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 2024  dicembre 22 Domenica calendario

Il 97% delle cause contro i medici finisce nel nulla

«Finisci alla gogna, ti ritrovi nel tritacarne, con la preoccupazione che ti perseguita, resti in attesa che si concluda l’inchiesta anche se sai che hai fatto il tuo dovere. Devi pagarti l’avvocato, 15-20mila euro, aspettando che si pronunci il Giudice per le indagini preliminari. Certo, l’azienda sanitaria te li rimborserà se la tua posizione sarà archiviata, ma nel frattempo hai mille pensieri che ti girano in testa ogni giorno. Nel mio caso le indagini sono durate quattro anni e mezzo e come era facilmente prevedibile il Gip ha disposto l’archiviazione. Ma si può lavorare così?». Il racconto è di un dottore di un pronto soccorso romano che preferisce l’anonimato, uno dei tanti medici di prima linea: una notte ha accolto una paziente cardiopatica, l’ha seguita, ha disposto la visita dallo specialista che si è preso cura di lei.Purtroppo la donna è deceduta, i familiari hanno presentato denuncia. E di lì è iniziata quella fase di incertezza logorante. Gli ultimi dati disponibili raccontano che in un anno succede almeno 35mila volte e 300mila fascicoli per presunti errori sanitari si sono accumulati nei tribunali. La metà è concentrata tra Lazio e Lombardia. Eppure, nel 97 per cento dei casi finisce con l’archiviazione e il proscioglimento. Questi numeri sono stati esaminati anche dalla commissione sulla colpa medica, disposta dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e guidata dal magistrato Adelchi d’Ippolito. Che al termine dei lavori ha presentato una proposta per quella che, con una semplificazione, era stata definita «depenalizzazione dell’errore medico». Dice d’Ippolito: «Vogliamo porre il medico nella condizione di operare in totale serenità, senza nulla togliere però alla tutela giuridica del cittadino. Abbiamo quindi ritenuto di proporre al ministro che la responsabilità penale del medico possa ravvisarsi solo in caso di colpa grave e naturalmente di dolo. E per ridurre il numero delle denunce ipotizziamo l’introduzione dell’istituto della notizia criminis temeraria. Se la denuncia dovesse risultare infondata perché si fa un uso improprio dello strumento penale, magari si è denunciato penalmente il medico al fine di ottenere un risarcimento economico, riteniamo che tali denunce non solo non possano concludersi con una condanna, ma debbano essere sanzionate con una pena pecuniaria». Tra le proposte della commissione c’è anche la possibilità del pubblico ministero di archiviare in tempi rapidi la denuncia se è evidente che non ci sono responsabilità, in modo da non lasciare il medico per anni in una situazione di disagio e incertezza. In campo civile la commissione D’Ippolito ha proposto che l’onere della prova debba essere posto sempre a carico dell’attore, che debba cioè essere chi denuncia ad allegare i motivi a sostegno delle proprie lamentele.Sia chiaro: gli errori dei medici esistono e in alcuni casi sono molto gravi e vanno perseguiti, ma proprio per garantire giustizia a pazienti e loro familiari che ne sono stati realmente vittima è necessario arginare il fenomeno delle denunce in molti casi infondate. Se tutto è malasanità, nulla è malasanità. E lo dimostrano le statistiche, se è vero che una percentuale sotto il 5 per cento termina con la condanna. In alcuni casi, poi, la denuncia penale è una forma di pressione per poi ottenere un risarcimento in sede civile.LA CACCIA AL RESPONSABILERacconta il medico del pronto soccorso che per quattro anni e mezzo ha dovuto aspettare l’archiviazione: «Non di rado c’è anche un effetto collaterale molto grave, la gogna pubblica perché fatichi a spiegare che tu hai fatto il possibile. Ma siamo in una società che non accetta più la possibilità di un errore anche quando hai fatto del tuo meglio. O semplicemente non si accetta che purtroppo l’esito di una malattia possa essere anche il decesso. In parallelo poi si alimenta anche il fenomeno delle aggressioni ai danni di medici e infermieri». Ci deve sempre essere un responsabile, un errore, un colpevole, è un meccanismo che in effetti è stato alimentato dalla comunicazione vorticosa dei social. In Europa una legislazione come quella italiana sugli errori medici esiste solo in Polonia. «Non dimentichi – aggiunge d’Ippolito – un’altra conseguenza che può derivare se il medico opera in condizioni di poca serenità: la medicina difensiva. Vale a dire che il medico o fa troppo (prescrizioni inutili, dannose, costose) o fa troppo poco (elude la domanda del paziente)». Cosa significa? Ne ha parlato anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci: di fronte al rischio della denuncia penale, i medici prescrivono esami e analisi inutili, a volte perfino nocivi. Questo ovviamente contribuisce all’intasamento delle liste d’attesa. Ed è stato calcolato che la medicina difensiva, le prescrizioni non appropriate, comporti una spesa annua, secondo dati che furono diffusi da Agenas, ben al di sopra dei 10 miliardi di euro. Per il 2025 il governo ha prorogato lo scudo penale per le professioni sanitarie.