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 2025  febbraio 18 Martedì calendario

Le resistenze di Bergoglio e la malattia

«I medici sono preziosi, ma vanno tenuti il più a distanza possibile». Scherzando, ma fino a un certo punto, Francesco ne aveva parlato al medico e giornalista argentino Nelson Castro, quattro anni fa, nel colloquio che concludeva un libro su La salute dei Papi.
Non è mai stato un paziente facile, Bergoglio. «Metto dei limiti», aveva spiegato, raccontando di quando all’inizio del pontificato avevano trovato «una macchiolina scura» nella radiografia toracica ma lui aveva rifiutato di sottoporsi a una risonanza magnetica nucleare con contrasto «data la mia conclamata allergia allo iodio». Non se ne parlava neanche: «Il radiologo restò stupito dal mio fermo diniego e allora domandò al medico del Vaticano: “E ora che facciamo?”. Quello rispose: “Guardi, con il carattere che ha questo Papa, non si sorprenda se si alza e se ne va. Per ora è meglio se lasciamo perdere”». Francesco lo raccontava ridendo, «gli devo aver dato l’impressione di un brutto carattere», e in effetti non è mai stato facile convincerlo. Tutto sommato, è quello che è successo anche stavolta.
È da un paio di settimane che il Papa non sta bene. Eppure il 9 febbraio, nella domenica del Giubileo delle Forze armate, stava seduto all’aperto in piazza San Pietro e ci è rimasto per più di due ore. Quattro giorni prima, nell’udienza generale del mercoledì, aveva interrotto quasi subito la lettura: «Voglio chiedere scusa perché con questo forte raffreddore è difficile per me parlare. E per questo ho chiesto al mio fratello di leggere la catechesi. La leggerà meglio di me». Non era un semplice raffreddamento. L’indomani la Santa Sede aveva fatto sapere che «a causa di una bronchite da cui è affetto in questi giorni, e al fine di continuare la sua attività, venerdì 7 e sabato 8 febbraio le udienze di papa Francesco si svolgeranno a Casa Santa Marta». Non si era messo a letto, ma almeno aveva accettato di tenere i suoi incontri quotidiani, una decina di udienze al giorno, nell’albergo vaticano dove risiede da quando è stato eletto.
Non era scontato, né del resto raccomandabile, che la domenica presiedesse la messa all’aperto, tanto più in una giornata ventosa e ancora abbastanza fredda. Ma Francesco è fatto così: non si risparmia mai. Del resto, nell’omelia stava giusto commentando un passo evangelico nel quale, faceva notare, si vede che «Gesù non è preoccupato di eseguire un compito» e «al contrario mette sempre al primo posto l’incontro con gli altri». Però si vedeva che stava già abbastanza male. La voce affannata, l’aria stanca e le occhiaie.
Così, com’era successo il mercoledì precedente, la lettura del testo è durata poco, giusto il tempo di scorrere le prime frasi prima di dare un’occhiata ai tre fogli che ancora rimanevano e sospirare: «E adesso mi scuso un po’ e chiedo al maestro di continuare la lettura per difficoltà nel respiro». Bergoglio, tuttavia, non accennava a diminuire i suoi impegni, già si stava organizzando una visita a Cinecittà e continuavano a moltiplicarsi gli appuntamenti dell’anno giubilare. Anzi, mostrava una certa insofferenza già solo per il fatto di dover restare a Santa Marta, come fosse recluso: «Sono malato, ho una bronchite, abito qui e non posso uscire», raccontava desolato mentre, il giorno dopo la messa in piazza, riceveva il rettore della grande moschea di Parigi. Probabile che già allora avesse iniziato le terapie a base di antibiotici e cortisone, il viso era già gonfio. La sera di martedì 11 febbraio è stato trasmesso nella serata inaugurale di Sanremo un videomessaggio registrato all’inizio del mese.
Solo dopo il ricovero si è saputo che la settimana scorsa, in via riservata, aveva fatto una visita-lampo al Gemelli dell’Isola Tiberina, la sede vicina al Vaticano, per alcuni controlli ed esami. Mercoledì scorso è tornato a tenere l’udienza generale in Aula Nervi e, di nuovo, ha rinunciato a leggere: «Con la mia bronchite non posso ancora, spero che la prossima volta potrò». Da anni non ha più un medico personale, l’«archiatra», nel caso fa chiamare degli specialisti. Da giorni i medici tentavano di convincerlo a ricoverarsi. A Santa Marta molti erano preoccupati, «la terapia è inutile se poi esce». Ma Francesco ha resistito fino all’ultimo: «Mi vogliono portare in ospedale ma sto meglio e preferirei farmi curare in casa», sospirava ancora venerdì mattina, quando finalmente il ricovero al Gemelli era stato già deciso. Anche quella mattina, comunque, ha voluto portare prima a termine le udienze programmate.