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 2023  settembre 09 Sabato calendario

Il sondaggio di Pagnoncelli

Il mese di agosto è stato un mese complesso e difficile per gli italiani e per il governo. Molti sono stati gli elementi di difficoltà e contesa, sia legati alla polemica politica spicciola, sia legati a tendenze e difficoltà di fondo. Gli aspetti centrali di particolare complessità e di carattere strutturale sembrano essere almeno tre. Il primo è quello dell’inflazione e della pesante ricaduta sui bilanci delle famiglie, condizione che coinvolge sempre più anche il ceto medio. Il secondo è il tema dell’immigrazione, con gli sbarchi saliti esponenzialmente: i dati del Viminale al 7 settembre registrano per il 2023 115.298 sbarchi, quasi il doppio dell’intero 2022. Infine, il mese si è chiuso con l’evidenza, spiegata perfettamente dal ministro Giorgetti al forum Ambrosetti di Cernobbio, delle difficoltà dei conti (imputati in parte importante al superbonus, ma non solo effetto di questo) del paese e della necessità di una manovra realistica. Tralasciamo, per non mettere troppa carne al fuoco, altri aspetti, quali in primis le difficoltà del Pnrr e i rapporti con l’Europa.
Come si ripercuote questo difficile quadro sulle opinioni verso il governo e gli orientamenti politici degli italiani? Partiamo dal governo, che continua a evidenziare una progressiva contrazione dei consensi. Se a luglio per la prima volta il dato vedeva una lievissima prevalenza dell’insoddisfazione, ora questa tendenza si accentua e il 47% degli elettori ne dà una valutazione negativa, contro il 42% di giudizi positivi. Così, l’indice di gradimento è sceso a 47, mentre fino a luglio il dato si era mantenuto sostanzialmente stabile. Le difficoltà manifestatesi dall’inizio dell’estate segnano un progressivo erodersi del consenso. E, fatto nuovo, questo malessere si ripercuote anche sulla presidente del Consiglio. Questo mese, per la prima volta dal suo insediamento, prevalgono, sia pur di pochissimo, le opinioni negative sul suo operato. Oggi il 44% valuta positivamente il suo operato, il 46% ne dà un giudizio negativo: l’indice di gradimento, a luglio a quota 52, ora è a 49. Si tratta di piccoli spostamenti, ma i segnali di tendenza sono inequivocabili. È evidente quanto meno un appannamento dell’esecutivo e in parte della sua leadership.
Questo relativo malessere non produce tuttavia sostanziali cambiamenti nello scenario di voto. Fratelli d’Italia perde qualche decimale, lo 0,2% ed è al 30,2%, così come la Lega (-0,3 a quota 8,1%) e Noi Moderati (-0,2%). Ma queste piccole erosioni sono sostanzialmente compensate, per il centrodestra, dalla crescita apprezzabile di Forza Italia, che recupera lo 0,6% rispetto a luglio e si riporta al 6,6%, frutto presumibilmente del posizionamento moderato all’interno della coalizione, in particolare riguardo ai rapporti con l’Europa.
Nell’ambito del centrosinistra, il Pd ha un piccolissimo incremento, dello 0,2%, e si posiziona al 19,5%. Arretrano invece di qualche decimale sia Alleanza Verdi Sinistra (-0,4%), sia +Europa (-0,5%), penalizzati forse da una ridotta visibilità nel corso dell’ultimo mese. Complessivamente la coalizione perde lo 0,7%. Il Movimento 5 Stelle conferma il proprio risultato, collocandosi al 16,4%. Nell’ambito delle due formazioni centriste solo qualche piccolo mutamento, anche in questo caso presumibilmente dovuto alla diversa visibilità dei due leader. Il recente protagonismo di Matteo Renzi produce una piccola crescita di Italia viva (+0,3% al 3,3%) a scapito di Azione (-0,4% al 3,5%).
I numeri
Il Pd al 19,5%, mentre il M5S è al 16,4%. Lega in lieve calo (all’8,1%), FI risale al 6,6%
Rimane da dire dei leader: si registra una contrazione della valutazione di Antonio Tajani, oggi con un indice di 31, che lo porta alla pari di Giuseppe Conte, con cui condivide il podio. Il calo del leader di FI è probabile sia da attribuire alla critica al prelievo sugli extraprofitti delle banche, un provvedimento che incontra il consenso di una parte rilevante dell’opinione pubblica. Sostanzialmente stabili Salvini e Schlein al terzo e quarto posto. Seguono gli altri, per i quali emergono mediamente contrazioni di circa due punti, sia per Lupi, che per Fratoianni e Bonelli, sia per Calenda, anche in questo caso presumibilmente per la minore visibilità in agosto. Stabilmente ultimo Renzi.
Apparentemente quindi pochi cambiamenti, ma un segnale netto per il governo e, in parte per la presidente del Consiglio. Si registra una progressiva erosione della «luna di miele» che colpisce soprattutto i ceti popolari tra cui è anche più evidente una contrazione dei giudizi su Giorgia Meloni. La Nadef, e soprattutto i contenuti della prossima manovra, saranno centrali nel ristabilire una migliore relazione con il Paese.