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 2024  dicembre 22 Domenica calendario

Intervista a Sandra Cardini, attrice e costumista

“Ieri sera ero a cena con degli intellettuali di sinistra e la discussione è andata su Tony Effe, i suoi testi, la polemica per l’annullamento del concerto di Capodanno a Roma...” E... ? Siamo pazzi? Sono cresciuta con Renato Zero, quando lui non era ancora famoso e io ero solo una ragazza in minigonna. Andavamo al Piper. Ci tiravano le uova addosso, io mi beccavo pure della puttana; (alza di un tono) avete presente il testo di Triangolo? Ed erano i primi anni Settanta. Oppure le provocazioni di Amanda Lear? Altra storia.
Insomma, le uova...
Poi portavo i capelli corti, Renato lunghi. Ho una foto inseme a lui con la didascalia: “Chi è l’uomo e chi la donna?”; (sorride) tra la fine degli anni 60 e i 70 andavamo al Piper e poi al bar Notegen, dove incontravi molti dei protagonisti del cinema, dell’arte, della musica.
E lei?
Giravo, guardavo, frequentavo.
Con l’obiettivo?
Nessuno, solo seguire l’istinto.
(L’istinto di Sandra Cardini l’ha condotta lungo le vie di Cinecittà, le ha cucito addosso un ruolo da protagonista tra le grandi costumiste del cinema, le ha ricamato dei ruoli da attrice con alcuni dei grandi maestri della macchina da presa. Le ha permesso di giocare, di divertirsi, di spogliare e scoprire l’essenza dei set. “Per questo ancora lavoro, mi piace. Ho appena finito uno spettacolo teatrale con Giorgina Pi, veramente brava”)
L’istinto l’ha portata sul set di Er più – Storia d’amore e di coltello...
È il bello di quegli anni, quando tutto era possibile.
Cioè?
Ero seduta al bar della De Paolis (studi cinematografici a Roma). Passa Sergio Corbucci, mi vede, si ferma e mi chiede di presentarmi a un provino.
Felicissima.
In realtà ho chiesto “quanto mi date?”. Non avevo una lira.

Cosa li ha colpiti?
Che ero carina; (pausa) allora davvero funzionava così: non c’erano il cellulare o Internet, bisognava farsi vedere e oltre al Piper o il bar Notegen, andavo sempre a piazza Navona dove ogni giorno trovavo Elsa Morante. Lei era fondamentale.
Come?
Era un punto di riferimento, bastava la virgola del suo sopracciglio per svoltare o crollare.
Addirittura?
Alle 12 si sedeva al bar, io e altri ci presentavamo. Ed era capricciosa. Impetuosa. Tremenda. Ma se entravi nelle sue grazie poteva significare la svolta, altrimenti erano cacchi. Grazie a lei ho conosciuto pure Carlo Cecchi; (silenzio) allora si facevano meno pippe di oggi: se credevi di avere davanti un’occasione, ti buttavi. Per questo ho accettato di recitare in Er più. Con Celentano che parla romanesco.
Lui abbagliato da Claudia Mori, la seguiva sempre. Io stavo maggiormente con Vittorio Caprioli e Gianni Macchia, bellissimo ragazzo.
Caprioli grande attore. Dopo il film mi chiama: “Devi recitare in La conversazione continuamente interrotta di Flaiano”. Dalla paura, dal disagio, non ho più risposto al telefono e per un po’ sono sparita dalla circolazione.
Proprio terrorizzata. Mentre il cinema lo vivevo come un luna park, il teatro era un altro pianeta.
Il mondo del cinema.
Popolato di paraculi.
Tradotto?
È più facile venire strumentalizzati, è frequente incontrare degli egoisti e degli egocentrici.
Il mondo del teatro.
Gli attori sono maggiormente stravaganti, magari si fissano su una scena e non ne escono fino a quando non gli torna il tutto.
A chi pensa?
Proprio a Carlo Cecchi: è in grado di far ripetere una battuta cento volte; con lui ho lavorato anche in Sogno di una notte di mezza estate e nel cast c’erano anche i giovani Luca Marinelli e Barbara Ronchi. Nel suo curriculum c’è spesso Tomas Milian: lo ha seguito nelle sue avventure come “Monnezza”...
Su Tomas si raccontano tante stupidaggini, lo inquadrano solo con quel personaggio. In realtà era un grande attore, un signore borghese, timido, lontanissimo da quello stereotipo; (pausa, stizzita) mi dispiace, oggi, vederlo ridotto sulle tazzine sulle magliette; io lo conosco bene, da molto prima.
Da quando?
Sempre dai tempi del Piper, suonava in una band con Ray Lovelock e avevano inciso un disco tremendo. Dei somari.
Secondo Dardano Sacchetti, Milian preferiva sedurre le donne brutte perché più riconoscenti.
È vero. Un giorno lo becco con un’aiuto-sarta veramente racchia. “E che devo scopa’ solo le belle? Le brutte si dedicano di più!”. 

Della sua carriera, chi porta nel cuore?
Sono quasi tutti morti, comunque soprattutto Mauro Bolognini e Paolo Poli. Poli.
L’uomo più generoso che abbia mai incontrato. Con tutti. Un uomo libero; (silenzio) meraviglioso pure Galliano Juso.
Il produttore dei film di Milian.
Con lui ho girato anche W la foca, una delle pellicole più censurate della storia. Eppure dentro c’erano dei grandi intellettuali dell’epoca, solo che a un certo punto morì realmente la foca.
Povera.
Galliano disperato, non sapeva come andare avanti.
Nel cast c’era Bombolo. Non gli importava nulla della carriera d’attore, non amava l’ambiente, mi ripeteva “so’ tutti scemi, so’ tutti scemi”. Pensava solo ai soldi, e poveraccio è morto quando stava iniziando a guadagnare.
Lory Del Santo protagonista. Donna criptica, aveva vent’anni ma sembrava di parlare con una cinquantenne. Sapeva dove voleva arrivare.
Il cinema vero luna park...
Dove può accadere l’imprevedibile.
Tipo?
Per lo sceneggiato Edera arriva un’attrice piccola, ma con un viso bellissimo. L’ideatore, Goffredo Lombardo, mi chiama: “È bassa, rendimela una fica”. “Dottore, i centimetri sono questi, ha pure le braccia corte. Ma provo”. Passano pochi giorni e a Cinecittà scoppia il panico: “Si è suicidata!”. Invece si era un po’ tagliata i polsi, un paio di punti.
Morale?
È tornata negli Stati Uniti e dopo un mese ha ottenuto un gran ruolo in Profumo di donna accanto ad Al Pacino. Era Gabrielle Anwar. 
Torniamo agli anni 70, com’era Cinecittà? 
Magari arrivavano delle comparse un po’ trucide e si piazzavano davanti alla macchina da presa: “Devo lavora’!”. E gli trovavano una posa, altrimenti non si andava avanti.
Un set dove si è particolarmente divertita?
Anni 80, Professione vacanze con Jerry Calà: c’erano Teo Teocoli, Mara Venier, Isabella Ferrari e tanti altri. Stavamo sempre in costume, mangiavamo di continuo, feste e nessuna tensione intellettuale da teatranti; un bagno, poi recitavano due battute e subito a magna’ un panzerotto. Alla fine sono ingrassata cinque chili. Esempio di tensione intellettuale. Chi sta attento a quello che dici, non a quello che pensi.
Primo film?
Basta guardarla di Luciano Salce, con un cast stupendo: alla fine delle riprese hanno regalato a tutti una medaglia d’oro zecchino con sopra inciso il titolo del film; (sorride) mi sono battuta per far prendere Mariangela Melato, al suo esordio. Anche lì ci siamo divertiti.
Con lei tutto sembra una lunga festa.
È così, finiva tutto in caciara, si rideva, anche quando la Anwar si è tagliata le vene.
Set a ciclo continuo.
Ho sempre lavorato, però ora ho una bassa pensione per i pochi contributi.
Come mai?
Galliano, in alcuni casi, si è scordato di versarmeli.

Il cinema è un mondo a parte.
Viaggia su altre frequenze. 
Attori con i quali ha lavorato: Ennio Fantastichini.
Umorale. Bravo. Ma umorale.
Jerry Calà.
Uomo generosissimo.
Negli anni 70 si parla spesso di set allegri. Hanno provato a sedurla?
Ero molto carina e spesso stavo in albergo con attori e produttori importanti, ma avevo studiato un metodo: quando ci provavano, attaccavo il discorso “sei un bellissimo uomo e non sono una prostituta: se trattiamo la cifra, perché no?”.

Risultato?
Crollava l’eros.

E se le offrivano un milione?
Impossibile: gli attori sono tirchi.

Tirchi e pure fragili?
Eccome, quando non lavorano sono disperati e paranoici; quando lavorano sono tesi e senza vita personale.
Droga?
Negli anni 70 in tanti prendevano le anfetamine per stare svegli e mangiare poco.
Capitolo premi: è stata nominata ai David per Gomorra...
E mi è dispiaciuto non vincere, quello è stato un bel lavoro.
Set complicato?
A me è andata bene da quando i ragazzi del cast hanno scoperto che ero la costumista dei film di Tomas Milian: il loro mito. Quando erano agitati gli sparavo un “mi ricordi Tomas” o “Tomas era come te”. Insomma, una serie di palle che hanno funzionato.
Il regista bravo da cosa lo riconosce?
Se sul set non crea tensione. Sicuro di sé.
Come?
Mauro Bolognini: cominciava alle 8.30 e alle 14 aveva sempre finito. Anche in Casa Ricordi, nonostante un cast incredibile.
Gli attori la pregano di renderli belli?
Un tempo sì, mentre nelle attrici di oggi non c’è questo problema.
Perché?
Prima dovevano rispettare un canone di bellezza, oggi c’è maggiore apertura: è tutto più relativo.

Nel suo cuore cosa resta del cinema?
È stata una tarantella divertente, che ha compensato la malinconia.
Si diventa grandi all’improvviso.
Ma senza noia.
Lei chi è?
Una persona preda della casualità della vita.