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 2025  febbraio 18 Martedì calendario

Il Papa si alza alle quattro

«Ho fiducia nella forza d’animo del Santo Padre». Il cardinale Marcello Semeraro è uno dei collaboratori più stretti di papa Francesco. Lo conosce dai tempi di Buenos Aires, quando Bergoglio venne a Roma come relatore del Sinodo del 2001 e lui gli fece da braccio destro, dall’inizio del pontificato al 2020 è stato segretario del C9, il consiglio dei cardinali del Papa, ora è prefetto del dicastero per le Cause dei santi. Il porporato pugliese sottolinea che anche da paziente Francesco non dimentica mai gli altri pazienti («Non è chiuso nella malattia»), è infaticabile e per tenerlo a riposo serve l’energia dei medici.Eminenza quali sono i suoi sentimenti in questo momento in cui il Papa è ricoverato al Gemelli per una infezione delle vie respiratorie?«Anzitutto sentimenti di vicinanza e grande affetto. Ho avuto la possibilità di fare arrivare al Papa il mio augurio, seguo con attenzione le notizie, ma non nascondo che ho una grande fiducia nel buon esito, per molte ragioni».Quali ragioni?«Innanzitutto la forza d’animo di Francesco. Quando gli si domanda come va di salute tende a ridimensionare, ma è evidente la sua forza d’animo. Chi ne conosce la storia sa che la sua salute non è mai stata brillantissima, ma anche da giovane non si è sorpreso davanti a qualche incidente della malattia. Certo, fisicamente il peso degli anni c’è rispetto al passato, ma spiritualmente e psicologicamente è forte, e questo non è da poco».Per l’Angelus di domenica il Papa ha mandato un messaggio al giubileo degli artisti: “Avrei voluto essere in mezzo a voi ma, come sapete, mi trovo qui al Policlinico Gemelli perché ho ancora bisogno di un po’ di cure”: sembrano le parole di un uomo tutt’altro che rassegnato«Scherzando ho detto: per fortuna c’è l’energia dei medici a tenerlo a riposo per qualche giorno. Ora che le udienze non sono in piazza San Pietro ma al chiuso dell’aula Nervi i pellegrini arrivano correndo perché il Papa ha già cominciato a parlare. Non si risparmia, ha bisogno del contatto e di essere con la gente. Questa tendenza alla relazione è un dato molto importante. D’altronde chi ha la mia età ricorda l’esperienza di Giovanni Paolo II, un papa afflitto da una malattia che lo impediva ancor più visibilmente negli ultimi anni. Quando qualche volta mi ha chiesto come sto e gli ho risposto che vado avanti sostenuto da molte pastiglie o ho qualche problema al ginocchio, papa Francesco mi ha risposto ricordandomi che è la testa che deve stare a posto. Questo è il criterio che segue. Di recente, quando aveva già questa bronchite, ho avuto modo di vederlo, devo dire che la sua lucidità di mente era più che evidente, e la sua infallibile memoria sorprendente».In questi giorni Francesco non ha rinunciato a chiamare la parrocchia di Gaza, ha nominato suor Raffaella Petrini alla guida del governatorato: che significato hanno questi gesti?«La nomina di suor Raffaella in realtà era attesa da tempo. La telefonata a Gaza mostra la sua sollecitudine nei confronti della popolazione palestinese in questo momento di grande preoccupazione. Questo significa che il Papa non è chiuso nella sua malattia, si preoccupa degli altri. Al pontefice pensano i medici e lui è attento ai bisogni altrui».In occasione dei ricoveri precedenti in effetti visitò i bambini del reparto oncologico accanto al suo appartamento.«Passare accanto a delle realtà e far finta di nulla è contrario alla sua indole e alla sua spiritualità. Uno dei luoghi in cui ci sveliamo realmente è come viviamo la malattia. Il Papa segue l’esempio evangelico del buon samaritano, quello di Gesù che sta vicino agli ammalati. Il modo in cui viviamo gli impedimenti fisici, il modo di integrarli nella nostra vita, è molto importante. Le racconto una cosa: conosco il Santo Padre da quando era arcivescovo di Buenos Aires, e mi diceva di telefonargli quando in Italia era mezzogiorno e da lui le cinque della mattina perché era già in piedi per pregare. Il Papa dedica due ore la mattina alla preghiera, e adesso che ha bisogno di un po’ più di tempo per accudire la sua persona anticipa alle quattro. Ma non rinuncia al tempo necessario per la sua carica spirituale».Il Papa è in buone mani?«Sì, il Gemelli è il massimo che si possa avere, sia come competenza che come attenzione. Lo abbiamo visto già con Giovanni Paolo II. È una struttura attrezzata per questo genere di situazioni. Ma quel che a me dà molta fiducia è la forza interiore del Santo Padre, che è quella che meno si vede ma la più decisiva nelle situazioni di difficoltà».