5 7 7 7 7; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 -2147483647 0;}@font-face {font-family:"Wingdings 3”; panose-1:5 4 1 2 1 8 7 7 7 7; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 -2147483647 0;}@font-face {font-family:"Yu Gothic Light”; panose-1:2 11 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 717749759 22 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Yu Gothic Medium”; panose-1:2 11 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 717749759 22 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Yu Gothic UI Light”; panose-1:2 11 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 717749759 22 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Yu Gothic UI Semilight”; panose-1:2 11 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 717749759 22 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Yu Gothic UI”; panose-1:2 11 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 717749759 22 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Yu Gothic UI Semibold”; panose-1:2 11 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 717749759 22 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Yu Mincho Light”; panose-1:2 2 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482905 717749503 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Yu Mincho”; panose-1:2 2 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482905 717749503 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Yu Mincho Demibold”; panose-1:2 2 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482905 717749503 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Abadi Extra Light”; panose-1:2 11 2 4 2 1 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Abadi; panose-1:2 11 6 4 2 1 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Abel; panose-1:2 0 5 6 3 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Abril Fatface”; panose-1:2 0 5 3 0 0 0 2 0 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612569 1342185563 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"ADLaM Display”; panose-1:2 1 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475345 1107296330 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Agency FB”; panose-1:2 11 5 3 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Aharoni; panose-1:2 1 8 3 2 1 4 3 2 3; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2051 0 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Al Fresco”; panose-1:2 0 5 7 7 0 0 2 0 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 268435530 0 0 3 0;}@font-face {font-family:"Alasassy Caps”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Aldhabi; panose-1:1 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475449 -2147483648 8 0 65 0;}@font-face {font-family:Alef; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2055 1073741824 0 0 179 0;}@font-face {font-family:"Aleo Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 131 0;}@font-face {font-family:Aleo; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 131 0;}@font-face {font-family:Algerian; panose-1:4 2 7 5 4 10 2 6 7 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Amasis MT Pro Light”; panose-1:2 4 3 4 5 0 5 2 3 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1073750107 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Amasis MT Pro”; panose-1:2 4 5 4 5 0 5 2 3 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1073750107 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Amasis MT Pro Medium”; panose-1:2 4 6 4 5 0 5 2 3 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1073750107 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Amasis MT Pro Black”; panose-1:2 4 10 4 5 0 5 2 3 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1073750107 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Amatic SC”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536873487 1073741826 0 0 439 0;}@font-face {font-family:AngsanaUPC; panose-1:2 2 6 3 5 4 5 2 3 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706429 0 0 0 65537 0;}@font-face {font-family:Anton; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750139 0 0 403 0;}@font-face {font-family:Aparajita; panose-1:2 2 6 3 5 4 5 2 3 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32771 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Aptos Mono”; panose-1:2 11 0 9 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:536871559 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Aptos Serif”; panose-1:2 2 6 4 7 4 5 2 3 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1592449281 -1073681157 65536 0 415 0;}@font-face {font-family:"Arabic Typesetting”; panose-1:3 2 4 2 4 4 6 3 2 3; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475449 -2147483648 8 0 211 0;}@font-face {font-family:"Aref Ruqaa”; panose-1:2 0 5 3 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475345 -2147483573 0 0 65 0;}@font-face {font-family:"Arial Nova Cond Light”; panose-1:2 11 3 6 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:655 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Arial Nova Light”; panose-1:2 11 3 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:655 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Arial Nova Cond”; panose-1:2 11 5 6 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:655 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Arial Nova”; panose-1:2 11 5 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:655 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Assistant ExtraLight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610610433 1073750091 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Assistant Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610610433 1073750091 0 0 33 0;}@font-face {font-family:Assistant; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610610433 1073750091 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Assistant SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610610433 1073750091 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Assistant ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610610433 1073750091 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Athiti ExtraLight”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Athiti Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:Athiti; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Athiti Medium”; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Athiti SemiBold”; panose-1:0 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Avenir Next LT Pro Light”; panose-1:2 11 3 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1342185547 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Avenir Next LT Pro”; panose-1:2 11 5 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483409 1342185546 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Avenir Next LT Pro Demi”; panose-1:2 11 7 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483409 1342185546 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Baguet Script”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Bahnschrift Light Condensed”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612025 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Bahnschrift Light SemiCondensed”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612025 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Bahnschrift Light”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612025 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Bahnschrift SemiLight Condensed”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612025 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Bahnschrift SemiLight”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612025 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Bahnschrift Condensed”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612025 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Bahnschrift SemiCondensed”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612025 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Bahnschrift; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612025 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Bahnschrift SemiBold Condensed”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612025 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Bahnschrift SemiBold”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612025 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Barlow Condensed Thin”; panose-1:0 0 3 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Semi Condensed Thin”; panose-1:0 0 3 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Thin”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Condensed ExtraLight”; panose-1:0 0 3 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Semi Condensed ExLight”; panose-1:0 0 3 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow ExtraLight”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Condensed Light”; panose-1:0 0 4 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Semi Condensed Light”; panose-1:0 0 4 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Condensed”; panose-1:0 0 5 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Semi Condensed”; panose-1:0 0 5 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:Barlow; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Condensed Medium”; panose-1:0 0 6 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Semi Condensed Medium”; panose-1:0 0 6 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Medium”; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Condensed SemiBold”; panose-1:0 0 7 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Semi Condensed SemiBold”; panose-1:0 0 7 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow SemiBold”; panose-1:0 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Condensed ExtraBold”; panose-1:0 0 9 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Semi Condensed ExtraBold”; panose-1:0 0 9 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow ExtraBold”; panose-1:0 0 9 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Condensed Black”; panose-1:0 0 10 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Semi Condensed Black”; panose-1:0 0 10 6 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Barlow Black”; panose-1:0 0 10 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Bebas Neue”; panose-1:2 11 6 6 2 2 2 5 2 1; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Bembo; panose-1:2 2 5 2 5 2 1 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Berlin Sans FB”; panose-1:2 14 6 2 2 5 2 2 3 6; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Berlin Sans FB Demi”; panose-1:2 14 8 2 2 5 2 2 3 6; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Bierstadt; panose-1:2 11 5 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 1 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bierstadt Display”; panose-1:2 11 5 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 1 0 0 1 0;}@font-face {font-family:BierstadtAlt; panose-1:2 11 0 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"BierstadtAlt2 Cond”; panose-1:2 11 0 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"BierstadtAlt3 Cond”; panose-1:2 11 0 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"BierstadtAlt4 Cond”; panose-1:2 11 0 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:BierstadtAlt5; panose-1:2 11 0 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Cond; panose-1:2 11 0 4 2 2 2 9 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Biome Light”; panose-1:2 11 3 3 3 2 4 2 8 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1592449281 -2147483638 65536 0 415 0;}@font-face {font-family:Biome; panose-1:2 11 5 3 3 2 4 2 8 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1592449281 -2147483638 65536 0 415 0;}@font-face {font-family:"Blackadder ITC”; panose-1:4 2 5 5 5 0 7 2 13 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bodoni MT Condensed”; panose-1:2 7 6 6 8 6 6 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bodoni MT”; panose-1:2 7 6 3 8 6 6 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bodoni MT Black”; panose-1:2 7 10 3 8 6 6 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bodoni MT Poster Compressed”; panose-1:2 7 7 6 8 6 1 5 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 17 0;}@font-face {font-family:"Boucherie Block”; panose-1:2 0 5 6 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 3 0;}@font-face {font-family:"Boucherie Sans”; panose-1:2 0 5 6 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 268443722 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bradley Hand ITC”; panose-1:3 7 4 2 5 3 2 3 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Broadway; panose-1:4 4 9 5 8 0 2 2 5 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Browallia New”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706429 0 0 0 65537 0;}@font-face {font-family:BrowalliaUPC; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706429 0 0 0 65537 0;}@font-face {font-family:"Buxton Sketch”; panose-1:3 8 5 0 0 5 0 0 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1073750235 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Californian FB”; panose-1:2 7 4 3 6 8 11 3 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Castellar; panose-1:2 10 4 2 6 4 6 1 3 1; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Caveat Brush”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342185563 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Cavolini; panose-1:3 0 5 2 4 3 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1592449281 -2147483638 65536 0 415 0;}@font-face {font-family:Centaur; panose-1:2 3 5 4 5 2 5 2 3 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Chamberi Super Display”; panose-1:2 4 5 3 8 5 5 2 3 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Charmonman; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Chilgok Gwon Anja”; panose-1:2 2 6 3 2 1 1 2 1 1; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483409 152518731 16 0 2621441 0;}@font-face {font-family:"Chilgok Kim Yeongbun”; panose-1:2 2 6 3 2 1 1 2 1 1; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483409 152518731 16 0 2621441 0;}@font-face {font-family:"Chilgok Lee Jonghui”; panose-1:2 2 6 3 2 1 1 2 1 1; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483409 152518731 16 0 2621441 0;}@font-face {font-family:"Chilgok Lee Wonsun”; panose-1:2 2 6 3 2 1 1 2 1 1; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483409 152518731 16 0 2621441 0;}@font-face {font-family:Chiller; panose-1:4 2 4 4 3 16 7 2 6 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Chonburi; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Cochocib Script Latin Pro”; panose-1:2 0 5 3 0 0 0 2 0 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342177354 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Concert One”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483609 67 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Congenial UltraLight”; panose-1:2 0 5 3 4 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 268443739 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Congenial Light”; panose-1:2 0 5 3 4 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 268443739 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Congenial; panose-1:2 0 5 3 4 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 268443739 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Congenial SemiBold”; panose-1:2 0 5 3 4 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 268443739 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Congenial Black”; panose-1:2 0 5 3 4 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 268443739 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Convection Condensed”; panose-1:2 11 6 4 4 5 1 4 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 145 0;}@font-face {font-family:Convection; panose-1:2 11 6 4 4 5 1 4 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342177354 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Convection Extra Bold”; panose-1:2 11 9 4 4 5 1 4 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342177354 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Convection Symbol”; panose-1:5 1 1 1 1 1 1 1 1 1; mso-font-charset:2; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:0 268435456 0 0 -2147483648 0;}@font-face {font-family:"Convection UI”; panose-1:2 11 6 4 4 5 1 4 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342177354 0 0 155 0;}@font-face {font-family:Dante; panose-1:2 2 5 2 5 2 0 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:DaunPenh; panose-1:1 1 1 1 1 1 1 1 1 1; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 65536 0 1 0;}@font-face {font-family:"Daytona Condensed Light”; panose-1:2 11 3 6 3 5 3 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Daytona Light”; panose-1:2 11 3 4 3 5 3 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Daytona Condensed”; panose-1:2 11 5 6 3 5 3 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Daytona; panose-1:2 11 6 4 3 5 0 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482897 10 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Didact Gothic”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613455 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:DilleniaUPC; panose-1:2 2 6 3 5 4 5 2 3 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706429 0 0 0 65537 0;}@font-face {font-family:"DM Mono Light”; panose-1:2 11 3 9 4 2 1 4 1 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"DM Mono”; panose-1:2 11 5 9 4 2 1 4 1 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"DM Mono Medium”; panose-1:2 11 6 9 4 2 1 4 1 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"DM Sans”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 1342185563 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"DM Sans Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 1342185563 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"DM Serif Display”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483537 75 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"DM Serif Text”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483537 75 0 0 415 0;}@font-face {font-family:DokChampa; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2097151997 0 0 0 65537 0;}@font-face {font-family:"Dosis ExtraLight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612545 1073750139 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Dosis Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612545 1073750139 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Dosis; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612545 1073750139 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Dosis Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612545 1073750139 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Dosis SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612545 1073750139 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Dosis ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612545 1073750139 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Dreaming Outloud Pro”; panose-1:3 5 5 2 4 3 2 3 5 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483409 10 8 0 1 0;}@font-face {font-family:"Dreaming Outloud Script Pro”; panose-1:3 5 5 2 4 3 4 5 7 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483409 10 8 0 1 0;}@font-face {font-family:"EB Garamond”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 33555475 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"EB Garamond Medium”; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 33555475 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"EB Garamond SemiBold”; panose-1:0 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 33555475 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"EB Garamond ExtraBold”; panose-1:0 0 9 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 33555475 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Ebrima; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612641 33554497 2048 0 147 0;}@font-face {font-family:Elephant; panose-1:2 2 9 4 9 5 5 2 3 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Elephant Pro”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Eras Light ITC”; panose-1:2 11 4 2 3 5 4 2 8 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Eras Medium ITC”; panose-1:2 11 6 2 3 5 4 2 8 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Eras Demi ITC”; panose-1:2 11 8 5 3 5 4 2 8 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Eras Bold ITC”; panose-1:2 11 9 7 3 5 4 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:EucrosiaUPC; panose-1:2 2 6 3 5 4 5 2 3 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706429 0 0 0 65537 0;}@font-face {font-family:Euphemia; panose-1:2 11 5 3 4 1 2 2 1 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483537 74 8192 0 1 0;}@font-face {font-family:"Fahkwang ExtraLight”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Fahkwang Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:Fahkwang; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Fahkwang Medium”; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Fahkwang SemiBold”; panose-1:0 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Fairwater Script Light”; panose-1:2 0 5 7 0 0 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612689 268435531 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Fairwater Script”; panose-1:2 0 5 7 0 0 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612689 268435531 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Fave Script Bold Pro”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 1342177354 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Felix Titling”; panose-1:4 6 5 5 6 2 2 2 10 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Fira Code Light”; panose-1:2 11 8 9 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-536870161 302053627 8 0 159 0;}@font-face {font-family:"Fira Code”; panose-1:2 11 8 9 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-536870161 302053627 8 0 159 0;}@font-face {font-family:"Fira Code Medium”; panose-1:2 11 8 9 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-536870161 302053627 8 0 159 0;}@font-face {font-family:"Fira Code Retina”; panose-1:2 11 8 9 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-536870161 302053627 8 0 159 0;}@font-face {font-family:"Fira Mono”; panose-1:2 11 5 9 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:1073742471 33568769 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Fira Mono Medium”; panose-1:2 11 6 9 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:1073742471 33568769 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Extra Condensed Thin”; panose-1:2 11 3 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Condensed Thin”; panose-1:2 11 3 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Thin”; panose-1:2 11 3 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Condensed ExtraLight”; panose-1:2 11 4 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans ExtraLight”; panose-1:2 11 4 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Extra Condensed Light”; panose-1:2 11 4 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Condensed Light”; panose-1:2 11 4 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Light”; panose-1:2 11 4 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Extra Condensed”; panose-1:2 11 5 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Condensed”; panose-1:2 11 5 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans”; panose-1:2 11 5 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Condensed Medium”; panose-1:2 11 6 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Medium”; panose-1:2 11 6 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Condensed SemiBold”; panose-1:2 11 6 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans SemiBold”; panose-1:2 11 6 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Condensed ExtraBold”; panose-1:2 11 9 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans ExtraBold”; panose-1:2 11 9 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Extra Condensed Black”; panose-1:2 11 10 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Condensed Black”; panose-1:2 11 10 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fira Sans Black”; panose-1:2 11 10 3 5 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613503 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Fjalla One”; panose-1:2 0 5 6 4 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483457 1073741899 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Forte; panose-1:3 6 9 2 4 5 2 7 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Forte Forward”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342201931 8 0 147 0;}@font-face {font-family:"Frank Ruhl Libre Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2055 1073741825 0 0 163 0;}@font-face {font-family:"Frank Ruhl Libre”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2055 1073741825 0 0 163 0;}@font-face {font-family:"Frank Ruhl Libre Medium”; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2055 1073741825 0 0 163 0;}@font-face {font-family:"Frank Ruhl Libre Black”; panose-1:0 0 10 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2055 1073741825 0 0 163 0;}@font-face {font-family:FrankRuehl; panose-1:2 14 5 3 6 1 1 1 1 1; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2051 0 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Fredoka One”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 1073741898 0 0 1 0;}@font-face {font-family:FreesiaUPC; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706429 0 0 0 65537 0;}@font-face {font-family:"Freestyle Script”; panose-1:3 8 4 2 3 2 5 11 4 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"French Script MT”; panose-1:3 2 4 2 4 6 7 4 6 5; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Gabriela; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:515 0 0 0 5 0;}@font-face {font-family:Gadugi; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33554432 12288 0 1 0;}@font-face {font-family:"Gaegu Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 17825794 16 0 1 0;}@font-face {font-family:Gaegu; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 17825794 16 0 1 0;}@font-face {font-family:"Georgia Pro Cond Light”; panose-1:2 4 3 6 5 4 5 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 3 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Georgia Pro Light”; panose-1:2 4 3 2 5 4 5 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 3 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Georgia Pro Cond”; panose-1:2 4 5 6 5 4 5 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 3 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Georgia Pro”; panose-1:2 4 5 2 5 4 5 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 3 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Georgia Pro Cond Semibold”; panose-1:2 4 7 6 5 4 5 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 3 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Georgia Pro Semibold”; panose-1:2 4 7 2 5 4 5 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 3 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Georgia Pro Cond Black”; panose-1:2 4 10 6 5 4 5 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 3 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Georgia Pro Black”; panose-1:2 4 10 2 5 4 5 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 3 0 0 159 0;}@font-face {font-family:Gigi; panose-1:4 4 5 4 6 0 7 2 13 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Gill Sans Nova Cond Lt”; panose-1:2 11 3 6 2 1 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 2 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Gill Sans Nova Light”; panose-1:2 11 3 2 2 1 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 2 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Gill Sans Nova Cond”; panose-1:2 11 6 6 2 1 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 2 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Gill Sans Nova”; panose-1:2 11 6 2 2 1 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 2 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Gill Sans Nova Cond XBd”; panose-1:2 11 10 6 2 1 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 2 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Gill Sans Nova Cond Ultra Bold”; panose-1:2 11 11 4 2 1 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 2 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Gill Sans Nova Ultra Bold”; panose-1:2 11 11 2 2 1 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 2 0 0 159 0;}@font-face {font-family:Gisha; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147481593 1073741890 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Goudy Stout”; panose-1:2 2 9 4 7 3 11 2 4 1; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Goudy Type”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Grandview; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612025 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Grandview Display”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612025 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Grotesque Light”; panose-1:2 11 3 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Grotesque; panose-1:2 11 5 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Hadassah Friedlaender”; panose-1:2 2 6 3 5 4 5 2 3 4; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2051 0 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Hammersmith One”; panose-1:2 1 7 3 3 5 1 6 5 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1073750090 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Harlow Solid Italic”; panose-1:4 3 6 4 2 15 2 2 13 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Heebo Thin”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610610457 1073741891 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Heebo Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610610457 1073741891 0 0 33 0;}@font-face {font-family:Heebo; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610610457 1073741891 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Heebo Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610610457 1073741891 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Heebo ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610610457 1073741891 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Heebo Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610610457 1073741891 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"High Tower Text”; panose-1:2 4 5 2 5 5 6 3 3 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Hind Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Hind; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Medium”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind SemiBold”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Colombo Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 512 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Colombo”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 512 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Colombo Medium”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 512 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Colombo SemiBold”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 512 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Guntur Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2097159 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Guntur”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2097159 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Guntur Medium”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2097159 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Guntur SemiBold”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2097159 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Jalandhar Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131079 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Jalandhar”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131079 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Jalandhar Medium”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131079 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Jalandhar SemiBold”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131079 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Kochi Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8388615 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Kochi”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8388615 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Kochi Medium”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8388615 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Kochi SemiBold”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8388615 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Madurai Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1048583 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Madurai”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1048583 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Madurai Medium”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1048583 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Madurai SemiBold”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1048583 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Mysuru Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:4194307 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Mysuru”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:4194307 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Mysuru Medium”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:4194307 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Mysuru SemiBold”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:4194307 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Siliguri Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:65543 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Siliguri”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:65543 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Siliguri Medium”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:65543 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Siliguri SemiBold”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:65543 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Vadodara Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:262151 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Vadodara”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:262151 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Vadodara Medium”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:262151 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hind Vadodara SemiBold”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:262151 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Mono Thin”; panose-1:2 11 3 9 5 2 3 0 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612113 1342185595 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Mono ExtraLight”; panose-1:2 11 3 9 5 2 3 0 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612113 1342185595 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Mono Light”; panose-1:2 11 4 9 5 2 3 0 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612113 1342185595 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Mono”; panose-1:2 11 5 9 5 2 3 0 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612113 1342185595 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Mono Medium”; panose-1:2 11 6 9 5 2 3 0 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612113 1342185595 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Mono SemiBold”; panose-1:2 11 7 9 5 2 3 0 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612113 1342185595 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Sans Condensed Thin”; panose-1:2 11 2 6 5 2 3 0 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612625 1342185595 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Sans Thin”; panose-1:2 11 2 3 5 2 3 0 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1342185595 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Sans ExtraLight”; panose-1:2 11 3 3 5 2 3 0 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1342185595 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Sans Condensed Light”; panose-1:2 11 4 6 5 2 3 0 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612625 1342185595 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Sans Light”; panose-1:2 11 4 3 5 2 3 0 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1342185595 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Sans Condensed”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612625 1342185595 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Sans”; panose-1:2 11 5 3 5 2 3 0 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1342185595 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Sans Condensed Medium”; panose-1:2 11 6 6 5 2 3 0 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612625 1342185595 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Sans Medium”; panose-1:2 11 6 3 5 2 3 0 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1342185595 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Sans SemiBold”; panose-1:2 11 7 3 5 2 3 0 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1342185595 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Serif Thin”; panose-1:2 6 2 3 5 4 6 0 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612113 1342185531 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Serif ExtraLight”; panose-1:2 6 3 3 5 4 6 0 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612113 1342185531 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Serif Light”; panose-1:2 6 4 3 5 4 6 0 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612113 1342185531 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Serif”; panose-1:2 6 5 3 5 4 6 0 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612113 1342185531 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Serif Medium”; panose-1:2 6 6 3 5 4 6 0 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612113 1342185531 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Serif SemiBold”; panose-1:2 6 7 3 5 4 6 0 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612113 1342185531 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata ExtraLight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Expanded ExtraLight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Condensed Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata SemiCondensed Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata SemiExpanded Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Expanded Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata ExtraExpanded Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata UltraExpanded Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata UltraCondensed”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata ExtraCondensed”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Condensed”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata SemiCondensed”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:Inconsolata; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata SemiExpanded”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Expanded”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata ExtraExpanded”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata UltraExpanded”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Condensed Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata SemiExpanded Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Expanded Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Condensed SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Expanded SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata UltraCondensed Bold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata ExtraCondensed Bold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Condensed Bold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata SemiCondensed Bold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Bold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata SemiExpanded Bold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Expanded Bold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata ExtraExpanded Bold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata UltraExpanded Bold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Condensed ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Expanded ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Condensed Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata SemiCondensed Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata SemiExpanded Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata Expanded Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata ExtraExpanded Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Inconsolata UltraExpanded Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:"Informal Roman”; panose-1:3 6 4 2 3 4 6 11 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Ink Free”; panose-1:3 8 4 2 0 5 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1679 1073741834 0 0 415 0;}@font-face {font-family:IrisUPC; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706429 0 0 0 65537 0;}@font-face {font-family:"Iskoola Pota”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 512 0 1 0;}@font-face {font-family:Italianno; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:JasmineUPC; panose-1:2 2 6 3 5 4 5 2 3 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706429 0 0 0 65537 0;}@font-face {font-family:"Javanese Text”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Jokerman; panose-1:4 9 6 5 6 0 6 2 7 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Josefin Sans Thin”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750091 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Josefin Sans Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750091 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Josefin Sans”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750091 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Josefin Sans SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750091 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Josefin Sans Bold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750091 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Josefin Slab Thin”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 4 0 0 17 0;}@font-face {font-family:"Josefin Slab Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 4 0 0 17 0;}@font-face {font-family:"Josefin Slab”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 4 0 0 17 0;}@font-face {font-family:"Josefin Slab SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 4 0 0 17 0;}@font-face {font-family:"Juice ITC”; panose-1:4 4 4 3 4 0 2 2 2 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Jumble; panose-1:2 0 5 3 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 268435530 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Kalinga; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:524291 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Karla ExtraLight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073750107 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Karla Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073750107 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Karla; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073750107 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Karla Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073750107 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Karla ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073750107 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Karla Tamil Inclined”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2146435037 134217794 335544320 0 1 0;}@font-face {font-family:"Karla Tamil Upright”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2146435037 134217794 335544320 0 1 0;}@font-face {font-family:"Kermit Thin Condensed”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Thin”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Thin Expanded”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Extralight Condensed”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Extralight”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Extralight Expanded”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Light Condensed”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Light”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Light Expanded”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Condensed”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Kermit; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Expanded”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Semibold Condensed”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Semibold”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Semibold Expanded”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Extrabold Condensed”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Extrabold”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kermit Extrabold Expanded”; panose-1:2 15 5 3 4 0 0 6 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Khmer UI”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 65536 0 1 0;}@font-face {font-family:"Kigelia Light”; panose-1:2 11 3 3 2 2 2 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-535484673 -1040187317 67584 0 415 0;}@font-face {font-family:Kigelia; panose-1:2 11 5 3 4 5 2 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-535484673 -1040187317 67584 0 415 0;}@font-face {font-family:"Kigelia Arabic Light”; panose-1:2 11 3 3 2 2 2 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610603905 -2147483645 8 0 479 0;}@font-face {font-family:"Kigelia Arabic”; panose-1:2 11 5 3 4 5 2 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610603905 -2147483645 8 0 479 0;}@font-face {font-family:"Klee One”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1791491327 82 0 1179653 0;}@font-face {font-family:"Klee One SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1791491327 82 0 1179653 0;}@font-face {font-family:KodchiangUPC; panose-1:2 2 6 3 5 4 5 2 3 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706429 0 0 0 65537 0;}@font-face {font-family:Kokila; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32771 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Kristen ITC”; panose-1:3 5 5 2 4 2 2 3 2 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Krub ExtraLight”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Krub Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:Krub; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Krub Medium”; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Krub SemiBold”; panose-1:0 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Kunstler Script”; panose-1:3 3 4 2 2 6 7 13 13 6; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Lalezar; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536879111 0 8 0 467 0;}@font-face {font-family:"Lao UI”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2113929213 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Lato Thin”; panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-520092929 1342237951 33 0 415 0;}@font-face {font-family:"Lato ExtraLight”; panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-520092929 1342237951 33 0 415 0;}@font-face {font-family:"Lato Light”; panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-520092929 1342237951 33 0 415 0;}@font-face {font-family:Lato; panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-520092929 1342237951 33 0 415 0;}@font-face {font-family:"Lato Medium”; panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-520092929 1342237951 33 0 415 0;}@font-face {font-family:"Lato SemiBold”; panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-520092929 1342237951 33 0 415 0;}@font-face {font-family:"Lato ExtraBold”; panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-520092929 1342237951 33 0 415 0;}@font-face {font-family:"Lato Black”; panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-520092929 1342237951 33 0 415 0;}@font-face {font-family:Leelawadee; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706429 0 0 0 65537 0;}@font-face {font-family:"Leelawadee UI Semilight”; panose-1:2 11 4 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2097151997 0 65536 0 65793 0;}@font-face {font-family:"Leelawadee UI”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2097151997 0 65536 0 65793 0;}@font-face {font-family:"Levenim MT”; panose-1:2 1 5 2 6 1 1 1 1 1; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2051 0 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Libre Barcode 128”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Libre Barcode 128 Text”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Libre Barcode 39”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Libre Barcode 39 Extended”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Libre Barcode 39 Text”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Libre Barcode 39 Extended Text”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Libre Barcode EAN13 Text”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483609 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Libre Baskerville”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612545 1342177371 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Libre Franklin Thin”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750107 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Libre Franklin ExtraLight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750107 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Libre Franklin Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750107 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Libre Franklin”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750107 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Libre Franklin Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750107 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Libre Franklin SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750107 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Libre Franklin ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750107 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Libre Franklin Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750107 0 0 403 0;}@font-face {font-family:Ligconsolata; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 63979 32 0 403 0;}@font-face {font-family:LilyUPC; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130706429 0 0 0 65537 0;}@font-face {font-family:"Livvic Thin”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750091 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Livvic ExtraLight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750091 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Livvic Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750091 0 0 403 0;}@font-face {font-family:Livvic; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750091 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Livvic Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750091 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Livvic SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750091 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Livvic Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750091 0 0 403 0;}@font-face {font-family:Lobster; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871431 1 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Lobster Two”; panose-1:2 0 5 6 0 0 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 1073741898 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Lora; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185547 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"Lora Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185547 0 0 151 0;}@font-face {font-family:Magneto; panose-1:4 3 8 5 5 8 2 2 13 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Maiandra GD”; panose-1:2 14 5 2 3 3 8 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Mangal Pro”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32771 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Meddon; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342185546 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Merriweather Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871431 2 0 0 407 0;}@font-face {font-family:Merriweather; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871431 2 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Merriweather Black”; panose-1:0 0 10 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871431 2 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Merriweather Sans Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611457 1073750139 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Merriweather Sans”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611457 1073750139 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Merriweather Sans ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611457 1073750139 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Microsoft GothicNeo Light”; panose-1:2 11 3 0 0 1 1 1 1 1; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482945 701998203 16 0 2687135 0;}@font-face {font-family:"Microsoft GothicNeo”; panose-1:2 11 5 0 0 1 1 1 1 1; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482945 701998203 16 0 2687135 0;}@font-face {font-family:"Microsoft JhengHei UI Light”; panose-1:2 11 3 4 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482969 684672000 22 0 1048585 0;}@font-face {font-family:"Microsoft JhengHei UI”; panose-1:2 11 6 4 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:679 684672000 22 0 1048585 0;}@font-face {font-family:"Microsoft PhagsPa”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 134217728 0 1 0;}@font-face {font-family:"Microsoft Uighur”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475453 -2147483648 8 0 65 0;}@font-face {font-family:MingLiU_MSCS; panose-1:2 2 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482881 684719354 22 0 1048577 0;}@font-face {font-family:MingLiU_MSCS-ExtB; panose-1:2 2 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:136; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 168296456 16 0 1048577 0;}@font-face {font-family:Miriam; panose-1:2 11 5 2 5 1 1 1 1 1; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2051 0 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Miriam Fixed”; panose-1:2 11 5 9 5 1 1 1 1 1; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:2051 0 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Miriam Libre”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2055 1073741824 0 0 179 0;}@font-face {font-family:"Mitr ExtraLight”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Mitr Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:Mitr; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Mitr Medium”; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Mitr SemiBold”; panose-1:0 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Modern Love”; panose-1:4 9 8 5 8 16 5 2 6 1; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Modern Love Caps”; panose-1:4 7 8 5 8 16 1 2 10 1; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Modern Love Grunge”; panose-1:4 7 8 5 8 16 5 2 6 1; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Montserrat Thin”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871439 3 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Montserrat ExtraLight”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871439 3 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Montserrat Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871439 3 0 0 407 0;}@font-face {font-family:Montserrat; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871439 3 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Montserrat Medium”; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871439 3 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Montserrat SemiBold”; panose-1:0 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871439 3 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Montserrat ExtraBold”; panose-1:0 0 9 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871439 3 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Montserrat Black”; panose-1:0 0 10 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871439 3 0 0 407 0;}@font-face {font-family:MoolBoran; panose-1:2 11 1 0 1 1 1 1 1 1; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 65536 0 1 0;}@font-face {font-family:"Mr Gabe”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"MS Outlook”; panose-1:5 1 1 0 1 0 0 0 0 0; mso-font-charset:2; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:0 268435456 0 0 -2147483648 0;}@font-face {font-family:"MV Boli”; panose-1:2 0 5 0 3 2 0 9 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 256 0 1 0;}@font-face {font-family:"Mystical Woods Rough Script”; panose-1:2 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870927 268435456 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Mystical Woods Smooth Script”; panose-1:2 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870927 268435456 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Nanum Brush Script”; panose-1:3 6 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 165149947 16 0 524289 0;}@font-face {font-family:"Nanum Pen”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 165149931 16 0 524289 0;}@font-face {font-family:NanumGothic; panose-1:2 13 6 4 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 165149931 16 0 524289 0;}@font-face {font-family:NanumGothicExtraBold; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 165149931 16 0 524289 0;}@font-face {font-family:NanumGothicCoding; panose-1:2 13 0 9 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-2147482969 702020859 16 0 524301 0;}@font-face {font-family:NanumMyeongjo; panose-1:2 2 6 3 2 1 1 2 1 1; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 165149931 16 0 524289 0;}@font-face {font-family:NanumMyeongjoExtraBold; panose-1:2 2 6 3 2 1 1 2 1 1; mso-font-charset:129; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 165149931 16 0 524289 0;}@font-face {font-family:Narkisim; panose-1:2 14 5 2 5 1 1 1 1 1; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2051 0 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Neue Haas Grotesk Text Pro”; panose-1:2 11 5 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Niagara Engraved”; panose-1:4 2 5 2 7 7 3 3 2 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Niagara Solid”; panose-1:4 2 5 2 7 7 2 2 2 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Nina; panose-1:2 11 6 6 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Nirmala Text Semilight”; panose-1:2 11 4 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130739165 33554506 512 0 1 0;}@font-face {font-family:"Nirmala Text”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130739165 33554506 512 0 1 0;}@font-face {font-family:"Nirmala UI Semilight”; panose-1:2 11 4 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130739165 33554506 512 0 1 0;}@font-face {font-family:"Nirmala UI”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2130739165 33554506 512 0 1 0;}@font-face {font-family:"Nordique Inline”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Music”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33579008 16777216 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536837377 1073772799 33 0 415 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans AnatoHiero”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Avestan”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Bassa Vah”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Batak”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Bhaiksuki”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Brahmi”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Buginese”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Buhid”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 1048576 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Carian”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans CaucAlban”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:67 33562624 1 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Chakma”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147418109 33562624 1024 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Coptic”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483197 33562624 1 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Cuneiform”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Cypriot”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Deseret”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 8388608 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Devanagari Thin”; panose-1:2 11 2 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450845 8262 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Devanagari ExtraLight”; panose-1:2 11 3 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450845 8262 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Devanagari Light”; panose-1:2 11 4 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450845 8262 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Devanagari”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450845 8262 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Devanagari Medium”; panose-1:2 11 6 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450845 8262 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Devanagari SemiBold”; panose-1:2 11 7 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450845 8262 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Devanagari ExtraBold”; panose-1:2 11 9 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450845 8262 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Devanagari Black”; panose-1:2 11 10 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450845 8262 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Devanagari UI Thin”; panose-1:2 11 2 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450845 8262 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Devanagari UI Light”; panose-1:2 11 4 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450845 8262 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Devanagari UI”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450845 8262 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Devanagari UI Medium”; panose-1:2 11 6 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450845 8262 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Devanagari UI Black”; panose-1:2 11 10 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450845 8262 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Duployan”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans EgyptHiero”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Elbasan”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:195 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Elymaic”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Glagolitic”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:579 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gothic”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:67 33554432 4194304 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Grantha”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2146402301 33562628 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gujarati Thin”; panose-1:2 11 2 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gujarati ExtraLight”; panose-1:2 11 3 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gujarati Light”; panose-1:2 11 4 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gujarati”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gujarati Medium”; panose-1:2 11 6 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gujarati SemiBold”; panose-1:2 11 7 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gujarati ExtraBold”; panose-1:2 11 9 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gujarati Black”; panose-1:2 11 10 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gujarati UI Thin”; panose-1:2 11 2 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gujarati UI Light”; panose-1:2 11 4 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gujarati UI”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gujarati UI Medium”; panose-1:2 11 6 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gujarati UI SemiBold”; panose-1:2 11 7 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gujarati UI ExtraBold”; panose-1:2 11 9 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gujarati UI Black”; panose-1:2 11 10 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147188733 8258 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Gunjala Gondi”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33562688 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Hanunoo”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 1048576 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Hatran”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans ImpAramaic”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Indic Siyaq Numbers”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8195 33554432 0 0 65 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans InsPahlavi”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans InsParthi”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Javanese”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Kaithi”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450877 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Kharoshthi”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Khojki”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147221501 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Khudawadi”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450877 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Lepcha”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Limbu”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450877 8192 536870912 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Linear A”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Linear B”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Lycian”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Lydian”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Mahajani”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450877 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Mandaic”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475453 8192 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Manichaean”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475453 33562624 134217728 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Marchen”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Masaram Gondi”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450877 33562688 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Math”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483453 33580268 33554448 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Mayan Numerals”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Mende Kikakui”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Meroitic”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Miao”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Modi”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Mongolian”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33629184 131074 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Mro”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Multani”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:131075 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar UI Thin”; panose-1:2 11 2 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar UI ExtraLight”; panose-1:2 11 3 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar UI Light”; panose-1:2 11 4 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar UI”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar UI Medium”; panose-1:2 11 6 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar UI SemiBold”; panose-1:2 11 7 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar UI ExtraBold”; panose-1:2 11 9 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Myanmar UI Black”; panose-1:2 11 10 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 134218752 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Nabataean”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans NewTaiLue”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 -2147483648 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Newa”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483581 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans NKo”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475453 -2147475456 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Nushu”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Ogham”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 16384 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans OldHung”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Old Italic”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 2097152 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans OldNorArab”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Old Permic”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:579 33562628 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans OldPersian”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans OldSogdian”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans OldSouArab”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Old Turkic”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Oriya UI Thin”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:524291 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Oriya UI”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:524291 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Oriya UI Blk”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:524291 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Osage”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:67 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Osmanya”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Pahawh Hmong”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Palmyrene”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans PauCinHau”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans PhagsPa”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 73728 134348800 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Phoenician”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans PsaPahlavi”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475453 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Rejang”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Runic”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 32768 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Samaritan”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Saurashtra”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Sharada”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450877 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Shavian”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Siddham”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Sogdian”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475453 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Soyombo”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Syloti Nagri”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147385341 8192 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Symbols2”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33612772 262176 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Syriac Thin”; panose-1:2 11 2 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475389 24640 128 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Syriac”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475389 24640 128 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Syriac Black”; panose-1:2 11 10 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475389 24640 128 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Tagalog”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 1048576 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Tagbanwa”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 1048576 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Tai Le”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483581 73728 1073742848 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Tai Viet”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612733 8192 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Takri”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450877 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Tamil Supplement”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1048579 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Thai Looped Thin”; panose-1:2 11 2 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:16777217 0 0 0 65536 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Thai Looped ExtLight”; panose-1:2 11 3 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:16777217 0 0 0 65536 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Thai Looped Light”; panose-1:2 11 4 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:16777217 0 0 0 65536 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Thai Looped Regular”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:16777217 0 0 0 65536 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Thai Looped Medium”; panose-1:2 11 6 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:16777217 0 0 0 65536 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Thai Looped Semibold”; panose-1:2 11 7 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:16777217 0 0 0 65536 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Thai Looped Bold”; panose-1:2 11 8 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:16777217 0 0 0 65536 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Thai Looped Extrabold”; panose-1:2 11 9 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:16777217 0 0 0 65536 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Thai Looped Black”; panose-1:2 11 10 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:16777217 0 0 0 65536 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Tifinagh”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483581 8192 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Tirhuta”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147385341 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Ugaritic”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Vai”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Wancho”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans WarangCiti”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Yi”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 327680 524304 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Sans Zanabazar”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Serif”; panose-1:2 2 6 0 6 5 0 2 2 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1342208255 41 0 415 0;}@font-face {font-family:"Noto Serif Ahom”; panose-1:2 2 5 2 6 5 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Serif Balinese”; panose-1:2 2 5 2 6 5 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 8192 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Serif Dogra”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450877 33562624 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Serif Grantha”; panose-1:2 2 5 2 6 5 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2146402301 33562628 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Serif Tangut”; panose-1:2 2 5 2 6 5 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Noto Traditional Nushu”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 167772160 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Nunito ExtraLight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185547 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Nunito Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185547 0 0 407 0;}@font-face {font-family:Nunito; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185547 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Nunito SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185547 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Nunito ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185547 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Nunito Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185547 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Nunito Sans ExtraLight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185547 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Nunito Sans Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185547 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Nunito Sans”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185547 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Nunito Sans SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185547 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Nunito Sans ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185547 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Nunito Sans Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185547 0 0 407 0;}@font-face {font-family:OCRB; panose-1:2 11 6 9 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Old English Text MT”; panose-1:3 4 9 2 4 5 8 3 8 6; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Open Sans Light”; panose-1:2 11 3 6 3 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870161 1073750107 40 0 415 0;}@font-face {font-family:"Open Sans”; panose-1:2 11 6 6 3 5 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870161 1073750107 40 0 415 0;}@font-face {font-family:"Open Sans SemiBold”; panose-1:2 11 7 6 3 8 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870161 1073750107 40 0 415 0;}@font-face {font-family:"Open Sans ExtraBold”; panose-1:2 11 9 6 3 8 4 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870161 1073750107 40 0 415 0;}@font-face {font-family:Oranienbaum; panose-1:2 0 5 6 8 0 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483089 10 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"Oswald ExtraLight”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871439 0 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Oswald Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871439 0 0 0 407 0;}@font-face {font-family:Oswald; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871439 0 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Oswald Medium”; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871439 0 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Oswald SemiBold”; panose-1:0 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871439 0 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Oxygen Light”; panose-1:2 0 3 3 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483537 1073750089 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Oxygen; panose-1:2 0 5 3 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073750091 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Oxygen Mono”; panose-1:2 0 5 9 3 0 0 9 0 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-2147483601 8266 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Pacifico; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871431 2 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Palace Script MT”; panose-1:3 3 3 2 2 6 7 12 11 5; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Palanquin Thin”; panose-1:2 11 0 4 2 2 3 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450705 1342185546 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Palanquin ExtraLight”; panose-1:2 11 0 4 2 2 3 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450705 1342185546 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Palanquin Light”; panose-1:2 11 0 4 2 2 3 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450705 1342185546 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Palanquin; panose-1:2 11 0 4 2 2 3 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450705 1342185546 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Palanquin Medium”; panose-1:2 11 0 4 2 2 3 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450705 1342185546 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Palanquin SemiBold”; panose-1:2 11 0 4 2 2 3 2 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147450705 1342185546 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Parchment; panose-1:3 4 6 2 4 7 8 4 8 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Patrick Hand”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Patrick Hand SC”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Petit Formal Script”; panose-1:3 2 6 2 4 8 7 8 11 6; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612545 1342177371 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Playfair Display”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871431 0 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Playfair Display Black”; panose-1:0 0 10 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871431 0 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Playfair Display SC”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871431 0 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Playfair Display SC Black”; panose-1:0 0 10 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871431 0 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Poiret One”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871431 2 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Poor Richard”; panose-1:2 8 5 2 5 5 5 2 7 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Poppins Thin”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Poppins ExtraLight”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Poppins Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Poppins; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Poppins Medium”; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Poppins SemiBold”; panose-1:0 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Poppins ExtraBold”; panose-1:0 0 9 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Poppins Black”; panose-1:0 0 10 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Posterama; panose-1:2 11 5 4 2 2 0 2 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1592449281 -805298101 65536 0 415 0;}@font-face {font-family:"Pridi ExtraLight”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Pridi Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:Pridi; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Pridi Medium”; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Pridi SemiBold”; panose-1:0 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:Pristina; panose-1:3 6 4 2 4 4 6 8 2 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Prompt Thin”; panose-1:0 0 2 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Prompt ExtraLight”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Prompt Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:Prompt; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Prompt Medium”; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Prompt SemiBold”; panose-1:0 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Prompt ExtraBold”; panose-1:0 0 9 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Prompt Black”; panose-1:0 0 10 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:Quattrocento; panose-1:2 2 5 2 3 0 0 0 4 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483457 1073741899 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Quattrocento Sans”; panose-1:2 11 5 2 5 0 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483457 1073741915 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Questrial; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1073750047 134217769 0 403 0;}@font-face {font-family:"Quire Sans Light”; panose-1:2 11 3 2 4 4 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Quire Sans”; panose-1:2 11 5 2 4 4 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1592449281 -2147483638 65536 0 415 0;}@font-face {font-family:"Quire Sans Pro Light”; panose-1:2 11 3 2 4 4 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Rage Italic”; panose-1:3 7 5 2 4 5 7 7 3 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Raleway Thin”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185563 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Raleway ExtraLight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185563 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Raleway Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185563 0 0 407 0;}@font-face {font-family:Raleway; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185563 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Raleway Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185563 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Raleway SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185563 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Raleway ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185563 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Raleway Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185563 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Rastanty Cortez”; panose-1:2 0 5 6 0 0 0 2 0 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483609 268435530 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Ravie; panose-1:4 4 8 5 5 8 9 2 6 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Reem Kufi”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Roboto Thin”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536868097 1342185855 33 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Condensed Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536868097 1342185855 33 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Light”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536868097 1342185855 33 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Condensed”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536868097 1342185855 33 0 415 0;}@font-face {font-family:Roboto; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536868097 1342185855 33 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Condensed Medium”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536868097 1342185855 33 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Medium”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536868097 1342185855 33 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Black”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536868097 1342185855 33 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Mono Thin”; panose-1:0 0 0 9 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-536870145 268443739 32 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Mono Light”; panose-1:0 0 0 9 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-536870145 268443739 32 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Mono”; panose-1:0 0 0 9 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-536870145 268443739 32 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Mono Medium”; panose-1:0 0 0 9 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-536870145 268443739 32 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Serif 20pt Thin”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1593835265 1342203515 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Roboto Serif 20pt ExtraLight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1593835265 1342203515 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Roboto Serif 20pt Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1593835265 1342203515 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Roboto Serif 20pt”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1593835265 1342203515 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Roboto Serif 20pt Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1593835265 1342203515 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Roboto Serif 20pt SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1593835265 1342203515 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Roboto Serif 20pt ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1593835265 1342203515 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Roboto Serif 20pt Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1593835265 1342203515 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Roboto Slab Thin”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1279 -2147467169 34 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Slab ExtraLight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1279 -2147467169 34 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Slab Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1279 -2147467169 34 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Slab”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1279 -2147467169 34 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Slab Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1279 -2147467169 34 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Slab SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1279 -2147467169 34 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Slab ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1279 -2147467169 34 0 415 0;}@font-face {font-family:"Roboto Slab Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1279 -2147467169 34 0 415 0;}@font-face {font-family:"Rockwell Nova Cond Light”; panose-1:2 6 3 6 2 2 5 2 4 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Rockwell Nova Light”; panose-1:2 6 3 3 2 2 5 2 4 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Rockwell Nova Cond”; panose-1:2 6 5 6 2 2 5 2 4 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Rockwell Nova”; panose-1:2 6 5 3 2 2 5 2 4 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Rockwell Nova Extra Bold”; panose-1:2 6 9 3 2 2 5 2 4 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Rod; panose-1:2 3 5 9 5 1 1 1 1 1; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:2051 0 0 0 33 0;}@font-face {font-family:"Sabon Next LT”; panose-1:2 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1592449281 -805306357 65536 0 415 0;}@font-face {font-family:Sacramento; panose-1:2 0 5 7 0 0 0 2 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073741898 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Sagona ExtraLight”; panose-1:2 2 3 3 5 5 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Sagona; panose-1:2 1 0 4 4 1 1 1 1 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Sagona Book”; panose-1:2 2 5 3 5 5 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Sakkal Majalla”; panose-1:2 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147475449 -2147483648 8 0 211 0;}@font-face {font-family:"Sans Serif Collection”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 4; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1604869393 33579086 688914433 0 211 0;}@font-face {font-family:"Sanskrit Text”; panose-1:2 2 5 3 5 4 5 2 3 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610579897 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Script MT Bold”; panose-1:3 4 6 2 4 6 7 8 9 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Seaford; panose-1:2 11 5 2 3 3 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 1 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Seaford Display”; panose-1:2 11 5 2 4 3 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 1 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Secular One”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2055 1073741824 0 0 179 0;}@font-face {font-family:"Segoe Marker”; panose-1:3 8 6 2 4 3 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 1073750091 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Segoe Pro Light”; panose-1:2 11 3 2 4 5 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1073750107 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Segoe Pro Cond”; panose-1:2 11 5 6 4 5 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1073750107 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Segoe Pro”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1073750107 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Segoe Pro Semibold”; panose-1:2 11 7 2 4 5 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1073750107 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Segoe Pro Black”; panose-1:2 11 10 2 4 5 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1073750107 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Segoe Pro Display Light”; panose-1:2 11 3 2 4 5 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1073750107 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Segoe Pro Display”; panose-1:2 11 5 2 4 5 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1073750107 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Segoe Pro Display Semibold”; panose-1:2 11 7 2 4 5 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1073750107 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Segoe Pro Display SemiLight”; panose-1:2 11 4 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1073750107 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Segoe Pro SemiLight”; panose-1:2 11 4 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1073750107 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Display Hairline”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Display Thin”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Display Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Display Semilight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Display”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Display Semibold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Display ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Display Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Small Hairline”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Small Thin”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Small Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Small Semilight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Small”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Small Semibold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Small ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Small Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Text Hairline”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Text Thin”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Text Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Text Semilight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Text”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Text Semibold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Text ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Sans Text Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe Serif Banner Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe Serif Banner Semilight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe Serif Banner”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe Serif Banner Semibold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe Serif Display Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe Serif Display Semilight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe Serif Display”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe Serif Display Semibold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe Serif Text Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe Serif Text Semilight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe Serif Text”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe Serif Text Semibold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe UI Light”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe UI Semilight”; panose-1:2 11 4 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe UI”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe UI Semibold”; panose-1:2 11 7 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-469750017 -1073683329 9 0 511 0;}@font-face {font-family:"Segoe UI Black”; panose-1:2 11 10 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1073800319 33 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe UI Emoji”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Segoe UI Emoji L”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 33554432 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Segoe UI Variable Display Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe UI Variable Display”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe UI Variable Small Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe UI Variable Small”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe UI Variable Text Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe UI Variable Text”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 11 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Segoe Xbox Symbol”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 301989888 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Selawik Light”; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Selawik; panose-1:2 11 5 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Selawik Semibold”; panose-1:2 11 7 2 4 2 4 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Shadows Into Light Two”; panose-1:2 0 5 6 0 0 0 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342177354 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Shonar Bangla”; panose-1:2 2 6 3 5 4 5 2 3 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:65539 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Showcard Gothic”; panose-1:4 2 9 4 2 1 2 2 6 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Simplified Arabic”; panose-1:2 2 6 3 5 4 5 2 3 4; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8195 -2147483648 8 0 65 0;}@font-face {font-family:"Simplified Arabic Fixed”; panose-1:2 7 3 9 2 2 5 2 4 4; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:8195 0 8 0 65 0;}@font-face {font-family:"Sitka Banner”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750091 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Sitka Banner Semibold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750091 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Sitka Display”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750091 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Sitka Display Semibold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750091 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Sitka Heading”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750091 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Sitka Heading Semibold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750091 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Sitka Small”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750091 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Sitka Small Semibold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750091 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Sitka Subheading”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750091 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Sitka Subheading Semibold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750091 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Sitka Text”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750091 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Sitka Text Semibold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750091 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Skeena; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 1 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Skeena Display”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 1 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Snap ITC”; panose-1:4 4 10 7 6 10 2 2 2 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Source Code Pro ExtraLight”; panose-1:2 11 3 9 3 4 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:536871671 33568771 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Code Pro Light”; panose-1:2 11 4 9 3 4 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:536871671 33568771 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Code Pro”; panose-1:2 11 5 9 3 4 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:536871671 33568771 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Code Pro Medium”; panose-1:2 11 5 9 3 4 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:536871671 33568771 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Code Pro Semibold”; panose-1:2 11 6 9 3 4 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:536871671 33568771 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Code Pro Black”; panose-1:2 11 8 9 3 4 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:536871671 33568771 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Sans Pro ExtraLight”; panose-1:2 11 3 3 3 4 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613495 33554433 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Sans Pro Light”; panose-1:2 11 4 3 3 4 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613495 33554433 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Sans Pro”; panose-1:2 11 5 3 3 4 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613495 33554433 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Sans Pro SemiBold”; panose-1:2 11 6 3 3 4 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613495 33554433 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Sans Pro Black”; panose-1:2 11 8 3 3 4 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613495 33554433 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Serif Pro ExtraLight”; panose-1:2 4 2 3 5 4 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 33554435 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Serif Pro Light”; panose-1:2 4 3 3 5 4 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 33554435 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Serif Pro”; panose-1:2 4 6 3 5 4 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 33554435 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Serif Pro SemiBold”; panose-1:2 4 7 3 5 4 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 33554435 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Serif Pro Black”; panose-1:2 4 9 3 5 4 5 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 33554435 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Speak Pro Light”; panose-1:2 11 3 4 2 1 1 2 1 2; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Speak Pro”; panose-1:2 11 5 4 2 1 1 2 1 2; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Staatliches; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073750091 0 0 147 0;}@font-face {font-family:STCaiyun; panose-1:2 1 8 0 4 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1 953090296 22 0 262145 0;}@font-face {font-family:STFangsong; panose-1:2 1 6 0 4 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 135200768 16 0 262303 0;}@font-face {font-family:STKaiti; panose-1:2 1 6 0 4 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 135200768 16 0 262303 0;}@font-face {font-family:STXihei; panose-1:2 1 6 0 4 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 135200768 16 0 262303 0;}@font-face {font-family:"Suez One”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2055 1073741824 0 0 179 0;}@font-face {font-family:"Tempus Sans ITC”; panose-1:4 2 4 4 3 0 7 2 2 2; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Tenorite; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 1 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Tenorite Display”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 1 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"The Hand Light”; panose-1:3 7 3 2 3 5 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"The Hand”; panose-1:3 7 5 2 3 5 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"The Hand Black”; panose-1:3 7 9 2 3 5 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"The Hand Extrablack”; panose-1:3 7 10 2 3 5 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"The Serif Hand Light”; panose-1:3 7 3 2 3 5 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"The Serif Hand”; panose-1:3 7 5 2 3 5 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"The Serif Hand Black”; panose-1:3 7 9 2 3 5 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"The Serif Hand Extrablack”; panose-1:3 7 11 2 3 5 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Tisa Offc Serif Pro Thin”; panose-1:2 1 4 4 3 1 1 1 1 2; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482905 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Tisa Offc Serif Pro”; panose-1:2 1 5 4 3 1 1 2 1 2; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482905 2 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Titillium Web ExtraLight”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Titillium Web Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Titillium Web”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Titillium Web SemiBold”; panose-1:0 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Titillium Web Black”; panose-1:0 0 10 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Trade Gothic Inline”; panose-1:2 11 5 4 3 2 3 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Trade Gothic Next Light”; panose-1:2 11 4 3 4 3 3 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Trade Gothic Next Cond”; panose-1:2 11 5 6 4 3 3 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Trade Gothic Next”; panose-1:2 11 5 3 4 3 3 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Trade Gothic Next HvyCd”; panose-1:2 11 9 6 4 3 3 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Trade Gothic Next Heavy”; panose-1:2 11 9 3 4 3 3 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Trade Gothic Next Rounded”; panose-1:2 15 5 3 4 3 3 2 0 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Traditional Arabic”; panose-1:2 2 6 3 5 4 5 2 3 4; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8195 -2147483648 8 0 65 0;}@font-face {font-family:"Trirong Thin”; panose-1:0 0 2 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Trirong ExtraLight”; panose-1:0 0 3 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Trirong Light”; panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:Trirong; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Trirong Medium”; panose-1:0 0 6 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Trirong SemiBold”; panose-1:0 0 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Trirong ExtraBold”; panose-1:0 0 9 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Trirong Black”; panose-1:0 0 10 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:222; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:553648135 1 0 0 65939 0;}@font-face {font-family:"Ubuntu Light”; panose-1:2 11 3 4 3 6 2 3 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1342185563 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Ubuntu Condensed”; panose-1:2 11 5 6 3 6 2 3 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1342185563 0 0 159 0;}@font-face {font-family:Ubuntu; panose-1:2 11 5 4 3 6 2 3 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1342185563 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Ubuntu Medium”; panose-1:2 11 6 4 3 6 2 3 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1342185563 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Ubuntu Mono”; panose-1:2 11 5 9 3 6 2 3 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-536870145 1342185563 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"UD Digi Kyokasho N-B”; panose-1:2 2 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482973 717745402 16 0 131072 0;}@font-face {font-family:"UD Digi Kyokasho N-R”; panose-1:2 2 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482973 717745402 16 0 131072 0;}@font-face {font-family:"UD Digi Kyokasho NK-B”; panose-1:2 2 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482973 717745402 16 0 131072 0;}@font-face {font-family:"UD Digi Kyokasho NK-R”; panose-1:2 2 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482973 717745402 16 0 131072 0;}@font-face {font-family:"UD Digi Kyokasho NP-B”; panose-1:2 2 7 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482973 717745402 16 0 131072 0;}@font-face {font-family:"UD Digi Kyokasho NP-R”; panose-1:2 2 4 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482973 717745402 16 0 131072 0;}@font-face {font-family:"Univers Condensed Light”; panose-1:2 11 3 6 2 2 2 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 0 0 0 15 0;}@font-face {font-family:"Univers Light”; panose-1:2 11 4 3 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 0 0 0 15 0;}@font-face {font-family:"Univers Condensed”; panose-1:2 11 5 6 2 2 2 5 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 0 0 0 15 0;}@font-face {font-family:Univers; panose-1:2 11 5 3 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 0 0 0 15 0;}@font-face {font-family:"Urdu Typesetting”; panose-1:3 2 4 2 4 4 6 3 2 3; mso-font-charset:178; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:8195 -2147483648 8 0 65 0;}@font-face {font-family:Utsaah; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32771 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Vani; panose-1:2 4 5 2 5 4 5 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2097155 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Varela Round”; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:177; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536872967 3 0 0 435 0;}@font-face {font-family:"Verdana Pro Cond Light”; panose-1:2 11 3 6 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 67 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Verdana Pro Light”; panose-1:2 11 3 4 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 67 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Verdana Pro Cond”; panose-1:2 11 6 6 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 67 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Verdana Pro”; panose-1:2 11 6 4 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 67 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Verdana Pro Cond Semibold”; panose-1:2 11 7 6 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 67 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Verdana Pro Semibold”; panose-1:2 11 7 4 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 67 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Verdana Pro Cond Black”; panose-1:2 11 10 6 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 67 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Verdana Pro Black”; panose-1:2 11 10 4 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483001 67 0 0 159 0;}@font-face {font-family:Vijaya; panose-1:2 2 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1048579 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Viner Hand ITC”; panose-1:3 7 5 2 3 5 2 2 2 3; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Vivaldi; panose-1:3 2 6 2 5 5 6 9 8 4; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Vladimir Script”; panose-1:3 5 4 2 4 4 7 7 3 5; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Walbaum Display Light”; panose-1:2 7 3 3 9 7 3 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Walbaum Display”; panose-1:2 7 5 3 9 7 3 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Walbaum Display SemiBold”; panose-1:2 7 7 3 9 7 3 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Walbaum Display Heavy”; panose-1:2 7 10 3 9 7 3 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Walbaum Heading”; panose-1:2 7 3 3 9 7 3 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Walbaum Text”; panose-1:2 7 5 3 8 7 3 2 3 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Wandohope; panose-1:2 3 6 3 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482897 165117179 16 0 655365 0;}@font-face {font-family:"Work Sans Thin”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342234747 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Work Sans ExtraLight”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342234747 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Work Sans Light”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342234747 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Work Sans”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342234747 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Work Sans Medium”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342234747 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Work Sans SemiBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342234747 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Work Sans ExtraBold”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342234747 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Work Sans Black”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342234747 0 0 403 0;}@font-face {font-family:Yesteryear; panose-1:3 2 8 2 4 6 7 7 8 2; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073741898 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Times; panose-1:0 0 5 0 0 0 0 2 0 0; mso-font-alt:"Times New Roman”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:AppleSystemUIFont; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Calibri; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:auto; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"@MS Mincho”; panose-1:2 2 6 9 4 2 5 8 3 4; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-536870145 1791491579 134217746 0 131231 0;}@font-face {font-family:"Archivo Condensed”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Calibri; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342185707 8 0 403 0;}@font-face {font-family:DaisyWheel; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536881799 -2147483648 8 0 511 0;}@font-face {font-family:"Fantabular Sans MVB Reg”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"MillerText Roman”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Fantabular MVB Reg”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Overpass; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871431 32 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Space Grotesk”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1593835265 1342185595 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Maxular Light”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870927 97 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Menco; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483609 1073741825 0 0 147 0;}@font-face {font-family:EuropeanTypewriter; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Vollkorn; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610610945 1107321083 50331648 0 415 0;}@font-face {font-family:letteragbeta; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483609 1073741834 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Ballinger Mono”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 19 0;}@font-face {font-family:Rubik; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610610065 1073750107 0 0 183 0;}@font-face {font-family:InputSerifCompressed; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611993 63739 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"OCR A Extended”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"BodoniClassic Ad”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612689 1342177288 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Archer Semibold”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073741898 0 0 139 0;}@font-face {font-family:"Dico Typewriter”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612625 1073742875 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Dico Typewriter Slab”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612625 1073742875 0 0 403 0;}@font-face {font-family:InputMonoCompressed; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610611993 63739 0 0 159 0;}@font-face {font-family:Davis; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612689 1342177354 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Arvo; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612569 65 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Dico Mono Slab ExtraBold”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Calibri; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612625 1073742875 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"DB Sans Cond”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1342185547 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"Brix Slab Regular”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"IvyPresto Text”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073799291 8 0 147 0;}@font-face {font-family:RoughTypewriter; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:7 0 0 0 131 0;}@font-face {font-family:LetterGothicText; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342185544 0 0 273 0;}@font-face {font-family:InputSansCompressed; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611993 63739 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Cutive Mono”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073750091 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"New Aster LT Std”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1073750090 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Faxfont; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Router; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 268435457 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Earth 2073”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612569 1342177354 0 0 273 0;}@font-face {font-family:Artisan12; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612689 72 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Bodoni 12 ITC Book”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612689 1342177352 0 0 273 0;}@font-face {font-family:Bodonitown; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612729 0 0 0 273 0;}@font-face {font-family:Communist; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"HardCase Bad”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612689 268435528 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"HardCase LightCondensed”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612689 268435528 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"FreightText Pro Book”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342178379 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hawkhurst LT Std Regular”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:161; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483481 8 0 0 8 0;}@font-face {font-family:AtmaSerif-MediumRoman; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342185546 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Garamond Premr Pro”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613383 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Chevin Pro Medium”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482961 1342185546 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Space Mono”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:536870919 1 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Transmute Rg”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612625 1342636058 0 0 131 0;}@font-face {font-family:SchmutzICG; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342185544 0 0 273 0;}@font-face {font-family:MagdaChiaro; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483609 1342177288 0 0 17 0;}@font-face {font-family:"AFL Font nonmetric”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:135 0 0 0 27 0;}@font-face {font-family:"Prestige 12 Pitch”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612689 1073741896 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Bohemian typewriter”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1342208251 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Copse; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Coronette; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Alte Haas Grotesk”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612633 0 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Archetype Regular”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1073741898 0 0 3 0;}@font-face {font-family:Motor-Normal; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 3 0;}@font-face {font-family:"Typeka Regular”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1073750090 0 0 1 0;}@font-face {font-family:NuvoMonoPro-Medium; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612481 1073750139 8 0 147 0;}@font-face {font-family:"Array Proportional”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:Badhouse; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342185544 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Brother Deluxe 1350 Font”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Calling Code”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612497 1342185595 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"NewCenturySchlbk LT Std”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1073750090 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Chandler42; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"ClickClack Light”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Courier Polski 1941”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 26 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Cutive; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483609 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:EinaudiGaramondPro; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612545 1342185546 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"ELEGANT TYPEWRITER”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612569 1342177354 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Erika Ormig”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483609 2 0 0 1 0;}@font-face {font-family:remaggcz; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1342208251 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Hollywood; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612569 1342177354 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"F25 Executive”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 74 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Filosofia OT”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483613 1342185563 0 0 1 0;}@font-face {font-family:French; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483609 1342177362 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Gabriele Black Ribbon FG”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Handwriter; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342185544 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"IM FELL English”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1342193754 0 0 147 0;}@font-face {font-family:LinotypeTypoAmerican; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612689 1342177354 0 0 273 0;}@font-face {font-family:Linowrite; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612633 64 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"LM Mono Prop 10”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"DB News”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1342185547 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"LTC Pabst Oldstyle”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Calibri; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Ma_Neretto; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Magda Extra”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483609 1342177288 0 0 17 0;}@font-face {font-family:"NK57 Monospace Cd Rg”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612049 1073772731 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Nouveau IBM Stretch”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-2147482961 30955 0 0 13 0;}@font-face {font-family:"Old Claude LP”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612689 1073741896 0 0 273 0;}@font-face {font-family:Sunflower; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Calibri; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483609 1342185562 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"P22 Stanyan”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 1073741898 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Passport; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612697 10 0 0 273 0;}@font-face {font-family:Pica10PitchBT; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612689 1073741896 0 0 273 0;}@font-face {font-family:Schreibmaschinenschrift; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483481 1342177352 0 0 1 0;}@font-face {font-family:SelectricOtf; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1342208251 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Skitch; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Calibri; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:script; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185547 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Smoothy; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Calibri; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Special Elite”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073741898 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Traveling _Typewriter”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Calibri; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612689 1073741898 0 0 273 0;}@font-face {font-family:Trixie; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483609 1342177280 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Trixie-Plain; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483609 1342177280 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Truetypewriter PolyglOTT”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1543500049 1073772763 32 0 447 0;}@font-face {font-family:"TypewriterCondensed Bold”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:TypewriterScribbled; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483645 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Red Hat Mono”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612689 1073741931 40 0 147 0;}@font-face {font-family:"Bodoni Egyptian Pro”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Base Mono Narrow OT Thin”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:TurnipRE; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342218314 0 0 147 0;}@font-face {font-family:URWAntiqua; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Edita Rg”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 90 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Expo Serif Pro”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Source Serif 4”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 33554435 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Mate; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1073750090 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Arek Latn”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Sylfaen; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536872455 1 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"Eskorte Latin”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536879623 1 8 0 215 0;}@font-face {font-family:"IBM Plex Mono Text”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612113 1342185595 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Courier Prime”; panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612689 1342177355 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Aglet Sans”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 33554433 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Anonymous Pro”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612049 1879091658 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"JMH Typewriter”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483089 268435531 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"Lexia Mono”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612497 268449883 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Balance; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1073750088 0 0 273 0;}@font-face {font-family:Unna; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"BellGothic BT”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:135 0 0 0 27 0;}@font-face {font-family:"AA Typewriter”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 2013274186 335544320 0 1 0;}@font-face {font-family:"Dante MT Std”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185563 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Basco Std”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 17 0;}@font-face {font-family:Krete; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073750090 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Richler Pro PE”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:647 1 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"Scotch Text Roman”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 33554433 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Shift; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 268435457 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Quador Display”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Landa; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612625 1342185547 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Zenon; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Kazimir; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:519 0 0 0 135 0;}@font-face {font-family:Portada; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342185547 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Grad; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1342177354 4 0 147 0;}@font-face {font-family:BennetTextOne; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612545 1342218314 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Triplicate T4”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870927 1 0 0 403 0;}@font-face {font-family:AlixFB; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Triplicate T3”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870927 1 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Neoplanta BG”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482969 72 0 0 7 0;}@font-face {font-family:"Sabon LT Pro”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342185562 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Verdigris MVB Pro Text Rg”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612673 1342185595 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Arno Pro”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613383 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Bookmania; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185547 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Bressay; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610571025 -1073700773 40 0 223 0;}@font-face {font-family:"Chiavettieri Regular”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1342185563 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"Corporate A Pro”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Droid Serif”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870161 1073750107 40 0 415 0;}@font-face {font-family:EmburyText; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342218331 0 0 19 0;}@font-face {font-family:Etna; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 1 0 0 403 0;}@font-face {font-family:Garalda; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342218363 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Le Monde Courrier Std”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185578 0 0 147 0;}@font-face {font-family:LouvetteText; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612545 1342185547 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Marco; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:MrsEavesXLSerifOT; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Nassim Latn”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610604465 3 0 0 211 0;}@font-face {font-family:"Odile Regular”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342242907 0 0 155 0;}@font-face {font-family:"Old Standard TT”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871431 1 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Plantin MT Pro”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342185563 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Practical Serif”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073750091 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Scotch Modern”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870201 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Source Serif 4 SmText”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871559 33554435 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Stilson; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Tinos; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536868097 1342208255 33 0 447 0;}@font-face {font-family:"Vendetta OT Medium”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1073741915 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Jubilat; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342177355 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Essonnes Text”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Swear Display”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Mencken Std”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342234730 0 0 147 0;}@font-face {font-family:MenoBanner; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612545 1342218314 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Questa Grande”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Chapman; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Didot LT Pro Roman”; panose-1:2 0 5 3 0 0 0 2 0 3; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342185562 0 0 155 0;}@font-face {font-family:Petersburg; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1342185563 0 0 151 0;}@font-face {font-family:Parry; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 1 0;}@font-face {font-family:KazimirText; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536871431 2 0 0 407 0;}@font-face {font-family:"Garamond Premr Pro Capt”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613383 1 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"Minion 3 Caption”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610614527 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"SV Basic Manual”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Calibri; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:71 2 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"RM Typerighter”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610602361 1073741834 0 0 507 0;}@font-face {font-family:"Adriane Text”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Calibri; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 1073766491 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"DB Serif TF”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612049 1342185547 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"Dico Sans”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612625 1073742875 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Dico Mono Slab”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612625 1073742875 0 0 403 0;}@font-face {font-family:Botanika; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612561 1342177354 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Halyard Micro”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 0 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Citizen OT Light”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Hatch Sans”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1593835265 1073750139 0 0 403 0;}@font-face {font-family:Rigby; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612625 1073741867 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Inknut Antiqua”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:32775 17 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Adonis; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Cambria; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147482881 1342185546 0 0 151 0;}@font-face {font-family:Finlandica; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1073741915 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"LFT Etica Mono”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Alegreya Sans”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1610613391 3 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Anivers; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1073741898 0 0 155 0;}@font-face {font-family:Maiola; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750107 0 0 159 0;}@font-face {font-family:"ParadroidMono Soft”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:IvyJournal; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612497 1073799291 8 0 147 0;}@font-face {font-family:"Goodchild Pro”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Logic Monospace”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 268435457 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Panel Mono”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612625 42107 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Hepta Slab”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342185595 8 0 403 0;}@font-face {font-family:Pliego; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612609 1073799290 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Cake Mono”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612097 1342185515 0 0 407 0;}@font-face {font-family:Millesime; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 -2147421953 2 0 1 0;}@font-face {font-family:"Joly Headline”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073750267 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"TT Autonomous Mono”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612097 1342219515 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"Adelle Mono”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Calibri; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Charis SIL”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611713 1375789567 167772201 0 407 0;}@font-face {font-family:"MODERN TYPEWRITER”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612569 1342177354 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Argumentum Regular”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1593835281 1342185563 0 0 147 0;}@font-face {font-family:ClickClack; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483601 10 0 0 1 0;}@font-face {font-family:Maxular; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870927 97 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Antarctican Mono Book”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:536870919 1 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Absara TF Light”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Calibri; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1073741898 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Auger Mono”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 19 0;}@font-face {font-family:"TT Nooks”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612177 1342177355 0 0 151 0;}@font-face {font-family:"Playfair 9pt SemiCondensed Medi”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1073750139 8 0 407 0;}@font-face {font-family:Video; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612057 1 0 0 159 0;}@font-face {font-family:SeriaPro; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1073783035 8 0 147 0;}@font-face {font-family:"Ellograph CF”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 268563195 131104 0 403 0;}@font-face {font-family:"Xanh Mono”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:fixed; mso-font-signature:-1610612625 8283 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Crimson Pro”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342234699 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"New Tegomin”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:"Yu Gothic”; mso-font-charset:128; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483545 147808491 18 0 1179649 0;}@font-face {font-family:"Noticia Text”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342186619 0 0 403 0;}@font-face {font-family:"Sayer Interview MN”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Bulletin Typewriter MN”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-2147483473 1342185546 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Dovetail MVB”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 1 0 0 147 0;}@font-face {font-family:Henri; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:2051 1073741824 0 0 33 0;}@font-face {font-family:Nicholas; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Calibri; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Aglet Slab VF”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Calibri; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1107353723 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Operetta 12”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342235899 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Swear Text”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 147 0;}@font-face {font-family:"Divenire Mono”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 268443771 0 0 403 0;}@font-face {font-family:Gintronic; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:modern; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611969 1107426555 16777216 0 159 0;}@font-face {font-family:Bistecca; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612689 10 0 0 273 0;}@font-face {font-family:"Amalia Std Lt”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Calibri; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610612481 1342301307 0 0 155 0;}@font-face {font-family:SimonciniGaramond; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Cambria; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:auto; mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;}@font-face {font-family:"var(--font-bb)”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Cambria; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:auto; mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;}@font-face {font-family:AGaramondPro; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Cambria; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:auto; mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;}@font-face {font-family:SimonciniGaramondStd; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Cambria; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:auto; mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;}@font-face {font-family:TimesNewRomanPS; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:"Times New Roman”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:auto; mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;}@font-face {font-family:Quorum; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Cambria; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:auto; mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;}@font-face {font-family:Times-Roman-SC750; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:"Times New Roman”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:auto; mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;}@font-face {font-family:Times-Italic-SC750; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:"Times New Roman”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:auto; mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;}@font-face {font-family:TimesNewRomanPSMT; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:"Times New Roman”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:auto; mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:"”; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:10.0pt; margin-left:0cm; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; mso-bidi-font-style:italic;}h1 {mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 1 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:15.0pt; margin-right:0cm; margin-bottom:2.0pt; margin-left:0cm; mso-pagination:widow-orphan; mso-outline-level:1; font-size:16.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; font-variant:small-caps; letter-spacing:.25pt; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; font-weight:normal; mso-bidi-font-style:italic;}h2 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 2 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:12.0pt; margin-right:0cm; margin-bottom:4.0pt; margin-left:0cm; mso-pagination:widow-orphan; mso-outline-level:2; font-size:14.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; font-variant:small-caps; letter-spacing:.25pt; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; font-weight:normal; mso-bidi-font-style:italic;}h3 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 3 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin:0cm; mso-pagination:widow-orphan; mso-outline-level:3; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; font-variant:small-caps; letter-spacing:.25pt; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; font-weight:normal; mso-bidi-font-style:italic;}h4 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 4 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:12.0pt; margin-right:0cm; margin-bottom:0cm; margin-left:0cm; mso-pagination:widow-orphan; mso-outline-level:4; font-size:11.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; font-variant:small-caps; letter-spacing:.5pt; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; font-weight:normal; mso-bidi-font-style:italic;}h5 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 5 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:10.0pt; margin-right:0cm; margin-bottom:0cm; margin-left:0cm; mso-pagination:widow-orphan; mso-outline-level:5; font-size:11.0pt; mso-bidi-font-size:13.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; font-variant:small-caps; color:#BF4E14; mso-themecolor:accent2; mso-themeshade:191; letter-spacing:.5pt; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; font-weight:normal; mso-bidi-font-style:italic;}h6 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 6 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin:0cm; mso-pagination:widow-orphan; mso-outline-level:6; font-size:11.0pt; mso-bidi-font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; font-variant:small-caps; color:#E97132; mso-themecolor:accent2; letter-spacing:.25pt; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; font-weight:normal; mso-bidi-font-style:italic;}p.MsoHeading7, li.MsoHeading7, div.MsoHeading7 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 7 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin:0cm; mso-pagination:widow-orphan; mso-outline-level:7; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; font-variant:small-caps; color:#E97132; mso-themecolor:accent2; letter-spacing:.5pt; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; font-weight:bold; mso-bidi-font-weight:normal; mso-bidi-font-style:italic;}p.MsoHeading8, li.MsoHeading8, div.MsoHeading8 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 8 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin:0cm; mso-pagination:widow-orphan; mso-outline-level:8; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; font-variant:small-caps; color:#BF4E14; mso-themecolor:accent2; mso-themeshade:191; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; font-weight:bold; mso-bidi-font-weight:normal; font-style:italic;}p.MsoHeading9, li.MsoHeading9, div.MsoHeading9 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 9 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin:0cm; mso-pagination:widow-orphan; mso-outline-level:9; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; font-variant:small-caps; color:#7F340D; mso-themecolor:accent2; mso-themeshade:127; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; font-weight:bold; mso-bidi-font-weight:normal; font-style:italic;}p.MsoCaption, li.MsoCaption, div.MsoCaption {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:35; mso-style-qformat:yes; mso-style-next:Normale; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:10.0pt; margin-left:0cm; mso-pagination:widow-orphan; font-size:8.0pt; mso-bidi-font-size:9.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; text-transform:uppercase; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; font-weight:bold; mso-bidi-font-style:italic;}p.MsoTitle, li.MsoTitle, div.MsoTitle {mso-style-priority:10; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:10.0pt; margin-left:0cm; text-align:right; mso-pagination:widow-orphan; border:none; mso-border-top-alt:solid #E97132 1.5pt; mso-border-top-themecolor:accent2; padding:0cm; mso-padding-alt:1.0pt 0cm 0cm 0cm; font-size:24.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; font-variant:small-caps; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; mso-bidi-font-style:italic;}p.MsoSubtitle, li.MsoSubtitle, div.MsoSubtitle {mso-style-priority:11; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Sottotitolo Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:36.0pt; margin-left:0cm; text-align:right; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; mso-bidi-font-size:11.0pt; font-family:"Aptos Display”,sans-serif; mso-ascii-font-family:"Aptos Display”; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:"Times New Roman”; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:"Aptos Display”; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:"Times New Roman”; mso-bidi-theme-font:major-bidi; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; mso-bidi-font-style:italic;}strong {mso-style-priority:22; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:"”; color:#E97132; mso-themecolor:accent2; mso-bidi-font-weight:normal;}em {mso-style-priority:20; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:"”; letter-spacing:.5pt; font-weight:bold; mso-bidi-font-weight:normal; mso-bidi-font-style:normal;}p {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-margin-top-alt:auto; margin-right:0cm; mso-margin-bottom-alt:auto; margin-left:0cm; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:"Times New Roman”;}p.MsoNoSpacing, li.MsoNoSpacing, div.MsoNoSpacing {mso-style-priority:1; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Nessuna spaziatura Carattere”; margin:0cm; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; mso-bidi-font-style:italic;}p.MsoListParagraph, li.MsoListParagraph, div.MsoListParagraph {mso-style-priority:34; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:10.0pt; margin-left:36.0pt; mso-add-space:auto; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; mso-bidi-font-style:italic;}p.MsoListParagraphCxSpFirst, li.MsoListParagraphCxSpFirst, div.MsoListParagraphCxSpFirst {mso-style-priority:34; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-type:export-only; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:0cm; margin-left:36.0pt; mso-add-space:auto; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; mso-bidi-font-style:italic;}p.MsoListParagraphCxSpMiddle, li.MsoListParagraphCxSpMiddle, div.MsoListParagraphCxSpMiddle {mso-style-priority:34; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-type:export-only; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:0cm; margin-left:36.0pt; mso-add-space:auto; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; mso-bidi-font-style:italic;}p.MsoListParagraphCxSpLast, li.MsoListParagraphCxSpLast, div.MsoListParagraphCxSpLast {mso-style-priority:34; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-type:export-only; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:10.0pt; margin-left:36.0pt; mso-add-space:auto; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; mso-bidi-font-style:italic;}p.MsoQuote, li.MsoQuote, div.MsoQuote {mso-style-priority:29; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Citazione Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:10.0pt; margin-left:0cm; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; font-style:italic;}p.MsoIntenseQuote, li.MsoIntenseQuote, div.MsoIntenseQuote {mso-style-priority:30; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Citazione intensa Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:7.0pt; margin-right:72.0pt; margin-bottom:7.0pt; margin-left:72.0pt; mso-pagination:widow-orphan; background:#E97132; mso-background-themecolor:accent2; border:none; mso-border-alt:solid #BF4E14 1.0pt; mso-border-themecolor:accent2; mso-border-themeshade:191; padding:0cm; mso-padding-alt:10.0pt 10.0pt 10.0pt 10.0pt; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; color:white; mso-themecolor:background1; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; font-weight:bold; mso-bidi-font-weight:normal; font-style:italic;}span.MsoSubtleEmphasis {mso-style-priority:19; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:"”; font-style:italic; mso-bidi-font-style:normal;}span.MsoIntenseEmphasis {mso-style-priority:21; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:"”; color:#E97132; mso-themecolor:accent2; letter-spacing:.5pt; font-weight:bold; mso-bidi-font-weight:normal; font-style:italic; mso-bidi-font-style:normal;}span.MsoSubtleReference {mso-style-priority:31; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:"”; font-weight:bold; mso-bidi-font-weight:normal;}span.MsoIntenseReference {mso-style-priority:32; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:"”; mso-ansi-font-size:11.0pt; mso-bidi-font-size:11.0pt; font-variant:small-caps; letter-spacing:.25pt; font-weight:bold; text-decoration:underline; text-underline:single;}span.MsoBookTitle {mso-style-priority:33; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:"”; mso-ansi-font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:10.0pt; font-family:"Aptos Display”,sans-serif; mso-ascii-font-family:"Aptos Display”; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:"Times New Roman”; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:"Aptos Display”; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:"Times New Roman”; mso-bidi-theme-font:major-bidi; font-style:italic;}p.MsoTocHeading, li.MsoTocHeading, div.MsoTocHeading {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:39; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:"Titolo 1”; mso-style-next:Normale; margin-top:15.0pt; margin-right:0cm; margin-bottom:2.0pt; margin-left:0cm; mso-pagination:widow-orphan; font-size:16.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; font-variant:small-caps; letter-spacing:.25pt; mso-font-kerning:1.0pt; mso-ligatures:standardcontextual; mso-fareast-language:EN-US; mso-bidi-font-style:italic;}span.Titolo1Carattere {mso-style-name:"Titolo 1 Carattere”; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 1”; mso-ansi-font-size:16.0pt; mso-bidi-font-size:16.0pt; font-variant:small-caps; letter-spacing:.25pt;}span.Titolo2Carattere {mso-style-name:"Titolo 2 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 2”; mso-ansi-font-size:14.0pt; mso-bidi-font-size:14.0pt; font-variant:small-caps; letter-spacing:.25pt;}span.Titolo3Carattere {mso-style-name:"Titolo 3 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 3”; font-variant:small-caps; letter-spacing:.25pt;}span.Titolo4Carattere {mso-style-name:"Titolo 4 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 4”; mso-ansi-font-size:11.0pt; mso-bidi-font-size:11.0pt; font-variant:small-caps; letter-spacing:.5pt;}span.Titolo5Carattere {mso-style-name:"Titolo 5 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 5”; mso-ansi-font-size:11.0pt; mso-bidi-font-size:13.0pt; font-variant:small-caps; color:#BF4E14; mso-themecolor:accent2; mso-themeshade:191; letter-spacing:.5pt;}span.Titolo6Carattere {mso-style-name:"Titolo 6 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 6”; mso-ansi-font-size:11.0pt; font-variant:small-caps; color:#E97132; mso-themecolor:accent2; letter-spacing:.25pt;}span.Titolo7Carattere {mso-style-name:"Titolo 7 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 7”; font-variant:small-caps; color:#E97132; mso-themecolor:accent2; letter-spacing:.5pt; font-weight:bold; mso-bidi-font-weight:normal;}span.Titolo8Carattere {mso-style-name:"Titolo 8 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 8”; font-variant:small-caps; color:#BF4E14; mso-themecolor:accent2; mso-themeshade:191; font-weight:bold; mso-bidi-font-weight:normal; font-style:italic; mso-bidi-font-style:normal;}span.Titolo9Carattere {mso-style-name:"Titolo 9 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 9”; font-variant:small-caps; color:#7F340D; mso-themecolor:accent2; mso-themeshade:127; font-weight:bold; mso-bidi-font-weight:normal; font-style:italic; mso-bidi-font-style:normal;}span.TitoloCarattere {mso-style-name:"Titolo Carattere”; mso-style-priority:10; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:Titolo; mso-ansi-font-size:24.0pt; mso-bidi-font-size:24.0pt; font-variant:small-caps;}span.SottotitoloCarattere {mso-style-name:"Sottotitolo Carattere”; mso-style-priority:11; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:Sottotitolo; mso-bidi-font-size:11.0pt; font-family:"Aptos Display”,sans-serif; mso-ascii-font-family:"Aptos Display”; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:"Times New Roman”; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:"Aptos Display”; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:"Times New Roman”; mso-bidi-theme-font:major-bidi;}span.NessunaspaziaturaCarattere {mso-style-name:"Nessuna spaziatura Carattere”; mso-style-priority:1; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Nessuna spaziatura”;}span.CitazioneCarattere {mso-style-name:"Citazione Carattere”; mso-style-priority:29; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:Citazione; font-style:italic; mso-bidi-font-style:normal;}span.CitazioneintensaCarattere {mso-style-name:"Citazione intensa Carattere”; mso-style-priority:30; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Citazione intensa”; color:white; mso-themecolor:background1; background:#E97132; mso-shading-themecolor:accent2; font-weight:bold; mso-bidi-font-weight:normal; font-style:italic; mso-bidi-font-style:normal;}p.msonormal0, li.msonormal0, div.msonormal0 {mso-style-name:msonormal; mso-style-unhide:no; mso-margin-top-alt:auto; margin-right:0cm; mso-margin-bottom-alt:auto; margin-left:0cm; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman”,serif; mso-fareast-font-family:"Times New Roman”;}span.msoIns {mso-style-type:export-only; mso-style-name:"”; text-decoration:underline; text-underline:single; color:teal;}span.msoDel {mso-style-type:export-only; mso-style-name:"”; text-decoration:line-through; color:red;}.MsoChpDefault {mso-style-type:export-only; mso-default-props:yes; mso-fareast-font-family:Aptos; mso-fareast-theme-font:minor-latin; mso-fareast-language:EN-US; mso-bidi-font-style:italic;}.MsoPapDefault {mso-style-type:export-only; margin-bottom:10.0pt;}div.WordSection1 {page:WordSection1;}