7 ottobre 2024
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Biografia di Ursula von der Leyen (Ursula Gertrud Albrecht)
Ursula von der Leyen (Ursula Gertrud Albrecht), nata a Ixelles (Belgio) l’8 ottobre 1958 (66 anni). Presidente della Commissione europea (dal 1° dicembre 2019). Già ministro federale tedesco della Famiglia, degli Anziani, delle Donne e della Gioventù (2005-2009), del Lavoro e delle Politiche sociali (2009-2013) e della Difesa (2013-2019). «Sono stata europea prima di sapere di essere tedesca» • «Medico, madre di sette figli, caschetto biondo sempre perfettamente pettinato, eleganza un po’ démodé. Composta anche nelle situazioni più drammatiche» (Paolo Valentino, Corriere della Sera, 3/7/2019) • Luterana osservante, piglio teutonico: «“Noi procediamo su questo progetto: se gli altri ci vogliono seguire, bene. Sennò, andiamo avanti lo stesso”. Ecco il tipo» (Mario Ajello, Il Messaggero, 3/7/2019) • Soprannomi: «Panzer-Urshi» (Ursula il Panzer), «Die Macherin» (la Donna-che-agisce) • Milionaria • «È l’immagine della grazia e dell’autocontrollo in ogni circostanza. Questione di lignaggio familiare aristocratico, colto e benestante. Quello suo, che la vede discendere da Johann Ludwig Knoop, industriale anseatico, imprenditore del cotone, fatto barone dallo zar Alessandro II. E quello del marito, Heiko von der Leyen, erede di una dinastia nobiliare che ha fatto le sue fortune con il commercio della seta, sposato nel 1986. Detto altrimenti, se c’è una persona che ha fatto la politica per passione, questa è Ursula von der Leyen» (Valentino, 2019) • Secondo la rivista Forbes, donna più potente del mondo nel 2022 e nel 2023.
Vita «Suo padre, Ernst Albrecht, fu uno dei giovani pionieri della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, partecipò alla redazione del Trattato di Roma, divenne capo di gabinetto del primo commissario alla Concorrenza e poi direttore generale» (Valentino, 2019) • Ursula vive dunque i primi dodici anni della sua vita a Bruxelles. «È a scuola, dice, che ha sviluppato “l’amore per l’Europa, che mi porto dentro da tutta la vita”» (Katrin Bennhold, New York Times, 5/7/2019) • Nel 1971 la famiglia Albrecht torna in Germania: il padre diventa prima amministratore delegato dell’azienda di biscotti Bahlsen, poi, nel 1976, presidente del Land della Bassa Sassonia • Ursula studia Economia all’Università di Gottinga, poi alla London School of Economics, dove si fa chiamare col nome di Rose Ladson: «Era vista come un potenziale bersaglio per il terrorismo rosso della Germania occidentale e ricevette una minaccia di rapimento dalla Banda Baader-Meinhof» (Chiara Pizzimenti, Vanity Fair, 18/7/2019) • A Londra visse un periodo punk. «“Passavo più tempo nei bar di Soho e nei negozi di dischi di Camden Town che nella biblioteca della London School of Economics a leggere”, ha confessato. […] “Più che studiare, ho vissuto”, ha ammesso. […] “Londra era per me l’epitome della modernità: libertà, gioia di vivere, provare di tutto. Mi ha dato una libertà interiore che conservo ancora oggi. E anche un’altra lezione: che culture diverse possono vivere molto bene le une con le altre”» (Paolo Valentino, Corriere della Sera, 10/1/2020) • Dal 1980 studia Medicina: laurea nel 1987 e dottorato nel 1991. Si specializza in Ginecologia • «Dal 1992 al 1996 fa la mamma a Stanford, in California: suo marito Heiko von der Leyen, rampollo di una famiglia aristocratica di produttori di seta, incontrato in una corale di Gottinga, insegnava Medicina nell’ateneo. Nel 1998 anche Ursula comincia a insegnare a Hannover, nel dipartimento di Epidemiologia e Medicina sociale della facoltà di Medicina. Nel frattempo, e durante, ha portato a compimento sei gravidanze: così sono nati David (1987), Sophie (1989), Donata (1992), le gemelle Victoria e Johanna (1994) e poi ancora Egmont (1998) e Gracia (1999)» (Alessandra Quattrocchi, Io donna, 2/7/2019) • Dopo la nascita dell’ultima figlia, la vita di Ursula cambia per sempre. Decide di seguire le orme del padre, entra nel suo stesso partito (la Cdu, i democristiani tedeschi) e si fa eleggere: «Nel 2003 diventò ministra della Famiglia nel Land Niedersachsen [Bassa Sassonia – ndr]. Ci rimase solo due anni. Nel 2005 Angela Merkel la chiamò a Berlino affidandole lo stesso incarico nel governo federale» (Valentino, 2019) • «Sembrava possedere allora le prerogative ideali per occupare il dicastero chiave tanto caro al conservatorismo tedesco. Ma in veste di ministro “Ursula la mansueta”, la “fedelissima di Angela” – come veniva soprannominata all’epoca –, […] avviò una piccola rivoluzione tradendo la vecchia immagine della donna propagata da generazioni e generazioni di patriarchi della Cdu di “madri tutte casa e chiesa”» (Walter Rauhe, La Stampa, 3/7/2019) • La Merkel lascia libertà di coscienza sul tema delle nozze gay e lei si dice favorevole • Le piovono addosso «tante accuse di svendere i valori tradizionali della famiglia dalla destra del partito» (Valentino, 2019) • «L’obiettivo delle sue politiche sociali era […] consentire alle donne tedesche di conciliare la maternità con la carriera professionale: nei primi tre mesi del mandato, coadiuvata dal ministro delle Finanze socialdemocratico Peer Steinbrück che l’ha aiutata a trovare le coperture finanziarie, ha fatto approvare i provvedimenti per garantire asili gratis e sussidi economici per i genitori che restano a casa coi figli» (Maria Pia Mazza, Open, 7/2019) • Il suo motto è: «Donne, tornate a lavorare e fate più bambini» (Caterina Soffici, Ma le donne no, Feltrinelli, 2010) • Dicono di lei: «Troppo bella, troppo ricca. Con sette figli puoi fare la ministra solo con un esercito di tate» • «Nel 2009 […] passò al ministero del Lavoro, battendosi senza successo per le quote rosa nei consigli di amministrazione di quel club per soli uomini che è il capitalismo renano» (Valentino, 2019) • «Il suo motto è “Volere è potere”: una massima che peraltro non intende come incoraggiamento, ma come un dato di fatto. Pare che per lei non ci sia nulla di impossibile se lo si vuole veramente» (Andrea Affaticati, Il Foglio, 11/1/2014) • «Negli anni della crisi greca, si fece notare per aver proposto che Atene ipotecasse le sue riserve auree nazionali a garanzia del prestito concesso dai creditori internazionali. Una posizione talmente radicale che il governo tedesco fu costretto a prenderne le distanze» (Il Post, 3/7/2019) • Il falco Wolfgang Schäuble arriva a dichiarare che tenere a bada la crisi dell’euro in mezzo a colleghi come la Von der Leyen era «come attraversare con una candela accesa una stanza piena di nitroglicerina» (Ajello) • Ursula è ambiziosa. Nel 2010, per un giorno soltanto, sembra poter essere candidata alla presidenza della Repubblica, ma niente. Nel 2013 vuole il ministero degli Esteri, e invece la Merkel le dà la Difesa • «Se dovessimo cercare un filo conduttore nella veloce carriera politica della “madre coraggio di Hannover”, questo è senz’altro la sua capacità camaleontica di travolgere aspettative, luoghi comuni. […] Von der Leyen viene ritenuta come una delle fedelissime di Angela Merkel, ma al tempo stesso è sempre stata la sua principale rivale e concorrente. L’unica donna cristiano-democratica in grado di contenderle il trono di cancelliera. Ed è proprio per questo, ovvero per neutralizzarla politicamente, che […] Angela Merkel […] le affidò il delicatissimo e pericolosissimo incarico di ministro della Difesa» (Rauhe) • Alla Difesa deve vedersela con la scarsità di fondi e con il maschilismo dei militari • È molto anti-russa e filo-americana ma tiene testa a Obama, che vuole organizzare un’esercitazione militare ai confini dell’Ucraina per far paura ai russi • Va anche in Arabia (senza velo) • È l’unico ministro ad aver fatto ininterrottamente parte dei quattro governi Merkel. «I maligni dicono che a tanta longevità abbiano contribuito anche le molte controversie che l’hanno indebolita politicamente, soprattutto negli anni alla Difesa. “Alla Merkel”, dice una fonte governativa, “piace circondarsi di persone non troppo popolari o che siano nel mirino delle critiche, che non possano diventare un pericolo per lei”» (Valentino, 2019).
In Europa Nel maggio 2019 ci sono le elezioni europee e vince il fronte europeista (popolari, liberali, socialisti) • In teoria, secondo il sistema degli Spitzenkandidaten, presidente della Commissione dovrebbe diventare il tedesco Manfred Weber, perché lo ha indicato il Partito popolare, che ha ottenuto la maggioranza dei seggi. Ma la Francia pone il veto • I liberali vogliono Margrethe Vestager, i socialisti Frans Timmermans • E così, quando il Consiglio europeo si riunisce, il 20 e 21 giugno, non arriva a nessun risultato • Al G20 di Osaka Francia, Germania, Spagna e Olanda si mettono d’accordo su Timmermans, ma il 30 giugno, al nuovo Consiglio europeo, tutto si ferma di nuovo • «Il blocco di Visegrád ha rivendicato la vendetta nei confronti di Timmermans, colui che aveva aperto contro Polonia e Ungheria una procedura per violazione dello Stato di diritto» (Veronica De Romanis, Il Foglio, 7/2019): Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca votano contro. A loro si aggiungono Croazia e Italia • «Ne ho coordinato il dissenso» (Giuseppe Conte, citato da De Romanis) • Infine, dopo tre giorni di trattative, a sorpresa, Macron propone la Von der Leyen • «Il coniglio nel cilindro» (il capo dei liberali tedeschi Christian Lindner) • Nessuno se lo aspettava • «La proposta di Von der Leyen da parte del presidente francese aveva un doppio vantaggio: mostrare che la Francia non nutriva una riserva antitedesca per la presidenza […] e facilitare la nomina di un posto politico di grande peso nello scacchiere europeo per la Francia, obiettivo poi raggiunto con la nomina di Christine Lagarde alla Banca centrale europea. […] Secondo una ricostruzione di Der Spiegel, Merkel l’avrebbe considerata un’ottima candidata al ruolo di alto rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Unione in un esecutivo guidato da Timmermans» (Giorgia Bulli, Treccani) • «Dietro il volto nuovo femminile della leadership comunitaria, c’è un’operazione gattopardesca. […] Un ritorno indietro al monopolio franco-tedesco über alles e a una scelta che più di casta o di élite o di establishment non si potrebbe immaginare» (Ajello) • «I due spitzen principali, Manfred Weber (Ppe) e Frans Timmermans (S&d), si sono trovati accomunati dallo stesso destino: essere prima illusi e poi scaricati» (Alberto Magnani, Il Sole 24 Ore, 16/7/2019) • Ursula riceve il via libera dal Parlamento europeo il 16 luglio, con solo nove voti in più del minimo indispensabile. Le votano contro i socialisti tedeschi. A sorpresa, però, votano a favore i grillini. Diventa così la prima donna a guidare la Commissione europea • «Comincia la legislatura puntando tutto sul Green Deal. A sconvolgere i suoi piani, tuttavia, pensa l’ondata del Covid. La corsa ai vaccini la vede protagonista (ma anche coinvolta in un’inchiesta per il contratto con la Pfizer): l’Europa trainata dal suo carattere di ferro riesce a coniare il green pass per mantenere una certa libertà di circolazione. Un effetto simile, Von der Leyen riesce a innescarlo quando Vladimir Putin attacca l’Ucraina. La corsa dell’Ue a sganciarsi dal gas russo è uno dei successi della commissione Von der Leyen, che si ritrova tuttavia ad affrontare una crescente “fatigue” dei governi nel sostegno a Kiev» (Michele Esposito, Ansa, 28/6/2024). «Von der Leyen è andata incontro alle richieste dei governi. […] Ma nello stesso tempo ha accentuato l’influenza propria e della Commissione, anche in settori che non erano di sua stretta competenza. Le crisi che si sono susseguite […] le hanno permesso di giocare un ruolo di primo piano attraverso la legislazione d’urgenza. E ha scatenato l’invidia del presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Sotto il suo mandato è stato anche raggiunto l’accordo sul nuovo Patto per la migrazione. Il nome di Von der Leyen resterà associato alla svolta storica di Next Generation Eu. È lei che l’8 aprile 2022 andò a Kiev, insieme al capo della diplomazia Ue Borrell, per consegnare al presidente Zelens’kyj la cartellina gialla e blu con il questionario per l’adesione all’Ue» (Francesca Basso, Corriere della Sera, 18/7/2024). «Dal 2021 in poi la legislatura di Von der Leyen si caratterizza sempre di più per presenzialismo, evidente voglia di protagonismo, accentramento continuo delle iniziative. […] Derive tutt’altro che positive, delle quali molti nell’esecutivo dell’Unione si lamentano apertamente» (Emanuele Bonini, Eunews, 19/2/2024) • Il 7 marzo 2024, in vista delle elezioni europee di giugno, «Von der Leyen è stata formalmente nominata Spitzenkandidat del Ppe al Congresso di Bucarest, ma su 737 delegati che avevano diritto di voto soltanto 400 hanno votato a favore di Von der Leyen. Quasi la metà (il 46 per cento) ha messo la croce sul “no” alla riconferma, si è astenuto o ha deciso di non votare. […] Il giorno successivo al gelo di Bucarest, è arrivato il post assassino di Breton sull’ex Twitter: “Malgrado le sue qualità, Ursula von der Leyen messa in minoranza dal suo stesso partito. Il Ppe non sembra credere nella sua candidata”. E, ancora, la “vera questione”: “È possibile (ri)affidare la gestione dell’Europa al Ppe per altri 5 anni, cioè 25 anni di fila?”» (Paola Peduzzi e Micol Flammini, Il Foglio, 14/3/2024) • Ciononostante, alla luce del buon risultato conseguito dal Ppe alle Europee, il 18 luglio successivo «Ursula von der Leyen è stata riconfermata alla guida della Commissione europea per il prossimo quinquennio, ottenendo 401 voti a favore, 284 contrari, 15 astensioni e sette voti nulli (la maggioranza era di 360). A votare per l’ex ministra tedesca sono stati i popolari, i socialisti, i liberali e i verdi, a cui si sono aggiunti anche alcuni conservatori (ma non Fratelli d’Italia, che ha votato contro). […] Prima del voto di fiducia, […] la presidente-designata Von der Leyen aveva illustrato qui a Strasburgo un programma di lavoro per il 2024-2029 da cui emergono due priorità: l’economia e la difesa» (Beda Romano, Il Sole 24 Ore, 18/7/2024) • Il 17 settembre, all’indomani del polemico abbandono di Breton (prontamente rimpiazzato dalla Francia con Stéphane Séjourné), la presentazione dei nuovi commissari europei designati. «Ursula von der Leyen segna quella che, per ora, appare la vittoria più schiacciante della sua carriera. La presidente tedesca della Commissione europea oggi non è più la delfina di Angela Merkel, salvata dall’allora cancelliera da un destino politico declinante in Germania. Oggi Ursula gioca da sola, in prima persona, sullo sfondo delle leadership appannate di Olaf Scholz a Berlino e di Emmanuel Macron a Parigi. E con la lista dei suoi commissari europei […] fa capire di voler essere lei a dettare le condizioni e segnare il ritmo del prossimo quinquennio europeo. […] Nel complesso Von der Leyen controlla adesso una Commissione europea nella quale aumenta il suo peso relativo, rispetto al resto della squadra. Resta il passaggio attraverso l’Europarlamento – mai scontato – dei singoli commissari e della squadra nel suo insieme» (Federico Fubini, Corriere della Sera, 17/9/2024).
Giudizi «È il nostro ministro più debole. A quanto pare è sufficiente per diventare presidente della Commissione europea» (il socialdemocratico Martin Schulz, ex presidente dell’Europarlamento) • «Molti dei critici più espliciti della Von der Leyen sono uomini che hanno avuto meno successo di lei» (Bennhold) • «L’Europa non deve sciogliersi: bisogna salvarla, ha radici umane e cristiane. […] Una donna può essere adatta a ravvivare la forza dei padri fondatori. Le donne hanno la capacità di accomunare, di unire» (papa Francesco a Domenico Agasso jr, La Stampa, 8/8/2019) • «Il Santo Padre […] intervistato dalla Stampa loda Ursula von der Leyen, patrona di Sodoma, dei matrimoni e delle adozioni omosessuali» (Camillo Langone, Il Foglio, 10/8/2019) • «Ci incontravamo spesso, nelle riunioni della Nato e in Europa, ma di lei mi ha colpito la gentilezza con la quale, nel primo bilaterale Germania-Italia, a Berlino, volle personalmente accompagnarmi alla toilette. Mi aspettò pure in corridoio» (l’ex ministro Roberta Pinotti, citato da Maria Latella, Il Messaggero, 3/7/2019) • «Perché ha avuto sette figli, se non sta mai a casa?» (Doris Schröder-Köpf, politico ed ex moglie dell’ex cancelliere federale tedesco Gerhard Schröder) • «Ai miei tempi si ragionava ancora con i capi di Stato sui nomi dei commissari da scegliere. Oggi Ursula fa la contabile di quel che le dicono» (Romano Prodi).
Scandali Due. «Il primo, risalente al 2015, riguarda l’accusa di aver plagiato porzioni consistenti della tesi di dottorato; una commissione universitaria ha poi stabilito che le imprecisioni e omissioni sarebbero state involontarie e non avrebbero riguardato l’argomento centrale della tesi. Il secondo scandalo riguarda invece alcuni contratti di consulenza assegnati a società esterne per conto del ministero della Difesa, aggirando secondo i critici le procedure ordinarie per l’assegnazione degli appalti. Il parlamento tedesco ha istituito una commissione di inchiesta su quanto accaduto all’interno del ministero» (Fabio Parola, Ispi, 16/7/2019).
Vita privata Del marito ha detto: «Senza di lui non potrei fare il ministro. Abbiamo una vita organizzata: lui sta con i ragazzi, io nel fine settimana torno a casa. Non viaggio mai il sabato e la domenica. Salvo che sia indispensabile» (Maria Latella, Il Messaggero, 3/7/2019).
Curiosità È alta 1 metro e 60 • Oltre ad avere sette figli, Ursula ha anche cinque fratelli • Il direttore d’orchestra Marc Albrecht è suo cugino • Ha accolto un profugo siriano in casa propria • Parla correntemente inglese, francese e tedesco • Pare sia una strepitosa cavallerizza • Da adolescente, insieme alla famiglia, registrò due canzoni popolari. Una si intitolava Lanciamoci nel bel mondo creato da Dio (Tonia Mastrobuoni, la Repubblica, 2/7/2019).
Titoli di coda «Per me esiste una sola strada: l’Europa, una e forte».