La Stampa, 19 febbraio 2025
Un “bacio” lungo dieci ore salva un uomo con un tumore di 20 centimetri su cuore e polmone.
Alessandro Mondo
19 Febbraio 2025
Operazione senza precedenti, un cuore sospeso e una tecnica rivoluzionaria mai usata prima: ecco come i chirurghi delle Molinette hanno salvato una vita
L’intervento per salvare Virgilio Sandullo, 56 anni, è durato oltre dieci ore
Vivo grazie a un «bacio». Un uomo di 56 anni con una massa tumorale di quasi 20 centimetri che schiacciava il cuore e il polmone sinistro è stato salvato alle Molinette grazie a un intervento straordinario. Virgilio Sandullo, impiegato informatico in un’azienda svizzera, residente nel Comasco, è stato sottoposto a una operazione durata oltre dieci ore, eseguita con una tecnica chiamata «bacio» mai usata prima per l’asportazione dei timomi, cioè una neoformazione del timo: con uno strumento particolare attaccato all’apice del muscolo cardiaco il cuore è stato spostato, sollevato e mantenuto battente praticamente fuori dal torace mentre i chirurghi asportavano in completa sicurezza e in maniera radicale la massa tumorale.
«Appena sveglio dall’anestesia – dice Sandullo dal letto di ospedale – mi è sembrato di tornare a vivere: ora ho di nuovo un futuro». Sposato e padre di due figli, sarà dimesso a breve.
I primi sintomi: il segnale che ha dato l’allarme
Tra i primi sintomi, per l’uomo sottoposto all’intervento, c’era la mancanza di fiato. Gli esami sono stati da subito chiari: un grosso timoma cresciuto a dismisura nell’emitorace sinistro comprimeva il polmone. Nonostante la chemioterapia, la massa tumorale ha continuato a crescere invadendo anche il cuore. Non restava che l’asportazione chirurgica della grossa massa, intervento molto pericoloso.
Nessun ospedale voleva curarlo: il caso Sandullo
Il caso è stato valutato da più centri, ma nessuno se la sentiva di affrontare un intervento ad altissimo rischio. Sandullo si è così rivolto alla Chirurgia toracica delle Molinette, centro di riferimento italiano ed europeo per la patologia della ghiandola del timo. Qui i chirurghi toracici, d’accordo coi cardiochirurghi, hanno programmato un’operazione durata complessivamente oltre dieci ore.
Come funziona la tecnica del “bacio”
Per rimuovere il tumore non era sufficiente aprire completamente il torace e la cavità pleurica. Bisognava aprire anche il sacco che contiene il cuore, il pericardio, per poter raggiungere alle strutture vascolari più profonde che nascono proprio dietro al cuore. Nello stesso tempo, il cuore doveva continuare a battere. Da qui l’intuizione: spostare il cuore con uno strumento particolare che attaccato all’apice del muscolo cardiaco, con un lungo e delicato «bacio», lo ha sollevato e spostato mantenendo il battito.
L’intervento spiegato dal professor Boffini
«L’intervento – spiega il professor Boffini – è stato possibile grazie all’impiego di un piccolo conetto collegato ad un braccio malleabile che, creando il vuoto, riesce a mantenere il cuore in posizione verticale, garantendogli allo stesso tempo di spingere il sangue in tutto il corpo. Questo strumento si chiama “posizionatore cardiaco” e funziona proprio come se desse un lungo bacio al cuore a cui viene collegato. Di solito è utilizzato per gli interventi di rivascolarizzazione miocardica a cuore battente, senza l’utilizzo della circolazione extracorporea: in questo caso ha permesso di raggiungere agevolmente le vene polmonari di sinistra, che sono dietro al cuore e che dovevano essere suturate per la rimozione della massa».
«Mediante questa tecnica complessa – aggiunge il dottor Paraskevas Lyberis – le due équipe hanno potuto coordinarsi e collaborare. Dopo l’apertura del torace sono stati isolati il polmone di sinistra e il cuore. Con un meticoloso e complesso isolamento di tutti i vasi, il tumore e il polmone sinistro ormai non più funzionante perché invaso dalla neoplasia, sono stati asportati in sicurezza. Anche il diaframma (il muscolo che separa il torace dall’addome) coinvolto dalla malattia è stato in parte asportato e ricostruito».
Lavoro di squadra: chi ha reso possibile l’operazione
«L’approccio multidisciplinare ha permesso di compiere questo intervento così complesso e rischioso. È l’ennesima dimostrazione dell’eccellenza che l’ospedale Molinette e la Città della Salute di Torino rappresentano per la nostra regione e di come siano un punto di riferimento a livello nazionale ed internazionale», commenta Federico Riboldi, assessore regionale della Sanità. «Ancora una volta un risultato sorprendente che apre la strada a futuri interventi di chirurgia toracica su pazienti che potranno beneficiare della grande esperienza e competenza dei professionisti di un ospedale all’avanguardia come le Molinette», agiunge Emanuele Ciotti, direttore generale facente funzioni della Città della Salute di Torino.
Le équipe dietro il successo dell’intervento
Ad eseguire il delicato intervento è stato il professor Massimo Boffini della Cardiochirurgia universitaria diretta dal professor Mauro Rinaldi, il professor Enrico Ruffini e il dottor Paraskevas Lyberis della Chirurgia Toracica. L’équipe chirurgica è coadiuvata dall’anestesista Tommaso Pierani della Cardiorianimazione, coordinata dalla dottoressa Anna Trompeo, dai medici specializzandi di Cardiochirurgia Gerlando Mallia e di Chirurgia toracica Filippo Terrando, dal personale infermieristico dedicato della Cardiochirurgia.