Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2024  dicembre 22 Domenica calendario

I medici tv sono dei ciarlatani

I medical drama, ovvero le serie tv ambientate in ospedale, hanno un problemino. Non parliamo degli ascolti: quelli sono sempre ottimi, da Doc con Luca Argentero a Grey’s Anatomy, le storie che raccontano il lavoro dei medici, degli infermieri, che parlando di incidenti e malattie, sono un trionfo assicurato, forse perché siamo un popolo di ipocontriaci.
No. Questo genere ha un piccolo problema “reputazionale”. Una ricerca infatti getta ombre di dubbio su questi show che riescono a tenere incollati alla tv milioni di spettatori, ma non sempre le storie che si susseguono episodio dopo episodio riescono ad affrontare in maniera adeguata i temi di salute pubblica. È il risultato a cui giunge la ricerca condotta dal dipartimento di Medicina dell’Università di Udine, in collaborazione con l’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale e l’Azienda ospedaliero-universitaria “Città della Salute e della Scienza” di Torino. Insomma, roba seria.

I temi di salute pubblica trattati in serie tv come Grey’s Anatomy (nata nel 2005, ancora in corso, 21 stagioni totali) o Dr. House (otto stagioni, dal 2004 al 2012) vengono affrontati in maniera limitata e spesso inadeguata, con una scarsa attenzione a questioni fondamentali come vaccinazioni, programmi di screening e prevenzione delle malattie infettive.
Il lavoro pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Public Health – informa l’ateneo friulano – rappresenta la prima ricerca di questo tipo in Italia: ha valutato la natura, la frequenza e l’accuratezza con cui queste due serie televisive affrontano i temi legati alla salute pubblica. Le serie collegabili a questo filone in realtà sono tantissime, oltre quelle citate: si va da E.R. che lanciò alla popolarità George Clooney a Doc – Nelle tue mani, in onda su Raiuno con Luca Argentero protagonista.
Coordinato da Laura Brunelli, lo studio è stato condotto con la collaborazione di Gianluca Voglino, insieme a un pool di ricercatori e a Roberta Siliquini e Silvio Brusaferro. «L’obiettivo principale era analizzare come due tra i medical drama più noti trattano temi cruciali per la salute collettiva; ci aspettavamo un’attenzione maggiore a temi come la prevenzione e la promozione della salute», ha detto Brunelli.

Il gruppo di ricerca ha esaminato 94 episodi di Grey’s Anatomy e Dr. House, trasmessi tra il 2010 e il 2019. I risultati indicano che solo una minima parte degli episodi ha affrontato tematiche di salute pubblica, come le vaccinazioni, i programmi di screening e il controllo del fumo.
«Le serie tv – ha commentato Brusaferro – hanno il potenziale per sensibilizzare il pubblico e influenzare i comportamenti, ma il trattamento dei temi legati alla sanità pubblica in queste produzioni è spesso lacunoso, superficiale e disinformato». «La tv e i media sono strumenti potenti per educare il pubblico, tuttavia – ha proseguito Brunelli – perchè siano efficaci è necessario un impegno maggiore per garantire che le informazioni veicolate siano scientificamente accurate e capaci di sensibilizzare veramente la popolazione».
Già dieci anni fa, peraltro, uno studio canadese (Dalhousie University di Halifax, nella Nuova Scozia) aveva rilevato nel 46 per cento dei casi di ricovero d’urgenza sono state mostrate da Grey’s Anatomy pratiche inappropriate come, per esempio bloccare i movimenti involontari del paziente. Gli esperti hanno esaminato 327 episodi e hanno riconosciuto un corretto primo soccorso solo nel 29 per cento dei casi. Forse d’ora in poi quando qualcuno, di fronte a un problema di salute, sta per dire «questa cosa l’ho vista in televisione», ci penserà due volte prima di dirlo. D’aò